Si è insediato presso la Prefettura di Bari il Tavolo permanente per le iniziative di contrasto allo sfruttamento del lavoro e al caporalato.

Il tavolo è stato presieduto dalla dott.ssa Fornaro della Prefettura di Bari ed ha visto la partecipazione delle istituzioni (Regione Puglia, Arpal, Ispettorato del Lavoro, Inps), delle associazioni sindacali e datoriali, professionali agricole nonché di quelle del terzo settore.

Dopo l’approvazione della legge 199 contro il lavoro nero e il caporalato si è notato che la parte preventiva della stessa legge è poco applicata. Ci sono stati da parte delle istituzioni, lamentano le organizzazioni dei lavoratori, molti impegni disattesi da parte degli organi competenti. L’intervento repressivo ha parzialmente funzionato lasciando continuare ad alcune imprese ad agire sull’onda dello sfruttamento.

"È stato presentato un piano che si declina in 10 azioni programmatiche che andranno ad essere affrontate in diversi gruppi di lavoro, ha affermato Pietro Buongiorno segretario generale della Uila, e plaudiamo ad un cambio di strategia che finalmente assume un approccio transdisciplinare, coinvolgendo in maniera sinergica tutti gli attori che possono fornire una prospettiva diversa per inquadrare il fenomeno complesso del caporalato. Come Uila lo diciamo da anni: intermediazione della manodopera, gestione integrata dei trasporti, politiche abitative, rispetto dei contratti di lavoro e delle leggi sociali, inclusione ed integrazione sono tutte facce della stessa medaglia. Auspichiamo un intervento pragmatico di tutti gli attori interessati affinché si mettano in atto azioni concrete

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha incontrato al Quirinale un gruppo di bambini, ospiti di case famiglia, alcuni dei quali hanno partecipato alle iniziative sociali di Castelporziano.

Nel corso dell'incontro ai bambini è stata offerta una merenda e dei doni natalizi.

Erano presenti le responsabili delle Associazioni: Angela D'Agostino, Cooperativa Sociale Onlus Gnosis; Gaetana Lodato, Il Tetto Gruppo Appartamento Narnia; Milena De Angelis, Bice Porcu Gruppo Appartamento La Casa nel Parco; Giuseppina Catalini (Suor Maria Assunta), Eden del Fanciullo Gruppo Appartamento; Angela Maria Fravega (Suor Angela), Oasi Celestina Donati Casa Famiglia La Magnolia.

La pesca della Ricciola praticata con metodo della pesca a circuizione a chiusura meccanica rischia di impoverire col tempo gli stock ittici, di depauperare la ricchezza di biodiversità dei mari pugliesi e comprometterne l’intero ecosistema marino

E’ quanto ampiamente condiviso in Commissione Consultiva Locale per la pesca e l’acquacoltura, presieduta dall’assessore regionale all’Agricoltura, Donato Pentassuglia, convocata su espressa richiesta dell’assessore all’Ambiente della Regione Puglia, Anna Grazia Maraschio.

La convocazione della Commissione si è resa necessaria per individuare misure urgenti per la salvaguardia della popolazione ittica locale di Ricciola, rispondendo alle preoccupazioni sollevate dalle Marinerie, tra cui quella di Santa Maria di Leuca e del basso Adriatico.

A tal proposito sulla scorta della relazione tecnica scientifica sulla pesca con cianciolo della Ricciola redatta dal prof. Antonio Terlizzi, della Stazione Zoologica ‘Anton Dohrn’ (SZN), richiesta dall’Assessorato regionale all’Ambiente, si è proposto in Commissione odierna di intervenire per individuare le misure necessarie per garantire una pesca sostenibile a tutela delle risorse ittiche. 

In un prossimo incontro ed a seguito di un’analisi di dettaglio, verranno discusse le soluzioni tecniche per garantire alle comunità di pescatori la sostenibilità dell’attività di pesca ma anche la conservazione delle risorse e degli habitat dei nostri mari.

Trasformare le aree industriali dismesse in luoghi di produzione di idrogeno verde e rendere possibili i progetti di decarbonizzazione primo tra tutti quello di Ilva: con l’approvazione dello schema di Bando Tipo per il progetto bandiera delle Hydrogene Valley, la Puglia compie un altro importante passo nella sfida della transizione ecologica ed energetica.

 Il Bando, in fase di pubblicazione, disciplina le modalità tecnico-operative per la concessione delle agevolazioni in favore di proposte progettuali volte alla realizzazione di siti di produzione di idrogeno rinnovabile in aree industriali dismesse, da finanziare nell’ambito dell’Investimento 3.1 “Produzione in aree industriali dismesse”, previsto nella Missione 2 “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, Componente 2 “Energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile”, del PNRR.

Il limite massimo di agevolazione concedibile per proposta progettuale, da presentarsi in forma singola o congiunta, è pari a € 10.000.000.

Attraverso l’attuazione degli interventi previsti, si intende incentivare la produzione di idrogeno elettrolitico a partire da fonti di energia rinnovabile (ai sensi della direttiva (UE) 2018/2001) o dall'energia elettrica di rete, promuovere il riutilizzo delle aree industriali inutilizzate e a favorire la ripresa economica delle economie locali.

“Questo bando è uno dei primi importantissimi passi per fare realmente della Puglia il Polo dell’Idrogeno italiano – ha detto il presidente Michele Emiliano –. E accelerando la diffusione dell’idrogeno verde saremo sempre più vicini al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione fissati dalla strategia regionale ma anche da quella nazionale ed europea al 2030 e al 2050, a vantaggio dell’ambiente e della diffusione di energia green.”

“La Regione Puglia – ha commentato l’assessore allo Sviluppo economico, Alessandro Delli Noci – ha fatto della strategia dell’Idrogeno un asse centrale della politica regionale. In un anno di intenso lavoro siamo riusciti ad ottenere, attraverso la candidatura della nostra proposta progettuale regionale a Progetto Bandiera 40 milioni di euro da destinare ai distretti dell’Idrogeno, le cosiddette Hydrogene Valley, ad avviare l’importante strumento dell’Osservatorio regionale sull’Idrogeno e a redigere la Strategia regionale sull'Idrogeno con gli stakeholder dell'Osservatorio e con i cittadini attraverso un processo partecipato. Tutto questo perché vogliamo che la Puglia, che è la prima regione italiana in termini di produzione di energie rinnovabili, diventi un Polo dell’Idrogeno. Questo ci permetterà di ottenere immediati vantaggi che si rifletteranno nell’impiego nei trasporti locali, fino a giungere alla riduzione delle emissioni inquinanti e di gas climalteranti nell’industria.”



Il Dipartimento di Scienze del Suolo, della Pianta e degli Alimenti (Di.S.S.P.A.) dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, in collaborazione con la Regione Puglia Sezione Competitività delle Filiere Agroalimentari ha pubblicato on line, in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, il nuovo e-book “10 prodotti per te – ortaggi della tradizione pugliese

Il volume, scritto dal professor Pietro Santamaria e dal dottor Massimiliano Renna dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, è dedicato a dieci ortaggi pugliesi inseriti nell’elenco nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT).

All’interno dell’e-book, di questi ortaggi sono descritte le caratteristiche principali, la tecnica colturale, le tradizioni, gli usi, le abitudini, i dialetti e le ricorrenze delle comunità pugliesi che li hanno sviluppati e continuano a coltivarli 

Dieci prodotti che rappresentano in modo inequivocabile le peculiarità degli ortaggi di Puglia: ortaggi eterogenei ma con una forte identità, sempre riconducibile al territorio di provenienza. Dieci prodotti che potrebbero anche essere definiti come gli “ambasciatori della pugliesità orticola”.

L’e-book è stato realizzato durante il progetto “I PAT (Prodotti Agroalimentari Tradizionali) pugliesi: un biglietto da visita dell’agricoltura di qualità”, finanziato dalla Regione Puglia nell’ambito del Programma di promozione dei prodotti agroalimentari pugliesi di qualità. È possibile effettuare il download gratuito dell’e-book tramite questo link:https://www.patpuglia.it/it/26/E-book/

 

La biodiversità italiana riparte dalla ricerca: è nato il primo settembre scorso, con la partecipazione del CREA, il National Biodiversity Future Center (NBFC), la più poderosa iniziativa di ricerca e innovazione sulla biodiversità mai tentata in Italia.

Il progetto NBFC si focalizza sul tema prioritario a livello nazionale e internazionale della biodiversità attraverso una rete, coordinata dal CNR e composta da 48 partner, scelti tra Università, Organismi di Ricerca, Fondazioni e Imprese, in base alla loro comprovata leadership scientifica, tecnologica, etica e di mercato. Il progetto prevede un finanziamento di oltre 320 milioni di euro per i primi tre anni (2023-2025) ed il coinvolgimento di oltre 1.300 ricercatori degli Enti partner. 

Il contributo del CREA risulterà rilevante per monitorare, preservare, ripristinare e valorizzare la biodiversità negli ecosistemi terrestri della Penisola. “Il nostro centro di ricerca, infatti – dichiara Pio Federico Roversi, Direttore del CREA Difesa e Certificazione - ha manifestato sin dagli inizi un forte interesse per le attività promosse all’interno del NBFC e in questo contesto ha trovato una propria peculiare collocazione come ente affiliato allo Spoke 3 Assessing and monitoring terrestrial and freshwater biodiversity and its evolution: from taxonomy to genomics and citizen science, assumendo il ruolo di capofila per il CREA.

 Oltre al Centro di ricerca Difesa e Certificazione per il CREA partecipano i Centri Foreste e Legno, Cerealicoltura e Colture Industriali, Politiche e Bioeconomia, ognuno apportando le proprie specificità nelle linee di ricerca individuate dal progetto. Con le premesse descritte e con le competenze dei nostri Centri, siamo pronti all’avvio di questa storica iniziativa”.

In particolare, il CREA ricoprirà un ruolo cardine per fornire strumenti innovativi ed efficaci al mondo della ricerca, ai cittadini e ai decisori politici, così da metterli in condizione di conoscere e contrastare l’erosione della diversità biologica, quantificare i servizi ecosistemici e realizzare azioni volte alla conservazione e al ripristino della biodiversità in tutto il Mediterraneo. Inoltre, si lavorerà all’individuazione di soluzioni innovative per raggiungere i target del Green Deal in materia di biodiversità.

Il pubblico sarà coinvolto in iniziative di citizen science per la tutela di specie e habitat protetti, incentrate sulla valorizzazione e lo sviluppo delle collezioni museologiche. Ampio spazio sarà dedicato alle attività di formazione e informazione per il trasferimento dei risultati della ricerca agli stakeholder.

 

 

Pronto un ulteriore bando del Programma di Sviluppo Rurale che sostiene l’attuazione di progetti di cooperazione tra imprese agricole. È stato approvato dall’Autorità di Gestione del PSR Puglia 2014-2022 ed è operativo il bando del Programma di Sviluppo Rurale dedicato alla sottomisura 16.4 “Sostegno alla cooperazione di filiera, sia orizzontale che verticale, per la creazione e lo sviluppo di filiere corte e mercati locali e sostegno ad attività promozionali a raggio locale connesse allo sviluppo delle filiere corte e dei mercati locali”. 

La cooperazione richiede capacità di visione e condivisione di obiettivi ed è sempre più strategica per lo sviluppo rurale. Nello specifico quella offerta dal bando della sottomisura 16.4 è un’opportunità importante per attuare interventi di cooperazione dedicati allo sviluppo di mercati locali. 

 “L’avviso pubblico contribuisce a superare la frammentazione del nostro tessuto imprenditoriale agricolo regionale –  sottolinea  l’assessore all’Agricoltura della Regione Puglia, Donato Pentassuglia - in favore di modelli di cooperazione innovativi che possano rafforzare e rilanciare le filiere e, quindi, tutto il sistema economico. L’aggregazione può creare una rete forte puntando su quelli che sono i capisaldi della nostra tradizione e della nostra produttività rurale, mettendo a sistema anche le diversità e tipicità agroalimentari e territoriali - ricorda l’assessore -. La necessità di attuare una cooperazione reale, capace di intercettare anche le più piccole nicchie di mercato e insieme di fare economia di scala evitando pesanti intermediazioni non è più rinviabile. E questo bando è l’occasione giusta per triangolare produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli insieme alla capacità di innovare e di promuoversi che il nostro sistema agricolo sta già mettendo in atto. Il bando della sottomisura 16.4 si sviluppa su questa idea, che è insieme il presente e il futuro prossimo della nostra agricoltura”.

 Il bando ha una dotazione finanziaria di 5 milioni di euro ed è pensato per sostenere organizzazioni o associazioni di produttori, forme di cooperazione tra imprenditori agricoli e reti di impresa, di nuova costituzione o già costituite. Questi soggetti, in forma aggregata, sono chiamati ad intraprendere nuove attività, che presentino un accordo di cooperazione per la realizzazione di progetti di sviluppo e promozione delle filiere corte e dei mercati locali. L’idea finale è di portare sul mercato, valorizzandoli, prodotti di alta qualità, più facilmente riconoscibili dai consumatori e con costi ambientali ridotti, a beneficio della competitività dei prodotti agroalimentari pugliesi, della sicurezza alimentare e della rivalutazione della biodiversità dei territori.

Tra le poche esistenti (in Europa sono solo 5) e tra le prime nel mondo per quantità di campioni conservati

In occasione della Giornata Mondiale del Suolo che si è celebrata nei giorni scorsi, il CREA, con il suo Centro Agricoltura e Ambiente,  ha inaugurato presso la sua azienda sperimentale a Fagna (Firenze)  la prima pedoteca  in Italia, in cui sono raccolte migliaia e migliaia di campioni di suolo, totalmente differenti fra loro, fisicamente, chimicamente e anche geograficamente.

Si tratta di un patrimonio di conoscenze e di dati relativi al suolo, una risorsa ancora misconosciuta e inesplorata, attraverso cui passano la sicurezza alimentare, la tutela degli ecosistemi e il contrasto al cambiamento climatico.

La Pedoteca Nazionale inaugurata ha pochi eguali al mondo: in Europa ne esistono altre 4, ma quella del CREA può vantare il massimo quantitativo di campioni conservati.

Ad oggi sono custoditi 32.612 campioni di suolo provenienti da tutta Italia, ma questo numero è in continua crescita, grazie ai progetti dei ricercatori del CREA e degli altri Enti di Ricerca che con essi collaborano.

A questi campioni se ne possono aggiungere un altro migliaio, provenienti da uno dei primi studi del suolo, condotto tra gli anni ‘30 e i primi anni ‘50 del secolo scorso. Insomma, un patrimonio scientifico unico nel suo genere, che potrà dare importanti risposte sulla gestione agronomica della seconda metà del 900 e che attirerà numerosi qualificati ricercatori italiani e stranieri.

 

Un enorme banca dati vivente, che custodisce migliaia e migliaia di campioni di suolo, totalmente differenti l’un l’altro, fisicamente, chimicamente e anche prelevati in luoghi geograficamente lontani fra loro.

La pedoteca del CREA è tra le prime nel mondo per quantità di campioni di suolo conservati: 32.612 campioni, custoditi in appositi contenitori plastici in quantità variabili tra 100 grammi e 1 kg e provenienti da 13.156 scavi pedologici effettuati in Italia.

Al momento ne sono esposti circa 5.500: i campioni di suolo conservati sono della più diversa natura e derivano da moltissimi usi del suolo (agrari, forestali, naturali) e sono già stati caratterizzati fisicamente, chimicamente e anche geograficamente.

«L'inaugurazione della pedoteca è solo il punto di partenza per nuove progettualità – ha spiegato Giuseppe Corti, Direttore del CREA Agricoltura e Ambiente – Intendiamo, infatti, attraverso i campioni conservati, valutare e definire la reale diminuzione di sostanza organica del suolo, mettendola a confronto con nuovi campionamenti che saranno effettuati nei luoghi di precedenti prelievi. Ma abbiamo anche in mente – conclude Giuseppe Corti - di utilizzarli per studiare la radioattività naturale dei suoli d'Italia, strumento conoscitivo al momento assente alla scala di dettaglio alla quale possiamo arrivare con i campioni custoditi in pedoteca».

 

 

Potrà sembrare strano o incredibile, ma le campagne elettorali che si sono svolte nell’antica Roma hanno delle peculiarità in parte assolutamente differenti da quelle odierne, in parte simili in riferimento alle tecniche per l’ottenimento delle preferenze. Il primo passo, certamente diverso  era l’iscrizione nella lista dei consules, i consoli, che poteva avvenire solo se l‘aspirante candidato era in possesso dei seguenti requisiti: a) essere cittadino romano regolarmente registrato nel census, un elenco dei cittadini e dei loro beni, in parte simile alla nostra anagrafe; b) avere compiuto 42 anni; c) avere ricoperto precedentemente il compito di quaestor (ruolo con competenze amministrative, supervisore finanziario), di aedilis (magistrato addetto alla cura delle strade, degli edifici, dei costumi alla sorveglianza dei mercanti ed altro) o di praetor (con funzioni giudiziarie nelle questioni civili); c) non avere altre cariche; d) non essere sottoposto ad alcun procedimento penale.

Per finanziare la campagna elettorale era necessario poter contare su almeno un milione di sesterzi, più o meno due milioni di euro. Per raccogliere questa cifra, il candidato faceva ricorso al patrimonio familiare agli amici e ad una clientela, nell’ambito della quale erano inclusi anche uomini d’affari che speravano, in cambio, di riceverne dei benefici. Per questi motivi, il candidato appartenente ad una famiglia ricca e potente era molto avvantaggiato ma rispetto a chi non aveva antenati consoli che potessero dar lustro alla sua candidatura.

In riferimento alla propaganda elettorale, molti particolari sono comuni ai tempi attuale. Il tutto iniziava con la petitio (richiesta), espletata mediante l’ambitus, un giro del candidato sia in città sia nelle zone rurali circostanti. Questa iniziativa aveva il fine di sollecitare i cittadini al voto ed era tanto più di successo, quanto più il candidato si rivelava attivo e presente tra la gente. Quindi, durante la campagna elettorale, era indispensabile mostrarsi il più possibile in pubblico, magari accompagnati da numerosi sostenitori e specialmente nel foro; inoltre, chi aspirava ad una carica cercava di arrivare anche prima dell’alba per occupare il posto migliore o mandava qualcuno di sua fiducia: a tale scopo, non era raro prendere in affitto una casa nelle vicinanze per tutto il tempo precedente le elezioni. L’azione più fondamentale che il candidato doveva fare in mezzo alla folla, era la prensatio, cioè la stratta di mano, con cui salutava i potenziali elettori, chiamanti anche ciascuno con il proprio nome grazie nomenclator, uno schiavo addetto proprio a questo compito. Durante gli incontri con i cittadini, il candidato menzionava i meriti passati, faceva promesse e non dimenticava i favori (banchetti, giochi, tutela di interessi privati, ecc.) che avrebbe fatto salendo alla carica desiderata. Nei confronti degli avversari non c’erano mezzi termini, anzi!  Era contemplato, addirittura usuale il ricorso ad accuse, anche insussistenti, spesso pesanti, in termini di lussuria, sperpero di denaro, ecc.. Come attualmente, nella propaganda a voce, fatta in giro per la città e nelle campagne, si affiancava quella scritta, con l’uso dei programmata, dei veri e propri manifesti dipinti sui muri dagli scriptores, professionisti del mestiere. Per preparare i programmata entravano in azione prima gli scalari, cioè i portatori di scale che consentivano ai dealbatores di stendere la calce sulla parete per preparare la superficie su cui gli scriptores dovevano poi dipingere l’annuncio elettorale; poiché i messaggi elettorali venivano stesi di notte, era indispensabile la presenza dei lanternarii, che avevano il compito di far luce agli scriptores coadiuvati a loro volta dagli adstantes, ovvero degli assistenti cui spettava il compito di portare secchi e pennelli e di fare contemporaneamente da palo contro eventuali malintenzionati. Poiché probabilmente non c’erano muri o superfici espressamente scelte, come succede invece oggi, è verosimile che i fabbricati posti sulle vie principali della città o lungo le strade di accesso ad essa fossero i preferiti. All’epoca, nemmeno le tombe erano rispettate dalla pubblicità scritta: difatti, su alcune epigrafi funerarie sono stati inviti a non utilizzarli per scopi elettorali, evocando l’insuccesso del candidato alle elezioni. A votazione terminata, era poi possibile trovare scritte con i risultati (soprattutto se favorevoli al candidato) vicino ai programmata.

Molti programmata elettorali sono stati trovati a Pompei, ancora scritti sulle mura degli edifici della città. Ogni gruppo di interesse aveva il suo candidato, che sosteneva con vari slogan, generalmente volti a metterne in luce le buone qualità e la serietà. Siccome questi messaggi non erano graffiti, ma testi tracciati col colore (il rosso o il nero), le scritte sulle pareti erano dette tituli picti, ovvero titoli dipinti. Sempre a Pompei, nella casa di Eumachia, è stato scoperto questo slogan elettorale: Cuspium Pansam ardilem aurifices universi rogant,  ovvero che “gli orefici sostengono Gaio Cuspio Pansa come magistrato”. Ancora un altro, Enium Sabinum aedilem pomari rogant, cioè Marco Enio Sabino è appoggiato dai venditori di frutta (pomari) di Pompei. In un terzo testo, è scritto Iulium Polybium aedilem oro vos faciatis. Panem bonum fert, vi prego di eleggere come edile Giulio Polibio: sa fare bene il pane.

In conclusione, almeno le strategie che attuavano nelle campagne elettorali per la conquista dei voti non sembrano essere cambiate poi di tanto nei millenni. Certamente gli antichi Romani erano sicuramente meno martellati di noi, in quanto non esistevano altri mezzi di comunicazione come la radio, la tv e quant’altro, ma una cosa è certa: se fossero esistite, sicuramente anche loro le avrebbero utilizzate.

Pasquale Montemurro già Professore Ordinario UNIBA

Giornale on line

"Per consentire ai nostri agricoltori di garantire a sicurezza alimentare dei cittadini europei, alla luce delle condizioni meteorologiche avverse e della siccità straordinaria degli ultimi mesi, la Commissione Ue deve intervenire con risposte forti". Così l'eurodeputato Paolo De Castro, è intervenuto alla Assemblea plenaria di Strasburgo.


"Dopo le conseguenze delle misure di contrasto al covid, devastanti per alcuni settori, e l’impennata dei prezzi delle materie prime conseguenti all’invasione russa - ha spiegato De Castro - le avversità climatiche e la prolungata siccità hanno messo in ginocchio l’intero comparto agroalimentare, soprattutto nelle regioni mediterranee".

"È il momento di risposte forti - ha aggiunto l'europarlamentare PD - perché i nostri agricoltori continuino a garantire, prima di tutto, la sicurezza alimentare ai cittadini e consumatori dell'Unione. Per questo, apprezziamo le deroghe ai requisiti della Politica agricola comune, volte a incrementare il nostro potenziale produttivo. Tuttavia, non capiamo come questa scelta della Commissione, possa conciliarsi con misure auto-lesioniste, come la proposta di regolamento sui fitofarmaci che, senza offrire alternative concrete all’uso della chimica, porterebbe a perdite fino a un quinto delle nostre produzioni".
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"L’Unione europea - ha concluso De Castro - deve mettere a disposizione dei nostri agricoltori tutti gli strumenti necessari per continuare a produrre cibo sufficiente, sostenibile e di qualità, anche di fronte alle estreme difficoltà che affrontano; non fissare obiettivi irrealizzabili, se non a spese di produttori e consumatori".

“Con l’approvazione di questa convenzione consolidiamo ulteriormente il profilo universitario della città di Taranto, aggiungendo un altro prezioso tassello al percorso di rilancio avviato dall’amministrazione regionale già da tempo nel capoluogo ionico. L’istituzione del nuovo Dipartimento Biomedico dell’Università degli Studi di Bari, infatti, si inserisce in una strategia regionale di potenziamento di tutto il Corso di Medicina e Chirurgia di Taranto. Ricordo, inoltre, che il nostro impegno su Taranto sul fronte Università non è stato rivolto solo alle attività didattiche ma abbiamo riservato grande attenzione anche agli spazi e ai luoghi di formazione a disposizione della comunità universitaria. Abbiamo, infatti, dotato la Facoltà di Medicina di Taranto di nuova prestigiosa sede, ovvero il palazzo dell’Ex Banca d’Italia; uno splendido palazzo affacciato sul mare che ospita centinaia di giovani medici durante il loro percorso di formazione. Come non citare anche lo straordinario lavoro che stiamo portando avanti sulle residenze universitarie sia con la riqualificazioni degli immobili esistenti che con i progetti di residenzialità diffusa. Taranto e tutte le città universitarie della Puglia sono al centro di un grande disegno strategico regionale che vede l’Università e tutto il sistema dell’alta formazione come motore di sviluppo e rilancio dei territori”.

Con queste parole l’assessore regionale all’Università, Sebastiano Leo, ha commentato l’approvazione avvenuta ieri dalla Giunta regionale dello schema di convenzione tra la Regione Puglia e l’Università degli Studi di Bari per l’avvio del nuovo Dipartimento Biomedico a Taranto che ha assunto il nome di Dipartimento di Medicina di Precisione e Rigenerativa e Area Jonica.

Con un contributo straordinario di 1.500.000 euro per tre annualità (2022-2024, esigibili in 500.000 euro per ogni anno) in favore dell’Ateneo barese si procederà alla costituzione del gruppo di docenti e ricercatori necessari a garantire le esigenze di didattica per lo sviluppo del Corso di Laurea di Medicina e Chirurgia a Taranto e a implementare la ricerca scientifica presso il Polo medico del capoluogo jonico, con particolare attenzione per la medicina ambientale, del lavoro, di prossimità, per le scienze dello sport, per lo studio e il trattamento delle malattie causate dall’esposizione ambientale e occupazionale a diversi xenobiotici, che contribuiscono allo sviluppo nella popolazione esposta di patologie endocrino-metaboliche, respiratorie, cardiovascolari, renali, e del sistema nervoso centrale e periferico.

Per procedere con la programmazione delle attività previste nella convenzione, in relazione alla conformità delle priorità strategiche dell’assistenza sanitaria pugliese e dei fabbisogni dell’attività didattica e della ricerca dell’Ateneo e il relativo monitoraggio, si procederà alla costituzione di un Comitato Tecnico formato da UniBA, dal Dipartimento di Medicina di Precisione e Rigenerativa e Area Jonica e dai Dipartimenti Politiche del Lavoro Istruzione e Formazione e Promozione della Salute e del Benessere Animale della Regione Puglia.

«Un riconoscimento di grande significato per il nostro Centro e per chi lavora ed ha lavorato negli anni passati per questo risultato, in un momento di rinnovato interesse per il comparto vivaistico forestale e per la realizzazione di nuovi boschi o la ricostituzione di quelli danneggiati e degradati, nel quadro delle linee operative individuate dalla Strategia per le risorse genetiche forestali per l’Europa e dalla Strategia Nazionale Forestale. Conservazione e uso sostenibile delle risorse genetiche forestali nazionali sono attività fondamentali per le foreste, alle quali siamo lieti di poter contribuire assieme ai diversi enti individuati dal decreto». Così Piermaria Corona, Direttore del Centro di ricerca Foreste e Legno del CREA, commenta la recente pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (n. 141 del 18/06/2022, decreto interministeriale del 31/03/2022) individua nel CREA Foreste e Legno uno dei Centri nazionali per lo studio e la conservazione della biodiversità forestale.

Secondo il Decreto interministeriale del MITE e del Mipaaf, infatti, i centri nazionali dovranno occuparsi del monitoraggio del patrimonio genetico forestale nazionale e dello stato di salute degli ecosistemi forestali nonché della conservazione e del mantenimento della biodiversità autoctona, in un’ottica di valorizzazione del patrimonio boschivo nazionale, riconosciuto sempre più un’eccellenza a livello internazionale.

Il contributo del CREA. Presso le sedi del Centro Foreste e Legno di Arezzo, Casale Monferrato, Roma, Rende e Trento vengono da tempo svolte attività di raccolta e conservazione di germoplasma di numerose specie e provenienze arboree forestali, importanti per la salvaguardia e la tutela della biodiversità a livello nazionale ed internazionale. Per il solo salice e pioppo (generi Salix e Populus) sono conservate, ad esempio, circa 2400 accessioni, mentre per altre specie di interesse forestale il Centro ha realizzato diverse centinaia di parcelle tra collezioni di germoplasma, campi sperimentali comparativi di provenienze, discendenze e cloni.

Secondo il nuovo Decreto, il Centro dovrà assicurare e perseguire l'approvvigionamento e la conservazione sia di specie e provenienze forestali importanti per la salvaguardia della biodiversità di almeno una zona omogenea dal punto di vista ecologico  sia delle specie più rappresentative e di quelle endemiche degli ecosistemi forestali presenti, nonché la cura di specifiche attività di studio e modalità di conservazione del germoplasma forestale di importanza scientifica e di riferimento nazionale.

Il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha conferito l’incarico di Capo di Gabinetto del Presidente,  al prof. Giuseppe Pasquale Roberto Catalano

CURRICULUM DELL’ATTIVITÀ SCIENTIFICA E ISTITUZIONALE

Giuseppe Pasquale Roberto Catalano

 È stato, fino a novembre 2022, Coordinatore della Struttura Tecnica di Missione per l’indirizzo strategico, lo sviluppo delle infrastrutture e l’alta sorveglianza del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Dal 2012 è professore ordinario di Ingegneria Economico-Gestionale (settore scientifico disciplinare ING-IND/35), presso la Facoltà di Ingegneria dell’Informazione, Informatica e Statistica di Sapienza Università di Roma e afferisce al Dipartimento di Ingegneria Informatica, Automatica e Gestionale “A. Ruberti”, dove insegna Economia e Gestione delle Amministrazioni Pubbliche ed Economia ed Organizzazione Aziendale.

 

Ha focalizzato le attività di ricerca sulle tematiche dell’economia dell’istruzione (con particolare riferimento alla ricerca scientifica e tecnologica, al diritto allo studio universitario e agli strumenti manageriali per la gestione delle università e degli enti di ricerca), della spending review delle attività e dei progetti pubblici e dell’intervento pubblico nel settore delle infrastrutture e dei trasporti. In quest’ultimo ambito, si è occupato in particolare di livelli di governo, strumenti e criteri per il finanziamento del trasporto pubblico locale (TPL), della definizione di metodologie per la determinazione del costo standard nel TPL, della programmazione e valutazione degli investimenti pubblici nel settore delle infrastrutture dei trasporti.

Ha, inoltre, partecipato presso la Commissione Tecnica per la Spesa Pubblica del Ministero del Tesoro, ad un progetto di ricerca sulla riclassificazione del Bilancio dello Stato, curando in particolare l'analisi del bilancio del Ministero della Difesa e dell’Università e della Ricerca. Altri campi di interesse scientifico sono stati quello della struttura e delle procedure del Bilancio dello Stato e della gestione della Tesoreria dello Stato.

Ha maturato una particolare esperienza di ricerca nel campo della valutazione delle politiche pubbliche, con particolare riferimento alla valutazione dell’istruzione superiore e della ricerca scientifica, sia nella qualità di membro del Comitato per la valutazione del sistema universitario, che come coordinatore del programma di ricerca della Commissione Tecnica per la Spesa Pubblica del Ministero del Tesoro su finanziamento e valutazione della ricerca scientifica in Italia. È particolarmente esperto di finanziamento dell’istruzione universitaria e della ricerca scientifica.

È presidente della Commissione per la valutazione delle proposte di intervento e l'individuazione degli interventi ammissibili al cofinanziamento di cui al decreto ministeriale n. 1046 del 26 agosto 2022 ed è membro della Commissione per l’istruttoria dei progetti per la realizzazione di alloggi e residenze universitarie di cui alla legge n. 338/2000, entrambe del Ministero dell’Università e della Rice



L’appuntamento, ormai consueto, per tecnici, operatori e appassionati, è stato venerdì 2 dicembre scorso presso il Centro Sperimentale Ortofloricolo Pò di Tramontana a Rosolina (Ro) di Veneto Agricoltura.

Quello delle Stelle di Natale è un mercato che muove interessi sempre maggiori, e crescenti sono pure le esigenze degli operatori che necessitano di indicazioni tecniche innovative e sostenibili.

E’ in questo quadro che si inserisce la giornata tecnica proposta ogni anno da Veneto Agricoltura alla vigilia del periodo natalizio, un evento che richiama tecnici e operatori non solo dal Veneto ma anche da altre regioni.

I motivi di così tanto interesse sono semplici: Po’ di Tramontana rappresenta per la sua pluriennale attività di ricerca un fondamentale punto di riferimento per il mondo ortofloricolo nazionale e la giornata Poinsettia rientra tra gli eventi in programma più attesi.

Basti pensare che nel 2022 sono state oltre 130 le cultivar di Stelle di Natale presenti nelle prove varietali del Centro, per lo più di colore rosso, il più richiesto dal mercato, ma da qualche anno la  “moda”, soprattutto giovanile, chiede anche Stelle di Natale di colore bianco, giallo, rosa e molte altre sfumature disponibili grazie ai nuovi cloni che – e questa è un’altra novità - propongo piante con bratee “a palloncino”, vale a dire con “foglie” non distese ma raccolte in una sorta appunto di palloncino.

Tutto questo è reso possibile grazie all’attività svolta presso il Centro Po di Tramontana, incentrata sull’innovazione di prodotto tramite la verifica del rinnovamento varietale.

La Poinsettia, in particolare, è una coltura per la quale la valutazione delle nuove varietà e di quelle pre commerciali riveste grande importanza. Stiamo parlando infatti di una pianta che può rispondere in modo anche molto diverso a seconda della zona di coltivazione, cosicché i risultati ottenuti nelle prove varietali nei Paesi del Nord Europa risultano poco trasferibili nei nostri ambienti.

Inoltre, le stesse esigenze di mercato sono molto differenti: per esempio la taglia media delle piante vendute ma anche la forma e il colore delle brattee cambiano molto a seconda delle zone di vendita.

Per questo risulta utile offrire ai coltivatori la possibilità di un confronto sul campo, o meglio in serra, in modo che tutti gli operatori possano prendere visione delle nuove varietà prima del passaggio alla fase commerciale. 

Anche in Puglia è notevole la produzione di Stelle di Natale in provincia di Bari (Terlizzi) e di Lecce (Taviano) anche se in questo particolare momento di crisi energetica ed economica le aziende stanno andando avanti in sofferenza.

Bisogna ricordare che il valore della produzione pugliese di fiori e piante è stimato in 300 milioni di euro, con un risvolto occupazionale di oltre 2 milioni di giornate di lavoro, un patrimonio di qualità  quindi da difendere e salvaguardare.

 

 

Diversificare senza lasciare la via del mare. La Puglia è un esempio di buona pratica per pescaturismo e ittiturismo. Lo dimostra il progetto Euromediterraneo Fish Med Net. Numeri importanti, messi in evidenza durante un incontro promosso da Legacoop Puglia e ospitato nel padiglione 19-20 La filiera ittica si presenta in Fiera del Levante, con collegamenti in streaming dal ministero dell'Agricoltura libanese e dall'Israele, partner di progetto insieme a Francia e Tunisia.

"Abbiamo bisogno di dare dignità al pescato, al mare, alle attività che i pescatori fanno anche per conservare il creato. E i progetti di pescaturismo e ittiturismo rientrano a pieno titolo negli investimenti che portiamo avanti nell'ambito della programmazione FEAMP. Dalla Fiera del Levante - ha ricordato l'assessore regionale all'Agricoltura, Donato Pentassuglia - puntiamo a riprendere il ruolo da protagonista delle nostre filiere, in maniera congiunta, con le nostre azioni e con un percorso culturale che è completamente cambiato, è votato all'innovazione e punta a portare sui mercati prodotti di altissima qualità. Quello che proponiamo è mettere insieme terra e mare e ragionare in termini di una destagionalizzazione che tenga insieme sempre le identità di Puglia".

Fish Med Net mette insieme 80 giovani dell'area euromediterranea attivi nel settore della pesca artigianale. Durante l’incontro sono state presentate alcune esperienze pugliesi: ci sono in Puglia pescatori di quarta generazione che, grazie alla volontà di una figlia, fondamentale anche per la gestione dei turisti con l'appropriata conoscenza della lingua inglese, hanno riconvertito la barca al pescaturismo. Altri puntano ad ammodernare le barche per renderle più confortevoli ma tutti hanno in comune la volontà di poter far vivere un'esperienza a contatto diretto con il mare, valorizzando nel contempo prodotti a chilometro e onda 0, continuando a generare reddito dal mare.

L'assessore Pentassuglia negli spazi del padiglione 19-20 “La Filiera ittica pugliese si presenta”, nella giornata di oggi ha dato anche il benvenuto ai rappresentanti del Gruppo di Azione Locale Sud Est Barese che per il 21 e 22 ottobre dal Museo Pino Pascali di Polignano a Mare daranno vita a Fish Experience - Un mare di storie da raccontare. Una due giorni di eventi dedicati alla valorizzazione della storia e dell'uso di risorse ittiche e agroalimentari del territorio del Sud Est barese, con una serie di attività, tutte ad accesso gratuito, dedicate in primis ai bambini. Il workshop tecnico pomeridiano, ospitato nel padiglione La Filiera ittica si presenta, dal titolo ESCA, ha visto il confronto sui dati raccolti dai tecnici del CNR-Ismar sull'allevamento di policheti da esca in un sistema integrato di acquacoltura, raccolti grazie a specifico progetto di ricerca finanziato dal P.O. FEAMP 2014-2020 Misura 2.47 “Innovazione”.

Nuovi finanziamenti per le imprese del territorio che hanno consentito di impegnare l’intera dotazione finanziaria del PAL destinato agli operatori privati ed alle municipalita? locali, con risultati incoraggianti che premiano anche l’impegno concreto per la rigenerazione del paesaggio rurale di Terra d’Arneo, duramente colpito dall’epidemia di xylella. E? questo il bilancio di fine anno del GAL Terra d’Arneo impegnato a redigere le graduatorie all’indomani della chiusura

dei bandi destinati agli operatori privati. Sono 13 le ultime domande ricevute rispettivamente sui bandi 2.3 “Ospitalita? sostenibile” e 3.2 “Prodotti e servizi del Parco della qualita? rurale” che si sommano alle precedenti 66 gia? finanziate ed in corso di realizzazione. Gli interventi consentono di incentivare le imprese agricole che operano anche nel campo della ricettivita? e della ristorazione che avranno la possibilita? di riqualificare la propria offerta e le imprese di servizi impegnate non solo a soddisfare la domanda turistica ma i nuovi bisogni della popolazione locale nell’ottica di uncostante miglioramento della qualita? della vita dei propri cittadini, obiettivo primario che il GAL persegue sin dalla prima programmazione.

Menzione a parte merita l’intervento 3.1 “Sperimentazione del paesaggio rurale” destinato alla rifunzionalizzazione dei terreni affetti da xylella e che consente l’espianto delle piante infette, sostituendole con nuove colture resistenti o destinando il terreno ad altre attivita? ambientali. Sono 27 le nuove domande pervenute che, sommate alle precedenti 28, ammontano complessivamente a 55 per un totale di circa cento ettari di territorio rurale riqualificato nei dodici comuni dell’area del GAL Terra d’Arneo.

Positivi anche gli interventi nel settore della pesca, dove sono stati ammessi a finanziamento 4 interventi a favore delle amministrazioni comunali del comprensorio e altri progetti promossi da cooperative di pesca, finalizzati alla diversificazione produttiva. Numerose le iniziative svolte a titolarita? tra cui l’impegno a favore della didattica e azioni di sensibilizzazione sulla tutela del mare rivolte alle comunita?.

 “Chiudiamo l’anno con la consapevolezza di aver svolto bene il nostro lavoro, sottolinea il Presidente del GAL Terra d’Arneo, Cosimo Durante. Con il nostro piano abbiamo finanziato circa 130 beneficiari impegnando 4,8 milioni di risorse pubbliche a sostegno dell’imprenditoria locale e raggiungendo la copertura totale dei fondi che ci sono stati assegnati”.

Per il 2023 atteso l’avvio dei progetti a regia diretta GAL: una wineroute che attraversa i dodici Comuni del GAL, iniziative di informazione sui nuovi temi della PAC per gli operatori agricoli con opportunita? di confronto e scambio di buone pratiche per imprese e comunita? che, in collaborazione con la struttura tecnica del GAL, saranno coinvolte in nuove progettualita? con una costante azione di accompagnamento, un’attivita? di monitoraggio e valutazione, in partenariato con l’Universita? del Salento, che portera? alla stesura di un rendiconto sociale delle attivita? svolte dal GAL.

Nell’ultimo decennio, nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite da vino sono stati inseriti 169 nuovi vitigni, di cui ben 112 autoctoni. Ciò sottolinea l’importanza che questi ultimi rivestono nel panorama viticolo italiano, sia per meglio valorizzare il legame “vitigno autoctono - paesaggio” che per differenziare l’offerta enologica e conservare la biodiversità, fondamentale nel contrastare l’erosione genetica per futuri programmi di miglioramento.

Il volume descrive 126 vitigni, originari di specifici territori di tutte le regioni italiane e a diffusione limitata, ovvero non superiore a 200 ettari di superficie coltivata, organizzati in schede di sintesi. Oltre alla caratterizzazione morfologica ed attitudinale, ciascuno di essi è accompagnato da informazioni storiche, nonché da una appropriata documentazione fotografica.

Anche se solo una parte dei vitigni autoctoni è per ora coltivata per produrre uva da vino, il libro vuole essere un primo, originale compendio sulle principali entità genetiche viticole a limitata diffusione ed impiego presenti in tutti i territori italiani, e rappresentare un compagno per eventuali viaggi verso la scoperta di vini diversi o anche unici dell’Italia intera.

Indice: Vitigni di: Piemonte - Valle d'Aosta - Liguria - Lombardia - Trentino - Alto Adige - Veneto - Friuli-Venezia Giulia - Emilia-Romagna - Toscana - Umbria - Marche - Lazio - Abruzzo - Molise - Campania - Puglia - Basilicata - Calabria - Sicilia - Sardegna.

I Edizione

€ 42,00 - Edagricole di New Business Media srl

ISBN: 978-88-506-5625-7

Pagine 308 - formato 23 x 26,5 cm

Tel. 051.65751 - e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.">Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.   -  www.edagricole.it

A CURA DI

Alberto Palliotti è professore di Viticoltura presso l’Università degli Studi di Perugia.

Oriana Silvestroni è professore di Viticoltura presso l’Università Politecnica delle Marche.

Stefano Poni è professore di Viticoltura presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza.

 

 

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