Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha emanato oggi 18 dicembre l’Ordinanza n. 586 avente ad oggetto “Misure collegate all’Adozione del Piano di emergenza per il superamento della crisi idrica 2025-2026 nel comparto potabile e alla Dichiarazione dello stato di emergenza regionale per rischio da deficit idrico”, le cui disposizioni avranno durata corrispondente allo Stato di emergenza regionale per rischio da deficit idrico, cioè fino al 29 ottobre 2026.
Con l’Ordinanza si dispone il divieto di utilizzare acqua destinata al consumo umano, erogata mediante impianto di acquedotto che riveste carattere di pubblico interesse, per usi impropri come l’innaffiamento di giardini e prati, il lavaggio di cortili, piazzali e similari, il riempimento di piscine, vasche. Il divieto si rende necessario per garantire la continuità del servizio idrico e la tutela delle utenze prioritarie.
Tenuto conto dell’innalzamento ad “elevato” del livello di severità idrica per il comparto potabile della Regione Puglia, come dichiarato nella seduta del 23 settembre 2025 dell’Osservatorio Permanente sugli Utilizzi Idrici dell’Autorità di Bacino del Distretto dell’Appennino Meridionale, si concede deroga al limite di eccedenza per il prelievo di acqua destinata al consumo umano da tutte le opere di derivazione delle acque sotterranee, distribuite dagli acquedotti che rivestono pubblico interesse, elencate nell’Allegato 1 al DPGR n. 575/2023, classificate in priorità “P1 – indispensabili per l’approvvigionamento idrico ordinario”, ai sensi di quanto previsto dall’art. 20 comma 1 lettera k) della LR n. 7/2025, e si dispone che le Aziende Sanitarie Locali sottopongano a controlli tali opere per accertare che siano rispettati i parametri previsti dal D.lgs. n.18/2023 per le acque destinate al consumo umano. I controlli devono essere eseguiti nei punti di consegna delle acque fornite attraverso le reti di distribuzione gestite dal Soggetto gestore del Servizio Idrico Integrato-Acquedotto Pugliese spa.
Inoltre le Aziende Sanitarie Locali dovranno provvedere ad avviare una campagna di monitoraggio dei parametri previsti dal D.lgs. n. 18/2023 presso le opere di derivazione delle acque sotterranee destinate al consumo umano, distribuite dagli acquedotti che rivestono pubblico interesse, elencate nell’Allegato 1 al DPGR n. 575/2023, classificate in priorità “P2 – sanabili e non, ad uso occasionale emergenziale”, secondo l’ordine di priorità comunicato dal Soggetto gestore del Servizio Idrico Integrato-Acquedotto Pugliese spa. Gli esiti della campagna di monitoraggio dovranno essere trasmessi alla Regione Puglia, all’Autorità Idrica Pugliese e ad Acquedotto Pugliese S.p.A. Sulla base degli esiti della campagna di monitoraggio, poi, Autorità Idrica Pugliese e Acquedotto Pugliese S.p.A. provvederanno alla selezione delle opere di derivazione classificate in priorità P2, per le quali sarà formulata istanza di attivazione alla Regione Puglia.
L’Ordinanza, contingibile e urgente, è emanata in coerenza con il “Piano di emergenza per il superamento della crisi idrica 2025-2026 nel comparto potabile”, adottato con DGR n. 1584/2025, e in seguito al DPGR n. 545/2025 “Dichiarazione dello stato di emergenza regionale per rischio da deficit idrico”.
La Regione Puglia ha impegnato con appositi elenchi di pagamento tutta la dotazione finanziaria prevista per il 2025 per il Programma di Sviluppo Rurale 2014-2022. A fronte di risorse attribuite dal FEASR di 1.328.099.465 euro vede ad oggi elenchi di pagamenti inviati ad AGEA per 208.713.455 euro per il solo 2025, con un erogato cumulato di 1.342.687.621 euro nel periodo di programmazione.
Il dettaglio dei dati dello stato di avanzamento dei pagamenti per il Programma di Sviluppo Rurale della Regione Puglia è stato presentato, in conferenza stampa, nella sede del Dipartimento Agricoltura a Bari, dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, dall’assessore regionale all’Agricoltura, Donato Pentassuglia, e dal direttore del Dipartimento Agricoltura e Autorità di Gestione del PSR Puglia 2014-2022, Gianluca Nardone.
“Il raggiungimento e il superamento del target di spesa del Programma di Sviluppo rurale regionale per il 2025 – ha dichiarato il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano - rappresentano un risultato straordinario per la Puglia. I nostri dipendenti sono un po’ come Jannik Sinner: numeri uno in Italia nella spesa del Programma di Sviluppo Rurale.
Un traguardo che solo pochi anni fa sembrava difficilissimo da raggiungere, soprattutto per una Regione che partiva da criticità profonde e da una reputazione di inaffidabilità nell’utilizzo dei fondi europei. Nei primi anni della mia amministrazione sapevamo di dover recuperare terreno, e non sempre siamo stati all’altezza delle aspettative dei pugliesi. Oggi però possiamo dire di aver colmato quel divario e di aver saldato un vero e proprio debito di fiducia nei confronti delle imprese agricole e degli operatori del settore. Grazie al lavoro competente e appassionato di tante ragazze e tanti ragazzi dell’amministrazione regionale, tutti i finanziamenti previsti sono stati erogati e la Puglia non solo è in linea con gli obiettivi fissati dall’Unione Europea, ma li supera con un vantaggio di oltre 17 milioni di euro. È un risultato che ci rende orgogliosi e che dimostra come la buona amministrazione possa tradursi in sviluppo concreto per i territori e per il mondo agricolo pugliese”.
“Un impegno di spesa superato di 17 milioni di euro, in attesa di conoscere le scelte tecniche di AGEA per consentire l’utilizzo di questo plusvalore con dei recuperi contabili nella programmazione del CSR Puglia. Non è stato semplice raggiungere questo obiettivo, per il quinto anno consecutivo – ha ricordato l’assessore regionale all’Agricoltura Donato Pentassuglia - ma è il frutto di un’attenzione puntuale dell’intera struttura amministrativa del Dipartimento Agricoltura e dell’assistenza tecnica del PSR Puglia. Solo a novembre 2025 l’intero gruppo di lavoro ha realizzato 140 milioni di spesa, anche da Bruxelles ci hanno dato atto di questo grandissimo sforzo, con due programmazioni a cavallo dello stesso anno”.
“In sede dell’ultima bilaterale con i servizi della Commissione europea, deputati al controllo nell’utilizzo dei fondi per lo sviluppo rurale – ha sottolineato Gianluca Nardone, direttore del Dipartimento Agricoltura e Autorità di Gestione del PSR Puglia – è emerso come ci sia stato negli ultimi anni un effettivo cambio di passo nell’utilizzo in Puglia dei fondi PSR. Come Autorità di Gestione ho lavorato affinché la definizione di inaffidabilità a noi attribuita in passato potesse essere superata con il lavoro e l’impegno. In questi anni abbiamo realmente invertito la rotta, a tutela delle aziende agricole tutte e della Puglia”.
Alla conferenza stampa dedicata allo stato di attuazione del PSR Puglia ha partecipato con la sua famiglia Giuseppe Agrosì, titolare dell’omonima aziende di Supersano vincitrice con il progetto “Il Salento che rinasce dopo la Xylella: dalla favolosa al bosco con Agrosì”, del premio “Buone pratiche dell’Italia rurale” promosso dal Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste e dedicato alle best practice in agricoltura, sostenute dal PSR.
Selezionata tra i sei finalisti nazionali, l’azienda pugliese si è distinta nella categoria “Sfida della sostenibilità e adattamento ai cambiamenti climatici”, come dichiarato nella motivazione del premio, “per aver trasformato una ferita collettiva in un’occasione di rinascita, restituendo vita, innovazione e bellezza al territorio salentino”, intrecciando memoria, sostenibilità e identità agricola.
Il premio è stato conferito durante l’evento nazionale di lancio della Rete PAC “Coltiviamo insieme il domani”, valorizzando esperienze capaci di tradurre gli obiettivi dello sviluppo rurale in risultati concreti, anche grazie al sostegno del Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale.
Mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici sugli ulivi attraverso pratiche agricole innovative che sfruttano i benefici delle comunità microbiche presenti nel suolo e nelle radici, soprattutto in condizioni di siccità. Questo è l’obiettivo dello studio ENEA pubblicato su Applied Science e condotto in collaborazione con il Cnr -Ibbr e le università di Milano, Torino e Tuscia, nell’ambito del progetto di cooperazione internazionale BIOMEnext1.
“L’ulivo è stato scelto come specie modello per sviluppare un sistema colturale innovativo, rappresentativo dell’agricoltura mediterranea che è sempre più minacciata dal fenomeno della siccità”, spiega il responsabile del progetto per ENEA Gaetano Perrotta, ricercatore del Laboratorio di Bioeconomia circolare rigenerativa. “Con questo studio – aggiunge - abbiamo voluto analizzare la resilienza e l’adattamento funzionale dei microrganismi presenti nelle radici e nel suolo (la rizosfera2) di quattro cultivar di ulivo, confrontando piante irrigate e sottoposte a siccità, in diverse stagioni dell’anno”.
In particolare, i ricercatori si sono occupati del monitoraggio e della caratterizzazione del microbioma che vive nel terreno intorno alle radici, con l’obiettivo di identificare marcatori di stress o di resistenza associati a condizioni di aridità. “Abbiamo osservato che nel suolo i microrganismi rimangono abbastanza stabili anche in condizioni di scarsità idrica, grazie al fatto che molte specie svolgono funzioni simili. Nelle radici, invece, le comunità microbiche cambiano notevolmente: la pianta seleziona i batteri che la aiutano a resistere meglio alla mancanza d’acqua”, spiega il coautore dello studio Andrea Visca, biotecnologo del Laboratorio ENEA Innovazione delle filiere agroalimentari. E' stato, poi, identificato il cosiddetto core microbiome, ovvero l’insieme di diversi gruppi microbici costantemente presenti in differenti campioni, che giocano un ruolo centrale sia nei processi al suolo che nel modellare crescita, salute e resilienza delle piante ospiti. Sono stati individuati tre batteri ‘alleati’ degli ulivi contro la siccità, ognuno con funzioni complementari: Solirubrobacter, presente nel suolo e spesso associato alla decomposizione della materia organica e al ciclo dei nutrienti, Microvirga, che può vivere in simbiosi con le piante aiutandole ad assorbire nutrienti essenziali come l’azoto, e Pseudonocardia, noto per produrre sostanze antimicrobiche e contribuire alla difesa delle piante da patogeni.
Nello specifico, dallo studio emerge che, in condizioni di siccità, i microrganismi presenti nel suolo attivano o aumentano i geni necessari per difendersi e adattarsi, come quelli che migliorano l’utilizzo di nutrienti fondamentali, proteggono le cellule dai danni ossidativi e permettono ai batteri di spostarsi verso ambienti più ricchi di acqua e nutrienti.
“L’interfaccia tra radici e rizosfera rappresenta una zona cruciale di interazione tra piante e microrganismi, dove si svolgono molti processi essenziali per la salute e lo sviluppo delle piante, come l’assorbimento di nutrienti e di acqua”, spiega la coautrice dello studio Annamaria Bevivino, ricercatrice della Divisione ENEA Sistemi agroalimentari sostenibili.
Comprendere le dinamiche di queste interazioni sta diventando una priorità per lo sviluppo di pratiche agricole sostenibili. Infatti, modulando le comunità microbiche associate alle radici sarà possibile migliorare l’acquisizione di nutrienti e rafforzare la resistenza degli ulivi agli stress biotici (come i parassiti) e abiotici (fattori ambientali come la siccità).Per arrivare a questi risultati, i ricercatori hanno messo insieme tre strumenti di indagine complementari: l’analisi del DNA per “fotografare” le comunità microbiche presenti, lo studio delle funzioni potenziali di queste comunità microbiche e l’utilizzo di software che esaminano migliaia di articoli scientifici per estrarre e collegare le informazioni più rilevanti in questo settore (text mining).
Dispositivi e sensori digitali di precisione per l’alimentazione automatizzata dei bovini, sistemi di monitoraggio del peso e misuratori del metano emesso dai ruminanti per produzioni di qualità attente al benessere animale e più sostenibili dal punto di vista ambientale. Questi sono alcuni dei risultati di PLF4Milk, nell’ambito del progetto Agridigit per l’agricoltura di precisione finanziato dal MASAF, realizzati dal CREA Zootecnia e Acquacoltura e presentati oggi a Roma alla presenza dei rappresentanti dei partner e di importanti stakeholders del settore, tra cui Riccardo Negrini, AIA (Associazione Italiana Allevatori), Angelo Stroppa (Consorzio Tutela Grana Padano), Marco Nocetti (Consorzio formaggio Parmigiano Reggiano), Vittorio Emanuele Pisani (Consorzio Tutela Provolone Valpadana), Simona Caselli (Granlatte Società Cooperativa Agricola) e Paolo Bulgarelli (gruppo Lactalis).
“Il progetto - dichiara il responsabile scientifico Fabio Abeni, ricercatore del CREA Zootecnia e Acquacoltura - nasce dall’esigenza di impostare un quadro complessivo dei dati disponibili in formato digitale, in particolare quelli provenienti da sensori e altri sistemi informativi presenti a livello aziendale nell’allevamento bovino e bufalino, con l’obiettivo di sviluppare sistemi di supporto alle decisioni, per migliorare l’efficienza del processo produttivo e la qualità del benessere animale”.
I dispositivi e i sensori digitali testati nel sottoprogetto vanno dai sistemi di alimentazione, agli analizzatori automatizzati del latte, alle videocamere per la valutazione dello stato di ingrassamento dei bovini, passando per i misuratori del metano emesso dai ruminanti, fino alle tecnologie wireless per monitorare lo stato del benessere animale. Partendo dalla memorizzazione della ricetta per la preparazione giornaliera dell’alimentazione delle bovine, il sistema di alimentazione automatizzato inserisce, miscela e distribuisce la dieta prevista, quando -nei suoi giri di controllo e avvicinamento del foraggio alla mangiatoia delle bovine- rileva che è necessaria una nuova distribuzione di alimento fresco. Allo stesso tempo, il dispositivo è in grado di registrare tutte le operazioni che esegue e, quindi, consente all’allevatore un monitoraggio delle quantità di alimento distribuito e degli orari in cui questo avviene. L’analizzatore automatizzato del latte testa micro-campioni raccolti in sala di mungitura e convogliati direttamente in questo dispositivo che, automaticamente, determina markers indicatori dello stadio riproduttivo della bovina, la condizione di salute della mammella e il suo stato nutritivo. Una videocamera per la valutazione dello stato di ingrassamento della bovina al termine di ogni mungitura, attraverso tecniche di analisi d’immagine computerizzata, fornisce all’allevatore un punteggio che va da 1 (vacca magra) a 5 (vacca troppo grassa). Poi, è stato sviluppato il protocollo di utilizzo di un misuratore di metano emesso dal ruminante che, in modo veloce, facile e sicuro, consente il rilevamento in tempo reale e ad alta sensibilità del gas a distanza. Infine, per migliorare lo stato di benessere dell’animale, è stato messo a punto un zoometer che, utilizzando un telemetro laser, acquisisce parametri a distanza per eseguire misurazioni lineari, angolari e di superficie calibrate. La comunicazione tra zoometer e smartphone è bluetooth. Le misure vengono tradotte in un valore di body condition score (BCS) tramite un’app dedicata.
Il principale risultato ottenuto è stato quello di un maggiore controllo sul processo produttivo, con particolare attenzione al benessere animale e ai conseguenti vantaggi sull’efficienza del sistema, con ricadute positive anche per le successive fasi di trasformazione del latte. La gestione digitalizzata sia dell’alimentazione della bovina da latte sia delle emissioni di metano nella produzione bufalina consentiranno un ulteriore passo avanti nella riduzione dell’impatto ambientale prodotto dall’allevamento di ruminanti. Infine, una delle principali prospettive nell’adozione delle tecnologie digitali negli allevamenti bovino e bufalino è quella di poter identificare in modo automatizzato nuovi caratteri relativi al benessere animale e alla maggiore efficienza di utilizzo degli alimenti, riducendo le emissioni climalteranti.
I controlli effettuati dall’Osservatorio Fitosanitario della Regione Puglia sugli insetti vettori della Xylella fastidiosa hanno portato all’individuazione nell’agro di Triggiano in provincia di Bari, di sei alberi di mandorlo positivi al batterio della Xylella fastidiosa subspecie fastidiosa.
“La scoperta di questo nuovo batterio deriva dal monitoraggio esteso, puntuale e attento – ricorda l’assessore regionale all’Agricoltura, Donato Pentassuglia - portato avanti dalla struttura del Dipartimento Agricoltura. In questo momento è necessaria una comunione d’intenti e di attività a sostegno della sicurezza fitosanitaria del territorio. Ora bisogna spegnere il focolaio in maniera tempestiva, eradicando il batterio. Non bisogna creare allarmismi ma è necessario mantenere alta la guardia, come già fatto nel caso di Canosa quattro anni fa”.
Il Piano di azione per contrastare la diffusione della Xylella fastidiosa dell’Osservatorio Fitosanitario è stato fondamentale in quel contesto e il ritrovamento del nuovo ceppo a Triggiano conferma la necessità di attuare attentamente i controlli sugli insetti vettori: in questo caso sarà necessario procedere all’abbattimento delle piante infette e, nel raggio di 50 m., di quelle suscettibili a questa sottospecie. Inoltre, sarà attivata una sorveglianza rafforzata nell’intera area delimitata.
“Il lavoro capillare e puntuale di monitoraggio degli insetti vettori legato a Xylella fastidiosa sub specie Pauca è stato svolto in 190 siti di cui 136 in area indenne in collaborazione con l’Istituto agronomico mediterraneo di Valenzano. Il ritrovamento di questo nuovo ceppo non è casuale – spiega Salvatore Infantino, dirigente dell’Osservatorio Fitosanitario della Regione Puglia – è avvenuto in seguito al rinvenimento di 13 vettori positivi in quattro siti ubicati nell’area rurale di Triggiano e al successivo campionamento capillare delle piante suscettibili a Xylella fastidiosa. In particolare sono state campionate 432 piante suscettibili di cui 6 piante di mandorli sono risultate positive a Xylella fastidiosa subspecie fastidiosa”.
“In questo momento è fondamentale attuare tutte le pratiche per debellare l’infezione – sottolinea il direttore del Dipartimento Agricoltura Gianluca Nardone -. Gli organismi accreditati, che procedono all’analisi del campionamento attivato dall’Osservatorio Fitosanitario e gli organismi di studio, lavoreranno per determinare dal punto di vista scientifico l’origine del batterio, la sua virulenza e la sua eventuale capacità di adattarsi sul territorio pugliese. Il batterio della Xylella fastidiosa fastidiosa attualmente è presente in Europa, secondo l’EPPO Global Database, in Portogallo e nelle isole Baleari”.
Nonostante la minaccia del clima con 96 eventi estremi in 1 anno e uno scenario internazionale complesso, l’agricoltura e l’agroalimentare pugliesi guadagnano il 24% in più di Produzione Lorda Vendibile che sfiora i 4 miliardi di eur, pur perdendo il 34% in quantità della produzione, grazie alle ottime performance de settore olivicolo e oleario e dell’ortofrutta che fanno recuperare terreno rispetto all’annata agraria precedente. E’ quanto emerge dall’analisi dei dati settore per settore di Coldiretti Puglia, diffusa in occasione del bilancio dell’annata agraria di fine anno, con un 2023 difficile sul fronte dell’andamento climatico folle con il conseguente attacco di virus e insetti alieni, sotto la minaccia della fauna selvatica e stretto nella morsa del difficile scenario internazionale e di manovre speculative che incidono sull’agroalimentare Made in Puglia.
L’aumento in valore dell’agroalimentare pugliese è determinato principalmente dall’andamento del settore olivicolo e oleario, con il raccolto delle olive in Puglia cresciuto del 50% rispetto all’anno precedente, a fronte di quello nazionale e mondiale che è crollato, facendo schizzare i prezzi dell’olio extravergine del +49,3%. Performance positive in valore anche per l’ortofrutta, con l’uva da tavola che al netto del calo delle quantità ha guadagnato in termini di valore, ma in generale ortaggi e frutta pugliese hanno registrato prezzi medi in campagna migliori alle annate precedenti per la diminuzione delle quantità, mentre un frutto su dieci è scomparso dalle tavole dei cittadini che hanno tagliato gli acquisti (-10%) crollati ai minimi da inizio secolo, sulla base dei dati Cso Italy, secondo cui i consumatori hanno ridotto del 25% le quantità di angurie, del 15% i meloni, del 14% le arance, del 5% le fragole ma il taglio ha riguardato anche gli ortaggi (-6%).
Annata da dimenticare in Puglia per la vendemmia che paga il conto degli eventi estremi e degli attacchi di peronospora che hanno caratterizzato il 2023, per cui le quantità risultano crollate in media del 32% con punte fino al 90% in alcuni areali, mentre sono aumentati in misura esponenziale i costi di produzione. L’impennata del costo del vetro cavo per le bottiglie che hanno fatto segnare un aumento che ha raggiunto il 58% nell’arco di 18 mesi mette a rischio la competitività del vino italiano sul mercato nazionale ed estero dove per la prima volta dopo oltre un decennio sono calate le vendite del vino Made in Italy in valore (-1%), dopo che Coldiretti e Filiera Italia avevano evidenziato l’anomalia in riferimento all’avvio dell’istruttoria da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per una presunta intesa restrittiva della concorrenza nella vendita delle bottiglie di vetro.
Nel 2023 il raccolto di grano duro pugliese per la pasta non ha prodotto secondo le aspettative – continua Coldiretti Puglia – ma comunque è stato in aumento rispetto al crollo dell’anno scorso. Di fatto l'andamento climatico ha divorato parte del lavoro di un anno degli agricoltori che quest’anno hanno speso per produrre grano fino a 300 euro ad ettaro in più, rispetto ai periodi pre-conflitto in Ucraina, ma al contempo hanno subito il taglio dei compensi che sono scesi del 40 % rispetto allo scorso anno. Sotto accusa le manovre speculative con un deciso aumento delle importazioni di grano duro dal Canada che ha invece più che quadruplicano le esportazioni in Italia di grano trattato con glifosate secondo modalità vietate a livello nazionale.
Gli effetti delle bizzarrie dello scenario internazionale si sono fatti sentire poco sulle esportazioni che segnano l’aumento di un timido 4,3% dei vini, di un consistente 23% dell’olio e del 10% della pasta, secondo i dati Istat da gennaio a settembre 2023, incidendo però pesantemente – spiega Coldiretti Puglia - sui costi di produzione che le imprese agricole hanno dovuto sostenere.
“L’agroalimentare ha dimostrato concretamente la propria capacità di saper cogliere l’opportunità del Pnrr con richieste di investimenti superiori alla dotazione e l’incremento dei fondi va nella direzione auspicata di aumentare la produzione in settori cardine, dalla pasta alla carne, dal latte all’olio, dalla frutta alla verdura e “raffreddare” il carovita che pesa sulle tasche dei cittadini”, afferma Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia, nel sottolineare che “il raddoppio dei fondi per l’agroalimentare con 2 miliardi in più stanziati per gli accordi nella filiera e 850 milioni aggiuntivi per il fotovoltaico sui tetti di stalle e cascine è importante per salvare la spesa delle famiglie italiane e sostenere l’approvvigionamento energetico del Paese di fronte alle tensioni internazionali provocate dalla guerra su cibo e bollette”.
“Un’occasione unica, che non va sprecata per far crescere e garantire una più equa distribuzione del valore lungo la filiera, dal produttore al consumatore. In tale ottica i contratti di filiera – aggiunge il direttore regionale Pietro Piccioni – sono fondamentali per lo sviluppo di prodotti 100% italiani per dare opportunità di lavoro e far crescere l’agroalimentare Made in Italy, in un contesto di grande instabilità internazionale. Ma il contributo allo sviluppo non si limita all’alimentare, ma cresce anche la produzione energetica agricola grazie agli accordi siglati dalla Coldiretti”.
Agonia lenta e al momento introvertibile per il settore lattiero, con 333 stalle chiuse in Puglia da dicembre 2019 a giugno 2023, una perdita incolmabile causata dall’aumento dei costi di produzione e gestione, a cui non corrisponde più una equa remunerazione del prezzo del latte alla stalla, che non può andare sotto i costi di produzione calcolati da Ismea, quando nella forbice tra produzione e consumo ci sono margini da recuperare per garantire un prezzo giusto e onesto che tenga conto dei costi degli allevatori e la necessaria qualità da assicurare ai consumatori. Occorre fare ricorso al decreto legislativo in attuazione della Direttiva UE sulle pratiche commerciali sleali, fortemente voluto dalla Coldiretti, che prevede lo stop a 16 pratiche sleali che vanno dal rispetto dei termini di pagamento, non oltre 30 giorni per i prodotti deperibili, al divieto di modifiche unilaterali dei contratti e di aste on line al doppio ribasso, dalle limitazioni delle vendite sottocosto alla fine dei pagamenti non connessi alle vendite fino ai contratti rigorosamente scritti, ma anche che i prezzi riconosciuti agli agricoltori ed agli allevatori non siano inferiori ai costi di produzione. Con 3 DOP (canestrato pugliese, mozzarella di Gioia del Colle e mozzarella di bufala) e quasi 20 formaggi riconosciuti tradizionali dal MIPAAF (burrata, cacio, caciocavallo, caciocavallo podolico dauno, cacioricotta, cacioricotta caprino orsarese, caprino, giuncata, manteca, mozzarella o fior di latte, pallone di Gravina, pecorino, pecorino di Maglie, pecorino foggiano, scamorza, scamorza di pecora, vaccino) – insiste Coldiretti Puglia – il settore lattiero–caseario garantisce primati a livello nazionale e Sigilli della biodiversità dal valore indiscutibile.
Sul fronte della pesca, sono quasi 500 i pescherecci pugliesi che saranno “affondati” dalle nuove linee europee che prevedono la scomparsa della pesca a strascico, il settore più produttivo della marineria, con un impatto devastante sull’economia, sull’occupazione e sui consumi. La misura comunitaria più dirompente – sottolinea Coldiretti Impresapesca Puglia – è il divieto del sistema di pesca a strascico che rappresenta in termini di produzione ben il 65% del pescato nazionale, operando di media non più di 130 giorni all’anno, secondo l’analisi di Coldiretti Impresapesca. Ma le nuove linee prevedono anche la restrizione delle aree di pesca con tagli fino al 30% di quelle attuali, denuncia Coldiretti Impresapesca, con scadenze ravvicinate nel 2024, 2027 per concludersi nel 2030.
Il settore della pesca e dell’acquacoltura in Puglia – conclude Coldiretti Puglia – vale 225milioni di euro, secondo i dati CREA, con una flotta operante lungo le coste pugliesi costituita da 1.455 battelli che rappresenta il 12,3% del totale nazionale, il 10,5% del tonnellaggio e il 12% della potenza motore, con le aree vocate di Manfredonia, Molfetta, sud Barese, Salento, dove il pescato più importante è costituito da gamberi, scampi, merluzzi, oltre agli allevamenti in mare aperto di spigole, ombrine e orate.
Sei cantine pugliesi, dal Tavoliere al Salento, hanno ottenuto il riconoscimento de l’Impronta nella guida Cantine d’Italia 2024, presentata in questi giorni a Milano a cura dell’associazione Go Wine. In questa guida nazionale, dedicata agli enoturisti, la Puglia può contare sulla segnalazione speciale delle cantine Conti Zecca, D’Araprì, Felline, Leone De Castris, Alberto Longo, Rivera. New entry di questa edizione è la cantina Paolo Leo.
“Questo riconoscimento ad aziende impegnate, molto spesso da generazioni, nell’attività enologica, attive anche sul fronte della produzione di vini biologici e nella valorizzazione delle bollicine di Puglia, conferma come la Puglia abbia nei suoi diversi territori una propensione all’accoglienza che si sposa perfettamente con la produzione vitivinicola – sottolinea l’assessore all’Agricoltura della Regione Puglia Donato Pentassuglia–. La valorizzazione di questo binomio vino-turismo è fondamentale e su questo solco si inserisce l’impegno congiunto aziende-istituzioni per dare piena attuazione alla disciplina sull’enoturismo, promossa con la legge regionale n. 29 del 6 agosto 2021 e che prevede l’istituzione dell’elenco regionale degli operatori enoturistici”.
Le cantine inserite nella guida Cantine d’Italia 2024 ‘valgono il viaggio’ poiché hanno ottenuto il riconoscimento con un combinato disposto di tre fattori principali alla base della valutazione: sito, accoglienza e naturalmente qualità del vino. Un punteggio quindi che tiene conto delle caratteristiche architettoniche della cantina ma anche del suo patrimonio viticolo, della possibilità di usufruire di servizi ricettivi, di agriturismo e ristorazione per esempio, ma anche luoghi dalla vocazione enoica dove si organizzano eventi culturali e di aggregazione. Gli esperti di Go Wine hanno valutato anche il carattere della produzione, la presenza di etichette di eccellenza e la particolare cura verso specifiche tipologie di vini, come possono essere quelli prodotti da vitigni autoctoni.
In totale nella guida Cantine d’Italia 2024 sono segnalate oltre 830 cantine, 262 quelle che hanno ottenuto il riconoscimento de L’Impronta d’eccellenza per l’enoturismo sul territorio nazionale. Si tratta di una "guida ai luoghi", ovvero una selezione di cantine da visitare come punto di riferimento per il consumatore che diventa viaggiatore-turista del vino. E per la Puglia è un ulteriore riconoscimento del valore della combinazione sempre più virtuosa tra vini di qualità, riconosciuti e apprezzati nel mondo e luoghi unici, che rendono l’esperienza del viaggio nel Tacco d’Italia sempre intensa e speciale.
Durante l’Open day in campo organizzato dal progetto di ricerca SOILLESS (SOstenibilità ambientale, Innovazioni di processo e di prodotto per la competitività delle coltivazioni Senza Suolo in Puglia) (https://soilless.it/open-day-soilless-go-presso-lazienda-sperimentale-la-noria/), ha suscitato notevole interesse la prova sperimentale che il gruppo di ricerca di Orticoltura dell’Università di Bari sta conducendo sulla produzione di una varietà locale di melone immaturo (Cucumis melo L.) con l’NFT (Nutrient Film Technique), sistema di coltivazione senza suolo in mezzo liquido.
I tecnici intervenuti hanno ammirato la sanità delle piante e la notevole produzione dei frutti, restando sorpresi per il materassino di radici prodotto dalle piante.
L'obiettivo della prova sperimentale (“Optimization of nutrient solution management in closed soilless cultivation systems”), che rientra nelle attività di ricerca previste dal Centro Nazionale Agritech (spoke 3.2.3), è quello di definire la composizione della soluzione nutritiva in un sistema di coltivazione a ciclo chiuso con il metodo del “Bilancio di massa”: conoscendo l’efficienza d’uso dell’acqua (WUE) e la concentrazione dei nutrienti nei tessuti vegetali della coltura (CN), la concentrazione della soluzione nutritiva sarà determinata dal prodotto WUE x CN.
I trattamenti sperimentali studiati sono tre livelli di NaCl (0, 2,5 e 5 mM) nella soluzione nutritiva. La varietà utilizzata è lo “Scopatizzo”, una popolazione di melone immaturo molto apprezzata dal consumatore, che lo utilizza alla stessa stregua del cetriolo.
“Sviluppo locale e produzioni di qualita?” e? il progetto di approfondimento sulle tematiche agricole sviluppato dal GAL Terra d’Arneo per rendere competitivi alcuni dei settori trainanti dell'economia del comprensorio in cui opera.
Un’iniziativa finanziata con la Misura 1.2 del PSR Puglia 2014/2020 per diffondere la conoscenza di buone pratiche a livello nazionale ed internazionale, dialogare con esperti e far conoscere il tessuto produttivo locale.
Il primo appuntamento, è stato giovedi? 8 e venerdi? 9 giugno p.v. dedicato all' attivita? vivaistica ornamentale in Terra d’Arneo: fonte di reddito, sostenibilita?, problematiche fitosanitarie e si è svolto presso Masseria Zanzara in agro di Veglie.
A confrontarsi sul tema sono stati Leonardo Capitaneo, Presidente dell'International Association of Horticultural Producers (AIPH), Gianluca Boemi, Vice Presidente ANVE Associazione Nazionale Vivaisti Esportatori, e Angelo delle Donne, Servizio Fitosanitario Regione Puglia, moderati da Francesco Tarantino, Georgofilo, agronomo paesaggista.
“Nel territorio dell’Arneo, gia? caratterizzato da un’agricoltura di qualita?, reputiamo fondamentale indirizzare imprese, produttori, consumatori, associazioni ed enti pubblici verso le tematiche delle produzioni di qualita? – ha dichiarato Cosimo Durante Presidente del GAL Terra d’Arneo. Queste occasioni di confronto possono rappresentare una base condivisa per avviare nuovi programmi di sviluppo locale ispirati agli obiettivi chiave della nuova PAC”.
Il prossimo appuntamento, dedicato al comparto ortofrutticolo nel Salento post Xylella, e? gia? in programma per giovedi? 15 e venerdi? 16 giugno prossimi. Le iniziative sono patrocinate da ARPTRA - Associazione Regionale Pugliese dei Tecnici e Ricercatori in Agricoltura.
Sono 40mila finora, ma il loro numero negli ultimi giorni sta crescendo di circa 10mila al giorno, le firme raccolte dalla petizione nazionale (https://chng.it/zVC8sWyT75) lanciata da Cia-Agricoltori Italiani per difendere grano e pasta italiani, con la richiesta al governo di attivare misure che tutelino i consumatori e permettano ai produttori cerealicoli di coltivare grano in condizioni migliori di quelle attuali.
“Le adesioni cresceranno ancora”, dichiara Gennaro Sicolo, presidente di Cia Puglia e vicepresidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, “porteremo quelle firme sul tavolo del ministro Lollobrigida: è ora che la Sovranità Alimentare si trasformi da slogan vuoto e politiche concrete”.
FINI: RISCHIO CROLLO FILIERA. La petizione nazionale di Cia-Agricoltori Italiani è l’unica a essere stata lanciata da un’organizzazione agricola sul tema grano-pasta, asse portante del made in Italy.
“La situazione è semplice e drammatica: con i prezzi riconosciuti ai produttori, le aziende agricole non riescono a coprire i costi di produzione. Il valore e la redditività devono essere redistribuite più equamente lungo la filiera”, dichiara Cristiano Fini, presidente nazionale di Cia. “Dobbiamo cercare di fare più attenzione rispetto ai grani che vengono importati. La filiera si rafforza se crescono anche il settore primario e la produzione italiana, altrimenti il rischio è che la scarsa redditività costringa le imprese italiane del comparto a rinunciare a seminare grano, con una crescita della nostra dipendenza dall’export e la perdita di posti di lavoro”.
ITALIANO O UCRAINO? Le quotazioni del grano duro italiano, in meno di un anno, sono passate da 580 euro/tonnellata del giugno 2022 agli attuali 360 euro/tonnellata. Mentre il valore riconosciuto ai produttori italiani diminuisce, il prezzo pane e pasta aumenta. Sul crollo delle quotazioni, incide l’arrivo massiccio in Italia di grano proveniente dall’estero, in quantità crescenti dall’Ucraina.
“Il grano ucraino ha un prezzo inferiore, ed è quindi molto appetibile per le industrie molitorie e quelle della pasta”, aggiunge Angelo Miano, presidente Cia per la provincia di Foggia, l’area che detiene il primato della produzione di grano duro in Italia. “Costa meno di quello italiano perché ha costi di produzione inferiori ai nostri. In Ucraina, inoltre, non vigono le normative Ue sull’uso di pesticidi e sugli standard di qualità e sicurezza alimentare. Non è concorrenza tra poveri, perché a essere ricchi e ad arricchirsi ancora di più sono soltanto le grandi aziende produttrici che in Ucraina hanno il controllo totale della produzione cerealicola del loro Paese”.
PASTA (DAVVERO) ITALIANA. “Non è accettabile che gli agricoltori italiani siano immolati sull’altare di interessi politico-diplomatici legittimi, ma causa di gravissime ripercussioni sia sui produttori che sui consumatori”, incalza Sicolo. “Può definirsi ‘italiana’ la pasta che viene realizzata senza utilizzare grano duro italiano? E’ una domanda alla quale stanno rispondendo i consumatori, sottoscrivendo in massa la nostra petizione. La nostra mobilitazione sta diventando sempre più estesa perché a rischio non è solo del futuro della filiera grano-pasta, ma anche la salute dei nostri figli. C’è un apparente paradosso a dominare la scena: la materia prima è sempre più deprezzata, anche a causa dell’importazione massiccia di grani esteri che spingono verso il basso le quotazioni del frumento italiano, ma la pasta nei supermercati costa sempre più cara e le grandi marche stanno ‘mietendo’ profitti in crescita esponenziale, mentre le aziende cerealicole sono in crisi. “Non contestiamo la necessità di importare una quota di grano dall’estero per coprire parte del fabbisogno industriale -spiega Sicolo- ma temiamo che quella quota si avvii a essere maggioritaria e che l’aumento incontrollato delle importazioni porti alle estreme conseguenze una dinamica già in atto: la riduzione progressiva della produzione di grano italiano, la chiusura di centinaia di aziende cerealicole e la perdita di migliaia di posti di lavoro. Di questo parlerò il 17 maggio al Durum Days di Foggia, sperando vivamente che il ministro Lollobrigida accolga il nostro invito a esserci e a confrontarsi con noi su questa drammatica questione”.
Circa seicentomila persone hanno visitato nei tre giorni del ponte del 1° Maggio il Villaggio Coldiretti a Bari sfidando il maltempo per sostenere l’agricoltura italiana, scesa in piazza per far conoscere i primati del Made in Italy ma anche per garantire un’alimentazione più salutare alle nuove generazioni. E’ il bilancio stilato dalla Coldiretti a conclusione della grande festa di popolo con oltre duecentocinquanta stand tra mercati degli agricoltori, aree del gusto, street food, agriasili, animali della fattoria, orti, fattorie didattiche, agrichef, laboratori, nuove tecnologie e workshop, presso i quali è stato possibile degustare, apprendere, giocare e divertirsi al fianco di migliaia di agricoltori.
Alla tre giorni del Villaggio Coldiretti con il presidente Ettore Prandini e il segretario generale Vincenzo Gesmundo e assieme a Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia, non sono mancate le personalità del mondo politico come il Ministro per gli Affari Europei, il Sud, le politiche di coesione e il Pnrr Raffaele Fitto, il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, il Viceministro della Giustizia Paolo Sisto, il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, gli europarlamentari Paolo De Castro e Rosanna Conte e il sindaco di Bari Antonio Decaro.
Presenti tra gli altri anche Luigi Nigri, pediatra e vice presidente Fimp, Cesare Trippella, Head Of Leaf Eu Philip Morris, Massimiliano Cattozzi, Responsabile Direzione Agribusiness Intesa Sanpaolo (Af), Matteo Iemmi, Enel Green Power, Giuseppe Falbo, Direttore Direzione Regionale Puglia Trenitalia, Francesco Saverio Abate (D.G. pesca e acquacoltura del Masaf), Enrica Mammucari, Segretario Generale della Uila Pesca, Patrizio Giorni, Segretario nazionale Fai - Cisl con delega alla pesca, e Antonio Pucillo, Responsabile del Dipartimento Pesca di Flai Cgil.
Non sono mancati “big” dello spettacolo come Anna Falchi, Massimiliano Ossini e Vittorio Brumotti.
La fondazione Campagna Amica ha donato alla mensa dei poveri della Chiesa madre della Cattedrale di Bari oltre una tonnellata di prodotti tipici di alta qualità, dalla pasta alla frutta e verdura, dall’olio extravergine alla carne e al pesce, dai salumi ai formaggi raccolti nel villaggio grazie all’iniziativa di solidarietà la “spesa sospesa”.
Sono migliaia i bambini poi che hanno partecipato alla Festa dell’educazione alimentare promossa dalle donne della Coldiretti, con il Villaggio trasformato in una maxifattoria e nella fattoria didattica, dove hanno imparato ad impastare il pane, a pigiare l’uva, a zappettare l’orto e a riconoscere le diverse varietà di piante il tutto con l’assistenza dei tutor e delle agritate della Coldiretti e di Campagna Amica. Apprezzatissimi anche gli animali della fattoria negli spazi dell’Aia, l’Associazione italiana allevatori.
In tantissimi hanno apprezzato le lezioni di economia domestica e i rimedi antichi per donne moderne promosse dalle imprenditrici agricole della Coldiretti. Per i giovani l’appuntamento clou è stato, invece, nello spazio Generazione Agricoltori con le giovani imprese agricole protagoniste della manifestazione per salvare la frutta italiana “assediata” dai cambiamenti climatici. E spazio anche alle iniziative dei Coldiretti senior.
A Bari la manifestazione si è svolta in modo assolutamente regolare, con i massimi livelli di sicurezza nonostante la straordinaria partecipazione di pubblico, grazie alle forze dell’ordine, al Questore di Bari Giovanni Signer e al Prefetto Antonia Bellomo, con polizia, carabinieri, guardia di finanza, corpo dei vigili urbani e vigili del fuoco che da terra e da mare hanno garantito il regolare svolgimento, coadiuvati da sistemi di controllo all’avanguardia, messo a loro disposizione da Coldiretti, con droni e sistemi di video sorveglianza ad alta risoluzione. A tutti va il rigraziamento della Coldiretti.
Molto apprezzati i menu a 8 euro con il meglio del Made in Italy a tavola, dove sono stati gettonatissimi il risotto con cime di rapa, acciughe e taralli, la casarecce con pomodoro scattarisciato, erbette di campo e cacio ricotta, le sgagliozze di formaggio, il panino col polpo, i pasticciotti ma anche la carne 100% italiana della braceria, il pesce a km zero, l’agrigelato e tutto lo street food Made in Italy. Preso d’assalto anche il grande mercato di Campagna Amica circa centocinquanta aziende – prosegue la Coldiretti – che hanno proposto il meglio della Puglia e del resto d’Italia a tavola dai formaggi ai salumi, dal miele alle verdure fino agli agrumi. Folla di visitatori anche per l’Oleoteca e l’Enoteca con le degustazioni di cocktail all’extravergine, vino e birra agricola.
“Il Villaggio di Bari è stata una grande occasione per far conoscere la biodiversità e la sostenibilità dell’agricoltura italiana e di quella pugliese in particolare, un modello basato sulla distintività e la qualità del made in Italy agroalimentare, lo spirito imprenditoriale dei giovani agricoltori e le frontiere dell’innovazione” ha dichiarato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “i cittadini ancora una volta hanno potuto toccare con mano i primati dell’agricoltura nazionale che dobbiamo ora difendere e sostenere contro la crisi scatenata da guerra e rincari ma anche da modelli alimentari sbagliati e pericolosi come la diffusione del cibo sintetico”.?
“Siamo grati alla Coldiretti per aver scelto ancora una volta la Puglia e Bari per questa meravigliosa manifestazione. La Puglia è la prima regione italiana per giornate lavorative in agricoltura. Un record raggiunto grazie ai sacrifici dei tanti coltivatori, delle tante aziende agricole, ma anche della combinazione che questo settore ha saputo creare con il turismo, con la cultura, con la tutela del paesaggio, con la gestione dell’acqua. Tutte queste componenti hanno determinato il grande successo dell’agricoltura pugliese, che peraltro è venuta fuori da problematiche molto grosse, sta cercando di venir fuori dal problema della Xylella, con energia, senza perdersi d’animo, investendo e chiedendo all’Unione europea e al Governo sempre più fondi per migliorare i reimpianti di specie resistenti. E soprattutto attraverso una qualificazione migliore dei fondi europei, del PSR, che dobbiamo adesso scrivere tutti insieme, per fare in modo che i problemi dei precedenti PSR possano essere superati. La spesa pugliese dei fondi europei per l’agricoltura è perfettamente allineata; abbiamo completato la spesa del 2022 e adesso siamo a buon punto per il 2023. Terremo questo allineamento fino alla fine del programma”.
Così il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, partecipando questa mattina a Bari all’inaugurazione del Villaggio Coldiretti, alla presenza, tra gli altri, dei ministri Giuseppe Valditara (Pubblica Istruzione) e Raffaele Fitto(Affari Europei e politiche di coesione).
“C’è ancora una sofferenza che dipende dalla difficoltà che abbiamo nel distribuire l’acqua nelle campagne - ha aggiunto Emiliano -. Acquedotto Pugliese, Arif e Consorzi di Bonifica stanno lavorando intensamente per utilizzare la diga del Pappadai. E mi auguro che tra qualche mese possa essere disponibile per distribuire acqua nel sud della Puglia”.
A margine della cerimonia inaugurale, rispondendo ai giornalisti sulla proposta lanciata dal presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini, di organizzare in Puglia una grande fiera internazionale sull’olio d’oliva, Emiliano ha risposto: “È un’idea alla quale stavamo già lavorando. Dobbiamo decidere la sede; stiamo ragionando tra Bari e Foggia, anche per distribuire equamente sul territorio le opportunità. La Fiera di Foggia potrebbe diventare una delle sedi. Fermo restando che una fiera di quel livello, grande come il Vinitaly, ha bisogno di infrastrutture alberghiere e di trasporto che bisogna realizzare velocemente, perché una fiera cresce assieme al territorio”.
“È una giornata importante – ha affermato l’assessore regionale all’Agricoltura, Donato Pentassuglia - perché si parla di cose concrete su cui la Puglia si è impegnata. Ne è una conferma il plauso per il presidente della Regione Puglia, il Consiglio regionale e per il lavoro della Puglia contro il cibo sintetico, ma anche per l’avanzamento delle nostre proposte di programmazione, che guardano alla sostenibilità ambientale e all’uso consapevole di cibo salutistico e di qualità, con particolare riferimento alle giovani generazioni.
L’anno scorso siamo stati l’unica Regione a mandare indietro una nave carica di grano che non aveva le condizioni per poter scaricare nel porto di Bari. L’allerta è alta e ci auguriamo di condividere con il Governo questa politica di sovranità alimentare intesa come controllo puntuale delle produzioni che arrivano dall’estero”.
Un vero e proprio villaggio contadino sarà realizzato dalla Coldiretti a Bari per toccare con mano la centralità e i primati dell’agricoltura italiana e vivere un giorno tra le aziende agricole ed i loro prodotti, a tavola con gli agrichef, in sella agli asini e tra gli altri animali, nella fattoria didattica e nell’ agriasilo dove i bambini possono imparare a impastare il pane o a fare l’orto #stocoicontadini.
L’appuntamento è con il Villaggio della Coldiretti è a Bari sul lungomare Imperatore Augusto dove accorreranno migliaia di agricoltori da diverse regioni, assieme al presidente di Coldiretti Ettore Prandini, a partire dalle ore 9,00 di sabato 29 aprile fino a lunedi 1 maggio, per far conoscere la biodiversità e la sostenibilità dell’agricoltura italiana, il modello basato sulla distintività e la qualità del made in Italy agroalimentare, lo spirito imprenditoriale dei giovani agricoltori e le frontiere dell’innovazione.
Per i tre giorni di manifestazione si alterneranno esponenti istituzionali e rappresentanti della società civile per discutere sui temi della crisi energetica, del cambiamento climatico, dell’alimentazione e dei rischi connessi all’affermarsi di modelli di consumo omologanti, a partire dall’arrivo sulle tavole del cibo sintetico a minacciare la salute dei cittadini e la sopravvivenza stessa del Made in Italy agroalimentare.
Un luogo di dibattito politico-economico sul futuro realizzato in un contesto di offerta gastronomica di comunità e di festa con i cittadini e le famiglie, rappresentato dal mercato del cibo a km 0 e dallo street food, unite ad aree dedicate al mondo dell’imprese e ai nuovi servizi. Il Villaggio Coldiretti di Bari è l’unico posto al mondo dove per l’intero lungo week end tutti potranno vivere per una volta l’esperienza da gourmet con il miglior cibo italiano al 100% a soli 8 euro per tutti i menu preparati dai cuochi contadini che hanno conservato i sapori antichi del passato.
Al Villaggio si potranno anche scoprire le opportunità e i pacchetti vacanze offerti dagli agriturismi di Campagna Amica, promossi da Terranostra, con percorsi e consigli per fermarsi a mangiare e a dormire nel rispetto dell’ambiente e della tradizione culinaria delle nostre campagne. Ma si potrà andare a scuola di olio extravergine italiano nell’Oleoteca e partecipare a degustazioni guidate nell’Enoteca del Villaggio, dove si potranno degustare cocktail all’extravergine, vini e birra agricola, seguire le lezioni di agricosmesi con i trucchi di bellezza della nonna.
“La possibilità che l’Unione Europea possa archiviare, a breve, la procedura d’infrazione che pende sull’Italia per i ritardi con cui è stata gestita l’emergenza Xylella è una buona notizia, anche se al momento siamo ancora al condizionale. La certezza del presente, però, è un’altra: l’olivicoltura nelle province di Lecce e di Brindisi è stata azzerata, in quella di Taranto è fortemente compromessa, e mentre ci si perde in annunci sul futuribile, il batterio è arrivato in terra di Bari, dove si usa un’espressione eloquente: le chiacchiere stanno a zero, pertanto i bla bla bla non hanno più senso. Per questo crediamo fermamente che occorra nominare un Commissario straordinario capace di imprimere una vera svolta al piano di contrasto e rigenerazione”. E’ Gennaro Sicolo, presidente di CIA Puglia e vicepresidente di CIA Agricoltori Italiani, a rispondere alle dichiarazioni di Salvatore Infantino. Il direttore dell’Osservatorio fitosanitario regionale, infatti, annunciando che l’Unione Europea starebbe pensando ad archiviare la procedura d’infrazione, ha delineato un quadro ottimistico sulla lotta al batterio che ha distrutto milioni di piante d’olivo su oltre il 50% del territorio pugliese. “A Infantino poniamo tre domande: la procedura d’infrazione è chiusa? La Xylella si è fermata o sta andando avanti? Da quale osservatorio sta rassicurando l’opinione pubblica e la politica sul fatto che sia tutto sotto controllo?”.
“Le eradicazioni, i ristori e i reimpianti sono in clamoroso ritardo”, ha aggiunto Sicolo. “Negli ultimi due anni, il lavoro dell’Assessorato all’Agricoltura sul contrasto alla Xylella è stato positivo, ma non è stato sufficiente ad avviare quel circuito virtuoso che dovrebbe vedere tutte le azioni camminare insieme: buone pratiche di prevenzione, eradicazioni, ristori e reimpianti sono azioni legate l’una all’altra, devono procedere più velocemente, perché nelle aree in cui il batterio è presente da più tempo l’olivicoltura si è fermata. Questo significa reddito zero per migliaia di olivicoltori e di frantoiani; campagne desertificate, roghi, paesaggio produttivo e ambientale completamente stravolto, perdita di posti di lavoro”, ha spiegato il presidente regionale di CIA Agricoltori Italiani di Puglia.
“Solo un mese fa, Arif (l’Agenzia regionale per le attività irrigue e forestali) ha proceduto alla eradicazione di piante che erano state individuate infette e da estirpare con determine regionali del lontano 2021, nonostante i proprietari non avessero manifestato alcuna opposizione. Sempre relativamente alle eradicazioni, vi sono proprietari che nel 2021 hanno proceduto alla estirpazione volontaria di alberi, agevolando quindi anche il lavoro di Arif e rispondendo alle prescrizioni regionali nei tempi dovuti, ma sono ancora in attesa di ricevere i relativi contributi regionali previsti per far fronte alle ingenti spese sopportate per le eradicazioni”.
“Dopo le nostre ripetute e circostanziate denunce, qualcosa inizia timidamente a muoversi, ma la Xylella è più veloce. E’ vero che la diffusione del batterio registra un rallentamento, ma questo non può essere un motivo per bearci, anzi, deve rappresentare un’opportunità da cogliere concretamente e con rapidità per fermare del tutto l’avanzamento. Ci sono due rischi enormi e inaccettabili, dei quali purtroppo uno è in piena fase di realizzazione: il primo consiste nel pericolo che i ritardi compromettano per sempre la possibilità di rigenerazione olivicola nel Salento e negli altri territori colpiti; il secondo è che il batterio si diffonda in tutto il territorio barese, mettendo la parola ‘fine’ a lettere cubitali sull’olivicoltura pugliese. Ecco perché riteniamo indispensabile la nomina di un commissario o comunque di una autorità con poteri speciali e risorse umane e finanziare adeguate. Come riteniamo indispensabile un incontro, che abbiamo già chiesto più volte da mesi, con il governatore Emiliano per fare un punto sulla situazione della Xylella e per parlare delle azioni immediate da intraprendere dopo 10 anni nei quali è successo di tutto, anche l’impensabile e l’inverosimile. Da parte nostra continueremo a fornire tutta la collaborazione alle istituzioni europee, governative e regionali e alla comunità scientifica come stiamo facendo ininterrottamente dall’autunno del 2013, per salvare quello che rimane della olivicoltura pugliese e la intera olivicoltura nazionale”, ha concluso il presidente regionale di CIA Puglia, Gennaro Sicolo.
Pronto un ulteriore bando del Programma di Sviluppo Rurale che sostiene l’attuazione di progetti di cooperazione tra imprese agricole. È stato approvato dall’Autorità di Gestione del PSR Puglia 2014-2022 ed è operativo il bando del Programma di Sviluppo Rurale dedicato alla sottomisura 16.4 “Sostegno alla cooperazione di filiera, sia orizzontale che verticale, per la creazione e lo sviluppo di filiere corte e mercati locali e sostegno ad attività promozionali a raggio locale connesse allo sviluppo delle filiere corte e dei mercati locali”.
La cooperazione richiede capacità di visione e condivisione di obiettivi ed è sempre più strategica per lo sviluppo rurale. Nello specifico quella offerta dal bando della sottomisura 16.4 è un’opportunità importante per attuare interventi di cooperazione dedicati allo sviluppo di mercati locali.
“L’avviso pubblico contribuisce a superare la frammentazione del nostro tessuto imprenditoriale agricolo regionale – sottolinea l’assessore all’Agricoltura della Regione Puglia, Donato Pentassuglia - in favore di modelli di cooperazione innovativi che possano rafforzare e rilanciare le filiere e, quindi, tutto il sistema economico. L’aggregazione può creare una rete forte puntando su quelli che sono i capisaldi della nostra tradizione e della nostra produttività rurale, mettendo a sistema anche le diversità e tipicità agroalimentari e territoriali - ricorda l’assessore -. La necessità di attuare una cooperazione reale, capace di intercettare anche le più piccole nicchie di mercato e insieme di fare economia di scala evitando pesanti intermediazioni non è più rinviabile. E questo bando è l’occasione giusta per triangolare produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli insieme alla capacità di innovare e di promuoversi che il nostro sistema agricolo sta già mettendo in atto. Il bando della sottomisura 16.4 si sviluppa su questa idea, che è insieme il presente e il futuro prossimo della nostra agricoltura”.
Il bando ha una dotazione finanziaria di 5 milioni di euro ed è pensato per sostenere organizzazioni o associazioni di produttori, forme di cooperazione tra imprenditori agricoli e reti di impresa, di nuova costituzione o già costituite. Questi soggetti, in forma aggregata, sono chiamati ad intraprendere nuove attività, che presentino un accordo di cooperazione per la realizzazione di progetti di sviluppo e promozione delle filiere corte e dei mercati locali. L’idea finale è di portare sul mercato, valorizzandoli, prodotti di alta qualità, più facilmente riconoscibili dai consumatori e con costi ambientali ridotti, a beneficio della competitività dei prodotti agroalimentari pugliesi, della sicurezza alimentare e della rivalutazione della biodiversità dei territori.
Veronafiere esprime soddisfazione per la recente decisione della Commissione europea di escludere per la prossima annualità le penalizzazioni a vini e carni rosse nel testo finale relativo alla cosiddetta promozione orizzontale. Si tratta di un plafond di aiuti previsti per il 2023 che in ambito comunitario vale circa 186 milioni di euro, con un sostegno per i prodotti italiani a denominazione che passa da 7 a 9 milioni di euro.
Un plauso, secondo Veronafiere che annovera diverse manifestazioni leader del settore a partire da Vinitaly, va certamente al ministro Lollobrigida e al suo dicastero, che sin dall'inizio del proprio mandato ha imposto una precisa direzione a tutela di tutti prodotti di qualità made in Italy, a partire appunto da vini e carni rosse. Un'azione non scontata - se si pensa che solo lo scorso anno la Commissione aveva deciso di penalizzare i prodotti in questione -, che rappresenta un buon viatico in vista dell'attesa presentazione della riforma Promozione orizzontale attraverso la revisione del Regolamento Ue 1144/2014 prevista a inizio 2023. Un'azione, infine, che Veronafiere considera strategica per il prodotto-Italia: in questa particolare fase congiunturale, l'agroalimentare tricolore ha infatti la necessità di allargare la propria platea di clienti potenziali anche attraverso una linea istituzionale compatta in favore delle attività promozionali.
Come da disposizioni di legge é iniziata a fine ottobre la commercializzazione e quindi l’atteso consumo del Vino Novello, il Beaujolais made in Italy, un vino prodotto con la particolare tecnica della macerazione carbonica.
Nata in Francia negli anni ’30, questa tecnica prevede l’immissione di grappoli di uva sani e interi, in un contenitore chiuso ermeticamente in cui viene immessa anidride carbonica.
Si verifica così, per l’assenza di ossigeno, un processo di fermentazione alcolica intracellulare, l’uva non viene quindi pigiata, ma sottoposta a macerazione per minimo 10 giorni, a una temperatura intorno ai 30°C.
Il vino novello francese prevede l’uso di uve 100% Gamay, e l’utilizzo esclusivo della macerazione carbonica come metodo di vinificazione, mentre in Italia è consentito l’uso di ben 60 vitigni diversi basati su uve Dop e Igp, e le uve vinificate con il metodo della macerazione carbonica devono essere solo il 40% (inizialmente era appena il 30%), con la parte restante che può essere vinificata con tecniche tradizionali.
In Italia quindici anni fa se ne producevano oltre 16 milioni di bottiglie (in Puglia 900mila) per poi scendere progressivamente sino ai circa 3,5 milioni attuali di cui circa 250mila in Puglia.
All’origine del calo di produzione c’è una serie di fattori, a partire dalla limitata conservabilità, fino alla tecnica di produzione, la macerazione carbonica, che è più costosa di circa il 30 per cento rispetto a quelle tradizionali
È importante anche chiarire che il Vino Novello non è un vino nuovo, inteso come vino che ha potenziale di invecchiamento ma viene consumato giovane. Il vino Novello, infatti, a causa della sua ridotta tannicità, non è adatto a essere fatto invecchiare e pertanto deve essere consumato subito, nello stesso anno della vendemmia, alcuni dicono entro un massimo di sei mesi per poter garantire ai consumatori un prodotto di qualità con caratteristiche organolettiche inalterate.
Il vino Novello è l’ideale per chi ama un vino leggero e dalla facile beva, ricco di aromi e profumi, ha una gradazione alcolica di minimo 11%, può essere sia fermo che frizzate e si presenta di un colore rosso rubino con riflessi violacei. Passando ai profumi sono prevalenti i frutti rossi come fragola, lampone e ciliegia.
Va servito in un calice dalle dimensioni medie e alla temperatura di 10-14ºC con un sapore leggero e fresco, e, come dicevamo precedentemente, un aroma fruttato.
Tra gli abbinamenti più classici ci sono sicuramente le castagne prodotto di stagione proprio durante il periodo di produzione, ma il vino novello è ottimo anche quando in tavola ci sono funghi e formaggi. Prosit.
Puglia, Emilia Romagna, Veneto e Provincia Autonoma di Trento al lavoro, insieme alle associazioni di categoria, per dare vita al Contratto di filiera del Ciliegio.
L’accordo è stato presentato ufficialmente nella sede del Dipartimento Agricoltura della Regione Puglia, con in collegamento da remoto il presidente del Consorzio della Ciliegia della Susina e della Frutta Tipica di Vignola, Andrea Bernardi, il direttore Consorzio Melinda sca, Paolo Gerevini, il direttore del Consorzio Ciliegia di Vignola Igp, Walter Monari, e il presidente del Consorzio Ciliegia di Marostica Igp, Giuseppe Zuech.
Insieme, da nord a sud, queste realtà territoriali rappresentano oltre l’80% della produzione di ciliegie di qualità in Italia. Il nuovo accordo di filiera ha lo scopo di rilanciare la cerasicoltura italiana, per ristrutturare gli impianti di produzione, per ammodernare le strutture di lavorazione, per promuovere i marchi, per effettuare attività di ricerca mirata al miglioramento della produzione. L’obiettivo finale è dare il giusto valore a tutte le componenti della filiera. Il Contratto di filiera prevede investimenti che vanno da un minimo di 4 milioni a un massimo di 50, con importi finanziabili a singolo soggetto di minimo 400 mila euro.
I contratti di filiera e di distretto, come illustrato dal vicedirettore Confagricoltura Bari Gianni Porcelli, sono uno strumento di sostegno dalle politiche agroindustriali, istituito dall’articolo 66 della legge 27 del dicembre 2002, n.289 e gestito dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Sono finanziati programmi di investimento integrati proposti da aziende del settore appartenenti a una filiera o a un distretto. La scadenza per prendere parte al contratto di filiera Ciliegio è fissata al 24 ottobre 2022.
“Il Contratto di filiera del Ciliegio ci permette di valorizzare due areali importantissimi tra la Bat e il Sud Est Barese, votati alla coltivazione delle ciliegie. Lo facciamo in un’ottica di sinergia multi regionale – ha ricordato l’assessore regionale all’Agricoltura, Donato Pentassuglia - guardando ai mercati in maniera diversa. Io ringrazio tutti coloro che stanno mettendo in campo questo lavoro di collaborazione integrata. Dobbiamo unire le forze e traguardare risultati che nessuno dà per scontato. Questo è un punto di partenza rispetto ad un tema che il Mipaaf mette in atto: noi ci crediamo molto ai contratti di filiera. È strategico lavorare sulla programmazione dei nuovi sistemi di impianto, sull’agricoltura di precisione, quindi su nuove cultivar, primizie e tardive, cambiare gli impianti perché non si abbia tutto il prodotto in un periodo concentrato nel tempo. Con questo contratto di filiera dedicato al Ciliegio facciamo massa critica, senza demolire la storia dei prodotti, cogliendo un’opportunità che va data al sistema agroalimentare, in questo caso alla filiera cerasicola”.
L'assessore all'Agricoltura dell'Emilia Romagna, Alessio Mammi, rivolgendosi all’assessore regionale Pentassuglia, ha ringraziato sottolineando che, “con questo progetto, state dimostrando di essere un esempio per il Paese, anche per altre filiere frutticole. Il mio ringraziamento va alla Regione Puglia, a tutte le regioni coinvolte e naturalmente alle imprese, protagoniste di questa operazione. “Questo progetto - ha proseguito - è molto bello perché ha una strategia di medio lungo periodo” perché “punta sugli investimenti aziendali, sulla ricerca che va implementata. Dobbiamo investire sulla valorizzazione, sulla conoscenza e promozione sul mercato. È quindi un progetto completo, strutturale, non spot e la sua forza sta nell’unità di intenti della filiera, unità della produzione, trasformazione e commercializzazione, unità tra territori”.
Anche Romano Masè, dirigente Generale del Dipartimento Agricoltura Provincia di Trento, intervenuto in video conferenza, ha rivolto il suo ringraziamento alle Regione Puglia, alle associazioni e ai presidenti dei consorzi coinvolti. Il suo apprezzamento è per un’azione che coinvolge quattro regioni creando “connessione tra territori e realtà diverse. Una connessione virtuale tra eccellenze. I contratti di filiera danno l’opportunità di fare sinergia e noi, come Paese, ne abbiamo davvero bisogno. Bene, quindi – conclude - che attori diversi, insieme al sostegno delle amministrazioni, sappiano sviluppare queste progettualità”.
“Grazie alla Regione che ci ospita e agli interventi di altre regioni, oltre al partenariato che ha deciso di avallare questo progetto – ha ricordato il presidente provinciale di Confagricoltura Bari - Bat Massimiliano Del Core -, abbiamo colto la necessità e l’opportunità di recuperare il passo per il settore produttivo in difficoltà anche alla luce di quanto è stato fatto altrove. L’obiettivo che tutti abbiamo è che il comparto cerasicolo affronti con nuova energia il mercato”.
Alla presentazione del Contratto di Filiera Ciliegio hanno preso parte Giuseppe Di Noia, presidente provinciale CIA, Tommaso Gigante, vicepresidente Copagri Puglia e Vincenzo Patruno, presidente Fedagri Confcooperative Puglia.