“Grazie ad un ulteriore impegno pari a 20 milioni di euro ed  alla proroga delle attività fino al 15 maggio 2021, abbiamo garantito la continuità temporale tra le attività del vecchio Garanzia Giovani e il nuovo programma”, fa sapere l’assessore all’istruzione, alla formazione e al lavoro Sebastiano Le

“La Giunta Regionale infatti, su mia proposta, ha approvato la proroga relativa alle attività della passata edizione di Garanzia Giovani: i giovani NEET pugliesi potranno quindi continuare a beneficiare dell’orientamento, dei percorsi formativi e dei tirocini fino alla data del 15 maggio 2021. Il termine delle attività era fissato al 30 novembre 2020”, continua l’assessore.

“Questo risultato è reso possibile grazie all’ulteriore impegno di spesa pari a 20 milioni di euro, che garantirà le attività fino all’avvio effettivo delle azioni del nuovo programma Garanzia Giovani, previsto nella primavera del 2021. Dato lo straordinario successo del Piano, negli ultimi due anni, oltre alla dotazione del programma europeo Youth Guarantee da tempo esauritasi, la Regione Puglia ha investito ulteriori 77,6 milioni di euro a valere sul POR Puglia 2014-2020 e sul Patto per la Puglia FSC 2014-2020. Con questi ulteriori 20 milioni di euro, la cifra complessiva sale a 97,6 milioni di euro oltre la dotazione standard del programma europeo Garanzia Giovani”, commenta Leo.

“Nel frattempo – conclude l’assessore – gli uffici regionali saranno impegnati nella valutazione dei soggetti erogatori dei servizi a valere sul nuovo programma, le cui istanze potranno essere presentate a partire dal 16 dicembre prossimo fino al 22 gennaio 2021. L’obiettivo finale è rendere operativo il nuovo programma e le nuove attività in assoluta continuità con il vecchio. Garanzia Giovani rappresenta una delle migliori esperienze messe in campo dal Governo regionale, in grado di offrire risposte dirette ed efficaci a quella platea di giovani pugliesi, i cosiddetti NEET, senza occupazione e non inseriti in nessun percorso di istruzione formale e della formazione professionale. Con la passata edizione di Garanzia Giovani, dal 2014 al 2019, la Regione Puglia ha preso in carico 112.248 giovani, sono state realizzate 24.179 misure di formazione, 2.421 azioni di accompagnamento al lavoro, 36.327 tirocini extra-curriculari, 526 servizio civile, 159 azioni di sostegno all’auto-impiego e all’auto-imprenditorialità, stanziando oltre 11 milioni di euro in incentivi all’assunzione”.

Dopo la pubblicazione sulla Rete Rurale Nazionale della Tabella Agea che riporta i dati provvisori relativi all’avanzamento della spesa (pubblica e quota Feasr) programmata ed effettivamente sostenuta dalle Regioni e dalle Province autonome al 31 dicembre 2020, si sono levati numerosi malumori e motivate proteste.

Dalla Tabella pubblicata emerge infatti che la Puglia è l’unica, fra le Regioni e Province autonome italiane, a non aver raggiunto il target di spesa previsto al 31/12/2020. Il disimpegno è pari ad euro 95.632.500,24 di quota FEASR, corrispondente ad una spesa pubblica di euro 158.070.248,33.

La Regione Puglia, si apprende, chiederà una deroga alla Commissione Europea per il secondo anno consecutivo, perché già l'anno scorso non aveva speso tutte le risorse, ben 82 milioni di risorse FEASR pari a 142 milioni complessivi di risorse pubbliche, sottolineando che la Regione Puglia sta avviando la procedura con Bruxelles per scongiurare il disimpegno automatico e restituire le risorse, decisione sulla quale la Commissione Ue dovrà compiere proprie valutazioni di merito, godendo di evidenti margini di discrezionalità.

 

Ma in questa circostanza, secondo il presidente di Coldiretti Puglia Savino Muraglia, necessita un pressing serrato dei deputati pugliesi bipartisan al Parlamento Europeo per non perdere fondi europei preziosi per lo sviluppo rurale che la Puglia rischia di restituire all’UE, a causa delle difficoltà nell’utilizzarli e farli arrivare alle aziende agricole strette in questo momento nella morsa della crisi causata dall’emergenza Covid-19.

 

“La Puglia è l’unica Regione d’Italia a non aver speso tutte le risorse del PSR a disposizione entro il 31 dicembre 2020. Restituire anche un solo euro a Bruxelles sarebbe in questo momento inaccettabile, considerato lo scenario di crisi aggravato dall’emergenza Covid, un inequivocabile segnale di inadeguatezza e un danno per i nostri agricoltori, che legittimamente aspirano con queste risorse ad investire e a lavorare in agricoltura”, afferma Muraglia.

 

Ad oggi risultano erogati solo 636 milioni di euro rispetto al complessivo di 1,6 miliardi di euro, con la burocrazia e gli errori di programmazione che hanno rubato tempo e risorse al lavoro e agli investimenti delle aziende agricole e ha impedito con le inefficienze l’avvio di nuove attività e l’ingresso dell’80% dei giovani nell’attività di impresa.

La Puglia ha speso solo il 41,7% delle risorse del Psr con un livello di spesa di molto inferiore alla media nazionale che si attesta su oltre il 50% e del 62% della spesa a livello comunitario.

E’ mancata finora una strategia chiara per uscire dal pantano dei ricorsi e risolvere le criticità di attuazione – insiste Coldiretti Puglia - con la beffa subita dagli imprenditori agricoli che non hanno potuto investire ed il fallimento sul fronte dello storico ritorno alla terra che ha portato a finanziare solo il 20% delle domande presentate dai giovani under 40.

E’ significativo, e paradossale nello stesso tempo, il fatto che nel PSR 2014-2020 la Regione Puglia è tra le regioni italiane che dispone di maggiori risorse ed è l’ultima nella spesa delle stesse risorse.

L’Assemblea Generale dell’ONU ha dichiarato il 2021 Anno Internazionale della Frutta e della Verdura  (AIFV), e la FAO è l’agenzia capofila nelle celebrazioni, in collaborazione con altre organizzazioni e organismi del sistema delle Nazioni Unite.

L’AIFV 2021 rappresenta un’opportunità unica per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della frutta e della verdura per l’alimentazione umana, la sicurezza alimentare e la salute, nonché per realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU.?

L’Onu, quindi, dichiarando il 2021 l’anno della frutta e della verdura ha riconosciuto l’urgente necessità di aumentare la consapevolezza dei benefici nutrizionali e sanitari del consumo di frutta e verdura e di sostenere diete sane attraverso una maggiore produzione e consumo sostenibili di ortofrutta. 

Tutto questo può essere quindi un’importante opportunità per promuovere il settore dell’ortofrutta a livello globale avvantaggiando anche l’Italia, che potrà così valorizzare ulteriormente i propri prodotti con i suoi territori agricoli.

In quest’ottica, la Fao e l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), raccomandano che gli adulti consumino ogni giorno almeno 400 grammi di frutta e verdura per prevenire le malattie croniche non trasmissibili (MCNT), comprese le carenze di micronutrienti, il cancro, il diabete e l’obesità, nonché contrastare le carenze di micronutrienti. 

Nel corso dell’ultima assemblea di FruitImprese, l’organizzazione che associa le più grandi aziende ortofrutticole italiane, il presidente nazionale Marco Salvi ha rivendicato “con orgoglio il ruolo fondamentale svolto dagli operatori del settore che, sin dalle prime ore della pandemia e della crisi, si sono prodigati per garantire alla popolazione la fornitura continua di prodotti freschi e genuini nonché un reddito alle famiglie dei propri dipendenti che purtroppo è venuto meno in altri settori”.

Dopo aver commentato i numeri del settore ortofrutticolo italiano, il presidente Salvi ha ricordato che il futuro riserva tre grandi sfide. “La prima in ordine cronologico è la Brexit. La seconda sfida, di cui purtroppo si parla poco, ma che non potremo evitare, è la tempesta perfetta del packaging di plastica a cui si aggiungerà la famigerata plastic tax e, collegata alla questione ambientale – ha continuato Salvi – è anche la terza sfida in programma, la Farm to Fork Strategy, anche conosciuta come strategia “dal campo alla tavola” con cui l’Unione Europea vuole rendere l’attuale sistema alimentare più sostenibile, equo e rispettoso della salute umana e dell’ambiente”.

In tal senso – sottolinea Giacomo Suglia vice presidente nazionale FruitImprese e presidente dell’APEO (Associazione Produttori Esportatori Ortofrutticoli) – “le nostre imprese sono pronte a raccogliere la sfida, dal momento che sono già da diversi anni in prima linea nel ridurre l’impiego di sostanze chimiche privilegiando metodi alternativi come la lotta integrata. Ciò che auspichiamo è che ai nostri imprenditori si consenta di essere parte di questa rivoluzione verde, dotandoli tuttavia dei necessari strumenti di protezione delle colture, elementi imprescindibili per un settore soggetto alla crescente instabilità climatica e ad invasioni di specie aliene e fitopatologie.

E nel grande settore dell’ortofrutta italiana la Puglia è la prima regione nella classifica nazionale per la produzione di ortaggi e seconda per la frutta. Ha numeri da record su uva da tavola, pesche, ciliegie e agrumi per quanto riguarda la frutta. Le produzioni nella maggior parte dei casi sono caratterizzate da un’alta professionalità nelle fasi di coltivazione e raccolta,

Il comparto ortofrutticolo in Puglia è pari al 16% circa della superficie ortofrutticola nazionale con l’orticoltura ampiamente diffusa in tutte le province nelle aree irrigue.

E nel 2021 la Puglia dovrà celebrare la vasta gamma delle sue eccellenze ortofrutticole e del loro valore strategico rappresentato dalla sana alimentazione e dalle necessarie garanzie di qualità e sicurezza che l’agricoltura pugliese è in grado di offrire. 

Ma è inutile nascondere che ci sono delle criticità – ribadisce Giacomo Suglia presidente APEO – che riguardano gli eccessivi costi di produzione e della soffocante burocrazia, problemi che, seppur evidenziati a tutti i livelli, non hanno avuto ancora adeguate risposte da parte delle istituzioni.

Per questa celebrazione dell’ortofrutticoltura l’Onu ha adottato anche altre risoluzioni, come quella del 21 maggio come Giornata internazionale del Tè e il 29 settembre come Giornata internazionale di Consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari.

Ancora altre risoluzioni sono state incentrate sui progressi e sulle sfide legate all’agricoltura, alla sicurezza alimentare e alla nutrizione, allo sviluppo sostenibile della montagna, al ruolo della tecnologia agricola, all’importanza delle fibre naturali per i mezzi di sussistenza e l’ambiente, e sulla necessità di sconfiggere la povertà rurale.v

Coldiretti e Princes uniscono i propri sforzi per sostenere il “Made in Italy” della filiera del pomodoro valorizzandone l’elevata qualità e l’identità nazionale un accordo che garantisce una remunerazione in campo che gli agricoltori non vedevano da 22 anni, dal lontano 1998, anche per rispondere all’emergenza siccità che ha colpito duramente la provincia di Foggia. E’ quanto afferma Coldiretti Puglia nel dare notizia della definizione del contratto annuale sul pomodoro, nell’ambito dell’”Accordo di Filiera” triennale sottoscritto nel 2019, che garantisce produzioni di qualità eccellenti, sostenibilità ambientale e sostenibilità sociale, con i coltivatori che si vedranno riconosciuto un prezzo di acquisto “equo”, basato sugli effettivi costi sostenuti per rispettare il disciplinare di produzione basato su una equa pianificazione degli investimenti.

"Il contratto 2020 prevede una remunerazione di 121 euro a tonnellata per il pomodoro tondo e 125 euro a tonnellata per il pomodoro lungo – spiega Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia - con un aumento dei prezzi riconosciuti in campagna agli agricoltori del +23% rispetto al 2019. Questi prezzi saranno applicati esclusivamente ai pomodori coltivati in Puglia, Basilicata e Molise. Sarà, inoltre, riconosciuto un premio di 10 euro a tonnellata in corrispondenza dell’utilizzo della tecnica agronomica della pacciamatura. L’Accordo di filiera triennale che rappresenta uno strumento straordinario di investimento e valorizzazione della filiera pugliese del pomodoro da industria, si prefigge lo scopo di rendere più equilibrata e coerente la distribuzione del valore lungo la filiera per contrastare pratiche commerciali sleali come i casi di aste capestro on line al doppio ribasso che strangolano gli agricoltori con prezzi al di sotto dei costi di produzione, nonostante il codice etico firmato l’anno scorso fra il Ministero delle Politiche Agricole e le principali catene della grande distribuzione”, aggiunge il presidente Muraglia. “Il 40 percento del pomodoro italiano viene proprio dalla Capitanata, che da sola produce il 90% del pomodoro lungo. La provincia di Foggia – insiste il Delegato Confederale di Coldiretti Foggia, Pietro Piccioni - è leader nel comparto con 3.500 produttori di pomodoro che coltivano mediamente una superficie di 32 mila ettari, per una produzione di 22 milioni di quintali ed una P.L.V. (Produzione Lorda Vendibile) di quasi 175.000.000 euro. Un bacino produttivo straordinario se confrontato al resto d’Italia con i suoi 55 milioni di quintali di produzione e i 95mila ettari di superficie investita, una realtà che va salvaguardata e promossa – conclude Piccioni - perché rappresentata da imprese agricole e agroalimentari pugliesi che operano con grande professionalità e in assoluta trasparenza”.

L’obiettivo – sottolinea la Coldiretti - è creare le condizioni per evitare il rischio del crollo delle esportazioni in quello che rappresenta il primo mercato di riferimento delle conserve di pomodoro nazionali, il prodotto simbolo della dieta mediterranea ma anche un settore determinate per l’economia e l’occupazione in Italia. A spaventare – sottolinea la Coldiretti – sono gli effetti dei ritardi doganali e dei dazi con aumenti tariffari a doppia cifra che scatterebbero con il nuovo status di Paese Terzo rispetto all’Unione Europea.

Quasi un barattolo di pomodori pelati Made in Italy su cinque esportati finisce in Gran Bretagna che è dipendente dall’estero per l’80% del pomodoro che consuma e rappresenta per l’Italia uno sbocco di mercato di vitale importanza che la Brexit, soprattutto in caso di mancato accordo, potrebbe mettere a rischio.

“Siamo orgogliosi di condividere con Coldiretti il nostro impegno quotidiano per sostenere la filiera del pomodoro pugliese in un ottica di sviluppo futuro del comparto, garantendo  piena sostenibilità sotto il profilo economico, sociale ed ambientale. La terra di Puglia ci fornisce un pomodoro di qualità unica ed eccellente ed il futuro di questa terra dipende dalla collaborazione aperta e trasparente di tutti gli operatori della filiera”,  afferma Gianmarco Laviola, Amministratore Delegato Di Princes Industrie.

Princes lavora nello stabilimento di Foggia - il più grande sito industriale d’Europa - unicamente pomodoro di origine pugliese e si rifornisce esclusivamente da produttori che rispettano i più alti standard in tema di lavoro etico, secondo le certificazioni “Global G.A.P. GRASP” o “SA8000”.

Coldiretti e Princes intendono così ulteriormente sostenere e promuovere la filiera del pomodoro pugliese, unica al mondo per la qualità del prodotto e che da sola contribuisce per circa il 30% all’intero volume del pomodoro italiano da industria.

Nel contesto dell’accordo, Princes e Coldiretti stanno sviluppando congiuntamente un’innovativa piattaforma digitale basata sulla tecnologia blockchain che per la prima volta in Italia verrà applicata a un prodotto trasformato industrialmente. La piattaforma garantirà la tracciabilità del prodotto lungo tutta la filiera e il rispetto di tutti i requisiti previsti con forti benefici in termini di sicurezza, efficienza e automazione delle transazioni interaziendali. La blockchain, grazie a registri informatici distribuiti e concatenati, fornirà ulteriore garanzia che il pomodoro provenga da cooperative che rispettano gli standard etici richiesti.

“Un nuovo cavallo di Troia chiamato ‘Nutri-score’ è alle nostre porte: non possiamo permettere che alcune multinazionali decidano sulle nostre abitudini alimentari mettendo la nostra salute nelle loro mani. E l’Europa non può diventare vittima degli interessi di pochi. Per questo invitiamo la Commissione a proporre al più presto un sistema di etichettatura armonizzato, non discriminatorio e basato su solide basi scientifiche”. Così Paolo De Castro, europarlamentare PD, in una lettera aperta sui sistemi di etichettatura nutrizionale fronte-pacco, sottoscritta da altri cinque deputati di differenti gruppi politici, provenienti da Romania, Ungheria, Cipro, Repubblica Ceca e Grecia.

 

“Azioni non coordinate verso obiettivi cruciali, quali sicurezza alimentare, trasparenza e protezione dei consumatori – spiega De Castro nella lettera - hanno portato alla diffusione di sistemi di etichettatura nutrizionale fronte-pacco, che rischiano di mettere a repentaglio la salute dei cittadini, spazzando via anche migliaia di aziende agro-alimentari. Certo, non sorprende che multinazionali e catene della grande distribuzione siano favorevoli all’introduzione obbligatoria del Nutri-score che, attraverso colori differenti e valutazioni eccessivamente semplicistiche, vuole dettare ciò che è buono da mangiare e ciò che non lo è”.

 

“Ma se è vero che attraverso la strategia ‘Farm to Fork’ l'Europa intenda responsabilizzare i consumatori a fare scelte informate, sane e sostenibili, per una dieta varia ed equilibrata – aggiunge l’europarlamentare PD - qualcuno dovrebbe spiegare ai cittadini europei come è possibile che il miele, il succo d'arancia, l’olio extravergine d'oliva o i formaggi Comté e Parmigiano Reggiano siano contrassegnati come ‘rossi’, cioè pericolosi per la salute, mentre le patatine fritte, le bibite gasate light, la pizza surgelata ‘bolognaise’, le chips confezionate o le celebri bevande energetiche vengano etichettate come ‘verdi’ e salutari”.

 

“C’è qualcosa di sbagliato in questo sistema, ma anche di estremamente pericoloso – conclude De Castro - Infatti, i sistemi di etichettatura nutrizionale dovrebbero aiutare i consumatori a fare scelte più informate e corrette, contrastando le malattie legate all'alimentazione. Tuttavia, questo non è l'obiettivo del Nutri-Score che, al contrario, può fuorviare i cittadini condizionando le loro scelte con una valutazione generica, che non fornisce alcuna informazione esaustiva e specifica sui nutrienti, basata sulle assunzioni di riferimento del consumatore medio. Noi siamo al fianco dei nostri agricoltori e piccoli produttori, che hanno già manifestato le loro preoccupazioni verso un sistema di etichettatura che discrimina arbitrariamente prodotti di altissima qualità, spesso appartenenti al patrimonio culturale e gastronomico italiano ed europeo”.

Con l’inaugurazione del Cineporto, apriamo in città un luogo per chi ama il cinema, per chi lavora in questo settore, per chi ha idee e creatività. Questa città bellissima si arricchisce di uno spazio importante di cultura, voluto fortemente dalla Regione Puglia e Apulia Film Commission”. Queste le parole del Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, che questa mattina nella città jonica, ha scoperto la targa del nuovo spazio.

A presentare la nuova struttura accanto al Governatore Loredana Capone, Assessore Industrie Culturali   e Turistiche della Regione Puglia, il Sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, la Presidente di Apulia Film Commission Simonetta Dellomonaco, il Direttore di Apulia Film Commission Antonio Parente, l’attore Michele Riondino dell’Associazione AFO6 e Direttore Artistico del Cineporto e il Presidente dell’Associazione AFO6 Gianni Raimondi.

“Taranto è una delle città più belle di Puglia – ha commentato l’Assessore Loredana Capone - il suo mare, il porto, il centro storico, i monumenti, il MarTa, il suo tessuto imprenditoriale, i suoi talenti. Una città ricca di storia e di cultura che troppo spesso, però, balza agli onori della cronaca solo per l’enorme ferita che si porta dentro. Ma Taranto non è solo Ilva, Taranto è molto di più e merita giustizia. Per questa ragione, con il presidente Emiliano, abbiamo voluto trasferirvi Medimex, la più importante Fiera regionale dedicata alla musica e agli operatori di tutta la filiera. Per questo oggi inauriamo la sede del Cineporto. L’abbiamo voluto, è stato un grande lavoro di squadra, e adesso che ci siamo l’emozione non si tiene. Sarà luogo di inclusione, di riduzione delle distanze, di immaginazione di spazi e tempi migliori. Il nostro augurio alla comunità tarantina, perché possa costruire un futuro diverso, fare della cultura una pratica quotidiana e un’opportunità di rilancio di questo meraviglioso territorio”. 

L’arrivo costante di tante produzioni cinematografiche nazionali e internazionali che hanno scelto la Puglia e, in particolare, il territorio jonico come location ideale per le loro produzioni audiovisive, ha dimostrato che anche Taranto aveva bisogno di un contenitore che potesse accogliere e soddisfare al meglio tutte le esigenze produttive. In questi anni Apulia Film Commission, referente della Regione Puglia del comparto audiovisivo, ha svolto un grande lavoro per valorizzare le unicità di ogni provincia, creando Cineporti a Bari, a Lecce e a Foggia.

Per il Sindaco Rinaldo Melucci: “Oggi compiamo insieme un altro passo affatto trascurabile nella direzione della diversificazione produttiva e della promozione positiva del nostro territorio. La struttura del Cineporto ci consentirà di accrescere la competitività e l’attrattività di Taranto nei confronti dell’industria cinematografica e presto il Comune di Taranto sarà formalmente socio di Apulia Film Commission. Confidiamo che anche il protocollo che stiamo sottoscrivendo con la bella realtà di Afo6 si dimostri utile a sviluppare professionalità, progetti sociali e grandi eventi in questo frangente”.

Già da tempo l’Associazione AFO6 di Taranto, aveva avviato una serie di importanti collaborazioni con la Fondazione Regionale attraverso la realizzazione del Cinzella Festival, inserito nella rete dei Festival di AFC, con la sua singolare dualità di musica e cinema. La partnership di questi ultimi tre anni tra AFO6 e AFC, si concretizza questa volta con la nascita del Cineporto nella città di Taranto, proprio nel momento in cui la città è stata al centro di set cinematografici internazionali.

La mancanza di un luogo dove le produzioni potessero trovare uffici casting, deposito, preparazione provini, sala trucco attrezzata e in più un posto dove fruire del prodotto cinematografico era quantomeno indispensabile. Per questo Regione Puglia e Apulia Film Commission hanno deciso di puntare su questa nuova struttura che abbraccia il bellissimo territorio jonico.

“L’apertura di un Cineporto a Taranto – ricorda Simonetta Dellomonaco, Presidente dell’Apulia Film Commission - rappresenta una nuova partenza per il cinema pugliese. Questo territorio è prezioso non solo come location cinematografica ma anche per la crescita del comparto cine-audiovisivo. Taranto è ricca di bravi professionisti, maestranze e artisti del settore, in grado di contribuire significativamente allo sviluppo cinematografico regionale. Abbiamo impiegato molti sforzi per stabilire un presidio AFC a Taranto, ma grazie al contributo delle associazioni, dell’amministrazione comunale e del prezioso apporto di AFO6 con cui collaboriamo da tempo per il Cinzella Festival, alla fine siamo riusciti a partire”.

L’inaugurazione parziale riguarda il primo piano della struttura (sede degli uffici e delle sale tecniche), mentre al piano terra sono ancora in corso i lavori. Il Cineporto, inserito all’interno di un grande contenitore denominato dall’Associazione AFO6 “Spazioporto”, sarà il cuore logistico delle attività della Fondazione AFC nonché un contenitore di eventi culturali per tutto l’anno, con attività legate al mondo cinematografico, teatrale e musicale e sarà realizzato in parte con il patrocinio e il supporto economico di Apulia Film Commission 

“Continua l’attività di rafforzamento e radicamento dell’industria del Cinema in Puglia e nei suoi territori, assecondando le vocazioni all’interno di una strategia definita e pianificata – sottolinea Antonio Parente, Direttore generale di Apulia Film Commission-. Mai come in questo momento, la connessione con Taranto e i suoi operatori si rileva importante, necessaria, strategica. È un periodo intenso di lavoro che comincia a dare i sui frutti e tante saranno le novità e gli output che la Film commission, che mi onoro di dirigere, fornirà nelle prossime settimane, frutto di un enorme lavoro che farà come sempre del bene al nostro settore e, più ingenerale, all’economia e al lavoro di moltissimi”.

 

 

 

L’associazione AFO6 ha individuato un capannone di 500 mq totali, nato negli Anni ‘20 come deposito di carrozze. La struttura è collocata in via Niceforo Foca (Zona Porta Napoli, nei pressi del porto e della stazione di Taranto) tra la città vecchia e il quartiere Tamburi, un luogo simbolo vicino al porto di Taranto, da valorizzare per lo sviluppo futuro della città.

Il Presidente dell’Associazione AFO6, Giovanni Raimondi, da tempo sottolinea l’importanza di questa operazione: “Il Cineporto di Taranto è un’altra storia bella, una storia di emancipazione dalla “monocultura dell’acciaio” e riconversione culturale che parte della comunità tarantina ha deciso di intraprendere già da anni e che ha bisogno del deciso sostegno istituzionale per attuarsi. Con la consapevolezza che la strada verso la normalità è ancora lunga, perché a Taranto basta una giornata di vento per trasformare anche le storie belle in storie sotto la polvere”.

 

L’area è dotata di sala riunioni, sala casting, area trucco e parrucco, sala posa, sala broadcasting (web radio e tv) segreteria, magazzino, attrezzeria, sala conferenze, area proiezioni, area ristoro, area espositiva e sale coworking. Oltre all’assistenza alle produzioni, ci sarà la possibilità di organizzare proiezioni, incontri, presentazioni in grado di rendere vivo lo spazio per tutta la settimana grazie all’Area cinema, concerti e spettacoli attrezzata di un palco, uno spazio di circa 200 mq in grado di raccogliere spettatori in piedi e seduti (con un sistema di sedute removibili) e di offrire un fitto calendario di eventi musicali, teatrali e cinematografici.

 

Altra nota importante è che si stanno stringendo importanti collaborazioni anche per l’avvio di Laboratori     e Residenze Artistiche come la “Palestra per Attori”, formazione gratuita con “Artisti 7607”. L’idea della Palestra nasce dai laboratori annuali di “Artisti 7607” con l’attore Elio Germano ed è alla base dei successivi laboratori di Artisti 7607 con la presenza di tanti attori italiani. Parte attiva e promotore di questo progetto è Michele Riondino, Direttore Artistico dell’Associazione AFO6 e del Cineporto e del Cinzella Festival: “Sono anni che ormai lo sosteniamo: il futuro del nostro territorio si può concretizzare solo attraverso lo sviluppo di grosse progettualità – dice Riondino-. Sono anni che ci impegniamo per fare in modo che alla nostra città venga restituita la credibilità che merita. Abbiamo messo a disposizione della cosiddetta riconversione tutto il nostro sapere, le nostre forze, il nostro tempo, e finalmente grazie all’impegno e alla fiducia che Apulia Film Commission ci ha concesso è arrivato il momento che a Taranto si insedi l’unica fabbrica che concepiamo: quella dei sogni. Il cinema è un’industria e con il Cineporto di Taranto noi di Afo6 con Apulia Film Commission vogliamo capitalizzare la bellezza della nostra città attraverso l’arte e la cultura. Dicevamo Taranto ribellati, noi lo abbiamo fatto. Basta con la monocultura dell’acciaio, la nostra industria da oggi fabbricherà solo bellezza”.

 

Lo Spazioporto sarà a breve operativo, per proporsi come contenitore attrattivo in grado di soddisfare il rilancio culturale e la riqualificazione urbanistica di una delle zone periferiche della città di Taranto, rilanciando il concetto di collaborazione e sostenibilità.

 

SCHEDA SPAZIOPORTO

 

L’associazione AFO6 ha individuato un vecchio capannone di 500 mq totali, nato negli anni ‘20 come deposito di carrozze, strutturato con 300 mq al piano terra e 200 mq di area soppalcata.

Il locale è sito tra Via Niceforo Foca e Via Costantinopoli, Zona Porta Napoli, nei pressi del porto e della stazione di Taranto tra la città vecchia e il quartiere Tamburi,

L’area è dotata di sala riunioni, sala casting, area trucco e parrucco, segreteria, magazzino, attrezzeria, sala conferenze, area proiezioni.

Oltre all’assistenza alle produzioni ci sarà la possibilità di organizzare proiezioni, incontri, presentazioni in grado di rendere vivo lo spazio per tutta la settimana.

 

Queste le attività presenti all’interno dello Spazioporto:

 

-           l’Area cinema /concerti / spettacoli con un palco ( 4 m x 8 m x 0,60 m ), camerini, impianto audio e luci residente, schermo di proiezione a scomparsa, proiettore, uno spazio di circa 200 mq in grado di raccogliere 300 spettatori in piedi e 90 seduti ( sistema di sedute removibili ) e di offrire un fitto calendario di eventi musicali, teatrali e cinematografici.

 

  • Area ristoro con bar / ristorante in grado di promuovere la sostenibilità ambientale e il consumo di prodotti biologici, a chilometro zero e la responsabilità alimentare (alimentazione vegetariana / vegana).

 

  • Web radio : studio attrezzato per trasmissioni radio broadcasting

 

  • Web TV : studio fotografico - TV attrezzato per riprese e montaggio video e web broadcasting

 

  • Area espositiva : 200 mq tecnicamente attrezzata per mostre fotografiche, esposizioni n  nb 

 

  • Coworking: sala convegni, sala conferenze, sala multimediale, uffici, supporto logistico per le diverse realtà associative e culturali operanti sul territorio

Abbiamo incontrato Donato Pentassuglia, nominato dal presidente Michele Emiliano assessore regionale all’agricoltura della Puglia. Con lui abbiamo fatto una panoramica su molti temi e problematiche che riguardano l’agricoltura e l’agroalimentare pugliese con tutte le problematiche che si trascinano oramai da anni.

Assessore, molti ritengono che la su nomina ad Assessore all’Agricoltura della Regione Puglia è anche un riconoscimento per quanto da lei fatto, anche se “indirettamente” per l’agricoltura nella legislatura precedente.

“Si, anche. Da presidente della IV Commissione Attività Produttive ho dato impulso e sostanza a importanti provvedimenti legislativi a beneficio dell’agricoltura e dell’agroalimentare della Puglia”.

Da più parti viene auspicato un deciso cambio di passo di tutta l’amministrazione regionale perché il bilancio di quanto fatto dalla precedente su Xylella, Psr, Consorzi di bonifica, 12 leggi prodotte, alcune delle quali inapplicate o ancora inapplicabili per l’eccesso di burocrazia, impone una svolta radicale nella gestione della macchina amministrativa, con la dovuta semplificazione degli iter per restituire la competitività che le imprese agricole e agroalimentari pugliesi hanno perso. Ma cosa è successo veramente in questi ultimi tre anni alla Regione Puglia nell’assessorato all’Agricoltura?

“Io l’ho vissuta da presidente della Commissione: sembrava un cortocircuito tra organizzazioni, partenariato, politica, con le diverse interlocuzioni che sono fatte di persone, di attori del mondo agricolo. Mi auguro che quanto successo debba essere di monito per tutti a guardare avanti, per serrare le fila e bisogna essere seri e concreti perché il blocco delle attività ha creato molti danni e bisogna ridare fiducia a tutti e recuperare la fiducia anche dei giovani imprenditori agricoli”.

 

Ovviamente partiamo dall’Olivicoltura. La produzione quest’anno ha avuto una riduzione del 50% in Puglia mentre aumentano le importazioni. E poi la Xylella. Come sta la situazione: ci sono stati altri 150 ulivi infetti a Brindisi e Taranto e 3 focolai a Ostuni e Fasano. E’ a rischio la Piana degli Ulivi Monumentali.

 

Ho già avuto modo di dire che con la Xylella abbiamo e purtroppo dobbiamo continuare a convivere perché non c’è una soluzione certificata. Certo in passato abbiamo fatto degli errori in politica, errori di chi non ha continuato a fare le buone pratiche, errori di chi pensava che il problema non lo riguardasse e di chi pensava che il problema era solo del Salento.

 

Noi abbiamo individuato due piante a Polignano a Mare, siamo andati quindi oltre Monopoli e questo è un fatto grave e questo mi chiama alla responsabilità, e sto predisponendo un piano straordinario che sto già discutendo con il Governo per andare oltre le zone delimitante ufficialmente perché penso che la corresponsabilità deve portare ognuno a fare quello che è deputato a fare. Nessuno potrà tirarsi fuori.

Io a maggio sanzionerò pesantemente chi non osserva gli obblighi di legge. Quegli obblighi di legge, come tutte le norme, devono essere il percorso naturale da fare per arginare questa forte avanzata, sappiamo che il vettore può spostarsi in vari modi.

 

Poi sarà mia cura creare un comitato scientifico da cui mi farò coadiuvare per le scelte scientifiche, perché non considerare il mondo della scienza ed il lavoro fin qui fatto mi sembra anacronistico e noi non abbiamo certo bisogno di questo.

 

Nel principio di corresponsabilizzazione ci sono tutti: i Comuni, la Provincia, l’Anas, tutti i Proprietari. L’azione deve essere puntuale e da tenere sotto controllo. Come? A me non interessa l’indagine visiva, voglio la campionatura delle piante perché le asintomatiche le devo verificare prima e quindi curarle prima, perché quando la pianta è già secca la pianta è già molto malata quindi arrivo tardi.

 

Ci sarà sicuramente un cambio di rotta, ho già incontrato i lavoratori, aumenteranno i tamponi e le analisi che saranno fatte con il molecolare e quindi non più con il vecchio sistema.

 

Parallelamente c’è già il bando aperto, un bando da 40 milioni per il reimpianto, a ieri abbiamo avuto richieste per 240 milioni e quindi siamo già a sei volte in più rispetto ai soldi che abbiamo e quindi ho già parlato con il Ministero per trovare ulteriori risorse.

 

Stessa cosa sto facendo, avendo presentato i progetti entro il 5 novembre come mi aveva suggerito il Ministero e come previsto dagli accordi nazionali, per l’utilizzo del Recovery Fund per ricostruire il patrimonio olivicolo e della produzione che significa ricostr                     uire l’economia di molti comuni del nostro territorio.

 

Bisogna ricreare subito reddito. Può essere anche reddito integrativo non mi interessa, il reddito che serve a fare grande la nostra regione a far lavorare i nostri frantoi a fare sperimentazione sull’olio di estrema qualità, vi è una fase avanzata del sistema universitario in tal senso.

 

Per queste ragioni sto provando ad utilizzare il Recovery Fund per le piante, poi vediamo il riutilizzo delle acque depurate ed il recupero delle acque che attualmente vengono disperse nelle varie reti, il tutto a vantaggio della nostra economia agricola senza danneggiare le altre.

 

Ho messo in campo già un mix di azioni, incontrando al Ministero della Politiche Agricole il dr. Blasi che in una riunione molto proficua mi ha dato spunti molti importanti sui quali ho avviato le dinamiche e lo stesso Ministro Bellanova per quelle che sono le corrette relazioni istituzionali”.

 

Assessore, nel comparto lattiero-caseario si era diffuso un allarmismo circa una riduzione del prezzo del latte, a causa dei costi di produzione calcolati da ISMEA. 80mila mucche in Puglia firmano una produzione di qualità, oltre che di latte, anche di 17 formaggi e 3 DOP.

“La situazione nel comparto è molto critica e mi ha dato anche un bel pò di problemi perché già da presidente della Commissione durante il primo lockdown avevo messo in campo un’azione con il dipartimento relativa al ristoro per gli allevatori e per i caseifici che ammassavano latte per produrre cagliata o formaggi duri.

 

Noi per i bandi previsti dal primo lockdown siamo pronti a pagare e stiamo correndo per rispettare la data di dicembre, ma quello che è avvenuto negli ultimi 15 giorni è molto grave perché molti caseifici per il blocco delle zone rosse e arancione hanno bloccato i pagamenti ed il ritiro del latte.

 

Quindi abbiamo da una parte chi continua a pagare il prezzo alla stazza pattuito e contrattualizzato e chi invece non lo sta rispettando e non lo sta ritirando.

Sto per convocare un tavolo latte, anche se non ho la potestà in tal senso, ma questo l’ho fatto per l’economia della regione, perché se la Puglia perde gli allevatori e gli allevamenti perdiamo le sentinelle del territorio, e questo non ce lo possiamo permettere. Questo è anche uno dei motivi per cui ho presentato al Ministero e alla Commissione Europea avendo io il coordinamento delle regioni, tre regioni mi hanno chiesto la deroga della Misura 21 cosa che questa regione nonostante le difficoltà garantirà entro dicembre, ma le tre regioni hanno chiesto la proroga almeno fino al 31 marzo.

Io approfitterò con la richiesta di proroga perché avendo anche le risorse proverò quello che l’Europa non ci ha consentito e cioè quello di mettere dentro tutto il settore lattiero-caseario nelle misure Covid, perché di fatto il Covid ha determinato questo ulteriore problema.

 

Per cui lavorando sul doppio binario: lo sblocco delle risorse fin qui messe a disposizione e la partita di oggi che è la misura 21 domani, proverò a parlare con loro per dire qui serve davvero lavorare gomito a gomito perché se produciamo come è vero un terzo del latte in che serve alla Puglia è vero la crisi ma due terzi del latte viene da fuori. Per carità ognuno può prendere il latte dove vuole, ma io devo garantire il latte pugliese e voglio che tutto il sistema della filiera garantisca il latte pugliese con un prodotto di qualità. Io non farò sconti e metterò in campo ogni azione utile per i controlli interni con l’Assessorato ed esterni con gli organismi deputati a farli, perché sulle tavole dei pugliesi, e non solo, arrivino prodotti di qualità realizzati con latte pugliese. Sono pronto a discutere qualora ci fossero particolari problemi per alcuni caseifici, ma sia chiaro che non possiamo far arrivare prodotto di scarsa qualità da fuori e lasciare il nostro latte, della ben nota qualità e caratteristiche organolettiche di eccellenza, per terra”.

 

Ma passiamo assessore all’Ortofrutta, soprattutto uva da tavola. Quest’anno in calo la quantità ma di migliore qualità. Non mancano però i problemi alcuni anche gravi sia per i prezzi non più remunerativi relativi alla produzione e soprattutto il costo del lavoro non più sostenibile. Oltre al fatto che, nel periodo Covid, gli operatori della filiera ortofrutticola pugliese non hanno beneficiato dall’esonero né di contributi previdenziali ed assistenziali né di interventi economici a parziale ristoro delle loro perdite.

 

“Le parlo per questi giorni di insediamento: il tema è stato posto nella Conferenza delle Regioni, dove ho il coordinamento, e il ministero si è riservato di intervenire con alcuni provvedimenti già preparati e altri già pubblicati. Mi incontrerò a breve con il mondo dell’ortofrutta e con i tecnici valuterò per tutta una serie di problemi iniziando dalle royalty. Sul tema delle royalty c’è una novità: l’Antitrust ha aperto una procedura sulla denuncia partita da esportatori pugliesi e da un avvocato pugliese e che seguirò in maniera molto precisa e puntuale perché potrebbe avere un risvolto ed un riverbero assai importante seppur in una partita complessa quale può essere l’apertura dell’indagine dell’Antitrust. Potrebbe avere un impatto soprattutto sul prezzo e nei prossimi giorni, proverò innanzitutto a non perdere le risorse che sono state pubblicizzate nei giorni scorsi e lavorerò perché al 31 dicembre si possa portare il miglior risultato possibile nell’ambito di questi due mesi di attività.

 

Sono diverse le questioni come quella del danno da calamità che impatta pesantemente sulle produzioni ortofrutticole nonostante gli obblighi assicurativi rispetto al plafond dei danni che non viene mai risarcito.

 

Quindi sono partite complesse che vanno viste da diversi punti di vista. Di certo io ho già dato mandato al nostro Assessorato di essere presente sulle piattaforme internazionali che aiuti i nostri esportatori nel portare all’estero i nostri prodotti perché in questo periodo di pandemia che riguarda il mondo e non potendo avere le fiere all’estero e quindi non avere questi incontri, non basta essere sui siti ma di essere sulle piattaforme.

 

Nel frattempo sto seguendo i nostri esportatori specialmente dell’uva da tavola: il presidente dell’Apeo Giacomo Suglia è venuto con me nei giorni scorsi al porto di Taranto per valutare tutti gli elementi per abbattere i costi di esportazione e di movimentazione. Stiamo lavorando con la piastra logistica nel porto di Taranto per vedere con tutto quello che lì è già pronto ed utilizzabile per le imprese”.

 

Il Vino, assessore Pentassuglia, è un comparto che ha subito vistose perdite per il crollo delle attività di migliaia di bar, trattorie, ristoranti e pizzerie. Ci sono stati sgravi contributivi ed adottate misure per dare liquidità ai produttori e ridurre le giacenze di vini e di uve. Ma la situazione potrebbe peggiorare. Avete previsto interventi o supporti economici per alleviare questa situazione.

 

“Si, abbiamo già fatto il bando della Misura 21. Qui c’è un tema che riguarda le cantine: solo il 54-55% ha chiesto il supporto economico perché gli aiuti parlavano di giacenze al 31 dicembre scorso. Stiamo valutando se è per una scarsa pubblicizzazione o altro. Qui sono avvenuti interventi governativi sull’ocm vino e sui vini di qualità. Questo è un settore particolarmente importante ed ha fatto investimenti importanti, e non a caso intendo riportare in auge quello che fin qui era stato accantonato: riprendere il concorso dei vini rosati, una grande opportunità per la nostra Puglia e per i nostri produttori.

Inoltre nell’ambito della PAC sto trattando con il governo nazionale la questione dei reimpianti. Proverò a portare in Puglia altri ettari da piantare a vigneto con i nostri vitigni autoctoni perché è la grande chance che si sono dati molti territori a rilanciare con il primitivo e il negroamaro in tutta l’area del Salento. La casa del Salento per me é Lecce, Brindisi e Taranto con tutte le loro peculiarità e con un territorio che si incunea naturalmente nell’ambito delle stesse province che è quello Sava, Manduria, Avetrana, San Marzano ma che va fino Cellino e che scende in tutto il leccese.E la stessa cosa nell’ambito di Foggia con il Gargano fino a Gioia del Colle con quel vitigno storico del primitivo.

 

Noi abbiamo questa grande opportunità che è data da una grande capacità di investimenti frutto dei patti agricoli, forse qualcosa va rivisto e questo per me è importante perché si sta discutendo delle prossime anticipazioni delle due annualità della programmazione futura. Insedierò il prima possibile un gruppo di lavoro perché la prossima programmazione non parli più di temi generali e generici ma vada nello specifico a fortificare l’azione fin qui fatta perché non vorrei che abbiamo fatto grandi investimenti e poi la Xylella ha precipitato i frantoi li ha fatti chiudere e fallire e domani, per un problema qualsiasi, esempio una saturazione di mercato o un mercato che non tira, rischiamo di avere seri problemi anche per il vino. Dobbiamo avere una visione dei prossimi 20/30 anni con investimenti che dovranno partire dalla prossima programmazione”.

 

Passiamo al Grano: dopo un calo della produzione del 20% c’è stato il rischio sventato di una riduzione del prezzo. Rimane però il “problema” delle importazioni del grano dall’estero che aumenta in modo considerevole. Dal Canada quest’anno oltre il 90%.

 

“Questa è una partita molto complicata e l’unica cosa che dobbiamo fare è non prenderci in giro. 100% va bene. Ma quanto produciamo. Oggi ci sono delle belle esperienze di nicchia di grani sperimentali certificati di imprese che hanno lavorato con il sistema universitario a migliorare le qualità ed aumentare le produzioni. Ci sono numerosi casi. Sono lodevoli le iniziative dalla produzione, molitura e trasformazione, ma sono nicchie di mercato. Avrò degli incontri con le associazioni agricole ed il partenariato nel suo complesso e con gli attori istituzionali della partita per un confronto su questo tema che sarà vero e coerente sulle politiche di questo campo che vanno sviluppate ripeto non solo in agricoltura ma in tutta la filiera, quindi l’industria agroalimentare che impatta sulle produzioni soprattutto per le importazioni. Non son quanto ne recupereremo, certo noi dobbiamo fare ogni sforzo perché quelle misure siano propedeutiche a indurre l’agricoltore ad investire ecco perché chiedo il principio a tutti quanti che, fatte le regole definite tra di noi, ognuno le rispetti e si vada tutti insieme avanti, perché se cominciamo ai ricorsi e controricorsi, tira e molla, rallentiamo un sistema con progetti che dopo 3/4 anni diventano economicamente difficili da realizzare e non ce lo possiamo permettere.

 

Qui impattano molte situazioni che vanno da quella aziendale a quella del rapporto con le banche, dalla bancabilità di un progetto a quella dell’erogazione degli aiuti che può fare il mio assessorato ma che può fare lo Sviluppo economico nell’intreccio con i codici ateco. Quelle sono disquisizioni di carattere tecnico che mi appassionano poco, mettiamo i tecnici a lavorare e troviamo le soluzioni. Mentre dobbiamo trovare una quadra per provare a recuperare dove c’è da recuperare il tempo perso, ma dobbiamo guardare avanti sapendo che qui bisogna competere con la globalizzazione con altri mondi dove il prezzo, su quelle situazioni, dvono essere governati nella complessità, Certo, come per il prezzo del latte anche per il prezzo del grano non ci possiamo sostituire ad altri, ma tutte quelle azioni che possiamo fare propedeutiche a garantire un sistema competitivo le dobbiamo fare. Ho parlato al Ministero e la Commissione Europea: c’è un tema che dovremmo rivedere da subito tutti insieme convintamente e non appassionatamente, è quello degli aiuti perché quando fai un’azione del genere per garantire il sistema dell’agricoltura allevatoriale o delle imprese sul territorio che ti governano da paladini il territorio quello vero, e poi impatti con regolamenti comunitari che sono aiuti di stato, vanno ad impattare sul de minimis o vanno ad impattare su una norma qualsiasi, c’é un appesantimento del procedimento che diventa troppo farraginoso e per un imprenditore che deve investire queste cose sono delle zavorre, sono lacci e lacciuoli che la burocrazia europea nazionale e regionale deve trovare una sintesi di snellimento.

 

Assessore, per ovvi motivi dobbiamo parlare dei PSR. Dopo denunce, tribunali, annullamenti di bandi e di altro ancora, attualmente come stanno le cose anche alla luce del fatto che sono tornati indietro alla UE, come si dice, parecchi milioni di euro della Puglia perché non utilizzati.

 

“Guardi da qualche giorno abbiamo sbloccato la Misura dei Giovani 6.1 perché, rispettosi delle sentenze del TAR procediamo convintamente, anche perché chi si sente leso potrà continuare e definire il giudizio quando vorrà, secondo il nostro ordinamento.

Entro qualche giorno sblocchiamo la Misura 4.1 nonostante le vicende giudiziarie che l’hanno accompagnata oltre alle questioni giuridiche. Stiamo ricostituendo l’attività e ricostruendo anche la graduatoria in applicazione della sentenza. Partiamo, ed è mia intenzione recuperare tutte le risorse, abbiamo le prime rinunce certificate su quei bandi, tutte le risorse residuali o le anticipazioni, non voglio fare ulteriori bandi ma voglio metterle a scorrimento proprio su quelle persone che hanno fatto investimenti e che stanno aspettando o stanno aspettando per investire per recuperare un rapporto vero e coerente con l’azione. Parallelamente, una delle schede del Recovery Fund è stata data proprio alla digitalizzazione e all’innovazione: è improponibile far girare fascicoli e carte che ognuno legge autonomamente e invece, per un principio di trasparenza, un principio di velocizzazione e sburo

cratizzazione quello che deve leggere l’Assessorato deve leggere contemporaneamente Agea, il Ministero, Bruxelles, il Tecnico dell’azienda e l’Azienda stessa perché dobbiamo lavorare su una piattaforma unica e su un fascicolo unico.

 

Per concludere questo incontro assessore mi permetta di fare riferimento, anche come auspicio, al lavoro dei giovani in agricoltura in Puglia. Pare ci sa una svolta green nelle campagne. Oltre che tramandata di padre in figlio, c’è anche l’arrivo di giovani provenienti da altri settori o da altre esperienze.

 

“Io dovevo partire dalla misura 4.1 degli investimenti, ma sono partito dai giovani perché è un segnale chiaro ed inequivoco che ho voluto dare. Ci sono tanti giovani che si sono candidati ad un bando che non è stato mai impugnato da nessuno, ma è stato bloccato da altri problemi. Io a loro voglio dare fiducia perché loro hanno chiesto fiducia partecipando al bando. Molti di loro sono laureati, molti hanno fatto esperienze, molti sono delle startup, molti di quei giovani sono delle innovazioni nel mondo dell’agricoltura e dell’agroalimentare. E allora noi abbiamo tanta qualità di giovani unita a tanto bel paesaggio e li dobbiamo far viaggiare assieme. Quindi parto da loro e su loro voglio investire anche qualsiasi risorsa vada a scorrimento perché vorrei dare l’opportunità a tutti di giocarsi la partita”.

La lotta al cambiamento climatico è una priorità per il Parlamento. Di seguito troverai i dettagli delle soluzioni su cui stanno lavorando l'UE e il Parlamento.

Limitare il riscaldamento globale: questione di 2 ° C di aumento

Le temperature medie globali sono aumentate in modo significativo dalla rivoluzione industriale e l'ultimo decennio (2009-2018) è stato il decennio più caldo mai registrato . Dei 18 anni più caldi, 17 si sono verificati dal 2000.

I dati del Copernicus Climate Change Service mostrano che il 2019 è stato anche l' anno più caldo mai registrato per l'Europa. La maggior parte delle prove indica che ciò è dovuto all'aumento delle emissioni di gas serra prodotte dall'attività umana.

La temperatura media globale è oggi di 0,91-0,96 ° C in più rispetto alla fine del XIX secolo. Gli scienziati considerano un aumento di 2 ° C rispetto ai livelli preindustrializzati come una soglia con conseguenze pericolose e catastrofiche per il clima e l'ambiente.

Questo è il motivo per cui la comunità internazionale concorda sul fatto che il riscaldamento globale deve rimanere ben al di sotto di un aumento di 2 ° C.

Perché è importante una risposta dell'UE?

Secondo l'Agenzia europea dell'ambiente, l'UE è il terzo più grande emettitore di gas a effetto serra al mondo dopo Cina e Stati Uniti. Il settore energetico è stato responsabile dell'80,7% delle emissioni di gas a effetto serra dell'UE nel 2017. Gli sforzi comuni di mitigazione sono fondamentali poiché il cambiamento climatico colpisce tutti i paesi dell'UE, anche se non allo stesso modo.

La regione mediterranea può aspettarsi più temperature estreme e meno piogge, mentre i paesi della regione continentale devono affrontare un rischio maggiore di inondazioni fluviali e incendi boschivi.

Gli sforzi dell'UE stanno dando i loro frutti. Nel 2008 l'UE ha fissato l'obiettivo di ridurre le emissioni del 20% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020 . È sulla buona strada per raggiungere questo obiettivo: nel 2015 il livello di emissioni di gas a effetto serra nell'UE ha rappresentato una diminuzione del 22% rispetto ai livelli del 1990.

Dai un'occhiata alla nostra infografica sui cambiamenti climatici in Europa .

L'UE e la politica climatica internazionale

L'UE è un attore chiave nei negoziati sul clima delle Nazioni Unite . Nel 2015 ha ratificato l'Accordo di Parigi, il primo accordo universale per combattere il cambiamento climatico. Il suo obiettivo è mitigare il cambiamento climatico mantenendo l'aumento della temperatura globale a 1,5 ° C rispetto ai tempi preindustrializzati.

In base all'accordo di Parigi , l'UE si è impegnata a ridurre le emissioni di gas a effetto serra nell'UE di almeno il 40% al di sotto dei livelli del 1990 entro il 2030.Inoltre, l'UE si è impegnata a raggiungere zero emissioni nette entro il 2050 nell'ambito del Green Deal europeo. Ha messo in atto diverse misure per raggiungere questo obiettivo.

Il Green Deal europeo

Il Parlamento ha dichiarato un'emergenza climatica nel novembre 2019, invitando la Commissione ad allineare tutte le sue proposte con l'obiettivo di limitare il riscaldamento globale a meno di 1,5 ° C e garantire che le emissioni di gas a effetto serra siano significativamente ridotte.

In risposta, la Commissione ha proposto il Green Deal europeo , una tabella di marcia affinché l'Europa diventi un continente climaticamente neutro entro il 2050. Uno dei suoi obiettivi è un quadro giuridico per il clima: la legge sul clima dell'UE.

Il piano dell'UE per un'Europa più verde e più sostenibile copre un'ampia gamma di settori e include obiettivi come preservare la biodiversità, garantire un sistema alimentare più sano, stimolare l'economia circolare, nonché promuovere investimenti verdi e responsabilizzare le industrie per una transizione verde alleviando nel contempo l'impatto socioeconomico della transizione sui lavoratori e sulle comunità.

Ulteriori informazioni sul Green Deal.

Finanziamenti dell'UE per il clima

Al fine di finanziare il Green Deal, la Commissione europea ha presentato nel gennaio 2020 il Piano di investimenti per l'Europa sostenibile , che mira ad attrarre almeno 1.000 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati ??nel prossimo decennio.

Nell'ambito del piano di investimenti, il meccanismo per una transizione giusta è progettato per sostenere le regioni e le comunità più colpite da una transizione verde, ad esempio le regioni fortemente dipendenti dal carbone.

L'UE ha introdotto nuove regole per definire ciò che si qualifica come attività verde o sostenibile. L'obiettivo è incoraggiare gli investimenti in attività sostenibili dal punto di vista ambientale e impedire che i finanziamenti vadano ai cosiddetti progetti di greenwashing che dichiarano di essere rispettosi dell'ambiente, ma in realtà non lo sono,

Riduzione delle emissioni di gas serra

L'UE ha messo in atto diversi tipi di meccanismi a seconda del settore.

Per ridurre le emissioni delle centrali elettriche e dell'industria, l'UE ha creato il primo grande mercato del carbonio. Con l'Eission Trading System (ETS) le aziende devono acquistare permessi per emettere CO2, quindi meno inquinano, meno pagano. Questo sistema copre il 45% delle emissioni totali di gas serra dell'UE.

Per altri settori come l'edilizia o l'agricoltura, le riduzioni saranno raggiunte attraverso obiettivi di emissioni nazionali concordati , calcolati sulla base del prodotto interno lordo pro capite dei paesi.

Per quanto riguarda il trasporto su strada, all'inizio del 2019, il Parlamento europeo ha appoggiato le legislazioni per ridurre le emissioni di CO2 del 37,5% per le nuove auto, del 31% per i furgoni e del 30% per i nuovi camion entro il 2030

L'UE vuole anche utilizzare il potere di assorbimento di CO2 delle foreste per combattere cambiamento climatico. Nel 2017 i deputati hanno votato a favore di un regolamento per prevenire le emissioni derivanti dalla deforestazione e dal cambio di destinazione d'uso del suolo.

Scopri maggiori dettagli sulle misure dell'UE per ridurre le emissioni di gas serra .

Affrontare la sfida energetica


L'UE combatte anche il cambiamento climatico con una nuova politica per l'energia pulita adottata dal Parlamento nel 2018. L'obiettivo è aumentare la quota di energia rinnovabile consumata al 32% entro il 2030 e creare la possibilità per le persone di produrre la propria energia verde.

Inoltre l'UE vuole migliorare l'efficienza energetica del 32,5% entro il 2030 e ha adottato la legislazione sugli edifici e gli elettrodomestici.

"La cultura si fa strada" in  Puglia diventa a tutti gli effetti un asset strategico nella visione di una Regione che, se da un lato punta a incidere sulla bellezza e la competitività, dall'altro mira a creare occupazione stabile e a far vivere ogni territorio, dal più piccolo al più grande, 365 giorni l'anno.

La cultura si fa strada, avviata a giugno 2019, è la strategia regionale rivolta al potenziamento, alla diffusione, della conoscenza ma soprattutto della fruibilità dei propri attrattori culturali secondo una logica di partecipazione, condivisione e coinvolgimento territoriale.

A pochi mesi dalla sua presentazione, si è già fatta strada dimostrando di essere contenitore ideale per i contenuti culturali dei pugliesi, provando a rispondere all'esigenza diffusa di valorizzazione dei luoghi ai margini sociali, come le periferie che tanto hanno da dire ma che spesso non hanno gli strumenti giusti per farlo, e di quelli che, invece, pur essendo considerati "attrattori culturali", come per esempio i musei, non riescono ancora a pervadere l'anima delle comunità, non riescono a parlare con i giovani.

Oltre 15 progetti finanziati, cinque nuovi hub culturali, 11 istituti scolastici e 1120 bambini coinvolti, per un totale di oltre 800mila euro di investimento, questi i risultati dei primi sei mesi di attività della Cultura si fa strada.

"Con La cultura si fa strada - ha detto l'assessore regionale Loredana Capone - abbiamo voluto mettere insieme la pluralità delle voci di Puglia, facendo attenzione alle esigenze specifiche di ciascuna comunità, con un unico comune denominatore: lavorare insieme su un progetto di Puglia migliore, una Puglia di tutti e più forte, dinamica, competitiva. I risultati sono straordinari, la risposta di chi ha raccolto la nostra sfida ancora di più, e arrivano anche i dati a confermarlo: negli ultimi tre anni sono 5000 gli occupati in più in cultura. Ma questo, seppure ci riempia di gioia e soddisfazione, è per noi solo un punto di partenza. Stiamo già guardando alle nuove opportunità, abbiamo approvato proprio in questi giorni  la delibera che detta le linee programmatiche per un nuovo intervento. Si chiamerà Sthar-Lab e il primo passo sarà quello di recuperare, grazie ai Fondi Fesr, i 79 bellissimi progetti rimasti fuori per carenza di risorse nell'ambito del bando Street Art. E poi ancora – ha continuato la Capone - laboratori di fruizione per la valorizzazione  dei teatri storici e degli Habitat rupestri. E in cantiere ci sono altri nuovi progetti che punteranno ad avvicinare sempre più i Musei ai bambini, con attività che possano attrarre la loro attenzione come gli esperimenti, la scienza, la magia. Insomma, in un tempo e in una società in cui sono cambiate le aspettative sulla qualità della vita, i bisogni, i mercati, la domanda, e quindi, l'offerta, per la Puglia la cultura è l'ancora per costruire appartenenza, cittadinanza attiva ma anche economia e lavoro".

"La cultura si fa strada – ha aggiunto il consigliere regionale Enzo Colonna – potrebbe rappresentare in qualche modo un grande test collettivo e partecipato che abbiamo voluto fare per verificare la bontà dell'idea, dell'azione proposta. Siamo partiti con pochi soldi del bilancio autonomo per sondare la risposta dei territori e i loro bisogni. Beh si può dire che la risposta è stata, come più volte ribadito oggi, più che soddisfacente. Oggi ripartiamo con una spinta e una convinzione maggiore, consapevoli che la politica deve significare anche contaminazione di linguaggi diversi perché solo così si possono generare progresso e ritrovarsi in una comunità".

Hanno partecipato alla conferenza stampa Silvia Pellegrini, dirigente regionale Sezione valorizzazione del Territorio, Simonetta Dellomonaco, presidente di Apulia Film Commission Puglia che ha contribuito alla realizzazione della strategia e i rappresentanti istituzionali e delle Fondazioni coinvolti a vario titolo nei progetti.

La strategia della Cultura si fa strada è composta da quattro misure:

dal bando rivolto ai Comuni, alle scuole e alle Università per la promozione e il sostegno della street art come occasione per rigenerare e riqualificare in chiave culturale i luoghi; al progetto "I Musei raccontano la Puglia", per fare dei musei un prodotto culturale in grado di coinvolgere attivamente le comunità a partire dai bambini; a "I Musei che portano a Matera attraversando il Salento" che con un suggestivo viaggio che percorre le ferrovie locali dalla Murgia al Salento punta a promuovere sempre più la conoscenza dei beni culturali che questi luoghi custodiscono;  all'avviso "I luoghi della memoria" finalizzato a diffondere la conoscenza e la fruizione di beni e luoghi della cultura che hanno segnato la storia del Novecento in Puglia.

Giornale on line

Dunque pare che l’accordo sia stato raggiunto. Dal 1° gennaio 2021 scatterà l’applicazione in via provvisoria dell’intesa realizzata con l’intervento in extremis da Boris Johnson e della Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, con l’uscita definitiva della Gran Bretagna dal mercato unico e dall’unione doganale.

Aver raggiunto un accordo, seppur in extremis, per gli inglesi è un risultato positivo. Non è che sia il miglior accordo possibile, hanno affermato i dirigenti oltre Manica, ma quanto meno non si aggiunge altra incertezza in un momento così particolare che si sta attraversando come la pandemia da coronavirus.

La libertà di circolazione di persone, beni, servizi e capitali continuerà a esistere, e le merci italiane ed europee potranno continuare a essere esportate nel Regno Unito senza alcun dazio soprattutto per le produzioni agricole ed agroalimentari italiane. Il tutto, nel rispetto da parte di entrambe le sponde dei più alti standard sociali e ambientali.

Infatti proprio la questione dazi non era così scontata e già si palesavano le ombre di grandi portatori di interesse come gli Stati Uniti intenzionati a stringere accordi commerciali con gli inglesi ed indebolire l’Unione Europea. 

Il Regno Unito e l'UE hanno condiviso un'importante relazione commerciale agroalimentare. I paesi dell'UE hanno esportato grandi volumi di prodotti agroalimentari nel Regno Unito, in particolare frutta e verdura fresca e trasformata, prodotti a base di carne e preparati alimentari, vino e olio extra vergine di oliva ed altri numerosi prodotti. Nel 2019 il valore di queste esportazioni è stato di oltre 41 miliardi di euro.

Il progetto di accordo sugli scambi e la cooperazione comprende tre pilastri principali. Vediamoli più da vicino.

Un accordo di libero scambio

L'accordo riguarda non solo gli scambi di merci e servizi ma anche un'ampia gamma di altri settori di interesse dell'Unione, quali gli investimenti, la concorrenza, gli aiuti di Stato, la trasparenza fiscale, i trasporti aerei e stradali, l'energia e la sostenibilità, la pesca, la protezione dei dati e il coordinamento in materia di sicurezza sociale.

    • Dispone l'assenza di tariffe e contingenti su tutte le merci conformi alle opportune regole in materia di origine.
    • Entrambe le parti si sono impegnate a garantire una solida parità di trattamento mediante la salvaguardia di livelli elevati di protezione in settori quali la tutela dell'ambiente, la lotta contro i cambiamenti climatici e la fissazione del prezzo del carbonio, i diritti sociali e del lavoro, la trasparenza fiscale e gli aiuti di Stato, con un'efficace applicazione delle regole a livello nazionale, un meccanismo vincolante di risoluzione delle controversie e la possibilità, aperta a entrambe le parti, di adottare misure correttive.
    • L'Unione europea e il Regno Unito hanno concordato un nuovo quadro per la gestione comune delle risorse ittiche nelle acque di pertinenza. Il Regno Unito potrà imprimere ulteriore sviluppo alle attività di pesca britanniche, mentre saranno salvaguardate le attività e le fonti di sussistenza delle comunità della pesca europee, in uno spirito di conservazione delle risorse naturali.
    • In merito ai trasporti l'accordo prevede che la connettività per via aerea, stradale, ferroviaria e marittima prosegua ininterrotta e in modo sostenibile, anche se l'accesso ai mercati si ridurrà rispetto alle opportunità offerte dal mercato unico. Sono comprese disposizioni volte a garantire che la concorrenza tra gli operatori dell'UE e del Regno Unito avvenga in condizioni paritarie, in modo da non compromettere i diritti dei passeggeri e dei lavoratori né la sicurezza dei trasporti.
    • In materia di energia l'accordo fornisce un nuovo modello per gli scambi e l'interconnettività, con garanzie di concorrenza aperta e leale, anche per quanto riguarda le norme di sicurezza per le attività offshore e la produzione di energia rinnovabile.
    • Nel coordinamento della sicurezza sociale l'accordo è finalizzato a garantire una serie di diritti dei cittadini dell'Unione e di quelli del Regno Unito. Tali disposizioni riguardano i cittadini dell'UE che lavorano nel Regno Unito, vi si recano o vi si trasferiscono, e i cittadini del Regno Unito che lavorano nell'UE, vi si recano o vi si trasferiscono dopo il 1º gennaio 2021.
    • Infine l'accordo permette al Regno Unito di continuare a partecipare a diversi programmi faro dell'Unione europea nel periodo 2021-2027 (a condizione di un contributo finanziario del Regno Unito al bilancio dell'UE), quali Orizzonte Europa.

Un nuovo partenariato per la sicurezza dei nostri cittadini

L'accordo sugli scambi e la cooperazione stabilisce un nuovo quadro in materia di cooperazione delle autorità di contrasto e giudiziarie in materia penale e civile. Riconosce la necessità di un'intensa cooperazione tra le polizie e le autorità giudiziarie nazionali, in particolare per combattere e perseguire penalmente il crimine e il terrorismo transfrontalieri. Istituisce nuove capacità operative, tenendo conto del fatto che il Regno Unito, in quanto paese terzo al di fuori dell'area Schengen, non disporrà delle strutture su cui poteva contare prima. La cooperazione in materia di sicurezza può essere sospesa in caso di violazioni da parte del Regno Unito dell'impegno di mantenere l'adesione alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo e di vegliare sul suo rispetto a livello nazionale.

 Un accordo orizzontale in materia di governance

    • Per offrire la massima certezza del diritto alle imprese, ai consumatori e ai cittadini, un capitolo dedicato alla governance chiarisce con quali modalità l'accordo sarà gestito e controllato. Istituisce inoltre un consiglio di partenariato misto incaricato di accertarsi che l'accordo sia applicato e interpretato correttamente, che discuterà tutte le questioni che dovessero presentarsi.
    • Meccanismi vincolanti di applicazione delle norme e di risoluzione delle controversie garantiranno il rispetto dei diritti delle imprese, dei consumatori e dei singoli. Ciò significa che le imprese nell'Unione europea e nel Regno Unito saranno in concorrenza in condizioni paritarie e nessuna delle due parti farà uso della propria autonomia normativa per concedere sovvenzioni sleali o creare distorsioni della concorrenza.
    • Entrambe le parti potranno in caso di violazioni dell'accordo adottare misure ritorsive settoriali, che si applicheranno a tutti i settori del partenariato economico.


La politica estera, la sicurezza esterna e la cooperazione in materia di difesa non sono contemplate dall'accordo in quanto il Regno Unito non ha voluto negoziare tali temi. A partire dal 1º gennaio 2021 non vi sarà pertanto alcun quadro concordato tra il Regno Unito e l'UE per elaborare e coordinare le risposte comuni alle sfide di politica estera, ad esempio l'istituzione di sanzioni nei confronti di cittadini o attività economiche di paesi terzi.

L'accordo sugli scambi e la cooperazione contempla un certo numero di settori di interesse dell'Unione. Il documento va molto più oltre dei normali accordi di libero scambio e fornisce una solida base per conservare la nostra amicizia e cooperazione di lunga data. Salvaguarda l'integrità del mercato unico e l'indivisibilità delle quattro libertà (persone, merci, servizi e capitali). Rispecchia il fatto che il Regno Unito sta abbandonando l'ecosistema dell'Unione di norme e di meccanismi di vigilanza e di applicazione delle norme comuni, e pertanto non potrà più beneficiare dei vantaggi derivanti dall'appartenenza all'UE o dal mercato unico. L'accordo non assicura in alcun modo gli importanti vantaggi di cui il Regno Unito ha goduto in qualità di Stato membro dell'UE.

Questa una estrema sintesi dell’accordo. Ora la palla passa al Parlamento europeo che si prenderà il tempo necessario per garantire un appropriato scrutinio democratico dell’accordo prima che possa entrare ufficialmente in vigore.

Secondo il parlamentare europeo Paolo De Castro “l’Unione europea ha dato prova della sua forza, grazie all’unità tra il Parlamento europeo e i 27 Stati membri e al pieno supporto al nostro capo-negoziatore, Michel Barnier: il suo lavoro e la sua perseveranza hanno permesso di raggiungere questo risultato fondamentale per i nostri cittadini e le nostre imprese".

Resta comunque la grande amarezza per questa “separazione” che non sappiamo a chi effettivamente gioverà. Dispiace per i giovani: la cancellazione dell’ERASMUS chiude un ciclo che aveva visto una grande forma di integrazione economica, sociale e interculturale.

Dunque pare che l’accordo sia stato raggiunto. Dal 1° gennaio 2021 scatterà l’applicazione in via provvisoria dell’intesa realizzata con l’intervento in extremis da Boris Johnson e della Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, con l’uscita definitiva della Gran Bretagna dal mercato unico e dall’unione doganale.

Aver raggiunto un accordo, seppur in extremis, per gli inglesi è un risultato positivo. Non è che sia il miglior accordo possibile, hanno affermato i dirigenti oltre Manica, ma quanto meno non si aggiunge altra incertezza in un momento così particolare che si sta attraversando come la pandemia da coronavirus.

La libertà di circolazione di persone, beni, servizi e capitali continuerà a esistere, e le merci italiane ed europee potranno continuare a essere esportate nel Regno Unito senza alcun dazio soprattutto per le produzioni agricole ed agroalimentari italiane. Il tutto, nel rispetto da parte di entrambe le sponde dei più alti standard sociali e ambientali.

Infatti proprio la questione dazi non era così scontata e già si palesavano le ombre di grandi portatori di interesse come gli Stati Uniti intenzionati a stringere accordi commerciali con gli inglesi ed indebolire l’Unione Europea. 

Il Regno Unito e l'UE hanno condiviso un'importante relazione commerciale agroalimentare. I paesi dell'UE hanno esportato grandi volumi di prodotti agroalimentari nel Regno Unito, in particolare frutta e verdura fresca e trasformata, prodotti a base di carne e preparati alimentari, vino e olio extra vergine di oliva ed altri numerosi prodotti. Nel 2019 il valore di queste esportazioni è stato di oltre 41 miliardi di euro.

Il progetto di accordo sugli scambi e la cooperazione comprende tre pilastri principali. Vediamoli più da vicino.

Un accordo di libero scambio

L'accordo riguarda non solo gli scambi di merci e servizi ma anche un'ampia gamma di altri settori di interesse dell'Unione, quali gli investimenti, la concorrenza, gli aiuti di Stato, la trasparenza fiscale, i trasporti aerei e stradali, l'energia e la sostenibilità, la pesca, la protezione dei dati e il coordinamento in materia di sicurezza sociale.

    • Dispone l'assenza di tariffe e contingenti su tutte le merci conformi alle opportune regole in materia di origine.
    • Entrambe le parti si sono impegnate a garantire una solida parità di trattamento mediante la salvaguardia di livelli elevati di protezione in settori quali la tutela dell'ambiente, la lotta contro i cambiamenti climatici e la fissazione del prezzo del carbonio, i diritti sociali e del lavoro, la trasparenza fiscale e gli aiuti di Stato, con un'efficace applicazione delle regole a livello nazionale, un meccanismo vincolante di risoluzione delle controversie e la possibilità, aperta a entrambe le parti, di adottare misure correttive.
    • L'Unione europea e il Regno Unito hanno concordato un nuovo quadro per la gestione comune delle risorse ittiche nelle acque di pertinenza. Il Regno Unito potrà imprimere ulteriore sviluppo alle attività di pesca britanniche, mentre saranno salvaguardate le attività e le fonti di sussistenza delle comunità della pesca europee, in uno spirito di conservazione delle risorse naturali.
    • In merito ai trasporti l'accordo prevede che la connettività per via aerea, stradale, ferroviaria e marittima prosegua ininterrotta e in modo sostenibile, anche se l'accesso ai mercati si ridurrà rispetto alle opportunità offerte dal mercato unico. Sono comprese disposizioni volte a garantire che la concorrenza tra gli operatori dell'UE e del Regno Unito avvenga in condizioni paritarie, in modo da non compromettere i diritti dei passeggeri e dei lavoratori né la sicurezza dei trasporti.
    • In materia di energia l'accordo fornisce un nuovo modello per gli scambi e l'interconnettività, con garanzie di concorrenza aperta e leale, anche per quanto riguarda le norme di sicurezza per le attività offshore e la produzione di energia rinnovabile.
    • Nel coordinamento della sicurezza sociale l'accordo è finalizzato a garantire una serie di diritti dei cittadini dell'Unione e di quelli del Regno Unito. Tali disposizioni riguardano i cittadini dell'UE che lavorano nel Regno Unito, vi si recano o vi si trasferiscono, e i cittadini del Regno Unito che lavorano nell'UE, vi si recano o vi si trasferiscono dopo il 1º gennaio 2021.
    • Infine l'accordo permette al Regno Unito di continuare a partecipare a diversi programmi faro dell'Unione europea nel periodo 2021-2027 (a condizione di un contributo finanziario del Regno Unito al bilancio dell'UE), quali Orizzonte Europa.

Un nuovo partenariato per la sicurezza dei nostri cittadini

L'accordo sugli scambi e la cooperazione stabilisce un nuovo quadro in materia di cooperazione delle autorità di contrasto e giudiziarie in materia penale e civile. Riconosce la necessità di un'intensa cooperazione tra le polizie e le autorità giudiziarie nazionali, in particolare per combattere e perseguire penalmente il crimine e il terrorismo transfrontalieri. Istituisce nuove capacità operative, tenendo conto del fatto che il Regno Unito, in quanto paese terzo al di fuori dell'area Schengen, non disporrà delle strutture su cui poteva contare prima. La cooperazione in materia di sicurezza può essere sospesa in caso di violazioni da parte del Regno Unito dell'impegno di mantenere l'adesione alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo e di vegliare sul suo rispetto a livello nazionale.

 Un accordo orizzontale in materia di governance

    • Per offrire la massima certezza del diritto alle imprese, ai consumatori e ai cittadini, un capitolo dedicato alla governance chiarisce con quali modalità l'accordo sarà gestito e controllato. Istituisce inoltre un consiglio di partenariato misto incaricato di accertarsi che l'accordo sia applicato e interpretato correttamente, che discuterà tutte le questioni che dovessero presentarsi.
    • Meccanismi vincolanti di applicazione delle norme e di risoluzione delle controversie garantiranno il rispetto dei diritti delle imprese, dei consumatori e dei singoli. Ciò significa che le imprese nell'Unione europea e nel Regno Unito saranno in concorrenza in condizioni paritarie e nessuna delle due parti farà uso della propria autonomia normativa per concedere sovvenzioni sleali o creare distorsioni della concorrenza.
    • Entrambe le parti potranno in caso di violazioni dell'accordo adottare misure ritorsive settoriali, che si applicheranno a tutti i settori del partenariato economico.


La politica estera, la sicurezza esterna e la cooperazione in materia di difesa non sono contemplate dall'accordo in quanto il Regno Unito non ha voluto negoziare tali temi. A partire dal 1º gennaio 2021 non vi sarà pertanto alcun quadro concordato tra il Regno Unito e l'UE per elaborare e coordinare le risposte comuni alle sfide di politica estera, ad esempio l'istituzione di sanzioni nei confronti di cittadini o attività economiche di paesi terzi.

L'accordo sugli scambi e la cooperazione contempla un certo numero di settori di interesse dell'Unione. Il documento va molto più oltre dei normali accordi di libero scambio e fornisce una solida base per conservare la nostra amicizia e cooperazione di lunga data. Salvaguarda l'integrità del mercato unico e l'indivisibilità delle quattro libertà (persone, merci, servizi e capitali). Rispecchia il fatto che il Regno Unito sta abbandonando l'ecosistema dell'Unione di norme e di meccanismi di vigilanza e di applicazione delle norme comuni, e pertanto non potrà più beneficiare dei vantaggi derivanti dall'appartenenza all'UE o dal mercato unico. L'accordo non assicura in alcun modo gli importanti vantaggi di cui il Regno Unito ha goduto in qualità di Stato membro dell'UE.

Questa una estrema sintesi dell’accordo. Ora la palla passa al Parlamento europeo che si prenderà il tempo necessario per garantire un appropriato scrutinio democratico dell’accordo prima che possa entrare ufficialmente in vigore.

Secondo il parlamentare europeo Paolo De Castro “l’Unione europea ha dato prova della sua forza, grazie all’unità tra il Parlamento europeo e i 27 Stati membri e al pieno supporto al nostro capo-negoziatore, Michel Barnier: il suo lavoro e la sua perseveranza hanno permesso di raggiungere questo risultato fondamentale per i nostri cittadini e le nostre imprese".

Resta comunque la grande amarezza per questa “separazione” che non sappiamo a chi effettivamente gioverà. Dispiace per i giovani: la cancellazione dell’ERASMUS chiude un ciclo che aveva visto una grande forma di integrazione economica, sociale e interculturale.

E' stato emesso da Poste Italiane un francobollo celebrativo per il 50° anniversario della istituzione delle Regioni a Statuto ordinario. L'iniziativa si inquadra nel programma previsto dalla Presidenza del Consiglio (Dipartimento per gli Affari regionali e le Autonomie), in collaborazione con la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.

La tiratura prevista è di un milione di esemplari. Nel francobollo - si legge sul sito delle Poste italiane - è raffigurato il numero ordinale “50°” in un'elaborazione artistica che armonizza e assembla i due numeri graficamente e cromaticamente. Completano il francobollo la legenda “Anniversario delle Regioni a  Statuto ordinario”, la scritta “Italia” e l’indicazione tariffaria.
Previsti anche i prodotti filatelici correlati: cartolina obliterata e non obliterata; la tessera; il bollettino illustrativo; il folder. 
A commento dell’emissione è stato realizzato il bollettino illustrativo con articolo a firma di Francesco Boccia, Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, e di Stefano Bonaccini, Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.''La concertazione istituzionale fra lo Stato e le Regioni - scrivono - non è solo una leva fondamentale per il buongoverno, ma è lo strumento indispensabile per far affrontare al Paese ogni processo riformatore ed ogni emergenza, come sta dimostrando in questi mesi la complessa gestione della pandemia da Covid-19''
Il francobollo ed i prodotti filatelici correlati possono essere acquistati presso gli Uffici Postali abilitati, gli “Spazio Filatelia” di Firenze, Genova, Milano, Napoli, Roma, Roma 1, Torino, Trieste, Venezia, Verona e sul sito poste.it. (Regioni.it 3954)

"Dopo 24 ore abbiamo già avuto 500mila download significa che l'applicazione è stata apprezzata nella sua semplicità e i cittadini ne hanno capito l'utilità". Così il ministro per l'innovazione Paola Pisano sull'utilizzo della app Immuni per il tracciamento del Coronavirus. "Siamo tra i primi Paesi al mondo" e "il primo tra i grandi Paesi Ue" ad usare simili tecnologie. La app, ha ricordato, "è stata sviluppata nel pieno rispetto della privacy".

Molti italiani hanno quindi deciso di scaricare la app, nonostante il fatto che al momento non sia funzionante. Immuni sarà infatti testata solo a partire dall'8 giugno e solo in 4 regioni italiane - Abruzzo, Liguria, marche e Puglia - prima di essere resa operativa su scala nazionale. 

Intanto cambiano le immagini usate per descrivere il funzionamento dell'app Immuni sul sito istituzionale dedicato all'applicazione. Ora il neonato non è più in braccio alla mamma ma al papà ed è la donna e non l'uomo che sta davanti al computer. La modifica è arrivata dopo critiche bipartisan per l'uso degli stereotipi del maschio lavoratore e la donna che resta a casa con i figli.

"L'app immuni ha due grandi limiti - afferma il presidente della regione Veneto, Luca Zaia -  il primo è che non sa dove finisce il gran bagaglio di dati, il secondo che rischia di mettere in crisi l'ossatura della sanità. L'aspetto mi inquieta, non si è detto agli addetti ai lavori cosa accadrà - spiega Zaia -. Nel momento che arriva al cittadino la segnalazioni di probabile positività con l'invito di andare dal medico di base noi non sappiamo cosa in effetti succede, di qui il rischio per l'ossatura della sanità, uno può fare a meno perché non vuole finire in quarantena o non vuole perdere il lavoro, ed ancora i medici che si trovano il cittadino che si presenta dicendo che ha ricevuto il messaggio cosa fanno. Noi che siamo la sanità come possiamo controllare quanto accade non avendo contezza di quanto c'è nei telefonini dei nostri cittadini". "Non è irrilevante - sottolinea Zaia - perché significa focolaio, significa isolamento, significa tampone e noi non avendo gli elementi non siamo in grado di gestire perché non sappiamo nulla di ciò che accade: un grande lavoro digitale ma poco pratico per chi deve gestire la sanità".

"Su Immuni non c'è alcuna contrapposizione di natura politica da parte della Regione Friuli Venezia Giulia ma solo una diversa valutazione sull'efficacia dell'app, che riteniamo insufficiente nel momento in cui si prevede un'adesione su base volontaria", rileva il vicepresidente con delega alla Salute e alla Protezione civile, Riccardo Riccardi. "Noi abbiamo ritenuto fin dall'inizio dell'epidemia che il tracciamento con app fosse una misura utile  e ci siamo immediatamente attivati, pronti anche a mettere le nostre risorse a disposizione del Paese. Se ora, come sembra, il Governo obbligherà le Regioni ad applicare Immuni in ogni territorio e non autorizzerà iniziative autonome di singole Regioni, noi ci adegueremo". 

Da oggi tutte le persone che si spostano, si trasferiscono o fanno ingresso, in Puglia, da altre regioni o dall'estero, con mezzi di trasporto pubblici o privati devono segnalare lo spostamento, il trasferimento o l'ingresso compilando il modello di auto-segnalazione disponibile sul sito istituzionale della Regione Puglia. Lo dispone l'ordinanza n.245 emanata ieri sera dal presidente, Michele Emiliano. Le persone dovranno dichiarare  il luogo di provenienza ed il comune in cui soggiornano, conservare per un periodo di trenta giorni l'elenco dei luoghi visitati e delle persone incontrate durante il soggiorno. In pieno spirito di collaborazione, e' consigliato di scaricare l'app "Immuni". E' esclusa l'applicabilita' della nuova ordinanza agli spostamenti per esigenze lavorative, per motivi di salute, per ragioni di assoluta urgenza, nonche' al transito e trasporto merci e a tutta la filiera produttiva da e per la Puglia.

Il presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli, afferma: "noi ci siamo fatti avanti e siamo molto convinti del valore di questa app, che protegge la privacy delle persone ma le informa dei contatti che hanno avuto con delle persone potenzialmente positive. Questo e' molto importante in questa fase e ci aiuta nel cercare gli ultimi positivi. L'obiettivo e' raggiungere quel numero necessario perche' l'app funzioni: l'unico dato che abbiamo sono i contatti sulla pagina della Regione, 15.000, con molti che scrivevano 'fatto". (Regioni.it 3853)

“I dati ci dicono che il Paese potrebbe diventare a breve un’unica zona gialla. È una buona notizia, perché dimostra che la strategia di contenimento del contagio sta lentamente funzionando, e significherà meno restrizioni per quei territori che erano classificati come arancioni o rossi. Ora è fondamentale accompagnare la riduzione delle restrizioni con l’atteggiamento responsabile che abbiamo avuto fin qui”.  E’ quanto afferma Antonio Decaro, presidente dell’Anci e sindaco di Bari al termine della riunione odierna con il governo sul nuovo Dpcm che dovrà essere varato a giorni.

“Nei giorni che precedono il Natale, è naturale una maggiore propensione a stare insieme e a socializzare. Dovremo governarla per non esporci a rischi. Ho chiesto al governo di non lasciare soli i sindaci per i necessari controlli perché le restrizioni che saranno disposte per questo periodo devono poter essere applicate. Servirà la collaborazione di tutte le forze dell’ordine coordinate dai prefetti, nell’ambito del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, per tenere sotto controllo i flussi di persone evitando assembramenti nei giorni particolarissimi come le vigilie di Natale e Capodanno. Saranno giornate di festa, ma in condizioni diverse dal solito. E sarà fondamentale tenere massimo il livello di attenzione in quei giorni”. 

Quando sabato sera, il 6 giugno scorso Vittorio Fiìì, presidente dell'ARPTRA mi ha telefonato comunicandomi l’avvenuto decesso del dr. Giuseppe Laccone, sono stato per oltre due ore a sfogliare, mentalmente, gli ultimi 40 anni della mia vita.

Si perché sono stati tanti gli anni trascorsi lavorando con la presenza, l’amicizia e la collaborazione del dr.Giuseppe Laccone.

Era il 1981 quando direttore del Codita, Consorzio di Difesa delle Produzioni Intensive della Provincia di Taranto, mi fu “assegnato” per le attività di Lotta Guidata che iniziavano in quell’anno con il coordinamento della Regione Puglia, il dr. Giuseppe Laccone, allora funzionario dell’Osservatorio Regionale Malattie delle Piante.

Sulle prime non capii perché mi fu “assegnato” Laccone che conoscevo solo perché aveva scritto alcuni articoli su Puglia Agricola l’unico settimanale regionale sull’agricoltura, l’alimentazione e l’ambiente dell'epoca che realizzato realizzato con la direzione responsabile di mio padre Salvatore.

Il motivo di questa assegnazione stava nel fatto che nessuno degli altri 4 Condifesa “voleva” Giuseppe Laccone perché, benché fosse un tecnico preparato e di alto livello, aveva precedentemente dato “fastidio” ad alcuni per il suo modo di fare, e non aveva voluto approvare tecnicamente alcune pratiche di difesa fitosanitaria (cioè distribuzione e consumo di prodotti fitosanitari) in base ad una legge regionale dell’epoca.

Capii subito che “tipo” era Giuseppe Laccone, tecnico preparatissimo e tecnicamente rigoroso che non scendeva a compromessi con nessuno neanche con i dirigenti regionali e con le aziende di fitofarmaci.

Ci intendemmo quasi subito realizzando una tale mole di lavoro che portammo nel giro di qualche anno nelle campagne di tutta la Puglia (anche come Assocodipuglia) prima la Lotta Guidata poi la Difesa Integrata e quindi Biologica, oltre ad una serie di progetti come quello comunitario sul "Miglioramento della Qualità dell’Olio di Oliva”.

Inoltre é stato un grande maestro verso tantissimi giovani agronomi e tecnici agricoli, iniziando dai miei collaboratori, che li portati in oltre quarant'anni ad essere i protagonisti tecnici dell'agricoltura regionale.

Il tutto anche e/o soprattutto con una intensa comunicazione e divulgazione su carta stampata, radio e soprattutto televisione. Chi non ricorda la trasmissione che ho realizzato per 25 anni sull’emittente Telenorba: Agri7, sette giorni di agricoltura che comprendeva la rubrica “La Difesa delle Colture” con il dr. Giuseppe Laccone.

Tanti sono stati i servizi, i reportage, le inchieste e le indagini su tutte le malattie delle piante e le avversità  in agricoltura, ma soprattutto in viticoltura e olivicoltura, su numerose testate giornalistiche e trasmissioni su emittenti televisive che ho realizzato anche dopo la conclusione di Agri7. Il dr. Laccone era lì sempre con me a divulgare notizie e informazioni di carattere tecnico e fitopatologico.

Quarant’anni “insieme” dunque, anche con qualche diversità di vedute, ma sempre in un clima di correttezza ed educazione ed alla fine anche di grande affetto. Grazie dottor Laccone. (RDP)

 

___________________

Nella foto: il dr. Giuseppe Laccone con Pasquale Carmignano responsabile dei servizi tecnici e fitopatologici     nbn  del Codita.

 Nuova data per Vinitaly. La 54ª edizione del Salone internazionale dei vini e dei distillati di Veronafiere si terrà dal 20 al 23 giugno 2021, in contemporanea con Enolitech e Sol&Agrifood.  OperaWine 10th year anniversary con Wine Spectator sarà il 19 giugno. 

 La decisione è il risultato di un’attenta verifica, anche con le più autorevoli istituzioni in grado di formulare previsioni attendibili sulla curva pandemica ed è stata presa dopo uno specifico sondaggio di mercato.

«Lo spostamento a giugno – dice Maurizio Danese, presidente di Veronafiere Spa – è in linea con la revisione del posizionamento dei calendari delle principali fiere internazionali italiane ed estere. Il consiglio di amministrazione della Fiera ed i soci hanno fatto una scelta ponderata in base alle informazioni più attendibili in campo medico, considerando anche l’incoming di buyer extra europei. Stiamo inoltre lavorando con la Fondazione Arena che organizza la stagione lirica e la città di Verona per offrire ai nostri ospiti internazionali un’edizione imperdibile».
 
«Vinitaly con OperaWine e le rassegne concomitanti – sottolinea Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere Spa –, si svolgeranno in un contesto temporale in cui il governo avrà avuto il tempo di predisporre le procedure di ingresso dei buyer internazionali nel nostro Paese. Nello stesso tempo in Europa vi saranno altri eventi rivolti alla promozione del settore vinicolo. Si tratta di una decisione strategica e sinergica per consentire agli operatori del mercato e dell’informazione, soprattutto quelli provenienti da Asia e USA, che sono tra i principali visitatori delle nostre rassegne, di poter ottimizzare la loro partecipazione con un solo spostamento».

”Festeggiamo la Bandiera Blu delle isole Tremiti, un grande risultato, faticoso, perché comprende tanti fattori ambientali, oltre la pulizia del mare, e questa piccola amministrazione è riuscita ad ottenerlo”.

Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che ieri è stato alle Isole Tremiti per ‘issare’ la Bandiera Blu 2020, il prestigioso riconoscimento ambientale conferito dalla FEE alle località costiere europee che soddisfano criteri di qualità sulle acque di balneazione tenendo in considerazione anche altri parametri, come la pulizia delle spiagge e i servizi offerti.

“Quest’anno - ha detto Emiliano - sono tante le Bandiere Blu in Puglia, un record quasi, e noi siamo molto orgogliosi. Anche perché, nella stessa giornata, abbiamo avuto la notizia che la Puglia è la prima regione italiana per prenotazioni turistiche. Il turismo oggi non cerca cose evanescenti, cerca bellezza, tranquillità, sicurezza, salute e soprattutto ambiente pulito”.

“Ho cominciato questi 5 anni di governo della Puglia - ha aggiunto Emiliano - difendendo il mare delle Tremiti, qui davanti era previsto un campo di ricerca petrolifera, e difendendo il mare di tutta la Puglia fino al Golfo di Taranto. Oggi abbiamo potuto verificare assieme al sindaco Fentini il progetto del dissalatore che finalmente emanciperà le Tremiti dalle navi che tutti i giorni devono portare l’acqua. Ecco, l’acqua come elemento fondamentale nella vita della nostra regione e come elemento che attira non sono i nostri ospiti ma che eleva la qualità della nostra vita”.

Ai festeggiamenti per la Bandiera Blu 2020 presenti il sindaco Antonio Fentini, il sindaco di Peschici Franco Tavaglione e il presidente del Parco nazionale del Gargano Pasquale Pazienza, la consigliera regionale Rosa Barone.

“Qui alle Tremiti - ha commentato il sindaco Fentini - è stata una giornata meravigliosa perché abbiamo festeggiato la Bandiera Blu che ci è stata concessa dalla FEE. Il mare blu non è solo mare pulito, ambiente pulito, ma anche servizi, qualità delle acque, differenziata, un po’ di tutto. Vuol dire che siamo stati bravi e che continuiamo a vivere e amare il nostro ambiente”.

 

 

Si è svolto nei giorni scorsi, presso la Sala Convegni Hotel Baia delle Zagare a Mattinata, un importante convegno nazionale organizzato dal Rotary Club di Manfredonia, dall’Ordine dei Geologi della Puglia e dalla Società Italiana di Geologia Ambientale (Sigea), fortemente voluto e promosso dal geologo Biagio Ciuffreda nel quale sono stati affrontati i temi del cambiamento climatico e dell’adattamento consapevole.

Il clima sta cambiando? Come sta cambiando? Quali gli effetti globali e quali quelli locali? Siamo pronti ad adattarci? Chi sta facendo cosa per adattare i nostri usi e costumi agli effetti del cambiamento?

A queste domande si è cercato di dare una risposta durante l'evento. Esperti nazionali e regionali hanno avuto l'opportunità di confrontarsi e discutere sull'analisi e sulle prospettive per un adattamento consapevole in merito al cambiamento climatico cui stiamo assistendo.

I lavori della mattinata sono stati condotti da Massimiliano Fazzini (Università di Camerino), che ha sottolineato come stiamo vivendo un periodo caratterizzato da un’indiscussa estremizzazione del tempo atmosferico: nel bacino del Mediterraneo: ondate durature ed intense di caldo “africano” vengono bruscamente interrotte da improvvisi passaggi instabili forieri di violenti fenomeni meteorici che aumentano di fatto il rischio ambientale e per la popolazione. Gli inverni sono divenuti più miti ma allo stesso tempo caratterizzati da incisive quanto dannose fasi gelide o nevose; le stagioni intermedie sono dominate da un’estrema variabilità meteorologica e caratterizzate da eventi idrologici spesso devastanti.

A seguire l’intervento di Silvano Focardi (Università di Siena), che si è focalizzato sugli effetti delle attività umane sugli ecosistemi del Pianeta, evidenziando che poiché molti degli effetti del cambiamento climatico sugli ecosistemi hanno anche implicazioni per l’uomo, è logico domandarsi quali siano le conseguenze che questa forma di inquinamento derivata dalle attività umane ha sugli ecosistemi del pianeta. In questo senso gli ecologi cercano di comprendere quanto la minaccia dei cambiamenti climatici possa influenzare la biodiversità, componente essenziale degli ecosistemi.

Una visione più ampia l’ha portata Fabio Florindo (Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia), nella sua relazione sulle ricerche compiute in Antartide: una delle ultime proiezioni attuate dal Comitato Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC) indica che entro il 2100 la temperatura sarà simile o superiore a quella presente sulla Terra 40 milioni di anni fa, quando la calotta di ghiaccio che ricopre l'Antartide non era ancora formata. Gli effetti del riscaldamento globale non hanno tardato a farsi sentire anche in questo continente remoto interessando soprattutto la regione della Penisola Antartica. Per comprendere meglio i rapporti esistenti tra le variazioni globali del clima e l'evoluzione della calotta Antartica è strategico studiare l'evoluzione climatica di questo continente nel passato geologico a partire dalle prime fasi di sviluppo della glaciazione continentale.

La questione relativa agli scenari futuri e alle possibili soluzioni di mitigazione ed adattamento ai cambiamenti climatici nel Mar Mediterraneo è stato l’oggetto dell’intervento di Giorgia Verri (ricercatrice presso il CMCC Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici).

Giuseppe Mastronuzzi (Direttore del Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell’Università di Bari) ha posto l’accento sulle variazioni climatiche e dissesto idrogeologico nella fascia costiera, sottolineando l’importanza che i risultati delle ricerche debbano essere considerati ai tavoli di concertazione e di decisione politica.

L’alterazione dei processi di dispersione nei flussi naturali e dell’interazione tra onde e vegetazione delle zone costiere per effetto dei cambiamenti climatici con i relativi esperimenti ripresi presso il laboratorio di Valenzano, sono stati i principali temi dell’intervento di Michele Mossa (Ordinario di Idraulica presso il Politecnico di Bari).

Ampio respiro è stato dato alle attività dei centri di centri di ricerca con Nicola Lamaddalena (Direttore aggiunto CIHEAM Bari) che è intervenuto sull’uso razionale delle risorse idriche in agricoltura e sullo sviluppo sostenibile nel Mediterraneo.

Non potendo intervenire personalmente Giuseppe Milano (Istituto Nazionale di Urbanistica Sezione Puglia) ha inviato un video messaggio che si sostanziava principalmente nel rispetto del pianeta considerato nella sua accezione più ampia di Madre Terra e nella importanza del ruolo della comunicazione.

 

Al termine della prima parte dei lavori, forte e sentito è stato il ricordo per Piero Pellegrini uomo che ha dato visibilità turistica a Baia delle Zagare e al Gargano, al quale hanno partecipato diverse autorità locali tra le quali il Prefetto Michele Di Bari, il Commissario del Comune di Mattinata Antonio Scozzese, il Presidente di Confindustria di Foggia Gianni Rotice e Domenico Magistro.

 

Nel pomeriggio i lavori sono proseguiti con la Tavola Rotonda "Azioni di contenimento e adattamento agli effetti del cambiamento climatico", moderata da Cristina de Vita (Esperta di comunicazione), alla quale sono intervenuti la Senatrice Assuntela Messina (Commissione Ambiente del Senato della Repubblica) che ha focalizzato il suo intervento sull’importanza della formazione sulle questioni ambientali, con un ampio focus sulle politiche di adattamento al cambiamento climatico e ai suoi effetti sul territorio, Vito Bruno (Direttore Generale ARPA Puglia), Michele Guidato (Parco Nazionale del Gargano), Stefano Pagano (Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino meridionale), Antonello Fiore (Presidente Nazionale SIGEA) e Gianni Rotice (Presidente Confindustria Foggia). Durante i lavori della tavola rotonda hanno fatto pervenire il proprio contributo alla Alfonso Pecoraro Scanio (Presidente Fondazione UniVerde), Stefano Laporta (Presidente ISPRA) e il Senatore Ruggiero Quarto (Commissione ambiente del Senato della Repubblica).

Le conclusioni del convegno sono state affidate a Salvatore Valletta (Presidente dell’Ordine dei Geologi della Puglia)

 

 

 

meteo

 

Banner I VINI DI PUGLIA
mediapresstv
PIANETA TERRA