La Conferenza delle Regioni, riunita ieri in seduta straordinaria, ha dato parere favorevole allo schema di decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali di adozione del programma Garanzia Occupabilità dei Lavoratori (GOL), l’iniziativa che costituisce il perno dell’azione di riforma e rilancio delle politiche attive per il lavoro contenuta nel PNRR.
Il programma può contare su una dote complessiva di 4,4 miliardi, a cui si aggiungono i 500 milioni di React-UE.
La prima tranche nazionale è pari a 880 milioni di Euro, alla Puglia sono destinate risorse pari a circa 69 milioni di euro.

“L’accordo, siglato ieri in sede di Conferenza delle Regioni, rappresenta una tappa fondamentale per l’attuazione del Piano Garanzia Occupabilità dei Lavoratori (GOL). Stiamo parlando del più importante programma di politiche attive del lavoro della storia recente, che si pone l’ambizioso obiettivo di rilanciare l’occupazione nel contesto nazionale e in Puglia, a seguito dell’emergenza sanitaria ed economica che ha sconvolto le nostre vite”, fa sapere l’assessore all’istruzione, alla formazione e al lavoro della Regione Puglia Sebastiano Leo.

“Per mesi – continua Leo – di concerto con gli altri assessori regionali al lavoro, con il Ministro del Lavoro e con ANPAL, abbiamo lavorato ad una intesa che definisse i macro obiettivi del programma, gli step attuativi e i criteri di riparto di una dotazione economica così importante. È stato un lavoro complesso ma che si è svolto in un clima di grande collaborazione”.

“Il programma GOL – spiega l’assessore regionale al lavoro – pone al centro il potenziamento dei servizi per l’impiego e delle politiche attive del lavoro e della formazione attuate a livello regionale, coerenti con le caratteristiche ed i fabbisogni del mercato territoriale del lavoro e delle specificità dei diversi contesti locali, all’interno di un quadro unitario tale da garantire l’erogazione di livelli essenziali delle prestazioni omogenei su tutto il territorio nazionale. Beneficiari delle misure saranno i lavoratori in CIG, ma anche i beneficiari di Naspi e Dis-coll, del Reddito di cittadinanza, i lavoratori fragili o vulnerabili (Neet, disabili, donne in condizioni di svantaggio, over 55), i disoccupati senza sostegno al reddito, e i cosiddetti 'working poor' cioè coloro che, pur lavorando, versano in condizione di precarietà e non dispongono di salari dignitosi”.

“Anche dal punto di vista della definizione dei criteri di riparto – continua Leo – riteniamo di aver trovato un buon punto di mediazione capace di tenere in considerazione i diversi fabbisogni regionali e, al contempo, individuando per le successive tranche un ulteriore criterio di ripartizione calcolato sulla capacità dei sistemi regionali di prendere in carico i destinatari e attuare misure nei loro confronti”.

“Nelle prossime settimane – ha concluso l’assessore – ogni Regione, e quindi anche la Puglia, dovrà presentare un piano regionale per l’attuazione del programma GOL, che sarà validato da ANPAL e dal Ministero. Quindi si tratterà di rendere effettivamente disponibili a cittadine, cittadini e imprese le prestazioni finanziate dal programma. E siamo certi che la riposta della Regione Puglia e del nostro sistema di servizi per l’impiego sarà all’altezza della grande opportunità a cui siamo chiamati”.

 

l’Unione Europea e la sua autonomia strategica e il suo ruolo per rafforzare il multilateralismo.

Sono stati questi gli argomento trattati dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel corso di un incontro con alcuni capi di stato europei del gruppo Arraiolos.

Ho realmente apprezzato, ha detto Matarella, lo scambio di idee che abbiamo avuto, uno scambio di idee che ha consentito a ciascuno di noi di verificare sensibilità e punti di vista rispettivi. Tutto è avvenuto nel consueto stile del gruppo di Arraiolos: l’ascolto reciproco e il dialogo sempre amichevole e costruttivo per far maturare opinioni e soluzioni convergenti e condivise.

Ci troviamo a un punto di svolta molto importante per l’Unione europea, un punto nel quale, a mio avviso, senza remore e senza temi intoccabili, dobbiamo prima di tutto impegnarci per completare tanti cantieri aperti nella nostra integrazione.

La nuova fase ha bisogno di basi molto solide: lo dobbiamo alle nuove generazioni di europei.

Come la pandemia ci ha dimostrato, nella drammatica tristezza del suo sopravvenire, le sfide di questi anni ci chiamano ad alzare il nostro livello di ambizione. Il Next Generation è il nostro orizzonte, la nostra strategia per il futuro. E il percorso per realizzarlo è l’autonomia strategica dell’Unione.

Sul fronte della politica estera di difesa, la recente vicenda in Afghanistan sprona e dimostra ulteriormente quanto sia ineludibile compiere un passo avanti per costruire una credibilità maggiore dell’Unione in termini di sicurezza; una credibilità ovviamente complementare con la Nato e tesa al rafforzamento della cornice del reciproco sostegno e rispetto tra gli Stati.

Il nostro impegno deve essere, allora, ha concluso Mattarella, colmare questo divario tra le attese e la risposta che l’Unione europea è capace di dare per costruire un futuro nel quale l’Unione sia protagonista e possa parlare autorevolmente, con un’identità precisa.

L’Assemblea Generale dell’ONU ha dichiarato il 2021 Anno Internazionale della Frutta e della Verdura  (AIFV), e la FAO è l’agenzia capofila nelle celebrazioni, in collaborazione con altre organizzazioni e organismi del sistema delle Nazioni Unite.

L’AIFV 2021 rappresenta un’opportunità unica per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della frutta e della verdura per l’alimentazione umana, la sicurezza alimentare e la salute, nonché per realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU.?

L’Onu, quindi, dichiarando il 2021 l’anno della frutta e della verdura ha riconosciuto l’urgente necessità di aumentare la consapevolezza dei benefici nutrizionali e sanitari del consumo di frutta e verdura e di sostenere diete sane attraverso una maggiore produzione e consumo sostenibili di ortofrutta. 

Tutto questo può essere quindi un’importante opportunità per promuovere il settore dell’ortofrutta a livello globale avvantaggiando anche l’Italia, che potrà così valorizzare ulteriormente i propri prodotti con i suoi territori agricoli.

In quest’ottica, la Fao e l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), raccomandano che gli adulti consumino ogni giorno almeno 400 grammi di frutta e verdura per prevenire le malattie croniche non trasmissibili (MCNT), comprese le carenze di micronutrienti, il cancro, il diabete e l’obesità, nonché contrastare le carenze di micronutrienti. 

Nel corso dell’ultima assemblea di FruitImprese, l’organizzazione che associa le più grandi aziende ortofrutticole italiane, il presidente nazionale Marco Salvi ha rivendicato “con orgoglio il ruolo fondamentale svolto dagli operatori del settore che, sin dalle prime ore della pandemia e della crisi, si sono prodigati per garantire alla popolazione la fornitura continua di prodotti freschi e genuini nonché un reddito alle famiglie dei propri dipendenti che purtroppo è venuto meno in altri settori”.

Dopo aver commentato i numeri del settore ortofrutticolo italiano, il presidente Salvi ha ricordato che il futuro riserva tre grandi sfide. “La prima in ordine cronologico è la Brexit. La seconda sfida, di cui purtroppo si parla poco, ma che non potremo evitare, è la tempesta perfetta del packaging di plastica a cui si aggiungerà la famigerata plastic tax e, collegata alla questione ambientale – ha continuato Salvi – è anche la terza sfida in programma, la Farm to Fork Strategy, anche conosciuta come strategia “dal campo alla tavola” con cui l’Unione Europea vuole rendere l’attuale sistema alimentare più sostenibile, equo e rispettoso della salute umana e dell’ambiente”.

In tal senso – sottolinea Giacomo Suglia vice presidente nazionale FruitImprese e presidente dell’APEO (Associazione Produttori Esportatori Ortofrutticoli) – “le nostre imprese sono pronte a raccogliere la sfida, dal momento che sono già da diversi anni in prima linea nel ridurre l’impiego di sostanze chimiche privilegiando metodi alternativi come la lotta integrata. Ciò che auspichiamo è che ai nostri imprenditori si consenta di essere parte di questa rivoluzione verde, dotandoli tuttavia dei necessari strumenti di protezione delle colture, elementi imprescindibili per un settore soggetto alla crescente instabilità climatica e ad invasioni di specie aliene e fitopatologie.

E nel grande settore dell’ortofrutta italiana la Puglia è la prima regione nella classifica nazionale per la produzione di ortaggi e seconda per la frutta. Ha numeri da record su uva da tavola, pesche, ciliegie e agrumi per quanto riguarda la frutta. Le produzioni nella maggior parte dei casi sono caratterizzate da un’alta professionalità nelle fasi di coltivazione e raccolta,

Il comparto ortofrutticolo in Puglia è pari al 16% circa della superficie ortofrutticola nazionale con l’orticoltura ampiamente diffusa in tutte le province nelle aree irrigue.

E nel 2021 la Puglia dovrà celebrare la vasta gamma delle sue eccellenze ortofrutticole e del loro valore strategico rappresentato dalla sana alimentazione e dalle necessarie garanzie di qualità e sicurezza che l’agricoltura pugliese è in grado di offrire. 

Ma è inutile nascondere che ci sono delle criticità – ribadisce Giacomo Suglia presidente APEO – che riguardano gli eccessivi costi di produzione e della soffocante burocrazia, problemi che, seppur evidenziati a tutti i livelli, non hanno avuto ancora adeguate risposte da parte delle istituzioni.

Per questa celebrazione dell’ortofrutticoltura l’Onu ha adottato anche altre risoluzioni, come quella del 21 maggio come Giornata internazionale del Tè e il 29 settembre come Giornata internazionale di Consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari.

Ancora altre risoluzioni sono state incentrate sui progressi e sulle sfide legate all’agricoltura, alla sicurezza alimentare e alla nutrizione, allo sviluppo sostenibile della montagna, al ruolo della tecnologia agricola, all’importanza delle fibre naturali per i mezzi di sussistenza e l’ambiente, e sulla necessità di sconfiggere la povertà rurale.v

Ulteriori 4 milioni di euro per sostenere i contratti di filiera agroalimentari pugliesi. Si tratta di 23 accordi promossi dal Ministero delle Politiche agricole e forestali che sono stati finanziati anche con il contributo della Regione Puglia per sostenere lo sviluppo e la crescita dell’agroalimentare regionale.

“La Giunta regionale – fa sapere l’assessore all’Agricoltura, Donato Pentassuglia –, con il provvedimento approvato oggi, come riportato dall’Agenzia regionale, prosegue con gli impegni presi già nel 2020 svincolando ulteriori risorse in favore di progetti  strategici per il futuro di molte delle nostre filiere agroalimentari. Si tratta di un segnale di attenzione da parte della Giunta regionale in favore di progetti in ambito zootecnico, ortofrutticolo, cerealicolo, olivicolo, vitivinicolo, il fine ultimo è quello di sviluppare, a livello multiregionale, attività di trasformazione, commercializzazione e distribuzione dei prodotti di qualità, la loro promozione e valorizzazione e le attività di ricerca e sperimentazione.

Stiamo, inoltre, lavorando – conclude Pentassuglia – per definire un provvedimento che sostenga analogamente, con ulteriori risorse regionali, anche i contratti di Distretto agroalimentari già attivati con un bando ministeriale nel 2019 e nati per favorire, tra le altre cose, lo sviluppo del territorio, la coesione e l'inclusione sociale, la sicurezza alimentare e la sostenibilità delle produzioni da un punto di vista ambientale”.

Quanto le nostre scelte alimentari sono influenzate dalle conoscenze nutrizionali in nostro possesso? E quanto pregiudizi e convinzioni personali comportano abitudini alimentari non sane? La consapevolezza nutrizionale degli individui e la conoscenza e la percezione soggettive dell'importanza di una dieta equilibrata sono fattori determinanti che influenzano le scelte alimentari, il comportamento dei consumatori e l'apporto nutrizionale molto più della conoscenza oggettiva, consolidata e acquisita da fonti qualificate senza interpretazione personale. E’ quanto emerge nello studio Relationship Between Nutrition Knowledge and Dietary Intake: An Assessment Among a Sample of Italian Adults (Relazione tra conoscenza nutrizionale e apporto dietetico: una valutazione tra un campione di adulti italiani) effettuato dal CREA, con il suo centro di Alimenti e Nutrizione, appena pubblicato sulla rivista internazionale Frontiers in Nutrition.

Lo studio. Dopo aver somministrato un questionario ad un campione di 591 genitori di alunni della scuola primaria, reclutati nel comune di Roma (contesto urbano) e provincia (contesto rurale) ed aver costruito, sulla base dei loro consumi alimentari, un indice di aderenza alle raccomandazioni nutrizionali, sono state valutate le loro conoscenze nutrizionali oggettive, in relazione al loro grado percepito di conoscenza nutrizionale. È stato effettuato, inoltre, un confronto con le abitudini alimentari e l’aderenza alle raccomandazioni indicate nelle line guida per una sana alimentazione. Lo scopo di questo studio, infatti, è stato di misurare il livello di conoscenze nutrizionali, utilizzando un approccio innovativo in grado di combinare quelle oggettive e soggettive con i profili dietetici e di profilare anche i segmenti della popolazione più bisognosi di interventi. L’ipotesi avvalorata è che tali conoscenze abbiano un impatto sull'aderenza alle raccomandazioni nutrizionali.

I risultati. Meno della metà dei soggetti studiati (46%) ha fornito risposte corrette, dimostrando di conoscere le tematiche di nutrizione. Il questionario è stato articolato in tre ambiti conoscitivi: le raccomandazioni degli esperti, la composizione degli alimenti e la relazione tra alimentazione e patologie, con il primo che ha ottenuto la percentuale più alta (59%) di risposte corrette.

La maggioranza degli intervistati (66%) ritiene di avere un elevato livello di conoscenza nutrizionale, che, però, solo nel 37% dei casi corrisponde effettivamente al vero.

Il 40% del campione ha mostrato abitudini alimentari congruenti con il grado informativo dimostrato, con la massima aderenza alle raccomandazioni nutrizionali, almeno per alimenti selezionati come frutta, verdura e grassi. Da evidenziare, infine, come la componente  socioeconomica - ad esempio vivere in aree rurali, essere giovani e avere un basso livello di istruzione scolastica - sia risultata un fattore associato a una bassa alfabetizzazione nutrizionale o / e  ad abitudini alimentari malsane.

«La conoscenza nutrizionale ­– dichiara Laura Rossi, nutrizionista e ricercatrice del CREA, coordinatrice dello studio - rappresenta uno strumento fondamentale per valutare il livello di consapevolezza sui temi della nutrizione, soprattutto per i gruppi vulnerabili di popolazione, avvalorando l’ipotesi dell’esistenza di una relazione tra apporto dietetico e conoscenza nutrizionale. Quest’ultima, quindi, può essere funzionale sia alla scelta di un’alimentazione sana e sia alla valutazione dell’aderenza alle linee guida alimentari».

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista internazionale  Frontiers in Nutrition ed è disponibile al seguente link.v

Torna dopo un anno impedito dalla pandemia Notti Sacre, la rassegna di arte, musica, pensiero, preghiera, spettacolo, giunta alla undicesima edizione, organizzata dalla Diocesi di Bari-Bitonto,  nelle chiese del centro storico di Bari, a partire da sabato 25 settembre fino a domenica 3 ottobre.

 “In noi è forte il desiderio di tornare a partecipare all’incontro comunitario, alla condivisione del tempo sociale, alla necessità di sperimentare percorsi nuovi fondati sulla fiducia reciproca e sull’amore, -  scrive nel messaggio di saluto Mons. Giuseppe Satriano, Arcivescovo di Bari-Bitonto-. Notti Sacre è in questo nostro cammino comunitario e sociale. Le arti, la musica, la preghiera sono porte che si aprono alla sacralità della vita. Il ritrovarci, sia pur a piccoli passi, nella bellezza delle nostre Chiese, è cominciare a tracciare la strada comune che parte dalle radici della nostra fede cristiana e cerca di rinnovarsi, di cambiare, di rinascere a nuova vita con l’aiuto di Cristo”.

“La nostra soddisfazione per questa undicesima edizione è rappresentata dal riconoscimento del Ministero dello Spettacolo che ci ha inseriti nel FUS. Dopo aver raggiunto il traguardo del decimo anno nel 2019,  riprenderemo ad ascoltare musica nelle Chiese storiche di Bari Vecchia; visiteremo una mostra in S. Teresa dei Maschi; conosceremo dal vivo alcuni autori e i loro libri che ci parleranno di ripresa e di sfide da affrontare. - ha commentato Don Antonio Parisi, Direttore Artistico”.

“Notti Sacre è un’opportunità culturale e turistica che in armonia con il  quadro delle iniziative del Comune di Bari  promuove ed esalta la bellezza della città di Bari, ha commentato l’Assessore alla Cultura e al Turismo, Ines Pierucci”.

Come sempre il piatto forte di questi nove giorni è rappresentato dalla musica. Il coro e la cappella di S. Teresa dei Maschi diretti dal maestro Sabino Manzo faranno ascoltare la Messa in si minore del grande Bach; si esibirà anche la giovane orchestra dei ragazzi diretti da Teresa Satalino. È prevista la presenza del Coro Giovanile Pugliese formato da giovani coristi provenienti da varie città pugliesi, diretto dal maestro Luigi Leo.

Come nelle precedenti edizioni, la rassegna accoglierà anche musicisti provenienti dalla Germania, dalla Hochschule di Ratisbona, dalla Russia, insieme ad alcuni esecutori provenienti da Bologna e da Napoli, da Lecce, da Acerenza, da Faenza. E naturalmente una folta presenza dei musicisti locali, ormai diventati una presenza stabile e importante della Rassegna.

Voci, strumenti, libri, autori, musiche antiche e moderne composte da autori viventi e alcune prime esecuzioni: la Rassegna offre spazio a tutti.

Ma procediamo con ordine.

 

Il Programma

 Si leverà il sipario sulla undicesima  edizione di Notti Sacre sabato 25 settembre,  alle ore 19 nella Chiesa di San Domenico con il concerto di musica antica “Polifonia europea, tra sacro e profano”, del gruppo  Allabastrina Choir&Consort.  Seguirà in Cattedralealle ore 21 in occasione di Dante700 “E l’altro ciel di bel sereno addorno”. Nella Chiesa del Gesù,  domenica 26 settembre alle ore 19,00 “La musica al tempo dei Borboni: un ponte tra il Regno di Napoli e il Viceregno del Perù” di Ignazio Gerusalemme e José de Orejón y Aparicio. Alla Vallisa alle ore 20 andrà in scena “L’avvenire è una grande parola”,  al Pianoforte Annarosa Partipilo  e alla  viola Giuliana De Siato. Si terminerà in Cattedrale alle ore 21 con  “Quattro stagioni di Vivaldi e brani di Piazzolla”.   Lunedì 27 settembre alle ore 19 si aprirà la stupenda terrazza della chiesa del Carmine  al dialogo letterario dentro e oltre la pandemia “Il futuro in una stanza” di Daniele Maria Pegorari e Valeria Traversi. Nella piazzetta S. Marco alle ore 20 si reciterà il consueto rosario per la Beata Elia di San Clemente, guidato da mons. Alberto D’Urso. Nella Basilica di San Nicola alle ore 21 il Concerto per organo con Stefan Baier,  Rettore della HfKM di Ratisbona. Martedì 28 settembre alle ore 19 alla Madonna degli Angeli  ci sarà il concerto per organo e violino “Barocco e Romanticismo – confronto tra due linguaggi”.  Alla Vallisa  alle ore 20,00 il Concerto  di bayan - fisarmonica russa "Le ali dell'anima". Infine, in Cattedrale alle ore 21 il Concerto Meditazione “Rinascere…Cantando la speranza”. Mercoledì  29 settembre alle ore 19 si parte a  Santa Scolastica con “Le Ultime Sette Parole di Cristo” di Franz Joseph Haydn op.51  per Quartetto d’archi (1787). Nella Chiesa del Gesù alle ore 20 si narrerà Italo Calvino “Come i sogni, le città”. Nella Basilica di S. Nicola alle ore 21 Musica sacra e strumentale da  manoscritti di inediti di Domenico Sarro (Trani 1679 – Napoli 1744) e Leonardo Leo (San Vito dei Normanni 1694 – Napoli 1744)Giovedì 30 settembre alle ore 19,  a Madonna degli Angeli, “Canne al vento di Levante Organo e Sax, suoni antichi e moderni dal classico al jazz”. Alle ore 20 si torna sul terrazzo del Carmine per la presentazione di “Ostinate e Ribelli” di Francesco Minervini.  Poi alle ore 21 a S. Domenico l'Ensemble Concentus propone un percorso musicale attraverso la storia dei pellegrinaggi medievali “Ierusalem mirabilis et beata” .       

Venerdì 1 ottobre alle ore 18 in Cattedrale si esibirà l’Orchestra della Città Metropolitana di Bari con “Ludwig V. Beethoven (1770-1827),  Concerto per violino e orchestra in Re maggiore, op. 61- allegro ma non troppo – larghetto – rondò: allegro”.  Alle  ore 19  nella Chiesa del Gesù   “Shalom Pax Salam (Suite – prima esecuzione assoluta) di Giovanni Tamborrino, il testo poetico è di Enzo Quarto. Alle ore 20 al terrazzo Carmine, Maria Luisa Sgobba, presidente UCSI Puglia, dialogherà con il  direttore della Caritas della Diocesi di Bari-Bitonto don Vito Piccinonna  e alcuni volontari, sui dati di questa profonda crisi sociale; “Chiese Chiuse…Chiesa aperta” è il titolo della pubblicazione. Sabato 2 ottobre ore 19,00 a S. Domenico si parte alla riscoperta dei preziosi Corali di Bettona (Umbria, XV secolo), Inni e antifone, riprodotte in prima esecuzione moderna, dopo secoli di oblio. Alle ore 20,00 sulla terrazza del Carmine incontro con l’Acqueotto Pugliese “La risorsa acqua durante la pandemia”. Alle ore 21,00 in cattedrale la Notte Sacra termina con  “Così è la notte” per coro e pianoforte, Musica di Gaetano Panariello. Domenica 3 ottobre alle ore 18,30 nella Chiesa S. Domenico  sarà celebrata da mons. Giuseppe Satriano, Arcivescovo di Bari-Bitonto,  la messa  conclusiva per coro e orchestra campionata, sulle musiche  di Miro Abbaticchio,  Coro Dilecta Musica,  diretto da Enzo Damiani. Nella Chiesa di S. Domenico alle  ore 20 “Conversazione con mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto su “Vescovi Preti Laici si raccontano”. Notti Sacre si concluderà alle ore  21 in Cattedrale di Bari  con “Johann Sebastian Bach Messa in Si minore BWV 232”.

 

Da al 25 Settembre al 9 Ottobre a Santa Teresa dei Maschi sarà possibile visitare la “Mostra Regeneratio/Natus Iterum” - Direzione artistica Miguel Gomez.

 

Si accede agli eventi con prenotazione obbligatoria tramite la piattaforma http://METOOO.it e con  green pass.

Per info rivolgersi al 3917951137.

Il CREA, Centro di Viticoltura e di Enologia di Turi, dal proprio programma di miglioramento genetico ha portato alla selezione di 36 varietà che hanno incontrato l’interesse da parte del Consorzio NuVAUT.

Al consorzio Nuvaut aderiscono 23 aziende dislocate nei diversi areali di produzione delle uve da tavola. Sin dal primo anno dell’accordo (2018) sono stati realizzati i primi trasferimenti ed ad oggi, presso le imprese del Consorzio sono in produzione circa 20 campi di valutazione, dove testare le varietà in diverse condizioni di coltivazione. Dalle prime osservazioni sono stati poi realizzati i primi campi per la produzione di uva in quantitativi significativi e nel 2021 sono stati realizzati r realizzare i primi test commerciali.

Sulle 36 varietà di uve da tavola è in corso l’iter di protezione vegetale presso l’Ufficio comunitario delle varietà vegetali CPVO (Community Plant Variety Office). A conclusione di tale periodo il Nuvaut potrà procedere all’acquisizione dei diritti di privativa per le varietà di cui all’accordo mediante la stipula di un contratto di cessione da parte del CREA oppure di continuare la moltiplicazione e commercializzazione di tutte o una parte delle varietà al termine dell’Accordo, mediante la stipula di un successivo contratto di licenza in esclusiva con il CREA. Per 12 delle 36 varietà, sarà possibile già nel 2022 esercitare tale acquisizione. Concluso il percorso europeo, si passerà alla fase di registrazione degli incroci più interessanti, presso il Registro Nazionale delle Varietà di Vite, dopo tale fase sarà possibile la commercializzazione del materiale vegetale.

Le 36 varietà sono state tutte ottenute e selezionate in Puglia. Al momento, le varietà che sembrano essere più promettenti sono la Maula N. per la spiccata precocità di maturazione, l’Egnazia per produttività e capacità di conservazione sulla pianta, la Daunia per la particolare versatilità di produzione. Le valutazioni in campo sono solo agli inizi, pertanto ci aspettiamo che le osservazioni in corso portino alla definizione di ulteriori interessanti varietà.

Nei campi di valutazione realizzati presso le imprese del consorzio sono in corso le osservazioni che ci permetteranno di individuare gli aspetti colturali critici per ogni varietà e permetteranno di individuare le tecniche colturali in grado di esaltare le caratteristiche qualitative delle differenti varietà. Dalle prime osservazioni è emerso che per la Maula N. in alcuni contesti, potrebbe essere utile effettuare un diradamento degli acini, mentre per la Genusia B. e la Mesania B., che presentano grappoli molto lunghi, potrebbe essere utile intervenire con la cimatura dei grappoli, intervento che potrebbe garantire una maggiore uniformità dei grappoli anche per altre varietà.

Attualmente non ci sono vigneti in produzione, ma soltanto vigneti in valutazione sperimentale. Al termine delle attività di valutazione sarà quindi possibile realizzare i primi impianti in coltivazione estensiva.

Nei prossimi anni le attività saranno volte a valutare e valorizzare le selezioni in osservazione ed alla prosecuzione delle attività di miglioramento genetico. Le attività di valutazione saranno implementate anche attraverso lo studio delle interazioni fra nesto e portinnesto e fra disponibilità idrica e risposta produttiva (attività previste nel progetto VALNUVAUT finanziato dalla Regione Puglia su PSR 2014-2020).

Il programma continua, ovviamente, anche con la produzione di varietà apirene resistenti alle malattie crittogamiche più importanti, prevalentemente oidio ma anche peronospora, aumentando così anche la sostenibilità ambientale.

Altre 4 varietà sono in corso di registrazione, altre seguiranno fino al raggiungimento della quantità accordata. Le attività di miglioramento genetico proseguiranno considerando gli aspetti qualitativi come la forma degli acini, aromaticità, assenza di pigmentazioni antiestetiche. Importante nelle attività fra CREA e Nuvaut è la collaborazione per la realizzazione di un programma volto al miglioramento genetico, realizzato in Puglia, con la intensa partecipazione del mondo imprenditoriale, che ha l’esperienza necessaria per valutare le preferenze del consumatore, con prodotti legati al territorio. Il CREA, che dispone della tecnologie e delle conoscenze inerenti la trasmissione dei caratteri d’interesse e con un’esperienza maturata negli ultimi 20 anni garantirà la prosecuzione delle attività di breeding orientando la selezione verso nuove varietà di uve da tavola d’interesse per la filiera.

Rocco Perniola

CREA Viticoltura ed Enologia

“5 anni per l’Ambiente. Scenari per il futuro verde della Puglia”. Un convegno per sintetizzare le attività svolte da Arpa Puglia negli ultimi cinque anni si terrà venerdì 15 ottobre dalle ore 9.15 alle 13.30 a Villa Romanazzi Carducci a Bari.

Dopo i saluti istituzionali del prefetto di Bari, Antonia Bellomo, e del sindaco di Bari, Antonio De Caro, interverranno il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, l’assessore regionale all’Ambiente, Anna Grazia Maraschio, l’assessore regionale alla Salute, Pierluigi Lopalco, il direttore generale di Ispra, Alessandro Bratti, il Commissario unico per la bonifica delle discariche abusive, Giuseppe Vadalà, il comandante della Guardia di Finanza, Francesco Mattana, il presidente di Confindustria Puglia, Sergio Fontana, il presidente di Legambiente Puglia, Ruggero Ronzulli, il presidente di Wwf Puglia, Nicolò Carnimeo, il direttore generale di Arpa Puglia, Vito Bruno.

A moderare l’incontro saranno Paolo di Giannantonio e Francesca Lombardi.

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Oggi tutti, e aggiungerei finalmente, parlano di ambiente e di sostenibilità – sottolinea Vito Bruno - . Arpa Puglia se ne occupa concretamente, tutti i giorni, da oltre 20 anni, raccogliendo una mole enorme di dati e informazioni, acquisite mediante monitoraggi, controlli e pareri a disposizione della comunità scientifica, della ricerca, dei decisori politici e dei cittadini pugliesi”.

 “Era il 1992 quando Severn Cullis-Suzuki, una ragazzina canadese di soli 12 anni, zittì per diversi minuti i delegati presenti al Vertice della Terra delle Nazioni Unite a Rio de Janeiro con un accorato discorso sulla necessità di proteggere l’ambiente per salvaguardare le generazioni future – prosegue il direttore generale di Arpa Puglia -. Da allora di tempo ne è passato e tanti sono stati i discorsi e gli appelli che hanno favorito il cambiamento culturale e i processi decisionali. In questi cambiamenti e di questi cambiamenti sono state e sono parte integrante le Agenzie ambientali, che da decenni lavorano per fornire una rappresentazione sempre più completa dello stato dell’ambiente al fine di supportare, nel migliore dei modi, i decisori politici e garantire ai cittadini una sempre più chiara e approfondita conoscenza del contesto territoriale in cui vivono.

Dal 2016 l’istituzione del Sistema Nazionale Protezione Ambiente, grazie alla Legge 132/2016, ha poi ulteriormente consolidato e rafforzato il ruolo delle Agenzie e ha rappresentato, in particolar modo per Arpa Puglia che ne ha saputo cogliere l’opportunità, una occasione per confermare e rafforzare il proprio ruolo sia nel panorama regionale che in quello nazionale. Ed è proprio dal 2016 che l’Agenzia ha iniziato a caratterizzare il proprio mandato istituzionale oltre che su competenza, professionalità e specializzazione anche su innovazione, partnership e comunicazione. L’innovazione dei processi lavorativi, l’attivazione di sinergie con le istituzioni operanti sul territorio e una comunicazione semplice e trasparente dei dati ambientali sono state le leve attivate in questi ultimi cinque anni per migliorare la percezione dell’Agenzia e del suo operato – aggiunge Vito Bruno - . Ora guardiamo al futuro per continuare a “proteggere” il nostro territorio con accresciuta ambizione e rinnovata passione”.

Vissuto tra il 1265 (nacque a Firenze tra il 21 maggio ed il 21 giugno) ed il 1321 (morì a Ravenna nella notte tra il 13 ed il 14 settembre) Dante Alighieri si trovato a trascorrere la sua vita in pieno Basso Medioevo, com’è noto datato tra l'anno 1000 circa e la scoperta dell'America nel 1492, che è stato un periodo molto dinamico rispetto a quello dell'Alto Medioevo, durante il quale l'Europa aveva vissuto una profonda crisi, per cui nelle campagne prevaleva un'economia agricola feudale, le città erano spopolate, soltanto monasteri e castelli erano centri importanti, ma basati su un sistema di auto-sostentamento, cioè producevano beni per autoconsumo; infatti, a partire dall’XI secolo si verificò un po’ in tutta l'Europa una forte crescita economica che comportò lo sviluppo delle città ed una rinascita culturale, l’aumento della popolazione, come pure del commercio. Fattori rilevanti furono l'incremento demografico ed il rinnovamento dell’agricoltura, una vera e propria “rivoluzione agricola; pertanto, le produzioni aumentarono grandemente, favorite anche dalle migliorate condizioni climatiche, in quanto dopo un periodo molto freddo, tra il 1000 ed il 1300 si verificò una fase tanto calda al punto che i Vichinghi realizzarono delle fattorie addirittura in Groenlandia!

La Rivoluzione agricola.

Determinanti furono le innovazioni di carattere tecnico che permisero l’aumento della produttività delle maggiori superfici coltivabili che furono rese disponibili grazie ai disboscamenti e alle bonifiche delle aree acquitrinose effettuate per iniziativa dei proprietari terrieri. Tra l’altro furono ideati diversi strumenti, come l’aratro pesante e l’erpice, per lavorare meglio i terreni, ed il giogo frontale per i buoi, il collare a spalla e la ferratura dei teneri zoccoli dei cavalli, per proteggerne l’integrità, per aumentare l’efficienza del lavoro animale. Grazie alle innovazioni furono ideati nuovi modelli di gestione delle coltivazioni, come la “rotazione triennale” e la “Piantata”. La Rotazione triennale sostituì un po’ dappertutto il sistema della rotazione biennale, in uso nel mondo romano; in concreto, diviso in tre parti, invece di due, il terreno assicurava durante l’anno la produzione di due tipi di cereale, spesso frumento ed orzo, e quella di una leguminosa come la fava, i ceci, i piselli, ecc. Tra l’altro, all’epoca i contadini avevano notato che un cereale seminato dopo una leguminose produceva maggiormente; più tardi, nel XVII secolo, fu scoperto il ruolo dell’azoto nell’aumento della produzione. I benefici per i contadini ed i consumatori erano la riduzione del rischio che un cattivo raccolto di un’annata provocasse una carestia e l’introduzione nella dieta delle proteine dei legumi. Insieme, poi, ad un migliore sfruttamento del terreno, questa soluzione permetteva una maggiore disponibilità di foraggio utile per alimentare buoi e cavalli adibiti ai lavori agricoli. La “Piantata” fu un’altra innovazione tecnica di esemplare rilievo; diffusasi soprattutto nel settentrione, si tratta (ancora oggi è presente specie nella valle padana) di un’alberatura, circondata da un fossato, allineata ai bordi dei campi, cui si appoggia le piante di vite che hanno perciò la possibilità di allungare i propri tralci da un albero all'altro. Le viti, perciò, risultavano “maritate” ad un sostegno vivo, in genere all’olmo, all’acero, al salice, al pioppo, ai gelsi e più raramente ad alberi da frutto, come il ciliegio ed il pero. I vantaggi di questo sistema erano quelli di potere coltivare nello stesso campo diverse specie; in pratica tra i filari venivano seminati cereali, leguminose o altre colture erbacee, mentre lungo i filari l’uva, i frutti degli alberi tutori e le foglie che spesso venivano raccolte ancora verdi per essere destinate all’alimentazione invernale degli animali della stalla o ai bachi da seta, nel caso del gelso. 

In definitiva, l’agricoltura che si praticava ai tempi di Dante apportò notevoli benefici un po’ per tutti gli europei. I cambiamenti che avvennero furono molto importanti e mutarono fortemente la situazione presente nell’Alto medioevo, durante il quale, con riferimento all’Italia, le produzioni agricole, anche a causa delle invasioni barbariche, poggiavano essenzialmente sulla cerealicoltura (con prevalenza di cereali inferiori quali il miglio, il panico, l’orzo e la segale), su una viticoltura localizzata su piccoli spazi e su una presenza sporadica dell’olivo ovviamente esteso soprattutto nel meridione, il tutto destinata quasi esclusivamente a soddisfare il fabbisogno locale; in quei secoli un ruolo importante per l’alimentazione umana spettava alla caccia, alla pesca, allo sfruttamento delle risorse dei terreni incolti e dei boschi, in cui bovini e suini venivano portati a pascolare; specialmente da parte delle famiglie contadine che risiedevano nei villaggi, lo sfruttamento di quelle zone era di vitale importanza per lottare contro la fame e la povertà.

Nel Basso Medioevo, invece, si verificarono trasformazioni non di poco conto; anche le colture tradizionali quali il frumento, la vite, l’olivo, gli alberi da frutta furono gestite più modernamente pure e soprattutto per andare incontro alle maggiori esigenze dei mercati. Venne decisamente meno il ruolo egemone del frumento, che in età romana aveva goduto di attenzioni preferenziali, finalizzate al rifornimento dei mercati urbani, ed incontrarono un maggior favore la segale, l’orzo, l’avena, il farro, la spelta, il miglio, il panìco ed il sorgo: straordinario fu in particolare il successo della segale, vera «invenzione» medievale, che gli agronomi latini conoscevano solo come erba infestante; analoga fu la vicenda dell’avena, messa a coltura nei primi secoli del Medioevo. Al Sud, aumentano le superfici coltivate al frumento della varietà dura (Triticum durum) che di preferenza cresce sui suoli mediterranei e che nei secoli successivi diventerà la preziosa materia prima per confezionare pasta secca a lunga conservazione. Cambiò la destinazione dell’orzo: utilizzato in età romana prevalentemente come foraggio, esso entra con regolarità anche nella dieta degli umani, almeno quelli di ceto inferiore ossia i contadini. Furono anche introdotte nuove colture o se ne potenziarono alcune altre quasi del tutto scomparse: dal sorgo al grano saraceno, alle piante introdotte dal mondo bizantino e arabo in Sicilia e nel Mezzogiorno (riso, canna da zucchero, cotone, agrumi); e poi più tardi il gelso e la bachicoltura che conobbero un forte diffusione a partire dal XIV secolo. Lo stesso si può dire di una serie di piante tessili (lino e canapa) e tintorie (guado, zafferano) che si svilupparono per effetto della grande crescita della manifattura urbana. Inoltre si fece strada il fagiolo cosiddetto «dall’occhio», della varietà Dòlico, unica autoctona dell’area mediterranea, il piccolo fagiolo con macchia nera, a cui sul finire del XV secolo si affiancheranno i più grandi fagioli di origine americana. La viticoltura si arricchì di vitigni pregiati e cominciò a produrre per l’esportazione sulle medie distanze; l’olivicoltura iniziò un periodo di lenta ma costante espansione. In alcune aree del Mezzogiorno si sviluppò una frutticoltura (soprattutto frutta secca) destinata all’esportazione. In particolare nella zona della Puglia mediana, si andò a delineare un’agricoltura tendenzialmente specializzata, che puntava sulla costa (Trani, Barletta, Bisceglie) per la produzione di vino e in Capitanata sul grano. Nell’entroterra barese, da Bitonto fino al limite delle Murge, l’olivo si avviò a divenire la coltura dominante, così come in terra d’Otranto. Non mancarono altre colture di pregio: orti in settori specializzati alle porte di Bari, cotone e lino più a sud ad Alimini, gelsi e zafferano a Gallipoli mentre l’allevamento ovino rinnova i ritmi antichi della transumanza che lega il Tavoliere e le Murge alle montagne abruzzesi, molisane, lucane. Sul progressivo arricchimento del ventaglio dei prodotti coltivati influirono in larga misura, le richieste della commercializzazione sempre più differenziata dei mercati urbani.

Ovviamente, la Rivoluzione agricola non si sviluppò in modo esteso, in quanto in varie parti d’Italia, Sicilia, Sardegna e le aree montagnose del Mezzogiorno, il sistema colturale continuò ad essere per esempio quello dell’alternanza grano-maggese, come pure perdurò l’uso del tradizionale aratro-chiodo.

In ogni modo, è indubbio che il forte aumento della produzione dovuto alla Rivoluzione agricola generò un forte incremento nel commercio ed un grande benessere nella popolazione al punto che tra il 1000 ed il 1300 la popolazione italiana si raddoppiò, in Francia, Germania ed Inghilterra addirittura triplicò, ed in tutta l’Europa crebbe da circa 38 a 73 milioni di abitanti.

 

Pasquale Montemurro

Accademico dei Georgofili

già Professore Ordinario Uniba

Giornale on line

La Presidente della Commissione Ursula von der Leyen nel suo secondo discorso sullo Stato dell'Unione europea ha sottolineato che, durante il Covid-19 è stata la più grande crisi sanitaria globale da un secolo, la più profonda crisi economica globale da decenni e la più grave crisi planetaria di tutti i tempi,

"Abbiamo scelto di andare avanti insieme. Come una sola Europa. E possiamo esserne fieri", ha sottolineato, precisando poi che l'Europa è tra i leader mondiali per tasso di vaccinazione, pur avendo condiviso la metà della sua produzione di vaccini col resto del mondo.

Ora la priorità è quella di accelerare la vaccinazione globale, continuare gli sforzi in Europa e prepararsi bene per le future pandemie.


Guardando al futuro, ha notato che "il digitale è la questione che fa la differenza" e ha annunciato una nuova legge europea sui microchip per mettere insieme le capacità di ricerca, progettazione e di test dell'Europa e coordinare gli investimenti europei e nazionali.

Per quanto riguarda il cambiamento climatico, von der Leyen ha chiarito che "poiché è causato dall'uomo, noi possiamo fare qualcosa".

Ha poi sottolineato che, con il Green Deal, l'UE è stata la prima grande economia mondiale a presentare una legislazione completa in questo settore e ha promesso di raddoppiare i finanziamenti esterni per la biodiversità ai paesi in via di sviluppo, impegnandosi a stanziare altri 4 miliardi di euro per la finanza sostenibile fino al 2027.

Parlando di politica estera e di sicurezza, la Presidente ha chiesto una politica europea di difesa informatica e un nuovo atto europeo di resilienza informatica, e ha infine annunciato un Vertice sulla difesa europea da tenersi sotto la Presidenza francese del Consiglio UE.

Da oggi pomeriggio le persone nate prima del 31 dicembre 1961 (over 60) possono prenotare la terza dose di richiamo del vaccino anti-Covid purché siano passati almeno sei mesi dal completamento del ciclo vaccinale. E quindi secondo questo schema:

Ultima dose > Terza dose

Marzo e Aprile 2021 > Ottobre 2021
Maggio 2021 > Novembre 2021
Giugno 2021 > Dicembre 2021
Luglio 2021 > Gennaio 2022
Agosto 2021 > Febbraio 2022
Settembre 2021 > Marzo 2022
Ottobre 2021 > Aprile 2022
Novembre 2021 > Maggio 2022
Dicembre 2021 > Giugno 2022

La prenotazione può avvenire tramite:
- la piattaforma La Puglia ti vaccina (lapugliativaccina.regione.puglia.it)
- gli sportelli del Centro unico prenotazioni - CUP
- le farmacie accreditate al servizio FarmaCUP

È possibile ricevere la dose aggiuntiva anche presentandosi, senza prenotazione, in una delle sedi vaccinali pugliesi nelle giornate e negli orari indicati in calendario. (https://www.regione.puglia.it/web/speciale-coronavirus/vaccino-anti-covid/sedi-vaccinali).

“La dose di richiamo - dichiara l’assessore alla Sanità Pier Luigi Lopalco - è importante per rafforzare la protezione data dalla vaccinazione e prolungarne l’effetto nel tempo. Il coronavirus circolerà ancora a lungo: meglio essere protetti contro un virus così insidioso”.

 

Tre miliardi di alberi verranno piantati nell'Unione Europea entro il 2030 con il sostegno al più rilevante piano di rimboschimento mai realizzato per valorizzare il ruolo ambientale delle foreste nel contrasto al cambiamento climatico. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento agli incendi divampati in tutta Europa che hanno deturpato il patrimonio boschivo con danni incalcolabili all’economia e all’ambiente. La strategia per le foreste della Commissione euroepa mira ad aumentare la qualità, quantità e resilienza dei boschi dell'Ue nell’ambito del pacchetto Fit for 55 che – sottolinea la Coldiretti - propone di adeguare la legislazione Ue all'obiettivo di ridurre del 55% entro il 2030 le emissioni climalteranti in Europa, rispetto ai livelli del 1990.

Un obiettivo messo a rischio dal divampare degli incendi che anche in Italia – precisa la Coldiretti - hanno distrutto decine di migliaia di ettari di boschi e macchia mediterranea inceneriti dalle fiamme, con animali morti, alberi carbonizzati, oliveti e pascoli distrutti dalla Sicilia alla Sardegna, dalla Puglia all’Abruzzo, dalle Marche alla Toscana, dalla Calabria alla Campania fino alla Basilicata. Per ricostituire i boschi ridotti in cenere dal fuoco – sottolinea la Coldiretti - ci vorranno fino a 15 anni con danni all’ambiente, all’economia, al lavoro e al turismo. Nelle aree bruciate – sottolinea la Coldiretti – saranno impedite anche tutte le attività umane tradizionali e la scoperta del territorio da parte di decine di migliaia di appassionati. In un Paese come l’Italia dove più di 1/3 (38%) della superficie totale nazionale coperta da foreste l’impegno a difendere e valorizzare una risorsa importante del Paese – sottolinea la Coldiretti – è determinante per l’ambiente e la sicurezza della popolazione.

Non va dimenticato il ruolo dei boschi nella tenuta idrogeologica dei territori considerato che lungo la penisola più di 9 comuni su 10 (91,1%) sono a rischio per frane, smottamenti o alluvioni in una situazione in cui – continua la Coldiretti – gli eventi meteo estremi sono sempre più frequenti, dalle grandinate alle bombe d’acqua, e mettono in serio pericolo città e campagne. Per incrementare il patrimonio boschivo italiano, la Coldiretti ha elaborato insieme a Federforeste il progetto nel PNRR di piantare in Italia 50 milioni di alberi nell’arco dei prossimi cinque anni nelle aree rurali e in quelle metropolitane anche per far nascere foreste urbane con una connessione ecologica tra le città, i sistemi agricoli di pianura a elevata produttività e il vasto e straordinario patrimonio forestale presente nelle aree naturali.

 

Il professor Angelo Frascarelli, docente dell’Università di Perugia, è il nuovo presidente di Ismea, l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare. La sua nomina ha ottenuto il 28 luglio il parere favorevole della Camera dei Deputati e il 4 agosto quella del Senato. A breve il suo incarico diventerà operativo con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Angelo Frascarelli, nato a Treia, a Macerata, ha 59 anni. Laureato con lode in Scienze Agrarie presso l’Università degli Studi di Perugia nel 1987, è professore presso la Facoltà di Agraria dello stesso Ateneo. La sua attività didattica vede l’insegnamento di Economia e Politica Agraria al Corso di Laurea in Scienze Agrarie e Ambientali e l’insegnamento di Politica Agroalimentare al Corso di Laurea Magistrale in Sviluppo Rurale Sostenibile. Intensa la sua attività di ricerca e di divulgazione. E’ considerato uno dei massimi esperti sui temi della Politica Agricola Comunitaria. E’ stato Direttore del Centro per lo Sviluppo Agricolo e Rurale (Ce.S.A.R.) dal 2003 ad oggi ed ha curato il coordinamento e la realizzazione di numerosi progetti; è stato anche presidente delle Opere Pie Riunite di Perugia. Un umbro, insomma, ormai a tutti gli effetti.

Unioncamere Puglia, nell’ambito delle attività della Rete Enterprise Europe Network, promuove la partecipazione a Green Days - International Techonology & Business Meeting, evento di brokeraggio organizzato dal Consorzio Enterprise Europe Network Auvergne-Rhône-Alpes.

La fiera Pollutec a Lione è il punto d'incontro di riferimento per i professionisti dell'ambiente e GREEN DAYS è l'evento B2B ufficiale della manifestazione fieristica.

Questo evento B2B è dedicato a PMI, Gruppi, Centri di ricerca, Agenti, Distributori, Investitori, Cluster ecc. dei settori dell'ambiente, dell'energia e dell'economia circolare.

Per iscriversi al B2B è necessario registrarsi entro il 20 settembre e compilare un profilo in inglese accedendo direttamente al portale  https://green-days-pollutec-2021.b2match.io/

La lingua di lavoro è l'inglese ed è possibile partecipare anche dal proprio PC tramite browser o su un dispositivo mobile scaricando la app poiché quest'anno i GREEN DAYS si svolgeranno sia in loco che online.

Partecipare è gratuito.

Occorre compilare il company profile della propria azienda, selezionare le attività di interesse (conferenze, incontri di esperti, incontri B2B...), accedere e sfogliare il catalogo dei partecipanti, selezionare gli incontri, dal 17 al 27 settembre, ai quali partecipare.
La descrizione del proprio profilo è determinante per attrarre l’interesse delle altre aziende. Maggiori saranno le informazioni, più dettagliata l’offerta, più completi i campi di cooperazione e più numerose e pertinenti saranno le richieste di appuntamento.
Sarà possibile verificare i profili di tutte le aziende iscritte al B2B, contattarle e chiedere informazioni e approfondimenti per programmare gli appuntamenti.

I B2B della rete EEN sono mirati e puntuali, gli incontri si tengono unicamente se entrambi i soggetti manifestano la reciproca volontà a partecipare ai meeting.

Incontri virtuali
Informazioni tecniche per partecipare ad un incontro virtuale: Procedure virtual meetings
Gli incontri in videochiamata possono essere gestiti tramite l'app mobile B2match. Va però scaricata l'app mobile B2match, assicurarsi che il  browser web mobile sia aggiornato e fare clic sul link per partecipare alle riunioni.

 

 

Pochi giorni orsono, dopo un intero anno di lavoro – nonostante le notevoli difficoltà per le limitazioni imposte dalla pandemia - oltre 40 associazioni, che coprono l’intero territorio nazionale, hanno partecipato alla fondazione della Federazione F.A.R.E., una federazione, libera e indipendente dalle altre sigle, agirà non solo da organo di tutela, ma anche da propulsore per questo settore ricettivo, che raccoglie contestualmente l’insieme di tutte le categorie di attività extralberghiere e le locazioni brevi/turistiche.

In Castellana Grotte, quale socio fondatore, il referente di F.A.R.E. sarà l’associazione Associazione B&B Puglia Quality, con il suo presidente Alessandro Pace, che ha dichiarato: “E' arrivato il momento di essere attivi attraverso una nuova visione che ripensi e rilanci il turismo partendo dalla nostra esperienza sul campo, e perché il ruolo del settore extra alberghiero venga finalmente riconosciuto nella sua centralità, contribuendo ad imprimere finalmente una svolta alle politiche di sviluppo finora rivelatesi scarsamente efficaci. L'improvvisazione non paga: è necessario programmare, avere degli obiettivi. Il Turismo, del resto, è una risorsa fondamentale, con ricadute su tutta l'economia, e va valorizzato con concretezza. A questo proposito, a breve adotteremo le prime iniziative sul territorio”.

F.A.R.E . si prefigge di perseguire importanti obiettivi, tra cui:

- diffondere e promuovere la conoscenza e il riconoscimento dell’importanza e della potenzialità dell’ospitalità non alberghiera ;

- promuovere, salvaguardare e valorizzare il patrimonio culturale locale, il territorio e i valori dell’ospitalità turistica familiare, nonché tutelare le sue varie espressioni (imprenditoriali e non);

- promuovere la legalità e il rispetto delle normative ;

garantire alle istituzioni supporto competente e collaborazione attiva nei processi di semplificazione e di omogeneizzazione della normativa nazionale e regionale;

- incoraggiare l'accoglienza e un turismo inclusivo, sollecitando l’attenzione sui temi dell’accessibilità degli spazi e della fruibilità dei servizi.

Il settore extralberghiero, che coinvolge centinaia di migliaia di strutture ricettive e di locazioni turistiche -il 55% dei posti letto sul territorio nazionale -alimenta un turismo alternativo di forte attrattiva, promuovendo l’ospitalità diffusa, in angoli del nostro Paese dove non esisteva alcuna forma di ricettività, e valorizzando l'accoglienza turistica familiare e il patrimonio storico, culturale e ambientale italiano.

Finora questo importante segmento dell’economia italiana non aveva una federazione nazionale di riferimento: con la nascita di F.A.R.E . si colma finalmente questo vuoto, offrendo sia ai mezzi di comunicazione, che ai decision maker politici, una voce univoca ed autorevole aperta al confronto sulle tematiche del settore.

Rischi e le conseguenze imminenti del cambiamento climatico hanno posto i governi mondiali di fronte a un'emergenza senza precedenti, per fronteggiare la quale fin dalla fine degli anni Novanta si sono stipulati trattati e predisposti progetti non sempre universalmente rispettati, principalmente per i costi che una riconversione dell'economia in chiave green inevitabilmente comporta.

A ben vedere però il Green Deal - ossia l'insieme di iniziative politiche ed economiche per ridurre l'impatto ambientale delle attività umane - può rappresentare un'importante opportunità di crescita e sviluppo economico per ogni Paese: permetterebbe infatti di inserirsi in un mercato ancora relativamente nuovo, di svincolarsi da fonti di energia obsolete o in esaurimento, di puntare su un settore lavorativo altamente specializzato, nonché di limitare i costi sanitari ed ecologici legati all'innalzamento della temperatura.

In questo saggio l'autore analizza nel dettaglio costi e benefici del Green Deal, focalizzandosi su come è stato recepito dalle principali potenze mondiali - Usa, Cina e Unione Europea - le quali, ciascuna portatrice di un proprio modello macroeconomico, stanno inevitabilmente facendo i conti con una sfida che oramai non riguarda più un futuro lontano, ma che si gioca ogni giorno sulla scacchiera del presente. 

 

Antonello Durante è nato a Copertino (LE) il 17 aprile 1987. Cresce a Leverano (LE) dove vive fino all’età di 19 anni quando, dopo aver conseguito la maturità linguistica con il massimo dei voti, intraprende la carriera militare divenendo un cadetto dell’Accademia Militare di Modena. Prosegue gli

studi presso la Scuola di Applicazione dell’Esercito a Torino dove consegue la Laurea Magistrale in Scienze Strategiche e Politico-Organizzative. Nel 2011 viene trasferito a Roma, presso il Reggimento “Lancieri di Montebello” (8°) con il grado di Tenente. Prende parte a svariate Operazioni in Italia e all’estero. Diventa Capitano nel 2015 e nel 2018 trascorre oltre 7 mesi negli USA per un corso di formazione avanzata in pianificazione. Nel 2020 consegue la Laurea in Economia e successivamente diventa manager per Amazon Italia Transport. È alla sua prima opera edita.

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