Si è svolto a Bari in video conferenza, un interessante e intenso tavolo di confronto promosso dall'Assessorato allo Sviluppo Economico della Regione per affrontare, con i diversi stakeholder del territorio, a cominciare da sistema delle imprese e organizzazioni sindacali, il tema del contributo che può fornire l'innovazione tecnologica per la crescita economica della Puglia.

Il Governo regionale ha dimostrato in questi anni di saper guardare con grande attenzione alla creazione di un Polo di eccellenza per lo sviluppo digitale e informatico, un sistema ICT policentrico di attrazione per gli investimenti e l’occupazione nelle telecomunicazioni, coinvolgendo gli attori del comparto.

A questo proposito l'esperienza di questi mesi, con la diffusione di modalità di lavoro "agile", sia nel comparto pubblico che in quello privato, e l'ampio ricorso allo smartworking dovuto alle necessarie misure di contenimento dell'epidemia da Covid-19, ci ha consentito di toccare con mano le immense prospettive che la tecnologia offre per migliorare il modo stesso di lavorare e di produrre, con grandi benefici per il sistema produttivo ma anche per i lavoratori che riescono ad organizzare meglio il loro tempo e a conciliare le esigenze di vita e di lavoro.

Ovviamente esistono ancora molte criticità da superare come, per esempio, il "digitale divide" e la carenza di infrastrutture tecnologiche che escludono ancora alcune aree del nostro Paese dalla possibilità di usufruire di connessioni veloci e performanti.

Da questo punto di vista il Governo regionale è impegnato a investire in una vera e propria "rivoluzione tecnologica e digitale", con il supporto di aziende e sindacati, per rendere la Puglia sempre più innovativa e competitiva, nella consapevolezza che indietro non si potrà tornare e che sia questa la sfida più importante per il nostro futuro”. Lo dice l’assessore Borraccino.

120 milioni per il sostegno al reddito delle imprese agricole colpite dalla diffusione della xylella. Sono quelli del Decreto firmato dalla Ministra Teresa Bellanova e condiviso con la Regione Puglia che sarà il soggetto attuatore.Dopo l’avvio della misura (35 milioni) a regia nazionale destinata ai frantoi e gestita da Agea, si avvia dunque tutta la procedura per gli interventi compensativi a favore  degli agricoltori. Le risorse sono infatti finalizzate a ristorare costi e sui danni che saranno riconosciuti, secondo le procedure contemplate nel Decreto e gestite dalla Regione Puglia che dovrà predisporre la proposta di declaratoria da inviare al Ministero delle Politiche Agricole.

“Con il Decreto diamo il via libera ad un altro pezzo importante, direi fondamentale, del Piano di rigenerazione olivicola della Puglia, intervenendo a favore di tutte quelle imprese che hanno subito danni rilevanti dal diffondersi del batterio. Mi auguro naturalmente che la Regione Puglia voglia procedere quanto prima all’attuazione del Decreto, perché gli agricoltori, dopo anni e anni di difficoltà, possano ricevere i contributi dovuti fino a un massimo di tre anni, e in questo modo essere sostenuti anche nella pianificazione di investimenti che guardino al futuro delle attività d’impresa e dell’olivicoltura salentina”, dice la Ministra Teresa Bellanova.

E' nata PescAgri, l’Associazione Pescatori Italiani promossa da Cia per la tutela, lo sviluppo e la valorizzazione di pesca e acquacoltura in ogni sua accezione professionale e territoriale.

Presidente della nuova struttura, che va ad ampliare gli ambiti di rappresentanza di Cia-Agricoltori Italiani, è Antonino Algozino, 45 anni, una laurea in Medicina Veterinaria e un impianto all’avanguardia di acquacoltura biologica in acque dolci per l’allevamento di trote, storioni e pesci ornamentali in Sicilia, provincia di Enna.  

“Sarà un’associazione aperta a tutti -ha detto Algozino- per dare voce alle istanze del settore, anche nel dialogo con le istituzioni. Vogliamo partire dal territorio, mettere in campo azioni concrete, integrare sempre di più le attività delle aziende di pesca e acquacoltura con la gestione del demanio marittimo, fluviale e lacustre, in modo sostenibile e innovativo, puntando anche su aspetti più attrattivi per i consumatori come l’ittiturismo e la pesca sportiva”.

Obiettivo prioritario di PescAgri, secondo lo Statuto, è favorire l’inserimento del settore agroittico nel circuito economico nazionale e internazionale, attivando gli strumenti idonei e le risorse, anche tecniche, per garantire il suo costante sviluppo, anche rispetto alle richieste del mercato.

Tra gli scopi dell’Associazione, c’è anche: contribuire, attraverso programmi operativi, ad accrescere il tasso di industrializzazione delle attività; indirizzare la produzione agroittica verso destinazioni coerenti con il reale fabbisogno alimentare nazionale e con le esigenze legate all’export; promuovere la costituzione di associazioni di produttori nel settore pesca e acquacoltura; attuare azioni di formazione professionale per mezzo di corsi, seminari, convegni.

Altrettanto importante, per PescAgri, è costruire una politica agroittica volta a coniugare la ruralità locale e la tradizione marinaresca con una sana gestione di ambiente e territorio, compresa la parte costiera e lagunare; incoraggiare l’educazione a una sana alimentazione, con particolare riferimento alle scuole; sostenere iniziative che uniscano le attività della pesca con quelle dell’artigianato, commercio, turismo e tempo libero.

E ancora, per l’Associazione promossa da Cia è fondamentale lavorare per un adeguato sviluppo dell’imprenditorialità, specialmente giovanile, e per la costituzione di società cooperative e forme di aggregazione; stabilire collegamenti con tutte le organizzazioni del settore; tutelare, nella negoziazione collettiva, gli interessi della categoria e promuovere ogni utile iniziativa per migliorare disciplina previdenziale, assicurativa, di reddito e qualità della vita.

Coldiretti e Princes uniscono i propri sforzi per sostenere il “Made in Italy” della filiera del pomodoro valorizzandone l’elevata qualità e l’identità nazionale un accordo che garantisce una remunerazione in campo che gli agricoltori non vedevano da 22 anni, dal lontano 1998, anche per rispondere all’emergenza siccità che ha colpito duramente la provincia di Foggia. E’ quanto afferma Coldiretti Puglia nel dare notizia della definizione del contratto annuale sul pomodoro, nell’ambito dell’”Accordo di Filiera” triennale sottoscritto nel 2019, che garantisce produzioni di qualità eccellenti, sostenibilità ambientale e sostenibilità sociale, con i coltivatori che si vedranno riconosciuto un prezzo di acquisto “equo”, basato sugli effettivi costi sostenuti per rispettare il disciplinare di produzione basato su una equa pianificazione degli investimenti.

"Il contratto 2020 prevede una remunerazione di 121 euro a tonnellata per il pomodoro tondo e 125 euro a tonnellata per il pomodoro lungo – spiega Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia - con un aumento dei prezzi riconosciuti in campagna agli agricoltori del +23% rispetto al 2019. Questi prezzi saranno applicati esclusivamente ai pomodori coltivati in Puglia, Basilicata e Molise. Sarà, inoltre, riconosciuto un premio di 10 euro a tonnellata in corrispondenza dell’utilizzo della tecnica agronomica della pacciamatura. L’Accordo di filiera triennale che rappresenta uno strumento straordinario di investimento e valorizzazione della filiera pugliese del pomodoro da industria, si prefigge lo scopo di rendere più equilibrata e coerente la distribuzione del valore lungo la filiera per contrastare pratiche commerciali sleali come i casi di aste capestro on line al doppio ribasso che strangolano gli agricoltori con prezzi al di sotto dei costi di produzione, nonostante il codice etico firmato l’anno scorso fra il Ministero delle Politiche Agricole e le principali catene della grande distribuzione”, aggiunge il presidente Muraglia. “Il 40 percento del pomodoro italiano viene proprio dalla Capitanata, che da sola produce il 90% del pomodoro lungo. La provincia di Foggia – insiste il Delegato Confederale di Coldiretti Foggia, Pietro Piccioni - è leader nel comparto con 3.500 produttori di pomodoro che coltivano mediamente una superficie di 32 mila ettari, per una produzione di 22 milioni di quintali ed una P.L.V. (Produzione Lorda Vendibile) di quasi 175.000.000 euro. Un bacino produttivo straordinario se confrontato al resto d’Italia con i suoi 55 milioni di quintali di produzione e i 95mila ettari di superficie investita, una realtà che va salvaguardata e promossa – conclude Piccioni - perché rappresentata da imprese agricole e agroalimentari pugliesi che operano con grande professionalità e in assoluta trasparenza”.

L’obiettivo – sottolinea la Coldiretti - è creare le condizioni per evitare il rischio del crollo delle esportazioni in quello che rappresenta il primo mercato di riferimento delle conserve di pomodoro nazionali, il prodotto simbolo della dieta mediterranea ma anche un settore determinate per l’economia e l’occupazione in Italia. A spaventare – sottolinea la Coldiretti – sono gli effetti dei ritardi doganali e dei dazi con aumenti tariffari a doppia cifra che scatterebbero con il nuovo status di Paese Terzo rispetto all’Unione Europea.

Quasi un barattolo di pomodori pelati Made in Italy su cinque esportati finisce in Gran Bretagna che è dipendente dall’estero per l’80% del pomodoro che consuma e rappresenta per l’Italia uno sbocco di mercato di vitale importanza che la Brexit, soprattutto in caso di mancato accordo, potrebbe mettere a rischio.

“Siamo orgogliosi di condividere con Coldiretti il nostro impegno quotidiano per sostenere la filiera del pomodoro pugliese in un ottica di sviluppo futuro del comparto, garantendo  piena sostenibilità sotto il profilo economico, sociale ed ambientale. La terra di Puglia ci fornisce un pomodoro di qualità unica ed eccellente ed il futuro di questa terra dipende dalla collaborazione aperta e trasparente di tutti gli operatori della filiera”,  afferma Gianmarco Laviola, Amministratore Delegato Di Princes Industrie.

Princes lavora nello stabilimento di Foggia - il più grande sito industriale d’Europa - unicamente pomodoro di origine pugliese e si rifornisce esclusivamente da produttori che rispettano i più alti standard in tema di lavoro etico, secondo le certificazioni “Global G.A.P. GRASP” o “SA8000”.

Coldiretti e Princes intendono così ulteriormente sostenere e promuovere la filiera del pomodoro pugliese, unica al mondo per la qualità del prodotto e che da sola contribuisce per circa il 30% all’intero volume del pomodoro italiano da industria.

Nel contesto dell’accordo, Princes e Coldiretti stanno sviluppando congiuntamente un’innovativa piattaforma digitale basata sulla tecnologia blockchain che per la prima volta in Italia verrà applicata a un prodotto trasformato industrialmente. La piattaforma garantirà la tracciabilità del prodotto lungo tutta la filiera e il rispetto di tutti i requisiti previsti con forti benefici in termini di sicurezza, efficienza e automazione delle transazioni interaziendali. La blockchain, grazie a registri informatici distribuiti e concatenati, fornirà ulteriore garanzia che il pomodoro provenga da cooperative che rispettano gli standard etici richiesti.

“Un nuovo cavallo di Troia chiamato ‘Nutri-score’ è alle nostre porte: non possiamo permettere che alcune multinazionali decidano sulle nostre abitudini alimentari mettendo la nostra salute nelle loro mani. E l’Europa non può diventare vittima degli interessi di pochi. Per questo invitiamo la Commissione a proporre al più presto un sistema di etichettatura armonizzato, non discriminatorio e basato su solide basi scientifiche”. Così Paolo De Castro, europarlamentare PD, in una lettera aperta sui sistemi di etichettatura nutrizionale fronte-pacco, sottoscritta da altri cinque deputati di differenti gruppi politici, provenienti da Romania, Ungheria, Cipro, Repubblica Ceca e Grecia.

 

“Azioni non coordinate verso obiettivi cruciali, quali sicurezza alimentare, trasparenza e protezione dei consumatori – spiega De Castro nella lettera - hanno portato alla diffusione di sistemi di etichettatura nutrizionale fronte-pacco, che rischiano di mettere a repentaglio la salute dei cittadini, spazzando via anche migliaia di aziende agro-alimentari. Certo, non sorprende che multinazionali e catene della grande distribuzione siano favorevoli all’introduzione obbligatoria del Nutri-score che, attraverso colori differenti e valutazioni eccessivamente semplicistiche, vuole dettare ciò che è buono da mangiare e ciò che non lo è”.

 

“Ma se è vero che attraverso la strategia ‘Farm to Fork’ l'Europa intenda responsabilizzare i consumatori a fare scelte informate, sane e sostenibili, per una dieta varia ed equilibrata – aggiunge l’europarlamentare PD - qualcuno dovrebbe spiegare ai cittadini europei come è possibile che il miele, il succo d'arancia, l’olio extravergine d'oliva o i formaggi Comté e Parmigiano Reggiano siano contrassegnati come ‘rossi’, cioè pericolosi per la salute, mentre le patatine fritte, le bibite gasate light, la pizza surgelata ‘bolognaise’, le chips confezionate o le celebri bevande energetiche vengano etichettate come ‘verdi’ e salutari”.

 

“C’è qualcosa di sbagliato in questo sistema, ma anche di estremamente pericoloso – conclude De Castro - Infatti, i sistemi di etichettatura nutrizionale dovrebbero aiutare i consumatori a fare scelte più informate e corrette, contrastando le malattie legate all'alimentazione. Tuttavia, questo non è l'obiettivo del Nutri-Score che, al contrario, può fuorviare i cittadini condizionando le loro scelte con una valutazione generica, che non fornisce alcuna informazione esaustiva e specifica sui nutrienti, basata sulle assunzioni di riferimento del consumatore medio. Noi siamo al fianco dei nostri agricoltori e piccoli produttori, che hanno già manifestato le loro preoccupazioni verso un sistema di etichettatura che discrimina arbitrariamente prodotti di altissima qualità, spesso appartenenti al patrimonio culturale e gastronomico italiano ed europeo”.

Con l’inaugurazione del Cineporto, apriamo in città un luogo per chi ama il cinema, per chi lavora in questo settore, per chi ha idee e creatività. Questa città bellissima si arricchisce di uno spazio importante di cultura, voluto fortemente dalla Regione Puglia e Apulia Film Commission”. Queste le parole del Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, che questa mattina nella città jonica, ha scoperto la targa del nuovo spazio.

A presentare la nuova struttura accanto al Governatore Loredana Capone, Assessore Industrie Culturali   e Turistiche della Regione Puglia, il Sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, la Presidente di Apulia Film Commission Simonetta Dellomonaco, il Direttore di Apulia Film Commission Antonio Parente, l’attore Michele Riondino dell’Associazione AFO6 e Direttore Artistico del Cineporto e il Presidente dell’Associazione AFO6 Gianni Raimondi.

“Taranto è una delle città più belle di Puglia – ha commentato l’Assessore Loredana Capone - il suo mare, il porto, il centro storico, i monumenti, il MarTa, il suo tessuto imprenditoriale, i suoi talenti. Una città ricca di storia e di cultura che troppo spesso, però, balza agli onori della cronaca solo per l’enorme ferita che si porta dentro. Ma Taranto non è solo Ilva, Taranto è molto di più e merita giustizia. Per questa ragione, con il presidente Emiliano, abbiamo voluto trasferirvi Medimex, la più importante Fiera regionale dedicata alla musica e agli operatori di tutta la filiera. Per questo oggi inauriamo la sede del Cineporto. L’abbiamo voluto, è stato un grande lavoro di squadra, e adesso che ci siamo l’emozione non si tiene. Sarà luogo di inclusione, di riduzione delle distanze, di immaginazione di spazi e tempi migliori. Il nostro augurio alla comunità tarantina, perché possa costruire un futuro diverso, fare della cultura una pratica quotidiana e un’opportunità di rilancio di questo meraviglioso territorio”. 

L’arrivo costante di tante produzioni cinematografiche nazionali e internazionali che hanno scelto la Puglia e, in particolare, il territorio jonico come location ideale per le loro produzioni audiovisive, ha dimostrato che anche Taranto aveva bisogno di un contenitore che potesse accogliere e soddisfare al meglio tutte le esigenze produttive. In questi anni Apulia Film Commission, referente della Regione Puglia del comparto audiovisivo, ha svolto un grande lavoro per valorizzare le unicità di ogni provincia, creando Cineporti a Bari, a Lecce e a Foggia.

Per il Sindaco Rinaldo Melucci: “Oggi compiamo insieme un altro passo affatto trascurabile nella direzione della diversificazione produttiva e della promozione positiva del nostro territorio. La struttura del Cineporto ci consentirà di accrescere la competitività e l’attrattività di Taranto nei confronti dell’industria cinematografica e presto il Comune di Taranto sarà formalmente socio di Apulia Film Commission. Confidiamo che anche il protocollo che stiamo sottoscrivendo con la bella realtà di Afo6 si dimostri utile a sviluppare professionalità, progetti sociali e grandi eventi in questo frangente”.

Già da tempo l’Associazione AFO6 di Taranto, aveva avviato una serie di importanti collaborazioni con la Fondazione Regionale attraverso la realizzazione del Cinzella Festival, inserito nella rete dei Festival di AFC, con la sua singolare dualità di musica e cinema. La partnership di questi ultimi tre anni tra AFO6 e AFC, si concretizza questa volta con la nascita del Cineporto nella città di Taranto, proprio nel momento in cui la città è stata al centro di set cinematografici internazionali.

La mancanza di un luogo dove le produzioni potessero trovare uffici casting, deposito, preparazione provini, sala trucco attrezzata e in più un posto dove fruire del prodotto cinematografico era quantomeno indispensabile. Per questo Regione Puglia e Apulia Film Commission hanno deciso di puntare su questa nuova struttura che abbraccia il bellissimo territorio jonico.

“L’apertura di un Cineporto a Taranto – ricorda Simonetta Dellomonaco, Presidente dell’Apulia Film Commission - rappresenta una nuova partenza per il cinema pugliese. Questo territorio è prezioso non solo come location cinematografica ma anche per la crescita del comparto cine-audiovisivo. Taranto è ricca di bravi professionisti, maestranze e artisti del settore, in grado di contribuire significativamente allo sviluppo cinematografico regionale. Abbiamo impiegato molti sforzi per stabilire un presidio AFC a Taranto, ma grazie al contributo delle associazioni, dell’amministrazione comunale e del prezioso apporto di AFO6 con cui collaboriamo da tempo per il Cinzella Festival, alla fine siamo riusciti a partire”.

L’inaugurazione parziale riguarda il primo piano della struttura (sede degli uffici e delle sale tecniche), mentre al piano terra sono ancora in corso i lavori. Il Cineporto, inserito all’interno di un grande contenitore denominato dall’Associazione AFO6 “Spazioporto”, sarà il cuore logistico delle attività della Fondazione AFC nonché un contenitore di eventi culturali per tutto l’anno, con attività legate al mondo cinematografico, teatrale e musicale e sarà realizzato in parte con il patrocinio e il supporto economico di Apulia Film Commission 

“Continua l’attività di rafforzamento e radicamento dell’industria del Cinema in Puglia e nei suoi territori, assecondando le vocazioni all’interno di una strategia definita e pianificata – sottolinea Antonio Parente, Direttore generale di Apulia Film Commission-. Mai come in questo momento, la connessione con Taranto e i suoi operatori si rileva importante, necessaria, strategica. È un periodo intenso di lavoro che comincia a dare i sui frutti e tante saranno le novità e gli output che la Film commission, che mi onoro di dirigere, fornirà nelle prossime settimane, frutto di un enorme lavoro che farà come sempre del bene al nostro settore e, più ingenerale, all’economia e al lavoro di moltissimi”.

 

 

 

L’associazione AFO6 ha individuato un capannone di 500 mq totali, nato negli Anni ‘20 come deposito di carrozze. La struttura è collocata in via Niceforo Foca (Zona Porta Napoli, nei pressi del porto e della stazione di Taranto) tra la città vecchia e il quartiere Tamburi, un luogo simbolo vicino al porto di Taranto, da valorizzare per lo sviluppo futuro della città.

Il Presidente dell’Associazione AFO6, Giovanni Raimondi, da tempo sottolinea l’importanza di questa operazione: “Il Cineporto di Taranto è un’altra storia bella, una storia di emancipazione dalla “monocultura dell’acciaio” e riconversione culturale che parte della comunità tarantina ha deciso di intraprendere già da anni e che ha bisogno del deciso sostegno istituzionale per attuarsi. Con la consapevolezza che la strada verso la normalità è ancora lunga, perché a Taranto basta una giornata di vento per trasformare anche le storie belle in storie sotto la polvere”.

 

L’area è dotata di sala riunioni, sala casting, area trucco e parrucco, sala posa, sala broadcasting (web radio e tv) segreteria, magazzino, attrezzeria, sala conferenze, area proiezioni, area ristoro, area espositiva e sale coworking. Oltre all’assistenza alle produzioni, ci sarà la possibilità di organizzare proiezioni, incontri, presentazioni in grado di rendere vivo lo spazio per tutta la settimana grazie all’Area cinema, concerti e spettacoli attrezzata di un palco, uno spazio di circa 200 mq in grado di raccogliere spettatori in piedi e seduti (con un sistema di sedute removibili) e di offrire un fitto calendario di eventi musicali, teatrali e cinematografici.

 

Altra nota importante è che si stanno stringendo importanti collaborazioni anche per l’avvio di Laboratori     e Residenze Artistiche come la “Palestra per Attori”, formazione gratuita con “Artisti 7607”. L’idea della Palestra nasce dai laboratori annuali di “Artisti 7607” con l’attore Elio Germano ed è alla base dei successivi laboratori di Artisti 7607 con la presenza di tanti attori italiani. Parte attiva e promotore di questo progetto è Michele Riondino, Direttore Artistico dell’Associazione AFO6 e del Cineporto e del Cinzella Festival: “Sono anni che ormai lo sosteniamo: il futuro del nostro territorio si può concretizzare solo attraverso lo sviluppo di grosse progettualità – dice Riondino-. Sono anni che ci impegniamo per fare in modo che alla nostra città venga restituita la credibilità che merita. Abbiamo messo a disposizione della cosiddetta riconversione tutto il nostro sapere, le nostre forze, il nostro tempo, e finalmente grazie all’impegno e alla fiducia che Apulia Film Commission ci ha concesso è arrivato il momento che a Taranto si insedi l’unica fabbrica che concepiamo: quella dei sogni. Il cinema è un’industria e con il Cineporto di Taranto noi di Afo6 con Apulia Film Commission vogliamo capitalizzare la bellezza della nostra città attraverso l’arte e la cultura. Dicevamo Taranto ribellati, noi lo abbiamo fatto. Basta con la monocultura dell’acciaio, la nostra industria da oggi fabbricherà solo bellezza”.

 

Lo Spazioporto sarà a breve operativo, per proporsi come contenitore attrattivo in grado di soddisfare il rilancio culturale e la riqualificazione urbanistica di una delle zone periferiche della città di Taranto, rilanciando il concetto di collaborazione e sostenibilità.

 

SCHEDA SPAZIOPORTO

 

L’associazione AFO6 ha individuato un vecchio capannone di 500 mq totali, nato negli anni ‘20 come deposito di carrozze, strutturato con 300 mq al piano terra e 200 mq di area soppalcata.

Il locale è sito tra Via Niceforo Foca e Via Costantinopoli, Zona Porta Napoli, nei pressi del porto e della stazione di Taranto tra la città vecchia e il quartiere Tamburi,

L’area è dotata di sala riunioni, sala casting, area trucco e parrucco, segreteria, magazzino, attrezzeria, sala conferenze, area proiezioni.

Oltre all’assistenza alle produzioni ci sarà la possibilità di organizzare proiezioni, incontri, presentazioni in grado di rendere vivo lo spazio per tutta la settimana.

 

Queste le attività presenti all’interno dello Spazioporto:

 

-           l’Area cinema /concerti / spettacoli con un palco ( 4 m x 8 m x 0,60 m ), camerini, impianto audio e luci residente, schermo di proiezione a scomparsa, proiettore, uno spazio di circa 200 mq in grado di raccogliere 300 spettatori in piedi e 90 seduti ( sistema di sedute removibili ) e di offrire un fitto calendario di eventi musicali, teatrali e cinematografici.

 

  • Area ristoro con bar / ristorante in grado di promuovere la sostenibilità ambientale e il consumo di prodotti biologici, a chilometro zero e la responsabilità alimentare (alimentazione vegetariana / vegana).

 

  • Web radio : studio attrezzato per trasmissioni radio broadcasting

 

  • Web TV : studio fotografico - TV attrezzato per riprese e montaggio video e web broadcasting

 

  • Area espositiva : 200 mq tecnicamente attrezzata per mostre fotografiche, esposizioni n  nb 

 

  • Coworking: sala convegni, sala conferenze, sala multimediale, uffici, supporto logistico per le diverse realtà associative e culturali operanti sul territorio

Con l’espianto di 60 ulivi a Monopoli sia in zona cuscinetto che indenne, è partita la corsa a creare una cintura di sicurezza che non faccia diffondere la Xylella in provincia di Bari, dove si produce il 15% dell’olio extravergine di oliva nazionale. A darne notizia è Coldiretti Puglia che denuncia la velocità del contagio che in 7 anni inesorabilmente si è spostato a nord ad una velocità di più 2 chilometri al mese.

“Si tratta di tutelare un patrimonio olivicolo inestimabile anche attraverso un Piano Olivicolo Nazionale e potenziare una filiera olearia che in Puglia vale quasi 800 milioni di euro”, afferma Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

Da quando è stata confermata la presenza della Xylella fastidiosa in Salento – aggiunge Coldiretti Puglia, in base alla elaborazione di dati Sian - la produzione di olio ha subito un trend negativo che rischia di diventare irreversibile, con il minimo storico di 3.979 tonnellate prodotte nell’ultima campagna 2019/2020 a Lecce, con una diminuzione dell’80%, mentre a Brindisi la produzione di olio è diminuita del 16% e del 4% in provincia di Taranto.

Peraltro i problemi causati dalla Xylella si aggiungono quest’anno a quelli climatici che hanno causato un calo stimato del quantitativo di olio del 22% a livello nazionale che sale addirittura al 48% proprio in Puglia dove si produce circa la metà dell’extravergine Made in Italy. Complessivamente si prevede – sottolinea la Coldiretti – una produzione nazionale di circa 287 milioni di chili rispetto ai 366 milioni di chili della campagna precedente. Un risultato che mette a rischio il futuro del settore in un anno segnato dall’emergenza Covid che – conclude la Coldiretti - ha ridotto le opportunità di mercato in Italia e all’estero e aumentato i costi delle imprese per garantire la sicurezza dei lavoratori.

Con l’82% degli italiani che con l’emergenza coronavirus sugli scaffali cerca prodotti Made in Italy per sostenere l’economia ed il lavoro del territorio, il consiglio è quello di diffidare dei prezzi troppo bassi, guardare con più attenzione le etichette e acquistare extravergini a denominazione di origine Dop e Igp, quelli in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100 per 100 da olive italiane o di acquistare direttamente dai produttori olivicoli, nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica dove – conclude la Coldiretti – è possibile assaggiare l’olio EVO prima di comprarlo e riconoscerne le caratteristiche positive.

La lotta al cambiamento climatico è una priorità per il Parlamento. Di seguito troverai i dettagli delle soluzioni su cui stanno lavorando l'UE e il Parlamento.

Limitare il riscaldamento globale: questione di 2 ° C di aumento

Le temperature medie globali sono aumentate in modo significativo dalla rivoluzione industriale e l'ultimo decennio (2009-2018) è stato il decennio più caldo mai registrato . Dei 18 anni più caldi, 17 si sono verificati dal 2000.

I dati del Copernicus Climate Change Service mostrano che il 2019 è stato anche l' anno più caldo mai registrato per l'Europa. La maggior parte delle prove indica che ciò è dovuto all'aumento delle emissioni di gas serra prodotte dall'attività umana.

La temperatura media globale è oggi di 0,91-0,96 ° C in più rispetto alla fine del XIX secolo. Gli scienziati considerano un aumento di 2 ° C rispetto ai livelli preindustrializzati come una soglia con conseguenze pericolose e catastrofiche per il clima e l'ambiente.

Questo è il motivo per cui la comunità internazionale concorda sul fatto che il riscaldamento globale deve rimanere ben al di sotto di un aumento di 2 ° C.

Perché è importante una risposta dell'UE?

Secondo l'Agenzia europea dell'ambiente, l'UE è il terzo più grande emettitore di gas a effetto serra al mondo dopo Cina e Stati Uniti. Il settore energetico è stato responsabile dell'80,7% delle emissioni di gas a effetto serra dell'UE nel 2017. Gli sforzi comuni di mitigazione sono fondamentali poiché il cambiamento climatico colpisce tutti i paesi dell'UE, anche se non allo stesso modo.

La regione mediterranea può aspettarsi più temperature estreme e meno piogge, mentre i paesi della regione continentale devono affrontare un rischio maggiore di inondazioni fluviali e incendi boschivi.

Gli sforzi dell'UE stanno dando i loro frutti. Nel 2008 l'UE ha fissato l'obiettivo di ridurre le emissioni del 20% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020 . È sulla buona strada per raggiungere questo obiettivo: nel 2015 il livello di emissioni di gas a effetto serra nell'UE ha rappresentato una diminuzione del 22% rispetto ai livelli del 1990.

Dai un'occhiata alla nostra infografica sui cambiamenti climatici in Europa .

L'UE e la politica climatica internazionale

L'UE è un attore chiave nei negoziati sul clima delle Nazioni Unite . Nel 2015 ha ratificato l'Accordo di Parigi, il primo accordo universale per combattere il cambiamento climatico. Il suo obiettivo è mitigare il cambiamento climatico mantenendo l'aumento della temperatura globale a 1,5 ° C rispetto ai tempi preindustrializzati.

In base all'accordo di Parigi , l'UE si è impegnata a ridurre le emissioni di gas a effetto serra nell'UE di almeno il 40% al di sotto dei livelli del 1990 entro il 2030.Inoltre, l'UE si è impegnata a raggiungere zero emissioni nette entro il 2050 nell'ambito del Green Deal europeo. Ha messo in atto diverse misure per raggiungere questo obiettivo.

Il Green Deal europeo

Il Parlamento ha dichiarato un'emergenza climatica nel novembre 2019, invitando la Commissione ad allineare tutte le sue proposte con l'obiettivo di limitare il riscaldamento globale a meno di 1,5 ° C e garantire che le emissioni di gas a effetto serra siano significativamente ridotte.

In risposta, la Commissione ha proposto il Green Deal europeo , una tabella di marcia affinché l'Europa diventi un continente climaticamente neutro entro il 2050. Uno dei suoi obiettivi è un quadro giuridico per il clima: la legge sul clima dell'UE.

Il piano dell'UE per un'Europa più verde e più sostenibile copre un'ampia gamma di settori e include obiettivi come preservare la biodiversità, garantire un sistema alimentare più sano, stimolare l'economia circolare, nonché promuovere investimenti verdi e responsabilizzare le industrie per una transizione verde alleviando nel contempo l'impatto socioeconomico della transizione sui lavoratori e sulle comunità.

Ulteriori informazioni sul Green Deal.

Finanziamenti dell'UE per il clima

Al fine di finanziare il Green Deal, la Commissione europea ha presentato nel gennaio 2020 il Piano di investimenti per l'Europa sostenibile , che mira ad attrarre almeno 1.000 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati ??nel prossimo decennio.

Nell'ambito del piano di investimenti, il meccanismo per una transizione giusta è progettato per sostenere le regioni e le comunità più colpite da una transizione verde, ad esempio le regioni fortemente dipendenti dal carbone.

L'UE ha introdotto nuove regole per definire ciò che si qualifica come attività verde o sostenibile. L'obiettivo è incoraggiare gli investimenti in attività sostenibili dal punto di vista ambientale e impedire che i finanziamenti vadano ai cosiddetti progetti di greenwashing che dichiarano di essere rispettosi dell'ambiente, ma in realtà non lo sono,

Riduzione delle emissioni di gas serra

L'UE ha messo in atto diversi tipi di meccanismi a seconda del settore.

Per ridurre le emissioni delle centrali elettriche e dell'industria, l'UE ha creato il primo grande mercato del carbonio. Con l'Eission Trading System (ETS) le aziende devono acquistare permessi per emettere CO2, quindi meno inquinano, meno pagano. Questo sistema copre il 45% delle emissioni totali di gas serra dell'UE.

Per altri settori come l'edilizia o l'agricoltura, le riduzioni saranno raggiunte attraverso obiettivi di emissioni nazionali concordati , calcolati sulla base del prodotto interno lordo pro capite dei paesi.

Per quanto riguarda il trasporto su strada, all'inizio del 2019, il Parlamento europeo ha appoggiato le legislazioni per ridurre le emissioni di CO2 del 37,5% per le nuove auto, del 31% per i furgoni e del 30% per i nuovi camion entro il 2030

L'UE vuole anche utilizzare il potere di assorbimento di CO2 delle foreste per combattere cambiamento climatico. Nel 2017 i deputati hanno votato a favore di un regolamento per prevenire le emissioni derivanti dalla deforestazione e dal cambio di destinazione d'uso del suolo.

Scopri maggiori dettagli sulle misure dell'UE per ridurre le emissioni di gas serra .

Affrontare la sfida energetica


L'UE combatte anche il cambiamento climatico con una nuova politica per l'energia pulita adottata dal Parlamento nel 2018. L'obiettivo è aumentare la quota di energia rinnovabile consumata al 32% entro il 2030 e creare la possibilità per le persone di produrre la propria energia verde.

Inoltre l'UE vuole migliorare l'efficienza energetica del 32,5% entro il 2030 e ha adottato la legislazione sugli edifici e gli elettrodomestici.

"La cultura si fa strada" in  Puglia diventa a tutti gli effetti un asset strategico nella visione di una Regione che, se da un lato punta a incidere sulla bellezza e la competitività, dall'altro mira a creare occupazione stabile e a far vivere ogni territorio, dal più piccolo al più grande, 365 giorni l'anno.

La cultura si fa strada, avviata a giugno 2019, è la strategia regionale rivolta al potenziamento, alla diffusione, della conoscenza ma soprattutto della fruibilità dei propri attrattori culturali secondo una logica di partecipazione, condivisione e coinvolgimento territoriale.

A pochi mesi dalla sua presentazione, si è già fatta strada dimostrando di essere contenitore ideale per i contenuti culturali dei pugliesi, provando a rispondere all'esigenza diffusa di valorizzazione dei luoghi ai margini sociali, come le periferie che tanto hanno da dire ma che spesso non hanno gli strumenti giusti per farlo, e di quelli che, invece, pur essendo considerati "attrattori culturali", come per esempio i musei, non riescono ancora a pervadere l'anima delle comunità, non riescono a parlare con i giovani.

Oltre 15 progetti finanziati, cinque nuovi hub culturali, 11 istituti scolastici e 1120 bambini coinvolti, per un totale di oltre 800mila euro di investimento, questi i risultati dei primi sei mesi di attività della Cultura si fa strada.

"Con La cultura si fa strada - ha detto l'assessore regionale Loredana Capone - abbiamo voluto mettere insieme la pluralità delle voci di Puglia, facendo attenzione alle esigenze specifiche di ciascuna comunità, con un unico comune denominatore: lavorare insieme su un progetto di Puglia migliore, una Puglia di tutti e più forte, dinamica, competitiva. I risultati sono straordinari, la risposta di chi ha raccolto la nostra sfida ancora di più, e arrivano anche i dati a confermarlo: negli ultimi tre anni sono 5000 gli occupati in più in cultura. Ma questo, seppure ci riempia di gioia e soddisfazione, è per noi solo un punto di partenza. Stiamo già guardando alle nuove opportunità, abbiamo approvato proprio in questi giorni  la delibera che detta le linee programmatiche per un nuovo intervento. Si chiamerà Sthar-Lab e il primo passo sarà quello di recuperare, grazie ai Fondi Fesr, i 79 bellissimi progetti rimasti fuori per carenza di risorse nell'ambito del bando Street Art. E poi ancora – ha continuato la Capone - laboratori di fruizione per la valorizzazione  dei teatri storici e degli Habitat rupestri. E in cantiere ci sono altri nuovi progetti che punteranno ad avvicinare sempre più i Musei ai bambini, con attività che possano attrarre la loro attenzione come gli esperimenti, la scienza, la magia. Insomma, in un tempo e in una società in cui sono cambiate le aspettative sulla qualità della vita, i bisogni, i mercati, la domanda, e quindi, l'offerta, per la Puglia la cultura è l'ancora per costruire appartenenza, cittadinanza attiva ma anche economia e lavoro".

"La cultura si fa strada – ha aggiunto il consigliere regionale Enzo Colonna – potrebbe rappresentare in qualche modo un grande test collettivo e partecipato che abbiamo voluto fare per verificare la bontà dell'idea, dell'azione proposta. Siamo partiti con pochi soldi del bilancio autonomo per sondare la risposta dei territori e i loro bisogni. Beh si può dire che la risposta è stata, come più volte ribadito oggi, più che soddisfacente. Oggi ripartiamo con una spinta e una convinzione maggiore, consapevoli che la politica deve significare anche contaminazione di linguaggi diversi perché solo così si possono generare progresso e ritrovarsi in una comunità".

Hanno partecipato alla conferenza stampa Silvia Pellegrini, dirigente regionale Sezione valorizzazione del Territorio, Simonetta Dellomonaco, presidente di Apulia Film Commission Puglia che ha contribuito alla realizzazione della strategia e i rappresentanti istituzionali e delle Fondazioni coinvolti a vario titolo nei progetti.

La strategia della Cultura si fa strada è composta da quattro misure:

dal bando rivolto ai Comuni, alle scuole e alle Università per la promozione e il sostegno della street art come occasione per rigenerare e riqualificare in chiave culturale i luoghi; al progetto "I Musei raccontano la Puglia", per fare dei musei un prodotto culturale in grado di coinvolgere attivamente le comunità a partire dai bambini; a "I Musei che portano a Matera attraversando il Salento" che con un suggestivo viaggio che percorre le ferrovie locali dalla Murgia al Salento punta a promuovere sempre più la conoscenza dei beni culturali che questi luoghi custodiscono;  all'avviso "I luoghi della memoria" finalizzato a diffondere la conoscenza e la fruizione di beni e luoghi della cultura che hanno segnato la storia del Novecento in Puglia.

Giornale on line

“Come Regioni avevamo chiesto stanziamenti massicci e straordinari all'Europa – dichiara Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni e dell’Emilia-Romagna - per attuare lo shock economico di cui l'Italia ha bisogno. Sempre di più ci sono le condizioni per realizzare un piano di ricostruzione nazionale che punti a sviluppo sostenibile, svolta ecologica, innovazione digitale, scuola, infrastrutture e messa in sicurezza del territorio, basato su investimenti pubblici. Un impegno che richiede unità e coesione, dal livello centrale ai territori. Per quanto ci riguarda, l'Emilia-Romagna è pronta a fare la sua parte”.
Sempre sull’accordo Ue Recovery fund, Bonaccini evidenzia che “l'Europa c'è e stavolta batte un gran colpo. Anche grazie al presidente Conte e al Governo, che di fronte agli interessi privati ed elettoralistici di pochi hanno fatto valere le ragioni dell'Unione Europea, solo unita in grado di avere un ruolo nello scenario internazionale, e del nostro Paese, il primo a dover lottare contro la terribile pandemia, pagando un prezzo altissimo ma indicando la strada a tutti gli altri. Un giorno storico. E ora si apre una grande opportunità”.
Del Recovery Fund “l'Italia è il primo beneficiario e questa è la prima buona notizia”, sottolinea il viceministro dell'Economia Antonio Misiani. Il fondo viene finanziato con Eurobond e su questo "si è rotto un tabu". Dei 750 milioni stanziati - di cui 390 a fondo perduto e 360 a prestiti superagevolati - al nostro Paese "ne sono messi a disposizione 209" di cui "127 in prestiti superagevolati e 82 a fondo perduto". E quindi "l'obiettivo immediato è presentare un piano per la ripresa che indichi visione, obiettivi e progetti da finanziare e - ha aggiunto - attrezzare la pubblica amministrazione per spendere bene e presto le risorse". "Guai – ribadisce Misiani - se sprechiamo questa opportunità”.
Si stanno immaginando incentivi alle imprese che riportano al lavoro i dipendenti in cassa integrazione "perché la via maestra non può essere la cassa all'infinito", sottolinea Misiani, secondo il quale si deve riportare le persone a lavorare "e la riduzione del cuneo fiscale può dare una mano significativa". Misiani ha comunque confermato che "ci sarà una proroga della cassa integrazione, una proroga dello stop ai licenziamenti e del decreto dignità per i contratti a tempo determinato". 
Per il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Francesco Boccia, è da rilanciare il tema dell'autonomia e quindi ”la definizione dei piani nazionali legati alle opportunità del Recovery fund non possono non far riferimento alla necessita' di riequilibrio dei servizi essenziali non solo tra nord e sud ma anche tra aree interne, aree di montagna e aree metropolitane. Siamo in un tornante della storia e abbiamo la possibilita' di destinare alle materie principali oggetto del confronto sull'autonomia differenziata, risorse che fino a qualche settimana fa sembravano impossibili anche da immaginare. E tutto questo avviene anche grazie al brillante negoziato appena chiuso dall'Italia in Europa. Riprendiamo il lavoro accelerando e prevedendo la trasmissione degli atti in Parlamento a settembre”.
Per il premier Conte con l'accordo sul Recovery fund "l'Ue si è dimostrata all'altezza della sua storia - sottolinea il premier Conte al Senato - e cambia la prospettiva perché, con un piano poderoso da 750 miliardi orientato alla crescita, allo sviluppo sostenibile e alla transizione ecologica, si va verso un'Unione più coesa, più sociale, più vicina ai cittadini, certamente più politica". 
In settimana il Governo varerà il decreto che stabilisce un nuovo scostamento di bilancio da 20 miliardi. (Regioni.it 3887 - 22/07/2020)

Il 4 agosto si è tenuto a Roma a "Palazzo Naiadi" un incontro promosso dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. I lavori, articolati in tre tavole rotonde, hanno portato poi all'approvazione di due documenti che sono poi stati consegnato al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso di un incontro voluto anche per ricordare il 50° delle Regioni a statuto ordinario.

''Le regioni hanno funzionato e funzionano meglio dello Stato centrale. Riescono a gestire meglio la sanità, le esigenze delle persone, gli aiuti alle imprese, i rapporti con l'Europa. E questo era stato previsto dai padri costituenti tanti anni fa''. Lo ha detto il presidente della Puglia, Michele Emiliano, intervenendo a Roma al Confronto interregionale promosso dalla Conferenza delle Regioni 'Dopo l'emergenza la ripartenza: le proposte delle Regioni e delle Province autonome', nell'ambito delle celebrazioni per i 50 anni delle Regioni italiane. "Naturalmente - ha proseguito Emiliano - noi chiederemo che questo sistema regionale possa essere rafforzato, chiarendo i dubbi sulle competenze che qualche volta rallentano il funzionamento sia dello stato centrale che delle regioni, ma soprattutto di investire di più sulle persone, sui servizi alle persone.  Il welfare, la scuola, la sanità seguite più da vicino da parte delle regioni funzionano meglio e si adattano di più alle realtà territoriali che ovviamente sono inevitabilmente diverse''. "I padri costituenti - ha aggiunto Emiliano - sapevano che lo Stato centrale spesso è imperfetto, distante, alle volte non riesce a tradurre bisogni, sogni e sensazioni in attività di governo concreta e quindi concepirono il regionalismo come una sorta di rimedio alla centralizzazione che tanti danni aveva fatto all'Italia, che si era sì unita ma non aveva superato la questione meridionale. Le Regioni mostrano ancora oggi di avere velocità e modernità straordinarie, riescono a dialogare con l'Europa quotidianamente meglio dello Stato centrale, governano sia gli assetti strategici che le questioni locali con maggiore padronanza e soprattutto costituiscono nel momento del bisogno, mi riferisco alla Protezione civile nell'emergenza covid, una spalla fondamentale per il Governo nazionale, perché senza le Regioni, molte delle attività che vengono sviluppate sul territorio sarebbero impossibili. Questi primi 50 anni - ha concluso - sono trascorsi in una sorta di rodaggio, i prossimi vedranno protagoniste le Regioni perché assicurano la connessione sentimentale e pragmatica del popolo italiano col proprio Governo". (Regioni.it 3897)

"Dopo 24 ore abbiamo già avuto 500mila download significa che l'applicazione è stata apprezzata nella sua semplicità e i cittadini ne hanno capito l'utilità". Così il ministro per l'innovazione Paola Pisano sull'utilizzo della app Immuni per il tracciamento del Coronavirus. "Siamo tra i primi Paesi al mondo" e "il primo tra i grandi Paesi Ue" ad usare simili tecnologie. La app, ha ricordato, "è stata sviluppata nel pieno rispetto della privacy".

Molti italiani hanno quindi deciso di scaricare la app, nonostante il fatto che al momento non sia funzionante. Immuni sarà infatti testata solo a partire dall'8 giugno e solo in 4 regioni italiane - Abruzzo, Liguria, marche e Puglia - prima di essere resa operativa su scala nazionale. 

Intanto cambiano le immagini usate per descrivere il funzionamento dell'app Immuni sul sito istituzionale dedicato all'applicazione. Ora il neonato non è più in braccio alla mamma ma al papà ed è la donna e non l'uomo che sta davanti al computer. La modifica è arrivata dopo critiche bipartisan per l'uso degli stereotipi del maschio lavoratore e la donna che resta a casa con i figli.

"L'app immuni ha due grandi limiti - afferma il presidente della regione Veneto, Luca Zaia -  il primo è che non sa dove finisce il gran bagaglio di dati, il secondo che rischia di mettere in crisi l'ossatura della sanità. L'aspetto mi inquieta, non si è detto agli addetti ai lavori cosa accadrà - spiega Zaia -. Nel momento che arriva al cittadino la segnalazioni di probabile positività con l'invito di andare dal medico di base noi non sappiamo cosa in effetti succede, di qui il rischio per l'ossatura della sanità, uno può fare a meno perché non vuole finire in quarantena o non vuole perdere il lavoro, ed ancora i medici che si trovano il cittadino che si presenta dicendo che ha ricevuto il messaggio cosa fanno. Noi che siamo la sanità come possiamo controllare quanto accade non avendo contezza di quanto c'è nei telefonini dei nostri cittadini". "Non è irrilevante - sottolinea Zaia - perché significa focolaio, significa isolamento, significa tampone e noi non avendo gli elementi non siamo in grado di gestire perché non sappiamo nulla di ciò che accade: un grande lavoro digitale ma poco pratico per chi deve gestire la sanità".

"Su Immuni non c'è alcuna contrapposizione di natura politica da parte della Regione Friuli Venezia Giulia ma solo una diversa valutazione sull'efficacia dell'app, che riteniamo insufficiente nel momento in cui si prevede un'adesione su base volontaria", rileva il vicepresidente con delega alla Salute e alla Protezione civile, Riccardo Riccardi. "Noi abbiamo ritenuto fin dall'inizio dell'epidemia che il tracciamento con app fosse una misura utile  e ci siamo immediatamente attivati, pronti anche a mettere le nostre risorse a disposizione del Paese. Se ora, come sembra, il Governo obbligherà le Regioni ad applicare Immuni in ogni territorio e non autorizzerà iniziative autonome di singole Regioni, noi ci adegueremo". 

Da oggi tutte le persone che si spostano, si trasferiscono o fanno ingresso, in Puglia, da altre regioni o dall'estero, con mezzi di trasporto pubblici o privati devono segnalare lo spostamento, il trasferimento o l'ingresso compilando il modello di auto-segnalazione disponibile sul sito istituzionale della Regione Puglia. Lo dispone l'ordinanza n.245 emanata ieri sera dal presidente, Michele Emiliano. Le persone dovranno dichiarare  il luogo di provenienza ed il comune in cui soggiornano, conservare per un periodo di trenta giorni l'elenco dei luoghi visitati e delle persone incontrate durante il soggiorno. In pieno spirito di collaborazione, e' consigliato di scaricare l'app "Immuni". E' esclusa l'applicabilita' della nuova ordinanza agli spostamenti per esigenze lavorative, per motivi di salute, per ragioni di assoluta urgenza, nonche' al transito e trasporto merci e a tutta la filiera produttiva da e per la Puglia.

Il presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli, afferma: "noi ci siamo fatti avanti e siamo molto convinti del valore di questa app, che protegge la privacy delle persone ma le informa dei contatti che hanno avuto con delle persone potenzialmente positive. Questo e' molto importante in questa fase e ci aiuta nel cercare gli ultimi positivi. L'obiettivo e' raggiungere quel numero necessario perche' l'app funzioni: l'unico dato che abbiamo sono i contatti sulla pagina della Regione, 15.000, con molti che scrivevano 'fatto". (Regioni.it 3853)

In base alle indicazioni dell'ultimo Dcpm del governo Conte circa il controllo anti Covid 19, il sindaco di Bari, nonché presidente dell'ANCI, Antonio De Caro, ha rilasciato la seguente dichiarazione.

“I sindaci non si sottraggono alle responsabilità. Mai. Figuriamoci in tempo di emergenza. Prenderci cura delle nostre comunità è nel nostro dna. Se oggi il nostro compito è individuare strade e piazze da chiudere per evitare gli assembramenti e quindi i contagi, lo faremo. Anzi, lo stiamo già facendo.

Personalmente, per la mia città, ho già partecipato alla riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal prefetto alla presenza del direttore del dipartimento di prevenzione della Asl, per individuare una procedura snella e tempestiva che ci consenta, come ufficiali di governo, di raggiungere i risultati indicati nel Dpcm”. E’ quanto afferma Antonio Decaro, presidente dell’Anci e sindaco di Bari.

“Come ho spiegato oggi al presidente del Consiglio – aggiunge – , noi sindaci individueremo le aree all’interno del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, lo Stato dovrà assicurare il controllo attraverso le forze dell’ordine coordinate dal prefetto e dal questore. Perché, come è noto, non sono i sindaci a disporre delle forze dell’ordine. Facciamo il nostro dovere e ci aspettiamo la stessa collaborazione dallo Stato”.

Quando sabato sera, il 6 giugno scorso Vittorio Fiìì, presidente dell'ARPTRA mi ha telefonato comunicandomi l’avvenuto decesso del dr. Giuseppe Laccone, sono stato per oltre due ore a sfogliare, mentalmente, gli ultimi 40 anni della mia vita.

Si perché sono stati tanti gli anni trascorsi lavorando con la presenza, l’amicizia e la collaborazione del dr.Giuseppe Laccone.

Era il 1981 quando direttore del Codita, Consorzio di Difesa delle Produzioni Intensive della Provincia di Taranto, mi fu “assegnato” per le attività di Lotta Guidata che iniziavano in quell’anno con il coordinamento della Regione Puglia, il dr. Giuseppe Laccone, allora funzionario dell’Osservatorio Regionale Malattie delle Piante.

Sulle prime non capii perché mi fu “assegnato” Laccone che conoscevo solo perché aveva scritto alcuni articoli su Puglia Agricola l’unico settimanale regionale sull’agricoltura, l’alimentazione e l’ambiente dell'epoca che realizzato realizzato con la direzione responsabile di mio padre Salvatore.

Il motivo di questa assegnazione stava nel fatto che nessuno degli altri 4 Condifesa “voleva” Giuseppe Laccone perché, benché fosse un tecnico preparato e di alto livello, aveva precedentemente dato “fastidio” ad alcuni per il suo modo di fare, e non aveva voluto approvare tecnicamente alcune pratiche di difesa fitosanitaria (cioè distribuzione e consumo di prodotti fitosanitari) in base ad una legge regionale dell’epoca.

Capii subito che “tipo” era Giuseppe Laccone, tecnico preparatissimo e tecnicamente rigoroso che non scendeva a compromessi con nessuno neanche con i dirigenti regionali e con le aziende di fitofarmaci.

Ci intendemmo quasi subito realizzando una tale mole di lavoro che portammo nel giro di qualche anno nelle campagne di tutta la Puglia (anche come Assocodipuglia) prima la Lotta Guidata poi la Difesa Integrata e quindi Biologica, oltre ad una serie di progetti come quello comunitario sul "Miglioramento della Qualità dell’Olio di Oliva”.

Inoltre é stato un grande maestro verso tantissimi giovani agronomi e tecnici agricoli, iniziando dai miei collaboratori, che li portati in oltre quarant'anni ad essere i protagonisti tecnici dell'agricoltura regionale.

Il tutto anche e/o soprattutto con una intensa comunicazione e divulgazione su carta stampata, radio e soprattutto televisione. Chi non ricorda la trasmissione che ho realizzato per 25 anni sull’emittente Telenorba: Agri7, sette giorni di agricoltura che comprendeva la rubrica “La Difesa delle Colture” con il dr. Giuseppe Laccone.

Tanti sono stati i servizi, i reportage, le inchieste e le indagini su tutte le malattie delle piante e le avversità  in agricoltura, ma soprattutto in viticoltura e olivicoltura, su numerose testate giornalistiche e trasmissioni su emittenti televisive che ho realizzato anche dopo la conclusione di Agri7. Il dr. Laccone era lì sempre con me a divulgare notizie e informazioni di carattere tecnico e fitopatologico.

Quarant’anni “insieme” dunque, anche con qualche diversità di vedute, ma sempre in un clima di correttezza ed educazione ed alla fine anche di grande affetto. Grazie dottor Laccone. (RDP)

 

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Nella foto: il dr. Giuseppe Laccone con Pasquale Carmignano responsabile dei servizi tecnici e fitopatologici     nbn  del Codita.

Si é svolta a Roma alla presenza del Ministro dell’Agricoltura USA un interessante  ‘Pasta Cooking Presentation’ con pasta prodotta con grano duro proveniente dagli Stati Uniti e prodotta da aziende italiane.

Nel corso dell’incontro, oltre a degustare tre portate di primo tra le più gustose della cucina italiana, sono state illustrate le motivazioni per cui il grano duro USA conferisce maggiore contenuto proteico e di glutine, nonche’ colore e consistenza, perfetti per la pasta italiana.

 I quattro maggiori stati Americani produttori di grano duro sono il Nord Dakota, Montana, Arizona e California e il grano è tra le principali esportazioni degli Stati Uniti in Italia. 

Nel 2018, gli Stati Uniti hanno esportato 140 milioni di dollari di grano duro in Italia, ed allo stesso tempo, gli Stati Uniti rappresentano uno dei migliori mercati internazionali per la pasta Italiana.

Uno dei condimenti presentati è stato realizzato con la carne di manzo USA nota in tutto il mondo per il suo sapore, consistenza, e marmorizzazione. 

Controllata dal Dipartimento dell’Agricoltura Americana (USDA), solo la carne di manzo della piu’ alta qualita’ è esportata in Europa – USDA Prime and USDA Choice.  La carne di manzo USA è ricca di proteine e ferro ed è perfetta in qualsisi piatto Americano o Italiano.  Nel 2018, gli Stati Uniti hanno esportato circa 50 milioni di dollari di carne di manzo in Italia. 

Tutte le pietanze sono state “innaffiate” da vino prodotto nello stato di New York terzo maggiore produttore di vino negli Stati Uniti.  Oltre 450 produttori di vino producono infatti più di 102 milioni di litri di vino all’anno.  I pluripremiati  Rieslings, Cabernet Francs e Chardonnays sono prodotti nello Stato di New York.

”Festeggiamo la Bandiera Blu delle isole Tremiti, un grande risultato, faticoso, perché comprende tanti fattori ambientali, oltre la pulizia del mare, e questa piccola amministrazione è riuscita ad ottenerlo”.

Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che ieri è stato alle Isole Tremiti per ‘issare’ la Bandiera Blu 2020, il prestigioso riconoscimento ambientale conferito dalla FEE alle località costiere europee che soddisfano criteri di qualità sulle acque di balneazione tenendo in considerazione anche altri parametri, come la pulizia delle spiagge e i servizi offerti.

“Quest’anno - ha detto Emiliano - sono tante le Bandiere Blu in Puglia, un record quasi, e noi siamo molto orgogliosi. Anche perché, nella stessa giornata, abbiamo avuto la notizia che la Puglia è la prima regione italiana per prenotazioni turistiche. Il turismo oggi non cerca cose evanescenti, cerca bellezza, tranquillità, sicurezza, salute e soprattutto ambiente pulito”.

“Ho cominciato questi 5 anni di governo della Puglia - ha aggiunto Emiliano - difendendo il mare delle Tremiti, qui davanti era previsto un campo di ricerca petrolifera, e difendendo il mare di tutta la Puglia fino al Golfo di Taranto. Oggi abbiamo potuto verificare assieme al sindaco Fentini il progetto del dissalatore che finalmente emanciperà le Tremiti dalle navi che tutti i giorni devono portare l’acqua. Ecco, l’acqua come elemento fondamentale nella vita della nostra regione e come elemento che attira non sono i nostri ospiti ma che eleva la qualità della nostra vita”.

Ai festeggiamenti per la Bandiera Blu 2020 presenti il sindaco Antonio Fentini, il sindaco di Peschici Franco Tavaglione e il presidente del Parco nazionale del Gargano Pasquale Pazienza, la consigliera regionale Rosa Barone.

“Qui alle Tremiti - ha commentato il sindaco Fentini - è stata una giornata meravigliosa perché abbiamo festeggiato la Bandiera Blu che ci è stata concessa dalla FEE. Il mare blu non è solo mare pulito, ambiente pulito, ma anche servizi, qualità delle acque, differenziata, un po’ di tutto. Vuol dire che siamo stati bravi e che continuiamo a vivere e amare il nostro ambiente”.

Il Contest intende pertanto coinvolgere le comunità locali nello sviluppo di una narrazione che presenti al meglio l’area del GAL Terra d’Arneo. Il materiale reperito sarà destinato all’allestimento di una mostra e/o alla redazione di un volume che racconti il nostro territorio attraverso lo sguardo ed i contributi della sua comunità.

Le foto dovranno essere scattare nei dodici Comuni del GAL Terra d’Arneo (Alezio, Campi Salentina, Carmiano, Copertino, Galatone, Gallipoli, Guagnano, Leverano, Nardò, Porto Cesareo, Salice Salentino, Veglie) e potranno essere catalogate nelle seguenti categorie:

  • TERRA: per la valorizzazione del territorio dell’entroterra incluso il paesaggio rurale, la cultura, l’enogastronomia, le arti e i mestieri;
  • MARE: per la valorizzazione della cultura del mare e dei paesaggi marini anche attraverso la fotografia subacquea;
  • STORIA: per la valorizzazione della memoria e dell’identità locale attraverso fotografie storiche.

La partecipazione al concorso è gratuita e aperta a tutti i cittadini di maggiore età. Ogni partecipante potrà inviare un massimo di 3 opere in buona risoluzione (almeno 300 dpi), sia a colori che in bianco/nero, scattate con attrezzature digitali e/o analogiche.

Con l’invio delle opere, l’autore concede al GAL Terra d’Arneo il diritto di riproduzione delle immagini per finalità istituzionali (non commerciali) e di promozione del territorio con l’impegno, da parte del GAL, di citare il nome dell’autore e l’eventuale titolo dell’opera. Le fotografie dovranno essere inviate in formato digitale (.jpg) entro il 30 Settembre 2020 all’indirizzo email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Non sono previsti premi in denaro ma, con lo spirito dell’iniziativa, saranno condivisi con i partecipanti i progetti che il GAL realizzerà con le opere in concorso (mostre tematiche, inserimento foto all’interno di pubblicazioni, collaborazioni future, ecc.).

Con la consegna delle opere, l’autore solleva l’organizzazione da qualsiasi responsabilità e accetta l’utilizzo dell’immagine e dei propri dati personali secondo la disciplina sulla privacy contenuta nel GDPR 679/2016 e D. Lgs. 101/2018.

 

 

Si è svolto nei giorni scorsi, presso la Sala Convegni Hotel Baia delle Zagare a Mattinata, un importante convegno nazionale organizzato dal Rotary Club di Manfredonia, dall’Ordine dei Geologi della Puglia e dalla Società Italiana di Geologia Ambientale (Sigea), fortemente voluto e promosso dal geologo Biagio Ciuffreda nel quale sono stati affrontati i temi del cambiamento climatico e dell’adattamento consapevole.

Il clima sta cambiando? Come sta cambiando? Quali gli effetti globali e quali quelli locali? Siamo pronti ad adattarci? Chi sta facendo cosa per adattare i nostri usi e costumi agli effetti del cambiamento?

A queste domande si è cercato di dare una risposta durante l'evento. Esperti nazionali e regionali hanno avuto l'opportunità di confrontarsi e discutere sull'analisi e sulle prospettive per un adattamento consapevole in merito al cambiamento climatico cui stiamo assistendo.

I lavori della mattinata sono stati condotti da Massimiliano Fazzini (Università di Camerino), che ha sottolineato come stiamo vivendo un periodo caratterizzato da un’indiscussa estremizzazione del tempo atmosferico: nel bacino del Mediterraneo: ondate durature ed intense di caldo “africano” vengono bruscamente interrotte da improvvisi passaggi instabili forieri di violenti fenomeni meteorici che aumentano di fatto il rischio ambientale e per la popolazione. Gli inverni sono divenuti più miti ma allo stesso tempo caratterizzati da incisive quanto dannose fasi gelide o nevose; le stagioni intermedie sono dominate da un’estrema variabilità meteorologica e caratterizzate da eventi idrologici spesso devastanti.

A seguire l’intervento di Silvano Focardi (Università di Siena), che si è focalizzato sugli effetti delle attività umane sugli ecosistemi del Pianeta, evidenziando che poiché molti degli effetti del cambiamento climatico sugli ecosistemi hanno anche implicazioni per l’uomo, è logico domandarsi quali siano le conseguenze che questa forma di inquinamento derivata dalle attività umane ha sugli ecosistemi del pianeta. In questo senso gli ecologi cercano di comprendere quanto la minaccia dei cambiamenti climatici possa influenzare la biodiversità, componente essenziale degli ecosistemi.

Una visione più ampia l’ha portata Fabio Florindo (Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia), nella sua relazione sulle ricerche compiute in Antartide: una delle ultime proiezioni attuate dal Comitato Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC) indica che entro il 2100 la temperatura sarà simile o superiore a quella presente sulla Terra 40 milioni di anni fa, quando la calotta di ghiaccio che ricopre l'Antartide non era ancora formata. Gli effetti del riscaldamento globale non hanno tardato a farsi sentire anche in questo continente remoto interessando soprattutto la regione della Penisola Antartica. Per comprendere meglio i rapporti esistenti tra le variazioni globali del clima e l'evoluzione della calotta Antartica è strategico studiare l'evoluzione climatica di questo continente nel passato geologico a partire dalle prime fasi di sviluppo della glaciazione continentale.

La questione relativa agli scenari futuri e alle possibili soluzioni di mitigazione ed adattamento ai cambiamenti climatici nel Mar Mediterraneo è stato l’oggetto dell’intervento di Giorgia Verri (ricercatrice presso il CMCC Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici).

Giuseppe Mastronuzzi (Direttore del Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell’Università di Bari) ha posto l’accento sulle variazioni climatiche e dissesto idrogeologico nella fascia costiera, sottolineando l’importanza che i risultati delle ricerche debbano essere considerati ai tavoli di concertazione e di decisione politica.

L’alterazione dei processi di dispersione nei flussi naturali e dell’interazione tra onde e vegetazione delle zone costiere per effetto dei cambiamenti climatici con i relativi esperimenti ripresi presso il laboratorio di Valenzano, sono stati i principali temi dell’intervento di Michele Mossa (Ordinario di Idraulica presso il Politecnico di Bari).

Ampio respiro è stato dato alle attività dei centri di centri di ricerca con Nicola Lamaddalena (Direttore aggiunto CIHEAM Bari) che è intervenuto sull’uso razionale delle risorse idriche in agricoltura e sullo sviluppo sostenibile nel Mediterraneo.

Non potendo intervenire personalmente Giuseppe Milano (Istituto Nazionale di Urbanistica Sezione Puglia) ha inviato un video messaggio che si sostanziava principalmente nel rispetto del pianeta considerato nella sua accezione più ampia di Madre Terra e nella importanza del ruolo della comunicazione.

 

Al termine della prima parte dei lavori, forte e sentito è stato il ricordo per Piero Pellegrini uomo che ha dato visibilità turistica a Baia delle Zagare e al Gargano, al quale hanno partecipato diverse autorità locali tra le quali il Prefetto Michele Di Bari, il Commissario del Comune di Mattinata Antonio Scozzese, il Presidente di Confindustria di Foggia Gianni Rotice e Domenico Magistro.

 

Nel pomeriggio i lavori sono proseguiti con la Tavola Rotonda "Azioni di contenimento e adattamento agli effetti del cambiamento climatico", moderata da Cristina de Vita (Esperta di comunicazione), alla quale sono intervenuti la Senatrice Assuntela Messina (Commissione Ambiente del Senato della Repubblica) che ha focalizzato il suo intervento sull’importanza della formazione sulle questioni ambientali, con un ampio focus sulle politiche di adattamento al cambiamento climatico e ai suoi effetti sul territorio, Vito Bruno (Direttore Generale ARPA Puglia), Michele Guidato (Parco Nazionale del Gargano), Stefano Pagano (Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino meridionale), Antonello Fiore (Presidente Nazionale SIGEA) e Gianni Rotice (Presidente Confindustria Foggia). Durante i lavori della tavola rotonda hanno fatto pervenire il proprio contributo alla Alfonso Pecoraro Scanio (Presidente Fondazione UniVerde), Stefano Laporta (Presidente ISPRA) e il Senatore Ruggiero Quarto (Commissione ambiente del Senato della Repubblica).

Le conclusioni del convegno sono state affidate a Salvatore Valletta (Presidente dell’Ordine dei Geologi della Puglia)

 

 

 

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