“Ringrazio la CGIL per aver ospitato questo primo tavolo bilaterale dedicato alle organizzazioni sindacali e datoriali che, nei prossimo giorni, continuerò ad incontrare ciascuna singolarmente.

L’esigenza di questi confronti - fa sapere l’assessore all’Istruzione, alla Formazione e al Lavoro della Regione Puglia– nasce dai profondi mutamenti che stanno attraversando il mondo del lavoro, gravato dagli effetti post-covid e della guerra in Ucraina, ma anche stimolato dalle nuove sfide e dalle nuove opportunità rappresentate dalle risorse comunitarie e dai nuovi settori della produzione legati alla transizione digitale ed ecologica, ma anche di una rinnovata spinta del turismo di qualità e della cultura”.

“Questi tavoli – spiega – rappresentano il momento di chiusura del percorso di Agenda per il Lavoro 2021-2027 che, dal confronto con le organizzazioni informali che ha caratterizzato gli ultimi mesi, passa ai tavoli con il consueto partenariato economico e sociale. Contestualmente stiamo incontrando i colleghi assessori regionali: abbiamo gia dialogato con l’assessore al Turismo Gianfranco Lopane e oggi abbiamo incontrato la consigliera regionale delegata alla Cultura Grazia Di Bari. È nostra intenzione essere di supporto ai fabbisogni formativi dei diversi settori e alle politiche messe in campo dai diversi assessorati”.

“Ora – ha concluso l’assessore – stiamo trasformando in azioni e misure concrete questo sapere costruito e condiviso durante questo percorso: la nuova Garanzia Giovani, l’alta formazione, il programma GOL, strumenti formativi più snelli nei settori prioritari in grade di offrire pronte risposte ai fabbisogni delle imprese, un potenziamento dello strumento dell’apprendistato, rinnovati modelli di inclusione socio-lavorativa e di riqualificazione del personale già occupato. E poi la scuola. Punto di partenza di ogni politica per la persona e la sua piena consapevolezza in ogni campo”.

 

L’Italia ha raggiunto i 51 obiettivi previsti entro l’anno dal Piano nazionale di ripresa e Resilienza: è questo l’annuncio fatto del Presidente del Consiglio, Mario Draghi, nel corso della Cabina di regia sul ‘Pnrr - Italia Domani’ che si è svolta giovedì a Palazzo Chigi.

Durante la riunione la coordinatrice della Segreteria tecnica, Chiara Goretti, ha illustrato la prima Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione del Piano, che è stata successivamente trasmessa alle Camere.

Nel frattempo sono stati firmati gli Operational Arrangements (OA) per l’Italia. Si tratta degli atti formali con i quali sono stabiliti i meccanismi di verifica periodica (validi fino al 2026) relativi al conseguimento di tutti i traguardi e gli obiettivi (Milestone e Target) necessari per il riconoscimento delle rate di rimborso semestrali delle risorse Pnrr in favore dell’Italia. 23 Dicembre 2021.

“Massimo impegno della Regione Puglia nel sostenere il comparto della pesca e fronteggiare le difficoltà congiunturali di tutte le marinerie pugliesi. In questo il ruolo delle Capitanerie di Porto è indispensabile e irrinunciabile al fine di garantire lavoro, sicurezza, tutela delle risorse e degli ecosistemi e sviluppo di tutta la nostra filiera ittica e dell’acquacoltura”. Lo ha detto l’assessore regionale al ramo, Donato Pentassuglia, all’indomani dell’incontro con il Contrammiraglio Vincenzo Leone, Comandante della Direzione Marittima della Puglia e Basilicata Jonica, insieme al Capitano di Vascello, Antonio Catino, e alla presenza del consigliere e presidente della IV commissione consiliare, Francesco Paolicelli, e del dirigente della Sezione gestione sostenibile e tutela delle risorse forestali e naturali, Domenico Campanile

“Al Contrammiraglio Leone, che ho ringraziato vivamente per la disponibilità, abbiamo illustrato tutte le azioni che la Regione sta mettendo a punto per permettere al settore della pesca una ripresa e tutti gli strumenti necessari di rilancio di un comparto fondamentale per la nostra economia. Grazie al Fondo europeo per gli affari marittimi e della pesca (FEAMP), principale strumento di sostegno di settore, siamo riusciti a finanziare importanti progetti di riqualificazione, gestione sostenibile, comunicazione e informazione sulla qualità del pescato locale pugliese. Abbiamo emesso avvisi per un importo di oltre 85 milioni di euro, impegnando 44,2 milioni di euro tali da generare liquidazioni sul territorio per un totale di 17,9 milioni di euro, in favore di imprese ed enti della pesca, dell’acquacoltura, della trasformazione e dello sviluppo locale.

I pescatori sono i principali custodi delle risorse marine e dei loro habitat. Garantire sostegni per un’attività di pesca sostenibile, anche attraverso investimenti in tecnologie e processi innovativi, significa preservare il nostro futuro. Di qui la necessità di una stretta sinergia e collaborazione, tra Enti, Regione, Capitanerie di porto e pescatori, nel definire strategie adeguate di ripresa del settore che oggi purtroppo sta facendo i conti con gli effetti delle misure restrittive di contenimento dell’emergenza pandemica, causa della notevole riduzione dell’attività di pesca, e con l’aumento del prezzo del gasolio, non più economicamente sostenibile.”

"Il Comandante Vincenzo Leone ci ha comunicato – ha sottolineato l’assessore - la conclusione delle operazioni di verifica delle domande pervenute dai pescatori garantendo la liquidazione entro il mese di aprile 2022 dei contributi previsti dal bando regionale a valere sul Feamp dell’anno 2021, pubblicato per ristorare le imprese costrette al fermo temporaneo dell’attività quale conseguenza dell’epidemia da COVID-19. Un’ottima notizia che ci rassicura, anche grazie ad ulteriori interventi che stiamo mettendo in campo, su una ripresa decisiva di tutte le marinerie pugliesi”.

La Giunta regionale ha approvato oggi l’istituzione dell’Osservatorio Regionale sull’Idrogeno ai sensi dell’art.4 della L.R. 34/2019 “Norme in materia di promozione dell’utilizzo di idrogeno e disposizioni concernenti il rinnovo degli impianti esistenti di produzione di energia elettrica da fonte eolica e per conversione fotovoltaica della fonte solare e disposizioni urgenti in materia di edilizia”.

Obiettivo fondamentale della Legge Regionale è quello di promuovere la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile per accelerare il passaggio ad una clean economy, riconoscendo l’idrogeno come combustibile alternativo alle fonti fossili attraverso la sua produzione con energia elettrica prodotta da fonte rinnovabile.

“Si tratta di una svolta energetica fondamentale - ha dichiarato il Presidente della Regione Puglia - che inciderà sul costo delle bollette, sulla indipendenza energetica del Paese e della regione e soprattutto sulla tutela della salute dei cittadini pugliesi, che nei grandi impianti industriali, nell’utilizzo dei veicoli nel ciclo urbano potranno contare sull’energia pulita, prodotta attraverso il reimpiego nell’energia fotovoltaica ed eolica che in surplus consentirà di alimentare quello che noi chiameremo il Polo nazionale dell’idrogeno, che è il progetto bandiera del PNRR della Regione Puglia”.

Il presidente della Regione proprio questa mattina è intervenuto al Forum promosso dal Corriere della Sera “Il futuro è adesso: Hydrogen Valley dal Nord al Sud Italia“: “L’attenzione all’idrogeno in Puglia e soprattutto a Taranto - ha detto - nasce da una minaccia, la nostra minaccia era l’Ilva. La rivoluzione dell’idrogeno in Puglia non è nata quindi da una esigenza puramente tecnologica o di investimento, ma dal diritto alla salute. Per questo mi sono affidato a persone che avevano un quadro chiaro: chiedendo loro se si potesse produrre acciaio pulito senza far morire la gente. Ecco come è nata la candidatura di Taranto a Polo nazionale dell’idrogeno. La Puglia ha una capacità di investimento che è quasi il doppio delle altre regioni italiane. Grazie ad uno sforzo enorme che vogliamo mettere in campo (nella nostra regione sono previsti 13 parchi eolici off-shore), considerando ovviamente l’impatto ambientale. Da dove partire e subito? Dalla ristrutturazione dell’ex Ilva. Cominciando da Taranto per cambiare la storia”.

 

“Nel percorso di transizione energetica e decarbonizzazione – ha dichiarato l’assessore allo Sviluppo economico – l’idrogeno svolge un ruolo fondamentale sia per garantire il raggiungimento degli impegni dell’Agenda2030 sia per rendere il Paese energeticamente indipendente. La Puglia, da sempre all’avanguardia nel campo delle fonti energetiche alternative, oggi si dota di uno strumento che avrà una doppia finalità: da una parte monitorare e analizzare i dati relativi alla filiera dell’idrogeno, dall’altra fornire supporto nella definizione della programmazione regionale, nell’elaborazione del Piano Regionale dell’Idrogeno (PRI) nonché nell’aggiornamento del Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR)”.

L’Osservatorio è presieduto dall’Assessore allo Sviluppo Economico, con funzioni di Presidente ed è costituito da 25 componenti con comprovata esperienza nei settori specifici della transizione energetica e idrogeno rinnovabile. Ne faranno parte esperti rappresentativi della filiera della produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile, del settore della produzione di idrogeno e celle a combustibile, del settore della ricerca, delle Università, nonché rappresentanti dell’ANCI, delle associazioni ambientaliste, degli enti non a scopo di lucro attivi nella promozione dell’uso dell’idrogeno e da rappresentanti delle strutture regionali con competenza nei settori energia, mobilità, ambiente e innovazione.

“In questa sfida che vede la Puglia protagonista a livello nazionale – ha concluso l’assessore – crediamo sia indispensabile rafforzare le modalità di intervento condivise, basate sul coinvolgimento dei territori e dei networks di attori strategici. Questo ci consentirà di migliorare l’efficacia delle decisioni e sbloccare i processi decisionali a vantaggio dei territori”.

L’istituzione dell’Osservatorio regionale sull’idrogeno non comporta oneri per il bilancio regionale e la partecipazione dei componenti all’Osservatorio regionale è a titolo gratuito e senza oneri per l’Amministrazione.

Sicurezza alimentare, conomica e sociale, etichettatura alimentare. Sono stati questi i temi affrontati nel corso del Cibus di Parma il 21° Salone internazionale dell’alimentazione.   

Focus innanzitutto sul tema della sostenibilità che rappresenta il presente e il futuro dell’agricoltura, su come sia centrale in questo momento il tema dell’energia e quanto siano importanti le opportunità che possono scaturire dal PNRR, a partire dal Parco Agrisolare e dallo sviluppo del biometano, che puntano a sostenere l’autosufficienza energetica delle imprese agricole, dai Contratti di Filiera che possono potenziare la struttura e l’efficienza delle nostre catene produttive e dalla Meccanizzazione e sui passi da compiere anche in termini di semplificazione e sburocratizzazione, implementando gli strumenti che gli imprenditori già conoscono, per poterli usare al meglio: l’unico strumento che abbiamo per arrivare a produrre sempre più cibo, impattando meno e che sia accessibile a tutti, è l’innovazione.

Al centro dei discorsi anche le ricadute della guerra tra Russia e Ucraina sull’agroalimentare e la sicurezza alimentare, messa in crisi dal conflitto bellico.  Per quanto riguarda la PAC, è stato ribadito la necessità di valutare un regime transitorio per il prossimo periodo senza introdurre modifiche radicali, non retrocedere dalla necessità di un’agricoltura produttiva e più compatibile con l’ambiente trovando gli strumenti per dipendere sempre meno a livello europeo dalle importazioni dei Paesi terzi per i prodotti agroalimentari.

Per quanto riguarda il sistema di etichettatura, è stato sottolineato come il 2022 sarà un anno che ci vedrà molto impegnati a livello europeo per la contemporanea revisione della normativa in materia di etichettatura degli alimenti e del vino e del sistema delle Indicazioni Geografiche. L’Italia propone, in alternativa al Nutriscore, come è noto, l’adozione del Nutrinform Battery. Il nuovo parere dell’EFSA conferma la validità della posizione italiana e del Nutrinform, chiarendo l’importanza della dieta complessiva, delle porzioni e dei valori di riferimento giornalieri (DRV) per i nutrienti.

 

 

I microortaggi di soia, chia, colza, girasole e lino contengono acidi grassi essenziali di tipo omega-6 (in particolare l’acido linoleico) e omega-3 (soprattutto l’acido alfa-linolenico). È quanto emerge dai risultati di una ricerca condotta dall’Università di Bari. 

Microortaggi di chia, colza e girasole.

Nell’arco di circa tre decenni, i microortaggi, plantule raccolte pochi giorni dopo la germinazione e ottenute da semi di piante edibili normalmente consumate nella forma matura, hanno fatto molta strada in termini di importanza per la gastronomia e la nutrizione umana.

Da semplici curiosità culinarie, proposte alla fine degli anni Ottanta da chef californiani per guarnire ed abbellire i loro piatti, essi sono infatti diventati oggetto di crescente interesse per la capacità di fornire composti benefici per l’uomo, come vitamine, carotenoidi, fenoli, glucosinolati, spesso presenti in quantità superiori a quelle dei corrispondenti prodotti maturi. In virtù di ciò, nonché della possibilità di essere cresciuti in spazi ristretti e raccolti in tempi relativamente brevi, ne è stata ipotizzata anche la coltivazione in stazioni orbitanti o colonie spaziali, al fine di contribuire ad una sana alimentazione degli astronauti con prodotti naturali vegetali.

 

Microortaggi di lino e soia.

In un recente studio, pubblicato sulla rivista internazionale Journal of Agricultural and Food Chemistry dell’American Chemical Society, due gruppi di ricerca afferenti ai dipartimenti di Chimica e Scienze Agro-Ambientali e Territoriali dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro hanno aperto un possibile nuovo fronte di interesse in questo contesto. Infatti, i ricercatori hanno preso in esame i microortaggi di soia, chia, lino, girasole e colza, piante di cui vengono sfruttati a scopo alimentare prevalentemente i semi, o tal quali o per estrarne olii. Lo studio ha analizzato la componente lipidica dei cinque tipi di microortaggio, in particolare i glicerofosfolipidi, costituenti fondamentali delle membrane biologiche, caratterizzati dalla presenza nella loro struttura di un’unità di glicerolo legata ad un gruppo polare e a due acidi grassi a lunga catena. Avvalendosi di un metodo di analisi avanzato, basato sull’accoppiamento fra la cromatografia liquida ad interazione idrofila e la spettrometria di massa in trasformata di Fourier (HILIC-FTMS), i ricercatori hanno riconosciuto nelle cinque tipologie di microortaggio circa 60 diversi glicerofosfolipidi nella loro forma intatta, suddivisi in quattro classi principali, in base alla natura del gruppo polare: fosfatidil-coline (PC), -etanolammine (PE), -gliceroli (PG), -inositoli (PI).

 

Attraverso la quantificazione è stato possibile evidenziare un contenuto rilevante (fino a 500-600 mg totali per 100 g di microortaggio liofilizzato) di tali composti soprattutto nei microortaggi di chia, lino e colza. Inoltre, nei cinque microortaggi è stata osservata una specifica distribuzione quantitativa delle quattro classi di composti.

 Distribuzione percentuale delle concentrazioni delle quattro principali classi di glicerofosfolipidi individuate nei microortaggi di piante oleaginose: fosfatidil-coline (PC), -etanolammine (PE), -gliceroli (PG) e -inositoli (PI).

 

Lo studio delle strutture dei glicerofosfolipidi ha messo in luce la frequente presenza in esse di acidi grassi essenziali di tipo omega-6, in particolare l’acido linoleico, e omega-3, soprattutto l’acido alfa-linolenico. Il confronto con studi precedenti, dedicati al profilo lipidico dei semi delle cinque piante in esame, ha evidenziato la tendenza all’aumento della quantità di acido alfa-linolenico nei microortaggi rispetto ai semi. L’effetto è risultato particolarmente evidente nella micro chia, in cui è stato stimato un quantitativo di circa 160 mg di acido alfa-linolenico per 100 g di prodotto liofilizzato, una quantità non trascurabile rispetto al fabbisogno giornaliero umano di tale composto, stimato fra 1 e 2 g.

Lo studio apre nuove stimolanti prospettive nel già vivace contesto di ricerca sui microortaggi, suggerendo la possibilità di considerare quelli ottenuti da piante oleaginose come fonti aggiuntive di acidi grassi essenziali nella dieta quotidiana, un aspetto che potrebbe rivelarsi particolarmente interessante nell’ambito di diete di tipo vegetariano o vegano.

 

 

Riferimento bibliografico:

Castellaneta A., Losito I., Leoni B., Santamaria P., Calvano C.D., Cataldi T.R.I., 2022. Glycerophospholipidomics of five edible oleaginous microgreens. Journal of Agricultural and Food Chemistry, , https://doi.org/10.1021/acs.jafc.1c07754.

 

Contatti:

 

Tommaso Cataldi (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)

Ilario Losito (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)

Dipartimento di Chimica

Università degli Studi di Bari Aldo Moro

 

Pietro Santamaria (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)

Dipartimento di Scienze Agro-Ambientali e Territoriali

Università degli Studi di Bari Aldo Morov

A quanto pare, la “telenovela xylella” continua ad avere una nuova puntata che, come era già successo nel 2015, quando nella zona di Francavilla Fontana, le sospensive per i ricorsi al TAR impedirono di effettuare le eradicazioni per lungo tempo, eradicazioni stabilite da una commissione dell’UE e quindi recepita dalla Regione Puglia, ha ancora una volta in questi giorni come protagonisti, da un lato degli olivicoltori e dall’altro un TAR, quello di Bari, a cui gli aspiranti “salvatori”, cinque proprietari di uliveti, si sono rivolti per essere aiutati nel loro intento, TAR che ha deciso la sospensione dell'eradicazione di 37 ulivi, tra i quali alcuni secolari siti in agro di Ostuni. A quanto pare, per il Tar di Bari è ammissibile un'alternativa all'espianto, in base alla quale i proprietari dovranno entro e non oltre il 30 giugno 2022 praticare negli ulivi infetti una capitozzatura delle branche principali, seguita dall'innesto di cultivar resistenti. Quindi per la prima volta in materia, non dovranno essere eliminate le piante. I giudici del TAR hanno pure accolto le richieste di sospensione cautelare dei provvedimenti con i quali nei mesi scorsi la Regione Puglia ha prescritto "misure fitosanitarie per il contenimento della diffusione della Xylella fastidiosa" attraverso la "estirpazione" degli alberi. I giudici sono stati convinti pare dal parere di studiosi e di tecnici di un Comitato scientifico multidisciplinare indipendente secondo il quale gli altri numerosissimi scienziati ‘con una grave e dannosa distorsione della verità attribuisce ad un batterio la causa dei disseccamenti. A questo punto è lapalissiano come il TAR di Bari abbia pertanto  ‘scimmiottato’, è il caso dirlo, la concorde opinione di tanti scienziati, mi sia consentito di affermare ‘quelli veri’, che in pubblicazioni scientifiche riconosciute a livello internazionale, avevano decretato come per debellare la Xylella, vero responsabile della malattia, sia assolutamente inefficace la pratica degli innesti; il loro responso era stato tra l’altro accolto dal Servizio fitosanitario regionale che nell’atto relativo al protocollo innesti aveva chiarito che non vi sono evidenze scientifiche che dimostrino l’efficacia di questa pratica e che anzi una eventuale operazione di questo tipo presenti margini di rischio non quantificabili. Concordi contro l’ordinanza anche organizzazioni di produttori come la COPAGRI e la COLDIRETTI PUGLIA. Insomma, come nel ‘teatro dell’assurdo’, in cui è classica un’azione circolare, il cui svolgimento riporta gli spettatori al punto di partenza, il problema dell’abbattimento degli ulivi infetti dalla xylella è ritornato ancora una volta allo stato di partenza perché qualcuno, in disaccordo con gli scienziati, si è appellato al TAR di Bari, questa volta per proporre come soluzione salvifica gli innesti, negando pure che la colpa sia del batterio. Tra l’altro, già la ministra Bellanova, quando era titolare del dicastero dell’agricoltura, scucì dalle casse dello stato un finanziamento di diversi milioni di euro proprio a favore di coloro che attraverso gli innesti avessero tentato di salvare gli olivi secolari con nessun risultato.

Rebus sic stantibus, ancora una volta i tentativi di almeno frenare l’avanzamento del batterio, che   corre alla velocità media di 40 Km all’anno, sono certamente rallentati da certe persone ed istituzioni, politici compresi, che talvolta appaiono diffidenti della scienza.

In conclusione c’è da auspicare che certi rallentamenti dettati dalla diffidenza nella scienza non avvengano più. Infatti, la scienza, quella vera, ha i suoi tempi, specie per studiare piante generose come gli ulivi, simboli della nostra millenaria cultura; in pratica, quanto più si riuscirà a frenare la velocità di diffusione della xylella, tanto più tempo avranno gli scienziati per individuare un rimedio efficace, uno dei quali potrebbe essere avere come scopo l’individuazione anche nel germoplasma di altre specie arboree, di un gene capace di indurre una sicura di resistenza al batterio da introdurre nel DNA delle piante di ulivo. Se questo o altri tentativi raggiungeranno al più presto lo scopo, finirebbero da un lato fuori scena i tanti personaggi diffidenti nella scienza, e dall’altro sarebbero giustamente posti al centro gli scienziati che hanno sconfitto il batterio (non è impossibile!), per la gioia in primis di tutti olivicoltori e quindi degli estimatori dell’olio extravergine di oliva.

 

 

 

La Giunta Regionale ha approvato nella seduta del 12.05 l’aggiornamento al Piano dei rifiuti speciali.

Per l’Assessora all’Ambiente e all’Urbanistica si tratta di uno dei traguardi più attesi di questa legislatura che, insieme al Piano di gestione dei rifiuti urbani ed al Piano Amianto, costituisce dunque la pianificazione in materia di gestione dei rifiuti per la Regione Puglia.

Nello specifico, gli obiettivi individuati nel Piano anche in attuazione del “Programma nazionale di prevenzione dei rifiuti”, sono la riduzione della produzione e della pericolosità dei rifiuti speciali, l’aumento della preparazione per il riutilizzo dei rifiuti speciali; l’aumento del riciclaggio dei rifiuti speciali; la riduzione degli smaltimenti in discarica dei rifiuti speciali e la minimizzazione dei carichi ambientali e dei costi legati alla gestione integrata dei rifiuti speciali.

Per ciascuno di questi obiettivi il Piano 

individua specifiche azioni per garantire la piena attuazione delle individuate strategie attraverso, per esempio, la promozione di Accordi di programma ed Intese - sia con il mondo della ricerca (Università ed Enti di ricerca) che con i grandi produttori di beni ed i Consorzi -finalizzati a ridurre la produzione e la pericolosità dei rifiuti nonché ad individuare ed implementare nuove tecnologie di gestione dei rifiuti mirate al riciclaggio degli stessi. Particolare attenzione viene posta, dunque, nel conseguire il recupero dei flussi di rifiuti speciali anche attraverso lo sviluppo dei centri di preparazione per il riutilizzo.

La proposta di Piano individua, altresì, specifiche azioni relativamente ai rifiuti da costruzione e demolizione, oli usati, rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, veicoli fuori uso, rifiuti sanitari che rappresentano flussi prioritari anche nel Programma nazionale per la gestione dei rifiuti.

La filiera dei rifiuti speciali risulta, inoltre, interessata dalle recenti modifiche normative, le quali ha innovato la disciplina dei rifiuti speciali assimilati agli urbani comportandone da un lato una riduzione del gettito TARI dei Comuni con conseguenze economico-finanziarie rilevanti, dall’altro un aumento dei quantitativi di rifiuti afferenti al sistema dei rifiuti speciali.

Secondo l’Assessora, il Piano intende anche perseguire e rafforzare gli strumenti già adottati per il contrasto al fenomeno dell’abbandono dei rifiuti sul territorio e nel mare; in quest’ottica le misure previste nel Piano si coordinano con quanto stabilito nel piano dei rifiuti urbani adottato.

Un ulteriore importante innovazione è l’aggiornamento dei criteri localizzativi per l’insediamento degli impianti destinati al trattamento dei rifiuti speciali, che dovranno essere coerenti con quelli individuati nel Piano di gestione dei rifiuti urbani: ciò permetterà di garantire piena uniformità applicativa di detti criteri nell’ambito di tutti i procedimenti amministrativi sia di competenza regionale che provinciale, superando le difficoltà interpretative che in passato hanno spesso caratterizzato l’attività amministrativa.

 

Vissuto tra il 1265 (nacque a Firenze tra il 21 maggio ed il 21 giugno) ed il 1321 (morì a Ravenna nella notte tra il 13 ed il 14 settembre) Dante Alighieri si trovato a trascorrere la sua vita in pieno Basso Medioevo, com’è noto datato tra l'anno 1000 circa e la scoperta dell'America nel 1492, che è stato un periodo molto dinamico rispetto a quello dell'Alto Medioevo, durante il quale l'Europa aveva vissuto una profonda crisi, per cui nelle campagne prevaleva un'economia agricola feudale, le città erano spopolate, soltanto monasteri e castelli erano centri importanti, ma basati su un sistema di auto-sostentamento, cioè producevano beni per autoconsumo; infatti, a partire dall’XI secolo si verificò un po’ in tutta l'Europa una forte crescita economica che comportò lo sviluppo delle città ed una rinascita culturale, l’aumento della popolazione, come pure del commercio. Fattori rilevanti furono l'incremento demografico ed il rinnovamento dell’agricoltura, una vera e propria “rivoluzione agricola; pertanto, le produzioni aumentarono grandemente, favorite anche dalle migliorate condizioni climatiche, in quanto dopo un periodo molto freddo, tra il 1000 ed il 1300 si verificò una fase tanto calda al punto che i Vichinghi realizzarono delle fattorie addirittura in Groenlandia!

La Rivoluzione agricola.

Determinanti furono le innovazioni di carattere tecnico che permisero l’aumento della produttività delle maggiori superfici coltivabili che furono rese disponibili grazie ai disboscamenti e alle bonifiche delle aree acquitrinose effettuate per iniziativa dei proprietari terrieri. Tra l’altro furono ideati diversi strumenti, come l’aratro pesante e l’erpice, per lavorare meglio i terreni, ed il giogo frontale per i buoi, il collare a spalla e la ferratura dei teneri zoccoli dei cavalli, per proteggerne l’integrità, per aumentare l’efficienza del lavoro animale. Grazie alle innovazioni furono ideati nuovi modelli di gestione delle coltivazioni, come la “rotazione triennale” e la “Piantata”. La Rotazione triennale sostituì un po’ dappertutto il sistema della rotazione biennale, in uso nel mondo romano; in concreto, diviso in tre parti, invece di due, il terreno assicurava durante l’anno la produzione di due tipi di cereale, spesso frumento ed orzo, e quella di una leguminosa come la fava, i ceci, i piselli, ecc. Tra l’altro, all’epoca i contadini avevano notato che un cereale seminato dopo una leguminose produceva maggiormente; più tardi, nel XVII secolo, fu scoperto il ruolo dell’azoto nell’aumento della produzione. I benefici per i contadini ed i consumatori erano la riduzione del rischio che un cattivo raccolto di un’annata provocasse una carestia e l’introduzione nella dieta delle proteine dei legumi. Insieme, poi, ad un migliore sfruttamento del terreno, questa soluzione permetteva una maggiore disponibilità di foraggio utile per alimentare buoi e cavalli adibiti ai lavori agricoli. La “Piantata” fu un’altra innovazione tecnica di esemplare rilievo; diffusasi soprattutto nel settentrione, si tratta (ancora oggi è presente specie nella valle padana) di un’alberatura, circondata da un fossato, allineata ai bordi dei campi, cui si appoggia le piante di vite che hanno perciò la possibilità di allungare i propri tralci da un albero all'altro. Le viti, perciò, risultavano “maritate” ad un sostegno vivo, in genere all’olmo, all’acero, al salice, al pioppo, ai gelsi e più raramente ad alberi da frutto, come il ciliegio ed il pero. I vantaggi di questo sistema erano quelli di potere coltivare nello stesso campo diverse specie; in pratica tra i filari venivano seminati cereali, leguminose o altre colture erbacee, mentre lungo i filari l’uva, i frutti degli alberi tutori e le foglie che spesso venivano raccolte ancora verdi per essere destinate all’alimentazione invernale degli animali della stalla o ai bachi da seta, nel caso del gelso. 

In definitiva, l’agricoltura che si praticava ai tempi di Dante apportò notevoli benefici un po’ per tutti gli europei. I cambiamenti che avvennero furono molto importanti e mutarono fortemente la situazione presente nell’Alto medioevo, durante il quale, con riferimento all’Italia, le produzioni agricole, anche a causa delle invasioni barbariche, poggiavano essenzialmente sulla cerealicoltura (con prevalenza di cereali inferiori quali il miglio, il panico, l’orzo e la segale), su una viticoltura localizzata su piccoli spazi e su una presenza sporadica dell’olivo ovviamente esteso soprattutto nel meridione, il tutto destinata quasi esclusivamente a soddisfare il fabbisogno locale; in quei secoli un ruolo importante per l’alimentazione umana spettava alla caccia, alla pesca, allo sfruttamento delle risorse dei terreni incolti e dei boschi, in cui bovini e suini venivano portati a pascolare; specialmente da parte delle famiglie contadine che risiedevano nei villaggi, lo sfruttamento di quelle zone era di vitale importanza per lottare contro la fame e la povertà.

Nel Basso Medioevo, invece, si verificarono trasformazioni non di poco conto; anche le colture tradizionali quali il frumento, la vite, l’olivo, gli alberi da frutta furono gestite più modernamente pure e soprattutto per andare incontro alle maggiori esigenze dei mercati. Venne decisamente meno il ruolo egemone del frumento, che in età romana aveva goduto di attenzioni preferenziali, finalizzate al rifornimento dei mercati urbani, ed incontrarono un maggior favore la segale, l’orzo, l’avena, il farro, la spelta, il miglio, il panìco ed il sorgo: straordinario fu in particolare il successo della segale, vera «invenzione» medievale, che gli agronomi latini conoscevano solo come erba infestante; analoga fu la vicenda dell’avena, messa a coltura nei primi secoli del Medioevo. Al Sud, aumentano le superfici coltivate al frumento della varietà dura (Triticum durum) che di preferenza cresce sui suoli mediterranei e che nei secoli successivi diventerà la preziosa materia prima per confezionare pasta secca a lunga conservazione. Cambiò la destinazione dell’orzo: utilizzato in età romana prevalentemente come foraggio, esso entra con regolarità anche nella dieta degli umani, almeno quelli di ceto inferiore ossia i contadini. Furono anche introdotte nuove colture o se ne potenziarono alcune altre quasi del tutto scomparse: dal sorgo al grano saraceno, alle piante introdotte dal mondo bizantino e arabo in Sicilia e nel Mezzogiorno (riso, canna da zucchero, cotone, agrumi); e poi più tardi il gelso e la bachicoltura che conobbero un forte diffusione a partire dal XIV secolo. Lo stesso si può dire di una serie di piante tessili (lino e canapa) e tintorie (guado, zafferano) che si svilupparono per effetto della grande crescita della manifattura urbana. Inoltre si fece strada il fagiolo cosiddetto «dall’occhio», della varietà Dòlico, unica autoctona dell’area mediterranea, il piccolo fagiolo con macchia nera, a cui sul finire del XV secolo si affiancheranno i più grandi fagioli di origine americana. La viticoltura si arricchì di vitigni pregiati e cominciò a produrre per l’esportazione sulle medie distanze; l’olivicoltura iniziò un periodo di lenta ma costante espansione. In alcune aree del Mezzogiorno si sviluppò una frutticoltura (soprattutto frutta secca) destinata all’esportazione. In particolare nella zona della Puglia mediana, si andò a delineare un’agricoltura tendenzialmente specializzata, che puntava sulla costa (Trani, Barletta, Bisceglie) per la produzione di vino e in Capitanata sul grano. Nell’entroterra barese, da Bitonto fino al limite delle Murge, l’olivo si avviò a divenire la coltura dominante, così come in terra d’Otranto. Non mancarono altre colture di pregio: orti in settori specializzati alle porte di Bari, cotone e lino più a sud ad Alimini, gelsi e zafferano a Gallipoli mentre l’allevamento ovino rinnova i ritmi antichi della transumanza che lega il Tavoliere e le Murge alle montagne abruzzesi, molisane, lucane. Sul progressivo arricchimento del ventaglio dei prodotti coltivati influirono in larga misura, le richieste della commercializzazione sempre più differenziata dei mercati urbani.

Ovviamente, la Rivoluzione agricola non si sviluppò in modo esteso, in quanto in varie parti d’Italia, Sicilia, Sardegna e le aree montagnose del Mezzogiorno, il sistema colturale continuò ad essere per esempio quello dell’alternanza grano-maggese, come pure perdurò l’uso del tradizionale aratro-chiodo.

In ogni modo, è indubbio che il forte aumento della produzione dovuto alla Rivoluzione agricola generò un forte incremento nel commercio ed un grande benessere nella popolazione al punto che tra il 1000 ed il 1300 la popolazione italiana si raddoppiò, in Francia, Germania ed Inghilterra addirittura triplicò, ed in tutta l’Europa crebbe da circa 38 a 73 milioni di abitanti.

 

Pasquale Montemurro

Accademico dei Georgofili

già Professore Ordinario Uniba

Giornale on line

 
 
 "Non possiamo permettere che la Commissione europea permetta di utilizzare la denominazione protetta 'Prosecco' per promuovere un altro vino". Così Paolo De Castro (eurodeputato PD) e Herbert Dorfmann (eurodeputato SVP) da Strasburgo, dove durante la sessione plenaria la Commissione europea è stata chiamata a chiarire sul punto.

“Ormai sono mesi che chiediamo alla Commissione di bloccare il riconoscimento della menzione tradizionale croata 'Pros?k”– sottolineano De Castro e Dorfmann – si tratta di un chiaro intento di utilizzare una denominazione che mette sul mercato 600 milioni di bottiglie l’anno per vendere un prodotto totalmente diverso. Da parte nostra non abbiamo nulla in contrario che la Croazia registri un proprio prodotto, ma non deve essere una mera traduzione di un prodotto già sul mercato".
 
“Siamo confortati che l’Italia si sia subito opposta a questo tentativo e ribadiamo quanto già espresso dalla Commissione europea: si rigetti subito questa richiesta che rischia tra le altre cose di minare la credibilità delle denominazioni europee sui mercati europei e mondiali. Come potremo altrimenti difenderci dall’Italian sounding ovvero le imitazioni dei prodotti italiani nel mondo se non riusciamo a farlo sul mercato europeo?” concludono gli europarlamentari De Castro e Dorfmann.

Prende forma  la strategia di potenziamento della rete ospedaliera in Puglia, in attuazione del Regolamento regionale di riordino del sistema ospedaliero”. Ne dà notizia l’assessore alla Sanità della Regione Puglia, Rocco Palese, all’indomani della seduta della Giunta regionale che ha dato via libera alla prima fase di riorganizzazione della rete ospedaliera.

“Si tratta – commenta l’assessore Palese – dell’avvio di un percorso di rivisitazione dell’intera rete, secondo tre precisi step. Innanzitutto si è inteso rideterminare  il numero dei posti letto delle strutture pubbliche e private accreditate, sulla scorta di una redistribuzione dei medesimi già previsti da atti di precedenti programmazione, al fine di qualificare ulteriormente l’offerta assistenziale. Inoltre,  si è inteso intervenire su una delle priorità del Servizio Sanitario Regionale, ovvero la definizione di  strategie di decongestionamento dei Pronto soccorso, attribuendo almeno un modulo di n. 10 posti letto  del codice disciplina di Medicina e Chirurgia d'accettazione e d'urgenza  ai Dea di Secondo Livello e agli Ospedali di Primo livello (con un numero di accessi giornalieri significativo). Il percorso di riorganizzazione proseguirà, per le successive due fasi, con l’attribuzione dei posti letto per singola struttura, da realizzarsi entro il 30 giugno prossimo, a seguito di apposite interlocuzioni con le direzioni strategiche, dando priorità alle strutture pubbliche e,  in subordine, alle strutture private accreditate. Come terzo step si provvederà con la stesura di un unico provvedimento di riordino della rete ospedaliera”.

“Dunque – sottolinea l’assessore – prevediamo di incrementare i posti di terapia intensiva, di riconvertire una quota parte dei posti letto in area medica in semintensiva e di potenziare il numero di quelli per acuti, per la riabilitazione e la lungodegenza, sulla base della valutazione epidemiologica dei bisogni della salute dei cittadini pugliesi. Questo ci consentirà, tra le altre cose, di perseguire e raggiungere gli obiettivi indicati nel regolamento ministeriale in materia di standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all'assistenza ospedaliera. Vorrei, inoltre, sottolineare che il piano di riorganizzazione che abbiamo avviato riguarda, altresì, l‘istituto I.R.C.C.S. ‘S. De Bellis’. Su proposta della direzione strategica dell’Istituto De Bellis, è previsto un incremento dei posti letto al fine di implementare la chirurgia bariatrica ed efficientare il percorso terapeutico dei soggetti obesi, con l’istituzione del “Centro di Riferimento Regionale per le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali” presso la Unità Operativa “Inlammatory Bowel Diseases” (IBD) dell’IRCCS di Castellana Grotte.  Per gli Ospedali Riuniti di Foggia accogliamo la richiesta di rimodulazione dei posti di riabilitazione, prevedendo espressamente i posti letto codice 28 e codice 7,5, nonché incrementando i  posti letto di neurologia della stroke unit, modello avanzato di trattamento dei disturbi cerebrovascolari. Istituiamo, inoltre, presso l’Ospedale di San Severo l’Unità di Neurologia con una stroke unit di primo livello. Il nostro obiettivo è quello di migliorare, secondo i principi della sostenibilità sociale, economica e finanziaria, tutto il sistema sanitario regionale al fine di renderlo quanto più rispondente ai bisogni dei cittadini in termini di qualità, sicurezza ed efficienza".

La Regione Puglia investe nella formazione forestale, offrendo agli operatori del settore una tre giorni sul campo all'interno dei Cantieri Forestali Dimostrativi di Mercadante e della foresta Umbra.

Sono, difatti, tre le giornate organizzate dal Dipartimento regionale Agricoltura in collaborazione l’Agenzia regionale per le attività irrigue e forestali (Arif): martedì 8 e mercoledì 9 marzo nella foresta demaniale di Mercadante, in agro di Cassano delle Murge (BA) e il giorno 11 marzo nella foresta Umbra, in agro di Vico del Gargano (FG). Nel corso della prima giornata formativa di martedì 8 marzo, alle ore 8.30, è previsto il saluto dell’assessore regionale all’Agricoltura, Donato Pentassuglia, insieme, tra gli altri, al comandante generale dei Carabinieri forestali, Antonio Danilo Mostacchi, al dirigente della Sezione Gestione sostenibile e tutela delle risorse forestali, Domenico Campanile, il presidente Parco dell'Alta Murgia, Francesco Tarantini, e il direttore di Arif, Francesco Ferraro.

“Abbiamo coinvolto, grazie al supporto tecnico e operativo di Arif – commenta l’assessore Pentassuglia -, oltre 350 imprese boschive che assisteranno, all'interno dei cantieri forestali, a cinque stazioni formative, tenute da qualificati istruttori forestali, su diverse importanti tematiche quali l'utilizzo dei dispositivi di protezione individuali nei lavori boschivi e le tecniche di esbosco e di abbattimento. Ho da sempre fortemente sostenuto la necessità di supportare e sostenere, come Regione, azioni di formazione mirate per il sistema forestale e agricolo, strategia che considero vincente per la crescita delle nostre imprese. Ringrazio gli operatori dell’Arif, gli esperti coinvolti, come anche il sistema universitario regionale e di ricerca, i cui contributi sono indispensabili anche per la messa a punto di politiche e azioni in favore del nostro sistema imprenditoriale e finalizzate allo sviluppo del sistema agro forestale”.

Originario di Bitonto, imprenditore olivicolo, succede a Raffaele Carrabba scomparso di recente.
Alla vicepresidenza Giannicola D’Amico e Benedetto Accogli, direttore regionale Danilo Lolatte
Lotta alla Xylella, rilancio dell’agricoltura, centralità della questione idrica-irrigua in Puglia
E’ Gennaro Sicolo il nuovo presidente regionale di CIA Agricoltori Italiani della Puglia. L’imprenditore
olivicolo di Bitonto è stato eletto oggi, venerdì 8 aprile 2022, nella sala convegni dell’Hotel Majesty di
Bari, dove si è tenuta l’ottava Assemblea Elettiva Regionale dell’organizzazione sindacale degli
agricoltori. Gennaro Sicolo, che succede a Raffaele Carrabba, sarà coadiuvato da Benedetto Accogli
che è stato eletto vicepresidente, dal vicepresidente vicario Giannicola D’Amico e da Danilo Lolatte in
qualità di direttore regionale. “L’agricoltura è vanto e orgoglio della nostra regione”, ha dichiarato il
presidente Gennaro Sicolo, “il nostro ruolo è quello di far sentire la voce degli agricoltori, far valere le
loro istanze presso le istituzioni, aiutare i settori di tutto il comparto ad affrontare le difficoltà e vincere le
sfide sempre più complesse di questi tempi dominati da incertezze crescenti, ma caratterizzati anche
da grandissime opportunità che dobbiamo saper cogliere”. Alle dichiarazioni del presidente Sicolo, si
sono unite quelle del vicepresidente vicario Giannicola D’Amico: “Con l’elezione di Gennaro Sicolo
abbiamo portato a compimento una fase congressuale che ha mobilitato prima i territori locali, poi le
aree provinciali e, infine, il livello regionale, con una passione e una partecipazione davvero
significative”. Il vicepresidente Benedetto Accogli: “L’assemblea regionale è un momento di sintesi e di
rilancio di tutte le questioni che ci stanno più a cuore, a partire dal rilancio del comparto agricolo e
zootecnico di una grande regione come la nostra. Il 2022 è decisivo per il futuro dell’agricoltura”.
Tutti i delegati e i dirigenti hanno ricordato Raffaele Carrabba, scomparso recentemente dopo essere
stato alla guida regionale dell’organizzazione per due mandati. “Come hanno evidenziato il presidente
Sicolo e il vicepresidente D’Amico”, ha dichiarato il direttore Danilo Lolatte, “la famiglia di CIA Puglia si
è rinnovata per continuare a rappresentare con determinazione le istanze degli agricoltori, di tutti gli
imprenditori agricoli della Puglia, con un’attenzione molto forte verso anziani, giovani e donne”. Tanti i
temi affrontati durante le relazioni, dal PSR all’utilizzo dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e
Resilienza; dal rilancio dell’olivicoltura, anche attraverso il piano di contrasto alla diffusione del vettore,
alla necessità di lottare per difendere la redditività in agricoltura e il reale valore dei prodotti agricoli. Al
centro del dibattito anche le crisi del lattiero-caseario e del settore ortofrutticolo.
Resta un tema centrale, per tutti gli agricoltori, l’urgenza di una radicale semplificazione burocratica che
metta gli imprenditori agricoli nelle condizioni di svolgere più agevolmente il loro lavoro. E’ stato
ricordato che ogni agricoltore per la burocrazia spende 2 euro per ciascuna ora di lavoro, 20 al giorno,
600 al mese, 7200 euro l’anno per “fare” le carte.
Tra le questioni trattate, anche la drammatica e crescente incidenza delle calamità naturali causate dai
cambiamenti climatici. Non meno cogente è la problematica attinente ai danni causati dalla fauna
selvatica. Il proliferare di lupi, cinghiali, storni e della fauna selvatica in generale, in questi anni, sta
rappresentando una calamità aggiuntiva. Resta fondamentale, inoltre, il tema della risorsa idrica per
l’agricoltura. In alcuni territori della Puglia le infrastrutture irrigue risalgono agli anni ’50. Occorre
potenziare il sistema di recupero delle acque reflue e mettere nelle condizioni tutti i Consorzi di Bonifica
presenti sul territorio pugliese di predisporre progettualità utili a migliorare le infrastrutture e consentire
il più possibile l’utilizzo delle acque provenienti dagli invasi piuttosto che quelle dei pozzi. Una delle
esigenze più avvertite dal mondo agricolo, inoltre, è una svolta per ciò che attiene alla sicurezza delle
aree rurali. I
furti di trattori, macchinari e prodotti agricoli sono un fenomeno drammatico, così come i
danni dolosi a vigneti e uliveti. Le aree rurali non devono essere abbandonate. Servono un maggiore
presidio delle forze dell’ordine e una migliore azione di prevenzione e di intelligence.

 

Una quattro giorni sorprendente per il settore vitivinicolo pugliese in occasione della 54esima edizione del Salone internazionale dei vini e dei distillati di Verona. Cala oggi il sipario su uno dei più rinomati appuntamenti dedicati al vino, il Vinitaly, particolarmente atteso dalle imprese vinicole, dai buyers, specie stranieri, dalla stampa specializzata e dai migliaia di cultori e amanti del buon vino.

 

Al Padiglione 11 della fiera veronese, la Puglia, con le sue 110 imprese vitivinicole, ha accolto ogni giorno migliaia di visitatori tra gli stand, negli spazi dedicati all’enoteca di Puglia e ai cooking show - allestiti per l’occasione con il supporto della Regione Puglia -, come anche nella sala incontri che ha ospitato conferenze e approfondimenti tematici tenuti, tra gli altri, da associazioni regionali di promozione, consorzi di tutela del vino e associazioni di categoria agricole.

 

“Un bilancio più che positivo – commenta l’assessore all’Agricoltura della Regione Puglia, Donato Pentassuglia, a margine della quarta ed ultima giornata del Vinitaly - nonostante due anni difficilissimi per tutto il comparto produttivo regionale. Abbiamo un’offerta enologica qualitativa e quantitativa come poche regioni in Italia. Secondo il ‘Rapporto ISMEA-Qualivita 2021’ siamo tra i primi per impatto economico, con 594 milioni di euro di valore alla produzione 2020 e un aumento percentuale del +27,6% rispetto al 2019. I numeri ci confermano risultati straordinari per export e per l’aumento degli addetti della filiera: sono dati in crescita rispetto al 2020. L’emergenza pandemica non ha affatto congelato, per il settore vinicolo, il canale Ho.re.ca considerati gli oltre 208 milioni di euro di export totale nel 2021, ovvero 2,6 milioni di euro in più rispetto all’anno precedente. Tra le migliori performance registrate quelle verso gli Stati Uniti, con un +3.586.385 rispetto al 2020, ma anche verso la Corea del Sud (+1.803.395) e Cina (+1.634.231).

 

“Sono soddisfatto per le attestazioni ricevute, per la visibilità che le nostre imprese hanno ottenuto e che meritano. I numerosi buyers stranieri, da circa 139 Paesi, che hanno degustato e preso accordi con le nostre imprese sono un ulteriore elemento che ci fa ben sperare, nonostante, com’è noto, sia mancata una rappresentanza rilevante di operatori economici, da sempre particolarmente ricettivi alla nostra offerta enoica di qualità, a causa del conflitto bellico purtroppo ancora in atto”.

 

“Al Padiglione 11, con lo slogan Puglia Wine World, la Regione Puglia - prosegue Pentassuglia - ha supportato numerose attività di valorizzazione delle eccellenze vinicole ed enogastronomiche, suggellando lo stretto legame tra vino, cibo e turismo, attraverso l’allestimento di una grande vetrina di sapori, odori, colori che hanno catturato migliaia di bocche e palati in questi giorni”.

 

Sono state centinaia le bottiglie stappate delle oltre 10 mila etichette pugliesi presenti, nello spazio Enoteca di Puglia,  grazie alle attività degustative e formative tenute dalle associazioni regionali dei sommelier, come AIS Puglia e Fondazione Italiana sommelier. Quest’ultima, in particolare, negli 8 incontri organizzati nell’Enoteca regionale del padiglione pugliese, ha passato in rassegna tutti i territori di produzione vitivinicola, facendo degustare oltre 400 etichette pugliesi, con circa 1600 bottiglie stappate. Sono stati oltre 3000 i partecipanti (tra enoteca regionale e Sala degustazione del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali), 40 buyers internazionali e 20 giornalisti del vino mondiali alla scoperta del vino, dei numerosi vitigni di cui è ricca la Puglia, delle storie delle cantine e dell’impegno dei produttori.

 

Anche l’Associazione Italiana Sommelier ha contribuito a dare spazio e valore ai vini di Puglia offrendo al pubblico, anche straniero e in lingua inglese, numerosi wine tasting e wine talk, con focus tematici su alcune delle varietà maggiormente attenzionate, specie dai marcati esteri, ovvero Negroamaro, Primitivo di Manduria, Nero di Troia. Nel corso della manifestazione è stato presentato, altresì, il libro dell’esperto enologo Giuseppe Baldassarre, dedicato alla “Bollicine di mare”.

 

“Il vino di Puglia è cultura e storia della nostra terra - conclude l’assessore Pentassuglia – ma è anche turismo ed enogastronomia. Per questo motivo, oltre ai momenti degustativi, abbiamo voluto offrire, nel corso della kermesse veronese e grazie all’associazione Puglia Expò, assaggi culinari di prodotti tipici della tradizione pugliese, rivisitati dalle mani esperte dello chef Massimo Andrea di Maggio”. Sono stati difatti organizzati ben 16 cooking show, quattro per ogni giornata, che hanno coinvolto quotidianamente grandi e piccoli, negli assaggi di prodotti ortofrutticoli, caseari, da forno, con materie certificate e a marchio di qualità Puglia: una passerella di piatti conditi con olii EVO certificati e abbinati a vini made in Puglia. I cooking show hanno coinvolto un centinaio di imprese enogastronomiche pugliesi e agriturismi.

Un viaggio nell’affascinante terra dell’Alta Murgia, alla scoperta di volti, storie, itinerari, celebrità e prodotti tipici d’eccellenza.

E’ stato presentato in conferenza stampa in Regione Puglia  il volume de ‘Le Guide di Repubblica ai sapori e ai piaceri’, dedicato al Parco Nazionale dell’Alta Murgia. Una nuova Guida per raccontare l’anima del Parco, di un territorio e di un paesaggio di autentica bellezza in Puglia.

L’appuntamento è stato a Bari, nella sede del Dipartimento Turismo, Economia della Cultura e Valorizzazione Territoriale della Regione Puglia, in Fiera del Levante (Padiglione 107).

Sono intervenuti: l’assessore al Turismo, Sviluppo e Impresa turistica della Regione Puglia; Francesco Tarantini, presidente del Parco Nazionale dell’Alta Murgia; Aldo Patruno, direttore del Dipartimento Turismo e Cultura della Regione Puglia; Giuseppe Cerasa, direttore Le Guide di Repubblica; Luca Scandale, direttore generale di Puglia Promozione. Alla conferenza hanno partecipato anche i protagonisti che animano la Guida.

L’accreditamento del GAL Terra d’Arneo nell’ambito del Programma Erasmus Plus 2021/2027 entra nel vivo con la pubblicazione del primo Bando. Un percorso pluriennale che consentirà di formare, attraverso risorse comunitarie, i ragazzi neodiplomati in importanti realtà estere, facendoli crescere ed al tempo stesso generando un prezioso ritorno per la Terra d’Arneo 

 Aperte le candidature per le prime tre borse di studio Erasmus+ in dotazione al GAL Terra d’Arneo, destinazione Malta. Questo primo bando con scadenza il prossimo 26 maggio, infatti, consentirà di individuare tre giovani neodiplomati che abbiano conseguito il titolo da non più di 12 mesi dalla data di partenza prevista per il 30 giugno prossimo. La borsa di studio consentirà ai beneficiari di effettuare un’esperienza di formazione e lavoro della durata di due mesi in importanti realtà imprenditoriali a Malta. L’opportunità, di straordinaria rilevanza culturale e lavorativa, è resa possibile grazie alle risorse europee del Programma Erasmus+, il quale sostiene tutte le spese, compresi volo aereo di andata e ritorno, alloggio e vitto nel Paese di destinazione. 

Questo percorso, iniziato nel 2020, ha visto il GAL vincere l’accreditamento per il periodo 2021/2027 con un partenariato composto dai Comuni di Copertino, Galatone, Gallipoli, Guagnano, Nardò e Salice Salentino (tutti facenti parte del comprensorio del GAL), dalle istituzioni scolastiche rappresentate dall’Istituto Bachelet di Copertinodall’Istituto Medi di Galatonedall’Istituto Vespucci di Gallipolidall’Istituto De Pace di Lecce e dagli Istituti Galilei, Moccia e Vanoni di Nardò, tutte già attive nell’utilizzo di fondi comunitari in favore della formazione dei propri studenti. Il buon esito dell’operazione è stato reso possibile, infine, grazie alla presenza nel gruppo di lavoro di realtà fondamentali nel tessuto formativo-professionale del nostro territorio, quali Confartigianato LecceConfcommercio LecceIstituto Calasanzio di Campi Salentina e l’Associazione Pizzaioli Professionisti. Importante sottolineare che in questa prima annualità di progetto, il GAL metterà a disposizione un totale di 26 borse di studio che andranno ad aumentare progressivamente negli anni a venire, fino al 2027, e che, pertanto nelle prossime settimane seguirà la pubblicazione di nuovi bandi per la copertura dei posti residui. Le mete programmate sono Albania, Francia, Malta e Spagna. 

“Con la pubblicazione di questo primo bando entra nel vivo la partecipazione del GAL e dei suoi partners al Progetto Erasmus+, afferma il Presidente del GAL Cosimo Durante, un’occasione unica per i nostri giovani di formarsi all’estero gratuitamente e di arricchire, al loro ritorno, anche la Terra d’Arneo con questi nuovi saperi acquisiti in questa prestigiosa esperienza. Un ringraziamento doveroso a coloro che ci hanno supportati in questa candidatura, Amministrazioni comunali, scolastiche e organizzazioni formativo-professionali del territorio, con le quali prosegue un connubio in essere da anni per il bene del nostro comprensorio, ma soprattutto un pensiero di gratitudine ai ragazzi che decideranno di partecipare, perché è dalla loro voglia di fare che inevitabilmente passerà il futuro della nostra terra”. 

Gli avvisi con le indicazioni utili alla partecipazione sono consultabili sul sito web del GAL all’indirizzo: www.terradarneo.it nella sezione Erasmus + 

 

Nell’ultimo decennio, nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite da vino sono stati inseriti 169 nuovi vitigni, di cui ben 112 autoctoni. Ciò sottolinea l’importanza che questi ultimi rivestono nel panorama viticolo italiano, sia per meglio valorizzare il legame “vitigno autoctono - paesaggio” che per differenziare l’offerta enologica e conservare la biodiversità, fondamentale nel contrastare l’erosione genetica per futuri programmi di miglioramento.

Il volume descrive 126 vitigni, originari di specifici territori di tutte le regioni italiane e a diffusione limitata, ovvero non superiore a 200 ettari di superficie coltivata, organizzati in schede di sintesi. Oltre alla caratterizzazione morfologica ed attitudinale, ciascuno di essi è accompagnato da informazioni storiche, nonché da una appropriata documentazione fotografica.

Anche se solo una parte dei vitigni autoctoni è per ora coltivata per produrre uva da vino, il libro vuole essere un primo, originale compendio sulle principali entità genetiche viticole a limitata diffusione ed impiego presenti in tutti i territori italiani, e rappresentare un compagno per eventuali viaggi verso la scoperta di vini diversi o anche unici dell’Italia intera.

Indice: Vitigni di: Piemonte - Valle d'Aosta - Liguria - Lombardia - Trentino - Alto Adige - Veneto - Friuli-Venezia Giulia - Emilia-Romagna - Toscana - Umbria - Marche - Lazio - Abruzzo - Molise - Campania - Puglia - Basilicata - Calabria - Sicilia - Sardegna.

I Edizione

€ 42,00 - Edagricole di New Business Media srl

ISBN: 978-88-506-5625-7

Pagine 308 - formato 23 x 26,5 cm

Tel. 051.65751 - e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.">Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.   -  www.edagricole.it

A CURA DI

Alberto Palliotti è professore di Viticoltura presso l’Università degli Studi di Perugia.

Oriana Silvestroni è professore di Viticoltura presso l’Università Politecnica delle Marche.

Stefano Poni è professore di Viticoltura presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza.

 

 

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