I prezzi delle materie prime per gli agricoltori pugliesi sono aumentati dal 25% al 50%. “Si tratta di un incremento di costi che, purtroppo, erode alla base gran parte della redditività sia per le aziende zootecniche, che in questo momento sono le più penalizzate, sia per le imprese agricole più in generale”, ha dichiarato Raffaele Carrabba, presidente di CIA Agricoltori Italiani della Puglia.

LA QUESTIONE LATTE. Il prezzo del latte è caratterizzato da incrementi di rilievo nelle ultime settimane. Un aumento che, tuttavia, non riguarda la quota riconosciuta ai produttori. Le declinazioni territoriali di CIA Puglia, da Bari alla Bat, da Foggia a Brindisi, Taranto e a tutto il Salento mettono in rilievo la necessità di una rinegoziazione dei prezzi accordati ai produttori, “anche attraverso la definizione dell’accordo, ancora fermo in Regione Puglia a causa dell’opposizione di Confindustria, basato sui costi di produzione certificati da Ismea e il conseguente adeguamento al rialzo dei contratti di fornitura fra allevatori e industrie di trasformazione. Il prodotto trasformato, dalle mozzarelle ai formaggi, negli ultimi 20 anni è cresciuto costantemente a fronte di prezzi quasi sempre al ribasso riconosciuti ai produttori in difficoltà anche per i maggiori costi di produzione”, ha dichiarato Pietro De Padova, presidente di CIA Due Mari (Taranto-Brindisi).

MATERIE PRIME A PESO D’ORO. “Sono aumentati in maniera vertiginosa i prezzi dei mangimi”, ha spiegato Felice Ardito, presidente di CIA Levante. “Le aziende zootecniche hanno pagato a caro prezzo sia le ondate di freddo anomalo nelle gelate dei mesi scorsi, sia le temperature di fuoco degli ultimi tre mesi, con costi di produzione che si sono impennati per il maggior consumo di energia elettrica e approvvigionamento idrico”, ha aggiunto Benedetto Accogli, presidente di CIA Salento. Dopo lo stop dovuto alla pandemia, si è verificata una vera e propria impennata dei costi energetici, della plastica, un aumento considerevole dei prezzi per i trasporti, una difficoltà crescente per reperire manodopera.

L’ILLUSIONE DI GRANO E POMODORO. Nelle ultime settimane prima della chiusura estiva, le Borse merci di Bari e Foggia hanno registrato un aumento dei prezzi riconosciuti ai produttori per il grano, compreso quello biologico. Per il pomodoro, i prezzi fissati a inizio stagione sono stati rispettati. “Nell’uno e nell’altro caso, tuttavia, i costi di produzione sono aumentati sia per gli incrementi di prezzi delle materie prime sia a causa degli eventi atmosferici estremi che hanno caratterizzato tutto il ciclo produttivo dalla semina al raccolto, in particolar modo per il pomodoro, la cui produzione quest’anno ha subito danni e decrementi della resa quantitativa prima per le gelate poi per la prolungata siccità”, ha fatto rilevare Michele Ferrandino, presidente di CIA Capitanata. Gli aumenti rilevati sul prezzo del grano, inoltre, non compensano la minore resa produttiva e non giustificano di certo l’incremento dei prezzi relativi ai prodotti da forno.

GASOLIO E BOLLETTA ENERGETICA. Da settembre 2020 ad oggi, il prezzo del gasolio è aumentato del 25%. Nello stesso periodo, i produttori hanno dovuto impiegare quantità crescenti di gasolio per fare fronte a una lunga serie di emergenze dovute a calamità ed eventi atmosferici avversi. Sono aumentati anche i prezzi delle attrezzature e quelli dell’energia elettrica (+25% negli ultimi 12 mesi). “Si tratta di difficoltà che le aziende zootecniche e quelle agricole stanno affrontando da mesi e che hanno riguardato tutti i settori del comparto primario, compreso quello ortofrutticolo. Ora la questione sta interessando direttamente le prime vendemmie e, tra qualche settimana, investirà il settore olivicolo. Per quanto riguarda il settore vitivinicolo, la resa quantitativa secondo i primi campioni è destinata a essere inferiore del 15%-20% rispetto allo scorso anno (causato dalle gelate di aprile), con una qualità eccellente. E’ necessario che l’agenda politica venga riaggiornata con programmazione e interventi alla luce di questo ‘shock dei prezzi’ di lunga durata che minaccia di avere effetti negativi, quindi, anche sul lungo periodo per le imprese agricole e gli allevamenti. Rischiamo di perdere aziende costrette a vendere o a chiudere, con il conseguente impoverimento del nostro tessuto economico e la perdita di migliaia di posti di lavoro”, ha concluso Carrabba.

Abbiamo incontrato Donato Pentassuglia, nominato dal presidente Michele Emiliano assessore regionale all’agricoltura della Puglia. Con lui abbiamo fatto una panoramica su molti temi e problematiche che riguardano l’agricoltura e l’agroalimentare pugliese con tutte le problematiche che si trascinano oramai da anni.

Assessore, molti ritengono che la su nomina ad Assessore all’Agricoltura della Regione Puglia è anche un riconoscimento per quanto da lei fatto, anche se “indirettamente” per l’agricoltura nella legislatura precedente.

“Si, anche. Da presidente della IV Commissione Attività Produttive ho dato impulso e sostanza a importanti provvedimenti legislativi a beneficio dell’agricoltura e dell’agroalimentare della Puglia”.

Da più parti viene auspicato un deciso cambio di passo di tutta l’amministrazione regionale perché il bilancio di quanto fatto dalla precedente su Xylella, Psr, Consorzi di bonifica, 12 leggi prodotte, alcune delle quali inapplicate o ancora inapplicabili per l’eccesso di burocrazia, impone una svolta radicale nella gestione della macchina amministrativa, con la dovuta semplificazione degli iter per restituire la competitività che le imprese agricole e agroalimentari pugliesi hanno perso. Ma cosa è successo veramente in questi ultimi tre anni alla Regione Puglia nell’assessorato all’Agricoltura?

“Io l’ho vissuta da presidente della Commissione: sembrava un cortocircuito tra organizzazioni, partenariato, politica, con le diverse interlocuzioni che sono fatte di persone, di attori del mondo agricolo. Mi auguro che quanto successo debba essere di monito per tutti a guardare avanti, per serrare le fila e bisogna essere seri e concreti perché il blocco delle attività ha creato molti danni e bisogna ridare fiducia a tutti e recuperare la fiducia anche dei giovani imprenditori agricoli”.

 

Ovviamente partiamo dall’Olivicoltura. La produzione quest’anno ha avuto una riduzione del 50% in Puglia mentre aumentano le importazioni. E poi la Xylella. Come sta la situazione: ci sono stati altri 150 ulivi infetti a Brindisi e Taranto e 3 focolai a Ostuni e Fasano. E’ a rischio la Piana degli Ulivi Monumentali.

 

Ho già avuto modo di dire che con la Xylella abbiamo e purtroppo dobbiamo continuare a convivere perché non c’è una soluzione certificata. Certo in passato abbiamo fatto degli errori in politica, errori di chi non ha continuato a fare le buone pratiche, errori di chi pensava che il problema non lo riguardasse e di chi pensava che il problema era solo del Salento.

 

Noi abbiamo individuato due piante a Polignano a Mare, siamo andati quindi oltre Monopoli e questo è un fatto grave e questo mi chiama alla responsabilità, e sto predisponendo un piano straordinario che sto già discutendo con il Governo per andare oltre le zone delimitante ufficialmente perché penso che la corresponsabilità deve portare ognuno a fare quello che è deputato a fare. Nessuno potrà tirarsi fuori.

Io a maggio sanzionerò pesantemente chi non osserva gli obblighi di legge. Quegli obblighi di legge, come tutte le norme, devono essere il percorso naturale da fare per arginare questa forte avanzata, sappiamo che il vettore può spostarsi in vari modi.

 

Poi sarà mia cura creare un comitato scientifico da cui mi farò coadiuvare per le scelte scientifiche, perché non considerare il mondo della scienza ed il lavoro fin qui fatto mi sembra anacronistico e noi non abbiamo certo bisogno di questo.

 

Nel principio di corresponsabilizzazione ci sono tutti: i Comuni, la Provincia, l’Anas, tutti i Proprietari. L’azione deve essere puntuale e da tenere sotto controllo. Come? A me non interessa l’indagine visiva, voglio la campionatura delle piante perché le asintomatiche le devo verificare prima e quindi curarle prima, perché quando la pianta è già secca la pianta è già molto malata quindi arrivo tardi.

 

Ci sarà sicuramente un cambio di rotta, ho già incontrato i lavoratori, aumenteranno i tamponi e le analisi che saranno fatte con il molecolare e quindi non più con il vecchio sistema.

 

Parallelamente c’è già il bando aperto, un bando da 40 milioni per il reimpianto, a ieri abbiamo avuto richieste per 240 milioni e quindi siamo già a sei volte in più rispetto ai soldi che abbiamo e quindi ho già parlato con il Ministero per trovare ulteriori risorse.

 

Stessa cosa sto facendo, avendo presentato i progetti entro il 5 novembre come mi aveva suggerito il Ministero e come previsto dagli accordi nazionali, per l’utilizzo del Recovery Fund per ricostruire il patrimonio olivicolo e della produzione che significa ricostr                     uire l’economia di molti comuni del nostro territorio.

 

Bisogna ricreare subito reddito. Può essere anche reddito integrativo non mi interessa, il reddito che serve a fare grande la nostra regione a far lavorare i nostri frantoi a fare sperimentazione sull’olio di estrema qualità, vi è una fase avanzata del sistema universitario in tal senso.

 

Per queste ragioni sto provando ad utilizzare il Recovery Fund per le piante, poi vediamo il riutilizzo delle acque depurate ed il recupero delle acque che attualmente vengono disperse nelle varie reti, il tutto a vantaggio della nostra economia agricola senza danneggiare le altre.

 

Ho messo in campo già un mix di azioni, incontrando al Ministero della Politiche Agricole il dr. Blasi che in una riunione molto proficua mi ha dato spunti molti importanti sui quali ho avviato le dinamiche e lo stesso Ministro Bellanova per quelle che sono le corrette relazioni istituzionali”.

 

Assessore, nel comparto lattiero-caseario si era diffuso un allarmismo circa una riduzione del prezzo del latte, a causa dei costi di produzione calcolati da ISMEA. 80mila mucche in Puglia firmano una produzione di qualità, oltre che di latte, anche di 17 formaggi e 3 DOP.

“La situazione nel comparto è molto critica e mi ha dato anche un bel pò di problemi perché già da presidente della Commissione durante il primo lockdown avevo messo in campo un’azione con il dipartimento relativa al ristoro per gli allevatori e per i caseifici che ammassavano latte per produrre cagliata o formaggi duri.

 

Noi per i bandi previsti dal primo lockdown siamo pronti a pagare e stiamo correndo per rispettare la data di dicembre, ma quello che è avvenuto negli ultimi 15 giorni è molto grave perché molti caseifici per il blocco delle zone rosse e arancione hanno bloccato i pagamenti ed il ritiro del latte.

 

Quindi abbiamo da una parte chi continua a pagare il prezzo alla stazza pattuito e contrattualizzato e chi invece non lo sta rispettando e non lo sta ritirando.

Sto per convocare un tavolo latte, anche se non ho la potestà in tal senso, ma questo l’ho fatto per l’economia della regione, perché se la Puglia perde gli allevatori e gli allevamenti perdiamo le sentinelle del territorio, e questo non ce lo possiamo permettere. Questo è anche uno dei motivi per cui ho presentato al Ministero e alla Commissione Europea avendo io il coordinamento delle regioni, tre regioni mi hanno chiesto la deroga della Misura 21 cosa che questa regione nonostante le difficoltà garantirà entro dicembre, ma le tre regioni hanno chiesto la proroga almeno fino al 31 marzo.

Io approfitterò con la richiesta di proroga perché avendo anche le risorse proverò quello che l’Europa non ci ha consentito e cioè quello di mettere dentro tutto il settore lattiero-caseario nelle misure Covid, perché di fatto il Covid ha determinato questo ulteriore problema.

 

Per cui lavorando sul doppio binario: lo sblocco delle risorse fin qui messe a disposizione e la partita di oggi che è la misura 21 domani, proverò a parlare con loro per dire qui serve davvero lavorare gomito a gomito perché se produciamo come è vero un terzo del latte in che serve alla Puglia è vero la crisi ma due terzi del latte viene da fuori. Per carità ognuno può prendere il latte dove vuole, ma io devo garantire il latte pugliese e voglio che tutto il sistema della filiera garantisca il latte pugliese con un prodotto di qualità. Io non farò sconti e metterò in campo ogni azione utile per i controlli interni con l’Assessorato ed esterni con gli organismi deputati a farli, perché sulle tavole dei pugliesi, e non solo, arrivino prodotti di qualità realizzati con latte pugliese. Sono pronto a discutere qualora ci fossero particolari problemi per alcuni caseifici, ma sia chiaro che non possiamo far arrivare prodotto di scarsa qualità da fuori e lasciare il nostro latte, della ben nota qualità e caratteristiche organolettiche di eccellenza, per terra”.

 

Ma passiamo assessore all’Ortofrutta, soprattutto uva da tavola. Quest’anno in calo la quantità ma di migliore qualità. Non mancano però i problemi alcuni anche gravi sia per i prezzi non più remunerativi relativi alla produzione e soprattutto il costo del lavoro non più sostenibile. Oltre al fatto che, nel periodo Covid, gli operatori della filiera ortofrutticola pugliese non hanno beneficiato dall’esonero né di contributi previdenziali ed assistenziali né di interventi economici a parziale ristoro delle loro perdite.

 

“Le parlo per questi giorni di insediamento: il tema è stato posto nella Conferenza delle Regioni, dove ho il coordinamento, e il ministero si è riservato di intervenire con alcuni provvedimenti già preparati e altri già pubblicati. Mi incontrerò a breve con il mondo dell’ortofrutta e con i tecnici valuterò per tutta una serie di problemi iniziando dalle royalty. Sul tema delle royalty c’è una novità: l’Antitrust ha aperto una procedura sulla denuncia partita da esportatori pugliesi e da un avvocato pugliese e che seguirò in maniera molto precisa e puntuale perché potrebbe avere un risvolto ed un riverbero assai importante seppur in una partita complessa quale può essere l’apertura dell’indagine dell’Antitrust. Potrebbe avere un impatto soprattutto sul prezzo e nei prossimi giorni, proverò innanzitutto a non perdere le risorse che sono state pubblicizzate nei giorni scorsi e lavorerò perché al 31 dicembre si possa portare il miglior risultato possibile nell’ambito di questi due mesi di attività.

 

Sono diverse le questioni come quella del danno da calamità che impatta pesantemente sulle produzioni ortofrutticole nonostante gli obblighi assicurativi rispetto al plafond dei danni che non viene mai risarcito.

 

Quindi sono partite complesse che vanno viste da diversi punti di vista. Di certo io ho già dato mandato al nostro Assessorato di essere presente sulle piattaforme internazionali che aiuti i nostri esportatori nel portare all’estero i nostri prodotti perché in questo periodo di pandemia che riguarda il mondo e non potendo avere le fiere all’estero e quindi non avere questi incontri, non basta essere sui siti ma di essere sulle piattaforme.

 

Nel frattempo sto seguendo i nostri esportatori specialmente dell’uva da tavola: il presidente dell’Apeo Giacomo Suglia è venuto con me nei giorni scorsi al porto di Taranto per valutare tutti gli elementi per abbattere i costi di esportazione e di movimentazione. Stiamo lavorando con la piastra logistica nel porto di Taranto per vedere con tutto quello che lì è già pronto ed utilizzabile per le imprese”.

 

Il Vino, assessore Pentassuglia, è un comparto che ha subito vistose perdite per il crollo delle attività di migliaia di bar, trattorie, ristoranti e pizzerie. Ci sono stati sgravi contributivi ed adottate misure per dare liquidità ai produttori e ridurre le giacenze di vini e di uve. Ma la situazione potrebbe peggiorare. Avete previsto interventi o supporti economici per alleviare questa situazione.

 

“Si, abbiamo già fatto il bando della Misura 21. Qui c’è un tema che riguarda le cantine: solo il 54-55% ha chiesto il supporto economico perché gli aiuti parlavano di giacenze al 31 dicembre scorso. Stiamo valutando se è per una scarsa pubblicizzazione o altro. Qui sono avvenuti interventi governativi sull’ocm vino e sui vini di qualità. Questo è un settore particolarmente importante ed ha fatto investimenti importanti, e non a caso intendo riportare in auge quello che fin qui era stato accantonato: riprendere il concorso dei vini rosati, una grande opportunità per la nostra Puglia e per i nostri produttori.

Inoltre nell’ambito della PAC sto trattando con il governo nazionale la questione dei reimpianti. Proverò a portare in Puglia altri ettari da piantare a vigneto con i nostri vitigni autoctoni perché è la grande chance che si sono dati molti territori a rilanciare con il primitivo e il negroamaro in tutta l’area del Salento. La casa del Salento per me é Lecce, Brindisi e Taranto con tutte le loro peculiarità e con un territorio che si incunea naturalmente nell’ambito delle stesse province che è quello Sava, Manduria, Avetrana, San Marzano ma che va fino Cellino e che scende in tutto il leccese.E la stessa cosa nell’ambito di Foggia con il Gargano fino a Gioia del Colle con quel vitigno storico del primitivo.

 

Noi abbiamo questa grande opportunità che è data da una grande capacità di investimenti frutto dei patti agricoli, forse qualcosa va rivisto e questo per me è importante perché si sta discutendo delle prossime anticipazioni delle due annualità della programmazione futura. Insedierò il prima possibile un gruppo di lavoro perché la prossima programmazione non parli più di temi generali e generici ma vada nello specifico a fortificare l’azione fin qui fatta perché non vorrei che abbiamo fatto grandi investimenti e poi la Xylella ha precipitato i frantoi li ha fatti chiudere e fallire e domani, per un problema qualsiasi, esempio una saturazione di mercato o un mercato che non tira, rischiamo di avere seri problemi anche per il vino. Dobbiamo avere una visione dei prossimi 20/30 anni con investimenti che dovranno partire dalla prossima programmazione”.

 

Passiamo al Grano: dopo un calo della produzione del 20% c’è stato il rischio sventato di una riduzione del prezzo. Rimane però il “problema” delle importazioni del grano dall’estero che aumenta in modo considerevole. Dal Canada quest’anno oltre il 90%.

 

“Questa è una partita molto complicata e l’unica cosa che dobbiamo fare è non prenderci in giro. 100% va bene. Ma quanto produciamo. Oggi ci sono delle belle esperienze di nicchia di grani sperimentali certificati di imprese che hanno lavorato con il sistema universitario a migliorare le qualità ed aumentare le produzioni. Ci sono numerosi casi. Sono lodevoli le iniziative dalla produzione, molitura e trasformazione, ma sono nicchie di mercato. Avrò degli incontri con le associazioni agricole ed il partenariato nel suo complesso e con gli attori istituzionali della partita per un confronto su questo tema che sarà vero e coerente sulle politiche di questo campo che vanno sviluppate ripeto non solo in agricoltura ma in tutta la filiera, quindi l’industria agroalimentare che impatta sulle produzioni soprattutto per le importazioni. Non son quanto ne recupereremo, certo noi dobbiamo fare ogni sforzo perché quelle misure siano propedeutiche a indurre l’agricoltore ad investire ecco perché chiedo il principio a tutti quanti che, fatte le regole definite tra di noi, ognuno le rispetti e si vada tutti insieme avanti, perché se cominciamo ai ricorsi e controricorsi, tira e molla, rallentiamo un sistema con progetti che dopo 3/4 anni diventano economicamente difficili da realizzare e non ce lo possiamo permettere.

 

Qui impattano molte situazioni che vanno da quella aziendale a quella del rapporto con le banche, dalla bancabilità di un progetto a quella dell’erogazione degli aiuti che può fare il mio assessorato ma che può fare lo Sviluppo economico nell’intreccio con i codici ateco. Quelle sono disquisizioni di carattere tecnico che mi appassionano poco, mettiamo i tecnici a lavorare e troviamo le soluzioni. Mentre dobbiamo trovare una quadra per provare a recuperare dove c’è da recuperare il tempo perso, ma dobbiamo guardare avanti sapendo che qui bisogna competere con la globalizzazione con altri mondi dove il prezzo, su quelle situazioni, dvono essere governati nella complessità, Certo, come per il prezzo del latte anche per il prezzo del grano non ci possiamo sostituire ad altri, ma tutte quelle azioni che possiamo fare propedeutiche a garantire un sistema competitivo le dobbiamo fare. Ho parlato al Ministero e la Commissione Europea: c’è un tema che dovremmo rivedere da subito tutti insieme convintamente e non appassionatamente, è quello degli aiuti perché quando fai un’azione del genere per garantire il sistema dell’agricoltura allevatoriale o delle imprese sul territorio che ti governano da paladini il territorio quello vero, e poi impatti con regolamenti comunitari che sono aiuti di stato, vanno ad impattare sul de minimis o vanno ad impattare su una norma qualsiasi, c’é un appesantimento del procedimento che diventa troppo farraginoso e per un imprenditore che deve investire queste cose sono delle zavorre, sono lacci e lacciuoli che la burocrazia europea nazionale e regionale deve trovare una sintesi di snellimento.

 

Assessore, per ovvi motivi dobbiamo parlare dei PSR. Dopo denunce, tribunali, annullamenti di bandi e di altro ancora, attualmente come stanno le cose anche alla luce del fatto che sono tornati indietro alla UE, come si dice, parecchi milioni di euro della Puglia perché non utilizzati.

 

“Guardi da qualche giorno abbiamo sbloccato la Misura dei Giovani 6.1 perché, rispettosi delle sentenze del TAR procediamo convintamente, anche perché chi si sente leso potrà continuare e definire il giudizio quando vorrà, secondo il nostro ordinamento.

Entro qualche giorno sblocchiamo la Misura 4.1 nonostante le vicende giudiziarie che l’hanno accompagnata oltre alle questioni giuridiche. Stiamo ricostituendo l’attività e ricostruendo anche la graduatoria in applicazione della sentenza. Partiamo, ed è mia intenzione recuperare tutte le risorse, abbiamo le prime rinunce certificate su quei bandi, tutte le risorse residuali o le anticipazioni, non voglio fare ulteriori bandi ma voglio metterle a scorrimento proprio su quelle persone che hanno fatto investimenti e che stanno aspettando o stanno aspettando per investire per recuperare un rapporto vero e coerente con l’azione. Parallelamente, una delle schede del Recovery Fund è stata data proprio alla digitalizzazione e all’innovazione: è improponibile far girare fascicoli e carte che ognuno legge autonomamente e invece, per un principio di trasparenza, un principio di velocizzazione e sburo

cratizzazione quello che deve leggere l’Assessorato deve leggere contemporaneamente Agea, il Ministero, Bruxelles, il Tecnico dell’azienda e l’Azienda stessa perché dobbiamo lavorare su una piattaforma unica e su un fascicolo unico.

 

Per concludere questo incontro assessore mi permetta di fare riferimento, anche come auspicio, al lavoro dei giovani in agricoltura in Puglia. Pare ci sa una svolta green nelle campagne. Oltre che tramandata di padre in figlio, c’è anche l’arrivo di giovani provenienti da altri settori o da altre esperienze.

 

“Io dovevo partire dalla misura 4.1 degli investimenti, ma sono partito dai giovani perché è un segnale chiaro ed inequivoco che ho voluto dare. Ci sono tanti giovani che si sono candidati ad un bando che non è stato mai impugnato da nessuno, ma è stato bloccato da altri problemi. Io a loro voglio dare fiducia perché loro hanno chiesto fiducia partecipando al bando. Molti di loro sono laureati, molti hanno fatto esperienze, molti sono delle startup, molti di quei giovani sono delle innovazioni nel mondo dell’agricoltura e dell’agroalimentare. E allora noi abbiamo tanta qualità di giovani unita a tanto bel paesaggio e li dobbiamo far viaggiare assieme. Quindi parto da loro e su loro voglio investire anche qualsiasi risorsa vada a scorrimento perché vorrei dare l’opportunità a tutti di giocarsi la partita”.

Siamo al primo posto in Europa per produzione di ortaggi ma molto indietro per numero di varietà orticole iscritte nel Catalogo Comune Europeo.Quando un agricoltore decide di coltivare una specie deve decidere anche su quale varietà puntare, e di conseguenza si orienta su quella più adatta alle sue esigenze ed alle particolari condizioni di coltura in cui opera. Per le specie più importanti coltivate in Italia sono attivi il Registro nazionale delle varietà delle specie di piante agricole e quello delle specie di ortaggi, nei quali vengono iscritte solo le varietà adatte alle condizioni ambientali del nostro Paese e che abbiano dimostrato caratteristiche di pregio in scrupolose prove eseguite in più anni in particolari centri di sperimentazione. Ogni Paese dell’Unione Europea ha i suoi Registri, che confluiscono (dal 1972) nel Catalogo Comune Europeo delle varietà delle specie di piante agricole e in quello delle specie di ortaggi.

Pietro Santamaria e Angelo Signore, rispettivamente professore e ricercatore del Dipartimento di Scienze Agro-Ambientali e Territoriali dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, hanno esaminato ed elaborato i dati delle oltre 20.000 varietà di ortaggi presenti nel Catalogo Comune delle varietà delle specie di ortaggi e li hanno confrontati con l’edizione di dieci anni prima. Non sono poche le sorprese che sono emerse.

Italia e Spagna, che sono i Paesi più importanti per la produzione di ortaggi in Europa (rappresentano più del 40% del totale), non sono i Paesi con il maggior numero di varietà orticole registrate: il primato spetta invece all’Olanda, Paese che contribuisce solo per il 5,4% alla produzione totale di ortaggi in Europa. A cosa si deve questo paradosso?

 

Ripartizione percentuale della produzione totale di ortaggi in Europa.

Partendo da questa domanda, i due universitari pugliesi hanno valutato come è cambiato il panorama delle varietà orticole nei Paesi dell’Unione Europea negli ultimi 10 anni, per ogni specie e in rapporto al tipo di propagazione e di seme utilizzabili (varietà ibride, varietà a impollinazione libera, varietà a propagazione agamica e “varietà da conservazione”).

I risultati della rassegna indicano che il Paese con più varietà orticole registrate è sempre l’Olanda, che nel Catalogo Comune detiene 8.350 varietà (40,4% del totale). Il primato dei Paesi Bassi è da ascrivere all’intera catena di fornitura, dal miglioramento genetico alla vendita al dettaglio, alle organizzazioni di produttori, agli eccellenti enti di ricerca.

Ripartizione per specie e per Paese delle varietà orticole iscritte nel Catalogo Comune Europeo.

Le specie con il maggior numero di varietà sono il pomodoro (3.675 varietà), il peperone (2.216) e la lattuga (2.114). Negli ultimi dieci anni il numero di varietà ibride è passato da 9.507 a 11.871, mentre le varietà comuni sono aumentate solo da 7.683 a 7.706. Per il pomodoro la maggior parte delle varietà sono ibridi F1, in costante crescita in generale, mentre per la lattuga è vero il contrario: solo un ibrido a fronte di più di 2.100 varietà totali.

Ripartizione delle principali specie propagate agamicamente e distribuzione per Paese.

È da segnalare che negli ultimi anni l’Unione Europea presta sempre maggiore attenzione alle “varietà da conservazione” e alle varietà da utilizzare come portinnesti in orticoltura (anche queste ora nel Catalogo), nell’ottica di una sostenibilità ambientale fortemente ancorata all’agrobiodiversità del territorio.

La rassegna che può essere consultata (per le prossime sei settimane) liberamente sul sito della casa editrice della rivista (https://authors.elsevier.com/a/1b-Z315DyngwUW). 

Riferimento bibliografico:

SANTAMARIA P., SIGNORE A., 2021. How has the consistency of the Common catalogue of varieties of vegetable species changed in the last ten years? Scientia Horticulturae, 277. doi: 10.1016/j.scienta.2020.109805

Contatti:

Prof. Pietro Santamaria

Dott. Angelo Signore

Dipartimento di Scienze Agro-Ambientali e Territoriali

Università degli Studi di Bari Aldo Moro

Via G. Amendola, 165/A

70126 Bari

Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.; Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Con l’espianto di 60 ulivi a Monopoli sia in zona cuscinetto che indenne, è partita la corsa a creare una cintura di sicurezza che non faccia diffondere la Xylella in provincia di Bari, dove si produce il 15% dell’olio extravergine di oliva nazionale. A darne notizia è Coldiretti Puglia che denuncia la velocità del contagio che in 7 anni inesorabilmente si è spostato a nord ad una velocità di più 2 chilometri al mese.

“Si tratta di tutelare un patrimonio olivicolo inestimabile anche attraverso un Piano Olivicolo Nazionale e potenziare una filiera olearia che in Puglia vale quasi 800 milioni di euro”, afferma Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

Da quando è stata confermata la presenza della Xylella fastidiosa in Salento – aggiunge Coldiretti Puglia, in base alla elaborazione di dati Sian - la produzione di olio ha subito un trend negativo che rischia di diventare irreversibile, con il minimo storico di 3.979 tonnellate prodotte nell’ultima campagna 2019/2020 a Lecce, con una diminuzione dell’80%, mentre a Brindisi la produzione di olio è diminuita del 16% e del 4% in provincia di Taranto.

Peraltro i problemi causati dalla Xylella si aggiungono quest’anno a quelli climatici che hanno causato un calo stimato del quantitativo di olio del 22% a livello nazionale che sale addirittura al 48% proprio in Puglia dove si produce circa la metà dell’extravergine Made in Italy. Complessivamente si prevede – sottolinea la Coldiretti – una produzione nazionale di circa 287 milioni di chili rispetto ai 366 milioni di chili della campagna precedente. Un risultato che mette a rischio il futuro del settore in un anno segnato dall’emergenza Covid che – conclude la Coldiretti - ha ridotto le opportunità di mercato in Italia e all’estero e aumentato i costi delle imprese per garantire la sicurezza dei lavoratori.

Con l’82% degli italiani che con l’emergenza coronavirus sugli scaffali cerca prodotti Made in Italy per sostenere l’economia ed il lavoro del territorio, il consiglio è quello di diffidare dei prezzi troppo bassi, guardare con più attenzione le etichette e acquistare extravergini a denominazione di origine Dop e Igp, quelli in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100 per 100 da olive italiane o di acquistare direttamente dai produttori olivicoli, nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica dove – conclude la Coldiretti – è possibile assaggiare l’olio EVO prima di comprarlo e riconoscerne le caratteristiche positive.

Concludendo i lavori dell’assemblea di APEO, il presidente Giacomo Suglia ha tracciato un bilancio dell’emergenza-pandemia per l’ortofrutta pugliese. “Se c’è un insegnamento da questa terribile vicenda, che ha lasciato pesantissime conseguenze a livello socio-economico, ha detto Suglia, è che l’agricoltura italiana si è confermata come una garanzia, come un settore indispensabile per la vita e per il benessere delle famiglie italiane. Le imprese dell’ortofrutta non hanno mai mollato, hanno continuato a lavorare, a produrre e confezionare, a rifornire la Grande distribuzione e i Mercati generali pur nelle crescenti difficoltà e nonostante i mille problemi legati alla sicurezza degli ambienti di lavoro, alla tutela dei lavoratori sia in campagna che nei magazzini. Nella filiera socio-economica del Paese il nostro ruolo è vitale perché non produciamo beni di lusso, ma beni indispensabile alla vita!

Abbiamo affrontato difficoltà e costi crescenti, riuscendo a mantenere i prezzi bassi per non far mancare alimenti di consumo quotidiano per milioni di famiglie italiane. Noi dell’ortofrutta siamo stati uno dei pochi settori a non fermarci, abbiamo continuato a lavorare con grande impegno e grande senso di responsabilità”

“Premesso questo, ha continuato Suglia, dobbiamo considerarci dei privilegiati perché abbiamo potuto continuare sempre a lavorare e produrre mentre gran parte dell’Italia produttiva si fermava. E tuttavia – prosegue Suglia - adesso che siamo nella Fase 3, quella della ripresa, del necessario rilancio, dobbiamo prendere atto, noi per primi, che siamo un settore fondamentale nella filiera della vita quotidiana e sta a noi impegnarci affinché il nostro ruolo sia più valorizzato e più riconosciuto per quello che vale, per quello che sa dare e garantire al benessere degli italiani. Una presa di consapevolezza, una assunzione di responsabilità che dobbiamo fare tutti insieme, perché da soli è impossibile!”

“Veniamo da settimane difficilissime per tutti, dove però l’ortofrutta ha dato prova di resilienza straordinaria, come dimostrano i flussi dell’export nel primo trimestre del 2020 (+6,9%) e anche i dati Fruitimprese relativi al solo mese di marzo (+7,1%), quando già eravamo in pieno lockdown. Ma per un concreto rilancio del nostro export- conclude Suglia - attendiamo una svolta politico-diplomatica del nostro paese che supporti concretamente le nostre imprese nell’apertura dei nuovi mercati dell’Asia, dell’Estremo Oriente e del Centro America. Così come attendiamo un progetto di rilancio dei consumi nazionali che riconosca all’ortofrutta il ruolo e i benefici per la salute dei consumatori in un quadro di sicurezza alimentare e di Dieta mediterranea”.

Le nostre imprese sono preoccupate delle conseguenze della crisi economico-sociale che si annuncia: l’ortofrutta italiana, e quella pugliese in particolare “è tra le più controllate d’Europa e del mondo e offre tutte le garanzie in tema di qualità, salubrità e sicurezza fitosanitaria. Alla politica, alle istituzioni chiediamo un riconoscimento concreto di questi nostri valori, perché la concorrenza internazionale rischia di emarginarci a causa dei nostri costi troppo alti. Si annunciano tutti i giorni misure per ridurre il carico fiscale su imprese e famiglie e per combattere la mala- burocrazia. Occorre passare dagli annunci ai fatti concreti in tempi brevissimi perché il calo dei redditi dei consumatori rischia di agevolare il prodotto di importazione, meno caro del nostro e con minori garanzie di salubrità. I nostri oneri fiscali e previdenziali sono tra i più alti d’Europa e sul costo del lavoro dobbiamo subire la concorrenza non solo dei Paesi terzi ma degli stessi nostri partner europei. A ciò si aggiunge che dal 1 luglio i pagamenti in contanti vengono ridotti da € 3.000 a € 2.000 e dal 1 gennaio 2021, addirittura a 1000 euro. Questo amplificherà la crisi in quanto si ridurranno i flussi di moneta contante nel circuito economico”.

Infine Suglia ha ricorda che “APEO,   che associa e rappresenta le migliori aziende pugliesi della produzione e del confezionamento, è sempre aperta all’ingresso di nuove imprese finora “distratte”, e sente l’obbligo morale, civile, sociale ed economico di rafforzarsi sempre di più nell’interesse di tutti noi e dei territori che rappresentiamo”.

‘Nulla sarà come prima’, il refrain post-emergenza, non vale per il popolo del vino: i consumatori italiani (l’85% della popolazione) si dichiarano infatti in buona sostanza fedeli alle proprie abitudini già a partire dalla fase 2, compatibilmente con la loro disponibilità finanziaria. Nel frattempo, non è come prima la dinamica dei consumi in regime di lockdown: il bicchiere è più mezzo vuoto che mezzo pieno, e la crescita degli acquisti in Gdonon compensa comunque l’azzeramento dei consumi fuori casa. 
E se il 55% dei consumatori non ha modificato le proprie abitudini, tre su dieci affermano invece di aver bevuto meno vino (ma anche meno birra) in quarantena, a fronte di un 14% che indica un consumo superiore. 
Lo afferma l’indagine – la prima a focus emergenza a cui ne seguiranno altre nei prossimi mesi – a cura dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor ‘ Gli effetti del lockdown sui consumi di vino in Italia’, realizzata su 1.000 consumatori di vino della popolazione italiana. 

La presentazione della survey, moderata dal Ceo di Bertani Domains, Ettore Nicoletto, è in programma questa sera alle 17 nel corso della diretta streaming di ‘ Italian wine in evolution’ ( https://winejob.it/webinar-italian-wine-in-evolution-3-appuntamento/), a cui parteciperanno il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani e il responsabile di Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini

Il ‘dopo’ sarà come ‘prima’ per l’80% dei consumatori. O più di prima, con i millennials che prevedono un significativo aumento del consumo in particolare di vini mixati (il 25% prevede di aumentarne la domanda), a riprova della voglia di tornare a una nuova normalità con i consueti elementi aggreganti, a partire dal prodotto e dai suoi luoghi di consumo fuori casa (ristoranti, locali, wine bar), che valgono una fetta di 1/3 del campione in termini di volume (il 42% tra i millennials). 

Il vino – evidenzia l’indagine – non può dunque prescindere dal suo aspetto socializzante, se è vero che la diminuzione riscontrata è da addurre in larga parte (58%) al regime di isolamento imposto dall’emergenza Covid-19che ha cancellato le uscite nei ristoranti, le bevute in compagnia e gli aperitivi. Per contro, chi dichiara un aumento ha scelto il prodotto enologico quale elemento di relax (23%, in particolare donne del Sud), da abbinare alla buona cucina di casa (42%), specie tra gli smart worker del Nord. 

Per il dg di Veronafiere, Giovanni Mantovani: “Se poco sembra modificarsi nelle abitudini al consumo – e questa è una buona notizia –, le imprese del vino sono invece chiamate a profondi cambiamenti, alle prese con la necessità di reagire alle tensioni finanziarie e allo stesso tempo di difendersi dalle speculazioni. Il mercato e i suoi nuovi canali di riferimento saranno le principali cure per un settore che oggi necessita di un outlook straordinario sulla congiuntura e di un partner in grado di fornire nuovi orizzonti e soluzioni. Come Veronafiere – ha concluso – da qui ai prossimi mesi vogliamo prenderci ancora di più questa responsabilità a supporto del settore”. 

In generale la quarantena sembra aver appiattito anche gli stimoli alla conoscenza, con la sperimentazione delle novità di prodotto in calo sul pre-lockdown (dal 73% al 59%), la preferenza verso i piccoli produttori (dal 65% al 58%), i vini sostenibili (dal 65% al 61%) e gli autoctoni (dall’81% al 76%). Tendenze queste che a detta degli intervistati torneranno identiche a prima nel post quarantena. Ciò che è cambiato, ma è da verificare se lo sarà anche in futuro, è la preferenza del canale di acquisto online, balzata dal 20% al 25%. 

Per il responsabile di Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini: “Per quanto il lockdown abbia cambiato modalità di acquisto e consumo di vino da parte degli italiani, il desiderio di ritornare ‘ai bei tempi che furono’ sembra prevalere sull’attuale momento di crisi e su comportamenti futuri che giocoforza saranno improntati ad una maggior precauzione e distanza sociale. Si tratta di un asset molto importante in termini di fiducia sulla ripresa e che va preservato soprattutto alla luce della imminente fase 2, anche perché il crollo stimato sul Pil italiano per i mesi a venire rischia di avere impatti sui consumi in considerazione di una domanda rispetto al reddito che nel caso del vino risulta elastica, e come tale, a rischio riduzione in virtù della recessione economica”. 

In controtendenza rispetto all’andamento generale, con l’aumento record del 7,5% del fatturato l’industria alimentare garantisce gli approvvigionamenti sugli scaffali di mercati, negozi e supermercati dove vanno evitati inutili e pericolosi affollamenti. E’ quanto afferma la Coldiretti sulla base dei dati Istat su fatturato ed ordini industriali a febbraio 2020 rispetto allo scorso anno. Sono oltre tre milioni gli italiani – sottolinea la Coldiretti – hanno continuato a lavorare nella filiera alimentare, dalle campagne all’industrie fino ai trasporti, ai negozi e ai supermercati, per garantire continuità alle forniture di cibo e bevande alla popolazione. L’approvvigionamento alimentare – sottolinea la Coldiretti – è assicurato in Italia grazie al lavoro di 740mila aziende agricole e stalle, 70mila imprese di lavorazione alimentare e una capillare rete di distribuzione tra negozi, supermercati, discount e mercati contadini di Campagna Amica. Ma per non far marcire i raccolti nelle campagne e continuare garantire le forniture alimentari alla popolazione sono necessari lavoratori per sostituire molti dei 370mila stagionali stranieri tradizionalmente impegnati nei lavori agricoli in Italia ed ora bloccati alle frontiere per le misure di sicurezza antipandemia. “E’ quindi ora necessaria subito una radicale semplificazione del voucher “agricolo” che possa consentire da parte di cassaintegrati, studenti e pensionati italiani lo svolgimento dei lavori nelle campagne in un momento in cui scuole, università attività economiche ed aziende sono chiuse e molti lavoratori in cassa integrazione potrebbero trovare una occasione di integrazione del reddito proprio nelle attività di raccolta nelle campagne afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel precisare che “l’Italia ha bisogno di scelte pragmatiche per il bene del Paese, come quelle che riguardano l’agricoltura e la produzione alimentare”. Una esigenza che si è fatta drammatica con il calendario delle raccolte che si intensifica con l’avanzare della primavera. Dopo fragole, asparagi, carciofi, ortaggi in serra (come meloni, pomodori, peperoni e melanzane in Sicilia) con l’aprirsi della stagione i prodotti di serra lasceranno il posto a quelli all’aperto, partendo dal sud per arrivare al nord. Le raccolte di frutta delle prossime settimane stanno partendo con la raccolta delle ciliegie in Puglia, a seguire partirà la raccolta delle albicocche, poi prugne e pesche, sempre iniziando dal meridione, per poi risalire lo stivale ed arrivare, con la scalarità delle diverse varietà fino a settembre. A maggio inizia la raccolta dell’uva da tavola in Sicilia, a giugno le prime pere, ad agosto le prime mele e l’inizio della vendemmia mentre a ottobre- conclude la Coldiretti – inizia la raccolta delle olive e a novembre quella del kiwi.

Bene la deroga concessa da Bruxelles per spendere entro il 31 dicembre 2020 gli 86 milioni di euro del PSR Puglia che rischiavano il definitivo definanziamento. E’ il commento della Coldiretti Puglia alla notizia del via libera alla deroga dell’UE per cause di forza maggiore nella spesa dei fondi PSR rimasti inutilizzati in Puglia, decisione che scongiura il rischio di gravi ripercussioni sul settore agricolo e agroalimentare Puglia.

“Il mondo agricolo pugliese ringrazia il Ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova che si è spesa per risolvere il problema della Puglia, unica regione a non aver centrato l’obiettivo di spesa al 31 dicembre 2019, e degli europarlamentari De Castro e Fitto che hanno fatto pressing sulla Commissione Europea. Adesso bisogna voltare pagina in fretta, con un deciso cambio di passo di tutta l’amministrazione regionale, perché vengano recuperati in fretta i ritardi e le inefficienze della macchina burocratica, al netto dei ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato, e venga senza indugio ridata centralità all’agricoltura a cui per 3 anni non sono state date risposte univoche e concrete”, dichiara Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

"Sono stati sprecati finora tempo e risorse a discapito della competitività delle nostre imprese agricole che hanno bisogno di istituzioni forti e responsabili al loro fianco”, conclude il presidente Muraglia.

Si è svolta nei giorni scorsi, presso la Sala Berlinguer della alla Camera dei deputati, la presentazione del libro di Marco Omizzolo " Sotto Padrone. Uomini donne e caporali nell'agromafia italiana".

E’ un viaggio nel cuore delle agromafie, tra caporali che lucrano sul lavoro di donne e uomini, spesso stranieri, sfruttati nelle serre italiane. Braccianti indotti ad assumere sostanze dopanti per lavorare come schiavi.

Ragazzi che muoiono - letteralmente - di fatica. Donne che ogni giorno subiscono ricatti e violenze sessuali. Un sistema pervasivo e predatorio che spinge alcuni lavoratori a suicidarsi, mentre padroni e padrini si spartiscono un bottino di circa 25 miliardi di euro l'anno.

Un viaggio, quello di Omizzolo, condotto da infiltrato tra i braccianti indiani nell'Agro Pontino e proseguito fino alla regione indiana del Punjab, sulle tracce di un trafficante di esseri umani. Un'inchiesta sul campo che parte dall'osservazione e arriva alla mobilitazione: scioperi, manifestazioni, denunce per rovesciare un sistema che si può sconfiggere.

Alla presentazione sono intervenuti: Susanna Cenni (deputato, Partito Democratico), Filippo Gallinella (deputato, MoVimento 5 Stelle), Marco Omizzolo (sociologo e responsabile scientifico della Cooperativa In Migrazione), Giovanni Mininni (segretario generale della FLAI, Confederazione Generale Italiana del Lavoro),… Gurmukh Singh (presidente della Comunità Indiana del Lazio), Maurizio Martina (deputato, Partito Democratico).

Avanza ancora la Xylella fastidiosa con altri 46 casi di infezione accertati nelle province di Taranto e Brindisi. E’ quanto denuncia Coldiretti Puglia, sulla base dei dati resi noti da InfoXyella, relativi ai risultati delle analisi riferiti ai campioni di olivi del sesto aggiornamento del monitoraggio 2019 che hanno conclamato la presenza della Xylella su 17 ulivi a Ceglie Messapica, 17 a Ostuni, 5 a Carovigno, 3 a Villa Castelli per la provincia di Brindisi, 1 pianta infetta a Monteiasi e 3 a Taranto.  

“Le nuove infezioni accertate confermano che continua la virata e l’avanzata della malattia sul fronte tarantino verso Matera, con i 3 nuovi ulivi infetti a Taranto, alle porte del capoluogo di provincia, a solo 1 chilometro dalla sponda orientale del Mar Piccolo in prossimità della San Giorgio Jonico – Taranto”, ribadisce Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

“Continua a mancare una strategia condivisa e univoca tra enti regionali, nazionali e comunitari per fermare la malattia e ridare speranza di futuro ai territori che hanno perso l’intero patrimonio olivicolo e paesaggistico. Determinante l’attività di monitoraggio per controllare e cercare di fermare il più possibile l’avanzata della malattia, scongiurando al contempo l’ennesima procedura di infrazione comunitaria”, aggiunge ancora Muraglia.

La stessa Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) – precisa la Coldiretti - ha lanciato l’allarme sulla diffusione della Xylella che minaccia la maggior parte del territorio Ue dove tra l’altro sono stati individuati altri casi di malattia, dalla Francia alla Spagna, dalla Germania al Portogallo con il contagio che avanza inarrestabile verso nord. 

Dall’autunno 2013, data in cui è stata accertata su un appezzamento di olivo a Gallipoli, la malattia – continua Coldiretti – si è estesa senza che venisse applicata una strategia efficace per fermare il contagio che, dopo aver fatto seccare gli ulivi leccesi, ha intaccato il patrimonio olivicolo di Brindisi e Taranto.

Per effetto dei cambiamenti climatici e della globalizzazione – conclude Coldiretti - si moltiplica l’arrivo di materiale vegetale infetto e parassiti vari che provato stragi nelle coltivazioni e per questo serve un cambio di passo nelle misure di prevenzione e di intervento sia a livello comunitario che nazionale anche con l’avvio di una apposita task force.

Recupera il terreno perso l’agricoltura pugliese nel 2019, riguadagnando il 22% della PLV (Produzione Lorda Vendibile) andata in fumo nel 2018, annus horribilis per il settore, a dispetto della paralisi amministrativa che continua a bloccare le risorse del PSR, il clima pazzo e il disastro colposo causato dai ritardi nella gestione della Xylella fastidiosa. E’ quanto emerso dall’analisi di Coldiretti Puglia sull’andamento dell’annata agraria 2019, diffusa nel corso della conferenza stampa di fine anno, alla presenza dei quadri dirigenti dell’Organizzazione.

“L’agricoltura pugliese è viva, a dispetto della mancanza di visione e strategia della politica regionale che ha lasciato noi imprenditori agricoli soli ad affrontare le emergenze dei prezzi bassi in campagna, della tropicalizzazione del clima, dell’attacco di malattie aliene provenienti dall’estero, senza alcun sostegno allo sviluppo rurale che ha ‘mangiato’ competitività alle imprese agricole pugliesi”, ha detto il presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia.

Il valore delle produzioni agricole torna a crescere, attestandosi su 3.6 miliardi di euro, principalmente grazie al recupero della filiera olivicola e olearia – aggiunge Coldiretti Puglia - che dopo il crack nel 2018 causato dalle gelate, segna un aumento del 128% rispetto all’anno precedente e la crescita sarebbe stata anche più alta se le quotazioni delle olive in campagna fossero state più soddisfacenti.

“Bene il comparto cerealicolo con una PLV in aumento del 46% rispetto all’anno precedente – riferisce il presidente Muraglia - con un rinnovato interesse per il grano pugliese che rappresenta una significativa inversione di tendenza, determinata anche dalla domanda dei consumatori per la pasta ottenuta con grano duro italiano che sta spingendo verso linee di produzione di Made in Italy 100% con accordi di filiera per aumentare le coltivazioni in Italia. L’adesione ai contratti di filiera attraverso i quali i produttori seguono determinati disciplinari tecnici garantisce l’ottenimento di elevati standard quantitativi e qualitativi per il grano duro destinato alla pasta che è stato coltivato nel 2019 su 1,2 milioni di ettari per un raccolto di 4 miliardi di chili. La regione con la maggiore produzione di grano duro in Italia è la Puglia con circa 900 milioni di chili distribuiti su 340.000 ettari”, aggiunge il presidente Muraglia. “Abbiamo seguito con attenzione l’arrivo di navi nel porto di Bari, soprattutto dai Paesi dell’est europeo e dal sud Africa, che stanno prendendo le vie più disparate in Italia, per cui chiediamo alle forze dell’ordine di seguirne i percorsi, considerato che vige ancora il segreto di stato sulle importazioni e le destinazioni di prodotti in arrivo dall’estero”, denuncia Muraglia.

Sostanzialmente stabile con un lieve rialzo il segmento del latte, grazie all’accordo di filiera tra Coldiretti, la Cooperativa ‘Latte Munto in Puglia’ e Delizia SPA che ha garantito trasparenza e stabilità ai prezzi – ricorda Coldiretti Puglia – mentre continua il trend positivo del vino pugliese con il Primitivo, al secondo posto della top ten di gradimento degli italiani con una crescita del 21% dei consumi, seguito al quarto posto dal Negroamaro (+15%), aggiunge Coldiretti Puglia. “La produzione di uva di vino nel 2019 ha subito in media un calo del 17% rispetto al 2018, ma la Produzione Lorda Vendibile segna un aumento del 9% per le migliori contrattazioni in campagna per una produzione di grande qualità”, commenta il presidente Muraglia.

Buone le performance dell’uva da tavola e della frutta fresca, anche grazie alla diversificazione in corso, con produzioni come il melograno che stanno dando valore aggiunto al comparto. “In calo la produzione degli agrumi, a causa del maltempo e il gran numero di espianti di alberi di clementine nel 2018, per cui c’è stato un significativo calo del quantitativo prodotto in quintali del 23%, con prezzi in campagna decisamente più remunerativi proprio per la scarsità di prodotto”, conclude Muraglia.

In crisi strutturale il segmento della pesca – insiste Coldiretti Puglia - che continua a perdere terreno, con la flotta peschereccia pugliese, denuncia Coldiretti Puglia, che ha perso oltre 1/3 delle imprese e 18.000 posti di lavoro, con un contestuale aumento delle importazioni dal 27% al 33%.

Di assoluto rilievo i numeri del settore in Puglia, segnala Coldiretti, il cui valore economico è pari all’1% del PIL pugliese e arriva fino al 3,5% se si considera l’intero indotto, conta 1500 imbarcazioni, 5000 addetti, 10 impianti di acquacoltura e mitilicoltura. Le aree vocate sono prioritariamente Manfredonia, Molfetta, sud Barese, Salento, dove il pescato più importante è costituito da gamberi, scampi, merluzzi.

Una crisi quella del settore ittico, che si trascina da 30 anni – rileva Coldiretti Puglia – in un mercato, quello del consumo del pesce, che aumenta, ma sempre più in mano alle importazioni. La produzione ittica derivante dall’attività della pesca è da anni in calo e quella dell’acquacoltura resta stabile, non riuscendo a compensare i vuoti di mercato creati dell’attività tradizionale di cattura. Una rinascita che passa per il mercato e sulla quale Coldiretti sta cercando di impegnarsi a fondo, facendo partire iniziative nei Mercati di Campagna Amica che hanno come obiettivo la vendita diretta, la semplificazione e la tracciabilità.

Si è svolto nei giorni scorsi a Matera e Venosa, in Basilicata, il 74° Congresso Nazionale di Assoenologi. Riportiamo il comunicato finale dell’Organizzazione con la sintesi delle giornate della manifestazione.

Per la prima volta nella storia di Assoenologi, il Congresso nazionale è sbarcato in Basilicata. E lo ha fatto nell’anno in cui Matera è capitale europea della cultura. Il tema generale dell’assise, “Il vino è cultura”, è stato declinato in un programma veramente ricco ed esclusivo. Tre i momenti congressuali. Uno dedicato ai "santuari" dell’enologia (Champagne, Borgogna e Langhe); il secondo alle "nuove frontiere" (vini del freddo di Giappone e Russia; vini in Anfora del Portogallo) e il terzo al territorio della Lucania e ai suoi vini. Il Congresso si è concluso con una serata di gala veramente esclusiva nella Piazza Orazio Flacco di Venosa, con un “faccia a faccia” condotto da Bruno Vespa a cui hanno partecipato: il presidente del Comitato nazionale vini Michele Zanardo, il presidente di Federdoc, Riccardo Ricci Curbastro, il direttore generale di Ismea, Michele Borriello e il vicepresidente della Regione Basilicata e Assessore alle politiche agricole Francesco Fanelli. Ospite d’onore il neo Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Teresa Bellanova. Si tratta di una tradizione, quella della presenza del Ministro delle Politiche agricole ai Congressi Assoenologi che si perpetua da anni e che rappresenta, oltre che un’importante gratificazione dell’attività svolta da Assoenologi, un forte segnale di riconoscimento della nostra figura professionale all’interno del comparto viticolo enologico. Hanno condotto i lavori Federico Quaranta e Andrea Amadei, di “Decanter” - Radio 2.

Il 74° Congresso ha aperto i battenti alle giovedì 31 novembre, al Matera Hotel, con una cerimonia inaugurale a cui hanno partecipato oltre novecento persone. Si sono alternati al podio numerosi rappresentanti di istituzioni locali e nazionali. Dopo i saluti del sindaco di Matera Raffaello De Ruggeri e del sindaco di Venosa Marianna Iovanni, sono intervenuti: l’assessore regionale delle Politiche agricole e forestali Francesco Fanelli, il presidente dell’Enoteca Regionale Lucana Paolo Montrone, il responsabile per il Centro Sud della Banca BPER Salvatore Pulignano, il presidente della locale sede di Assoenologi Massimo Tripaldi, il past president Massimiliano Apollonio e il direttore nazionale di Assoenologi Paolo Brogioni. A seguire, il presidente di Veronafiere Giovanni Mantovani e il presidente della Commissione agricoltura della Camera dei Deputati Filippo Gallinella, che, per l’occasione ha ricevuto il diploma di socio onorario di Assoenologi.

Nell’ambito della serata è stato presentato il nuovo libro di Assoenologi dedicato ai Portinnesti della vite “Vinifera – Ripartiamo dalle Radici”, da parte di Attilio Scienza, coordinatore scientifico dell’opera. La cerimonia è terminata con la proclamazione del personaggio dell’anno di Assoenologi. Per il 2020 è stato scelto Ezio Rivella, pioniere dell’enologia italiana, che si è collegato in diretta Skype con la sala congressi.

UN VIAGGIO VIRTUALE ATTORNO AL MONDO

La prima sessione dei lavori congressuali di venerdì 1° novembre è stata dedicata alla conoscenza di tre zone cult del vino, considerate "santuari" della viticoltura e dell'enologia mondiale: Champagne, Borgogna e Langhe.
A parlare, il re delle bollicine Alberto Lupetti, uno dei più grandi esperti e conoscitori di Champagne in Europa, che ha spiegato le caratteristiche climatiche e produttive di questa regione, introducendo tre prodotti tra i più rappresentativi: un Perrier-Jouët Blason Rosé; un Vilmart “Grand Cellier” 2014 e un Comtes de Champagne Blanc de Blancs 2007 di Taittinger.

Il giornalista Armando Castagno, grazie alla sua dedizione per la Borgogna, per la quale ha ricevuto anche le insegne di Chevalier du Tastevin nello Château du Clos de Vougeot, ha presentato questa meravigliosa regione vitivinicola francese, mettendo in degustazione tre grandissimi vini: un Saint-Romain Aoc Rouge 2017 di Alain Gras; un “La Come d’Orveau” 2017 di Bruno Clavelier e un Meursault 1er cru Aoc Blanc Perriéres 2016 di Ballot Millot.

Gianni Fabrizio, uno dei curatori della guida dei vini del Gambero Rosso, incarico che nel mondo del vino significa avere una conoscenza estrema e completa di produttori ed etichette, ha trattato il tema dei vini delle Langhe, una delle regioni italiane più blasonate per i vini rossi, proponendo un Roero Docg Srü 2015 della Cantina Monchiero Carbone; un Barbaresco Docg Bernadot 2015 di Ceretto e un Barolo Docg “Le Vigne” 2013 di Luciano Sandrone.

In tutto, nella mattinata di venerdì, si sono degustati nove vini di altissima portata (il solo Champagne di Taittinger costa oltre 130 euro la bottiglia, e il Vosne-Romanée di Bruno Clavelier quasi 250 euro) coinvolgendo oltre 700 enologi per un totale di oltre 6300 bicchieri.

La sessione è stata preceduta da un intervento di Oreste Gerini, direttore generale prevenzione e contrasto frodi agro-alimentari del Mipaaf, che ha presentato il libro “La nuova normativa dopo il Testo unico del vino”.

Dopo i "santuari" della viticoltura e dell'enologia, nella seconda sessione congressuale di sabato 2 novembre si è parlato di "nuove frontiere", ovvero di tre regioni particolari del panorama enologico mondiale, che presentano caratteristiche uniche per terroir e tecniche di produzione. Stiamo parlando del Giappone e della Russia, dove si applica una vitivinicoltura estrema viste le bassissime temperature raggiunte in inverno, e della pratica della vinificazione nelle anfore, per la quale il Portogallo, soprattutto nella zona dell’Antelajo, è leader.

Nobuo Oda in persona, presidente di Camel Group (Giappone) - settemila dipendenti e quattrocento negozi di vini e vini importati -, accompagnato dal direttore generale della Cantina Camel Farm, Masayuki Kinoshita, hanno parlato della regione di Hokkaido dove l’inverno si trascorre a meno 30 gradi con due metri di neve, e dove è cominciata una nuova era per il vino giapponese. Sembra proprio che, dopo la Gran Bretagna, il Nord nipponico sia diventato l’ultima frontiera dello spumante, una rincorsa orientale allo Champagne. Anche in questo caso sono stati tre i vini messi in degustazione: un Camel Brut Méthode Traditionnelle 2014, un Kerner Private Reserve 2018 e un Regent 2016.

Dal freddo del Giappone a quello della Russia, da cui proviene Maxim Troychuk, figlio di Valery Troychuk proprietario della Cantina Vedernikov, a 160 km dalla città di Rostov sul Don, in una delle zone più fredde della produzione vinicola del mondo. Qui si applicano delle tecniche produttive molto particolari come quella di sotterrare i tralci delle viti prima dell’inverno per difenderli dalle gelate e poi dissotterrarli in primavera. La degustazione ha riguardato due vini a piede franco, tipici della zona, e molto preziosi: un Cabernet

Sauvignon Reserve 2014 e il Fantom - Krasnostop Zolotovsky/Cabernet Sauvignon 2012, il più ricercato e costoso vino russo.

Il direttore della portoghese Herdade do Rocim, l’enologo Pedro Ribeiro, consulente per diversi produttori di vino in Alentejo e in altre regioni, ha infine parlato del vino in anfora e del suo progetto personale “Bojador” Vinho de Talha (Anfora), al top delle classifiche dei migliori vini portoghesi. La degustazione ha riguardato un Herdade do Rocim Amphora Bianco e un Herdade do Rocim Amphora Rosso, entrambi del 2018.

Il tutto intercalato da alcuni momenti tra cui la consegna dei premi Assoenologi-Versini 2019 a Viviana Corich, Giuseppina Parpinello e Silvia Ruocco dedicati, rispettivamente, a “Ricerca e sviluppo”, “Innovazione” e “Comunicazione” e al “Progetto Enofotoshield” contro i danni da luce, elaborato dall’Università di Milano – Dipartimento di Scienze per gli alimenti, la nutrizione e l’ambiente, in collaborazione con Assoenologi.

LA LUCANIA E I SUOI VINI

“La Lucania e i suoi vini” è stato il tema della tavola rotonda di venerdì 1 novembre, all’Auditorium Gervasio di Matera, condotta dal giornalista Luciano Pignataro. Vi hanno partecipato: Donato Antonacci, già direttore del Crea Utv di Turi (Ba); Filippo Corbo del Dipartimento Politiche agricole Regione Basilicata, Gerardo Giuratrabocchetti, presidente del Consorzio Qui Vulture, Francesco Perillo, presidente del Consorzio Tutela Aglianico del Vulture; Vito Cifarelli, presidente del Consorzio tutela vini Matera Doc e Giuseppe Avigliano, presidente di Eccellenze Lucane-Terre del cibo. Dario Stefàno, senatore della Repubblica, ha concluso l'incontro, parlando di vino e turismo nella regione Basilicata, dopo il varo della legge.

 

Certo non si puo dire che anche il 2019 sia stato un anno positivo per l’agricoltura pugliese, anzi è stato l’anno che ha decretato la crisi più grave.

Partiamo dai Psr: la Puglia scivola definitivamente all’ultimo posto della classifica nazionale per la spesa dei fondi comunitari del PSR, secondo i dati della Rete Rurale Nazionale aggiornati al 31 agosto 2019, con una spesa ferma al 21,71 %, la più bassa d’Italia.

La Regione Puglia è tra le regioni italiane che dispone di maggiori risorse Psr con circa 1.6 miliardi di euro di spesa pubblica complessiva, pari all’8% delle Risorse totali sullo Sviluppo rurale per l’Italia.

Ma Regione Puglia continua a navigare a vista, senza correggere gli errori di programmazione, anzi peggiorando la situazione con modifiche ai criteri di accesso a bandi pubblicati nel 2016, con un effetto boomerang che ha aperto la strada ad ulteriori ricorsi.

I ritardi accumulati nell'avanzamento del programma di sviluppo rurale rischiano di farci perdere oltre 260 milioni di euro.

Questo è infatti il volume delle risorse che i nostri agricoltori e i nostri territori rischiano di perdere al 31 dicembre 2019.

Veniamo alla Xylella. Dall’autunno 2013, data in cui è stata accertata su un appezzamento di olivo a Gallipoli, la malattia – sottolinea Coldiretti – si è estesa senza che venisse applicata una strategia efficace per fermare il contagio che, dopo aver fatto seccare gli ulivi leccesi, ha intaccato il patrimonio olivicolo di Brindisi e Taranto, con effetti disastrosi sull’ambiente, sull’ambiente, l’economia e sull’occupazione.

 

Il danno al patrimonio olivetato nelle 3 province di Lecce, Brindisi e Taranto è salito ad oltre 1,6 miliardi di euro. Da quando è stata confermata la presenza della Xylella fastidiosa a Lecce, la produzione di olio ha subito un trend negativo irreversibile, con il minimo storico di 5.295 tonnellate prodotte nell’ultima campagna 2018/2019 e un crollo del 90%, mentre a Brindisi la produzione di olio è diminuita del 38%, seguita a ruota dal calo della produzione in provincia di Taranto dove c’è stata la virata della malattia.

La ripresa dell’agricoltura e la rigenerazione del paesaggio passano attraverso l’attivazione immediata dei decreti attuativi per l’emergenza Xylella per dare sostegno alle imprese olivicole e ai frantoi e la liberalizzazione dei reimpianti anche nell’area vincolate, perché serve in Puglia una massiccia ripresa produttiva. Il Salento sta morendo da 6 anni di Xylella e soprattutto di burocrazia”, hanno insistito i presidenti di Coldiretti.

Al contempo bisogna fermare il contagio che sta avanzando inesorabilmente verso nord ad una velocità di più 2 chilometri al mese dopo aver già provocato con 21 milioni di piante infette una strage di ulivi lasciando un panorama spettrale.

La promessa ribadita dal Ministro delle Politiche Agricole Bellanova: entro il 1° gennaio 2020 saranno a disposizione di agricoltori e frantoiani i 300 milioni di euro stanziati dal Decreto Emergenze per rimettere in moto la più grande fabbrica green del Sud Italia.

Sarà vero? L’agricoltura pugliese non può più aspettare.

Lavorare in squadra, puntare sulla formazione, non rinunciare all’ identità territoriale. Non hanno dubbi i relatori ospiti del workshop “Enoturismo, un’opportunità per il territorio”, che si è svolto oggi al Castello di Gallipoli, organizzato da Noesis Group, gruppo leader nel settore internazionale della comunicazione, con la supervisione del senatore Dario Stefàno, proponente e firmatario della legge sull’enoturismo. Presenti, insieme ai tantissimi produttori venuti da tutta la Puglia, ai sommelier AIS e FIS e agli operatori, anche gli studenti dell’Istituto Turistico Amerigo Vespucci di Gallipoli, accompagnati dalla dirigente Paola Apollonio, a sottolineare ulteriormente il leit motiv della giornata: la formazione indispensabile per la qualità dell’accoglienza.  Ospiti di spessore, a partire da Donatella Cinelli Colombini, presidente nazionale de Le Donne del Vino, che ha ideato e fondato nel lontano 1993 il Movimento Turismo del Vino. Assente il ministro Teresa Bellanova, perché impegnata a Palermo, che ha confermato la sua disponibilità a fiancheggiare questo percorso. Un percorso che dovrà vedere le cantine lavorare sempre di più in squadra, per sfruttare le enormi potenzialità dell’enoturismo. “Il turismo italiano – ha spiegato Cinelli Colombini - è uno dei turismi più amati e il vino è la calamita turistica più forte d’Italia. Il vino serve al turismo come acceleratore potentissimo. Il turismo vale 1300 miliardi mentre il vino 80 e con i consumi arriva a 200.  Se il turismo è in piena fase espansiva, con 50 milioni di visitatori di più all’anno, allora occorre diventare bravi, perché è un mercato sempre più competitivo: ma da soli si è invisibili, bisogna lavorare in squadra”.

Ma su quali aspetti puntare per questo segmento ricco e che appassiona sempre più donne? La ricetta di Cinelli Colombini: raccontare ciò che ci rende unici e capire i trend: lo sport, la natura, le escursioni, lo yoga, la didattica, i “wine weddings” che stanno diventando una moda mondiale, l’attenzione all’ambiente e le nuove tecnologie per parlare ai millennials sempre collegati. E poi è necessario più che mai puntare alla formazione e a figure dedicate come i “wine hospitality manager”. 

Della necessità di formare un personale qualificato ha parlato anche Stefàno, che ha illustrato il percorso che ha portato alla legge e descritto i decreti attuativi pubblicati dal Mipaaf, non tutti però rispondenti agli obiettivi stessi della legge e alle ambizioni di un settore che deve puntare in alto. “Nel decreto, infatti – ha spiegato Stefàno -  manca un richiamo agli investimenti sul web, manca una parola chiara sulla qualificazione degli addetti, così come sulla segnaletica. E poi manca una posizione forte sull’Osservatorio nazionale sull’enoturismo, che invece sarebbe indispensabile perché i dati servono alla programmazione strategica”. La ricetta di Stefàno è chiara: “Senza scimmiottare altre realtà, la cantina pugliese è competitiva se rimane pugliese. I luoghi di produzione debbono conservare l’identità, che sappiamo raccontare meglio e più di altri e che ci rende meno imitabili”.

Sebastiano De Corato vice Presidente Movimento Turismo del Vino, ha raccontato la storia del movimento in Puglia, che ha reso la nostra regione “avanguardia nel panorama nazionale”, mentre Filippo Bartolotta, giornalista e wine educator , noto per essere il “ sommelier dei vip”, grazie alle sue degustazioni che hanno fatto conoscere il vino italiano a personaggi illustri, tra cui i coniugi Obama, ha sottolineando quanto sia importante nel parlare della propria cantina anche raccontare il territorio ed entrare in sintonia con il turista, oggi molto più preparato di un tempo ed in cerca di un turismo che sappia emozionare. Anche Federico Quaranta, conduttore di Decanter, programma cult di Rai Radio2 dedicato al mondo dell’enogastronomia, ha parlato di emozioni “perché oggi il turista non vuole guardare un posto, ma vuole entrarci, vuole emozionarsi vivendo un’esperienza con le persone che hanno realizzato quel posto”.

 Si è parlato anche di logistica con Lotta Wikman, retail marketing manager UPS Italia, che ha evidenziato come l’export del vino italiano sia in crescita (nei primi mesi del 2019 + 4 per cento e mezzo) con la Puglia che nel 2018 ha esportato vino per ben 159 milioni di euro, sottolineando l’importanza dell’e-commerce.

Infine, Martin Slater, presidente di Noesis Group, ha parlato della necessità di creare strategie di marketing e comunicazione ma anche di ragionare in ottica di squadra, attraverso le reti d’impresa, strumento che consentirebbe alle piccole aziende di accedere anche ai finanziamenti europei, portando l’esempio dei pescatori greci e del lavoro fatto, in rete, per valorizzare e promuovere il pesce greco. “Perché -ha concluso - chi è solo è ancora più piccolo ed ha più difficoltà”.

L’appuntamento, moderato dal giornalista Rai Giorgio Demetrio, si è aperto con i saluti del sindaco Stefano Minerva che ha  sottolineato come il mondo del vino rappresenti “ le radici che ci rilanciano verso il futuro  e raccontano la grandezza di un territorio che sta scrivendo pagine importanti del turismo internazionale. Gallipoli  - ha evidenziato – è regina del turismo ma il mare non basta più, bisogna far innamorare del nostro territorio e dei nostri prodotti”. Anche l’assessore al Turismo Titti Cataldi ha voluto evidenziare come  “l’enoturismo può rappresentare una bella occasione anche per Gallipoli, con l’obiettivo di una nuova prospettiva turistica e per innalzare la qualità dell’offerta”. 

A due settimane dall’inizio ufficiale della raccolta delle uve in Puglia, la vendemmia entra nel vivo con il Primitivo, al secondo posto della top ten di gradimento degli italiani con una crescita del 21% dei consumi, seguito al quarto posto dal Negroamaro (+15%). E’ quanto emerge da una analisi di Coldiretti Puglia, in occasione della presentazione delle previsioni vendemmiali 2019 di Ismea, Assoenologi e Unione italiana vini che hanno rivisto le stime di inizio agosto all’avvio della raccolta delle uve.

Si stima – sottolinea la Coldiretti – a livello territoriale una produzione in aumento solo in Toscana (+10%), è stabile in Valle d’Aosta e Molise mentre cala in Puglia (-16%), Lombardia (-30%), Umbria (-24%), Emilia Romagna e Sicilia (-20%), Friuli Venezia Giulia (-18%), Veneto (-16%), Trentino Alto Adige, Lazio, Piemonte e Marche (-15%) Sardegna (-13%), Abruzzo (-11%), Liguria e Basilicata (-10%), Campania (-6%) e Calabria (-3%)

“A dispetto del clima impazzito dei mesi scorsi e facendo i debiti scongiuri rispetto all’andamento climatico delle prossime settimane, le previsioni 2019 sono ottime, con una produzione nella norma e qualità straordinaria e una vendemmia che produrrà tra i 9 e i 10 milioni di ettolitri di vino. Nutriamo forti aspettative, considerato che l’export è cresciuto in valore di un ulteriore 6,7% nel 2018, con un aumento del 5% per i vini Doc, per le IGP del 4% e del 6% per gli spumanti”, commenta Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

La mappa provincia per provincia conferma l’annata vendemmiale positiva, con una produzione in calo tra il 15% e il 20 percento rispetto al 2018 in Valle d’Itria per l’andamento climatico anomalo, stima Coldiretti Puglia, in provincia di Foggia in linea con le medie storiche, in Salento nell’area del Negroamaro si stima un calo del 15% a causa del clima pazzo e degli sbalzi termici, fino al lieve calo nelle province di Bari e BAT che non dovrebbe superare il 5%.

“Nelle vigne c’è grande ottimismo. Dopo una primavera più fredda del consueto, che ha influenzato germogliamento e fioritura, maggio e giugno con piovosità sopra la media, il maestrale e la tramontana perduranti da più di 30 giorni hanno garantito finora una vendemmia di straordinaria qualità , ma con punte di calo del raccolto tra il 15 e il 20 per cento in Salento, mentre a Bari e Foggia le quantità sono assolutamente coerenti con la media storica. Le prime uve bianche hanno cominciato a riempire i serbatoi in cantina con almeno 10 giorni di ritardo rispetto alle ultime 5 vendemmie e l’andamento della raccolta del Primitivo ci consentirà a breve di valutare concretamente le stime e le aspettative sulla vinificazione delle uve nere”, spiega il presidente di Coldiretti Lecce, Gianni Cantele, responsabile del settore vitivinicolo di Coldiretti Puglia

La popolarità anche internazionale di eccellenze varietali uniche quali Primitivo, Negroamaro, Susumaniello e Nero di Troia, con il successo di vini DOP quali il Primitivo di Manduria, il Salice Salentino e il Castel del Monte, per citarne solo alcuni, hanno fatto del settore vitivinicolo pugliese – continua Coldiretti Puglia - il riferimento per vocazione, capacità di raccontare e promuovere al meglio il territorio, innovazione e grande propensione all’internazionalizzazione.

Grande exploit della Puglia dei rossi, degli spumanti e dei vini rosati che in 3 anni registrano un balzo record del + 122%, rappresentando il 40% della produzione nazionale totale dei rosati con oltre 1 milione di bottiglie l’anno. In sintesi quasi 2 bottiglie su 4 di rosé ‘Made in Italy’ è pugliese e sempre i rosati fanno registrare una crescita dei consumi superiore al 13%, registra Coldiretti Puglia.

Sotto il profilo occupazionale, è la provincia di Foggia la seconda in Italia per ore di lavoro create nel settore del vino. Il Puglia Igt crea 16,5 milioni ore di lavoro all’anno, riferisce Coldiretti Puglia, subito dopo il Montepulciano d’Abruzzo DOC, riverisce Coldiretti Puglia che segnala il ruolo del settore vitivinicolo per l’economia e il lavoro nel Mezzogiorno e in Puglia, con un altro vitigno pugliese al decimo posto della top ten nazionale, il Castel Del Monte Doc, con 9,4 milioni di ore lavorate nella provincia di Bari.

Grande successo anche del biologico, rimarca Coldiretti Puglia, dove 1 ettaro su 8 di vigneto è biologico in Puglia, la seconda regione italiana con 10900 ettari nel segmento del vino bio, con una spiccata attenzione anche all’ambiente, testimoniato dall’utilizzo del ‘tappo bio’, la chiusura innovativa “carbon neutral”, riciclabile al 100% e realizzata con materiali rinnovabili d'origine vegetale.

 

 

E’ presente a Bari, alla Fiera del Levante da sabato 8 al 16 settembre prossimi, la FATTORIA COLDIRETTI per conoscere la buona agricoltura nell’anno del cibo italiano. Per nove giorni, in occasione dell’82^ edizione della Campionaria del Levante, la FATTORIA di Coldiretti Puglia allestita sul piazzale 114/a farà vivere alle famiglie e ai visitatori 9 giorni di campagna in città, con un’area dedicata al Mercato di prodotti agricoli e agroalimentari a KM0 di Campagna Amica, con  i sapori antichi della tradizione mirabilmente esaltati dagli agrichef, dalla pasta di grano Senatore Cappelli, alla carne 100% pugliese servita nella braceria e pizza, panzerotti e focaccia autenticamente tricolori, dalla farina all’olio, dal pomodoro alla mozzarella.

La Conferenza delle Regioni ha espresso l'intesa sul decreto relativo al regime di codizionalità, riduzioni, esclusioni ed inadempienze dei beneficiari dei pagamenti diretti e dei programmi di sviluppo rurale, dando il via libera al  testo così come definito in sede di istruttoria tecnica il 19 dicembre 2017. L'intesa è stata però condizionata all’accoglimento di ulteriori proposte di modifica contenute in un documento che è stato consegnato al Governo nella Conferenza Stato-Regioni del 21 dicembre che si riporta di seguito integralmente (il testo è stato già pubblicato sul portale www.regioni.it, sezione "Conferenze").

Nonostante la "dotazione finanziaria del tutto inadeguata", alla fine le Regioni hanno comunque espresso l'intesa  sulla proposta di prelevamento dal fondo di solidarietà nazionale per far fronte ai danni causati in agricoltura per le calamità che si sono verificate nel 2017.

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