E’ stato eletto lunedì 27 giugno 2022 e succede a Gennaro Sicolo, che nelle scorse settimane è stato eletto presidente regionale di CIA Puglia e vicepresidente nazionale di CIA Agricoltori Italiani. Nato a Terlizzi il 23 gennaio 1971, De Noia sarà coadiuvato dalla vicepresidente vicario Angelica Curci e dai vicepresidenti Giovanni Bucci e Domenica Piarulli Lorusso.

“Sono molto contento per lui, perché seppure piuttosto giovane ha già un curriculum di lungo corso nella nostra organizzazione sindacale degli agricoltori e ha sempre dimostrato di saper rappresentare con determinazione le istanze delle aziende agricole”, ha dichiarato Gennaro Sicolo.

De Noia, imprenditore agricolo nei settori olivicolo e vitivinicolo fin da giovanissimo e da ormai oltre trent’anni, è stato per un decennio il presidente cittadino di CIA Terlizzi. A partire dal 2000, ha guidato diversi consorzi. In CIA Agricoltori Italiani, negli ultimi anni, ha ricoperto incarichi di responsabilità sia a livello provinciale che regionale e nazionale. Attualmente è componente del Comitato di Gestione e Amministrazione del Distretto Florovivaistico e del Cibo di Puglia, oltre a far parte del Consiglio della Camera di Commercio di Bari in rappresentanza del settore agricoltura.

L’AGRICOLTURA NEL BARESE. Nel Barese, l’agricoltura è rappresentata da 83.581 titolari di azienda, 67.589 collaboratori familiari, 74.948 collaboratori extra aziendali. Il numero delle giornate lavorative svolte annualmente sono 4.765.772 per quanto riguarda i titolari, 2.241.605 quelle dei collaboratori familiari e circa 3 milioni le giornate occupate dalla manodopera extra aziendale. La coltivazione della vite con gli oltre 38mila ettari investiti, quella dell’olivo con i suoi 120mila ettari, i fruttiferi con circa 27mila ettari, le coltivazioni orticole con più di 9mila ettari e le coltivazioni cerealicole con 70mila ettari rappresentano una fetta importante dell’agricoltura barese, che ha numeri e qualità di tutto rispetto anche per ciò  che attiene al florovivaismo. Il segmento zootecnico, pur rappresentando una percentuale minima rispetto agli altri settori, con circa 500 aziende ovicaprine e oltre 2500 imprese per l’allevamento di bovini rappresenta quel settore che maggiormente garantisce la presenza dell’uomo sul territorio e il relativo presidio.

RILANCIARE TUTTO IL COMPARTO. “Per me è un onore succedere a presidenti provinciali come Felice Ardito e Gennaro Sicolo”, ha dichiarato Giuseppe De Noia, “e metterò tutte le mie competenze e il mio impegno per dare più forza e voce al mondo agricolo e lottare per rilanciarlo, lavorando con determinazione soprattutto sull’aggregazione, l’internazionalizzazione e l’ammodernamento delle aziende agricole che stanno vivendo una crisi epocale. Le difficoltà sono moltissime, ma allo stesso tempo ci sono strumenti di programmazione e investimenti come il PSR, la PAC e il PNRR che rappresentano un’opportunità fondamentale per rilanciare il comparto in modo strutturale”.

 

Cristiano Fini è il nuovo presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani. Imprenditore modenese, di Castelfranco Emilia, 50 anni, è stato nominato oggi dall’VIII Assemblea elettiva, riunita a Roma presso il Teatro Eliseo e composta da 399 delegati, in rappresentanza dei quasi 900 mila iscritti in tutt’Italia.

Fini, agrotecnico, è il titolare di un’azienda agricola e vitivinicola con 13 ettari investiti a vigneto biologico, già presidente di Cia Emilia-Romagna dal 2018 e, precedentemente, di Cia Modena. Fa parte del Consiglio di amministrazione di Cantine Riunite Civ ed è stato membro della Giunta Camerale di Modena. Ora sarà alla guida della Confederazione per i prossimi quattro anni, succedendo a Dino Scanavino, al vertice di Cia negli ultimi 8 anni.

 “Stiamo attraversando una fase davvero complicata: la pandemia, la guerra, i rincari eccezionali delle materie prime, il rischio di una crisi energetica e alimentare, i cambiamenti climatici. Eppure -ha spiegato Fini- il nostro settore, con tutte le difficoltà resta uno dei cardini dell’economia nazionale. Il valore aggiunto dell’agricoltura italiana, pari a 33 miliardi circa, resta il più elevato dell’Ue. Il sistema agroalimentare, nel suo insieme fa il 15% del Pil. Ecco perché possiamo e dobbiamo lottare, rimettendo al centro le nostre priorità, le nostre battaglie”.

 “Servono azioni precise e puntuali su larga scala, come una politica energetica nazionale ed europea che cerchi di calmierare i costi e le speculazioni, oltre a misure a sostegno delle filiere produttive, messe in ginocchio dagli incredibili rincari produttivi e dall’instabilità dei mercati. Ma soprattutto -ha continuato il presidente di Cia- c’è bisogno finalmente di una redistribuzione del valore lungo la filiera. Dobbiamo gridare la necessità di un reddito equo per gli agricoltori, facendo squadra su questo obiettivo comune, come su investimenti importanti nella ricerca per dotare il settore primario di strumenti innovativi contro il climate change. E poi: spinta alle nuove tecnologie digitali e apertura chiara alle tecniche di miglioramento genetico in ottica sostenibile; invasi per l’accumulo di acqua utile nei periodi più siccitosi, ma anche assicurazioni e fondo mutualistico nazionale per affrontare le calamità”.

 “Alla vigilia delle grandi campagne -ha sottolineato Fini- resta urgente anche il problema della manodopera nei campi, dal punto di vista sia dei costi che della reperibilità. Così non siamo più competitivi. Occorre più flessibilità, come sperimentato con i voucher. Cambiamo la parola se non ci piace, ma è lo strumento che serve. E ancora: accesso alla terra e al credito per il ricambio generazionale; valorizzazione delle donne del settore che sono ormai il 30%; pensioni giuste per chi ha passato tutta la vita nei campi e ora prende poco più di 500 euro”.

 “Queste sono le nostre priorità -ha evidenziato il nuovo presidente di Cia- insieme al rilancio delle aree interne. Zone svantaggiate che hanno un’importanza strategica per tutto il sistema Paese, ma vengono lasciate sempre sole. Per le zone rurali servono politiche e strategie: defiscalizzazione, connessione, sbloccare lo spopolamento e riportare persone e ricchezza. Sono le nostre rivendicazioni, come quella sulla fauna selvatica, con la riforma della legge 157 per tutelare l’agricoltura, mettere al sicuro strade e cittadini, salvare gli allevamenti suinicoli dal rischio PSA. Tutte sfide che dobbiamo portare avanti tenendo sempre insieme proteste e pr

 “Ci attende una nuova stagione, più inclusiva e innovativa -ha aggiunto Fini- dentro l’organizzazione e nei rapporti con la società civile e con le istituzioni, con tutte le altre rappresentanze agricole, agroalimentari ed economiche del Paese. Dobbiamo essere per e non contro. Non dobbiamo lasciare indietro nessuno. Servizi alle imprese e al cittadino, grandi imprese e piccole aziende, Nord e Sud, agricoltura biologica e convenzionale, tutto questo non è in opposizione. Le diversità si devono tradurre in un valore aggiunto. Le sfide da affrontare sono di una portata enorme e serve responsabilità e nuova coesione per traguardarle”. “C’è bisogno di un patto con tutte le componenti del sistema, a cominciare dai consumatori -ha ribadito il presidente di Cia- e il miglior veicolo per spiegare quello che facciamo sono gli agriturismi, la vendita diretta, l’agricoltura sociale, le fattorie didattiche. Dobbiamo far capire a tutti che l’agricoltura non è quella che inquina, che tratta male gli animali e sfrutta i lavoratori, ma il settore che custodisce il territorio, che difende l’ambiente e le persone, che fa crescere l’economia e la società. Anche in Europa dobbiamo contare di più, avendo in mente che dove andiamo uniti come sistema Paese, portiamo a casa il risultato”.

            “Facciamo tutto questo -ha chiosato Fini-. Facciamolo con passione e serietà. Sempre al servizio degli agricoltori e delle famiglie, guardando con coraggio al futuro. Viva l’agricoltura. Viva la Cia”.

             Appena proclamato, Fini ha voluto ringraziare per il lavoro fatto il presidente uscente Dino Scanavino e il suo antagonista in campagna elettorale Luca Brunelli. 

Originario di Bitonto, imprenditore olivicolo, succede a Raffaele Carrabba scomparso di recente.
Alla vicepresidenza Giannicola D’Amico e Benedetto Accogli, direttore regionale Danilo Lolatte
Lotta alla Xylella, rilancio dell’agricoltura, centralità della questione idrica-irrigua in Puglia
E’ Gennaro Sicolo il nuovo presidente regionale di CIA Agricoltori Italiani della Puglia. L’imprenditore
olivicolo di Bitonto è stato eletto oggi, venerdì 8 aprile 2022, nella sala convegni dell’Hotel Majesty di
Bari, dove si è tenuta l’ottava Assemblea Elettiva Regionale dell’organizzazione sindacale degli
agricoltori. Gennaro Sicolo, che succede a Raffaele Carrabba, sarà coadiuvato da Benedetto Accogli
che è stato eletto vicepresidente, dal vicepresidente vicario Giannicola D’Amico e da Danilo Lolatte in
qualità di direttore regionale. “L’agricoltura è vanto e orgoglio della nostra regione”, ha dichiarato il
presidente Gennaro Sicolo, “il nostro ruolo è quello di far sentire la voce degli agricoltori, far valere le
loro istanze presso le istituzioni, aiutare i settori di tutto il comparto ad affrontare le difficoltà e vincere le
sfide sempre più complesse di questi tempi dominati da incertezze crescenti, ma caratterizzati anche
da grandissime opportunità che dobbiamo saper cogliere”. Alle dichiarazioni del presidente Sicolo, si
sono unite quelle del vicepresidente vicario Giannicola D’Amico: “Con l’elezione di Gennaro Sicolo
abbiamo portato a compimento una fase congressuale che ha mobilitato prima i territori locali, poi le
aree provinciali e, infine, il livello regionale, con una passione e una partecipazione davvero
significative”. Il vicepresidente Benedetto Accogli: “L’assemblea regionale è un momento di sintesi e di
rilancio di tutte le questioni che ci stanno più a cuore, a partire dal rilancio del comparto agricolo e
zootecnico di una grande regione come la nostra. Il 2022 è decisivo per il futuro dell’agricoltura”.
Tutti i delegati e i dirigenti hanno ricordato Raffaele Carrabba, scomparso recentemente dopo essere
stato alla guida regionale dell’organizzazione per due mandati. “Come hanno evidenziato il presidente
Sicolo e il vicepresidente D’Amico”, ha dichiarato il direttore Danilo Lolatte, “la famiglia di CIA Puglia si
è rinnovata per continuare a rappresentare con determinazione le istanze degli agricoltori, di tutti gli
imprenditori agricoli della Puglia, con un’attenzione molto forte verso anziani, giovani e donne”. Tanti i
temi affrontati durante le relazioni, dal PSR all’utilizzo dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e
Resilienza; dal rilancio dell’olivicoltura, anche attraverso il piano di contrasto alla diffusione del vettore,
alla necessità di lottare per difendere la redditività in agricoltura e il reale valore dei prodotti agricoli. Al
centro del dibattito anche le crisi del lattiero-caseario e del settore ortofrutticolo.
Resta un tema centrale, per tutti gli agricoltori, l’urgenza di una radicale semplificazione burocratica che
metta gli imprenditori agricoli nelle condizioni di svolgere più agevolmente il loro lavoro. E’ stato
ricordato che ogni agricoltore per la burocrazia spende 2 euro per ciascuna ora di lavoro, 20 al giorno,
600 al mese, 7200 euro l’anno per “fare” le carte.
Tra le questioni trattate, anche la drammatica e crescente incidenza delle calamità naturali causate dai
cambiamenti climatici. Non meno cogente è la problematica attinente ai danni causati dalla fauna
selvatica. Il proliferare di lupi, cinghiali, storni e della fauna selvatica in generale, in questi anni, sta
rappresentando una calamità aggiuntiva. Resta fondamentale, inoltre, il tema della risorsa idrica per
l’agricoltura. In alcuni territori della Puglia le infrastrutture irrigue risalgono agli anni ’50. Occorre
potenziare il sistema di recupero delle acque reflue e mettere nelle condizioni tutti i Consorzi di Bonifica
presenti sul territorio pugliese di predisporre progettualità utili a migliorare le infrastrutture e consentire
il più possibile l’utilizzo delle acque provenienti dagli invasi piuttosto che quelle dei pozzi. Una delle
esigenze più avvertite dal mondo agricolo, inoltre, è una svolta per ciò che attiene alla sicurezza delle
aree rurali. I
furti di trattori, macchinari e prodotti agricoli sono un fenomeno drammatico, così come i
danni dolosi a vigneti e uliveti. Le aree rurali non devono essere abbandonate. Servono un maggiore
presidio delle forze dell’ordine e una migliore azione di prevenzione e di intelligence.

 

“Il Primitivo di Manduria è un brand riconosciuto in tutto il mondo. – afferma soddisfatta Novella Pastorelli, Presidente Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria - E’ un vino che non conosce crisi, soprattutto all’estero, con un exploit importante su tutti i mercati nazionali ed internazionali. Ed è proprio l’essere così amato all’estero che il Primitivo di Manduria è il prodotto sul quale maggiormente si concentrano quotidianamente fenomeni di imitazione e contraffazione. Questo è uno degli scopi principali che persegue Consorzio di Tutela, ovvero combattere condotte illecite intervenendo con massicce azioni legali in ogni parte del mondo, mirate a contrastare opere di contraffazione ed emulazioni dove si tenta di registrare marchi che evocano il Primitivo di Manduria e che ne usurpino l’avviamento commerciale anche in vista di continui aumenti della produzione”.

In quest’ottica il Consorzio di Tutela ha attivato procedure processuali per bloccare moltissimi marchi ingannevoli presenti in tutto, sia marchi figurativi che marchi denominativi.

Ogni giorno nuove azioni di repressione si vanno ad aggiungere, quindi, alle sessantaquattro azioni legali già intraprese dal Consorzio di Tutela per difendere il Primitivo di Manduria. 

Trentacinque le battaglie vinte (le altre sono ancora in corso) fino ad oggi: due in Cina, una in Cile, cinque in Spagna, tredici in Italia, una in Sud Africa, una in Germania, una in Portogallo, una in Francia ed è stata sospesa la commercializzazione in Europa di 8 marchi depositati presso l’Euipo (l'invalidity division dell'Ufficio dell'Unione europea per la Proprietà intellettuale). Inoltre, è stato acquistato dal Consorzio di Tutela un dominio con la dicitura primitivodimanduria. Tante sono le novità e i progetti in cantiere sia per incrementare la valorizzazione e la promozione del Primitivo di Manduria che, al contempo, per combattere, ulteriormente, la contraffazione della nostra preziosa denominazione.

 

“Abbiamo anche inibito la produzione e la commercializzazione di prodotti alimentari che utilizzavano in modo non autorizzato la dop Primitivo di Manduria. – conclude il Presidente Novella Pastorelli - Con l’Erga Omnes il Consorzio di Tutela è diventato il nodo delle decisioni e del coordinamento esclusivo di tutte le politiche di valorizzazione e di tutela della dop Manduria”.

 

E’ stato Giannicola D’Amico, vicepresidente CIA Puglia a dare notizia della morte di Raffaele Carabba presidente regionale di CIA Agricoltori Italiani della Puglia.

Dal 2014 era il presidente regionale dell’organizzazione sindacale degli agricoltori Sanseverese, imprenditore agricolo, per oltre 40 anni una guida nelle lotte del comparto primario

Nonostante la salute precaria, aveva guidato le ultime mobilitazioni a Bari, Lecce, Andria e Roma

Raffaele Carrabba, nato il 23 gennaio 1955 a San Severo (Fg), era un agricoltore. Sostenitore ante-litteram della necessità di puntare sull’aggregazione delle imprese agricole, dal 1988 al 2000 è stato presidente della Società Cooperativa Agricola “Torretta Zamarra” di San Severo. Nel 1999 fu eletto consigliere comunale della sua città. Dal 2005 era vicepresidente del Consorzio di Bonifica della Capitanata. Nel 2010, divenne presidente di CIA Capitanata e vicepresidente regionale di CIA Puglia. Da gennaio 2014, fino all’ultimo dei suoi giorni, è stato presidente regionale di CIA Agricoltori Italiani della Puglia, oltre che membro della giunta camerale della Camera di Commercio di Foggia.

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Le condoglianze alla famiglia e all’organizzazione della CIA Puglia dalla Direzione del Corriere del Levante.

Alcuni giorni orsono il Consiglio Direttivo di Fruitimprese ha designato i due Vicepresidenti che affiancheranno Marco Salvi nel suo quarto mandato triennale da Presidente nazionale di Fruitimprese.

Per Giacomo Suglia, presidente di Apeo e titolare della ditta Ermes di Noicattaro (BA), si tratta di una conferma, rivestendo il ruolo di Vicepresidente di Fruitimprese ininterrottamente dal 2010, mentre Luigi Mazzoni, consigliere delegato Gruppo Mazzoni di Tresigallo (FE), rappresenta una new entry ed assume il mandato dopo essere entrato a far parte del Consiglio di Fruitimprese nel 2015.

Lascia l’incarico dopo 17 anni Michelangelo Rivoira, che conferma il suo impegno nel Consiglio ed a cui vanno i ringraziamenti dei Consiglieri, del Presidente Salvi e dei suoi due predecessori Luigi Peviani e Giuseppe Calcagni con i quali Rivoira ha lavorato fianco a fianco nei precedenti mandati.

Ecco i commenti dei due neo-vicepresidenti.

Luigi Mazzoni: “Ringrazio i colleghi del Consiglio direttivo di Fruitimprese e il presidente Salvi per la fiducia accordatami con questo incarico. L’ortofrutta sta vivendo un momento complesso, alle prese con vecchie e nuove emergenze, dal cambiamento climatico alle fitopatie che colpiscono le nostre produzioni più tipiche. Resta comunque un comparto strategico del made in Italy sul mercato interno ed estero. Davanti a noi il compito di fare squadra, di parlare con una voce unica nell’interesse delle tante imprese del settore che hanno dimostrato di saper ‘resistere’ nelle emergenze, continuando a portare sulla tavola dei consumatori prodotti indispensabili per la loro salute” .

Giacomo Suglia: “Ringrazio il presidente Salvi e l’intero Consiglio direttivo per la fiducia che mi ha rinnovato, che mi onora. Sono orgoglioso di essere chiamato ancora una volta a rappresentare una categoria che sta dimostrando di contribuire in maniera importante alla ripresa economica e sociale del Paese: le nostre imprese mantengono, anzi incrementano l’occupazione - nonostante le innumerevoli difficoltà – e danno un contributo fondamentale al nostro export agroalimentare e alla diffusione del made in Italy nel mondo. Voglio ricordare il ruolo fondamentale del nostro Sud nel comparto dell’ortofrutta, non solo sotto l’aspetto produttivo, ma per la spinta innovativa delle tante imprese guidate da giovani e donne”.  

Scheda / FRUITIMPRESE

 

Costituita nel 1935 e assunta nel 1949 la forma di Associazione, Fruitimprese riunisce le imprese ortofrutticole italiane, svolgendo un ruolo fondamentale per favorire lo sviluppo delle aziende impegnate nell’attività di export-import, in un settore che contribuisce in maniera rilevante all’affermazione del “Made in Italy” nel mondo. Fruitimprese è al fianco degli associati in una fase di costante evoluzione dello scenario economico internazionale e di crescente competizione tra i protagonisti del mercato. Le aziende associate sono oltre 300, per un fatturato complessivo di 6 miliardi di euro, di cui 2 miliardi di fatturato export.

Il professor Angelo Frascarelli, docente dell’Università di Perugia, è il nuovo presidente di Ismea, l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare. La sua nomina ha ottenuto il 28 luglio il parere favorevole della Camera dei Deputati e il 4 agosto quella del Senato. A breve il suo incarico diventerà operativo con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Angelo Frascarelli, nato a Treia, a Macerata, ha 59 anni. Laureato con lode in Scienze Agrarie presso l’Università degli Studi di Perugia nel 1987, è professore presso la Facoltà di Agraria dello stesso Ateneo. La sua attività didattica vede l’insegnamento di Economia e Politica Agraria al Corso di Laurea in Scienze Agrarie e Ambientali e l’insegnamento di Politica Agroalimentare al Corso di Laurea Magistrale in Sviluppo Rurale Sostenibile. Intensa la sua attività di ricerca e di divulgazione. E’ considerato uno dei massimi esperti sui temi della Politica Agricola Comunitaria. E’ stato Direttore del Centro per lo Sviluppo Agricolo e Rurale (Ce.S.A.R.) dal 2003 ad oggi ed ha curato il coordinamento e la realizzazione di numerosi progetti; è stato anche presidente delle Opere Pie Riunite di Perugia. Un umbro, insomma, ormai a tutti gli effetti.

“Agricoltura, ambiente ed alimentazione sono settori sempre più importanti per l’Economia e per la Società italiana e la ricerca scientifica, l’innovazione, la formazione e la divulgazione in questi ambiti vedono nel CREA il naturale riferimento nazionale, per la notevole competenza del suo personale, tanto è vero che il CREA sta coordinando due dei più importanti progetti di ricerca scientifica in materia: il BIOTECH, con l’obiettivo di produrre piante di più elevata qualità e con maggior tolleranza a stress biotici e abiotici e l’AGRIDIGIT, per un’agricoltura di precisione, mediante la digitalizzazione dei sistemi, consentendo di analizzare la realtà agricola e naturale nel dettaglio, supportando il monitoraggio e prevedendone le evoluzioni”.

Così il neopresidente CREA Carlo Gaudio all’insediamento del cda avvenuto oggi e che chiude la lunga fase di gestione commissariale, durata oltre un anno e mezzo .

 Sono ricostituiti, dunque, gli organi del più importante ente italiano di ricerca sull’agroalimentare italiano CREA e si torna ad una gestione ordinaria che permette di guardare al futuro.

Il Cda, presieduto appunto da Carlo Gaudio, professore ordinario della Sapienza di Roma e fino a ieri subcommissario dell'Ente per l'attività scientifica e per il coordinamento con i centri di ricerca, è composto da: Alberto Basset, professore ordinario di Ecologia presso l'Università del Salento di Lecce e presidente della Società Italiana di Ecologia; Stefania De Pascale, professore ordinario di Orticoltura e floricoltura presso l'Università Federico II di Napoli e componente del Consiglio scientifico del Crea; Enrica Onorati, Assessore all'Agricoltura della Regione Lazio (designata dalla Conferenza Stato Regioni); Domenico Perrone, I tecnologo Crea Difesa e Certificazione (eletto dai ricercatori e tecnologi CREA).

Un segnale indubbiamente positivo per il Crea che può lavorare, con più serenità e con prospettive di più ampio respiro, per un forte rilancio della ricerca in ambito agroalimentare.

Quando sabato sera, il 6 giugno scorso Vittorio Fiìì, presidente dell'ARPTRA mi ha telefonato comunicandomi l’avvenuto decesso del dr. Giuseppe Laccone, sono stato per oltre due ore a sfogliare, mentalmente, gli ultimi 40 anni della mia vita.

Si perché sono stati tanti gli anni trascorsi lavorando con la presenza, l’amicizia e la collaborazione del dr.Giuseppe Laccone.

Era il 1981 quando direttore del Codita, Consorzio di Difesa delle Produzioni Intensive della Provincia di Taranto, mi fu “assegnato” per le attività di Lotta Guidata che iniziavano in quell’anno con il coordinamento della Regione Puglia, il dr. Giuseppe Laccone, allora funzionario dell’Osservatorio Regionale Malattie delle Piante.

Sulle prime non capii perché mi fu “assegnato” Laccone che conoscevo solo perché aveva scritto alcuni articoli su Puglia Agricola l’unico settimanale regionale sull’agricoltura, l’alimentazione e l’ambiente dell'epoca che realizzato realizzato con la direzione responsabile di mio padre Salvatore.

Il motivo di questa assegnazione stava nel fatto che nessuno degli altri 4 Condifesa “voleva” Giuseppe Laccone perché, benché fosse un tecnico preparato e di alto livello, aveva precedentemente dato “fastidio” ad alcuni per il suo modo di fare, e non aveva voluto approvare tecnicamente alcune pratiche di difesa fitosanitaria (cioè distribuzione e consumo di prodotti fitosanitari) in base ad una legge regionale dell’epoca.

Capii subito che “tipo” era Giuseppe Laccone, tecnico preparatissimo e tecnicamente rigoroso che non scendeva a compromessi con nessuno neanche con i dirigenti regionali e con le aziende di fitofarmaci.

Ci intendemmo quasi subito realizzando una tale mole di lavoro che portammo nel giro di qualche anno nelle campagne di tutta la Puglia (anche come Assocodipuglia) prima la Lotta Guidata poi la Difesa Integrata e quindi Biologica, oltre ad una serie di progetti come quello comunitario sul "Miglioramento della Qualità dell’Olio di Oliva”.

Inoltre é stato un grande maestro verso tantissimi giovani agronomi e tecnici agricoli, iniziando dai miei collaboratori, che li portati in oltre quarant'anni ad essere i protagonisti tecnici dell'agricoltura regionale.

Il tutto anche e/o soprattutto con una intensa comunicazione e divulgazione su carta stampata, radio e soprattutto televisione. Chi non ricorda la trasmissione che ho realizzato per 25 anni sull’emittente Telenorba: Agri7, sette giorni di agricoltura che comprendeva la rubrica “La Difesa delle Colture” con il dr. Giuseppe Laccone.

Tanti sono stati i servizi, i reportage, le inchieste e le indagini su tutte le malattie delle piante e le avversità  in agricoltura, ma soprattutto in viticoltura e olivicoltura, su numerose testate giornalistiche e trasmissioni su emittenti televisive che ho realizzato anche dopo la conclusione di Agri7. Il dr. Laccone era lì sempre con me a divulgare notizie e informazioni di carattere tecnico e fitopatologico.

Quarant’anni “insieme” dunque, anche con qualche diversità di vedute, ma sempre in un clima di correttezza ed educazione ed alla fine anche di grande affetto. Grazie dottor Laccone. (RDP)

 

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Nella foto: il dr. Giuseppe Laccone con Pasquale Carmignano responsabile dei servizi tecnici e fitopatologici     nbn  del Codita.

Il 4 Marzo sarà ricordato a Bari il prof. Franco Scaramuzzi con una giornata intitolata "I talenti pugliesi della ricerca nel settore oleario".

Il giorno dell’Epifania 2020, a Firenze, è mancato all’affetto dei suoi cari il Professor Franco Scaramuzzi. Era nato a Ferrara il 26 dicembre 1926.

Accademico dei Georgofili dal 1958, era stato chiamato a far parte del Consiglio Accademico nel 1979. Fu eletto Presidente nel 1986 e fu rieletto per 8 volte consecutive, rimanendo in carica per 28 anni.

Era Presidente quando, nel 1993, l’Accademia fu distrutta da un’autobomba attribuita alla mafia ed egli svolse un lavoro determinante per la sua ricostruzione. Attualmente ricopriva la carica di Presidente Onorario.

La notizia della morte del Prof. Franco Scaramuzzi mi ha molto colpito in quanto l’ho sempre ritenuto qualificatissimo punto di riferimento per le sorti e lo sviluppo dell’Agricoltura, l’Alimentazione e l’Ambiente della Puglia, in Italia e nel mondo.

Non posso dimenticare quando nel marzo 2009, mi conferì, su proposta del Prof. Marzi, il titolo di Accademico dei Georgofili.

Di seguito riportiamo, tratto dai Georgofili.info, quanto ha rappresentato in tutti i contesti e latitudini il Prof. Scaramuzzi.

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Franco Scaramuzzi si era laureato a Bari in Scienze Agrarie nel novembre 1948, con il massimo dei voti e lode. Grazie a una borsa di studio del Ministero per l’Agricoltura e le Foreste, avviò subito (dall’inizio del gennaio 1949) la propria attività accademica, anche come Assistente volontario presso l’apprezzato Istituto di Coltivazioni Arboree dell’Università di Firenze.

Nel 1954 vinse il concorso nazionale alla libera docenza in Coltivazioni Arboree. Nel 1959 vinse il concorso nazionale per l’omonima cattedra presso l’Università di Pisa. Nel 1969 fu chiamato dall’Università di Firenze a coprire il posto che era stato del suo Maestro, Alessandro Morettini.

Nel 1971 costituì a Firenze il nuovo Centro (poi divenuto Istituto) del CNR per gli Studi sulla Propagazione delle Specie Legnose, che diresse fino al 1979.

Collaborò con numerose Istituzioni e Centri di ricerca in tutti i Paesi Europei, nonché in America (Canada, Stati Uniti, America Latina), in Australia, in numerosi Paesi dell’Africa e dell’Asia (Medio Oriente, India, Indocina, Giappone, Cina). La sua attività scientifica fu dedicata soprattutto al miglioramento genetico e alla propagazione delle specie legnose, con particolare riguardo a temi di biologia applicata. Pubblicò centinaia di lavori e fu relatore a molti congressi scientifici in tutto il mondo.

Il Presidente della Repubblica, nel 1983 lo insignì di medaglia d’oro quale “Benemerito per la Scuola e la Cultura” e nel 1998 gli conferì la massima onorificenza dell’ordine al merito della Repubblica Italiana (“Cavaliere di Gran Croce”).

Nel 1972 fu eletto rappresentante dei Professori ordinari nel Consiglio Nazionale delle Ricerche. Fu eletto nel CUN (Comitato Universitario Nazionale) per due legislature, dal 1979 al 1986, quale rappresentante dei Professori ordinari delle Facoltà di Agraria italiane.

Dal novembre 1979 fu Rettore dell’Università di Firenze, fu poi rieletto e mantenne tale carica per 12 anni consecutivi. L’Ateneo gli conferì una medaglia d’oro.

Membro di numerose Accademie italiane e straniere, tra le quali l’Accademia delle Scienze Agrarie dell’Unione Sovietica (oggi della Russia). Fu socio fondatore e Presidente Generale della Società Orticola Italiana dal 1974 al 1985, Presidente dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino dal 1982 al 1990, Presidente della International Society for Horticultural Sciences dal 1990 al 1991 (della quale diventò “Honorary Member”).

Diresse per molti anni la «Rivista dell’Ortoflorofrutticoltura Italiana», trasformandola in «Advances in Horticultural Science» (interamente in lingua inglese). L’Istituto Agronomico per l’Oltremare lo chiamò, nella sua Sede di Firenze a far parte del Comitato direttivo, affidandogli anche la Presidenza per un breve periodo.

Nel 2000, anno di fondazione dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, fu eletto Membro del Comitato di Indirizzo e, dal 2009 al 2014, del Consiglio di Amministrazione dello stesso Ente.

L’Accademia dei Georgofili nell’ottobre del 2000, chiamò a Firenze le Accademie di Agricoltura Europee e ottenne la costituzione della UEAA (Unione Europea delle Accademie per l’agricoltura). L’Istituzione fu affidata dal primo anno all’iniziatore Franco Scaramuzzi. Nello stesso periodo, a Bologna, i Georgofili proposero e ottennero la costituzione della UNASA (Unione nazionale delle Accademie di Scienze Agrarie).

Scaramuzzi divenne Accademico dei Georgofili nel 1958 e fu chiamato a far parte del Consiglio Accademico dal 1979. Fu eletto Presidente nel 1986 e fu rieletto per otto volte consecutive, rimanendo in carica per 28 anni.  Dal 2014, fu nominato Presidente Onorario dei Georgofili e continuò a partecipare alle attività del Consiglio, mantendo la sua residenza di lavoro nella Sede Accademica.

Sulla vita di Franco Scaramuzzi, il giornalista Maurizio Naldini ha scritto il libro “50 anni a Firenze. Appunti di storia contemporanea per una biografia di Franco Scaramuzzi”, pubblicato nel novembre 2006 dall’Editore Polistampa. Sempre Naldini, dieci anni dopo, ha scritto un secondo libro “Il tempo delle idee. Fra l’80° e il 90° anno di Franco Scaramuzzi”, pubblicato nel dicembre 2016 dallo stesso editore. Nell’aprile 2018, Filiberto Loreti e Rolando Guerriero hanno scritto e pubblicato un libro dedicato al professor Scaramuzzi, che insegnò per 12 anni (1959-1970) all’Istituto di Coltivazioni dell’Università di Pisa: “Il Giovane professore” (edito da Campano Edizioni).

Nel 2014 la Regione Toscana gli conferì la medaglia d’oro Pegaso “per aver dedicato la propria vita allo studio, alla ricerca scientifica e all’organizzazione delle attività accademiche”. Dalla Confederazione Italiana Agricoltori gli è stato conferito in Campidoglio il premio nazionale “Bandiera Verde 2014” per l’attenzione costante verso i problemi dell’agricoltura e per il contributo di elaborazione e ricerca svolta anche attraverso l’Accademia dei Georgofili. L’Accademia degli Incamminati, nel settembre 2017 gli ha consegnato, nella Sede di Modigliana, il “Vincastro d'Argento” come “Premio a la vita”.

Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha partecipato questa mattina all’inaugurazione dei pannelli per il concorso delle opere d’arte per l’Aula Magna della Corte d’Appello e di Assise del Palazzo di Giustizia di Bari.

 

Le opere, dei fratelli Francesco e Raffaele Spizzico, sono state donate dalla famiglia alla Regione e sono ora esposte nel Palazzo della Presidenza della Giunta Regionale.

Con il motto “Venerdì” i due pannelli che misurano 80x240 cm in carta su legno, furono presentati dai fratelli Spizzico in occasione del concorso per la selezione delle opere destinate al Palazzo di Giustizia di Bari.

Sono stati presenti con Emiliano: il nipote Gianvito Spizzico, Gianvito Mastroleo della fondazione “Di Vagno”, la storica dell’Arte Lia De Venere, la restauratrice Daniela Distefano, gli assessori del Comune di Bari Ines Pierucci e Carla Palone e i dirigenti regionali che hanno curato l'acquisizione delle opere al patrimonio regionale.

 

Nel corso della cerimonia, c’è stato un reading di Gianpiero Borgia con testi tratti da "Aprile a New York" di Michele Dell'aquila che descrivono vita e opere di Spizzico.

 

Nel pannello 2 sono ritratte le personificazioni femminili dei diversi rami del diritto. Ogni figura, dal lungo collo e dal corpo molto slanciato – è assisa all’interno di una nicchia e tienei in mano un libro (il codice) e un oggetto che ne definisce l’identità, tra cui le manette, la borsa di monete o il martello. Le loro vesti variamente colorate sono caratterizzate da larghi panneggi dalle pieghe aguzze sottolineate da lumeggia ture, che sembrano richiamare esempi di pittura bizantineggiante del XIII secolo.

 

Il pannello 2B-I presenta la maestosa, regale figura stante della Giustizia che domina la composizione. I suoi abiti sono sfarzosi, porta sul capo una corona, è dotata di grandissime ali e regge nella destra una statuetta. E’ un’iconografica inconsueta della Giustizia.

 

“Quando l’architetto Spizzico mi ha proposto di regalare alla Regione queste opere – ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano – ha capito che la commissione che aggiudicò all’epoca le decorazioni di Palazzo di Giustizia, senza nulla togliere ai vincitori, forse è andata un po’ di corsa. Perché queste di Spizzico sono opere straordinarie e siamo orgogliosissimi di poterle esporre qui, questa è la prima puntata, direi il detonatore perchè vorremmo riepilogare, con l’aiuto del Comune di Bari, la memoria della bottega Spizzico , per aprire un anno di memoria e di stimolo agli artisti locali”.

 

“E’ un dono – ha commentato ancora Emiliano nella pubblicazione che ha accompagnato la cerimonia - che mostra la generosità e la sensibilità della famiglia Spizzico e, nel contempo, diventa un riconoscimento importante al ruolo che sta svolgendo la Regione Puglia nel veicolare uno sviluppo fondato su una vera e propria fioritura di iniziative culturali legate all’arte, al cinema, al teatro, alla musica, alla letteratura e in generale alla bellezza.

Noi siamo consapevoli di avere nell’arte e nella cultura risorse importanti che devono trovare la capacità di pensarsi come sistema per poter far decollare questo territorio verso il futuro auspicato. Tutti noi dobbiamo essere impegnati a promuovere un’idea della cultura che sia volano di sviluppo e di crescita sociale e civile.

Le opere dei fratelli Spizzico rappresentano per noi, il segno tangibile di una comunità che si ritrova; un dono importante che ci ricorda il dovere del custodire, di aver cura, il bisogno di riscoprire che il contenuto della passione politica è la ricerca della bellezza.

Solo al bello possiamo arrenderci. Un grazie riconoscente, quindi, alla famiglia Spizzico perché attraverso queste due opere d’arte ci lascia un’orma di sapere, d

conoscenza e di bellezza che sopravvivrà nel tempo”.

 

Si è spento, prematuramente, Cosimo Lacirignola, Segretario Generale del CIHEAM, Organizzazione intergovernativa euromediterranea alla quale ha dedicato per oltre trent’anni, con passione e grande entusiasmo, gran parte della sua vita professionale.

Sarà presentato ufficialmente martedì 19 dicembre 2017 il nuovo consiglio provinciale, sezione BAT, dell’Onav, guidato dalla nuova delegata Francesca de Leonardis.

L’intero versante occidentale della provincia di Taranto è stato incluso nelle aree colpite dalla calamità del gelo.

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PIANETA TERRA
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