Approvata in Giunta la delibera con gli indirizzi operativi per predisporre l’Avviso Pubblico PugliaCapitaleSociale 3.0, del valore complessivo di  8.626.880,00 euro. Una misura per sostenere le attività promosse da Organizzazioni di Volontariato e Associazioni di Promozione Sociale e per fronteggiare la situazione di difficoltà connessa alla sospensione o all'implementazione delle attività per effetto delle disposizioni legate alla pandemia da COVID-19. 

“Si tratta - spiega l’assessora al Welfare Rosa Barone - della cifra più alta stanziata dalla Regione Puglia per il Terzo Settore, che riteniamo fondamentale per la nostra regione perché contribuisce in maniera insostituibile alla crescita e all’espansione delle comunità locali. Abbiamo voluto innanzitutto aiutare chi aiuta e quindi prioritariamente riconoscere lo sforzo che tante associazioni pugliesi hanno fatto in quest’ultimo anno. Con il precedente Avviso PugliaCapitaleSociale 2.0  sono stati finanziati 72 i progetti di innovazione sociale in Puglia, per questo con gli uffici abbiamo lavorato al nuovo avviso di PugliaCapitaleSociale 3.0, cercando di migliorarlo ulteriormente”. 

I beneficiari saranno, come per la precedente edizione, esclusivamente Associazioni di Promozione Sociale e Organizzazioni di Volontariato. Due le linee. La linea A prevede la possibilità di presentare progetti anche per le organizzazioni che abbiano già ottenuto un finanziamento nell’ambito del Programma PugliaCapitaleSociale 2.0, a condizione che le relative attività progettuali siano state concluse e rendicontate. Quindi non un prosieguo delle attività, ma lo sviluppo, sempre nel segno dell’innovazione, dei progetti precedenti e che ovviamente si siano definitivamente conclusi. Ogni progetto potrà ricevere un contributo finanziario regionale nella dimensione massima di Euro 40.000,00 e in ogni caso la quota di finanziamento regionale non potrà superare il 90% del costo totale ammissibile del progetto approvato. La linea B con cui la Regione vuole sostenere associazioni e organizzazioni di volontariato che nel corso del 2020, per effetto delle disposizioni legate all’esigenza di contenere la diffusione del contagio da COVID-19, abbiano faticato ad avere continuità. La finalità è proprio  quella di sostenere le attività volte a fronteggiare le emergenze sociali ed assistenziali determinate dall’epidemia di COVID-19, dal momento che queste organizzazioni hanno avuto un ruolo rilevante nella tenuta di moltissime comunità locali. Per  la linea B il rimborso sarà riconosciuto nella misura massima dell'80% delle spese effettivamente sostenute e documentate, considerate ammissibili, e comunque entro il limite massimo di 8.000,00 euro per soggetto richiedente. 

“Molte associazioni - continua  Barone - hanno addirittura incrementato le attività per sostenere le fasce più fragili della popolazione e sostenuto numerose spese ma, per effetto della pandemia, non hanno avuto alcuna entrata. A queste associazioni vogliamo trasmettere il messaggio che la Regione c’è e riconosce il loro ruolo. Ma non può bastare: vogliamo lanciare una sfida alle associazioni, la sfida del futuro, di pensarsi in un orizzonte temporale più ampio, in cui scommettere sulle proprie capacità, competenze, abilità, per realizzare un sogno nel cassetto e contribuire a generare nelle nostre comunità capitale sociale critico, consapevole e realmente innovativo”. 

 

La Giunta Regionale ha approvato il documento tecnico recante le osservazioni regionali relative al progetto preliminare del Deposito Nazionale e del Parco Tecnologico dei rifiuti radioattivi, ai sensi dell’art. 27 del d.lgs. n. 31/2010 e smi.

L’avviso per la consultazione pubblica sulla localizzazione del deposito nazionale, già pubblicato il 5 gennaio 2021, prevedeva che nei sessanta giorni successivi alla pubblicazione (prolungati con il Decreto “Milleproroghe” a 180 giorni), le Regioni, gli Enti Locali, nonché i soggetti portatori di interessi qualificati, potessero formulare osservazioni e proposte tecniche.

Lo scorso 18 gennaio la Giunta Regionale con propria delibera ha istituito un Tavolo di Coordinamento Regionale presieduto dal Presidente della Regione Puglia, dall’Assessora all’Ambiente, al Territorio e Urbanistica, dai Sindaci dei Comuni di Gravina in Puglia, Altamura, Laterza e dagli ulteriori Comuni che intendessero aderire, per definire una strategia comune, fornire il supporto tecnico ai Comuni interessati e coordinare le proprie attività con quelle della Regione Basilicata, interessata dalla proposta di CNAPI.

“Abbiamo ribadito in questi mesi - hanno dichiarato il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e l’Assessore all’Ambiente Anna Grazia Maraschio - che ci opporremo con tutte le nostre forze alla scelta di individuare l’Alta Murgia come possibile sito per lo smaltimento di rifiuti nucleari. Ribadiamo il nostro NO e siamo pronti a mettere in campo qualunque azione, politica e legale, a tutela della salute dei cittadini e della bellezza e biodiversità di un Parco Nazionale, che rappresenta uno dei luoghi più singolari del Mediterraneo”.

“Su indicazione della Giunta - ha continuato la Maraschio – sono stati raccolti in un unico documento i contributi specialistici inerenti alle varie questioni individuate. Queste osservazioni tecniche rappresentano le motivazioni scientifiche sulla scorta delle quali è emerso che la verifica dei criteri di esclusione e dei criteri di approfondimento utilizzati da SOGIN per dichiarare idonei i cinque siti individuati nel nostro territorio regionale non ha tenuto conto degli studi di ricerca più? recenti. Dalla ricognizione scientifica svolta, è emerso che tutti i criteri di esclusione ed i criteri di approfondimento per i cinque siti ricadenti nel territorio regionale risultano “non verificati””.

“Abbiamo definito in un percorso condiviso – ha ribadito l’Assessora - insieme alle comunità interessate, alle strutture tecniche dell’Amministrazione Regionale, alle Agenzie regionali, all’Aqp, alle Università e agli Ordini professionali tutti i rilievi finalizzati a far desistere il Governo da ogni possibilità di allocare sul territorio regionale il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. “Il documento che oggi la Giunta ha condiviso ed approvato è dunque il risultato di un importante e corposo lavoro svolto nei tempi stabiliti e in modo efficace da parte del Tavolo Tecnico che ringrazio per l’importante contributo. Un lavoro che ha dimostrato scientificamente e sulla base di dati, analisi e recenti studi, la inadeguatezza delle valutazioni di SOGIN, spesso non riferibili all’attuale conoscenza scientifica delle caratteristiche idrogeomorfologiche e sismiche dei siti individuati. Gli approfondimenti svolti sono i risultati di tanti anni di lavoro, di ricerca, di analisi, di conoscenza del nostro territorio che, messi a sistema, hanno permesso alla Regione di contribuire e supportare i Comuni interessati dall’ipotesi di deposito ad esprimere in maniera tecnica e scientifica la propria contrarietà. Mi preme sottolineare che a questo lavoro non è mancata la presenza e il supporto di numerosi Comuni pugliesi che, seppur non interessati direttamente dal Deposito, hanno espresso con atti consiliari la propria posizione di contrarietà a detto intervento”.

In conclusione “Riteniamo che l’insediamento del Depositi e del Parco Tecnologico inficerebbe irrimediabilmente la vocazione di questo angolo straordinario della Puglia, di un turismo sostenibile, figlio di un lento, faticoso e incisivo impegno della Regione Puglia, degli enti e delle comunità locali”.

L’Assemblea Generale dell’ONU ha dichiarato il 2021 Anno Internazionale della Frutta e della Verdura  (AIFV), e la FAO è l’agenzia capofila nelle celebrazioni, in collaborazione con altre organizzazioni e organismi del sistema delle Nazioni Unite.

L’AIFV 2021 rappresenta un’opportunità unica per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della frutta e della verdura per l’alimentazione umana, la sicurezza alimentare e la salute, nonché per realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU.?

L’Onu, quindi, dichiarando il 2021 l’anno della frutta e della verdura ha riconosciuto l’urgente necessità di aumentare la consapevolezza dei benefici nutrizionali e sanitari del consumo di frutta e verdura e di sostenere diete sane attraverso una maggiore produzione e consumo sostenibili di ortofrutta. 

Tutto questo può essere quindi un’importante opportunità per promuovere il settore dell’ortofrutta a livello globale avvantaggiando anche l’Italia, che potrà così valorizzare ulteriormente i propri prodotti con i suoi territori agricoli.

In quest’ottica, la Fao e l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), raccomandano che gli adulti consumino ogni giorno almeno 400 grammi di frutta e verdura per prevenire le malattie croniche non trasmissibili (MCNT), comprese le carenze di micronutrienti, il cancro, il diabete e l’obesità, nonché contrastare le carenze di micronutrienti. 

Nel corso dell’ultima assemblea di FruitImprese, l’organizzazione che associa le più grandi aziende ortofrutticole italiane, il presidente nazionale Marco Salvi ha rivendicato “con orgoglio il ruolo fondamentale svolto dagli operatori del settore che, sin dalle prime ore della pandemia e della crisi, si sono prodigati per garantire alla popolazione la fornitura continua di prodotti freschi e genuini nonché un reddito alle famiglie dei propri dipendenti che purtroppo è venuto meno in altri settori”.

Dopo aver commentato i numeri del settore ortofrutticolo italiano, il presidente Salvi ha ricordato che il futuro riserva tre grandi sfide. “La prima in ordine cronologico è la Brexit. La seconda sfida, di cui purtroppo si parla poco, ma che non potremo evitare, è la tempesta perfetta del packaging di plastica a cui si aggiungerà la famigerata plastic tax e, collegata alla questione ambientale – ha continuato Salvi – è anche la terza sfida in programma, la Farm to Fork Strategy, anche conosciuta come strategia “dal campo alla tavola” con cui l’Unione Europea vuole rendere l’attuale sistema alimentare più sostenibile, equo e rispettoso della salute umana e dell’ambiente”.

In tal senso – sottolinea Giacomo Suglia vice presidente nazionale FruitImprese e presidente dell’APEO (Associazione Produttori Esportatori Ortofrutticoli) – “le nostre imprese sono pronte a raccogliere la sfida, dal momento che sono già da diversi anni in prima linea nel ridurre l’impiego di sostanze chimiche privilegiando metodi alternativi come la lotta integrata. Ciò che auspichiamo è che ai nostri imprenditori si consenta di essere parte di questa rivoluzione verde, dotandoli tuttavia dei necessari strumenti di protezione delle colture, elementi imprescindibili per un settore soggetto alla crescente instabilità climatica e ad invasioni di specie aliene e fitopatologie.

E nel grande settore dell’ortofrutta italiana la Puglia è la prima regione nella classifica nazionale per la produzione di ortaggi e seconda per la frutta. Ha numeri da record su uva da tavola, pesche, ciliegie e agrumi per quanto riguarda la frutta. Le produzioni nella maggior parte dei casi sono caratterizzate da un’alta professionalità nelle fasi di coltivazione e raccolta,

Il comparto ortofrutticolo in Puglia è pari al 16% circa della superficie ortofrutticola nazionale con l’orticoltura ampiamente diffusa in tutte le province nelle aree irrigue.

E nel 2021 la Puglia dovrà celebrare la vasta gamma delle sue eccellenze ortofrutticole e del loro valore strategico rappresentato dalla sana alimentazione e dalle necessarie garanzie di qualità e sicurezza che l’agricoltura pugliese è in grado di offrire. 

Ma è inutile nascondere che ci sono delle criticità – ribadisce Giacomo Suglia presidente APEO – che riguardano gli eccessivi costi di produzione e della soffocante burocrazia, problemi che, seppur evidenziati a tutti i livelli, non hanno avuto ancora adeguate risposte da parte delle istituzioni.

Per questa celebrazione dell’ortofrutticoltura l’Onu ha adottato anche altre risoluzioni, come quella del 21 maggio come Giornata internazionale del Tè e il 29 settembre come Giornata internazionale di Consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari.

Ancora altre risoluzioni sono state incentrate sui progressi e sulle sfide legate all’agricoltura, alla sicurezza alimentare e alla nutrizione, allo sviluppo sostenibile della montagna, al ruolo della tecnologia agricola, all’importanza delle fibre naturali per i mezzi di sussistenza e l’ambiente, e sulla necessità di sconfiggere la povertà rurale.v

Coldiretti e Princes uniscono i propri sforzi per sostenere il “Made in Italy” della filiera del pomodoro valorizzandone l’elevata qualità e l’identità nazionale un accordo che garantisce una remunerazione in campo che gli agricoltori non vedevano da 22 anni, dal lontano 1998, anche per rispondere all’emergenza siccità che ha colpito duramente la provincia di Foggia. E’ quanto afferma Coldiretti Puglia nel dare notizia della definizione del contratto annuale sul pomodoro, nell’ambito dell’”Accordo di Filiera” triennale sottoscritto nel 2019, che garantisce produzioni di qualità eccellenti, sostenibilità ambientale e sostenibilità sociale, con i coltivatori che si vedranno riconosciuto un prezzo di acquisto “equo”, basato sugli effettivi costi sostenuti per rispettare il disciplinare di produzione basato su una equa pianificazione degli investimenti.

"Il contratto 2020 prevede una remunerazione di 121 euro a tonnellata per il pomodoro tondo e 125 euro a tonnellata per il pomodoro lungo – spiega Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia - con un aumento dei prezzi riconosciuti in campagna agli agricoltori del +23% rispetto al 2019. Questi prezzi saranno applicati esclusivamente ai pomodori coltivati in Puglia, Basilicata e Molise. Sarà, inoltre, riconosciuto un premio di 10 euro a tonnellata in corrispondenza dell’utilizzo della tecnica agronomica della pacciamatura. L’Accordo di filiera triennale che rappresenta uno strumento straordinario di investimento e valorizzazione della filiera pugliese del pomodoro da industria, si prefigge lo scopo di rendere più equilibrata e coerente la distribuzione del valore lungo la filiera per contrastare pratiche commerciali sleali come i casi di aste capestro on line al doppio ribasso che strangolano gli agricoltori con prezzi al di sotto dei costi di produzione, nonostante il codice etico firmato l’anno scorso fra il Ministero delle Politiche Agricole e le principali catene della grande distribuzione”, aggiunge il presidente Muraglia. “Il 40 percento del pomodoro italiano viene proprio dalla Capitanata, che da sola produce il 90% del pomodoro lungo. La provincia di Foggia – insiste il Delegato Confederale di Coldiretti Foggia, Pietro Piccioni - è leader nel comparto con 3.500 produttori di pomodoro che coltivano mediamente una superficie di 32 mila ettari, per una produzione di 22 milioni di quintali ed una P.L.V. (Produzione Lorda Vendibile) di quasi 175.000.000 euro. Un bacino produttivo straordinario se confrontato al resto d’Italia con i suoi 55 milioni di quintali di produzione e i 95mila ettari di superficie investita, una realtà che va salvaguardata e promossa – conclude Piccioni - perché rappresentata da imprese agricole e agroalimentari pugliesi che operano con grande professionalità e in assoluta trasparenza”.

L’obiettivo – sottolinea la Coldiretti - è creare le condizioni per evitare il rischio del crollo delle esportazioni in quello che rappresenta il primo mercato di riferimento delle conserve di pomodoro nazionali, il prodotto simbolo della dieta mediterranea ma anche un settore determinate per l’economia e l’occupazione in Italia. A spaventare – sottolinea la Coldiretti – sono gli effetti dei ritardi doganali e dei dazi con aumenti tariffari a doppia cifra che scatterebbero con il nuovo status di Paese Terzo rispetto all’Unione Europea.

Quasi un barattolo di pomodori pelati Made in Italy su cinque esportati finisce in Gran Bretagna che è dipendente dall’estero per l’80% del pomodoro che consuma e rappresenta per l’Italia uno sbocco di mercato di vitale importanza che la Brexit, soprattutto in caso di mancato accordo, potrebbe mettere a rischio.

“Siamo orgogliosi di condividere con Coldiretti il nostro impegno quotidiano per sostenere la filiera del pomodoro pugliese in un ottica di sviluppo futuro del comparto, garantendo  piena sostenibilità sotto il profilo economico, sociale ed ambientale. La terra di Puglia ci fornisce un pomodoro di qualità unica ed eccellente ed il futuro di questa terra dipende dalla collaborazione aperta e trasparente di tutti gli operatori della filiera”,  afferma Gianmarco Laviola, Amministratore Delegato Di Princes Industrie.

Princes lavora nello stabilimento di Foggia - il più grande sito industriale d’Europa - unicamente pomodoro di origine pugliese e si rifornisce esclusivamente da produttori che rispettano i più alti standard in tema di lavoro etico, secondo le certificazioni “Global G.A.P. GRASP” o “SA8000”.

Coldiretti e Princes intendono così ulteriormente sostenere e promuovere la filiera del pomodoro pugliese, unica al mondo per la qualità del prodotto e che da sola contribuisce per circa il 30% all’intero volume del pomodoro italiano da industria.

Nel contesto dell’accordo, Princes e Coldiretti stanno sviluppando congiuntamente un’innovativa piattaforma digitale basata sulla tecnologia blockchain che per la prima volta in Italia verrà applicata a un prodotto trasformato industrialmente. La piattaforma garantirà la tracciabilità del prodotto lungo tutta la filiera e il rispetto di tutti i requisiti previsti con forti benefici in termini di sicurezza, efficienza e automazione delle transazioni interaziendali. La blockchain, grazie a registri informatici distribuiti e concatenati, fornirà ulteriore garanzia che il pomodoro provenga da cooperative che rispettano gli standard etici richiesti.

"Abbiamo bisogno di una politica europea più forte per la promozione dell'agroalimentare, e capace di rispondere alla battuta di arresto che Covid-19 e Brexit hanno inflitto alle esportazioni delle eccellenze del nostro 'made in Italy' e di tutta l'Unione". Questo il messaggio di Paolo De Castro, membro della commissione Commercio internazionale del Parlamento Ue, che oggi è intervenuto a Bruxelles alla conferenza organizzata dalla Commissione europea in vista della revisione della Politica di promozione, alla presenza del commissario all'Agricoltura, Janusz Wojciechowski.


Secondo De Castro, infatti "la Politica commerciale dell’Unione ha assunto un ruolo determinante per l’intero comparto agroalimentare, diventando il terzo pilastro della Politica agricola; una storia di incredibile successo per l’Unione e per i nostri produttori di qualità, che rispettano gli standard più elevati a livello globale, in termini di sicurezza alimentare, di sostenibilità dei processi produttivi e di qualità. Ma non vogliamo fermarci: i nostri agricoltori e produttori possono fare un ulteriore salto di qualità, ma solo se adeguatamente incentivati a migliorare questi standard, in linea con il Green Deal europeo".

Per questo, la commissione per il Commercio internazionale del Parlamento europeo, ha spiegato De Castro, "non potrà mai supportare una proposta che indebolisca la Politica di promozione dell'agroalimentare Ue, o che discrimini alcuni settori, quali quello della carne o del vino, ponendoli in una situazione di svantaggio competitivo e rendendo impossibili gli investimenti necessari al raggiungimento degli obiettivi del Green Deal. Modifiche degli stili di consumo richiedono infatti tempo e un elevato sforzo di educazione alimentare dei nostri cittadini; e la Politica di promozione non può essere lo strumento adatto a perseguire tali obiettivi, trattandosi di una politica commerciale volta a rafforzare la competitività e la resilienza dell’intero settore agricolo e alimentare dell’Unione. Serve quindi - ha proseguito De Castro - una proposta di revisione ambiziosa, che si concentri sui processi produttivi più sostenibili non solo dal punto di vista ambientale, ma anche da quello del rispetto dei diritti dei lavoratori".

"Solo seguendo un approccio basato sulla sostenibilità ambientale e l’equità sociale dei processi produttivi - ha concluso l'europarlamentare PD - potremo esportare standard migliori e più ambiziosi a livello globale, rendendo davvero efficace la Food Diplomacy dell’Unione e contribuendo al raggiungimento della Open Strategic Authonomy, che l’Unione si è posta come obiettivo, al fine di influire sempre di più a livello globale, rispecchiando i nostri interessi e valori strategici".

Con l’inaugurazione del Cineporto, apriamo in città un luogo per chi ama il cinema, per chi lavora in questo settore, per chi ha idee e creatività. Questa città bellissima si arricchisce di uno spazio importante di cultura, voluto fortemente dalla Regione Puglia e Apulia Film Commission”. Queste le parole del Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, che questa mattina nella città jonica, ha scoperto la targa del nuovo spazio.

A presentare la nuova struttura accanto al Governatore Loredana Capone, Assessore Industrie Culturali   e Turistiche della Regione Puglia, il Sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, la Presidente di Apulia Film Commission Simonetta Dellomonaco, il Direttore di Apulia Film Commission Antonio Parente, l’attore Michele Riondino dell’Associazione AFO6 e Direttore Artistico del Cineporto e il Presidente dell’Associazione AFO6 Gianni Raimondi.

“Taranto è una delle città più belle di Puglia – ha commentato l’Assessore Loredana Capone - il suo mare, il porto, il centro storico, i monumenti, il MarTa, il suo tessuto imprenditoriale, i suoi talenti. Una città ricca di storia e di cultura che troppo spesso, però, balza agli onori della cronaca solo per l’enorme ferita che si porta dentro. Ma Taranto non è solo Ilva, Taranto è molto di più e merita giustizia. Per questa ragione, con il presidente Emiliano, abbiamo voluto trasferirvi Medimex, la più importante Fiera regionale dedicata alla musica e agli operatori di tutta la filiera. Per questo oggi inauriamo la sede del Cineporto. L’abbiamo voluto, è stato un grande lavoro di squadra, e adesso che ci siamo l’emozione non si tiene. Sarà luogo di inclusione, di riduzione delle distanze, di immaginazione di spazi e tempi migliori. Il nostro augurio alla comunità tarantina, perché possa costruire un futuro diverso, fare della cultura una pratica quotidiana e un’opportunità di rilancio di questo meraviglioso territorio”. 

L’arrivo costante di tante produzioni cinematografiche nazionali e internazionali che hanno scelto la Puglia e, in particolare, il territorio jonico come location ideale per le loro produzioni audiovisive, ha dimostrato che anche Taranto aveva bisogno di un contenitore che potesse accogliere e soddisfare al meglio tutte le esigenze produttive. In questi anni Apulia Film Commission, referente della Regione Puglia del comparto audiovisivo, ha svolto un grande lavoro per valorizzare le unicità di ogni provincia, creando Cineporti a Bari, a Lecce e a Foggia.

Per il Sindaco Rinaldo Melucci: “Oggi compiamo insieme un altro passo affatto trascurabile nella direzione della diversificazione produttiva e della promozione positiva del nostro territorio. La struttura del Cineporto ci consentirà di accrescere la competitività e l’attrattività di Taranto nei confronti dell’industria cinematografica e presto il Comune di Taranto sarà formalmente socio di Apulia Film Commission. Confidiamo che anche il protocollo che stiamo sottoscrivendo con la bella realtà di Afo6 si dimostri utile a sviluppare professionalità, progetti sociali e grandi eventi in questo frangente”.

Già da tempo l’Associazione AFO6 di Taranto, aveva avviato una serie di importanti collaborazioni con la Fondazione Regionale attraverso la realizzazione del Cinzella Festival, inserito nella rete dei Festival di AFC, con la sua singolare dualità di musica e cinema. La partnership di questi ultimi tre anni tra AFO6 e AFC, si concretizza questa volta con la nascita del Cineporto nella città di Taranto, proprio nel momento in cui la città è stata al centro di set cinematografici internazionali.

La mancanza di un luogo dove le produzioni potessero trovare uffici casting, deposito, preparazione provini, sala trucco attrezzata e in più un posto dove fruire del prodotto cinematografico era quantomeno indispensabile. Per questo Regione Puglia e Apulia Film Commission hanno deciso di puntare su questa nuova struttura che abbraccia il bellissimo territorio jonico.

“L’apertura di un Cineporto a Taranto – ricorda Simonetta Dellomonaco, Presidente dell’Apulia Film Commission - rappresenta una nuova partenza per il cinema pugliese. Questo territorio è prezioso non solo come location cinematografica ma anche per la crescita del comparto cine-audiovisivo. Taranto è ricca di bravi professionisti, maestranze e artisti del settore, in grado di contribuire significativamente allo sviluppo cinematografico regionale. Abbiamo impiegato molti sforzi per stabilire un presidio AFC a Taranto, ma grazie al contributo delle associazioni, dell’amministrazione comunale e del prezioso apporto di AFO6 con cui collaboriamo da tempo per il Cinzella Festival, alla fine siamo riusciti a partire”.

L’inaugurazione parziale riguarda il primo piano della struttura (sede degli uffici e delle sale tecniche), mentre al piano terra sono ancora in corso i lavori. Il Cineporto, inserito all’interno di un grande contenitore denominato dall’Associazione AFO6 “Spazioporto”, sarà il cuore logistico delle attività della Fondazione AFC nonché un contenitore di eventi culturali per tutto l’anno, con attività legate al mondo cinematografico, teatrale e musicale e sarà realizzato in parte con il patrocinio e il supporto economico di Apulia Film Commission 

“Continua l’attività di rafforzamento e radicamento dell’industria del Cinema in Puglia e nei suoi territori, assecondando le vocazioni all’interno di una strategia definita e pianificata – sottolinea Antonio Parente, Direttore generale di Apulia Film Commission-. Mai come in questo momento, la connessione con Taranto e i suoi operatori si rileva importante, necessaria, strategica. È un periodo intenso di lavoro che comincia a dare i sui frutti e tante saranno le novità e gli output che la Film commission, che mi onoro di dirigere, fornirà nelle prossime settimane, frutto di un enorme lavoro che farà come sempre del bene al nostro settore e, più ingenerale, all’economia e al lavoro di moltissimi”.

 

 

 

L’associazione AFO6 ha individuato un capannone di 500 mq totali, nato negli Anni ‘20 come deposito di carrozze. La struttura è collocata in via Niceforo Foca (Zona Porta Napoli, nei pressi del porto e della stazione di Taranto) tra la città vecchia e il quartiere Tamburi, un luogo simbolo vicino al porto di Taranto, da valorizzare per lo sviluppo futuro della città.

Il Presidente dell’Associazione AFO6, Giovanni Raimondi, da tempo sottolinea l’importanza di questa operazione: “Il Cineporto di Taranto è un’altra storia bella, una storia di emancipazione dalla “monocultura dell’acciaio” e riconversione culturale che parte della comunità tarantina ha deciso di intraprendere già da anni e che ha bisogno del deciso sostegno istituzionale per attuarsi. Con la consapevolezza che la strada verso la normalità è ancora lunga, perché a Taranto basta una giornata di vento per trasformare anche le storie belle in storie sotto la polvere”.

 

L’area è dotata di sala riunioni, sala casting, area trucco e parrucco, sala posa, sala broadcasting (web radio e tv) segreteria, magazzino, attrezzeria, sala conferenze, area proiezioni, area ristoro, area espositiva e sale coworking. Oltre all’assistenza alle produzioni, ci sarà la possibilità di organizzare proiezioni, incontri, presentazioni in grado di rendere vivo lo spazio per tutta la settimana grazie all’Area cinema, concerti e spettacoli attrezzata di un palco, uno spazio di circa 200 mq in grado di raccogliere spettatori in piedi e seduti (con un sistema di sedute removibili) e di offrire un fitto calendario di eventi musicali, teatrali e cinematografici.

 

Altra nota importante è che si stanno stringendo importanti collaborazioni anche per l’avvio di Laboratori     e Residenze Artistiche come la “Palestra per Attori”, formazione gratuita con “Artisti 7607”. L’idea della Palestra nasce dai laboratori annuali di “Artisti 7607” con l’attore Elio Germano ed è alla base dei successivi laboratori di Artisti 7607 con la presenza di tanti attori italiani. Parte attiva e promotore di questo progetto è Michele Riondino, Direttore Artistico dell’Associazione AFO6 e del Cineporto e del Cinzella Festival: “Sono anni che ormai lo sosteniamo: il futuro del nostro territorio si può concretizzare solo attraverso lo sviluppo di grosse progettualità – dice Riondino-. Sono anni che ci impegniamo per fare in modo che alla nostra città venga restituita la credibilità che merita. Abbiamo messo a disposizione della cosiddetta riconversione tutto il nostro sapere, le nostre forze, il nostro tempo, e finalmente grazie all’impegno e alla fiducia che Apulia Film Commission ci ha concesso è arrivato il momento che a Taranto si insedi l’unica fabbrica che concepiamo: quella dei sogni. Il cinema è un’industria e con il Cineporto di Taranto noi di Afo6 con Apulia Film Commission vogliamo capitalizzare la bellezza della nostra città attraverso l’arte e la cultura. Dicevamo Taranto ribellati, noi lo abbiamo fatto. Basta con la monocultura dell’acciaio, la nostra industria da oggi fabbricherà solo bellezza”.

 

Lo Spazioporto sarà a breve operativo, per proporsi come contenitore attrattivo in grado di soddisfare il rilancio culturale e la riqualificazione urbanistica di una delle zone periferiche della città di Taranto, rilanciando il concetto di collaborazione e sostenibilità.

 

SCHEDA SPAZIOPORTO

 

L’associazione AFO6 ha individuato un vecchio capannone di 500 mq totali, nato negli anni ‘20 come deposito di carrozze, strutturato con 300 mq al piano terra e 200 mq di area soppalcata.

Il locale è sito tra Via Niceforo Foca e Via Costantinopoli, Zona Porta Napoli, nei pressi del porto e della stazione di Taranto tra la città vecchia e il quartiere Tamburi,

L’area è dotata di sala riunioni, sala casting, area trucco e parrucco, segreteria, magazzino, attrezzeria, sala conferenze, area proiezioni.

Oltre all’assistenza alle produzioni ci sarà la possibilità di organizzare proiezioni, incontri, presentazioni in grado di rendere vivo lo spazio per tutta la settimana.

 

Queste le attività presenti all’interno dello Spazioporto:

 

-           l’Area cinema /concerti / spettacoli con un palco ( 4 m x 8 m x 0,60 m ), camerini, impianto audio e luci residente, schermo di proiezione a scomparsa, proiettore, uno spazio di circa 200 mq in grado di raccogliere 300 spettatori in piedi e 90 seduti ( sistema di sedute removibili ) e di offrire un fitto calendario di eventi musicali, teatrali e cinematografici.

 

  • Area ristoro con bar / ristorante in grado di promuovere la sostenibilità ambientale e il consumo di prodotti biologici, a chilometro zero e la responsabilità alimentare (alimentazione vegetariana / vegana).

 

  • Web radio : studio attrezzato per trasmissioni radio broadcasting

 

  • Web TV : studio fotografico - TV attrezzato per riprese e montaggio video e web broadcasting

 

  • Area espositiva : 200 mq tecnicamente attrezzata per mostre fotografiche, esposizioni n  nb 

 

  • Coworking: sala convegni, sala conferenze, sala multimediale, uffici, supporto logistico per le diverse realtà associative e culturali operanti sul territorio

Abbiamo incontrato Donato Pentassuglia, nominato dal presidente Michele Emiliano assessore regionale all’agricoltura della Puglia. Con lui abbiamo fatto una panoramica su molti temi e problematiche che riguardano l’agricoltura e l’agroalimentare pugliese con tutte le problematiche che si trascinano oramai da anni.

Assessore, molti ritengono che la su nomina ad Assessore all’Agricoltura della Regione Puglia è anche un riconoscimento per quanto da lei fatto, anche se “indirettamente” per l’agricoltura nella legislatura precedente.

“Si, anche. Da presidente della IV Commissione Attività Produttive ho dato impulso e sostanza a importanti provvedimenti legislativi a beneficio dell’agricoltura e dell’agroalimentare della Puglia”.

Da più parti viene auspicato un deciso cambio di passo di tutta l’amministrazione regionale perché il bilancio di quanto fatto dalla precedente su Xylella, Psr, Consorzi di bonifica, 12 leggi prodotte, alcune delle quali inapplicate o ancora inapplicabili per l’eccesso di burocrazia, impone una svolta radicale nella gestione della macchina amministrativa, con la dovuta semplificazione degli iter per restituire la competitività che le imprese agricole e agroalimentari pugliesi hanno perso. Ma cosa è successo veramente in questi ultimi tre anni alla Regione Puglia nell’assessorato all’Agricoltura?

“Io l’ho vissuta da presidente della Commissione: sembrava un cortocircuito tra organizzazioni, partenariato, politica, con le diverse interlocuzioni che sono fatte di persone, di attori del mondo agricolo. Mi auguro che quanto successo debba essere di monito per tutti a guardare avanti, per serrare le fila e bisogna essere seri e concreti perché il blocco delle attività ha creato molti danni e bisogna ridare fiducia a tutti e recuperare la fiducia anche dei giovani imprenditori agricoli”.

 

Ovviamente partiamo dall’Olivicoltura. La produzione quest’anno ha avuto una riduzione del 50% in Puglia mentre aumentano le importazioni. E poi la Xylella. Come sta la situazione: ci sono stati altri 150 ulivi infetti a Brindisi e Taranto e 3 focolai a Ostuni e Fasano. E’ a rischio la Piana degli Ulivi Monumentali.

 

Ho già avuto modo di dire che con la Xylella abbiamo e purtroppo dobbiamo continuare a convivere perché non c’è una soluzione certificata. Certo in passato abbiamo fatto degli errori in politica, errori di chi non ha continuato a fare le buone pratiche, errori di chi pensava che il problema non lo riguardasse e di chi pensava che il problema era solo del Salento.

 

Noi abbiamo individuato due piante a Polignano a Mare, siamo andati quindi oltre Monopoli e questo è un fatto grave e questo mi chiama alla responsabilità, e sto predisponendo un piano straordinario che sto già discutendo con il Governo per andare oltre le zone delimitante ufficialmente perché penso che la corresponsabilità deve portare ognuno a fare quello che è deputato a fare. Nessuno potrà tirarsi fuori.

Io a maggio sanzionerò pesantemente chi non osserva gli obblighi di legge. Quegli obblighi di legge, come tutte le norme, devono essere il percorso naturale da fare per arginare questa forte avanzata, sappiamo che il vettore può spostarsi in vari modi.

 

Poi sarà mia cura creare un comitato scientifico da cui mi farò coadiuvare per le scelte scientifiche, perché non considerare il mondo della scienza ed il lavoro fin qui fatto mi sembra anacronistico e noi non abbiamo certo bisogno di questo.

 

Nel principio di corresponsabilizzazione ci sono tutti: i Comuni, la Provincia, l’Anas, tutti i Proprietari. L’azione deve essere puntuale e da tenere sotto controllo. Come? A me non interessa l’indagine visiva, voglio la campionatura delle piante perché le asintomatiche le devo verificare prima e quindi curarle prima, perché quando la pianta è già secca la pianta è già molto malata quindi arrivo tardi.

 

Ci sarà sicuramente un cambio di rotta, ho già incontrato i lavoratori, aumenteranno i tamponi e le analisi che saranno fatte con il molecolare e quindi non più con il vecchio sistema.

 

Parallelamente c’è già il bando aperto, un bando da 40 milioni per il reimpianto, a ieri abbiamo avuto richieste per 240 milioni e quindi siamo già a sei volte in più rispetto ai soldi che abbiamo e quindi ho già parlato con il Ministero per trovare ulteriori risorse.

 

Stessa cosa sto facendo, avendo presentato i progetti entro il 5 novembre come mi aveva suggerito il Ministero e come previsto dagli accordi nazionali, per l’utilizzo del Recovery Fund per ricostruire il patrimonio olivicolo e della produzione che significa ricostr                     uire l’economia di molti comuni del nostro territorio.

 

Bisogna ricreare subito reddito. Può essere anche reddito integrativo non mi interessa, il reddito che serve a fare grande la nostra regione a far lavorare i nostri frantoi a fare sperimentazione sull’olio di estrema qualità, vi è una fase avanzata del sistema universitario in tal senso.

 

Per queste ragioni sto provando ad utilizzare il Recovery Fund per le piante, poi vediamo il riutilizzo delle acque depurate ed il recupero delle acque che attualmente vengono disperse nelle varie reti, il tutto a vantaggio della nostra economia agricola senza danneggiare le altre.

 

Ho messo in campo già un mix di azioni, incontrando al Ministero della Politiche Agricole il dr. Blasi che in una riunione molto proficua mi ha dato spunti molti importanti sui quali ho avviato le dinamiche e lo stesso Ministro Bellanova per quelle che sono le corrette relazioni istituzionali”.

 

Assessore, nel comparto lattiero-caseario si era diffuso un allarmismo circa una riduzione del prezzo del latte, a causa dei costi di produzione calcolati da ISMEA. 80mila mucche in Puglia firmano una produzione di qualità, oltre che di latte, anche di 17 formaggi e 3 DOP.

“La situazione nel comparto è molto critica e mi ha dato anche un bel pò di problemi perché già da presidente della Commissione durante il primo lockdown avevo messo in campo un’azione con il dipartimento relativa al ristoro per gli allevatori e per i caseifici che ammassavano latte per produrre cagliata o formaggi duri.

 

Noi per i bandi previsti dal primo lockdown siamo pronti a pagare e stiamo correndo per rispettare la data di dicembre, ma quello che è avvenuto negli ultimi 15 giorni è molto grave perché molti caseifici per il blocco delle zone rosse e arancione hanno bloccato i pagamenti ed il ritiro del latte.

 

Quindi abbiamo da una parte chi continua a pagare il prezzo alla stazza pattuito e contrattualizzato e chi invece non lo sta rispettando e non lo sta ritirando.

Sto per convocare un tavolo latte, anche se non ho la potestà in tal senso, ma questo l’ho fatto per l’economia della regione, perché se la Puglia perde gli allevatori e gli allevamenti perdiamo le sentinelle del territorio, e questo non ce lo possiamo permettere. Questo è anche uno dei motivi per cui ho presentato al Ministero e alla Commissione Europea avendo io il coordinamento delle regioni, tre regioni mi hanno chiesto la deroga della Misura 21 cosa che questa regione nonostante le difficoltà garantirà entro dicembre, ma le tre regioni hanno chiesto la proroga almeno fino al 31 marzo.

Io approfitterò con la richiesta di proroga perché avendo anche le risorse proverò quello che l’Europa non ci ha consentito e cioè quello di mettere dentro tutto il settore lattiero-caseario nelle misure Covid, perché di fatto il Covid ha determinato questo ulteriore problema.

 

Per cui lavorando sul doppio binario: lo sblocco delle risorse fin qui messe a disposizione e la partita di oggi che è la misura 21 domani, proverò a parlare con loro per dire qui serve davvero lavorare gomito a gomito perché se produciamo come è vero un terzo del latte in che serve alla Puglia è vero la crisi ma due terzi del latte viene da fuori. Per carità ognuno può prendere il latte dove vuole, ma io devo garantire il latte pugliese e voglio che tutto il sistema della filiera garantisca il latte pugliese con un prodotto di qualità. Io non farò sconti e metterò in campo ogni azione utile per i controlli interni con l’Assessorato ed esterni con gli organismi deputati a farli, perché sulle tavole dei pugliesi, e non solo, arrivino prodotti di qualità realizzati con latte pugliese. Sono pronto a discutere qualora ci fossero particolari problemi per alcuni caseifici, ma sia chiaro che non possiamo far arrivare prodotto di scarsa qualità da fuori e lasciare il nostro latte, della ben nota qualità e caratteristiche organolettiche di eccellenza, per terra”.

 

Ma passiamo assessore all’Ortofrutta, soprattutto uva da tavola. Quest’anno in calo la quantità ma di migliore qualità. Non mancano però i problemi alcuni anche gravi sia per i prezzi non più remunerativi relativi alla produzione e soprattutto il costo del lavoro non più sostenibile. Oltre al fatto che, nel periodo Covid, gli operatori della filiera ortofrutticola pugliese non hanno beneficiato dall’esonero né di contributi previdenziali ed assistenziali né di interventi economici a parziale ristoro delle loro perdite.

 

“Le parlo per questi giorni di insediamento: il tema è stato posto nella Conferenza delle Regioni, dove ho il coordinamento, e il ministero si è riservato di intervenire con alcuni provvedimenti già preparati e altri già pubblicati. Mi incontrerò a breve con il mondo dell’ortofrutta e con i tecnici valuterò per tutta una serie di problemi iniziando dalle royalty. Sul tema delle royalty c’è una novità: l’Antitrust ha aperto una procedura sulla denuncia partita da esportatori pugliesi e da un avvocato pugliese e che seguirò in maniera molto precisa e puntuale perché potrebbe avere un risvolto ed un riverbero assai importante seppur in una partita complessa quale può essere l’apertura dell’indagine dell’Antitrust. Potrebbe avere un impatto soprattutto sul prezzo e nei prossimi giorni, proverò innanzitutto a non perdere le risorse che sono state pubblicizzate nei giorni scorsi e lavorerò perché al 31 dicembre si possa portare il miglior risultato possibile nell’ambito di questi due mesi di attività.

 

Sono diverse le questioni come quella del danno da calamità che impatta pesantemente sulle produzioni ortofrutticole nonostante gli obblighi assicurativi rispetto al plafond dei danni che non viene mai risarcito.

 

Quindi sono partite complesse che vanno viste da diversi punti di vista. Di certo io ho già dato mandato al nostro Assessorato di essere presente sulle piattaforme internazionali che aiuti i nostri esportatori nel portare all’estero i nostri prodotti perché in questo periodo di pandemia che riguarda il mondo e non potendo avere le fiere all’estero e quindi non avere questi incontri, non basta essere sui siti ma di essere sulle piattaforme.

 

Nel frattempo sto seguendo i nostri esportatori specialmente dell’uva da tavola: il presidente dell’Apeo Giacomo Suglia è venuto con me nei giorni scorsi al porto di Taranto per valutare tutti gli elementi per abbattere i costi di esportazione e di movimentazione. Stiamo lavorando con la piastra logistica nel porto di Taranto per vedere con tutto quello che lì è già pronto ed utilizzabile per le imprese”.

 

Il Vino, assessore Pentassuglia, è un comparto che ha subito vistose perdite per il crollo delle attività di migliaia di bar, trattorie, ristoranti e pizzerie. Ci sono stati sgravi contributivi ed adottate misure per dare liquidità ai produttori e ridurre le giacenze di vini e di uve. Ma la situazione potrebbe peggiorare. Avete previsto interventi o supporti economici per alleviare questa situazione.

 

“Si, abbiamo già fatto il bando della Misura 21. Qui c’è un tema che riguarda le cantine: solo il 54-55% ha chiesto il supporto economico perché gli aiuti parlavano di giacenze al 31 dicembre scorso. Stiamo valutando se è per una scarsa pubblicizzazione o altro. Qui sono avvenuti interventi governativi sull’ocm vino e sui vini di qualità. Questo è un settore particolarmente importante ed ha fatto investimenti importanti, e non a caso intendo riportare in auge quello che fin qui era stato accantonato: riprendere il concorso dei vini rosati, una grande opportunità per la nostra Puglia e per i nostri produttori.

Inoltre nell’ambito della PAC sto trattando con il governo nazionale la questione dei reimpianti. Proverò a portare in Puglia altri ettari da piantare a vigneto con i nostri vitigni autoctoni perché è la grande chance che si sono dati molti territori a rilanciare con il primitivo e il negroamaro in tutta l’area del Salento. La casa del Salento per me é Lecce, Brindisi e Taranto con tutte le loro peculiarità e con un territorio che si incunea naturalmente nell’ambito delle stesse province che è quello Sava, Manduria, Avetrana, San Marzano ma che va fino Cellino e che scende in tutto il leccese.E la stessa cosa nell’ambito di Foggia con il Gargano fino a Gioia del Colle con quel vitigno storico del primitivo.

 

Noi abbiamo questa grande opportunità che è data da una grande capacità di investimenti frutto dei patti agricoli, forse qualcosa va rivisto e questo per me è importante perché si sta discutendo delle prossime anticipazioni delle due annualità della programmazione futura. Insedierò il prima possibile un gruppo di lavoro perché la prossima programmazione non parli più di temi generali e generici ma vada nello specifico a fortificare l’azione fin qui fatta perché non vorrei che abbiamo fatto grandi investimenti e poi la Xylella ha precipitato i frantoi li ha fatti chiudere e fallire e domani, per un problema qualsiasi, esempio una saturazione di mercato o un mercato che non tira, rischiamo di avere seri problemi anche per il vino. Dobbiamo avere una visione dei prossimi 20/30 anni con investimenti che dovranno partire dalla prossima programmazione”.

 

Passiamo al Grano: dopo un calo della produzione del 20% c’è stato il rischio sventato di una riduzione del prezzo. Rimane però il “problema” delle importazioni del grano dall’estero che aumenta in modo considerevole. Dal Canada quest’anno oltre il 90%.

 

“Questa è una partita molto complicata e l’unica cosa che dobbiamo fare è non prenderci in giro. 100% va bene. Ma quanto produciamo. Oggi ci sono delle belle esperienze di nicchia di grani sperimentali certificati di imprese che hanno lavorato con il sistema universitario a migliorare le qualità ed aumentare le produzioni. Ci sono numerosi casi. Sono lodevoli le iniziative dalla produzione, molitura e trasformazione, ma sono nicchie di mercato. Avrò degli incontri con le associazioni agricole ed il partenariato nel suo complesso e con gli attori istituzionali della partita per un confronto su questo tema che sarà vero e coerente sulle politiche di questo campo che vanno sviluppate ripeto non solo in agricoltura ma in tutta la filiera, quindi l’industria agroalimentare che impatta sulle produzioni soprattutto per le importazioni. Non son quanto ne recupereremo, certo noi dobbiamo fare ogni sforzo perché quelle misure siano propedeutiche a indurre l’agricoltore ad investire ecco perché chiedo il principio a tutti quanti che, fatte le regole definite tra di noi, ognuno le rispetti e si vada tutti insieme avanti, perché se cominciamo ai ricorsi e controricorsi, tira e molla, rallentiamo un sistema con progetti che dopo 3/4 anni diventano economicamente difficili da realizzare e non ce lo possiamo permettere.

 

Qui impattano molte situazioni che vanno da quella aziendale a quella del rapporto con le banche, dalla bancabilità di un progetto a quella dell’erogazione degli aiuti che può fare il mio assessorato ma che può fare lo Sviluppo economico nell’intreccio con i codici ateco. Quelle sono disquisizioni di carattere tecnico che mi appassionano poco, mettiamo i tecnici a lavorare e troviamo le soluzioni. Mentre dobbiamo trovare una quadra per provare a recuperare dove c’è da recuperare il tempo perso, ma dobbiamo guardare avanti sapendo che qui bisogna competere con la globalizzazione con altri mondi dove il prezzo, su quelle situazioni, dvono essere governati nella complessità, Certo, come per il prezzo del latte anche per il prezzo del grano non ci possiamo sostituire ad altri, ma tutte quelle azioni che possiamo fare propedeutiche a garantire un sistema competitivo le dobbiamo fare. Ho parlato al Ministero e la Commissione Europea: c’è un tema che dovremmo rivedere da subito tutti insieme convintamente e non appassionatamente, è quello degli aiuti perché quando fai un’azione del genere per garantire il sistema dell’agricoltura allevatoriale o delle imprese sul territorio che ti governano da paladini il territorio quello vero, e poi impatti con regolamenti comunitari che sono aiuti di stato, vanno ad impattare sul de minimis o vanno ad impattare su una norma qualsiasi, c’é un appesantimento del procedimento che diventa troppo farraginoso e per un imprenditore che deve investire queste cose sono delle zavorre, sono lacci e lacciuoli che la burocrazia europea nazionale e regionale deve trovare una sintesi di snellimento.

 

Assessore, per ovvi motivi dobbiamo parlare dei PSR. Dopo denunce, tribunali, annullamenti di bandi e di altro ancora, attualmente come stanno le cose anche alla luce del fatto che sono tornati indietro alla UE, come si dice, parecchi milioni di euro della Puglia perché non utilizzati.

 

“Guardi da qualche giorno abbiamo sbloccato la Misura dei Giovani 6.1 perché, rispettosi delle sentenze del TAR procediamo convintamente, anche perché chi si sente leso potrà continuare e definire il giudizio quando vorrà, secondo il nostro ordinamento.

Entro qualche giorno sblocchiamo la Misura 4.1 nonostante le vicende giudiziarie che l’hanno accompagnata oltre alle questioni giuridiche. Stiamo ricostituendo l’attività e ricostruendo anche la graduatoria in applicazione della sentenza. Partiamo, ed è mia intenzione recuperare tutte le risorse, abbiamo le prime rinunce certificate su quei bandi, tutte le risorse residuali o le anticipazioni, non voglio fare ulteriori bandi ma voglio metterle a scorrimento proprio su quelle persone che hanno fatto investimenti e che stanno aspettando o stanno aspettando per investire per recuperare un rapporto vero e coerente con l’azione. Parallelamente, una delle schede del Recovery Fund è stata data proprio alla digitalizzazione e all’innovazione: è improponibile far girare fascicoli e carte che ognuno legge autonomamente e invece, per un principio di trasparenza, un principio di velocizzazione e sburo

cratizzazione quello che deve leggere l’Assessorato deve leggere contemporaneamente Agea, il Ministero, Bruxelles, il Tecnico dell’azienda e l’Azienda stessa perché dobbiamo lavorare su una piattaforma unica e su un fascicolo unico.

 

Per concludere questo incontro assessore mi permetta di fare riferimento, anche come auspicio, al lavoro dei giovani in agricoltura in Puglia. Pare ci sa una svolta green nelle campagne. Oltre che tramandata di padre in figlio, c’è anche l’arrivo di giovani provenienti da altri settori o da altre esperienze.

 

“Io dovevo partire dalla misura 4.1 degli investimenti, ma sono partito dai giovani perché è un segnale chiaro ed inequivoco che ho voluto dare. Ci sono tanti giovani che si sono candidati ad un bando che non è stato mai impugnato da nessuno, ma è stato bloccato da altri problemi. Io a loro voglio dare fiducia perché loro hanno chiesto fiducia partecipando al bando. Molti di loro sono laureati, molti hanno fatto esperienze, molti sono delle startup, molti di quei giovani sono delle innovazioni nel mondo dell’agricoltura e dell’agroalimentare. E allora noi abbiamo tanta qualità di giovani unita a tanto bel paesaggio e li dobbiamo far viaggiare assieme. Quindi parto da loro e su loro voglio investire anche qualsiasi risorsa vada a scorrimento perché vorrei dare l’opportunità a tutti di giocarsi la partita”.

La lotta al cambiamento climatico è una priorità per il Parlamento. Di seguito troverai i dettagli delle soluzioni su cui stanno lavorando l'UE e il Parlamento.

Limitare il riscaldamento globale: questione di 2 ° C di aumento

Le temperature medie globali sono aumentate in modo significativo dalla rivoluzione industriale e l'ultimo decennio (2009-2018) è stato il decennio più caldo mai registrato . Dei 18 anni più caldi, 17 si sono verificati dal 2000.

I dati del Copernicus Climate Change Service mostrano che il 2019 è stato anche l' anno più caldo mai registrato per l'Europa. La maggior parte delle prove indica che ciò è dovuto all'aumento delle emissioni di gas serra prodotte dall'attività umana.

La temperatura media globale è oggi di 0,91-0,96 ° C in più rispetto alla fine del XIX secolo. Gli scienziati considerano un aumento di 2 ° C rispetto ai livelli preindustrializzati come una soglia con conseguenze pericolose e catastrofiche per il clima e l'ambiente.

Questo è il motivo per cui la comunità internazionale concorda sul fatto che il riscaldamento globale deve rimanere ben al di sotto di un aumento di 2 ° C.

Perché è importante una risposta dell'UE?

Secondo l'Agenzia europea dell'ambiente, l'UE è il terzo più grande emettitore di gas a effetto serra al mondo dopo Cina e Stati Uniti. Il settore energetico è stato responsabile dell'80,7% delle emissioni di gas a effetto serra dell'UE nel 2017. Gli sforzi comuni di mitigazione sono fondamentali poiché il cambiamento climatico colpisce tutti i paesi dell'UE, anche se non allo stesso modo.

La regione mediterranea può aspettarsi più temperature estreme e meno piogge, mentre i paesi della regione continentale devono affrontare un rischio maggiore di inondazioni fluviali e incendi boschivi.

Gli sforzi dell'UE stanno dando i loro frutti. Nel 2008 l'UE ha fissato l'obiettivo di ridurre le emissioni del 20% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020 . È sulla buona strada per raggiungere questo obiettivo: nel 2015 il livello di emissioni di gas a effetto serra nell'UE ha rappresentato una diminuzione del 22% rispetto ai livelli del 1990.

Dai un'occhiata alla nostra infografica sui cambiamenti climatici in Europa .

L'UE e la politica climatica internazionale

L'UE è un attore chiave nei negoziati sul clima delle Nazioni Unite . Nel 2015 ha ratificato l'Accordo di Parigi, il primo accordo universale per combattere il cambiamento climatico. Il suo obiettivo è mitigare il cambiamento climatico mantenendo l'aumento della temperatura globale a 1,5 ° C rispetto ai tempi preindustrializzati.

In base all'accordo di Parigi , l'UE si è impegnata a ridurre le emissioni di gas a effetto serra nell'UE di almeno il 40% al di sotto dei livelli del 1990 entro il 2030.Inoltre, l'UE si è impegnata a raggiungere zero emissioni nette entro il 2050 nell'ambito del Green Deal europeo. Ha messo in atto diverse misure per raggiungere questo obiettivo.

Il Green Deal europeo

Il Parlamento ha dichiarato un'emergenza climatica nel novembre 2019, invitando la Commissione ad allineare tutte le sue proposte con l'obiettivo di limitare il riscaldamento globale a meno di 1,5 ° C e garantire che le emissioni di gas a effetto serra siano significativamente ridotte.

In risposta, la Commissione ha proposto il Green Deal europeo , una tabella di marcia affinché l'Europa diventi un continente climaticamente neutro entro il 2050. Uno dei suoi obiettivi è un quadro giuridico per il clima: la legge sul clima dell'UE.

Il piano dell'UE per un'Europa più verde e più sostenibile copre un'ampia gamma di settori e include obiettivi come preservare la biodiversità, garantire un sistema alimentare più sano, stimolare l'economia circolare, nonché promuovere investimenti verdi e responsabilizzare le industrie per una transizione verde alleviando nel contempo l'impatto socioeconomico della transizione sui lavoratori e sulle comunità.

Ulteriori informazioni sul Green Deal.

Finanziamenti dell'UE per il clima

Al fine di finanziare il Green Deal, la Commissione europea ha presentato nel gennaio 2020 il Piano di investimenti per l'Europa sostenibile , che mira ad attrarre almeno 1.000 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati ??nel prossimo decennio.

Nell'ambito del piano di investimenti, il meccanismo per una transizione giusta è progettato per sostenere le regioni e le comunità più colpite da una transizione verde, ad esempio le regioni fortemente dipendenti dal carbone.

L'UE ha introdotto nuove regole per definire ciò che si qualifica come attività verde o sostenibile. L'obiettivo è incoraggiare gli investimenti in attività sostenibili dal punto di vista ambientale e impedire che i finanziamenti vadano ai cosiddetti progetti di greenwashing che dichiarano di essere rispettosi dell'ambiente, ma in realtà non lo sono,

Riduzione delle emissioni di gas serra

L'UE ha messo in atto diversi tipi di meccanismi a seconda del settore.

Per ridurre le emissioni delle centrali elettriche e dell'industria, l'UE ha creato il primo grande mercato del carbonio. Con l'Eission Trading System (ETS) le aziende devono acquistare permessi per emettere CO2, quindi meno inquinano, meno pagano. Questo sistema copre il 45% delle emissioni totali di gas serra dell'UE.

Per altri settori come l'edilizia o l'agricoltura, le riduzioni saranno raggiunte attraverso obiettivi di emissioni nazionali concordati , calcolati sulla base del prodotto interno lordo pro capite dei paesi.

Per quanto riguarda il trasporto su strada, all'inizio del 2019, il Parlamento europeo ha appoggiato le legislazioni per ridurre le emissioni di CO2 del 37,5% per le nuove auto, del 31% per i furgoni e del 30% per i nuovi camion entro il 2030

L'UE vuole anche utilizzare il potere di assorbimento di CO2 delle foreste per combattere cambiamento climatico. Nel 2017 i deputati hanno votato a favore di un regolamento per prevenire le emissioni derivanti dalla deforestazione e dal cambio di destinazione d'uso del suolo.

Scopri maggiori dettagli sulle misure dell'UE per ridurre le emissioni di gas serra .

Affrontare la sfida energetica


L'UE combatte anche il cambiamento climatico con una nuova politica per l'energia pulita adottata dal Parlamento nel 2018. L'obiettivo è aumentare la quota di energia rinnovabile consumata al 32% entro il 2030 e creare la possibilità per le persone di produrre la propria energia verde.

Inoltre l'UE vuole migliorare l'efficienza energetica del 32,5% entro il 2030 e ha adottato la legislazione sugli edifici e gli elettrodomestici.

"La cultura si fa strada" in  Puglia diventa a tutti gli effetti un asset strategico nella visione di una Regione che, se da un lato punta a incidere sulla bellezza e la competitività, dall'altro mira a creare occupazione stabile e a far vivere ogni territorio, dal più piccolo al più grande, 365 giorni l'anno.

La cultura si fa strada, avviata a giugno 2019, è la strategia regionale rivolta al potenziamento, alla diffusione, della conoscenza ma soprattutto della fruibilità dei propri attrattori culturali secondo una logica di partecipazione, condivisione e coinvolgimento territoriale.

A pochi mesi dalla sua presentazione, si è già fatta strada dimostrando di essere contenitore ideale per i contenuti culturali dei pugliesi, provando a rispondere all'esigenza diffusa di valorizzazione dei luoghi ai margini sociali, come le periferie che tanto hanno da dire ma che spesso non hanno gli strumenti giusti per farlo, e di quelli che, invece, pur essendo considerati "attrattori culturali", come per esempio i musei, non riescono ancora a pervadere l'anima delle comunità, non riescono a parlare con i giovani.

Oltre 15 progetti finanziati, cinque nuovi hub culturali, 11 istituti scolastici e 1120 bambini coinvolti, per un totale di oltre 800mila euro di investimento, questi i risultati dei primi sei mesi di attività della Cultura si fa strada.

"Con La cultura si fa strada - ha detto l'assessore regionale Loredana Capone - abbiamo voluto mettere insieme la pluralità delle voci di Puglia, facendo attenzione alle esigenze specifiche di ciascuna comunità, con un unico comune denominatore: lavorare insieme su un progetto di Puglia migliore, una Puglia di tutti e più forte, dinamica, competitiva. I risultati sono straordinari, la risposta di chi ha raccolto la nostra sfida ancora di più, e arrivano anche i dati a confermarlo: negli ultimi tre anni sono 5000 gli occupati in più in cultura. Ma questo, seppure ci riempia di gioia e soddisfazione, è per noi solo un punto di partenza. Stiamo già guardando alle nuove opportunità, abbiamo approvato proprio in questi giorni  la delibera che detta le linee programmatiche per un nuovo intervento. Si chiamerà Sthar-Lab e il primo passo sarà quello di recuperare, grazie ai Fondi Fesr, i 79 bellissimi progetti rimasti fuori per carenza di risorse nell'ambito del bando Street Art. E poi ancora – ha continuato la Capone - laboratori di fruizione per la valorizzazione  dei teatri storici e degli Habitat rupestri. E in cantiere ci sono altri nuovi progetti che punteranno ad avvicinare sempre più i Musei ai bambini, con attività che possano attrarre la loro attenzione come gli esperimenti, la scienza, la magia. Insomma, in un tempo e in una società in cui sono cambiate le aspettative sulla qualità della vita, i bisogni, i mercati, la domanda, e quindi, l'offerta, per la Puglia la cultura è l'ancora per costruire appartenenza, cittadinanza attiva ma anche economia e lavoro".

"La cultura si fa strada – ha aggiunto il consigliere regionale Enzo Colonna – potrebbe rappresentare in qualche modo un grande test collettivo e partecipato che abbiamo voluto fare per verificare la bontà dell'idea, dell'azione proposta. Siamo partiti con pochi soldi del bilancio autonomo per sondare la risposta dei territori e i loro bisogni. Beh si può dire che la risposta è stata, come più volte ribadito oggi, più che soddisfacente. Oggi ripartiamo con una spinta e una convinzione maggiore, consapevoli che la politica deve significare anche contaminazione di linguaggi diversi perché solo così si possono generare progresso e ritrovarsi in una comunità".

Hanno partecipato alla conferenza stampa Silvia Pellegrini, dirigente regionale Sezione valorizzazione del Territorio, Simonetta Dellomonaco, presidente di Apulia Film Commission Puglia che ha contribuito alla realizzazione della strategia e i rappresentanti istituzionali e delle Fondazioni coinvolti a vario titolo nei progetti.

La strategia della Cultura si fa strada è composta da quattro misure:

dal bando rivolto ai Comuni, alle scuole e alle Università per la promozione e il sostegno della street art come occasione per rigenerare e riqualificare in chiave culturale i luoghi; al progetto "I Musei raccontano la Puglia", per fare dei musei un prodotto culturale in grado di coinvolgere attivamente le comunità a partire dai bambini; a "I Musei che portano a Matera attraversando il Salento" che con un suggestivo viaggio che percorre le ferrovie locali dalla Murgia al Salento punta a promuovere sempre più la conoscenza dei beni culturali che questi luoghi custodiscono;  all'avviso "I luoghi della memoria" finalizzato a diffondere la conoscenza e la fruizione di beni e luoghi della cultura che hanno segnato la storia del Novecento in Puglia.

Giornale on line

Dunque pare che l’accordo sia stato raggiunto. Dal 1° gennaio 2021 scatterà l’applicazione in via provvisoria dell’intesa realizzata con l’intervento in extremis da Boris Johnson e della Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, con l’uscita definitiva della Gran Bretagna dal mercato unico e dall’unione doganale.

Aver raggiunto un accordo, seppur in extremis, per gli inglesi è un risultato positivo. Non è che sia il miglior accordo possibile, hanno affermato i dirigenti oltre Manica, ma quanto meno non si aggiunge altra incertezza in un momento così particolare che si sta attraversando come la pandemia da coronavirus.

La libertà di circolazione di persone, beni, servizi e capitali continuerà a esistere, e le merci italiane ed europee potranno continuare a essere esportate nel Regno Unito senza alcun dazio soprattutto per le produzioni agricole ed agroalimentari italiane. Il tutto, nel rispetto da parte di entrambe le sponde dei più alti standard sociali e ambientali.

Infatti proprio la questione dazi non era così scontata e già si palesavano le ombre di grandi portatori di interesse come gli Stati Uniti intenzionati a stringere accordi commerciali con gli inglesi ed indebolire l’Unione Europea. 

Il Regno Unito e l'UE hanno condiviso un'importante relazione commerciale agroalimentare. I paesi dell'UE hanno esportato grandi volumi di prodotti agroalimentari nel Regno Unito, in particolare frutta e verdura fresca e trasformata, prodotti a base di carne e preparati alimentari, vino e olio extra vergine di oliva ed altri numerosi prodotti. Nel 2019 il valore di queste esportazioni è stato di oltre 41 miliardi di euro.

Il progetto di accordo sugli scambi e la cooperazione comprende tre pilastri principali. Vediamoli più da vicino.

Un accordo di libero scambio

L'accordo riguarda non solo gli scambi di merci e servizi ma anche un'ampia gamma di altri settori di interesse dell'Unione, quali gli investimenti, la concorrenza, gli aiuti di Stato, la trasparenza fiscale, i trasporti aerei e stradali, l'energia e la sostenibilità, la pesca, la protezione dei dati e il coordinamento in materia di sicurezza sociale.

    • Dispone l'assenza di tariffe e contingenti su tutte le merci conformi alle opportune regole in materia di origine.
    • Entrambe le parti si sono impegnate a garantire una solida parità di trattamento mediante la salvaguardia di livelli elevati di protezione in settori quali la tutela dell'ambiente, la lotta contro i cambiamenti climatici e la fissazione del prezzo del carbonio, i diritti sociali e del lavoro, la trasparenza fiscale e gli aiuti di Stato, con un'efficace applicazione delle regole a livello nazionale, un meccanismo vincolante di risoluzione delle controversie e la possibilità, aperta a entrambe le parti, di adottare misure correttive.
    • L'Unione europea e il Regno Unito hanno concordato un nuovo quadro per la gestione comune delle risorse ittiche nelle acque di pertinenza. Il Regno Unito potrà imprimere ulteriore sviluppo alle attività di pesca britanniche, mentre saranno salvaguardate le attività e le fonti di sussistenza delle comunità della pesca europee, in uno spirito di conservazione delle risorse naturali.
    • In merito ai trasporti l'accordo prevede che la connettività per via aerea, stradale, ferroviaria e marittima prosegua ininterrotta e in modo sostenibile, anche se l'accesso ai mercati si ridurrà rispetto alle opportunità offerte dal mercato unico. Sono comprese disposizioni volte a garantire che la concorrenza tra gli operatori dell'UE e del Regno Unito avvenga in condizioni paritarie, in modo da non compromettere i diritti dei passeggeri e dei lavoratori né la sicurezza dei trasporti.
    • In materia di energia l'accordo fornisce un nuovo modello per gli scambi e l'interconnettività, con garanzie di concorrenza aperta e leale, anche per quanto riguarda le norme di sicurezza per le attività offshore e la produzione di energia rinnovabile.
    • Nel coordinamento della sicurezza sociale l'accordo è finalizzato a garantire una serie di diritti dei cittadini dell'Unione e di quelli del Regno Unito. Tali disposizioni riguardano i cittadini dell'UE che lavorano nel Regno Unito, vi si recano o vi si trasferiscono, e i cittadini del Regno Unito che lavorano nell'UE, vi si recano o vi si trasferiscono dopo il 1º gennaio 2021.
    • Infine l'accordo permette al Regno Unito di continuare a partecipare a diversi programmi faro dell'Unione europea nel periodo 2021-2027 (a condizione di un contributo finanziario del Regno Unito al bilancio dell'UE), quali Orizzonte Europa.

Un nuovo partenariato per la sicurezza dei nostri cittadini

L'accordo sugli scambi e la cooperazione stabilisce un nuovo quadro in materia di cooperazione delle autorità di contrasto e giudiziarie in materia penale e civile. Riconosce la necessità di un'intensa cooperazione tra le polizie e le autorità giudiziarie nazionali, in particolare per combattere e perseguire penalmente il crimine e il terrorismo transfrontalieri. Istituisce nuove capacità operative, tenendo conto del fatto che il Regno Unito, in quanto paese terzo al di fuori dell'area Schengen, non disporrà delle strutture su cui poteva contare prima. La cooperazione in materia di sicurezza può essere sospesa in caso di violazioni da parte del Regno Unito dell'impegno di mantenere l'adesione alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo e di vegliare sul suo rispetto a livello nazionale.

 Un accordo orizzontale in materia di governance

    • Per offrire la massima certezza del diritto alle imprese, ai consumatori e ai cittadini, un capitolo dedicato alla governance chiarisce con quali modalità l'accordo sarà gestito e controllato. Istituisce inoltre un consiglio di partenariato misto incaricato di accertarsi che l'accordo sia applicato e interpretato correttamente, che discuterà tutte le questioni che dovessero presentarsi.
    • Meccanismi vincolanti di applicazione delle norme e di risoluzione delle controversie garantiranno il rispetto dei diritti delle imprese, dei consumatori e dei singoli. Ciò significa che le imprese nell'Unione europea e nel Regno Unito saranno in concorrenza in condizioni paritarie e nessuna delle due parti farà uso della propria autonomia normativa per concedere sovvenzioni sleali o creare distorsioni della concorrenza.
    • Entrambe le parti potranno in caso di violazioni dell'accordo adottare misure ritorsive settoriali, che si applicheranno a tutti i settori del partenariato economico.


La politica estera, la sicurezza esterna e la cooperazione in materia di difesa non sono contemplate dall'accordo in quanto il Regno Unito non ha voluto negoziare tali temi. A partire dal 1º gennaio 2021 non vi sarà pertanto alcun quadro concordato tra il Regno Unito e l'UE per elaborare e coordinare le risposte comuni alle sfide di politica estera, ad esempio l'istituzione di sanzioni nei confronti di cittadini o attività economiche di paesi terzi.

L'accordo sugli scambi e la cooperazione contempla un certo numero di settori di interesse dell'Unione. Il documento va molto più oltre dei normali accordi di libero scambio e fornisce una solida base per conservare la nostra amicizia e cooperazione di lunga data. Salvaguarda l'integrità del mercato unico e l'indivisibilità delle quattro libertà (persone, merci, servizi e capitali). Rispecchia il fatto che il Regno Unito sta abbandonando l'ecosistema dell'Unione di norme e di meccanismi di vigilanza e di applicazione delle norme comuni, e pertanto non potrà più beneficiare dei vantaggi derivanti dall'appartenenza all'UE o dal mercato unico. L'accordo non assicura in alcun modo gli importanti vantaggi di cui il Regno Unito ha goduto in qualità di Stato membro dell'UE.

Questa una estrema sintesi dell’accordo. Ora la palla passa al Parlamento europeo che si prenderà il tempo necessario per garantire un appropriato scrutinio democratico dell’accordo prima che possa entrare ufficialmente in vigore.

Secondo il parlamentare europeo Paolo De Castro “l’Unione europea ha dato prova della sua forza, grazie all’unità tra il Parlamento europeo e i 27 Stati membri e al pieno supporto al nostro capo-negoziatore, Michel Barnier: il suo lavoro e la sua perseveranza hanno permesso di raggiungere questo risultato fondamentale per i nostri cittadini e le nostre imprese".

Resta comunque la grande amarezza per questa “separazione” che non sappiamo a chi effettivamente gioverà. Dispiace per i giovani: la cancellazione dell’ERASMUS chiude un ciclo che aveva visto una grande forma di integrazione economica, sociale e interculturale.

Dunque pare che l’accordo sia stato raggiunto. Dal 1° gennaio 2021 scatterà l’applicazione in via provvisoria dell’intesa realizzata con l’intervento in extremis da Boris Johnson e della Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, con l’uscita definitiva della Gran Bretagna dal mercato unico e dall’unione doganale.

Aver raggiunto un accordo, seppur in extremis, per gli inglesi è un risultato positivo. Non è che sia il miglior accordo possibile, hanno affermato i dirigenti oltre Manica, ma quanto meno non si aggiunge altra incertezza in un momento così particolare che si sta attraversando come la pandemia da coronavirus.

La libertà di circolazione di persone, beni, servizi e capitali continuerà a esistere, e le merci italiane ed europee potranno continuare a essere esportate nel Regno Unito senza alcun dazio soprattutto per le produzioni agricole ed agroalimentari italiane. Il tutto, nel rispetto da parte di entrambe le sponde dei più alti standard sociali e ambientali.

Infatti proprio la questione dazi non era così scontata e già si palesavano le ombre di grandi portatori di interesse come gli Stati Uniti intenzionati a stringere accordi commerciali con gli inglesi ed indebolire l’Unione Europea. 

Il Regno Unito e l'UE hanno condiviso un'importante relazione commerciale agroalimentare. I paesi dell'UE hanno esportato grandi volumi di prodotti agroalimentari nel Regno Unito, in particolare frutta e verdura fresca e trasformata, prodotti a base di carne e preparati alimentari, vino e olio extra vergine di oliva ed altri numerosi prodotti. Nel 2019 il valore di queste esportazioni è stato di oltre 41 miliardi di euro.

Il progetto di accordo sugli scambi e la cooperazione comprende tre pilastri principali. Vediamoli più da vicino.

Un accordo di libero scambio

L'accordo riguarda non solo gli scambi di merci e servizi ma anche un'ampia gamma di altri settori di interesse dell'Unione, quali gli investimenti, la concorrenza, gli aiuti di Stato, la trasparenza fiscale, i trasporti aerei e stradali, l'energia e la sostenibilità, la pesca, la protezione dei dati e il coordinamento in materia di sicurezza sociale.

    • Dispone l'assenza di tariffe e contingenti su tutte le merci conformi alle opportune regole in materia di origine.
    • Entrambe le parti si sono impegnate a garantire una solida parità di trattamento mediante la salvaguardia di livelli elevati di protezione in settori quali la tutela dell'ambiente, la lotta contro i cambiamenti climatici e la fissazione del prezzo del carbonio, i diritti sociali e del lavoro, la trasparenza fiscale e gli aiuti di Stato, con un'efficace applicazione delle regole a livello nazionale, un meccanismo vincolante di risoluzione delle controversie e la possibilità, aperta a entrambe le parti, di adottare misure correttive.
    • L'Unione europea e il Regno Unito hanno concordato un nuovo quadro per la gestione comune delle risorse ittiche nelle acque di pertinenza. Il Regno Unito potrà imprimere ulteriore sviluppo alle attività di pesca britanniche, mentre saranno salvaguardate le attività e le fonti di sussistenza delle comunità della pesca europee, in uno spirito di conservazione delle risorse naturali.
    • In merito ai trasporti l'accordo prevede che la connettività per via aerea, stradale, ferroviaria e marittima prosegua ininterrotta e in modo sostenibile, anche se l'accesso ai mercati si ridurrà rispetto alle opportunità offerte dal mercato unico. Sono comprese disposizioni volte a garantire che la concorrenza tra gli operatori dell'UE e del Regno Unito avvenga in condizioni paritarie, in modo da non compromettere i diritti dei passeggeri e dei lavoratori né la sicurezza dei trasporti.
    • In materia di energia l'accordo fornisce un nuovo modello per gli scambi e l'interconnettività, con garanzie di concorrenza aperta e leale, anche per quanto riguarda le norme di sicurezza per le attività offshore e la produzione di energia rinnovabile.
    • Nel coordinamento della sicurezza sociale l'accordo è finalizzato a garantire una serie di diritti dei cittadini dell'Unione e di quelli del Regno Unito. Tali disposizioni riguardano i cittadini dell'UE che lavorano nel Regno Unito, vi si recano o vi si trasferiscono, e i cittadini del Regno Unito che lavorano nell'UE, vi si recano o vi si trasferiscono dopo il 1º gennaio 2021.
    • Infine l'accordo permette al Regno Unito di continuare a partecipare a diversi programmi faro dell'Unione europea nel periodo 2021-2027 (a condizione di un contributo finanziario del Regno Unito al bilancio dell'UE), quali Orizzonte Europa.

Un nuovo partenariato per la sicurezza dei nostri cittadini

L'accordo sugli scambi e la cooperazione stabilisce un nuovo quadro in materia di cooperazione delle autorità di contrasto e giudiziarie in materia penale e civile. Riconosce la necessità di un'intensa cooperazione tra le polizie e le autorità giudiziarie nazionali, in particolare per combattere e perseguire penalmente il crimine e il terrorismo transfrontalieri. Istituisce nuove capacità operative, tenendo conto del fatto che il Regno Unito, in quanto paese terzo al di fuori dell'area Schengen, non disporrà delle strutture su cui poteva contare prima. La cooperazione in materia di sicurezza può essere sospesa in caso di violazioni da parte del Regno Unito dell'impegno di mantenere l'adesione alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo e di vegliare sul suo rispetto a livello nazionale.

 Un accordo orizzontale in materia di governance

    • Per offrire la massima certezza del diritto alle imprese, ai consumatori e ai cittadini, un capitolo dedicato alla governance chiarisce con quali modalità l'accordo sarà gestito e controllato. Istituisce inoltre un consiglio di partenariato misto incaricato di accertarsi che l'accordo sia applicato e interpretato correttamente, che discuterà tutte le questioni che dovessero presentarsi.
    • Meccanismi vincolanti di applicazione delle norme e di risoluzione delle controversie garantiranno il rispetto dei diritti delle imprese, dei consumatori e dei singoli. Ciò significa che le imprese nell'Unione europea e nel Regno Unito saranno in concorrenza in condizioni paritarie e nessuna delle due parti farà uso della propria autonomia normativa per concedere sovvenzioni sleali o creare distorsioni della concorrenza.
    • Entrambe le parti potranno in caso di violazioni dell'accordo adottare misure ritorsive settoriali, che si applicheranno a tutti i settori del partenariato economico.


La politica estera, la sicurezza esterna e la cooperazione in materia di difesa non sono contemplate dall'accordo in quanto il Regno Unito non ha voluto negoziare tali temi. A partire dal 1º gennaio 2021 non vi sarà pertanto alcun quadro concordato tra il Regno Unito e l'UE per elaborare e coordinare le risposte comuni alle sfide di politica estera, ad esempio l'istituzione di sanzioni nei confronti di cittadini o attività economiche di paesi terzi.

L'accordo sugli scambi e la cooperazione contempla un certo numero di settori di interesse dell'Unione. Il documento va molto più oltre dei normali accordi di libero scambio e fornisce una solida base per conservare la nostra amicizia e cooperazione di lunga data. Salvaguarda l'integrità del mercato unico e l'indivisibilità delle quattro libertà (persone, merci, servizi e capitali). Rispecchia il fatto che il Regno Unito sta abbandonando l'ecosistema dell'Unione di norme e di meccanismi di vigilanza e di applicazione delle norme comuni, e pertanto non potrà più beneficiare dei vantaggi derivanti dall'appartenenza all'UE o dal mercato unico. L'accordo non assicura in alcun modo gli importanti vantaggi di cui il Regno Unito ha goduto in qualità di Stato membro dell'UE.

Questa una estrema sintesi dell’accordo. Ora la palla passa al Parlamento europeo che si prenderà il tempo necessario per garantire un appropriato scrutinio democratico dell’accordo prima che possa entrare ufficialmente in vigore.

Secondo il parlamentare europeo Paolo De Castro “l’Unione europea ha dato prova della sua forza, grazie all’unità tra il Parlamento europeo e i 27 Stati membri e al pieno supporto al nostro capo-negoziatore, Michel Barnier: il suo lavoro e la sua perseveranza hanno permesso di raggiungere questo risultato fondamentale per i nostri cittadini e le nostre imprese".

Resta comunque la grande amarezza per questa “separazione” che non sappiamo a chi effettivamente gioverà. Dispiace per i giovani: la cancellazione dell’ERASMUS chiude un ciclo che aveva visto una grande forma di integrazione economica, sociale e interculturale.

È stato diffuso il Piano del Commissario straordinario, generale Francesco Paolo Figliuolo, per l’esecuzione della campagna vaccinale nazionale.Il documento, elaborato in armonia con il Piano strategico nazionale del Ministero della Salute, fissa le linee operative per completare al più presto la campagna vaccinale. La governance sarà accentrata a fronte di una esecuzione decentrata, con una catena di controllo snella.

I due pilastri per condurre una rapida campagna sono la distribuzione efficace e puntuale dei vaccini e l’incremento delle somministrazioni giornaliere.
L’obiettivo è di raggiungere a regime il numero di 500 mila somministrazioni al giorno su base nazionale, vaccinando almeno l’80% della popolazione entro il mese di settembre, triplicando così il numero giornaliero medio di vaccinazioni delle scorse settimane, pari a circa 170 mila.
Tre sono le linee operative della campagna:

  1. Approvvigionamento e distribuzione, attraverso costante contatto della struttura commissariale con tutti gli stakeholder. Ad oggi sono state approvvigionate 7,9 milioni di dosi, che si raddoppieranno entro le prossime tre settimane. Entro la fine di giugno è previsto l’arrivo di altre 52 milioni di dosi circa, mentre ulteriori 84 milioni sono previsti prima dell’autunno.
  2. Monitoraggio costante dei fabbisogni con interventi mirati, selettivi e puntiformi sulla base degli scostamenti dalla pianificazione. Verrà costituita una riserva vaccinale pari a circa l’1,5% delle dosi, per poter fronteggiare con immediatezza esigenze impreviste, indirizzando le risorse nelle aree interessate da criticità, prevedendo l’impiego di rinforzi del Dipartimento di Protezione Civile e della Difesa. Si interverrà inoltre anche secondo il principio del punto di accumulo, concentrando le risorse necessarie verso aree cluster e di piccoli dimensioni in stato di particolare necessità. Il monitoraggio comprenderà anche l’analisi coordinata delle disponibilità manifestate da numerose realtà del Sistema Paese, al fine di indirizzare al meglio le risorse.
  3. Capillarizzazione della somministrazione, incrementando la platea dei vaccinatori e il numero di punti vaccinali. Verrà dato impulso all’accordo per impiegare medici di medicina generale (fino a 44 mila), odontoiatri (fino a 60 mila), medici specializzandi (fino a 23 mila). Si potrà far ricorso – tramite accordi in via di finalizzazione - anche ai medici della Federazione Medico Sportiva Italiana, ai medici competenti dei siti produttivi e della grande distribuzione, oltre che ai medici convenzionati ambulatoriali e ai farmacisti. Proseguirà, se necessario, l’assunzione di medici e infermieri a chiamata, in aggiunta agli oltre 1700 già operativi. In caso di emergenza scenderanno in campo anche team mobili. Capitolo a parte è quello del potenziamento della rete vaccinale esistente che conta attualmente 1733 punti vaccinali (dato in crescita). Per l’allestimento di nuovi centri potranno eventualmente essere utilizzati siti produttivi, le aree della grande distribuzione, le palestre, le scuole, le strutture di associazioni e della Conferenza Episcopale Italiana.

?????Verrà inoltre potenziata l’infologistica, con l’adozione in tempi brevi di soluzioni informatiche per l’ampliamento delle funzioni di prenotazione e somministrazione dei vaccini, garantendo la circolarità delle informazioni e dando così impulso alla campagna. A livello operativo è stato istituito un tavolo permanente per verificare quotidianamente l’andamento delle attività sul terreno. Al tavolo, coordinato dalla Struttura Commissariale, partecipano la Protezione Civile, le Regioni e le Province autonome, con l’eventuale partecipazione di altri attori istituzionali e delle associazioni.

Stanziati 100 mila euro per la prevenzione degli incendi boschivi. È quanto disposto dalla Regione Puglia con un provvedimento a sostegno dei Comuni e delle imprese.

“Si tratta di un bando ad hoc rivolto alle Amministrazioni comunali, in possesso di aree boschive e, in particolare, alle imprese forestali - fa sapere l’assessore all’Agricoltura della Regione Puglia, Donato Pentassuglia – che potranno ricevere un contributo mirato a difesa della risorsa bosco. La misura si colloca nel solco non solo della prevenzione del territorio ma anche nella necessità, per tutto il comparto imprenditoriale forestale, di continuare ad operare oltre la stagione silvana, compresa tra ottobre e marzo di ogni anno. In tal modo pertanto le attività d’impresa non saranno costrette a fermarsi potendo operare in sinergia con i Comuni anche oltre tale periodo. Le Amministrazioni, difatti, potranno richiedere contributi fino a un massimo di 5 mila euro per tutto il 2021 finalizzato alla lotta attiva ai roghi particolarmente frequenti nei mesi più caldi. Le domande saranno valutate dai nostri Uffici regionali in base alla tipologia di interventi, al rischio di incendi, all’indice boschivo del territorio comunale e all'eventuale affidamento dei lavori a imprese del settore iscritte all'Albo Regionale". 

"La Puglia – conclude l’assessore – pur detenendo una bassa superficie boschiva ha la necessità di una programmazione mirata a sostegno del comparto, strategico da un punto di vista economico e ambientale, nell’ottica della prevenzione al dissesto idrogeologico. Il provvedimento, pertanto, è un piccolo aiuto ai Comuni, spesso impossibilitati, per carenza di risorse, a redigere piani antincendi boschivi essenziali per la difesa della risorsa bosco. Il compito della Regione è pertanto attivare interventi e politiche coerenti e coordinate per accompagnare il settore forestale soprattutto nelle attività volte alla tutela e conservazione del patrimonio regionale anche mediante la valorizzazione degli operatori forestali". 

“Agricoltura, ambiente ed alimentazione sono settori sempre più importanti per l’Economia e per la Società italiana e la ricerca scientifica, l’innovazione, la formazione e la divulgazione in questi ambiti vedono nel CREA il naturale riferimento nazionale, per la notevole competenza del suo personale, tanto è vero che il CREA sta coordinando due dei più importanti progetti di ricerca scientifica in materia: il BIOTECH, con l’obiettivo di produrre piante di più elevata qualità e con maggior tolleranza a stress biotici e abiotici e l’AGRIDIGIT, per un’agricoltura di precisione, mediante la digitalizzazione dei sistemi, consentendo di analizzare la realtà agricola e naturale nel dettaglio, supportando il monitoraggio e prevedendone le evoluzioni”.

Così il neopresidente CREA Carlo Gaudio all’insediamento del cda avvenuto oggi e che chiude la lunga fase di gestione commissariale, durata oltre un anno e mezzo .

 Sono ricostituiti, dunque, gli organi del più importante ente italiano di ricerca sull’agroalimentare italiano CREA e si torna ad una gestione ordinaria che permette di guardare al futuro.

Il Cda, presieduto appunto da Carlo Gaudio, professore ordinario della Sapienza di Roma e fino a ieri subcommissario dell'Ente per l'attività scientifica e per il coordinamento con i centri di ricerca, è composto da: Alberto Basset, professore ordinario di Ecologia presso l'Università del Salento di Lecce e presidente della Società Italiana di Ecologia; Stefania De Pascale, professore ordinario di Orticoltura e floricoltura presso l'Università Federico II di Napoli e componente del Consiglio scientifico del Crea; Enrica Onorati, Assessore all'Agricoltura della Regione Lazio (designata dalla Conferenza Stato Regioni); Domenico Perrone, I tecnologo Crea Difesa e Certificazione (eletto dai ricercatori e tecnologi CREA).

Un segnale indubbiamente positivo per il Crea che può lavorare, con più serenità e con prospettive di più ampio respiro, per un forte rilancio della ricerca in ambito agroalimentare.

Sarà dedicato alla Rivoluzione Vegetale il seminario che alle 17 di venerdì prossimo, 16 luglio, aprirà l’evento Protagonisti dell’Ortofrutta Italiana, che si svolgerà a Turi di Bari, a Villa Menelao.

Grandi evoluzioni di prodotto e di mercato stanno interessando il mondo degli ortaggi. Ne parlerà l’analista Claudio Scalise di SGMarketing (Bologna). Seguiranno gli interventi di Giancarlo Boscolo, presidente di Cultiva, e di Giorgio Mercuri, presidente di Coop Giardinetto e di Alleanza delle Cooperative Agroalimentari. Le conclusioni saranno tratte da Massimiliano Giansanti, presidente nazionale di Confagricoltura, mentre moderatore sarà il direttore del Corriere Ortofrutticolo, Lorenzo Frassoldati.

Rinviato due volte a causa delle restrizioni imposte dalle autorità di governo per combattere l’epidemia da Covid-19, l’evento Protagonisti dell’Ortofrutta Italiana ha finalmente trovato data e luogo. Si svolgerà appunto il 16 luglio, a partire dalle 16, in una splendida masseria del Settecento nel Comune di Turi.

Sarà un’edizione ricca di novità. Alla premiazione dei 10 Protagonisti 2020 (Andrea Badursi, Simona Caselli, Massimiliano Del Core, Natalino Gallo, Vitantonio e Nicola Giuliano, Giorgio Mercuri, Martin Pinzger, Serena Pittella,  Angelo Ruggiero e Ibrahim Saadeh) seguirà la segnalazione dei 4 Under 35 del 2021 (Matteo Mazzoni, Alessandra Graziani, Marco Bertolazzi e le sorelle Rosangela e Francesca Appio), con la regia del presidente di CSO Italy Paolo Bruni. Prima della cena di gala, sarà assegnato anche il premio Green Innovation BPER Banca per la sostenibilità e l’innovazione. Durante la cena un intermezzo con l’Associazione Nazionale Le Donne dell’Ortofrutta, per l’assegnazione del premio Danila Bragantini. A conclusione verrà votato e proclamato l’Oscar dell’Ortofrutta Italiana 2021.

L’evento, al quale hanno confermato la loro presenza tutti e cinque i presidenti delle organizzazioni partner - Marco Salvi di Fruitimprese, Gennaro Velardo di Italia Ortofrutta, Paolo Bruni di CSO Italy, Fabio Massimo Pallottini di Italmercati e Massimiliano Giansanti di Confagricoltura -, gode della partnership territoriale di APEO, l’Associazione dei produttori ed esportatori ortofrutticoli pugliesi. Sponsor sono Unitec, BPER Banca, Giardinetto, Graziani Packaging, OP Primo Sole, Confagricoltura Bari e Sud Carrelli.

Con l’obiettivo di garantire la massima sicurezza a tutti gli ospiti, si richiederà a ciascun partecipante di presentarsi munito di Green Pass. In alternativa, sarà necessario presentare un certificato di vaccinazione anti-Covid con le due dosi o con una dose se somministrata non oltre il giorno 1° luglio, oppure la certificazione di test negativo molecolare o antigenico rapido nelle ultime 48 ore oppure, infine, un documento attestante di  essere guariti dal Covid-19 negli ultimi sei mesi. Dovranno essere tenute le distanze di sicurezza, verrà rilevata la temperatura all’ingresso, saranno a disposizione mascherine e disinfettante.   

Tutti i delegati attesi, riceveranno, nella shopper, oltre a materiale d’informazione, una selezione di campioni di prodotti alimentari tipici della Puglia offerti da “Capricci del Pellegrino”.

Anche quest’anno, sarà coinvolta in Protagonisti l’Antica Dolceria Rizza, azienda leader di cioccolato di Modica IGP, che donerà come nelle precedenti edizioni un dolce cadeau ai premiati. Giuseppe Rizza, ceo di Antica Dolceria Rizza, ricorda che “ai Protagonisti dell’Ortofrutta Italiana tradizione e innovazione sono presenti, un po’ come nelle nostre prelibatezze di cioccolato di Modica IGP, legate anche al mondo dell’ortofrutta”.

 

 

Pochi giorni orsono, dopo un intero anno di lavoro – nonostante le notevoli difficoltà per le limitazioni imposte dalla pandemia - oltre 40 associazioni, che coprono l’intero territorio nazionale, hanno partecipato alla fondazione della Federazione F.A.R.E., una federazione, libera e indipendente dalle altre sigle, agirà non solo da organo di tutela, ma anche da propulsore per questo settore ricettivo, che raccoglie contestualmente l’insieme di tutte le categorie di attività extralberghiere e le locazioni brevi/turistiche.

In Castellana Grotte, quale socio fondatore, il referente di F.A.R.E. sarà l’associazione Associazione B&B Puglia Quality, con il suo presidente Alessandro Pace, che ha dichiarato: “E' arrivato il momento di essere attivi attraverso una nuova visione che ripensi e rilanci il turismo partendo dalla nostra esperienza sul campo, e perché il ruolo del settore extra alberghiero venga finalmente riconosciuto nella sua centralità, contribuendo ad imprimere finalmente una svolta alle politiche di sviluppo finora rivelatesi scarsamente efficaci. L'improvvisazione non paga: è necessario programmare, avere degli obiettivi. Il Turismo, del resto, è una risorsa fondamentale, con ricadute su tutta l'economia, e va valorizzato con concretezza. A questo proposito, a breve adotteremo le prime iniziative sul territorio”.

F.A.R.E . si prefigge di perseguire importanti obiettivi, tra cui:

- diffondere e promuovere la conoscenza e il riconoscimento dell’importanza e della potenzialità dell’ospitalità non alberghiera ;

- promuovere, salvaguardare e valorizzare il patrimonio culturale locale, il territorio e i valori dell’ospitalità turistica familiare, nonché tutelare le sue varie espressioni (imprenditoriali e non);

- promuovere la legalità e il rispetto delle normative ;

garantire alle istituzioni supporto competente e collaborazione attiva nei processi di semplificazione e di omogeneizzazione della normativa nazionale e regionale;

- incoraggiare l'accoglienza e un turismo inclusivo, sollecitando l’attenzione sui temi dell’accessibilità degli spazi e della fruibilità dei servizi.

Il settore extralberghiero, che coinvolge centinaia di migliaia di strutture ricettive e di locazioni turistiche -il 55% dei posti letto sul territorio nazionale -alimenta un turismo alternativo di forte attrattiva, promuovendo l’ospitalità diffusa, in angoli del nostro Paese dove non esisteva alcuna forma di ricettività, e valorizzando l'accoglienza turistica familiare e il patrimonio storico, culturale e ambientale italiano.

Finora questo importante segmento dell’economia italiana non aveva una federazione nazionale di riferimento: con la nascita di F.A.R.E . si colma finalmente questo vuoto, offrendo sia ai mezzi di comunicazione, che ai decision maker politici, una voce univoca ed autorevole aperta al confronto sulle tematiche del settore.

 

Di Vezio Puccini - Annunziata Giangaspero - Donato Traversa

 

Le malattie causate da parassiti hanno una diffusione cosmopolita; la loro incidenza in determinate zone piuttosto che in altre dipende da condizioni ambientali, quali l’igiene, il clima, il tipo di allevamento e l’opera di bonifica e di lotta che l’uomo svolge.

I fenomeni migratori dell’uomo e degli animali, l’intensificazione degli scambi commerciali, la continua erosione degli habitat naturali provocata dall’urbanizzazione e soprattutto i cambiamenti climatici hanno amplificato la possibilità della loro diffusione in ambienti mai toccati prima perché nel passato non favorevoli a vettori e parassiti, come, per esempio, è accaduto in Italia con diverse specie di insetti vettori di malattie.

Il volume, volutamente sintetico, guida al riconoscimento delle patologie parassitarie tradizionali ed emergenti di animali domestici e da reddito (bovini - equini - suini - ovini - caprini - volatili - cani - gatti - conigli) indicando sintomi, cicli biologici, diagnosi ed elementi fondamentali della terapia.

Indice: Parassiti e malattie parassitarie - Protozoi - Elminti - Artropodi - APPENDICE 1: tecniche elementari per la diagnosi diretta di laboratorio di alcune malattie parassitarie - APPENDICE 2: morfologia e dimensioni dei parassiti.

 

I Edizione

 

 

 

 

 

€ 28,00 - Edagricole di New Business Media srl

ISBN: 978-88-506-5586-1

Pagine 228 - formato 17 x 24 cm

Tel. 051.65751 - e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.   -  www.edagricole.it

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