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La presentazione nei giorni scorsi del rendiconto sociale INPS 2022 ha assunto un particolare significato soprattutto come rendiconto di fine mandato del Comitato Regionale Puglia guidato da Giuseppe Deleonardis.

“Senz’altro positivo - sottolinea Deleonardis – di questi quattro anni in cui ci siamo trovati, in due di essi, in una fase molto delicata per la pandemia.

E’ un bilancio positivo al di là di alcune… chiacchiere che hanno tentato negli anni scorsi di demonizzare spesso l'Istituto, invece abbiamo riversate sull'INPS tutta una serie di importanti prestazioni a cominciare dalla cassa integrazione.

Il mio giudizio è fortemente positivo anche se è rimasto il cruccio su un’attività che avevamo chiesto alla Regione Puglia, l'internalizzazione o la convenzione sulle prestazioni delle invalidità civili affinché i servizi venissero svolti direttamente non più dalle ASL, che oggi lo svolgono con le Commissioni di lavoro esterno, ma dall’INPS con evidenti riduzioni economici ma soprattutto di tempi”.

Ma dopo l’attività positiva dell'Inps parliamo di migranti, extracomunitari e caporalato. La domanda è: ma il caporalato è stato sconfitto, se ne parla sempre di meno.

“No, il caporalato c’è, è forte ed è aumentato. Si è allentata invece l'attenzione da parte delle istituzioni anche a livello regionale: la legge 28 

non ha funzionato e non sta funzionando anche in termini di controllo. La legge 28 prevedeva il blocco dei finanziamenti a chi non ha il contratto nazionale integrativo. Noi abbiamo in giro una diffusione delle evasioni contrattuali ai salari contrattuali. Abbiamo salari che non vanno oltre i 35/40€ mediamente con i soggetti più fragili come donne e immigrati a fronte di 7/8 ore di lavoro nel migliore dei casi.

No, confermo  - continua Deleonardis - che la situazione è peggiorata perché se noi vediamo il quadro complessivamente con la 199 con i primi cinque articoli che riguardano i vari interventi della legge, sono pochissime le aziende che sono state denunciate dal punto di vista penale o hanno avuto arresti o hanno avuto condanne sono proprio pochissime. Eppure i dati ispettivi parlano chiaro: l'agricoltura la fa da padrona quindi i dati dimostrano che l'attività ispettiva è molto esigua, parliamo neanche dell’1% delle imprese sulle 16.800 imprese che dai dati INPS abbiamo stimato registrate”.

Ma allora mancano le ispezioni ed i controlli, grandi sono le situazioni di inadempienze contrattuali e conseguentemente forte il  lavoro nero: quindi è un fenomeno principalmente culturale che va combattuto non solo con le leggi, ma va ripresa l'idea dei diritti dalla cultura dei diritti.

 

 

 “Il sistema di protezione sociale e l’autonomia collettiva” è stato il tema di un convegno organizzato dall’INPS e dall’Università degli Studi “Aldo Moro” ed al quale hanno perso parte rappresentanti delle istituzioni, docenti di università italiane e rappresentanti delle organizzazioni sindacali e datoriali.

Un tema proposto dal Comitato Regionale Inps e condiviso dalla Direzione Regionale che, alla luce delle recenti delibere del Comitato di Indirizzo e Vigilanza Inps, rafforzano il ruolo dei comitati periferici all’interno del sistema di governance dell’istituto.

“Un focus, come ha sottolineato Giuseppe Deleonardis presidente del Comitato Regionale INPS Puglia, che abbiamo voluto nell’ambito delle iniziative che l’Inps ha programmato per i suoi 125 anni di vita e attività, con l’obiettivo di approfondire e analizzare, anche  attraverso la sua evoluzione storica, un modello di partecipazione e coinvolgimento democratico delle Organizzazioni sindacali e di rappresentanza alla vita e governo dell’Istituto, rilanciando il dibattito nel paese sulle forme di democrazia economica sancite dalla costituzione”.

“In particolare, ha evidenziato Deleonardis, il ruolo del movimento sindacale che, con le lotte della fine degli anni 60, ha impresso una rinnovata direzione alle forme della partecipazione democratica del mondo del lavoro non solo attraverso le forme di rappresentanza all’interno delle aziende, ma in particolare in quelle dell’ente previdenziale, per un lasso di tempo di oltre 20 anni, dal 1970 al 1994”.

L’Inps con le iniziative a livello nazionale promosse in occasione dei suoi 125 anni di vita, evidenzia la sua forza e il suo ruolo, una delle realtà previdenziali e assistenziali più importanti dell’Europa che oggi dopo la crisi pandemica ne esce rafforzato e insostituibile, avendo garantito servizi e prestazioni, una tenuta e coesione sociale del paese rilanciando e rafforzando l’idea pubblica dei servizi previdenziali ed assistenziali.

“Un welfare, una previdenza pubblica, commenta Deleonardis, che non e immune da pericoli e attacchi, che rischia di essere messa in discussione creando disuguaglianze e differenze territoriali se si afferma l’idea di autonomia differenziata e un idea differenziata di tutele sociali  e servizi, secondo il censo o la dislocazione territoriali, secondo le capacità impositive e produttive del territorio”

Il convegno si è svolto in due sessioni di cui la prima, coordinata dal Prof. Vito Pinto dell’Università di Bari Aldo Moro, ha affrontato le questioni centrali del tema. Nella seconda sessione invece si è tenuta una tavola rotonda, a cui hanno parteciperanno rappresentanti dell’INPS e delle parti sociali, affidata alla guida della prof. Gabriella Leone dll’Università degli Studi di Bari Aldo Moro.

Aumentano gli occupati mentre diminuiscono i disoccupati e gli inattivi in Puglia. È quanto emerge dal nuovo studio condotto dall’Osservatorio economico Aforisma, diretto da Davide Stasi.

L’aumento del numero degli occupati, nel corso del 2022, di ben 60mila unità (da 1.207.000 a 1.267.000) si associa alla riduzione del numero dei disoccupati di 31mila unità (da 205mila a 174mila) e di quello degli inattivi di 49mila unità (da 1.140.000 a 1.091.000). Il tasso di occupazione (forbice 15-64 anni) sale dal 54,8 per cento al 56,3; mentre quello di disoccupazione scende dal 14,8 per cento al 12,3 e quello di inattività (forbice 15-64 anni) dal 45,2 per cento al 43,7.

I dipendenti in Puglia sono 965mila, pari al 76 per cento degli occupati, mentre gli indipendenti sono 301mila (pari al 24 per cento). La maggior parte degli occupati lavora nel settore dei servizi (679mila); segue il commercio (193mila); l’industria (182mila), l’agricoltura (108mila) e le costruzioni (104mila).

«Si tratta - spiega Davide Stasi - di dati positivi che, però, non si traducono in un miglioramento dei livelli di benessere della nostra società. Anzi, spesso celano situazioni di precariato e sfruttamento. Per questo risulta importante affrontare il tema della giusta retribuzione e salario minimo. Nel nostro ordinamento, infatti, non esiste un livello minimo di paghe fissato per legge, ma l’articolo 36 della Costituzione riconosce il diritto, per il lavoratore, ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla propria famiglia un’esistenza libera e dignitosa. Tale articolo va letto unitamente all’articolo 39 della Costituzione che attribuisce ai sindacati, previa registrazione, il potere di stipulare contratti collettivi di lavoro vincolanti per tutti i lavoratori appartenenti alla categoria cui il contratto si riferisce e ciò da parte di una delegazione unitaria di tutti i sindacati registrati, ognuno rappresentato in proporzione ai propri iscritti. La mancata attuazione di tale ultima previsione costituzionale ha determinato due criticità: la mancata estensione nei confronti di tutti i lavoratori appartenenti alla medesima categoria dell’efficacia dei contratti collettivi e una proliferazione degli stessi».

Secondo l’ultimo Rapporto sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva del Cnel, risultano depositati in archivio 946 Ccnl per i lavoratori dipendenti nel settore privato, 18 Ccnl per i lavoratori dipendenti nel settore pubblico, 12 Ccnl per i lavoratori parasubordinati e collaboratori, 31 accordi economici collettivi stipulati per alcune categorie di lavoratori autonomi (dati aggiornati al 7 novembre scorso).

«Sotto il primo profilo - fa notare Stasi - alla mancanza di una efficacia generalizzata dei contratti collettivi ha sopperito nel corso degli anni una consolidata giurisprudenza secondo cui i minimi tabellari stabiliti nei Ccnl sono applicabili anche alle imprese e ai lavoratori che non hanno sottoscritto alcun contratto collettivo (tra le altre, Cassazione 31 gennaio 2012, numero 1415; Cassazione 4 dicembre 2013, numero 27138; Cassazione 2 agosto 2018, numero 20452; Cassazione 30 ottobre 2019, numero 27917). In Italia, dunque, trovano applicazione, per i relativi settori, i livelli minimi di retribuzione stabiliti dai contratti collettivi nazionali per ciascuna qualifica e mansione. Vi sono, tuttavia, settori, qualifiche e mansioni che possono risultare non coperti dalla contrattazione collettiva. Per quanto riguarda il secondo profilo - continua Stasi - l’elevato numero di Ccnl ha dato luogo al fenomeno del cosiddetto dumping contrattuale, vale a dire l’applicazione di contratti firmati da organizzazioni datoriali e sindacali che non risultano maggiormente rappresentative e che applicano minimi tabellari più bassi. Tra le più recenti proposte di legge, si segnalano gli atti camerali numero 141 (Istituzione del salario minimo legale), numero 210 (Disposizioni in materia di determinazione della retribuzione minima applicabile ai lavoratori del settore privato), numero 216 (Norme in materia di giusta retribuzione, salario minimo e rappresentanza sindacale), numero 306 (Disposizioni in materia di salario minimo e di rappresentanza delle parti sociali nella contrattazione collettiva), numero 432 (Disposizioni concernenti la determinazione della retribuzione proporzionata e sufficiente dei lavoratori) e numero 1053 (Istituzione della retribuzione oraria minima) che recano norme in attuazione dell’articolo 36 della Costituzione. Ben quattro delle sei proposte di legge (141, 210, 306 e 1053) fanno espresso riferimento alla direttiva europea 2022/2041 del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 ottobre 2022 relativa a salari minimi adeguati nell’Unione europea, che deve essere recepita entro il 14 novembre 2024. La direttiva non configura l’obbligo per gli Stati membri di introdurre un salario minimo legale, laddove la formazione dei salari sia garantita esclusivamente mediante contratti collettivi, né quello di dichiarare un contratto collettivo universalmente applicabile».

Per Stasi, «il salario minimo può essere stabilito per legge (salario minimo legale), dalla contrattazione collettiva, o dalla combinazione della fonte normativa con la contrattazione collettiva. Attualmente, il salario minimo esiste in tutti gli Stati membri dell’Unione europea: in 21 Paesi esistono salari minimi legali, mentre in 6 Stati membri (Danimarca, Italia, Cipro, Austria, Finlandia e Svezia) la protezione del salario minimo è fornita esclusivamente dai contratti collettivi.Obiettivo della direttiva non è la definizione di un salario minimo unico per tutti gli Stati membri, quanto piuttosto quello di garantire l’adeguatezza dei salari minimi e condizioni di vita e di lavoro dignitose per i lavoratori europei, nel rispetto delle specificità di ogni ordinamento interno e favorendo al contempo il dialogo tra le parti sociali. La direttiva interviene principalmente nei seguenti ambiti: adeguatezza dei salari minimi legali; promozione della contrattazione collettiva sulla determinazione dei salari; accesso effettivo dei lavoratori alla tutela garantita dal salario minimo; istituzione di un sistema di monitoraggio. La direttiva - chiosa Stasi - chiede agli Stati membri in cui sono previsti salari minimi legali di istituire le necessarie procedure per la loro determinazione ed il loro aggiornamento, sulla base di criteri che ne assicurino l’adeguatezza, al fine di conseguire un tenore di vita dignitoso, ridurre la povertà lavorativa, promuovere la coesione sociale e una convergenza sociale verso l’alto, nonché ridurre il divario retributivo di genere. I criteri per tale aggiornamento, che deve avvenire almeno ogni due anni (quattro per gli Stati che ricorrono ad un meccanismo di indicizzazione automatica) con il coinvolgimento delle parti sociali, comprendono almeno il potere d’acquisto dei salari minimi legali, tenuto conto del costo della vita; il livello generale dei salari e la loro distribuzione; il tasso di crescita dei salari; i livelli e l’andamento nazionali a lungo termine della produttività».

Si è tenuta questa mattina la conferenza stampa di presentazione delle nuove iniziative dell’Assessorato regionale al Welfare inerenti il potenziamento degli sportelli per l’autismo nelle sei Scuole Polo regionali e gli interventi rivolti alle persone con spettro autistico.

Alle 6 Scuole Polo (una per ogni provincia): l’I.I.S.S. “M. Denora – Lorusso” di Bari, l’ I.I.S.S. “N. Garrone” di Barletta, l’ I.P.S.S.E.O.A. “S. Pertini” di Brindisi, l’ I.I.S.S. “Publio Virgilio Marone” di Foggia, l’I.T. “G. Deledda” di LECCE e l’ I.C.S. “G. Viola” di Taranto è stato assegnato un contributo complessivo di euro 100.000 per progetti di formazione dei docenti di sostegno e curricolari e del personale educativo impegnato nell‘integrazione scolastica, mirati a favorire il processo inclusivo degli alunni con disturbi dello spettro autistico, elaborati in maniera condivisa con il Centro Territoriale di Supporto per la Disabilità e previa formalizzazione di un Patto per l’Autismo. 

Gli interventi, invece, finanziati con gli oltre 6 milioni di euro del Fondo per l’Inclusione delle Persone con Disabilità, si sostanziano in percorsi di assistenza alla socializzazione dedicati ai minori e ai ragazzi fino ai ventuno anni, anche tramite voucher nonché in progetti volti a sostenere enti locali nel servizio di integrazione scolastica delle persone con disturbi dello spettro autistico nell’ambito del progetto terapeutico individualizzato e del PEI (Piano Educativo Individualizzato). 

Sono intervenuti l’assessora al Welfare della Regione Puglia Rosa Barone, la direttrice del Dipartimento Welfare della Regione Puglia Valentina Romano, le dirigenti di sezione del Dipartimento regionale Welfare Laura Liddo e Caterina Binetti, la dirigente scolastica dell’Istituto Tecnico Statale "Grazia Deledda" di Lecce Giovanna Caretto, e il dirigente tecnico coordinatore Francesco Forliano rappresentante dell’Ufficio Scolastico Regionale Puglia.

“L’Assessorato al Welfare ritiene fondamentale l'avvio di queste due nuove iniziative - dichiara l’assessora al Welfare, Rosa Barone - che rappresentano un punto di partenza rispetto all’attenzione che deve essere rivolta all’autismo, che non può essere considerato un tema di appannaggio esclusivo della sanità. Pertanto il nostro lavoro continuerà in questa direzione, anche in collaborazione con il Dipartimento Salute al fine di individuare ulteriori interventi per la fascia di età adulta, che oggi il Welfare sostiene con i progetti di vita indipendente. Nessuno deve sentirsi abbandonato o peggio ancora invisibile, è questo il compito a cui siamo chiamati ogni giorno”.

“Le 6 Scuole Polo - spiega la direttrice del Dipartimento Welfare, Valentina Romano - operano quali capofila di una rete di soggetti pubblici dello stesso territorio e hanno quale comune obiettivo il processo inclusivo degli alunni con disturbi dello spettro autistico. L'iniziativa finanziata dal Welfare mira a sostenere la rappresentata esigenza di formazione del personale docente e degli educatori scolastici, affinché possano sviluppare percorsi educativi, scolastici ed extrascolastici, che consentano anche i bambini con autismo di partecipare con successo all’interazione sociale e di apprendere, nonché ad implementare l’attività degli sportelli per l’autismo anche con il coinvolgimento delle associazioni dei genitori. Abbiamo altresì voluto destinare oltre 6 milioni di euro agli enti locali per potenziare agli interventi a valenza sociale resi in favore delle persone affette da disturbi dello spettro autistico, e ciò sia mediante il rafforzamento del servizio di integrazione scolastica sia mediante la realizzazione di attività, percorsi di socializzazione e servizi extrascolastici” 

“L’Istituto Grazia Deledda di Lecce - afferma la dirigente scolastica Giovanna Caretto - da oltre un decennio opera come Scuola Polo Provinciale per l’Inclusione scolastica, nonché come Centro Territoriale di Supporto per le tecnologie a favore degli alunni con disabilità. L’Istituto ha, pertanto, consolidato negli anni processi e pratiche di inclusione rivolti a tutti gli studenti con bisogni educativi speciali ed ha attivo uno Sportello autismo a supporto di famiglie e docenti. Quotidianamente riceviamo da scuole e famiglie richieste di consulenze sugli approcci comunicativi e sull’utilizzo delle tecnologie per l’integrazione degli studenti in condizione di autismo. Ringraziamo la Regione Puglia, il Dipartimento Welfare, per aver focalizzato l’attenzione sull’urgenza di formazione del personale docente e degli educatori scolastici in tema di autismo, al fine di implementare l’attività degli sportelli per l’autismo, attraverso l’attivazione di punti di supporto dislocati sul territorio e coordinati dal CTS e dalle Scuole Polo provinciali per l’inclusione. Il progetto formativo attivato presso l’Istituto Deledda vede il coinvolgimento attivo di professionisti specializzati che operano nel settore. In particolare si ringraziano il Centro di Neuropsichiatria Infantile e il CAT della ASL di Lecce, l’Associazione ANGSA Lecce, la dott.ssa Stellino di ANGSA Lazio e la dott.ssa De Filippi esperta di CAA”.

“L' art. 72, co. 1 della Legge regionale 30 dicembre 2021, n. 51, finalizza i nostri interventi al potenziamento degli sportelli per l’autismo e al miglioramento dei servizi di formazione e sostegno organizzativo, educativo e didattico destinati agli istituti scolastici che includono alunni con disturbo dello spettro autistico, individuando in particolare figure con formazione specifica sui bisogni educativi dei soggetti con disturbo dello spettro autistico e di supporto alle esigenze familiari - dice il dirigente tecnico coordinatore Francesco Forliano rappresentante dell’Ufficio Scolastico Regionale Puglia -. Gli sportelli per l’autismo hanno l’obiettivo di offrire a tutto il personale scolastico supporto su strategie, metodologie e ausili per l’inclusione scolastica, oltre ad attivare collaborazione e sinergia tra scuola, sanità ed enti locali che partecipano, ciascuno per la propria competenza, alla realizzazione del progetto individuale, da considerare parte integrante del progetto di vita. Proponiamo alcuni percorsi formativi strutturati su Moduli di tre livelli, della durata di 25 ore i cui destinatari saranno docenti curricolari, docenti di sostegno specializzati, non specializzati, docenti funzioni strumentali, referenti dello sportello per l’autismo. Le Tematiche riguarderanno i riferimenti teorici sino ad arrivare ai protocolli di intervento e sostegno, supporto alla genitorialità, CAA”.

Si è insediato presso la Prefettura di Bari il Tavolo permanente per le iniziative di contrasto allo sfruttamento del lavoro e al caporalato.

Il tavolo è stato presieduto dalla dott.ssa Fornaro della Prefettura di Bari ed ha visto la partecipazione delle istituzioni (Regione Puglia, Arpal, Ispettorato del Lavoro, Inps), delle associazioni sindacali e datoriali, professionali agricole nonché di quelle del terzo settore.

Dopo l’approvazione della legge 199 contro il lavoro nero e il caporalato si è notato che la parte preventiva della stessa legge è poco applicata. Ci sono stati da parte delle istituzioni, lamentano le organizzazioni dei lavoratori, molti impegni disattesi da parte degli organi competenti. L’intervento repressivo ha parzialmente funzionato lasciando continuare ad alcune imprese ad agire sull’onda dello sfruttamento.

"È stato presentato un piano che si declina in 10 azioni programmatiche che andranno ad essere affrontate in diversi gruppi di lavoro, ha affermato Pietro Buongiorno segretario generale della Uila, e plaudiamo ad un cambio di strategia che finalmente assume un approccio transdisciplinare, coinvolgendo in maniera sinergica tutti gli attori che possono fornire una prospettiva diversa per inquadrare il fenomeno complesso del caporalato. Come Uila lo diciamo da anni: intermediazione della manodopera, gestione integrata dei trasporti, politiche abitative, rispetto dei contratti di lavoro e delle leggi sociali, inclusione ed integrazione sono tutte facce della stessa medaglia. Auspichiamo un intervento pragmatico di tutti gli attori interessati affinché si mettano in atto azioni concrete

Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha partecipato  a Taranto, in occasione della Giornata mondiale del cuore, alla cerimonia promossa dal Comitato “12 giugno” presieduta dall’ex operaio Ilva Cosimo Semeraro, in memoria delle vittime del Lavoro, del Dovere e del Volontariato.

Il presidente Emiliano, insieme alle autorità militari civili e religiose e a circa 500 studenti, ha raggiunto il IV sporgente del porto, dove persero la vita in circostanze analoghe i gruisti Francesco Zaccaria e Cosimo Massaro: in quel punto, alle 12,00 è stata lanciata in mare una corona di fiori, in onore dei caduti sul lavoro. 

“In Italia – ha affermato Emiliano - il numero di morti sul lavoro è altissimo, c’è una difficoltà da parte degli Ispettorati del Lavoro a controllare e a pretendere l’applicazione dei dispositivi di sicurezza. In questo momento di crisi per le aziende, il controllo diventa ancora più faticoso. E questo vale anche per Arcelor Mittal, sebbene lo Stato stia provvedendo con somme enormi per cercare di migliorare tutti questi elementi”.

“Però – ha proseguito Emiliano - il numero degli ispettori del lavoro è troppo ridotto. Talvolta, la considerazione dell’interesse economico prevale sulla prevenzione del rischio. La conseguenza sono i fatti come quelli che stiamo ricordando oggi. Non è possibile che per andare a lavorare, si esca di casa come se si andasse in guerra: le fabbriche e i luoghi dove si lavora non sono campi di battaglia”.

“È chiaro che il lavoro è sempre un rischio. Durante la pandemia abbiamo avuto tante situazioni di sanitari che per la stanchezza, lo stress hanno perso la vita, e queste cose sono successe anche qui in provincia di Taranto. C’è una dimensione imprevedibile – ha concluso Emiliano - ma tutto ciò che può essere previsto deve essere fatto, perché noi verifichiamo che, spesso e volentieri, c’è una trascuratezza generale che non può essere più accettata”.

Rispondendo alle domande dei giornalisti sulla situazione dell’ex Ilva, il presidente Emiliano ha affermato: “Stiamo combattendo da anni una battaglia complicata. Abbiamo candidato Taranto come capitale dell’idrogeno italiano. Speriamo che la completa decarbonizzazione di questa fabbrica, che è condivisa dall’Europa e che porterà a Taranto finanziamenti importantissimi, possa realizzarsi in tempi brevi”.

Sono aperte da oggi le selezioni per la nuova edizione 2022/23 del Job Master di IFOA Puglia in Management e sviluppo del personale, che si aggiunge al Job Master in Commercio estero e marketing internazionale, che si è concluso lo scorso 31 maggio.

L’evento Job Master Day di oggi, 15 giugno alle ore 16, online e ad accesso libero previa iscrizione, permette agli interessati di avere tutte le informazioni su questi percorsi, opportunità e sbocchi professionali, nonché le importanti possibilità di finanziamento. Oltre al voucher Pass Laureati 2022, esiste infatti un’ulteriore opportunità di sostegno economico che IFOA mette a disposizione degli allievi attraverso il “prestito con merito”.

Intanto gli allievi dell’edizione 2021/22 del Master in Commercio Estero e Marketing Internazionale di IFOA e Unioncamere Puglia hanno conseguito il Diploma di Master. Dopo una formazione di 1000 ore, che li ha visti impegnati in un percorso prima teorico e poi di training on the job, hanno presentato alla Commissione d’esame i risultati dei loro Project Work, articolati su temi differenti, relativi all’analisi e alle scelte strategiche di posizionamento su mercati esteri per aziende di riferimento per l’economia regionale: dal mercato del vino al fashion in chiave maschile, passando dall’agroalimentare al mercato dell’illuminazione residenziale e decorativa di design. USA, Canada, Brasile, Nord Europa, Svizzera, Vietnam e Sud Africa alcuni tra i paesi analizzati dal punto di vista del marketing internazionale.

Il curriculum di questi ragazzi si è così arricchito di conoscenze e competenze professionalizzanti, spendibili in diversi contesti lavorativi nel campo dell’internazionalizzazione d’impresa e del commercio estero.

Come ha detto Noemi Notarangelo, una degli allievi del corso: “Ringrazio tanto IFOA per il percorso di formazione svolto e per le competenze acquisite che mi sono e saranno utili nel mio futuro lavorativo. Questo master per me è stato una vera e propria svolta, oggi grazie allo stage finale, lavoro presso l’ufficio estero di un’importante azienda di esportazione di caffè…”. 

Professionisti esperti di settore, un’intensa collaborazione con gli attori del territorio, opportunità di training diretto in aziende locali, sono solo alcuni dei plus del percorso, a cui gli allievi hanno potuto accedere anche usufruendo del voucher Pass Laureati 2020-21, messo a disposizione dalla Regione Puglia, ovvero uno strumento di sostegno al reddito per permettere a chiunque di accedere ad un percorso di alta formazione come un master post-universitario. Per la maggior parte di loro, infatti, si è concretizzata subito l’opportunità di inserimento diretto nel mercato del lavoro. Grazie al loro impegno e al costante lavoro di rete di IFOA ed Unioncamere Puglia, sono stati inseriti in tempo reale in diversi contesti aziendali locali e non, in cui hanno iniziato a sperimentare il proprio ruolo relazionandosi con gli uffici export e i vari project manager.

Stefania Cocorullo, Vice Direttrice di IFOA: “Ifoa realizza in Puglia i Job Master perché è obiettivo numero uno della sua mission far incontrare talenti e opportunità e in questa regione in particolare, da tempo le imprese e il sistema pubblico investono in processi di innovazione e internazionalizzazione che vanno sostenuti da adeguate competenze professionali, affinchè la competitività del tessuto produttivo locale cresca stabilmente e in forma sostenibile. Perfezionare la formazione universitaria orientandola ai fabbisogni delle imprese del territorio è un’opportunità per i ragazzi pugliesi che vogliono far valere qui i loro talenti, ma anche per i non pugliesi che vogliano scegliere il south working”.

Angela Maria Gioino, Responsabile Linea Persone IFOA Area Puglia: “Il percorso master favorisce la crescita professionale e personale grazie al diretto e costante confronto con i docenti-consulenti d’azienda; la loro esperienza diretta nei settori di riferimento delle materie di insegnamento, anticipa e agevola la conoscenza del mondo azienda aumentando le possibilità di successo delle performance professionali degli allievi in fase di tirocinio”.

Parole che si aggiungono a quelle di Luigi Triggiani, Segretario generale di Unioncamere Puglia: “L'obiettivo non è soltanto quello di trattenere giovani preparati in Puglia, quanto quello di arricchire le piccole e medie imprese di competenze sempre necessarie per navigare in un mare sempre più grande e agitato. Nessuna impresa può evitare di crescere, se si ferma arretra. E si può crescere solo grazie all'unica risorsa che non si acquista su internet o in fiera. La risorsa umana”.

Si avvicina l’estate e, come ogni anno, ricominciano le denunce degli imprenditori circa la difficoltà di reperire mano d’opera nei settori del turismo e dell’agricoltura, con tanto di accuse a una misura come il reddito di cittadinanza.

Questo in estrema sintesi, quanto denunciato da Pino Gesmundo, segretario regionale della Cgil Puglia. Parla di “un accanimento quasi patologico nei confronti dei poveri”, ma la colpa, secondo Gesmundo, e lo dicono i numeri, non è del Rdc ma “è in primis nello sfruttamento, nel sommerso e nei bassi salari”. 

Oltre al turismo i guai, sempre secondo alcuni a causa del Rdc, avvengono nel settore agroalimentare: caporalato, cottimo, sfruttamento, lavoro nero, lavoratori stranieri costretti a ricoveri di fortuna che mettono a rischio salute e sicurezza.

Con l’1,5 di Pil in Puglia nel settore agroalimentare non si riesce a comprendere come si può parlare ancora di caporalato e sfruttamento in province dove l’ortofrutta è una produzione d’eccellenza con aziende che esportano ed operano in competizione sui mercati nazionali ed internazionali.

“Assolutamente si, dice Antonio Gagliardi, segretario regionale FLAI Cgil: non lo certifichiamo noi ma l’Ispettorato Nazionale del Lavorio con rapporti anche legati ai controlli che nel passato, per dirla tutta, non sono stati molto efficaci per la mancanza di personale ispettivo. Pensi che in alcune province vi è un solo ispettore. Il Ministero del Lavoro ha avviato quest’anno l’assunzione di oltre duemila ispettori in tutta Italia che andranno sul campo nei prossimi mesi”.

Dall’approvazione della legge 199/2016 sul caporalato sono stati avviati molti controlli con relative denunce, e numerose indagini/denunce condotte anche dalle forze di polizia. “Queste indagini, sottolinea Gagliardi, alcune stanno arrivando a conclusione e prossimamente a sentenza, altre indagini (e sono numerose) non si sono ancora concluse.

“Questi controlli puntano soprattutto verso le aziende che occupano lavoratori stranieri e soprattutto extracomunitari che è la mano d’opera più esposta e più debole. Poi c’è una parte della legge 199 che non funziona o non è stata ammessa ad operare. Faccio un esempio: lo scorso anno in provincia di Taranto, nell’ambito della Rete Agricola di Qualità (solo il 2,5% delle aziende in Puglia è iscritta), è stato emesso un bando per i trasporti degli operai agricoli. Bene nessuna azienda ha aderito facendo perdere 280mila euro di finanziamento. E’ chiaro il perché della mancata adesione: il rifiuto di comunicare e sottoscrivere i contratti, gli orari e i salari applicati agli operai”.

Ci sono imprenditori che in questi giorni si lamentano per la mancanza di mano d’opera per la raccolta delle ciliegie, e si pensa al peggio quando inizierà la campagna di raccolta dell’uva da tavola. 

Non ci sarà, secondo Gagliardi, una mano d’opera sufficiente e regolare per la raccolta dell’uva da tavola, Secondo la Cgil poi non c’è alcun riconoscimento professionale: dei 437mila rapporti di lavoro attivati tra agricoltura, silvicoltura e pesca in Puglia nel 2021, 348mila hanno avuto durata inferiore ai 30 giorni, e oltre 402mila sono stati inquadrati come operai non specializzati.

Le imprese non sono disposte a confrontarsi sul potenziamento dei Centri per l’impiego per favorire un incontro legale tra domanda e offerta di lavoro perché secondo il sindacato non intendono applicare i contratti soprattutto con i lavoratori stranieri ed extracomunitari.

 

Dopo pandemia, guerra in Ucraina, inflazione, mancanza di materie prime: la Puglia agroalimentare c’è la farà a superare questo momento? “Certamente si, afferma Gagliardi anche se il 50% delle aziende naviga ancora, per quanto riguarda il lavoro e la mano d’opera, nella irregolarità più diffusa”.

“Ringrazio la CGIL per aver ospitato questo primo tavolo bilaterale dedicato alle organizzazioni sindacali e datoriali che, nei prossimo giorni, continuerò ad incontrare ciascuna singolarmente.

L’esigenza di questi confronti - fa sapere l’assessore all’Istruzione, alla Formazione e al Lavoro della Regione Puglia– nasce dai profondi mutamenti che stanno attraversando il mondo del lavoro, gravato dagli effetti post-covid e della guerra in Ucraina, ma anche stimolato dalle nuove sfide e dalle nuove opportunità rappresentate dalle risorse comunitarie e dai nuovi settori della produzione legati alla transizione digitale ed ecologica, ma anche di una rinnovata spinta del turismo di qualità e della cultura”.

“Questi tavoli – spiega – rappresentano il momento di chiusura del percorso di Agenda per il Lavoro 2021-2027 che, dal confronto con le organizzazioni informali che ha caratterizzato gli ultimi mesi, passa ai tavoli con il consueto partenariato economico e sociale. Contestualmente stiamo incontrando i colleghi assessori regionali: abbiamo gia dialogato con l’assessore al Turismo Gianfranco Lopane e oggi abbiamo incontrato la consigliera regionale delegata alla Cultura Grazia Di Bari. È nostra intenzione essere di supporto ai fabbisogni formativi dei diversi settori e alle politiche messe in campo dai diversi assessorati”.

“Ora – ha concluso l’assessore – stiamo trasformando in azioni e misure concrete questo sapere costruito e condiviso durante questo percorso: la nuova Garanzia Giovani, l’alta formazione, il programma GOL, strumenti formativi più snelli nei settori prioritari in grade di offrire pronte risposte ai fabbisogni delle imprese, un potenziamento dello strumento dell’apprendistato, rinnovati modelli di inclusione socio-lavorativa e di riqualificazione del personale già occupato. E poi la scuola. Punto di partenza di ogni politica per la persona e la sua piena consapevolezza in ogni campo”.

 

“Un Avviso pubblico per selezionare le agenzie per il lavoro accreditate alla Regione Puglia che a loro volta potranno erogare azioni di accoglienza, presa in carico ed orientamento ai giovani pugliesi nell’ambito del nuovo programma Garanzia Giovani. Il bando è stato pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia lo scorso giovedì”, fa sapere l’assessore all’istruzione, alla formazione e al lavoro della Regione Puglia Sebastiano Leo. 

“Queste azioni come l’accesso alla Garanzia Giovani, la presa in carico, il colloquio individuale e il profiling, la consulenza orientativa, potranno essere erogate non solo dai centri per l’impiego ma anche dai servizi privati per il lavoro. Grazie a questo Avviso, con cui selezioneremo le agenzie per il lavoro accreditate, i giovani pugliesi avranno maggiore scelta e quindi maggiori opportunità”.

“Siamo orientati – spiega l’assessore – verso un modello di gestione dei servizi per il lavoro che pone al centro il servizio pubblico, garantito da ARPAL e dalle articolazioni dei centri per l’impiego, affiancati dalla rete dei servizi per il lavoro privati accreditati. L’obiettivo finale è quello di fornire ai pugliesi una differenziazione e una molteplicità di modalità di accesso alle opportunità. È cosi che stiamo strutturando la nuova fase di Garanzia Giovani ma anche e soprattutto il programma GOL, la sezione del PNRR dedicata alle politiche attive del Lavoro. 

“Le risorse – conclude Leo – che abbiamo impegnato per il presente Avviso sono pari a 8,4 milioni di euro”.

“Per cogliere al meglio le opportunità offerte dalla Missione 5 del PNRR Componente 2, Sottocomponente 1, quella che riguarda “Servizi sociali, disabilità e marginalità sociale”, come assessorato al Welfare abbiamo avviato un apposito tavolo di lavoro con gli Ambiti territoriali. Non ci siamo quindi limitati alla sola raccolta delle manifestazioni di interesse da presentare al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ma abbiamo dato vita ad un confronto, che ha condotto all’elaborazione di una proposta sinergica atta a ricondurre ad organicità i progetti da presentare tenuto anche conto della disponibilità dei fondi stanziati dal Ministero”. Lo dichiara l’assessora al Welfare, Rosa Barone.

Il Decreto Direttoriale n. 450 del 9 dicembre 2021 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha approvato il Piano Operativo per la presentazione, da parte degli Ambiti territoriali di tutta Italia, delle proposte di adesione alle progettualità previste dalla Missione 5 del PNRR Componente 2, Sottocomponente 1. Si tratta di un'opportunità di sviluppo anche per la Puglia perché consente di utilizzare le risorse del PNRR per potenziare alcune precise politiche di welfare quali sostegno alle persone vulnerabili e prevenzione dell’istituzionalizzazione degli anziani non autosufficienti; i percorsi di autonomia per persone con disabilità; l’housing temporaneo e stazioni di posta. Alla Puglia il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha destinato 86 milioni di euro, una cifra che in riferimento ai costi delle azioni da mettere in campo, non consente di finanziare tutte le 7 linee di azione previste a tutti i 45 Ambiti territoriali pugliesi. In tutto erano state presentate 180 manifestazioni di interesse, a fronte delle 130 finanziabili.

“Per poter ottimizzare al meglio le risorse a disposizione - continua Barone -, in accordo con gli Ambiti e dopo la somministrazione di appositi questionari, sono stati trasmessi al Ministero due prospetti riassuntivi delle varie manifestazioni di interesse: un primo prospetto che riesce a sistematizzare le proposte rispetto alle risorse disponibili; un secondo che contiene le ulteriori candidature da tenere in considerazione nell’ipotesi di rifinanziamento della Misura. Nelle prossime settimane la Regione Puglia continuerà ad affiancare gli Ambiti, fornendo il supporto necessario ad ottimizzare il più possibile le opportunità offerte dal PNRR, con l’obiettivo di evitare qualsiasi dispersione dei finanziamenti pubblici. Il modello proposto dalla Regione Puglia mira a riportare ad un unicum le progettualità dei diversi Ambiti territoriali, incentivando la collaborazione tra gli stessi e la realizzazione di attività anche con dimensione sovra-ambito. Forme di collaborazione stabile tra Ambiti, soprattutto se contigui, possono infatti garantire una copertura dei servizi sul territorio regionale uniforme. Auspichiamo quindi che il modello adottato in sede regionale sia replicato nei vari territori”.

La Conferenza delle Regioni, riunita ieri in seduta straordinaria, ha dato parere favorevole allo schema di decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali di adozione del programma Garanzia Occupabilità dei Lavoratori (GOL), l’iniziativa che costituisce il perno dell’azione di riforma e rilancio delle politiche attive per il lavoro contenuta nel PNRR.
Il programma può contare su una dote complessiva di 4,4 miliardi, a cui si aggiungono i 500 milioni di React-UE.
La prima tranche nazionale è pari a 880 milioni di Euro, alla Puglia sono destinate risorse pari a circa 69 milioni di euro.

“L’accordo, siglato ieri in sede di Conferenza delle Regioni, rappresenta una tappa fondamentale per l’attuazione del Piano Garanzia Occupabilità dei Lavoratori (GOL). Stiamo parlando del più importante programma di politiche attive del lavoro della storia recente, che si pone l’ambizioso obiettivo di rilanciare l’occupazione nel contesto nazionale e in Puglia, a seguito dell’emergenza sanitaria ed economica che ha sconvolto le nostre vite”, fa sapere l’assessore all’istruzione, alla formazione e al lavoro della Regione Puglia Sebastiano Leo.

“Per mesi – continua Leo – di concerto con gli altri assessori regionali al lavoro, con il Ministro del Lavoro e con ANPAL, abbiamo lavorato ad una intesa che definisse i macro obiettivi del programma, gli step attuativi e i criteri di riparto di una dotazione economica così importante. È stato un lavoro complesso ma che si è svolto in un clima di grande collaborazione”.

“Il programma GOL – spiega l’assessore regionale al lavoro – pone al centro il potenziamento dei servizi per l’impiego e delle politiche attive del lavoro e della formazione attuate a livello regionale, coerenti con le caratteristiche ed i fabbisogni del mercato territoriale del lavoro e delle specificità dei diversi contesti locali, all’interno di un quadro unitario tale da garantire l’erogazione di livelli essenziali delle prestazioni omogenei su tutto il territorio nazionale. Beneficiari delle misure saranno i lavoratori in CIG, ma anche i beneficiari di Naspi e Dis-coll, del Reddito di cittadinanza, i lavoratori fragili o vulnerabili (Neet, disabili, donne in condizioni di svantaggio, over 55), i disoccupati senza sostegno al reddito, e i cosiddetti 'working poor' cioè coloro che, pur lavorando, versano in condizione di precarietà e non dispongono di salari dignitosi”.

“Anche dal punto di vista della definizione dei criteri di riparto – continua Leo – riteniamo di aver trovato un buon punto di mediazione capace di tenere in considerazione i diversi fabbisogni regionali e, al contempo, individuando per le successive tranche un ulteriore criterio di ripartizione calcolato sulla capacità dei sistemi regionali di prendere in carico i destinatari e attuare misure nei loro confronti”.

“Nelle prossime settimane – ha concluso l’assessore – ogni Regione, e quindi anche la Puglia, dovrà presentare un piano regionale per l’attuazione del programma GOL, che sarà validato da ANPAL e dal Ministero. Quindi si tratterà di rendere effettivamente disponibili a cittadine, cittadini e imprese le prestazioni finanziate dal programma. E siamo certi che la riposta della Regione Puglia e del nostro sistema di servizi per l’impiego sarà all’altezza della grande opportunità a cui siamo chiamati”.

 

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha telefonato oggi al Segretario Generale della CGIL, Maurizio Landini, per esprimere a lui e a tutto il sindacato la piena solidarietà del Governo per l’assalto avvenuto oggi alla sede di Roma. I sindacati sono un presidio fondamentale di democrazia e dei diritti dei lavoratori. Qualsiasi intimidazione nei loro confronti è inaccettabile e da respingere con assoluta fermezza. 

Il Presidente condanna inoltre le violenze che sono avvenute oggi in varie città italiane. Il diritto a manifestare le proprie idee non può mai degenerare in atti di aggressione e intimidazione. Il Governo prosegue nel suo impegno per portare a termine la campagna di vaccinazione contro il COVID-19 e ringrazia i milioni di italiani che hanno già aderito con convinzione e senso civico.

Via libera del Consiglio dei ministri al decreto legge Infrastrutture. Il ministro per il Sud e la Coesione territoriale Mara Carfagna spiega così il complesso di norme varato oggi dal Governo: “Il capitolo Sud del Dl Infrastrutture è una svolta nel superamento delle diseguaglianze tra Nord e Sud e nel riscatto delle regioni meridionali: con le misure approvate oggi cominciamo a demolire il Muro invisibile che divide il Mezzogiorno dal resto del Paese in materia di infrastrutture, edilizia scolastica, progettazione territorial

Carfagna spiega che sono quattro i punti di interesse per il Sud: "La nuova norma sulla perequazione, concordata in sede di Conferenza Stato Regioni, consentirà finalmente di sbloccare il Fondo perequativo infrastrutturale con una dotazione di 4,6 miliardi di euro per gli anni 2022-33, al fine di assicurare il recupero del divario tra le diverse aree geografiche del territorio nazionale. L'inserimento del Ministro per il Sud e la Coesione territoriale nella cabina di regia per l'edilizia scolastica - aggiunge Carfagna - garantirà un riparto di risorse più equo sul piano territoriale per la costruzione di scuole dell'infanzia e asili nido. Le nuove disposizioni sulla progettazione territoriale, con la dotazione di 120 milioni di euro, consentiranno a 4.600 Comuni italiani (tutti quelli sotto i 30mila abitanti nel Sud e nelle aree interne) di dotarsi di un 'parco progetti' adeguato alle tante opportunità che ai Comuni stessi vengono offerte in questi anni, con il PNRR, con il FSC, con i fondi strutturali. Inoltre la misura agevolativa 'Resto al Sud' è estesa ai territori insulari dei comuni localizzati nelle isole minori (Campo nell'Elba, Capoliveri, Capraia, Giglio, Marciana, Marciana Marina, Ponza, Porto Azzurro, Portoferraio, Portovenere, Rio e Ventotene)". 
"Troppo spesso in passato - aggiunge Carfagna- abbiamo visto destinare al Sud dotazioni solo 'di facciata', che in realtà venivano assorbite altrove: ringrazio il premier Mario Draghi e tutti i colleghi per la sensibilità con cui hanno preso atto di questo problema e per la determinazione con cui hanno deciso di affrontarlo senza ulteriori rinvii".

Intanto da un'analisi di Confcommercio su economia e occupazione al Sud emerge la fuga dei giovani tra il 1995 e il 2020. Dal 1995 ad oggi l'Italia nel complesso "perde 1,4 milioni di giovani" una "perdita dovuta ai giovani meridionali". Nel Mezzogiorno si registra "un crollo": rispetto al 1995, mancano nel Sud "oltre 1,6 milioni di giovani". il peso percentuale della ricchezza prodotta dal Mezzogiorno sul totale Italia "si è ridotto", passando da poco più del 24% al 22%, mentre il Pil pro capite è rimasto "intorno alla metà" di quello del Nord. (regioni.it 4132)

 “Dopo tanti anni di battaglie e di grandi difficoltà per i produttori, finalmente avremo un’arma efficace per contrastare tutto ciò contro cui abbiamo lottato”. Con queste parole, è Raffaele Carrabba, presidente di CIA Agricoltori Italiani della Puglia, a commentare l’approvazione - da parte del Consiglio dei Ministri – del decreto legislativo che porta all’attuazione della direttiva UE contro le pratiche sleali nel settore agroalimentare.

“E’ una legge importantissima per gli agricoltori pugliesi”, ha aggiunto Carrabba, “in essa abbiamo visto accolte molte delle nostre richieste degli ultimi anni”.

ORDINI E PAGAMENTI. Saranno denunciabili, e verranno sanzionati, i ritardi nei pagamenti dovuti ai produttori e gli annullamenti di ordini effettuati fuori tempo massimo, soprattutto riguardo a prodotti alimentari deperibili. Il decreto legge di attuazione della direttiva UE, infatti, vieta espressamente tutta una serie di pratiche che, in modo crescente negli ultimi anni, hanno penalizzato i produttori che spesso hanno dovuto combattere contro modifiche unilaterali o retroattive ai contratti.

PREZZI E ASTE AL DOPPIO RIBASSO. Saranno vietati prezzi palesemente al di sotto dei costi di produzione e il decreto legge recepisce anche le norme che vietano le aste al doppio ribasso. “La battaglia per salvaguardare la redditività delle nostre aziende agricole dovrà continuare, naturalmente”, ha dichiarato Carrabba. “Queste norme ci aiutano, ma occorre ugualmente favorire le aggregazioni, la nascita di nuove OP, la digitalizzazione e il ringiovanimento delle imprese per assicurare ai produttori un maggiore potere contrattuale”. L’Ispettorato Centrale Repressione Frodi, organismo dipendente dal Ministero delle Politiche Agricole, avrà potere di vigilanza e facoltà di sanzionare in base alle norme che entrano in vigore con il decreto legislativo.

LE REAZIONI IN PUGLIA. Nell’ultimo anno e mezzo, proprio nel momento di massima sofferenza per tutto il comparto primario, la questione dei prezzi si è imposta in modo anche drammatico all’attenzione dei media e della politica, basti pensare a quanto accaduto con le ciliegie, con un valore corrisposto ai produttori inferiore anche di 10-15 volte rispetto al prezzo imposto ai consumatori dalla Grande Distribuzione Organizzata. Ma il problema dei prezzi è generale, riguarda ogni tipologia di produzione, dall’uva all’olio, dal grano ai pomodori e alle altre colture. Per questo motivo, il decreto legislativo approvato in questi giorni è accolto con favore in tutta la Puglia. “Occorrerà muoversi avendo piena coscienza dei contenuti delle nuove norme, per questo organizzeremo una serie di iniziative a partire dall’autunno”, ha dichiarato Nicola Cantatore, direttore di CIA Capitanata. “Lo faremo anche a Bari e nella Bat”, ha aggiunto Giuseppe Creanza, direttore di CIA Levante, “dove sono tante le questioni su cui lottare e le produzioni che necessitano di essere valutate per quello che meritano”. “Nell’area di Cia Due Mari (Taranto-Brindisi) – ha spiegato il direttore Vito Rubino – la questione dei prezzi ha riguardato in particolar modo gli agrumi, ma anche le ciliegie e altri tipi di produzioni. Bisogna garantire redditività alle aziende agricole”. “Tutto il territorio salentino”, ha aggiunto Emanuela Longo, direttore di CIA Salento, “sta soffrendo da anni per le conseguenze della Xylella, occorre invertire la tendenza e ripartire anche negli altri settori. L’auspicio è che l’applicazione delle nuove normative dia più forza alla nostra agricoltura”.

Approvata in Giunta la delibera con gli indirizzi operativi per predisporre l’Avviso Pubblico PugliaCapitaleSociale 3.0, del valore complessivo di  8.626.880,00 euro. Una misura per sostenere le attività promosse da Organizzazioni di Volontariato e Associazioni di Promozione Sociale e per fronteggiare la situazione di difficoltà connessa alla sospensione o all'implementazione delle attività per effetto delle disposizioni legate alla pandemia da COVID-19. 

“Si tratta - spiega l’assessora al Welfare Rosa Barone - della cifra più alta stanziata dalla Regione Puglia per il Terzo Settore, che riteniamo fondamentale per la nostra regione perché contribuisce in maniera insostituibile alla crescita e all’espansione delle comunità locali. Abbiamo voluto innanzitutto aiutare chi aiuta e quindi prioritariamente riconoscere lo sforzo che tante associazioni pugliesi hanno fatto in quest’ultimo anno. Con il precedente Avviso PugliaCapitaleSociale 2.0  sono stati finanziati 72 i progetti di innovazione sociale in Puglia, per questo con gli uffici abbiamo lavorato al nuovo avviso di PugliaCapitaleSociale 3.0, cercando di migliorarlo ulteriormente”. 

I beneficiari saranno, come per la precedente edizione, esclusivamente Associazioni di Promozione Sociale e Organizzazioni di Volontariato. Due le linee. La linea A prevede la possibilità di presentare progetti anche per le organizzazioni che abbiano già ottenuto un finanziamento nell’ambito del Programma PugliaCapitaleSociale 2.0, a condizione che le relative attività progettuali siano state concluse e rendicontate. Quindi non un prosieguo delle attività, ma lo sviluppo, sempre nel segno dell’innovazione, dei progetti precedenti e che ovviamente si siano definitivamente conclusi. Ogni progetto potrà ricevere un contributo finanziario regionale nella dimensione massima di Euro 40.000,00 e in ogni caso la quota di finanziamento regionale non potrà superare il 90% del costo totale ammissibile del progetto approvato. La linea B con cui la Regione vuole sostenere associazioni e organizzazioni di volontariato che nel corso del 2020, per effetto delle disposizioni legate all’esigenza di contenere la diffusione del contagio da COVID-19, abbiano faticato ad avere continuità. La finalità è proprio  quella di sostenere le attività volte a fronteggiare le emergenze sociali ed assistenziali determinate dall’epidemia di COVID-19, dal momento che queste organizzazioni hanno avuto un ruolo rilevante nella tenuta di moltissime comunità locali. Per  la linea B il rimborso sarà riconosciuto nella misura massima dell'80% delle spese effettivamente sostenute e documentate, considerate ammissibili, e comunque entro il limite massimo di 8.000,00 euro per soggetto richiedente. 

“Molte associazioni - continua  Barone - hanno addirittura incrementato le attività per sostenere le fasce più fragili della popolazione e sostenuto numerose spese ma, per effetto della pandemia, non hanno avuto alcuna entrata. A queste associazioni vogliamo trasmettere il messaggio che la Regione c’è e riconosce il loro ruolo. Ma non può bastare: vogliamo lanciare una sfida alle associazioni, la sfida del futuro, di pensarsi in un orizzonte temporale più ampio, in cui scommettere sulle proprie capacità, competenze, abilità, per realizzare un sogno nel cassetto e contribuire a generare nelle nostre comunità capitale sociale critico, consapevole e realmente innovativo”. 

 

Si è svolta, in Sala Verde a Palazzo Chigi, la cerimonia di firma del "Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale" con il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, il Ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta e i Segretari generali Maurizio Landini (Cgil), Luigi Sbarra (Cisl) e Pierpaolo Bombardieri (Uil).

Di seguito una sintesi dei contenuti del Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale.

Contesto e obiettivi del Patto

Il Patto si colloca nel solco di un’azione di rilancio del Paese, volta a realizzare gli obiettivi cruciali della modernizzazione del “sistema Italia” e dell’incremento della coesione sociale, a partire dalla straordinaria opportunità offerta dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). 
Innovazione e coesione sono obiettivi centrali dello storico programma Next Generation EU e saranno perseguiti simultaneamente. Un Paese più moderno, infatti, può offrire servizi migliori e maggiori opportunità di sviluppo ai propri cittadini; al contempo, un Paese più coeso assicura che ogni persona possa sentirsi parte del processo innovativo e che ciascuno possa trarre beneficio dagli sforzi comuni.

I pilastri fondamentali di ogni riforma e ogni investimento pubblico contenuti nel PNRR saranno la coesione sociale e la creazione di buona occupazione.

Tali priorità – cruciali per superare l’emergenza sanitaria, economica e sociale, ricordata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – richiedono uno straordinario impegno finanziario, progettuale e attuativo, che verte sul ruolo propulsivo delle donne e degli uomini della Pubblica Amministrazione.
In questa prospettiva, il Patto intende potenziare la Pubblica Amministrazione attraverso la semplificazione dei processi e un massiccio investimento nel capitale umano. Tali strumenti sono fondamentali per attenuare le storiche disparità del Paese, per ridurre il dualismo fra settore pubblico e privato, nonché per fornire risposte ai nuovi e mutati bisogni dei cittadini.

Il Patto individua la flessibilità organizzativa delle Pubbliche Amministrazioni e l’incremento della loro rapidità di azione come obiettivi fondamentali di un processo di rinnovamento che le parti si impegnano a perseguire, con particolare riferimento a tre dimensioni: il lavoro, l’organizzazione e la tecnologia.
L’individuazione di una disciplina del lavoro agile (smart working) per via contrattuale è un elemento qualificante di questa strategia e va nella direzione auspicata dalle organizzazioni sindacali sin dall’inizio della crisi pandemica.

Il successo di ogni percorso di innovazione e riforma della Pubblica Amministrazione dipende non soltanto da opportuni investimenti nella digitalizzazione, ma anche da una partecipazione attiva delle lavoratrici e dei lavoratori.

A tal proposito, il Patto individua la necessità di avviare una nuova stagione di relazioni sindacali, fondata sul confronto con le organizzazioni, e di portare a compimento i rinnovi contrattuali del triennio 2019-2021, ritenendoli un fondamentale investimento politico e sociale.

Inoltre, la costruzione di una nuova e moderna Pubblica Amministrazione si fonda sulla valorizzazione delle persone, attraverso percorsi di crescita e aggiornamento professionale, e sulla definizione di un piano delle competenze su cui costruire la programmazione dei fabbisogni e le assunzioni del personale.

In questa ottica, il Patto afferma che ogni pubblico dipendente dovrà essere titolare di un diritto/dovere soggettivo alla formazione continua, al fine di essere realmente protagonista del cambiamento, e che la Pubblica Amministrazione dovrà utilizzare percorsi formativi di eccellenza, adatti alle persone e certificati.

Elementi del Patto

  1. Il Governo emanerà all’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (Aran) gli atti di indirizzo di propria competenza per il riavvio della stagione contrattuale. I rinnovi contrattuali relativi al triennio 2019-2021 interessano oltre 3 milioni di dipendenti pubblici e vedranno confluire l’elemento perequativo delle retribuzioni all’interno della retribuzione fondamentale. Il Governo, poi, individuerà le misure legislative utili a promuovere la contrattazione decentrata e a superare il sistema dei tetti ai trattamenti economici accessori.
  2. Con riferimento al lavoro agile, nei futuri contratti collettivi nazionali dovrà essere definita una disciplina normativa ed economica che garantisca condizioni di lavoro trasparenti, che favorisca la produttività e l’orientamento ai risultati, conciliando le esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori con le esigenze organizzative delle pubbliche amministrazioni. Saranno quindi disciplinati aspetti di tutela dei diritti sindacali, delle relazioni sindacali e del rapporto di lavoro quali il diritto alla disconnessione, le fasce di reperibilità, il diritto alla formazione specifica, la protezione dei dati personali, il regime dei permessi e delle assenze.
  3. Attraverso i contratti collettivi del triennio 2019-2021, si procederà alla successiva rivisitazione degli ordinamenti professionali del personale, ricorrendo a risorse aggiuntive con la legge di bilancio per il 2022 e adeguando la disciplina contrattuale ai fabbisogni di nuove professionalità e competenze. È necessario, inoltre, valorizzare specifiche professionalità non dirigenziali dotate di competenze specialistiche ed estendere i sistemi di riconoscimento delle competenze acquisite negli anni, anche tramite opportune modifiche legislative.
  4. Il Governo si impegna a definire politiche formative di ampio respiro, con particolare riferimento al miglioramento delle competenze digitali e di specifiche competenze avanzate di carattere professionale. Formazione e riqualificazione assumeranno il rango di investimento strategico e non saranno più considerati come mera voce di costo.
  5. Nell’ambito dei nuovi contratti collettivi saranno adeguati i sistemi di partecipazione sindacale, valorizzando gli strumenti di partecipazione organizzativa e il ruolo della contrattazione integrativa.
  6. Le parti concordano sulla necessità di implementare gli istituti di welfare contrattuale, con riferimento al sostegno alla genitorialità e all’estensione al pubblico impiego di agevolazioni fiscali già riconosciute al settore privato, relative alla previdenza complementare e ai sistemi di premialità diretti al miglioramento dei servizi.

“Grazie ad un ulteriore impegno pari a 20 milioni di euro ed  alla proroga delle attività fino al 15 maggio 2021, abbiamo garantito la continuità temporale tra le attività del vecchio Garanzia Giovani e il nuovo programma”, fa sapere l’assessore all’istruzione, alla formazione e al lavoro Sebastiano Le

“La Giunta Regionale infatti, su mia proposta, ha approvato la proroga relativa alle attività della passata edizione di Garanzia Giovani: i giovani NEET pugliesi potranno quindi continuare a beneficiare dell’orientamento, dei percorsi formativi e dei tirocini fino alla data del 15 maggio 2021. Il termine delle attività era fissato al 30 novembre 2020”, continua l’assessore.

“Questo risultato è reso possibile grazie all’ulteriore impegno di spesa pari a 20 milioni di euro, che garantirà le attività fino all’avvio effettivo delle azioni del nuovo programma Garanzia Giovani, previsto nella primavera del 2021. Dato lo straordinario successo del Piano, negli ultimi due anni, oltre alla dotazione del programma europeo Youth Guarantee da tempo esauritasi, la Regione Puglia ha investito ulteriori 77,6 milioni di euro a valere sul POR Puglia 2014-2020 e sul Patto per la Puglia FSC 2014-2020. Con questi ulteriori 20 milioni di euro, la cifra complessiva sale a 97,6 milioni di euro oltre la dotazione standard del programma europeo Garanzia Giovani”, commenta Leo.

“Nel frattempo – conclude l’assessore – gli uffici regionali saranno impegnati nella valutazione dei soggetti erogatori dei servizi a valere sul nuovo programma, le cui istanze potranno essere presentate a partire dal 16 dicembre prossimo fino al 22 gennaio 2021. L’obiettivo finale è rendere operativo il nuovo programma e le nuove attività in assoluta continuità con il vecchio. Garanzia Giovani rappresenta una delle migliori esperienze messe in campo dal Governo regionale, in grado di offrire risposte dirette ed efficaci a quella platea di giovani pugliesi, i cosiddetti NEET, senza occupazione e non inseriti in nessun percorso di istruzione formale e della formazione professionale. Con la passata edizione di Garanzia Giovani, dal 2014 al 2019, la Regione Puglia ha preso in carico 112.248 giovani, sono state realizzate 24.179 misure di formazione, 2.421 azioni di accompagnamento al lavoro, 36.327 tirocini extra-curriculari, 526 servizio civile, 159 azioni di sostegno all’auto-impiego e all’auto-imprenditorialità, stanziando oltre 11 milioni di euro in incentivi all’assunzione”.

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