L’agricoltura pugliese è alle prese con una crisi senza precedenti che non sta risparmiando alcun comparto. Oltre a ciò continuano a permanere criticità ormai ataviche, strutturali ed infrastrutturali, che vanno affrontate con vigore e concretezza.

CIA – AGRICOLTORI ITALIANI di Puglia ha indetto una mobilitazione regionaleper tenere alta l’attenzione sulle emergenze in corso e per sollecitare le Istituzioni preposte a qualunque livello affinchè si trovino soluzioni adeguate.

Di seguito un quadro delle situazioni critiche e le proposte che CIA – AGRICOLTORI ITALIANI Puglia sottopone alle Istituzioni, chiedendo a tutti i livelli di fare squadra e di agire in sinergia per salvare l’economia regionale pugliese, trovando soluzioni condivise ed utilizzando in modo strategico le risorse a disposizione e incrementarle per mettere in moto azioni concrete, rapide, efficaci.

 

I COSTI DELLE MATERIE PRIME

Le materie prime – gasolio agricolo, fertilizzanti, mangimi ed altro – registrano quotidianamente aumenti spropositati (fino al 200% in più) per il combinato disposto delle speculazioni e degli effetti negativi della guerra in Ucraina.

 

RICHIESTE:

  • Estensione di almeno altri 6 mesi del credito di imposta sul gasolio agricolo del 20-30%;
  • Eliminazione delle accise sul gasolio agricolo;
  • Defiscalizzazione previdenziale in materia di lavoro agricolo;
  • Riduzione del 50% il costo dei contributi previdenziali ed assistenziali;
  • Controlli da parte degli organismi preposti (forze dell’ordine) sulle speculazioni e sull’aumento dei prezzi in generale;

 

I PREZZI DEI PRODOTTI AGRICOLI

I prezzi riconosciuti ai produttori agricoli molto spesso non coprono nemmeno le spese di coltivazione e raccolta.

Produrre al di sotto dei costi di produzione non è possibile, così come non lo è produrre a ‘costi italiani’ e svendere a prezzi internazionali le produzioni ottenute, stando attenti a rispettare – doverosamente e come facciamo sempre - i contratti di lavoro, le norme sulla sicurezza e le regole per garantire la salubrità dei prodotti. Tutta questa mole di lavoro non è riconosciuta da chi porta sulle tavole dei consumatori quei prodotti.

In sostanza, il comparto agricolo è uno dei pochi a subire e a non determinare il prezzo dei propri prodotti, con uno squilibrio di potere contrattuale che pende completamente a favore della GDO (la Grande Distribuzione Organizzata) e dei mediatori.

 

RICHIESTE:

  • Riequilibrare i rapporti all’interno della filiera e in particolar modo con la GDO;
  • Aggregare e differenziare l’offerta e favorire la rinascita di punti vendita e negozi specializzati per la distribuzione dei prodotti;
  • Eliminare le disparità esistenti anche in ambito europeo ed extra europeo rispetto all’uso dei fitofarmaci;
  • Sovvenzionare l’espianto di vecchi impianti, in modo da rinnovare le strutture e incentivare l’innovazione varietale;
  • Favorire l’aggregazione in OP;
  • Realizzare il catasto ortofrutticolo;

 

MANODOPERA AGRICOLA

L’emergenza della manodopera nel settore agricolo è insostenibile per le imprese. La situazione è prossima a diventare critica. Non si riesce a reperire manodopera, manca il flusso dell’Est Europa e dai Paesi extracomunitari.

Il comparto agricolo, poi, è soggetto quotidianamente alle condizioni meteo-climatiche che possono  o non permettere la esecuzione dei relativi lavori in campagna. Pertanto risulta davvero vincolante e penalizzante la norma che obbliga i datori di lavoro agricoli ad avviare le assunzioni il giorno precedente l’inizio del rapporto di lavoro.

 

RICHIESTE:

  • Utilizzare i “corridoi verdi” per i lavoratori extra comunitari;
  • Utilizzare la manodopera dei percettori del Reddito di Cittadinanza;
  • Rivisitazione delle norme in materia di assunzioni agricole che consentano ai datori di lavoro agricoli di poter effettuare assunzioni immediate lo stesso giorno di inizio del rapporto di lavoro.

 

 

I CAMBIAMENTI CLIMATICI E LE CALAMITA’ NATURALI

 

Non vi è giorno in cui non si registrano calamità naturali: siccità, alluvioni, grandinate, bombe d’acqua, nevicate, gelate. L’incidenza delle calamità naturali è ormai devastante.

 

RICHIESTE:

  • riforma della legge 102/2004;
  • costituire un fondo assicurativo per tutelare le aziende agricole dagli eventi naturali e dalle crisi di mercato, in parte coperto dalla fiscalità generale ed in parte dai fondi del Psr;
  • accellerare le istruttorie per il riconoscimento degli indennizzi.

 

LA FAUNA SELVATICA

La presenza incontrollata sul territorio di fauna selvatica (cinghiali, lupi, cinghiali, storni), sta determinando annualmente milioni di euro di danni ad allevamenti e coltivazioni, sta mettendo in pericolo anche i residenti nelle campagne.

È necessario procedere ad un abbattimento selettivo e controllato dei cinghiali.

 

RICHIESTE:

  • abbattimento selettivo e controllato dei cinghiali per riportare a livelli di sostenibilità ambientale la presenza di detti animali sul territorio;
  • riconoscere risarcimenti veri e propri agli agricoltori danneggiati;
  • superare il regime del de minimis e i limiti da esso imposti;
  • riformare radicalmente la legge 157/1992;
  • prevedere la sterilizzazione dei cinghiali;
  • prevedere la eventuale realizzazione della filiera della carne di cinghiale.

 

XYLELLA FASTIDIOSA

Abbiamo sempre sostenuto che la Xylella fastidiosa non avrebbe atteso i tempi della burocrazia, della politica e della giustizia.

Non ci eravamo sbagliati, stante l’avanzamento del batterio giunto ormai in provincia di Bari.

A tal proposito si ribadisce ancora una volta che il nostro riferimento è sempre stata e sarà la scienza e non la fantascienza, i santoni e gli pseudoambientalisti che tanti danni hanno arrecato in questi anni attraverso le loro azioni di disinformazione e di proteste senza senso e senza fondamento scientifico, distruggendo in quasi 10 anni un patrimonio immenso.

Gli agricoltori in questi anni hanno rispettato le regole, innanzitutto eseguendo regolarmente le buone pratiche agricole e tutte le procedure previste dai piani di azione annuali varati dalla Regione Puglia, con un aumento esponenziale dei costi a fronte di bilanci aziendali in molti casi ridotti a zero.

Restano ancora delle criticità – soprattutto notevoli ritardi - circa la eradicazione delle piante infette per le quali i proprietari non avanzano richiesta di eradicazione volontaria.

 

RICHIESTE:

  • nomina di un commissario straordinario per gli abbattimenti con poteri, mezzi, risorse economiche e umane straordinarie;
  • accelerare la erogazione della 2.da e 3.za annualità per i frantoi;
  • accelerare le istruttorie delle domande relative alla mis. 4.1.C
  • destinare ulteriori risorse per la rigenerazione olivicola delle province interessate;
  • svolgere periodicamente le attività di monitoraggio delle piante e dei vettori;
  • destinare risorse agli agricoltori che svolgono con diligenza le buone pratiche agricole;
  • prorogare per altri due anni gli indennizzi per i danni subiti da Xylella;
  • implementare ulteriormente la ricerca scientifica e la sperimentazione;
  • continuare nella sperimentazione dei sovrainnesti dei monumentali;
  • integrare la concessione di carburante agricolo per le zone colpite dal batterio
  • attivare al più presto il catasto olivicolo per le zone colpite dalla Xylella;
  • bando Psr ad hoc per le aziende che hanno reimpiantato alle quali è necessario dare un supporto fino alla produzione;
  • un coordinamento per il monitoraggio di tutte le risorse messe a disposizione del sistema agricolo affinché vengano utilizzate per una vera rigenerazione del sistema agricolo e del paesaggio.

 

 

 

LA RISORSA ACQUA

 

In molti territori della Puglia le infrastrutture irrigue risalgono al periodo degli anni ’50 e da allora in molti casi non vi è stata manutenzione né ammodernamenti. Occorre mettere nelle condizioni tutti i Consorzi di Bonifica presenti sul territorio pugliese di predisporre una progettualità utile a migliorare le infrastrutture e consentire il più possibile l’utilizzo delle acque provenienti dagli invasi piuttosto che quelle proveniente dai pozzi.

 

RICHIESTE:

  • risorse specifiche messe a disposizione per investire nei territori cercando di creare invasi;
  • Incentivare il riuso e l’utilizzo delle acque reflue provenienti dai depuratori;
  • Un’autorità unica di gestione delle acque;
  • Demandare la gestione della realizzazione di nuovi invasi a livello nazionale e non agli enti locali;
  • Attivare le procedure per il riconoscimento dello stato di calamità dovuta alla siccità dell’anno in corso;
  • Avviare una nuova sanatoria per i pozzi.

 

I CONSORZI DI BONIFICA

 

CIA – AGRICOLTORI ITALIANI di Puglia ritiene i consorzi di bonifica importanti strumenti di gestione del territorio. Però devono funzionare appieno e rispondere alla loro mission.

 

RICHIESTE:

  • accelerare la riforma complessiva dei consorzi di bonifica commissariati;
  • condivisione seria e concreta dei nuovi piani generali di bonifica e dei piani di classifica;
  • trovare una soluzione concordata rispetto ai ruoli del tributo 630;
  • programmare un piano di lavori pluriennali dei Consorzi.

 

 

AGRITURISMO

 

Le aziende agrituristiche hanno subito ingenti danni a causa della pandemia Covid 19. A ciò si aggiunge la difficoltà attuale di non riuscire a trovare personale specializzato.

 

RICHIESTE:

  • Riproporre la misura 21 del PSR Puglia;
  • Riproporre il Fondo per la filiera della. Il fondo in passato consentiva di richiedere contributi a fondo perduto da un minimo di mille fino a un massimo di diecimila euro per l'acquisto di prodotti 100% Made in Italy, 

 

 

UVA DA TAVOLA: LA QUESTIONE ROYALTY

 

In alcuni Paesi, come Israele, Cile e Stati Uniti, la ricerca scientifica ha prodotto nuove varietà di frutti. La proprietà intellettuale di quelle produzioni implica il pagamento delle royalty, da parte dei semplici agricoltori sul territorio, non solo per avere l’autorizzazione a coltivare determinate varietà ma anche nella successiva vendita del raccolto.

 

RICHIESTE:

  • Bloccare l’azione di strozzinaggio praticata dai breeders;
  • Sostenere programmi nazionali di ricerca in sinergia tra Istituzioni pubbliche, enti scientifici e imprese, comprese le Op per il miglioramento genetico per l’uva da tavola e gestione pubblica delle nuove varietà.

 

IN GENERALE…

 

Nel complesso e con celerità serve una riforma del sistema del risarcimento dei danni da calamità e da crisi di mercato con regole semplici ed in grado di rispondere immediatamente alle esigenze degli agricoltori. Dobbiamo superare la logica dell'emergenza e delle soluzioni tampone. E non possiamo più subordinare le vite degli agricoltori a tempi burocratici biblici.

 

In generale, al fine di riportare il settore agricolo pugliese, nei margini di una sostenibilità di gestione e competitività produttiva chiediamo anche di: 

 

  • Approntare misure specifiche nel PSR pugliese e nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e resilienza;
  • Appostare risorse per la gestione delle crisi di mercato;
  • Appostare risorse per la realizzazione di infrastrutture di stoccaggio legate a strumenti di trasporto intermodale;
  • Appostare risorse per l’efficentamento energetico, di macchine e strutture, e per il riutilizzo di tutti gli scarti di lavorazione e scarti potatura;
  • Approntare misure per la gestione del rischio da calamità e crisi di mercato;
  • Iniziare a lavorare a livello europeo per prevedere e varare nel prossimo futuro una sorta di “PNRR 2”;
  • Rinnovare le cambiali agrarie;
  • Intervenire sugli istituti bancari che ultimamente stanno chiedendo alle aziende di rientrare dai fidi;
  • Sospendere le rate mutui per 12 mesi;
  • Effettuare la anticipazione immediata di tutte le somme dovute su domanda PAC 2022 e PSR misure agroambientali;
  • Realizzare dei piani di settore dei comparti produttivi agricoli della nostra regione da inserire in un contesto di piani di settore nazionale;
  • Rivisitare le norme fondanti della PAC a livello europeo a fronte delle criticità emerse a seguito del conflitto Russia-Ucraina.

 

CONCLUSIONI

 

In conclusione chiediamo alle istituzioni a tutti i livelli, in primis a Regione Puglia e Governo nazionale, di attivarsi immediatamente per affrontare le criticità innanzi accennate e di trovare le possibili soluzioni a salvaguardia delle imprese agricole e dei lavoratori.

Qualora non dovessero esserci le prime risposte alle legittime istanze degli agricoltori, CIA Puglia è pronta a scendere in piazza a oltranza.

Al via gli interventi compensativi per i frantoi oleari salentini per gli anni 2020 e 2021, una delle misure ‘Salva Frantoi’ dopo lo tsunami che si è abbattuto in Salento a causa della Xylella con strutture dismesse, vendute all’estero e oltre 100 frantoi che non riapriranno più i battenti nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto negli ultimi 6 anni. E’ quanto dichiara Coldiretti Puglia, a seguito della pubblicazione del Decreto del Ministero delle Politiche Agricole con gli interventi compensativi in favore dei frantoi oleari previsti dal Piano per la Rigenerazione Olivicola da 300 milioni di euro.

“In fase di rimodulazione abbiamo chiesto procedure semplificate per gli interventi sui frantoi oleari che hanno riguardato 271 frantoi per 5,7 milioni per la prima annualità ed è stato stabilito di attivare la misura anche per i 2 anni successivi, richiesta avanzata da Coldiretti Puglia che ha chiesto di lasciare le risorse sulla misura per assorbirla completamente considerati i danni subiti dai frantoi”, spiega Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

Intanto, Coldiretti Puglia torna a chiedere una stretta decisa alla Regione Puglia sulle procedure per gli svellimenti, con gli ulivi secchi sui terreni abbandonati pieni di sterpaglie che ogni estate trasformano il Salento in un enorme rogo con danni irreparabili sull’ambiente e sul turismo.

Ai danni incalcolabili all’agricoltura si sommano quelli d’immagine con gravi ripercussioni anche sul turismo – denuncia Coldiretti Puglia - in un territorio come il Salento ricco di luoghi di straordinaria bellezza che hanno attirato negli anni un numero crescente di vacanzieri italiani e stranieri per ammirare le bellezze naturali.

I ritardi nell’autorizzazione degli espianti degli ulivi secchi colpiti dalla Xylella in Salento, a rischio desertificazione e incendi, perché dopo 9 anni la provincia di Lecce continua a morire di burocrazia, impone l’autorizzazione regionale che consenta di eliminare gli ulivi secchi, senza aspettare l’esito delle istruttorie delle domande dell’articolo 6, con l’inaccettabile paralisi amministrativa che sta facendo slittare di un altro anno la rigenerazione del territorio salentino, dopo che la Xylella ha fatto seccare 21 milioni di ulivi, provocando effetti più disastrosi di un terremoto con ripercussioni drammatiche di natura produttiva, ambientale, economica, lavorativa.

Gli agricoltori chiedono di espiantare gli impianti olivicoli danneggiati e non più produttivi e di eseguire le operazioni colturali utili al reimpianto, perché gli strumenti per la verifica del numero di piante  di olivo danneggiate da eliminare e da ripiantare sono già in possesso della pubblica amministrazione, come le ortofoto 2019, il catasto olivicolo e le banche dati Agea.

Serve di dare immediata e piena attuazione al piano con decreti attuativi e bandi ad hoc che si tradurrebbe in una boccata d’ossigeno essenziale per le aziende agricole e gli agriturismi – conclude Coldiretti Puglia - che stanno affrontando l’ennesima crisi economica a causa dei costi di produzioni balzati alle stelle a causa del conflitto in Ucraina.

A quanto pare, la “telenovela xylella” continua ad avere una nuova puntata che, come era già successo nel 2015, quando nella zona di Francavilla Fontana, le sospensive per i ricorsi al TAR impedirono di effettuare le eradicazioni per lungo tempo, eradicazioni stabilite da una commissione dell’UE e quindi recepita dalla Regione Puglia, ha ancora una volta in questi giorni come protagonisti, da un lato degli olivicoltori e dall’altro un TAR, quello di Bari, a cui gli aspiranti “salvatori”, cinque proprietari di uliveti, si sono rivolti per essere aiutati nel loro intento, TAR che ha deciso la sospensione dell'eradicazione di 37 ulivi, tra i quali alcuni secolari siti in agro di Ostuni. A quanto pare, per il Tar di Bari è ammissibile un'alternativa all'espianto, in base alla quale i proprietari dovranno entro e non oltre il 30 giugno 2022 praticare negli ulivi infetti una capitozzatura delle branche principali, seguita dall'innesto di cultivar resistenti. Quindi per la prima volta in materia, non dovranno essere eliminate le piante. I giudici del TAR hanno pure accolto le richieste di sospensione cautelare dei provvedimenti con i quali nei mesi scorsi la Regione Puglia ha prescritto "misure fitosanitarie per il contenimento della diffusione della Xylella fastidiosa" attraverso la "estirpazione" degli alberi. I giudici sono stati convinti pare dal parere di studiosi e di tecnici di un Comitato scientifico multidisciplinare indipendente secondo il quale gli altri numerosissimi scienziati ‘con una grave e dannosa distorsione della verità attribuisce ad un batterio la causa dei disseccamenti. A questo punto è lapalissiano come il TAR di Bari abbia pertanto  ‘scimmiottato’, è il caso dirlo, la concorde opinione di tanti scienziati, mi sia consentito di affermare ‘quelli veri’, che in pubblicazioni scientifiche riconosciute a livello internazionale, avevano decretato come per debellare la Xylella, vero responsabile della malattia, sia assolutamente inefficace la pratica degli innesti; il loro responso era stato tra l’altro accolto dal Servizio fitosanitario regionale che nell’atto relativo al protocollo innesti aveva chiarito che non vi sono evidenze scientifiche che dimostrino l’efficacia di questa pratica e che anzi una eventuale operazione di questo tipo presenti margini di rischio non quantificabili. Concordi contro l’ordinanza anche organizzazioni di produttori come la COPAGRI e la COLDIRETTI PUGLIA. Insomma, come nel ‘teatro dell’assurdo’, in cui è classica un’azione circolare, il cui svolgimento riporta gli spettatori al punto di partenza, il problema dell’abbattimento degli ulivi infetti dalla xylella è ritornato ancora una volta allo stato di partenza perché qualcuno, in disaccordo con gli scienziati, si è appellato al TAR di Bari, questa volta per proporre come soluzione salvifica gli innesti, negando pure che la colpa sia del batterio. Tra l’altro, già la ministra Bellanova, quando era titolare del dicastero dell’agricoltura, scucì dalle casse dello stato un finanziamento di diversi milioni di euro proprio a favore di coloro che attraverso gli innesti avessero tentato di salvare gli olivi secolari con nessun risultato.

Rebus sic stantibus, ancora una volta i tentativi di almeno frenare l’avanzamento del batterio, che   corre alla velocità media di 40 Km all’anno, sono certamente rallentati da certe persone ed istituzioni, politici compresi, che talvolta appaiono diffidenti della scienza.

In conclusione c’è da auspicare che certi rallentamenti dettati dalla diffidenza nella scienza non avvengano più. Infatti, la scienza, quella vera, ha i suoi tempi, specie per studiare piante generose come gli ulivi, simboli della nostra millenaria cultura; in pratica, quanto più si riuscirà a frenare la velocità di diffusione della xylella, tanto più tempo avranno gli scienziati per individuare un rimedio efficace, uno dei quali potrebbe essere avere come scopo l’individuazione anche nel germoplasma di altre specie arboree, di un gene capace di indurre una sicura di resistenza al batterio da introdurre nel DNA delle piante di ulivo. Se questo o altri tentativi raggiungeranno al più presto lo scopo, finirebbero da un lato fuori scena i tanti personaggi diffidenti nella scienza, e dall’altro sarebbero giustamente posti al centro gli scienziati che hanno sconfitto il batterio (non è impossibile!), per la gioia in primis di tutti olivicoltori e quindi degli estimatori dell’olio extravergine di oliva.

 

 

 

A meno di un mese dall’inizio della raccolta dei cosiddetti ‘frutti del paradiso’, con il balzo dei costi di produzione e la grave siccità, serve fare squadra per sostenere e rilanciare le ciliegie di Puglia attraverso il PSR, l’IGP, campagne di promozione, ricerca e innovazione. E’ quanto afferma Coldiretti Puglia che chiede all’assessore regionale all’Agricoltura, Donato Pentassuglia, la convocazione urgente di un tavolo regionale che, a partire dalla riorganizzazione e dal rafforzamento delle filiera, avvii un piano di rilancio  del settore cerasicolo pugliese.

“La presenza di varietà obsolete e scarsa conoscenza e adeguata sperimentazione di varietà innovative, interessanti per i mercati nazionali e d’esteri  assieme ad elevati costi colturali, in particolare per la mano d’opera, peraltro di difficile reperimento e una disponibilità irrigua spesso limitata, sono elementi di forte criticità per un settore che in Puglia vale 22 milioni di euro”, afferma il presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia.

La Puglia è la maggior produttrice di ciliegie in Italia, detiene con le sue quasi 32.000 tonnellate – spiega Coldiretti Puglia - il 35% delle produzioni italiane e il 62% delle superfici investite pari a circa 19.000 ettari di terreno ed un fatturato di circa 22 milioni di euro. La produzione di ciliegie risulta concentrata nella provincia di Bari che da sola rappresenta il 96,4% della produzione regionale e il 39% del totale nazionale – aggiunge Coldiretti Puglia – con le sue 47 mila tonnellate la provincia di Bari è la prima provincia italiana per produzione di ciliegie raccogliendo il 34% della produzione nazionale.

“E’ necessario ricostruire una vera e propria filiera che sia in grado di valorizzare il prodotto anche attraverso una caratterizzazione territoriale della produzione, con la creazione di un Marchio che valorizzi le caratteristiche organolettiche della ciliegia e le capacità di produzione da parte degli operatori del settore, un marchio come la I.G.P.  che possa essere riconosciuta dal consumatore, per rendere competitiva una coltura tradizionale e tipica della Puglia”, aggiunge Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia.

La produzione di ciliegie è destinata esclusivamente al consumo fresco e per questa ragione devono essere mantenute integre le pezzature - Insiste Coldiretti Puglia - particolarmente consistenti per la ciliegia Ferrovia, la compattezza ed il sapore, attività che richiedono un’accuratezza nelle fasi di coltivazione e di raccolta facilmente riscontrabili, per cui la mano dell’uomo non può essere sostituita dalle macchine.

La produzione di ciliegie subisce anche gli attacchi di insetti alieni, come la Drosophila Suzukii, il moscerino che attacca prevalentemente dei piccoli frutti specie con buccia sottile come la ciliegia, per cui va sostenuta e finanziata la ricerca con risorse orientate a sostenere metodi di lotta al parassita, come la lotta biologica attraverso l’introduzione in Puglia dell’Imenottero Ganaspis Brasiliensis, che potrebbe contrastare la diffusione della Suzukii nei nostri territori.

Le ciliegie sono uno dei frutti più amati e con meno calorie – aggiunge Coldiretti Puglia – e contengono vitamina A, vitamina C e vitamine del gruppo B. Sono inoltre una fonte da non sottovalutare di sali minerali, come ferro, calcio, magnesio, potassio e zolfo. Presentano, inoltre, oligoelementi importanti, con particolare riferimento a rame, zinco, manganese e cobalto. Le ciliegie contengono melatonina naturale, una sostanza che favorisce il sonno – conclude Coldiretti Puglia - e sono una fonte di antiossidanti, che aiutano il nostro organismo a contrastare l'invecchiamento provocato dai radicali liberi.

Un importante documento sulla Xylella Fastidiosa, intitolato “Piano di azione di contrasto e prevenzione della diffusione di Xylella fastidiosa in Puglia per l’anno 2022”, presentato dall’Assessore all’Agricoltura Donato Pentassuglia, è stato approvato dalla Giunta regionale della Puglia.

Il documento approvato che ha cadenza annuale e in linea con l’andamento della batteriosi, descrive le modalità di gestione delle indagini, ovvero i campionamenti e le analisi di laboratorio da effettuare e la strategia che l'Osservatorio Fitosanitario regionale intende adottare per il monitoraggio delle piante e degli insetti vettori, come anche gli strumenti innovativi che intende adoperare per controllare, prevenire e gestire la fitopatia su tutto il territorio regionale.

“Il Piano di azione è stato pienamente condiviso – ha sottolineato l’assessore all’Agricoltura della Regione Puglia, Donato Pentassuglia, ed è il risultato dei contributi e dei pareri dei diversi attori del mondo tecnico scientifico e socio economico coinvolti nella gestione della batteriosi.

Abbiamo, difatti, redatto e approvato, con il parere positivo del Comitato fitosanitario nazionale, del tavolo tecnico degli entomologi, convocato dall’Osservatorio fitosanitario, e di tutte le Associazioni di categoria agricole pugliesi e gli stakeholders, un Piano d’azione per contrastare la diffusione di Xylella fastidiosa in Puglia. Lo abbiamo fatto nel pieno rispetto dei regolamenti europei e, altresì, tenendo conto della nostra specificità territoriale legata alla Piana degli ulivi monumentali per la quale abbiamo previsto un’ulteriore e complementare azione di controllo e difesa”.

  

“Non solo controllo, eradicazione dell’organismo nocivo, prevenzione e tutela delle aree indenni regionali – ha sottolineato l’assessore Pentassuglia –, ma anche potenziamento della campagna di comunicazione e informazione e sostegno agli olivicoltori, attraverso indennizzi, in regime di aiuto per le aziende che hanno estirpato volontariamente gli alberi infetti e per l’applicazione delle misure fitosanitarie obbligatorie, grazie alle risorse previste dal Piano di rigenerazione olivicola. Nella nostra strategia – ha proseguiyo – restano aree delimitate la zona “Salento”, dichiarata infetta, in cui si attuano misure di contenimento, le aree di “Monopoli”, “Polignano” e “Alberobello”, costituite da una zona infetta e da una cuscinetto della larghezza di 2,5 km. Scompare, invece, l’area di Canosa, dichiarata indenne a dicembre scorso: l’azione di campionamento massiccia messa in atto dalla Regione Puglia con oltre 10 mila campioni di piante prelevati, sia all’interno dei vivai, presenti nella zona, sia all’esterno ci ha permesso di escludere tale area, dimostrando anche l’efficacia della nostra azione di controllo.

Per quest’anno, ha continuato Pentassuglia, abbiamo ritenuto opportuno assumere un approccio conservativo in tema di sorveglianza fitosanitaria, rispetto al 2021, mantenendo alta la guardia: prevediamo, infatti, di campionare quasi 300 mila piante su una superficie complessiva di 34 mila ettari su tutta la Puglia, con oltre 40 mila analisi di laboratorio.  Per la Piana degli ulivi monumentali, ex contenimento ed area di particolare pregio da un punto di vista paesaggistico, storico, ambientale, abbiamo ritenuto fondamentale attuare un’opportuna sorveglianza “rafforzata” in un’area compresa tra 5 e 20 km dal confine meridionale della zona infetta ‘Salento’ dove si attuano misure di contenimento, con particolare riferimento proprio alla Piana degli olivi secolari. Il nostro scopo è creare barriere e ridurre l’inoculo. Per fare questo, grazie ad una legge regionale ad hoc, abbiamo, altresì, la facoltà, una volta rinvenute le piante positive al batterio, di abbatterle e innestarle con varietà di ulivo dichiarate resistenti.

Le lavorazioni obbligatorie dei terreni e, più in generale, delle pratiche agronomiche – ha proseguito -, si ritengono azioni indispensabili e irrinunciabili per il controllo meccanico degli stadi giovanili dei vettori. A tal proposito, e con la primavera alle porte, Pentassuglia ha ribadito quanto le lavorazioni superficiali dei terreni, arature, fresature, erpicature e trinciature, specie sulle piante erbacee, riducano drasticamente le forme giovanili e, di conseguenza, tutta la popolazione dell’insetto, la sputacchina, responsabile della diffusione della malattia.

 

È essenziale mettere in atto ogni misura necessaria per fronteggiare la batteriosi e avvalersi di progetti e servizi avanzati di rilevazione e osservazione, di straordinaria importanza come indicato nel Piano. La Puglia, oltre ai controlli ufficiali, con il supporto di Arif e con i Carabinieri forestali, si avvarrà, per la sua attività di monitoraggio, anche di cani addestrati per l’identificazione di piante infette da Xylella in operazioni di controllo nei vivai e nei punti d’ingresso. Come anche di una serie di strumenti, messi a punto proprio grazie a un progetto sperimentale di rilevazione precoce a distanza di Xylella (chiamato REDOX) con tecniche specifiche di telerilevamento da aereo, droni e rilievi terrestri al primo insorgere dei sintomi.

 

La Puglia, ha concluso Pentassuglia, ha avviato un’azione di controllo e monitoraggio di una batteriosi che non ha precedenti. Lo stiamo dimostrando quotidianamente con azioni, risorse, strategie mai impiegate prima e, naturalmente, con l’impegno e il sacrificio dei nostri olivicoltori. Da un lato dobbiamo arginare un fenomeno eccezionale, dall'altro sostenere il sistema olivicolo e difendere la bellezza del nostro paesaggio. Dobbiamo lavorare insieme, agricoltori, associazioni, comuni, sistema della ricerca e universitario e Regione. Ogni sforzo, ogni strategia di investimento, ogni contributo che potremo dare sarà finalizzato soprattutto al rilancio e alla difesa della nostra economia olivicola, cuore pulsante di una regione amata e ammirata in tutto il mondo”.

 

Speriamo sia la volta buona che porti alla sconfitta definitiva del batterio ed alla ripresa dell’olivicoltura partendo dal “martoriato” Salento.

Vola l’export dei prodotti caseari pugliesi, resta a terra invece il prezzo del latte alla stalla che è all’origine di quel successo senza però raccogliere ‘dividendi’. Dall’autunno dell’anno scorso, si è ulteriormente ampliato il divario tra chi guadagna tanto e chi ha difficoltà a coprire i costi di produzione. Al supermercato, a novembre scorso un litro di latte fresco di buona qualità costava 1,65 euro, adesso è ulteriormente aumentato arrivando a toccare anche un euro e ottanta centesimi; lo stesso latte, lo scorso autunno veniva pagato al produttore 40 centesimi e oggi 41: un ‘aumento’ misero, irrilevante, che sa di beffa sia di fronte ai guadagni di trasformatori e Grande Distribuzione sia davanti ai rincari folli dei costi di produzione.

BARI, ALLEVATORI NEL TRITACARNE. Gli accordi, sia quello raggiunto in Puglia sia l’intesa a livello nazionale, sono rimasti lettera morta. Nell’area metropolitana di Bari, gli allevatori si trovano tra l’incudine di prezzi troppo bassi riconosciuti al latte alla stalla e il martello di costi insostenibili su mangimi, energia elettrica, materie prime, carburante.

BRINDISI E TARANTO. Stessa situazione nell’area della Murgia Tarantina e nel Brindisino, proprio laddove la qualità del latte alla stalla raggiunge livelli di assoluta eccellenza, come nella Murgia barese. Di questo passo gli allevatori saranno costretti a chiudere o a contrarre fortemente gli investimenti, e questo naturalmente avrebbe ripercussioni drammatiche sia dal punto di vista economico-occupazionale sia sugli stessi standard qualitativi del prodotto.

FOGGIA E BAT. Sul Gargano, dove si concentra il maggior numero di allevamenti bovini del Foggiano, e nella BAT le cose non vanno meglio. Senza il latte prodotto dagli allevatori non c’è burrata, non ci sono mozzarelle e caciocavallo, la filiera si ferma. A quel latte, al buon latte pugliese, e al lavoro necessario per ottenerlo - dalla nutrizione e cura degli animali alla gestione degli impianti, fino agli stipendi dei dipendenti - deve essere riconosciuto il giusto valore.

SALENTO NELLA MORSA. Soffre degli stessi mali la zootecnia salentina, stretta nella morsa di rincari, prezzi bassi del latte alla stalla e difficoltà aggiuntive dovute a siccità ed eventi climatici estremi degli ultimi mesi. Il protocollo d’intesa regionale, sottoscritto dai rappresentanti di tutta la filiera lo scorso ottobre, aveva generato qualche speranza, ma gli accordi non sono stati rispettati, si specula sulla necessità dei produttori di vendere il prodotto per recuperare almeno in parte le ingenti spese di produzione.

SETTORE COL FIATO CORTO. “La situazione è pressoché la medesima in ciascun territorio della Puglia da cui ci arrivano giornalmente segnalazioni di difficoltà crescenti e drammatiche”, ha dichiarato Raffaele Carrabba, presidente regionale di CIA Agricoltori Italiani della Puglia, l’organizzazione sindacale degli agricoltori che da anni sta lavorando all’aggregazione delle imprese agricole e zootecniche per rafforzarne il potere contrattuale, l’implementazione di filiere complete che accresce il valore aggiunto, l’internazionalizzazione delle aziende. “L’aumento di uno o due centesimi riconosciuto ai produttori è stato ampiamente fagocitato dai rincari molto più consistenti di energia elettrica, gasolio, mangimi, concimi e materie prime. Per andare oltre la sopravvivenza stentata e scongiurare il rischio chiusura, bisogna aiutare le imprese agricole a essere davvero le principali protagoniste di una svolta. I livelli istituzionali, però, devono darci una mano, altrimenti l’impoverimento economico e occupazionale rischia di trasformare la Puglia in un deserto”, ha concluso Carrabba.

“I migliori auguri di buon lavoro ai nuovi direttori generali e ai commissari delle aziende ed enti del servizio sanitario regionale. Auspichiamo che si possano gettare le basi per un rapporto di collaborazione nell’interesse dei pugliesi”.

È quanto comunicano CIA Agricoltori Italiani della Puglia e l’Associazione nazionale dei Pensionati, chiedendo una maggiore attenzione per le aree rurali e non solo.

“Da quando è iniziata l’emergenza coronavirus, mai come in questo momento – afferma il presidente di Cia agricoltori italiani della Puglia, Raffaele Carrabba – la rapidità delle decisioni è fondamentale. Le aree rurali e quelle interne, più lontane dai grandi centri urbani, soffrono da anni per la carenza di presidi e strutture sanitarie, oltre che di servizi per la prevenzione e la cura delle patologie. Occorre potenziare l'assistenza territoriale e domiciliare nelle aree interne e rurali, elemento essenziale per la difesa delle categorie più deboli e più esposte alla pandemia”.

L'Anp Cia denuncia, inoltre, una emergenza economica e sociale dei pensionati che, a causa della emergenza sanitaria, spesso sono abbandonati a se stessi e in una condizione di sofferenza anche economica. “Molte persone - aggiunge Carrabba - non riescono a curarsi negli ospedali e si stanno abbandonando al loro destino. Per questo chiediamo maggiore impegno e attenzione da parte delle istituzioni regionali e comunali in favore di questa categoria di persone”.

Impossibile continuare a vendere al di sotto dei costi di produzione”. CIA Agricoltori Italiani della Puglia e Confcooperative Puglia hanno inviato una lettera all’assessore all’Agricoltura, Donato Pentassuglia, chiedendo la convocazione urgente di un tavolo ortofrutticolo regionale.

COMPARTO IN SOFFERENZA. Tutto il comparto è in sofferenza, partendo dalle campagne primaverili ed estive di raccolta con i casi clamorosi dei prezzi stracciati riconosciuti ai produttori per ciliegie e angurie. Il problema, poi, si è riproposto drammaticamente anche per l’uva da tavola, gli agrumi e, più in generale, tutti i prodotti del settore ortofrutticolo.

«I prezzi al ribasso praticati secondo le regole del massimo profitto non sono soltanto un paradosso, ma anche un’ingiustizia e uno squilibrio drammatico ingenerato da un mercato che mortifica imprese agricole, lavoratori e valore dei prodotti», hanno scritto, nella lettera indirizzata a Pentassuglia, l’organizzazione sindacale CIA Puglia e Confcooperative Puglia.

«Gli effetti perversi di un mercato impostato su prezzi al ribasso e importazioni selvagge mostra apertamente lo squilibrio nel potere di contrattazione tra i produttori e la Grande distribuzione organizzata. La scorsa primavera, è stato clamoroso il caso delle ciliegie pugliesi, col prezzo riconosciuto ai produttori inferiore fino a 15-20 volte al costo imposto ai consumatori nei supermercati. Durante l’estate si è evidenziato lo stesso problema per le angurie, con gli agricoltori costretti a lasciare il prodotto nei campi a causa del crollo del prezzo.

UVA DA TAVOLA. Nel comparto dell’uva da tavola, la Puglia è la prima regione italiana per numero di aziende, quantità e qualità della produzione. Il dato complessivo regionale si attesta su una superficie di 25.085 ettari utilizzati e una produzione di 6.400.000 quintali. La provincia di Bari, da sola, registra 10.750 ettari utilizzati e una produzione annuale pari a 2.332.000 quintali. Non sono soltanto numeri di eccezionale rilievo, ma si tratta soprattutto di reddito per migliaia di lavoratrici e di lavoratori, posti di lavoro, un’economia di filiera che è motore trainante del nostro export. Per il comparto dell’uva da tavola, incombe, più di altri comparti, la questione delle royalty da pagare sulle nuove varietà. Il fenomeno sta diventando una trappola silenziosa che rischia di danneggiare seriamente gli imprenditori agricoli.

QUESTIONE ROYALTY. Per Raffaele Carrabba, presidente di Cia Puglia, “la questione è nota da tempo e riguarda tutta la Puglia: sulle uve da tavola senza semi, soprattutto, ma anche su moltissimi prodotti ortofrutticoli e agrumicoli, negli ultimi tempi si sta giocando una vera e propria guerra dei brevetti”. In alcuni Paesi, come Israele, Cile e Stati Uniti, la ricerca scientifica ha prodotto nuove varietà di frutti. La proprietà intellettuale di quelle produzioni implica il pagamento delle royalty da parte dei semplici agricoltori sul territorio, non solo per avere l’autorizzazione a coltivare determinate varietà ma anche nella successiva vendita del raccolto. Di fatto, agli agricoltori viene imposto anche a chi vendere. Un’imposizione che, se elusa, può avere conseguenze estreme, fino al taglio delle viti. In sostanza, per poter coltivare le nuove varietà, l’azienda agricola deve sottoscrivere un contratto che la vincola non solo a pagare le royalty, ma anche a vendere e commercializzare l’uva solo attraverso uffici della società che detengono il brevetto vegetale. In pratica si diventa ‘succursali’, una sorta di franchising, con qualcun altro che diventa padrone in casa nostra, di fatto titolare del destino di ogni politica commerciale e di vendita che decide al posto dell’agricoltore come e quanto coltivare e quale reddito deve andare a chi investe e lavora sul campo, si accolla il rischio d’impresa, paga fior di euro per assicurare i propri vigneti e li cura. 

Il CREA, Centro di Viticoltura e di Enologia di Turi, dal proprio programma di miglioramento genetico ha portato alla selezione di 36 varietà che hanno incontrato l’interesse da parte del Consorzio NuVAUT.

Al consorzio Nuvaut aderiscono 23 aziende dislocate nei diversi areali di produzione delle uve da tavola. Sin dal primo anno dell’accordo (2018) sono stati realizzati i primi trasferimenti ed ad oggi, presso le imprese del Consorzio sono in produzione circa 20 campi di valutazione, dove testare le varietà in diverse condizioni di coltivazione. Dalle prime osservazioni sono stati poi realizzati i primi campi per la produzione di uva in quantitativi significativi e nel 2021 sono stati realizzati r realizzare i primi test commerciali.

Sulle 36 varietà di uve da tavola è in corso l’iter di protezione vegetale presso l’Ufficio comunitario delle varietà vegetali CPVO (Community Plant Variety Office). A conclusione di tale periodo il Nuvaut potrà procedere all’acquisizione dei diritti di privativa per le varietà di cui all’accordo mediante la stipula di un contratto di cessione da parte del CREA oppure di continuare la moltiplicazione e commercializzazione di tutte o una parte delle varietà al termine dell’Accordo, mediante la stipula di un successivo contratto di licenza in esclusiva con il CREA. Per 12 delle 36 varietà, sarà possibile già nel 2022 esercitare tale acquisizione. Concluso il percorso europeo, si passerà alla fase di registrazione degli incroci più interessanti, presso il Registro Nazionale delle Varietà di Vite, dopo tale fase sarà possibile la commercializzazione del materiale vegetale.

Le 36 varietà sono state tutte ottenute e selezionate in Puglia. Al momento, le varietà che sembrano essere più promettenti sono la Maula N. per la spiccata precocità di maturazione, l’Egnazia per produttività e capacità di conservazione sulla pianta, la Daunia per la particolare versatilità di produzione. Le valutazioni in campo sono solo agli inizi, pertanto ci aspettiamo che le osservazioni in corso portino alla definizione di ulteriori interessanti varietà.

Nei campi di valutazione realizzati presso le imprese del consorzio sono in corso le osservazioni che ci permetteranno di individuare gli aspetti colturali critici per ogni varietà e permetteranno di individuare le tecniche colturali in grado di esaltare le caratteristiche qualitative delle differenti varietà. Dalle prime osservazioni è emerso che per la Maula N. in alcuni contesti, potrebbe essere utile effettuare un diradamento degli acini, mentre per la Genusia B. e la Mesania B., che presentano grappoli molto lunghi, potrebbe essere utile intervenire con la cimatura dei grappoli, intervento che potrebbe garantire una maggiore uniformità dei grappoli anche per altre varietà.

Attualmente non ci sono vigneti in produzione, ma soltanto vigneti in valutazione sperimentale. Al termine delle attività di valutazione sarà quindi possibile realizzare i primi impianti in coltivazione estensiva.

Nei prossimi anni le attività saranno volte a valutare e valorizzare le selezioni in osservazione ed alla prosecuzione delle attività di miglioramento genetico. Le attività di valutazione saranno implementate anche attraverso lo studio delle interazioni fra nesto e portinnesto e fra disponibilità idrica e risposta produttiva (attività previste nel progetto VALNUVAUT finanziato dalla Regione Puglia su PSR 2014-2020).

Il programma continua, ovviamente, anche con la produzione di varietà apirene resistenti alle malattie crittogamiche più importanti, prevalentemente oidio ma anche peronospora, aumentando così anche la sostenibilità ambientale.

Altre 4 varietà sono in corso di registrazione, altre seguiranno fino al raggiungimento della quantità accordata. Le attività di miglioramento genetico proseguiranno considerando gli aspetti qualitativi come la forma degli acini, aromaticità, assenza di pigmentazioni antiestetiche. Importante nelle attività fra CREA e Nuvaut è la collaborazione per la realizzazione di un programma volto al miglioramento genetico, realizzato in Puglia, con la intensa partecipazione del mondo imprenditoriale, che ha l’esperienza necessaria per valutare le preferenze del consumatore, con prodotti legati al territorio. Il CREA, che dispone della tecnologie e delle conoscenze inerenti la trasmissione dei caratteri d’interesse e con un’esperienza maturata negli ultimi 20 anni garantirà la prosecuzione delle attività di breeding orientando la selezione verso nuove varietà di uve da tavola d’interesse per la filiera.

Rocco Perniola

CREA Viticoltura ed Enologia

I prezzi delle materie prime per gli agricoltori pugliesi sono aumentati dal 25% al 50%. “Si tratta di un incremento di costi che, purtroppo, erode alla base gran parte della redditività sia per le aziende zootecniche, che in questo momento sono le più penalizzate, sia per le imprese agricole più in generale”, ha dichiarato Raffaele Carrabba, presidente di CIA Agricoltori Italiani della Puglia.

LA QUESTIONE LATTE. Il prezzo del latte è caratterizzato da incrementi di rilievo nelle ultime settimane. Un aumento che, tuttavia, non riguarda la quota riconosciuta ai produttori. Le declinazioni territoriali di CIA Puglia, da Bari alla Bat, da Foggia a Brindisi, Taranto e a tutto il Salento mettono in rilievo la necessità di una rinegoziazione dei prezzi accordati ai produttori, “anche attraverso la definizione dell’accordo, ancora fermo in Regione Puglia a causa dell’opposizione di Confindustria, basato sui costi di produzione certificati da Ismea e il conseguente adeguamento al rialzo dei contratti di fornitura fra allevatori e industrie di trasformazione. Il prodotto trasformato, dalle mozzarelle ai formaggi, negli ultimi 20 anni è cresciuto costantemente a fronte di prezzi quasi sempre al ribasso riconosciuti ai produttori in difficoltà anche per i maggiori costi di produzione”, ha dichiarato Pietro De Padova, presidente di CIA Due Mari (Taranto-Brindisi).

MATERIE PRIME A PESO D’ORO. “Sono aumentati in maniera vertiginosa i prezzi dei mangimi”, ha spiegato Felice Ardito, presidente di CIA Levante. “Le aziende zootecniche hanno pagato a caro prezzo sia le ondate di freddo anomalo nelle gelate dei mesi scorsi, sia le temperature di fuoco degli ultimi tre mesi, con costi di produzione che si sono impennati per il maggior consumo di energia elettrica e approvvigionamento idrico”, ha aggiunto Benedetto Accogli, presidente di CIA Salento. Dopo lo stop dovuto alla pandemia, si è verificata una vera e propria impennata dei costi energetici, della plastica, un aumento considerevole dei prezzi per i trasporti, una difficoltà crescente per reperire manodopera.

L’ILLUSIONE DI GRANO E POMODORO. Nelle ultime settimane prima della chiusura estiva, le Borse merci di Bari e Foggia hanno registrato un aumento dei prezzi riconosciuti ai produttori per il grano, compreso quello biologico. Per il pomodoro, i prezzi fissati a inizio stagione sono stati rispettati. “Nell’uno e nell’altro caso, tuttavia, i costi di produzione sono aumentati sia per gli incrementi di prezzi delle materie prime sia a causa degli eventi atmosferici estremi che hanno caratterizzato tutto il ciclo produttivo dalla semina al raccolto, in particolar modo per il pomodoro, la cui produzione quest’anno ha subito danni e decrementi della resa quantitativa prima per le gelate poi per la prolungata siccità”, ha fatto rilevare Michele Ferrandino, presidente di CIA Capitanata. Gli aumenti rilevati sul prezzo del grano, inoltre, non compensano la minore resa produttiva e non giustificano di certo l’incremento dei prezzi relativi ai prodotti da forno.

GASOLIO E BOLLETTA ENERGETICA. Da settembre 2020 ad oggi, il prezzo del gasolio è aumentato del 25%. Nello stesso periodo, i produttori hanno dovuto impiegare quantità crescenti di gasolio per fare fronte a una lunga serie di emergenze dovute a calamità ed eventi atmosferici avversi. Sono aumentati anche i prezzi delle attrezzature e quelli dell’energia elettrica (+25% negli ultimi 12 mesi). “Si tratta di difficoltà che le aziende zootecniche e quelle agricole stanno affrontando da mesi e che hanno riguardato tutti i settori del comparto primario, compreso quello ortofrutticolo. Ora la questione sta interessando direttamente le prime vendemmie e, tra qualche settimana, investirà il settore olivicolo. Per quanto riguarda il settore vitivinicolo, la resa quantitativa secondo i primi campioni è destinata a essere inferiore del 15%-20% rispetto allo scorso anno (causato dalle gelate di aprile), con una qualità eccellente. E’ necessario che l’agenda politica venga riaggiornata con programmazione e interventi alla luce di questo ‘shock dei prezzi’ di lunga durata che minaccia di avere effetti negativi, quindi, anche sul lungo periodo per le imprese agricole e gli allevamenti. Rischiamo di perdere aziende costrette a vendere o a chiudere, con il conseguente impoverimento del nostro tessuto economico e la perdita di migliaia di posti di lavoro”, ha concluso Carrabba.

Abbiamo incontrato Donato Pentassuglia, nominato dal presidente Michele Emiliano assessore regionale all’agricoltura della Puglia. Con lui abbiamo fatto una panoramica su molti temi e problematiche che riguardano l’agricoltura e l’agroalimentare pugliese con tutte le problematiche che si trascinano oramai da anni.

Assessore, molti ritengono che la su nomina ad Assessore all’Agricoltura della Regione Puglia è anche un riconoscimento per quanto da lei fatto, anche se “indirettamente” per l’agricoltura nella legislatura precedente.

“Si, anche. Da presidente della IV Commissione Attività Produttive ho dato impulso e sostanza a importanti provvedimenti legislativi a beneficio dell’agricoltura e dell’agroalimentare della Puglia”.

Da più parti viene auspicato un deciso cambio di passo di tutta l’amministrazione regionale perché il bilancio di quanto fatto dalla precedente su Xylella, Psr, Consorzi di bonifica, 12 leggi prodotte, alcune delle quali inapplicate o ancora inapplicabili per l’eccesso di burocrazia, impone una svolta radicale nella gestione della macchina amministrativa, con la dovuta semplificazione degli iter per restituire la competitività che le imprese agricole e agroalimentari pugliesi hanno perso. Ma cosa è successo veramente in questi ultimi tre anni alla Regione Puglia nell’assessorato all’Agricoltura?

“Io l’ho vissuta da presidente della Commissione: sembrava un cortocircuito tra organizzazioni, partenariato, politica, con le diverse interlocuzioni che sono fatte di persone, di attori del mondo agricolo. Mi auguro che quanto successo debba essere di monito per tutti a guardare avanti, per serrare le fila e bisogna essere seri e concreti perché il blocco delle attività ha creato molti danni e bisogna ridare fiducia a tutti e recuperare la fiducia anche dei giovani imprenditori agricoli”.

 

Ovviamente partiamo dall’Olivicoltura. La produzione quest’anno ha avuto una riduzione del 50% in Puglia mentre aumentano le importazioni. E poi la Xylella. Come sta la situazione: ci sono stati altri 150 ulivi infetti a Brindisi e Taranto e 3 focolai a Ostuni e Fasano. E’ a rischio la Piana degli Ulivi Monumentali.

 

Ho già avuto modo di dire che con la Xylella abbiamo e purtroppo dobbiamo continuare a convivere perché non c’è una soluzione certificata. Certo in passato abbiamo fatto degli errori in politica, errori di chi non ha continuato a fare le buone pratiche, errori di chi pensava che il problema non lo riguardasse e di chi pensava che il problema era solo del Salento.

 

Noi abbiamo individuato due piante a Polignano a Mare, siamo andati quindi oltre Monopoli e questo è un fatto grave e questo mi chiama alla responsabilità, e sto predisponendo un piano straordinario che sto già discutendo con il Governo per andare oltre le zone delimitante ufficialmente perché penso che la corresponsabilità deve portare ognuno a fare quello che è deputato a fare. Nessuno potrà tirarsi fuori.

Io a maggio sanzionerò pesantemente chi non osserva gli obblighi di legge. Quegli obblighi di legge, come tutte le norme, devono essere il percorso naturale da fare per arginare questa forte avanzata, sappiamo che il vettore può spostarsi in vari modi.

 

Poi sarà mia cura creare un comitato scientifico da cui mi farò coadiuvare per le scelte scientifiche, perché non considerare il mondo della scienza ed il lavoro fin qui fatto mi sembra anacronistico e noi non abbiamo certo bisogno di questo.

 

Nel principio di corresponsabilizzazione ci sono tutti: i Comuni, la Provincia, l’Anas, tutti i Proprietari. L’azione deve essere puntuale e da tenere sotto controllo. Come? A me non interessa l’indagine visiva, voglio la campionatura delle piante perché le asintomatiche le devo verificare prima e quindi curarle prima, perché quando la pianta è già secca la pianta è già molto malata quindi arrivo tardi.

 

Ci sarà sicuramente un cambio di rotta, ho già incontrato i lavoratori, aumenteranno i tamponi e le analisi che saranno fatte con il molecolare e quindi non più con il vecchio sistema.

 

Parallelamente c’è già il bando aperto, un bando da 40 milioni per il reimpianto, a ieri abbiamo avuto richieste per 240 milioni e quindi siamo già a sei volte in più rispetto ai soldi che abbiamo e quindi ho già parlato con il Ministero per trovare ulteriori risorse.

 

Stessa cosa sto facendo, avendo presentato i progetti entro il 5 novembre come mi aveva suggerito il Ministero e come previsto dagli accordi nazionali, per l’utilizzo del Recovery Fund per ricostruire il patrimonio olivicolo e della produzione che significa ricostr                     uire l’economia di molti comuni del nostro territorio.

 

Bisogna ricreare subito reddito. Può essere anche reddito integrativo non mi interessa, il reddito che serve a fare grande la nostra regione a far lavorare i nostri frantoi a fare sperimentazione sull’olio di estrema qualità, vi è una fase avanzata del sistema universitario in tal senso.

 

Per queste ragioni sto provando ad utilizzare il Recovery Fund per le piante, poi vediamo il riutilizzo delle acque depurate ed il recupero delle acque che attualmente vengono disperse nelle varie reti, il tutto a vantaggio della nostra economia agricola senza danneggiare le altre.

 

Ho messo in campo già un mix di azioni, incontrando al Ministero della Politiche Agricole il dr. Blasi che in una riunione molto proficua mi ha dato spunti molti importanti sui quali ho avviato le dinamiche e lo stesso Ministro Bellanova per quelle che sono le corrette relazioni istituzionali”.

 

Assessore, nel comparto lattiero-caseario si era diffuso un allarmismo circa una riduzione del prezzo del latte, a causa dei costi di produzione calcolati da ISMEA. 80mila mucche in Puglia firmano una produzione di qualità, oltre che di latte, anche di 17 formaggi e 3 DOP.

“La situazione nel comparto è molto critica e mi ha dato anche un bel pò di problemi perché già da presidente della Commissione durante il primo lockdown avevo messo in campo un’azione con il dipartimento relativa al ristoro per gli allevatori e per i caseifici che ammassavano latte per produrre cagliata o formaggi duri.

 

Noi per i bandi previsti dal primo lockdown siamo pronti a pagare e stiamo correndo per rispettare la data di dicembre, ma quello che è avvenuto negli ultimi 15 giorni è molto grave perché molti caseifici per il blocco delle zone rosse e arancione hanno bloccato i pagamenti ed il ritiro del latte.

 

Quindi abbiamo da una parte chi continua a pagare il prezzo alla stazza pattuito e contrattualizzato e chi invece non lo sta rispettando e non lo sta ritirando.

Sto per convocare un tavolo latte, anche se non ho la potestà in tal senso, ma questo l’ho fatto per l’economia della regione, perché se la Puglia perde gli allevatori e gli allevamenti perdiamo le sentinelle del territorio, e questo non ce lo possiamo permettere. Questo è anche uno dei motivi per cui ho presentato al Ministero e alla Commissione Europea avendo io il coordinamento delle regioni, tre regioni mi hanno chiesto la deroga della Misura 21 cosa che questa regione nonostante le difficoltà garantirà entro dicembre, ma le tre regioni hanno chiesto la proroga almeno fino al 31 marzo.

Io approfitterò con la richiesta di proroga perché avendo anche le risorse proverò quello che l’Europa non ci ha consentito e cioè quello di mettere dentro tutto il settore lattiero-caseario nelle misure Covid, perché di fatto il Covid ha determinato questo ulteriore problema.

 

Per cui lavorando sul doppio binario: lo sblocco delle risorse fin qui messe a disposizione e la partita di oggi che è la misura 21 domani, proverò a parlare con loro per dire qui serve davvero lavorare gomito a gomito perché se produciamo come è vero un terzo del latte in che serve alla Puglia è vero la crisi ma due terzi del latte viene da fuori. Per carità ognuno può prendere il latte dove vuole, ma io devo garantire il latte pugliese e voglio che tutto il sistema della filiera garantisca il latte pugliese con un prodotto di qualità. Io non farò sconti e metterò in campo ogni azione utile per i controlli interni con l’Assessorato ed esterni con gli organismi deputati a farli, perché sulle tavole dei pugliesi, e non solo, arrivino prodotti di qualità realizzati con latte pugliese. Sono pronto a discutere qualora ci fossero particolari problemi per alcuni caseifici, ma sia chiaro che non possiamo far arrivare prodotto di scarsa qualità da fuori e lasciare il nostro latte, della ben nota qualità e caratteristiche organolettiche di eccellenza, per terra”.

 

Ma passiamo assessore all’Ortofrutta, soprattutto uva da tavola. Quest’anno in calo la quantità ma di migliore qualità. Non mancano però i problemi alcuni anche gravi sia per i prezzi non più remunerativi relativi alla produzione e soprattutto il costo del lavoro non più sostenibile. Oltre al fatto che, nel periodo Covid, gli operatori della filiera ortofrutticola pugliese non hanno beneficiato dall’esonero né di contributi previdenziali ed assistenziali né di interventi economici a parziale ristoro delle loro perdite.

 

“Le parlo per questi giorni di insediamento: il tema è stato posto nella Conferenza delle Regioni, dove ho il coordinamento, e il ministero si è riservato di intervenire con alcuni provvedimenti già preparati e altri già pubblicati. Mi incontrerò a breve con il mondo dell’ortofrutta e con i tecnici valuterò per tutta una serie di problemi iniziando dalle royalty. Sul tema delle royalty c’è una novità: l’Antitrust ha aperto una procedura sulla denuncia partita da esportatori pugliesi e da un avvocato pugliese e che seguirò in maniera molto precisa e puntuale perché potrebbe avere un risvolto ed un riverbero assai importante seppur in una partita complessa quale può essere l’apertura dell’indagine dell’Antitrust. Potrebbe avere un impatto soprattutto sul prezzo e nei prossimi giorni, proverò innanzitutto a non perdere le risorse che sono state pubblicizzate nei giorni scorsi e lavorerò perché al 31 dicembre si possa portare il miglior risultato possibile nell’ambito di questi due mesi di attività.

 

Sono diverse le questioni come quella del danno da calamità che impatta pesantemente sulle produzioni ortofrutticole nonostante gli obblighi assicurativi rispetto al plafond dei danni che non viene mai risarcito.

 

Quindi sono partite complesse che vanno viste da diversi punti di vista. Di certo io ho già dato mandato al nostro Assessorato di essere presente sulle piattaforme internazionali che aiuti i nostri esportatori nel portare all’estero i nostri prodotti perché in questo periodo di pandemia che riguarda il mondo e non potendo avere le fiere all’estero e quindi non avere questi incontri, non basta essere sui siti ma di essere sulle piattaforme.

 

Nel frattempo sto seguendo i nostri esportatori specialmente dell’uva da tavola: il presidente dell’Apeo Giacomo Suglia è venuto con me nei giorni scorsi al porto di Taranto per valutare tutti gli elementi per abbattere i costi di esportazione e di movimentazione. Stiamo lavorando con la piastra logistica nel porto di Taranto per vedere con tutto quello che lì è già pronto ed utilizzabile per le imprese”.

 

Il Vino, assessore Pentassuglia, è un comparto che ha subito vistose perdite per il crollo delle attività di migliaia di bar, trattorie, ristoranti e pizzerie. Ci sono stati sgravi contributivi ed adottate misure per dare liquidità ai produttori e ridurre le giacenze di vini e di uve. Ma la situazione potrebbe peggiorare. Avete previsto interventi o supporti economici per alleviare questa situazione.

 

“Si, abbiamo già fatto il bando della Misura 21. Qui c’è un tema che riguarda le cantine: solo il 54-55% ha chiesto il supporto economico perché gli aiuti parlavano di giacenze al 31 dicembre scorso. Stiamo valutando se è per una scarsa pubblicizzazione o altro. Qui sono avvenuti interventi governativi sull’ocm vino e sui vini di qualità. Questo è un settore particolarmente importante ed ha fatto investimenti importanti, e non a caso intendo riportare in auge quello che fin qui era stato accantonato: riprendere il concorso dei vini rosati, una grande opportunità per la nostra Puglia e per i nostri produttori.

Inoltre nell’ambito della PAC sto trattando con il governo nazionale la questione dei reimpianti. Proverò a portare in Puglia altri ettari da piantare a vigneto con i nostri vitigni autoctoni perché è la grande chance che si sono dati molti territori a rilanciare con il primitivo e il negroamaro in tutta l’area del Salento. La casa del Salento per me é Lecce, Brindisi e Taranto con tutte le loro peculiarità e con un territorio che si incunea naturalmente nell’ambito delle stesse province che è quello Sava, Manduria, Avetrana, San Marzano ma che va fino Cellino e che scende in tutto il leccese.E la stessa cosa nell’ambito di Foggia con il Gargano fino a Gioia del Colle con quel vitigno storico del primitivo.

 

Noi abbiamo questa grande opportunità che è data da una grande capacità di investimenti frutto dei patti agricoli, forse qualcosa va rivisto e questo per me è importante perché si sta discutendo delle prossime anticipazioni delle due annualità della programmazione futura. Insedierò il prima possibile un gruppo di lavoro perché la prossima programmazione non parli più di temi generali e generici ma vada nello specifico a fortificare l’azione fin qui fatta perché non vorrei che abbiamo fatto grandi investimenti e poi la Xylella ha precipitato i frantoi li ha fatti chiudere e fallire e domani, per un problema qualsiasi, esempio una saturazione di mercato o un mercato che non tira, rischiamo di avere seri problemi anche per il vino. Dobbiamo avere una visione dei prossimi 20/30 anni con investimenti che dovranno partire dalla prossima programmazione”.

 

Passiamo al Grano: dopo un calo della produzione del 20% c’è stato il rischio sventato di una riduzione del prezzo. Rimane però il “problema” delle importazioni del grano dall’estero che aumenta in modo considerevole. Dal Canada quest’anno oltre il 90%.

 

“Questa è una partita molto complicata e l’unica cosa che dobbiamo fare è non prenderci in giro. 100% va bene. Ma quanto produciamo. Oggi ci sono delle belle esperienze di nicchia di grani sperimentali certificati di imprese che hanno lavorato con il sistema universitario a migliorare le qualità ed aumentare le produzioni. Ci sono numerosi casi. Sono lodevoli le iniziative dalla produzione, molitura e trasformazione, ma sono nicchie di mercato. Avrò degli incontri con le associazioni agricole ed il partenariato nel suo complesso e con gli attori istituzionali della partita per un confronto su questo tema che sarà vero e coerente sulle politiche di questo campo che vanno sviluppate ripeto non solo in agricoltura ma in tutta la filiera, quindi l’industria agroalimentare che impatta sulle produzioni soprattutto per le importazioni. Non son quanto ne recupereremo, certo noi dobbiamo fare ogni sforzo perché quelle misure siano propedeutiche a indurre l’agricoltore ad investire ecco perché chiedo il principio a tutti quanti che, fatte le regole definite tra di noi, ognuno le rispetti e si vada tutti insieme avanti, perché se cominciamo ai ricorsi e controricorsi, tira e molla, rallentiamo un sistema con progetti che dopo 3/4 anni diventano economicamente difficili da realizzare e non ce lo possiamo permettere.

 

Qui impattano molte situazioni che vanno da quella aziendale a quella del rapporto con le banche, dalla bancabilità di un progetto a quella dell’erogazione degli aiuti che può fare il mio assessorato ma che può fare lo Sviluppo economico nell’intreccio con i codici ateco. Quelle sono disquisizioni di carattere tecnico che mi appassionano poco, mettiamo i tecnici a lavorare e troviamo le soluzioni. Mentre dobbiamo trovare una quadra per provare a recuperare dove c’è da recuperare il tempo perso, ma dobbiamo guardare avanti sapendo che qui bisogna competere con la globalizzazione con altri mondi dove il prezzo, su quelle situazioni, dvono essere governati nella complessità, Certo, come per il prezzo del latte anche per il prezzo del grano non ci possiamo sostituire ad altri, ma tutte quelle azioni che possiamo fare propedeutiche a garantire un sistema competitivo le dobbiamo fare. Ho parlato al Ministero e la Commissione Europea: c’è un tema che dovremmo rivedere da subito tutti insieme convintamente e non appassionatamente, è quello degli aiuti perché quando fai un’azione del genere per garantire il sistema dell’agricoltura allevatoriale o delle imprese sul territorio che ti governano da paladini il territorio quello vero, e poi impatti con regolamenti comunitari che sono aiuti di stato, vanno ad impattare sul de minimis o vanno ad impattare su una norma qualsiasi, c’é un appesantimento del procedimento che diventa troppo farraginoso e per un imprenditore che deve investire queste cose sono delle zavorre, sono lacci e lacciuoli che la burocrazia europea nazionale e regionale deve trovare una sintesi di snellimento.

 

Assessore, per ovvi motivi dobbiamo parlare dei PSR. Dopo denunce, tribunali, annullamenti di bandi e di altro ancora, attualmente come stanno le cose anche alla luce del fatto che sono tornati indietro alla UE, come si dice, parecchi milioni di euro della Puglia perché non utilizzati.

 

“Guardi da qualche giorno abbiamo sbloccato la Misura dei Giovani 6.1 perché, rispettosi delle sentenze del TAR procediamo convintamente, anche perché chi si sente leso potrà continuare e definire il giudizio quando vorrà, secondo il nostro ordinamento.

Entro qualche giorno sblocchiamo la Misura 4.1 nonostante le vicende giudiziarie che l’hanno accompagnata oltre alle questioni giuridiche. Stiamo ricostituendo l’attività e ricostruendo anche la graduatoria in applicazione della sentenza. Partiamo, ed è mia intenzione recuperare tutte le risorse, abbiamo le prime rinunce certificate su quei bandi, tutte le risorse residuali o le anticipazioni, non voglio fare ulteriori bandi ma voglio metterle a scorrimento proprio su quelle persone che hanno fatto investimenti e che stanno aspettando o stanno aspettando per investire per recuperare un rapporto vero e coerente con l’azione. Parallelamente, una delle schede del Recovery Fund è stata data proprio alla digitalizzazione e all’innovazione: è improponibile far girare fascicoli e carte che ognuno legge autonomamente e invece, per un principio di trasparenza, un principio di velocizzazione e sburo

cratizzazione quello che deve leggere l’Assessorato deve leggere contemporaneamente Agea, il Ministero, Bruxelles, il Tecnico dell’azienda e l’Azienda stessa perché dobbiamo lavorare su una piattaforma unica e su un fascicolo unico.

 

Per concludere questo incontro assessore mi permetta di fare riferimento, anche come auspicio, al lavoro dei giovani in agricoltura in Puglia. Pare ci sa una svolta green nelle campagne. Oltre che tramandata di padre in figlio, c’è anche l’arrivo di giovani provenienti da altri settori o da altre esperienze.

 

“Io dovevo partire dalla misura 4.1 degli investimenti, ma sono partito dai giovani perché è un segnale chiaro ed inequivoco che ho voluto dare. Ci sono tanti giovani che si sono candidati ad un bando che non è stato mai impugnato da nessuno, ma è stato bloccato da altri problemi. Io a loro voglio dare fiducia perché loro hanno chiesto fiducia partecipando al bando. Molti di loro sono laureati, molti hanno fatto esperienze, molti sono delle startup, molti di quei giovani sono delle innovazioni nel mondo dell’agricoltura e dell’agroalimentare. E allora noi abbiamo tanta qualità di giovani unita a tanto bel paesaggio e li dobbiamo far viaggiare assieme. Quindi parto da loro e su loro voglio investire anche qualsiasi risorsa vada a scorrimento perché vorrei dare l’opportunità a tutti di giocarsi la partita”.

Siamo al primo posto in Europa per produzione di ortaggi ma molto indietro per numero di varietà orticole iscritte nel Catalogo Comune Europeo.Quando un agricoltore decide di coltivare una specie deve decidere anche su quale varietà puntare, e di conseguenza si orienta su quella più adatta alle sue esigenze ed alle particolari condizioni di coltura in cui opera. Per le specie più importanti coltivate in Italia sono attivi il Registro nazionale delle varietà delle specie di piante agricole e quello delle specie di ortaggi, nei quali vengono iscritte solo le varietà adatte alle condizioni ambientali del nostro Paese e che abbiano dimostrato caratteristiche di pregio in scrupolose prove eseguite in più anni in particolari centri di sperimentazione. Ogni Paese dell’Unione Europea ha i suoi Registri, che confluiscono (dal 1972) nel Catalogo Comune Europeo delle varietà delle specie di piante agricole e in quello delle specie di ortaggi.

Pietro Santamaria e Angelo Signore, rispettivamente professore e ricercatore del Dipartimento di Scienze Agro-Ambientali e Territoriali dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, hanno esaminato ed elaborato i dati delle oltre 20.000 varietà di ortaggi presenti nel Catalogo Comune delle varietà delle specie di ortaggi e li hanno confrontati con l’edizione di dieci anni prima. Non sono poche le sorprese che sono emerse.

Italia e Spagna, che sono i Paesi più importanti per la produzione di ortaggi in Europa (rappresentano più del 40% del totale), non sono i Paesi con il maggior numero di varietà orticole registrate: il primato spetta invece all’Olanda, Paese che contribuisce solo per il 5,4% alla produzione totale di ortaggi in Europa. A cosa si deve questo paradosso?

 

Ripartizione percentuale della produzione totale di ortaggi in Europa.

Partendo da questa domanda, i due universitari pugliesi hanno valutato come è cambiato il panorama delle varietà orticole nei Paesi dell’Unione Europea negli ultimi 10 anni, per ogni specie e in rapporto al tipo di propagazione e di seme utilizzabili (varietà ibride, varietà a impollinazione libera, varietà a propagazione agamica e “varietà da conservazione”).

I risultati della rassegna indicano che il Paese con più varietà orticole registrate è sempre l’Olanda, che nel Catalogo Comune detiene 8.350 varietà (40,4% del totale). Il primato dei Paesi Bassi è da ascrivere all’intera catena di fornitura, dal miglioramento genetico alla vendita al dettaglio, alle organizzazioni di produttori, agli eccellenti enti di ricerca.

Ripartizione per specie e per Paese delle varietà orticole iscritte nel Catalogo Comune Europeo.

Le specie con il maggior numero di varietà sono il pomodoro (3.675 varietà), il peperone (2.216) e la lattuga (2.114). Negli ultimi dieci anni il numero di varietà ibride è passato da 9.507 a 11.871, mentre le varietà comuni sono aumentate solo da 7.683 a 7.706. Per il pomodoro la maggior parte delle varietà sono ibridi F1, in costante crescita in generale, mentre per la lattuga è vero il contrario: solo un ibrido a fronte di più di 2.100 varietà totali.

Ripartizione delle principali specie propagate agamicamente e distribuzione per Paese.

È da segnalare che negli ultimi anni l’Unione Europea presta sempre maggiore attenzione alle “varietà da conservazione” e alle varietà da utilizzare come portinnesti in orticoltura (anche queste ora nel Catalogo), nell’ottica di una sostenibilità ambientale fortemente ancorata all’agrobiodiversità del territorio.

La rassegna che può essere consultata (per le prossime sei settimane) liberamente sul sito della casa editrice della rivista (https://authors.elsevier.com/a/1b-Z315DyngwUW). 

Riferimento bibliografico:

SANTAMARIA P., SIGNORE A., 2021. How has the consistency of the Common catalogue of varieties of vegetable species changed in the last ten years? Scientia Horticulturae, 277. doi: 10.1016/j.scienta.2020.109805

Contatti:

Prof. Pietro Santamaria

Dott. Angelo Signore

Dipartimento di Scienze Agro-Ambientali e Territoriali

Università degli Studi di Bari Aldo Moro

Via G. Amendola, 165/A

70126 Bari

Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.; Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Con l’espianto di 60 ulivi a Monopoli sia in zona cuscinetto che indenne, è partita la corsa a creare una cintura di sicurezza che non faccia diffondere la Xylella in provincia di Bari, dove si produce il 15% dell’olio extravergine di oliva nazionale. A darne notizia è Coldiretti Puglia che denuncia la velocità del contagio che in 7 anni inesorabilmente si è spostato a nord ad una velocità di più 2 chilometri al mese.

“Si tratta di tutelare un patrimonio olivicolo inestimabile anche attraverso un Piano Olivicolo Nazionale e potenziare una filiera olearia che in Puglia vale quasi 800 milioni di euro”, afferma Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

Da quando è stata confermata la presenza della Xylella fastidiosa in Salento – aggiunge Coldiretti Puglia, in base alla elaborazione di dati Sian - la produzione di olio ha subito un trend negativo che rischia di diventare irreversibile, con il minimo storico di 3.979 tonnellate prodotte nell’ultima campagna 2019/2020 a Lecce, con una diminuzione dell’80%, mentre a Brindisi la produzione di olio è diminuita del 16% e del 4% in provincia di Taranto.

Peraltro i problemi causati dalla Xylella si aggiungono quest’anno a quelli climatici che hanno causato un calo stimato del quantitativo di olio del 22% a livello nazionale che sale addirittura al 48% proprio in Puglia dove si produce circa la metà dell’extravergine Made in Italy. Complessivamente si prevede – sottolinea la Coldiretti – una produzione nazionale di circa 287 milioni di chili rispetto ai 366 milioni di chili della campagna precedente. Un risultato che mette a rischio il futuro del settore in un anno segnato dall’emergenza Covid che – conclude la Coldiretti - ha ridotto le opportunità di mercato in Italia e all’estero e aumentato i costi delle imprese per garantire la sicurezza dei lavoratori.

Con l’82% degli italiani che con l’emergenza coronavirus sugli scaffali cerca prodotti Made in Italy per sostenere l’economia ed il lavoro del territorio, il consiglio è quello di diffidare dei prezzi troppo bassi, guardare con più attenzione le etichette e acquistare extravergini a denominazione di origine Dop e Igp, quelli in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100 per 100 da olive italiane o di acquistare direttamente dai produttori olivicoli, nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica dove – conclude la Coldiretti – è possibile assaggiare l’olio EVO prima di comprarlo e riconoscerne le caratteristiche positive.

Concludendo i lavori dell’assemblea di APEO, il presidente Giacomo Suglia ha tracciato un bilancio dell’emergenza-pandemia per l’ortofrutta pugliese. “Se c’è un insegnamento da questa terribile vicenda, che ha lasciato pesantissime conseguenze a livello socio-economico, ha detto Suglia, è che l’agricoltura italiana si è confermata come una garanzia, come un settore indispensabile per la vita e per il benessere delle famiglie italiane. Le imprese dell’ortofrutta non hanno mai mollato, hanno continuato a lavorare, a produrre e confezionare, a rifornire la Grande distribuzione e i Mercati generali pur nelle crescenti difficoltà e nonostante i mille problemi legati alla sicurezza degli ambienti di lavoro, alla tutela dei lavoratori sia in campagna che nei magazzini. Nella filiera socio-economica del Paese il nostro ruolo è vitale perché non produciamo beni di lusso, ma beni indispensabile alla vita!

Abbiamo affrontato difficoltà e costi crescenti, riuscendo a mantenere i prezzi bassi per non far mancare alimenti di consumo quotidiano per milioni di famiglie italiane. Noi dell’ortofrutta siamo stati uno dei pochi settori a non fermarci, abbiamo continuato a lavorare con grande impegno e grande senso di responsabilità”

“Premesso questo, ha continuato Suglia, dobbiamo considerarci dei privilegiati perché abbiamo potuto continuare sempre a lavorare e produrre mentre gran parte dell’Italia produttiva si fermava. E tuttavia – prosegue Suglia - adesso che siamo nella Fase 3, quella della ripresa, del necessario rilancio, dobbiamo prendere atto, noi per primi, che siamo un settore fondamentale nella filiera della vita quotidiana e sta a noi impegnarci affinché il nostro ruolo sia più valorizzato e più riconosciuto per quello che vale, per quello che sa dare e garantire al benessere degli italiani. Una presa di consapevolezza, una assunzione di responsabilità che dobbiamo fare tutti insieme, perché da soli è impossibile!”

“Veniamo da settimane difficilissime per tutti, dove però l’ortofrutta ha dato prova di resilienza straordinaria, come dimostrano i flussi dell’export nel primo trimestre del 2020 (+6,9%) e anche i dati Fruitimprese relativi al solo mese di marzo (+7,1%), quando già eravamo in pieno lockdown. Ma per un concreto rilancio del nostro export- conclude Suglia - attendiamo una svolta politico-diplomatica del nostro paese che supporti concretamente le nostre imprese nell’apertura dei nuovi mercati dell’Asia, dell’Estremo Oriente e del Centro America. Così come attendiamo un progetto di rilancio dei consumi nazionali che riconosca all’ortofrutta il ruolo e i benefici per la salute dei consumatori in un quadro di sicurezza alimentare e di Dieta mediterranea”.

Le nostre imprese sono preoccupate delle conseguenze della crisi economico-sociale che si annuncia: l’ortofrutta italiana, e quella pugliese in particolare “è tra le più controllate d’Europa e del mondo e offre tutte le garanzie in tema di qualità, salubrità e sicurezza fitosanitaria. Alla politica, alle istituzioni chiediamo un riconoscimento concreto di questi nostri valori, perché la concorrenza internazionale rischia di emarginarci a causa dei nostri costi troppo alti. Si annunciano tutti i giorni misure per ridurre il carico fiscale su imprese e famiglie e per combattere la mala- burocrazia. Occorre passare dagli annunci ai fatti concreti in tempi brevissimi perché il calo dei redditi dei consumatori rischia di agevolare il prodotto di importazione, meno caro del nostro e con minori garanzie di salubrità. I nostri oneri fiscali e previdenziali sono tra i più alti d’Europa e sul costo del lavoro dobbiamo subire la concorrenza non solo dei Paesi terzi ma degli stessi nostri partner europei. A ciò si aggiunge che dal 1 luglio i pagamenti in contanti vengono ridotti da € 3.000 a € 2.000 e dal 1 gennaio 2021, addirittura a 1000 euro. Questo amplificherà la crisi in quanto si ridurranno i flussi di moneta contante nel circuito economico”.

Infine Suglia ha ricorda che “APEO,   che associa e rappresenta le migliori aziende pugliesi della produzione e del confezionamento, è sempre aperta all’ingresso di nuove imprese finora “distratte”, e sente l’obbligo morale, civile, sociale ed economico di rafforzarsi sempre di più nell’interesse di tutti noi e dei territori che rappresentiamo”.

‘Nulla sarà come prima’, il refrain post-emergenza, non vale per il popolo del vino: i consumatori italiani (l’85% della popolazione) si dichiarano infatti in buona sostanza fedeli alle proprie abitudini già a partire dalla fase 2, compatibilmente con la loro disponibilità finanziaria. Nel frattempo, non è come prima la dinamica dei consumi in regime di lockdown: il bicchiere è più mezzo vuoto che mezzo pieno, e la crescita degli acquisti in Gdonon compensa comunque l’azzeramento dei consumi fuori casa. 
E se il 55% dei consumatori non ha modificato le proprie abitudini, tre su dieci affermano invece di aver bevuto meno vino (ma anche meno birra) in quarantena, a fronte di un 14% che indica un consumo superiore. 
Lo afferma l’indagine – la prima a focus emergenza a cui ne seguiranno altre nei prossimi mesi – a cura dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor ‘ Gli effetti del lockdown sui consumi di vino in Italia’, realizzata su 1.000 consumatori di vino della popolazione italiana. 

La presentazione della survey, moderata dal Ceo di Bertani Domains, Ettore Nicoletto, è in programma questa sera alle 17 nel corso della diretta streaming di ‘ Italian wine in evolution’ ( https://winejob.it/webinar-italian-wine-in-evolution-3-appuntamento/), a cui parteciperanno il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani e il responsabile di Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini

Il ‘dopo’ sarà come ‘prima’ per l’80% dei consumatori. O più di prima, con i millennials che prevedono un significativo aumento del consumo in particolare di vini mixati (il 25% prevede di aumentarne la domanda), a riprova della voglia di tornare a una nuova normalità con i consueti elementi aggreganti, a partire dal prodotto e dai suoi luoghi di consumo fuori casa (ristoranti, locali, wine bar), che valgono una fetta di 1/3 del campione in termini di volume (il 42% tra i millennials). 

Il vino – evidenzia l’indagine – non può dunque prescindere dal suo aspetto socializzante, se è vero che la diminuzione riscontrata è da addurre in larga parte (58%) al regime di isolamento imposto dall’emergenza Covid-19che ha cancellato le uscite nei ristoranti, le bevute in compagnia e gli aperitivi. Per contro, chi dichiara un aumento ha scelto il prodotto enologico quale elemento di relax (23%, in particolare donne del Sud), da abbinare alla buona cucina di casa (42%), specie tra gli smart worker del Nord. 

Per il dg di Veronafiere, Giovanni Mantovani: “Se poco sembra modificarsi nelle abitudini al consumo – e questa è una buona notizia –, le imprese del vino sono invece chiamate a profondi cambiamenti, alle prese con la necessità di reagire alle tensioni finanziarie e allo stesso tempo di difendersi dalle speculazioni. Il mercato e i suoi nuovi canali di riferimento saranno le principali cure per un settore che oggi necessita di un outlook straordinario sulla congiuntura e di un partner in grado di fornire nuovi orizzonti e soluzioni. Come Veronafiere – ha concluso – da qui ai prossimi mesi vogliamo prenderci ancora di più questa responsabilità a supporto del settore”. 

In generale la quarantena sembra aver appiattito anche gli stimoli alla conoscenza, con la sperimentazione delle novità di prodotto in calo sul pre-lockdown (dal 73% al 59%), la preferenza verso i piccoli produttori (dal 65% al 58%), i vini sostenibili (dal 65% al 61%) e gli autoctoni (dall’81% al 76%). Tendenze queste che a detta degli intervistati torneranno identiche a prima nel post quarantena. Ciò che è cambiato, ma è da verificare se lo sarà anche in futuro, è la preferenza del canale di acquisto online, balzata dal 20% al 25%. 

Per il responsabile di Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini: “Per quanto il lockdown abbia cambiato modalità di acquisto e consumo di vino da parte degli italiani, il desiderio di ritornare ‘ai bei tempi che furono’ sembra prevalere sull’attuale momento di crisi e su comportamenti futuri che giocoforza saranno improntati ad una maggior precauzione e distanza sociale. Si tratta di un asset molto importante in termini di fiducia sulla ripresa e che va preservato soprattutto alla luce della imminente fase 2, anche perché il crollo stimato sul Pil italiano per i mesi a venire rischia di avere impatti sui consumi in considerazione di una domanda rispetto al reddito che nel caso del vino risulta elastica, e come tale, a rischio riduzione in virtù della recessione economica”. 

In controtendenza rispetto all’andamento generale, con l’aumento record del 7,5% del fatturato l’industria alimentare garantisce gli approvvigionamenti sugli scaffali di mercati, negozi e supermercati dove vanno evitati inutili e pericolosi affollamenti. E’ quanto afferma la Coldiretti sulla base dei dati Istat su fatturato ed ordini industriali a febbraio 2020 rispetto allo scorso anno. Sono oltre tre milioni gli italiani – sottolinea la Coldiretti – hanno continuato a lavorare nella filiera alimentare, dalle campagne all’industrie fino ai trasporti, ai negozi e ai supermercati, per garantire continuità alle forniture di cibo e bevande alla popolazione. L’approvvigionamento alimentare – sottolinea la Coldiretti – è assicurato in Italia grazie al lavoro di 740mila aziende agricole e stalle, 70mila imprese di lavorazione alimentare e una capillare rete di distribuzione tra negozi, supermercati, discount e mercati contadini di Campagna Amica. Ma per non far marcire i raccolti nelle campagne e continuare garantire le forniture alimentari alla popolazione sono necessari lavoratori per sostituire molti dei 370mila stagionali stranieri tradizionalmente impegnati nei lavori agricoli in Italia ed ora bloccati alle frontiere per le misure di sicurezza antipandemia. “E’ quindi ora necessaria subito una radicale semplificazione del voucher “agricolo” che possa consentire da parte di cassaintegrati, studenti e pensionati italiani lo svolgimento dei lavori nelle campagne in un momento in cui scuole, università attività economiche ed aziende sono chiuse e molti lavoratori in cassa integrazione potrebbero trovare una occasione di integrazione del reddito proprio nelle attività di raccolta nelle campagne afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel precisare che “l’Italia ha bisogno di scelte pragmatiche per il bene del Paese, come quelle che riguardano l’agricoltura e la produzione alimentare”. Una esigenza che si è fatta drammatica con il calendario delle raccolte che si intensifica con l’avanzare della primavera. Dopo fragole, asparagi, carciofi, ortaggi in serra (come meloni, pomodori, peperoni e melanzane in Sicilia) con l’aprirsi della stagione i prodotti di serra lasceranno il posto a quelli all’aperto, partendo dal sud per arrivare al nord. Le raccolte di frutta delle prossime settimane stanno partendo con la raccolta delle ciliegie in Puglia, a seguire partirà la raccolta delle albicocche, poi prugne e pesche, sempre iniziando dal meridione, per poi risalire lo stivale ed arrivare, con la scalarità delle diverse varietà fino a settembre. A maggio inizia la raccolta dell’uva da tavola in Sicilia, a giugno le prime pere, ad agosto le prime mele e l’inizio della vendemmia mentre a ottobre- conclude la Coldiretti – inizia la raccolta delle olive e a novembre quella del kiwi.

Bene la deroga concessa da Bruxelles per spendere entro il 31 dicembre 2020 gli 86 milioni di euro del PSR Puglia che rischiavano il definitivo definanziamento. E’ il commento della Coldiretti Puglia alla notizia del via libera alla deroga dell’UE per cause di forza maggiore nella spesa dei fondi PSR rimasti inutilizzati in Puglia, decisione che scongiura il rischio di gravi ripercussioni sul settore agricolo e agroalimentare Puglia.

“Il mondo agricolo pugliese ringrazia il Ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova che si è spesa per risolvere il problema della Puglia, unica regione a non aver centrato l’obiettivo di spesa al 31 dicembre 2019, e degli europarlamentari De Castro e Fitto che hanno fatto pressing sulla Commissione Europea. Adesso bisogna voltare pagina in fretta, con un deciso cambio di passo di tutta l’amministrazione regionale, perché vengano recuperati in fretta i ritardi e le inefficienze della macchina burocratica, al netto dei ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato, e venga senza indugio ridata centralità all’agricoltura a cui per 3 anni non sono state date risposte univoche e concrete”, dichiara Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

"Sono stati sprecati finora tempo e risorse a discapito della competitività delle nostre imprese agricole che hanno bisogno di istituzioni forti e responsabili al loro fianco”, conclude il presidente Muraglia.

Si è svolta nei giorni scorsi, presso la Sala Berlinguer della alla Camera dei deputati, la presentazione del libro di Marco Omizzolo " Sotto Padrone. Uomini donne e caporali nell'agromafia italiana".

E’ un viaggio nel cuore delle agromafie, tra caporali che lucrano sul lavoro di donne e uomini, spesso stranieri, sfruttati nelle serre italiane. Braccianti indotti ad assumere sostanze dopanti per lavorare come schiavi.

Ragazzi che muoiono - letteralmente - di fatica. Donne che ogni giorno subiscono ricatti e violenze sessuali. Un sistema pervasivo e predatorio che spinge alcuni lavoratori a suicidarsi, mentre padroni e padrini si spartiscono un bottino di circa 25 miliardi di euro l'anno.

Un viaggio, quello di Omizzolo, condotto da infiltrato tra i braccianti indiani nell'Agro Pontino e proseguito fino alla regione indiana del Punjab, sulle tracce di un trafficante di esseri umani. Un'inchiesta sul campo che parte dall'osservazione e arriva alla mobilitazione: scioperi, manifestazioni, denunce per rovesciare un sistema che si può sconfiggere.

Alla presentazione sono intervenuti: Susanna Cenni (deputato, Partito Democratico), Filippo Gallinella (deputato, MoVimento 5 Stelle), Marco Omizzolo (sociologo e responsabile scientifico della Cooperativa In Migrazione), Giovanni Mininni (segretario generale della FLAI, Confederazione Generale Italiana del Lavoro),… Gurmukh Singh (presidente della Comunità Indiana del Lazio), Maurizio Martina (deputato, Partito Democratico).

meteo

 

PIANETA TERRA
mediapresstv