Si è svolto  nella prestigiosa cornice del Teatro Kursaal di Bari l'iniziativa "La ricetta per il futuro”, promossa da Regione Puglia in collaborazione con Autogrill S.p.A & LabLaw, dedicata alla valorizzazione di nuove forme di orientamento consapevole per i ragazzi e le ragazze pugliesi.

Una mattinata intensa per immaginare gli scenari futuri per il lavoro nell'ambito della ristorazione, conoscere gli sbocchi occupazionali esistenti e le competenze richieste in questo settore, oltre alle possibilità di conoscere i percorsi di formazione on the job. L’iniziativa, articolata in due momenti, ha visto l’alternarsi di una tavola rotonda interistituzionale con protagonisti stakeholders pubblici e privati attivi strutturalmente nell'ambito dell'enogastronomia e dell’agroalimentare ad un momento specificamente dedicato ai percorsi di orientamento e ai profili professionali, con un format a cura di Autogrill “Assapora il futuro”.

“Vorrei innanzitutto manifestare la mia gratitudine verso Autogrill – ha dichiarato il presidente della Regione Puglia, intervenuto all’evento davanti a una folta platea di studenti delle scuole superiori degli Istituti alberghieri -, storico marchio della ristorazione italiana, che spero, con il suo esempio, possa trainare anche tante altre aziende in questo progetto. Grazie perché si è resa conto che la formazione va iniziata presto, in età scolastica, sapendo che la connessione tra la disponibilità delle ragazze e dei ragazzi e l’utilità per l’azienda dipende proprio da come si è riusciti a indirizzare e formarli nel percorso poi professionale. Come Regione abbiamo cominciato a collaborare, prima ancora dell’assunzione e, soprattutto, stiamo selezionando ipotesi di investimento e di formazione. Di qui il principio di dover tenere insieme il progetto imprenditoriale e la formazione sì da non rischiare di formare persone senza avere un’impresa che le assuma o, viceversa, avviare degli investimenti d’impresa non avendo la manodopera necessaria e qualificata. Questo stesso percorso di lavoro possiamo farlo con tutte le grandi imprese: Autogrill ha dato un buon esempio e di questo ovviamente li ringraziamo di cuore” 

Per l’assessore regionale all’istruzione l’obiettivo del progetto presentato questa mattina è quello di   “promuovere forme di orientamento più consapevole, costruendo momenti di incontro e confronto tra mondo della formazione e aziende alla ricerca di nuovi profili. È questa l’idea alla base dell’iniziativa che abbiamo promosso oggi in collaborazione con Autogrill – ha sottolineato l’assessore - e che ha radunato centinaia di studenti degli istituti alberghieri della Puglia. Il tema dell’orientamento sta continuamente crescendo d’importanza, passando da attività secondaria e limitata a tema primario dell’attività scolastica.  Se ne è riconosciuta l’importanza non solo nel favorire una scelta consapevole del percorso scolastico e professionale di ciascuno, ma anche come arma importante per contrastare in primis il fenomeno della dispersione, che raggiunge ancora valori preoccupanti, e poi di conseguenza come strumento per affrontare il problema della disoccupazione giovanile. Su questo stiamo portando avanti un grande progetto di partecipazione, di coinvolgimento e di orientamento chiamato "Agenda per il Lavoro 2021-2027" per costruire dal basso le nuove politiche regionali in materia di lavoro, istruzione e formazione”.

“Investire sui giovani: è questa la ricetta per il futuro di Autogrill, azienda che da anni opera sul territorio nazionale e si impegna a valorizzare la crescita professionale dei talenti del Paese - ha commentato Gabriele Belsito, direttore Risorse Umane Europa-Italia Autogrill -. Per ridurre il mismatch tra domanda e offerta di lavoro, unire le forze e fare rete è fondamentale: per questo crediamo molto nella collaborazione con le istituzioni e il sistema della formazione per accrescere la conoscenza del mercato del lavoro. In questa direzione, nasce “Assapora il Futuro”, che ha l’intento di far conoscere il mondo Autogrill e aprire le porte dell’azienda agli studenti degli istituti professionali con attività di orientamento e di incontro. Un giovane può sviluppare da noi i valori e la cultura del lavoro, maturando la capacità di svolgere attività di bar e ristorazione all’interno di un’eccellenza italiana del settore”.

“LABLAW crede fortemente nell’etica del lavoro – ha dichiarato Alessandro Paone, socio dello studio  LabLaw - ed è in prima linea da sempre nella diffusione dei valori che devono ispirare i più giovani nel processo di avvicinamento al lavoro per costruire il loro futuro. Il nostro Sud  - ha aggiunto - avverte più di altri territori le difficoltà di una disoccupazione giovanile elevata, di una percentuale di NEET senza pari, eppure il divario fra domanda ed offerta di lavoro ci dice che i problemi sono più profondi e per curarli, prima delle norme, prima delle politiche attive, serve intervenire sulla cultura del lavoro, spronando i giovanissimi a fare le scelte giuste, ad accudire i propri sogni e le ambizioni in percorsi di studio e di lavoro solidi che sappiano arricchirli e con essi arricchire le loro terre. Per questo il progetto di Autogrill ha dello straordinario ed è giusto goda della massima attenzione istituzionale. Certo un’azienda da sola - e in generale le aziende lasciate a loro stesse - non può cambiare la sua situazione ma è un segnale fondamentale e vibrante che deve spronare i decisori politici a concentrare le proprie energie sul mercato del lavoro adottando politiche industriali di lungo respiro. Ce lo chiedono i nostri giovani”.

Alla tavola rotonda, moderata dal direttore del Dipartimento della Sezione Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione Puglia, Silvia Pellegrini, hanno preso parte, insieme al presidente della Regione Puglia; e all’asseore regionale all’istruzione, anche Gabriele Belsito, direttore Risorse Umane Europa-Italia Autogrill; Margherita Manghisi, presidente rete degli Alberghieri di Puglia; Anna Cammalleri, consigliere del presidente per le Politiche integrate, Formazione, Occupazione e Cittadinanza Attiva nel Sistema Puglia; Danilo Sponsillo, giovane chef emergente del ristorante Quadri di Foggia; Alessandro Paone, partner LabLaw; Mariana Bianco, presidente Sezione Agroalimentare Confindustria Puglia; Cesare De Palma, coordinatore del tavolo tecnico Education Confindustria Puglia; Maria Raffaella Lamacchia, dirigente Sezione Istruzione e Università della Regione Puglia, Monica Calzetta, dirigente Sezione Formazione della Regione Puglia.

“Domani sarò ciò che oggi ho scelto di essere – ha detto il direttore regionale Silvia Pellegrini -. Se questa antica massima è vera, è fondamentale promuovere e sostenere l’orientamento, in tutte le sue forme a partire anche dalle scuole medie. Le politiche pubbliche, come per esempio Agenda per il Lavoro, devono sostenere la formazione integrale della persona e del sé per stimolare i giovani studenti a comprendere l’utilità del proprio curriculum, di utilizzare quanto appreso, di scegliere e agire responsabilmente. Tutto ciò in un’ ottica di apprendimento permanente e nel solco del processo educativo e formativo che consente di migliorare conoscenze, capacità e competenze in un contesto di crescita personale, sociale, civica e occupazionale”.

 

Sicurezza alimentare, conomica e sociale, etichettatura alimentare. Sono stati questi i temi affrontati nel corso del Cibus di Parma il 21° Salone internazionale dell’alimentazione.   

Focus innanzitutto sul tema della sostenibilità che rappresenta il presente e il futuro dell’agricoltura, su come sia centrale in questo momento il tema dell’energia e quanto siano importanti le opportunità che possono scaturire dal PNRR, a partire dal Parco Agrisolare e dallo sviluppo del biometano, che puntano a sostenere l’autosufficienza energetica delle imprese agricole, dai Contratti di Filiera che possono potenziare la struttura e l’efficienza delle nostre catene produttive e dalla Meccanizzazione e sui passi da compiere anche in termini di semplificazione e sburocratizzazione, implementando gli strumenti che gli imprenditori già conoscono, per poterli usare al meglio: l’unico strumento che abbiamo per arrivare a produrre sempre più cibo, impattando meno e che sia accessibile a tutti, è l’innovazione.

Al centro dei discorsi anche le ricadute della guerra tra Russia e Ucraina sull’agroalimentare e la sicurezza alimentare, messa in crisi dal conflitto bellico.  Per quanto riguarda la PAC, è stato ribadito la necessità di valutare un regime transitorio per il prossimo periodo senza introdurre modifiche radicali, non retrocedere dalla necessità di un’agricoltura produttiva e più compatibile con l’ambiente trovando gli strumenti per dipendere sempre meno a livello europeo dalle importazioni dei Paesi terzi per i prodotti agroalimentari.

Per quanto riguarda il sistema di etichettatura, è stato sottolineato come il 2022 sarà un anno che ci vedrà molto impegnati a livello europeo per la contemporanea revisione della normativa in materia di etichettatura degli alimenti e del vino e del sistema delle Indicazioni Geografiche. L’Italia propone, in alternativa al Nutriscore, come è noto, l’adozione del Nutrinform Battery. Il nuovo parere dell’EFSA conferma la validità della posizione italiana e del Nutrinform, chiarendo l’importanza della dieta complessiva, delle porzioni e dei valori di riferimento giornalieri (DRV) per i nutrienti.

 

 

La sinergia all’interno della filiera grano duro-semola-pasta è una condizione imprescindibile per valorizzare appieno l’approvvigionamento di materia prima nazionale di qualità; tale comunione d’intenti, che è stata sensibilmente rafforzata e incrementata negli ultimi tre anni, risulta fondamentale per arrivare all’individuazione di parametri qualitativi concertati e condivisi che possano rappresentare dei riferimenti oggettivi per classificare ogni anno il grano duro nazionale, debitamente mappato nei suoi diversi areali produttivi, in classi di qualità prestabilite.

 

Sono questi i principali obiettivi sulla base dei quali le associazioni firmatarie del protocollo d’intesa “Filiera grano duro-pasta di Qualità”, ovvero Alleanza delle Cooperative AgroalimentariAssosementiCia-Agricoltori ItalianiCOMPAGConfagricolturaCopagriITALMOPA - Associazione Industriali Mugnai d’Italia e i pastai di Unione Italiana Food, hanno lavorato intensamente nello scorso triennio, con il fondamentale apporto dell’Università degli Studi della Tuscia, per dare vita all’innovativo sistema “FRUCLASS”, che per la prima volta in Italia permette la restituzione in tempo reale di uno spaccato territoriale dei risultati della campagna granaria.

 

“Tale fotografia, resa possibile da un approccio innovativo per la gestione dei big-data, è il frutto di rilevazioni trasmesse quotidianamente su un server dedicato dell’Ateneo viterbese, dove queste vengono processate, controllate e rese fruibili, con diverso grado di dettaglio, agli iscritti alla piattaforma informatica http://granoduropasta.unitus.it/”, spiegano Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, Assosementi, Cia-Agricoltori Italiani, COMPAG, Confagricoltura, Copagri, ITALMOPA - Associazione Industriali Mugnai d’Italia e i pastai di Unione Italiana Food, ricordando che “‘FRUCLASS’ va a integrare gli intenti del protocollo d’intesa ‘Filiera grano duro-pasta di Qualità’ e vuole essere una risposta innovativa, concreta, volontaria e di squadra alle criticità che ostacolano la crescita del settore, proponendo soluzioni adeguate a tradurre gli impegni dell’accordo in nuove pratiche gestionali, informative e contrattuali, con benefici a cascata su tutta la filiera”.

 

I risultati finali dei primi tre anni di sperimentazione, durante i quali sono state mappate ben 410mila tonnellate di grano duro stoccate in oltre 70 centri di ritiro dislocati in 19 diverse province italiane, saranno presentati nel corso di una conferenza stampa che si terrà giovedì 10 febbraio 2022, dalle ore 11:00 a Palazzo della Valle, in Corso Vittorio Emanuele II 101. All’incontro interverranno i rappresentanti delle organizzazioni della filiera grano duro-pasta, che si confronteranno sulla base dei risultati della sperimentazione e faranno il punto sugli sviluppi futuri del sistema “FRUCLASS”. L’iniziativa si svolgerà alla presenza del sottosegretario alle Politiche Agricole Gian Marco Centinaioe del presidente della Commissione Agricoltura della Camera Filippo Gallinella.

E’ Bari la città più cara del Mezzogiorno d’Italia per l’alimentazione, con il carello della spesa che schizza con coefficienti di ricarico dal campo alla tavola fino al 400%, mentre le imprese agricole sono strozzate da aumenti dei costi energetici non compensati da prezzi di vendita adeguati. E’ quanto afferma Coldiretti Puglia, in riferimento allo studio elaborato dal Codacons su dati del Ministero dello Sviluppo Economico, secondo cui per il comparto alimentare a Bari si spendono 81,26 euro, il 20% in più rispetto a Napoli e il 9,5% in più di Catanzaro, con le voci di spesa più alte per il pane, la carne, i pomodori e le verdure.

“Il carrello pesa sempre di più sulle tasche dei consumatori, ma è deflazione nei campi dove agli agricoltori si vedono pagare dall’ortofrutta all’olio oltre il 30% in meno rispetto allo scorso anno e al di sotto dei costi di produzione, per colpa delle distorsioni lungo la filiera che provoca pesanti squilibri, mentre la spesa delle famiglie continua a crescere per effetto degli aumenti dalla pasta al pane, dalle verdure alla frutta. È necessario investire sul futuro competitivo delle imprese agricole, minacciato e indebolito dalle distorsioni lungo la filiera, dalla distribuzione all’industria fino alle campagne, dove i prodotti agricoli sono pagati sottocosto pochi centesimi. Serve una grande azione di responsabilizzazione dal campo allo scaffale per garantire che dietro tutti i prodotti agricoli e agroalimentari in vendita, italiani e stranieri, ci sia un percorso di qualità che riguardi l’ambiente, la salute e il lavoro, con una equa distribuzione del valore”, denuncia Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

Una situazione che – evidenzia la Coldiretti regionale – è aggravata dalla stangata sulla bolletta energetica, dove per le operazioni colturali gli agricoltori – spiega la Coldiretti Puglia – sono costretti ad affrontare rincari dei prezzi fino al 50% per il gasolio necessario per le attività che comprendono l’estirpatura, la rullatura, la semina e la concimazione. Inoltre – continua Coldiretti – l’impennata del costo del gas, utilizzato nel processo di produzione dei fertilizzanti, ha fatto schizzare verso l’alto i prezzi dei concimi, con l’urea passata da 350 euro a 850 euro a tonnellata (+143%), il fosfato biammonico Dap raddoppiato (+100%) da 350 a 700 euro a tonnellata, mentre prodotti di estrazione come il perfosfato minerale registrano +65%. Non si sottraggono ai rincari anche i fertilizzanti a base di azoto, fosforo e potassio che subiscono anch’essi una forte impennata (+60%).

L’aumento dei costi riguarda anche l’alimentazione del bestiame, il riscaldamento delle serre per fiori e ortaggi ma ad aumentare sono pure i costi per l’essiccazione dei foraggi, delle macchine agricole e dei pezzi di ricambio per i quali si stanno verificando addirittura preoccupanti ritardi nelle consegne. Il rincaro dell’energia – continua la Coldiretti regionale – si abbatte poi sui costi di produzione come quello per gli imballaggi, dalla plastica per i vasetti dei fiori all’acciaio per i barattoli, dal vetro per i vasetti fino al legno per i pallet da trasporti e alla carta per le etichette dei prodotti che incidono su diverse filiere, dalle confezioni di latte, alle bottiglie per olio, succhi e passate, alle retine per gli agrumi ai barattoli smaltati per i legumi. Serve – conclude la Coldiretti Puglia – responsabilità da parte dell’intera filiera alimentare con accordi tra agricoltura, industria e distribuzione per garantire una più equa ripartizione del valore per salvare aziende agricole e stalle.

 

Con le sue giornate uggiose notoriamente l'autunno è il periodo ideale per andare in cerca di funghi nei boschi e negli incolti. Etimologicamente fungo proviene innanzitutto dal termine greco ??????? o ??????? (spóngos o sphóngos), ‘spugna’; per i latini, che ne apprezzavone le qualità culinarie, fungus, significava ‘portatore di morte’, da funus = morte ed ago = porto, portare, e quindi aveva un significa nella civiltà un significato funesto. I vari racconti, tra leggenda e realtà, narrano ad esempio che l'imperatore Claudio morì proprio a causa del fatto che la moglie Agrippina, conoscendo il suo debole culinario e desiderando mettere Nerone sul trono al suo posto, lo avrebbe fatto avvelenare proprio facendogli mangiare dei funghi velenosi.

Tra le tante specie di funghi eduli, ve ne sono alcune molto famose e ricercate per la loro bontà in ambito culinario. Il re dei funghi è senz’altro il ‘porcino’, il Boletus edulis, il più noto ed apprezzato per la sua squisitezza, comunemente denominato ‘brisa’,’ bastard’, ‘fungo di macchia’, ‘moccicone’ o ‘settembrino. Posti d’eccellenza ce l’hanno poi l'Amanita cæsarea, dal latino caesareus, dei Cesari, volgarmente conosciuta come ‘ovolo buono’, la cui prelibatezza indusse gli antichi Romani, il poeta Quinto Orazio Flacco tra questi, a definirlo "Cibo degli Dei" ed il ‘finferlo’, il Cantharellus cibarius, caratteristico per il suo colore giallo acceso.

Tra i funghi più conosciuti e ricercati nel sud Italia c’è il ‘cardoncello’, botanicamente chiamato Pleurotus eryngi; in particolare, Pleurotus è una parola greca composta da ??????? (pleurón) = di fianco, ed ??? (oûs) = orecchio per la sua forma, mentre sempre greco è ???????? (erynghion) che significa ‘ruttare’, in sintonia con quanto affermava Dioscoride, secondo il quale chi ne mangiava ‘aumentava tutte le ventosità’; molteplici sono i nomi comuni: ‘antunna’ o ‘antunnu eru’, ‘cardolinu de petza (fungo di carne) in Sardegna, ‘funciu di ferla’ in Sicilia; ‘cardungìdde’, ‘cardunceddu’, e ‘carduncieddù’ sono i nomi solitamente usati in Puglia e Basilicata, regioni il cardoncello è raccolto sull’altopiano delle Murge appulo-lucane, una delle più importanti culle di questa specie di fungo, perché in questi terreni trova il suo habitat ideale, crescendo soprattutto sull’Eryngium campestre, sua pianta ospite naturale. Da oltre trent’anni, poi, il cardoncello viene coltivato principalmente in Puglia, Basilicata, Sardegna e Sicilia, utilizzando un substrato costituito da ballette di paglia in cui artificialmente sono state inoculate le spore del fungo, che sono poste in serre opportunamente condizionate in termini di umidità, luminosità e temperatura.

I funghi non sono, però, solo gustosi a tavola, in quanto hanno anche dei ‘sapori cultural’”. Molte sono infatti i riferimenti in campo letterario ed artistico. Lo scrittore greco Pausania (II sec. d.C.) scrisse che secondo la mitologia l’eroe Perseo, dopo un lungo ed estenuante viaggio, stanco e assetato, si poté ristorare con l’acqua raccolta nel cappello di un ????? (mykés), che vuol dire anch’esso fungo in greco antico; per questo motivo decise allora di fondare in quel luogo una nuova capitale e di chiamarla Micene, dando così vita a una delle maggiori civiltà del passato, la ‘micenea’. Per il mistero che circondava la loro nascita, Plinio il Vecchio scriveva che I boleti sono di tipo malefico se nascono vicino a bottoni di metallo, chiodi da scarpa, ferri arrugginiti, panni fradici, assorbendo i succhi impregnati di tali sostanze e trasformandoli in veleno, ed ancora ... se un serpente passando vi soffia sopra, il fungo diventa velenoso, perché la sua natura é di assorbire qualsiasi sostanza venefica. Durante il Medio Evo erano stati messi al bando dal Sant’Uffizio perché, oggetto di canti Medioevali in alcune taverne laziali, era considerato espressione di forze soprannaturali ed afrodisiaco, e quindi in grado di distogliere i Cristiani dall’idea della penitenza. Nel XIV secolo, di fronte al timore di supposte virtù stregonesche, Giovanni Morelli consigliava ... Desina all’ora compitente, mangia buone cose e non troppo; levati con buono appitito, guardati dalle frutte e dai funghi, non ne mangiare, o poco e di rado. Nel XVI secolo, però, Giovanvettorio Soderini ha ridimensionato i supposti lati negativi, dichiarando I funghi piacciono allo stomaco, muovono il ventre, nutriscono il corpo, ma con fatica si smaltiscono; son ventosi”; quest’ultimo aspetto, già evidenziato da Dioscoride, fu ribadito anche da Cecco Angiolieri con Però non dica l’uomo: I’ho parenti; ché s’e’ non ha denari, e’ può ben dire: Io nacqui come fungo a’ tuoni e venti. Ancora, per la casualità dei punti in cui nascono, Annibal Caro per indicare una fatica inutile scrisse È come cercar dei funghi, mentre per la rapidità della loro crescita Lorenzo de Medici verseggiò Ogni ora a chi aspetta pare un anno, ed ogni brieve tempo è troppo lungo... e, quando ben nascesse come il fungo, mi par che troppo al mio bisogno stia; e ancora nei Canti carnascialeschi intona Campeggeran ne’ verdi prati i funghi. L’estrema fragilità e la breve durata viene espressa da Ludovico Antonio Muratori con la frase Avere la vita dei funghi. Le immagini dei funghi come metafore dell’inquietante e del fugace sono utilizzate dall’Ariosto con In luogo d’occhi, di color di fungo sotto la fronte ha due coccole d’osso, da Federico Tozzi, Il cielo si era coperto di nuvole, rossiccie come funghi velenosi, che correvano sopra la luna e da Carlo Emilio Gadda, Le bande tenevano il paese per qualche anno, poi si dissolvevano, sparivano, altre sorgevano come funghi dopo l’acquata di settembre. Tratteggiati in paesaggi pastorali, oppure usati come immagine della vita che passa, i funghi spesso simboleggiano pure alcune situazioni esistenziali: Io sto qui e ogni giorno mi sento di più come un fungo fuori stagione, si legge nell’Epistolario di Giosué Carducci; nei Canti di Giacomo Leopardi si ritrova Ne troverem più che non brami. Oh guata: un fungo, e quivi un altro: oh quanti funghi. C’è pure chi dei funghi ne ha fatto il simbolo di un impossibile ritorno ad una vita in armonia con la natura, come Italo Calvino in quell’episodio di ‘Marcovaldo’, in Funghi in città, in cui si può leggere Un giorno sulla striscia d’aiuola di un corso cittadino, capitò chissà dove, una ventata di spore e ci germinarono dei funghi. Nessuno se ne accorse tranne il manovale Marcovaldo che proprio lì prendeva ogni mattina il tram. I funghi sono presenti pure in una filastrocca cantata da Gretel nella fiaba musicale Hansen e Gretel di Humperdinck: Nel bosco dite o bimbi chi sarà quell’ometto che in capo ha un caschetto color caffè. Dite o bimbi chi sarà quell’ometto solo là col farsetto rosso nel bosco là. E i bambini: Il fungo della felicità! Ma c’è altresì chi come Guido Piovene più tangibilmente li descrive sulla tavola: A Penne potremo mangiare... i maccheroni alla chitarra, le minestre condite con erbe aromatiche inconsuete, ed i piccoli funghi spinaroli.

Abbastanza lunga è, poi, la serie dei modi di dire che hanno a che fare con i funghi, in grado di colpire l’immaginario popolare. Eccone alcuni. Andar per funghi: indossare un abito a rovescio, per la credenza popolare che portasse fortuna ai cercatori di funghi, pratica probabilmente dovuta all’abitudine di rivoltare i vestiti per non danneggiarli. Avere la vita dei funghi, cioè avere una vita breve. Cercare funghi, andare in giro senza meta, bighellonare. Far nascere un fungo, cioè cercare un pretesto. Venir su come un fungo, vale a dire crescere senza cultura e educazione. Nascere, sorgere, spuntare come un fungo, in altre parole, sorgere all’improvviso, alla svelta e in gran numero. In una notte nasce il fungo, a significare che quello che meno ci si aspetta, può accadere all’improvviso e Tanto piovve che nacque il fungo, per dire che finalmente è accaduto ciò che si è perseguito con tenacia. Secondo una leggenda, poi, i funghi sarebbero nati dalle briciole di pane cadute in un bosco da due pagnotte che Gesù e San Pietro stavano sbocconcellando mentre camminavano: le due pagnotte erano, l'una bianca e l'altra nera, e le briciole cadute originarono rispettivamente i funghi buoni e quelli velenosi.

Anche nell’arte i funghi sono stati dei protagonisti, fin dai tempi antichi. Risalgono ad un periodo variabile tra i 9000 ed i 7000 anni fa una serie di pitture raffiguranti degli individui mascherati da funghi, individuate in un riparo di Tin-Tazarift, nel Tassili (tra Algeria e Libia). Geroglifici egiziani di 4600 anni fa testimoniano che i Faraoni pensavano che i funghi fossero ‘erbe dell'immortalità’ e ‘figli degli Dei’ mandati sulla terra attraverso i fulmini, per cui solo ai Faraoni era permesso mangiarli. Incisioni rupestri riproducesti ‘Uomini-fungo’ sono stati scoperti nei pressi del fiume Pegtymel (Siberia), mentre delle piccole pietre-fungo, risalenti al 300-600 d.C., sono state ritrovate nel sito di Kaminalijuyu, in Guatemala. Una scena di Cacciaggione e funghi è raffigurata nella Casa dei Cervi ad Ercolano. Nell’abbazia di Plaincourault, Indre (Francia), in un affresco del periodo romanico (1291) è rappresentato l’episodio biblico del peccato originale in cui l'albero della conoscenza del bene e del male è rappresentato in forma di fungo su cui è attorcigliato un serpente nell'atto di offrire il frutto proibito ad Eva. Come, poi, non ricordare l’Inverno di Arcimboldo, in cui la bocca del suo personaggio è formata da due funghi. In Funghi (1600), il pittore belga Fyt Jan ha posto dei porcini in primo piano con altri ortaggi e due fagiani sullo sfondo. Angelo Maria Rossi ha dipinto nel 1650 Natura morta con frutta, zucca, funghi, pannocchia e conchiglia. Natura morta con funghi (1656) è il titolo assegnato ad un suo quadro da Paolo Porpora, un artista napoletano vissuto nel periodo del tardo barocco. Funghi (porcini) da soli sono stati posti da Gigi Comolli in una sua opera datata 1949; di quest’ultimo anno è anche il quadro Funghi con paiolo del genovese Amedeo Merello. Molto suggestivo è il Raccoglitori di funghi (1950) di Giuseppe Migneco, un pittore italiano tra i maggiori espressionisti del novecento. Funghi e castagne è il binomio rappresentato da Francesco Gonzaga, artista milanese del Novecento. Pure del Novecento sono due nature morte con funghi, l’una con delle zucche, l’altra con cachi ed un grappolo d’uva l’altro, dipinte del pittore lombardo Edmondo Albertella in arte ‘Pinsart’. Un’opera si può dire minore, ma senz’altro originale, è la statua denominata il ‘Fungo Innamorato’, posta al centro di un piccolo rondò a Pievescola, una frazione di Casole d’Elsa del Senese. Infine, sembra esistano anche il ‘fungo dell’amore, il Pleurotus salmonarius, chiamato così per il suo colore, caratterizzato da una sfumatura tra il salmone e il rosato che gli dona un tocco assolutamente femminile, e secondo i cinesi il ‘fungo dell’immortalità’, il Ganoderma lucidum.

PASQUALE MONTEMURRO

 

 

Quanto le nostre scelte alimentari sono influenzate dalle conoscenze nutrizionali in nostro possesso? E quanto pregiudizi e convinzioni personali comportano abitudini alimentari non sane? La consapevolezza nutrizionale degli individui e la conoscenza e la percezione soggettive dell'importanza di una dieta equilibrata sono fattori determinanti che influenzano le scelte alimentari, il comportamento dei consumatori e l'apporto nutrizionale molto più della conoscenza oggettiva, consolidata e acquisita da fonti qualificate senza interpretazione personale. E’ quanto emerge nello studio Relationship Between Nutrition Knowledge and Dietary Intake: An Assessment Among a Sample of Italian Adults (Relazione tra conoscenza nutrizionale e apporto dietetico: una valutazione tra un campione di adulti italiani) effettuato dal CREA, con il suo centro di Alimenti e Nutrizione, appena pubblicato sulla rivista internazionale Frontiers in Nutrition.

Lo studio. Dopo aver somministrato un questionario ad un campione di 591 genitori di alunni della scuola primaria, reclutati nel comune di Roma (contesto urbano) e provincia (contesto rurale) ed aver costruito, sulla base dei loro consumi alimentari, un indice di aderenza alle raccomandazioni nutrizionali, sono state valutate le loro conoscenze nutrizionali oggettive, in relazione al loro grado percepito di conoscenza nutrizionale. È stato effettuato, inoltre, un confronto con le abitudini alimentari e l’aderenza alle raccomandazioni indicate nelle line guida per una sana alimentazione. Lo scopo di questo studio, infatti, è stato di misurare il livello di conoscenze nutrizionali, utilizzando un approccio innovativo in grado di combinare quelle oggettive e soggettive con i profili dietetici e di profilare anche i segmenti della popolazione più bisognosi di interventi. L’ipotesi avvalorata è che tali conoscenze abbiano un impatto sull'aderenza alle raccomandazioni nutrizionali.

I risultati. Meno della metà dei soggetti studiati (46%) ha fornito risposte corrette, dimostrando di conoscere le tematiche di nutrizione. Il questionario è stato articolato in tre ambiti conoscitivi: le raccomandazioni degli esperti, la composizione degli alimenti e la relazione tra alimentazione e patologie, con il primo che ha ottenuto la percentuale più alta (59%) di risposte corrette.

La maggioranza degli intervistati (66%) ritiene di avere un elevato livello di conoscenza nutrizionale, che, però, solo nel 37% dei casi corrisponde effettivamente al vero.

Il 40% del campione ha mostrato abitudini alimentari congruenti con il grado informativo dimostrato, con la massima aderenza alle raccomandazioni nutrizionali, almeno per alimenti selezionati come frutta, verdura e grassi. Da evidenziare, infine, come la componente  socioeconomica - ad esempio vivere in aree rurali, essere giovani e avere un basso livello di istruzione scolastica - sia risultata un fattore associato a una bassa alfabetizzazione nutrizionale o / e  ad abitudini alimentari malsane.

«La conoscenza nutrizionale ­– dichiara Laura Rossi, nutrizionista e ricercatrice del CREA, coordinatrice dello studio - rappresenta uno strumento fondamentale per valutare il livello di consapevolezza sui temi della nutrizione, soprattutto per i gruppi vulnerabili di popolazione, avvalorando l’ipotesi dell’esistenza di una relazione tra apporto dietetico e conoscenza nutrizionale. Quest’ultima, quindi, può essere funzionale sia alla scelta di un’alimentazione sana e sia alla valutazione dell’aderenza alle linee guida alimentari».

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista internazionale  Frontiers in Nutrition ed è disponibile al seguente link.v

L’Italia raggiunge per la prima volta nella storia recente l’autosufficienza nella bilancia alimentare con le esportazioni di cibi e bevande nazionali che hanno superato in valore le importazioni dall’estero, sotto la spinta del cambiamento nei consumi e nel commercio determinati dall’emergenza Covid. E’ quanto emerge dallo studio della Coldiretti presentato nell’area dell’organizzazione al padiglione 6 - Stand B012 del Salone CIBUS  2021 inaugurato con la presenza del presidente nazionale Ettore Prandini. Si tratta della prima edizione del Salone che apre con le esportazioni agroalimentari Made in Italy del primo semestre del 2021 che – sottolinea la Coldiretti – hanno raggiunto il valore record di 24,81 miliardi con un aumento dell’12% rispetto all’anno precedente e lo storico sorpasso sulle importazioni che sono invece ferme nello stesso periodo a 22,95 miliardi, consolidando la svolta in atto nell’anno del Covid, sulla base dei dati Istat. Un cambiamento senza precedenti – precisa la Coldiretti – realizzato sotto la spinta della “fame” di Made in Italy all’estero, nonostante le difficoltà determinate dalle chiusure della ristorazione in tutto il mondo, ma anche dalla scelta patriottica nei consumi degli italiani che hanno privilegiato la qualità dei prodotti nazionali anche per sostenere l’economia ed il lavoro del Paese.

Infatti nelle case degli italiani nell’anno del Covid sono cresciuti del +7,6% gli acquisti di prodotti che – spiega Coldiretti - riportano in etichetta un legame con il Belpaese, come la bandiera tricolore, frasi e parole riferite al Made in Italy oppure una delle indicazioni geografiche europee di origine, come Docg, Dop, Doc, Igp e Igt. La spesa patriottica degli italiani, fra latte, salumi, formaggi, salse, prodotti confezionati, uova, pasta, vino, olio, farine, frutta e verdura Made in Italy, ha raggiunto – evidenzia Coldiretti – un valore di oltre 8,4 miliardi di euro secondo l’Osservatorio Nielsen Immagino.

All’estero le vendite del Made in Italy sono sostenute soprattutto dai prodotti base della dieta mediterranea come il vino, la frutta e verdura, fresca e trasformata, che l’Italia produce in quantità superiori al fabbisogno interno ma non mancano casi eclatanti di successo tra le new entry come il caviale Made in Italy le cui esportazioni sono addirittura triplicate nell’ultimo anno (+187%) anche se a livello nazionale resta da colmare il pesante deficit produttivo in molti settori importanti dalla carne al latte, dai cereali fino alle colture proteiche necessarie per l’alimentazione degli animali negli allevamenti.

In Italia è infatti necessario potenziare la produzione per coprire – spiega la Coldiretti – il deficit del 64% del frumento tenero e del 40% per il frumento duro destinato alla produzione di pasta per il quale si è registrato un calo di autosufficienza in seguito alle massicce importazioni dal Canada. Per quanto riguarda il mais, fondamentale per l’alimentazione degli animali e per le grandi produzioni di formaggi e salumi Dop, l’Italia – continua la Coldiretti – copre circa la metà (53%) delle proprie necessità. Un trend negativo che riguarda anche la soia – spiega Coldiretti – visto che si produce circa 1/3 (31%) del fabbisogno interno, secondo dati Ismea. In Italia – sottolinea Coldiretti – si munge nelle stalle nazionali il 75% del latte consumato e si produce il 55% del fabbisogno di carne con l’eccezione positiva per la carne di pollo e per le uova per le quali il Paese ha raggiunto l’autosufficienza e non ha bisogno delle importazioni dall’estero.

Con la pandemia da Covid – precisa la Coldiretti – si è aperto uno scenario di riduzione degli scambi commerciali, accaparramenti, speculazioni e incertezza che spinge la corsa dei singoli Stati ai beni essenziali per garantire l’alimentazione delle popolazione. Una situazione che ha fatto salire i prezzi dei prodotti alimentari a livello mondiale ai massimi da quasi sette anni trainati dalle quotazioni dei cereali. I timori sugli approvvigionamenti di cibo hanno convinto la stessa Unione Europea a lanciare una consultazione pubblica fra operatori, autorità e cittadini per realizzare un piano finalizzato a conquistare l’autosufficienza in diversi settori chiave. La volatilità dei prezzi infatti non solo penalizza i produttori agricoli, ma mette in difficoltà anche l'industria di trasformazione con l'andamento altalenante delle quotazioni che favorisce anche i fenomeni speculativi a danno dei consumatori e dei produttori.

“Per questo occorre cogliere le opportunità offerte dal Pnrr con la digitalizzazione delle aree rurali, recupero terreni abbandonati, foreste urbane per mitigare l’inquinamento in città, invasi nelle aree interne per risparmiare l’acqua e produrre energia pulita, chimica verde e bioenergie per contrastare i cambiamenti climatici ed interventi specifici nei settori produttivi deficitari previsti nei progetti strategici elaborati dalla Coldiretti insieme a Filiera Italia per la crescita sostenibile a beneficio del sistema Paese” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “per sostenere il trend di crescita dell’enogastronomia Made in Italy serve però agire anche sui ritardi strutturali dell’Italia e sbloccare tutte le infrastrutture che migliorerebbero i collegamenti tra Sud e Nord del Paese, ma anche con il resto del mondo per via marittima e ferroviaria in alta velocità, con una rete di snodi composta da aeroporti, treni e cargo”. Una mancanza che ogni anno – continua Prandini – rappresenta per il nostro Paese un danno in termini di Pil per le minori opportunità di export al quale si aggiunge il maggior costo della “bolletta logistica” legata ai trasporti e alla movimentazione delle merci con un aggravio che si attesta sui 13 miliardi all’anno secondo il centro studi Divulga”.

L’emergenza globale provocata dalla pandemia ha fatto emergere una consapevolezza diffusa sul valore strategico rappresentato dal cibo e sulle necessarie garanzie di qualità e sicurezza per questo servono sistemi di etichettatura trasparenti sull’origine delle materie prime e che non siano ingannevoli e nello stesso tempo, non possiamo pensare a un modello dove vi sia spazio per l’artificio e i cibi sintetici, dove si assista alla concentrazione eccessiva dei fattori produttivi, dove prevalga l’interesse particolare delle grandi multinazionali che spingono per l’omologazione su un modello in sostanza dove il cibo sia sempre una commodity” conclude Prandini nel sottolineare che invece “con la nostra idea di filiera sostenibile vogliamo affrontare il futuro non solo creando valore economico, ma guardando anche alla sua distribuzione e alla capacità di restituire valori positivi, sotto il profilo ambientale, sociale, territoriale”.

 

"Abbiamo bisogno di una politica europea più forte per la promozione dell'agroalimentare, e capace di rispondere alla battuta di arresto che Covid-19 e Brexit hanno inflitto alle esportazioni delle eccellenze del nostro 'made in Italy' e di tutta l'Unione". Questo il messaggio di Paolo De Castro, membro della commissione Commercio internazionale del Parlamento Ue, che oggi è intervenuto a Bruxelles alla conferenza organizzata dalla Commissione europea in vista della revisione della Politica di promozione, alla presenza del commissario all'Agricoltura, Janusz Wojciechowski.


Secondo De Castro, infatti "la Politica commerciale dell’Unione ha assunto un ruolo determinante per l’intero comparto agroalimentare, diventando il terzo pilastro della Politica agricola; una storia di incredibile successo per l’Unione e per i nostri produttori di qualità, che rispettano gli standard più elevati a livello globale, in termini di sicurezza alimentare, di sostenibilità dei processi produttivi e di qualità. Ma non vogliamo fermarci: i nostri agricoltori e produttori possono fare un ulteriore salto di qualità, ma solo se adeguatamente incentivati a migliorare questi standard, in linea con il Green Deal europeo".

Per questo, la commissione per il Commercio internazionale del Parlamento europeo, ha spiegato De Castro, "non potrà mai supportare una proposta che indebolisca la Politica di promozione dell'agroalimentare Ue, o che discrimini alcuni settori, quali quello della carne o del vino, ponendoli in una situazione di svantaggio competitivo e rendendo impossibili gli investimenti necessari al raggiungimento degli obiettivi del Green Deal. Modifiche degli stili di consumo richiedono infatti tempo e un elevato sforzo di educazione alimentare dei nostri cittadini; e la Politica di promozione non può essere lo strumento adatto a perseguire tali obiettivi, trattandosi di una politica commerciale volta a rafforzare la competitività e la resilienza dell’intero settore agricolo e alimentare dell’Unione. Serve quindi - ha proseguito De Castro - una proposta di revisione ambiziosa, che si concentri sui processi produttivi più sostenibili non solo dal punto di vista ambientale, ma anche da quello del rispetto dei diritti dei lavoratori".

"Solo seguendo un approccio basato sulla sostenibilità ambientale e l’equità sociale dei processi produttivi - ha concluso l'europarlamentare PD - potremo esportare standard migliori e più ambiziosi a livello globale, rendendo davvero efficace la Food Diplomacy dell’Unione e contribuendo al raggiungimento della Open Strategic Authonomy, che l’Unione si è posta come obiettivo, al fine di influire sempre di più a livello globale, rispecchiando i nostri interessi e valori strategici".

Sono circa ventimila le famiglie povere piegate dall’emergenza Covid che per la settimana di Pasqua e Pasquetta potranno mettere in tavola i migliori prodotti agroalimentari Made in Italy e passare delle feste più serene grazie all’importante operazione di solidarietà del sistema agroalimentare italiano presentata al premier Mario Draghi dal Presidente della Coldiretti, Ettore Prandini e dal Segretario Generale della Coldiretti Vincenzo Gesmundo. L’iniziativa promossa da Coldiretti, Filiera Italia e Campagna Amica con la partecipazione delle più rilevanti realtà economiche e sociali del Paese ha visto la spedizione del primo carico di aiuti alimentari dal cortile di Palazzo Chigi “A sostegno di chi ha più bisogno”.  

Decine di mezzi sono stati organizzati per le consegne lungo tutta la Penisola per procedere poi alla distribuzione a nuclei familiari in stato di bisogno individuati da Coldiretti/Campagna Amica insieme ai servizi sociali dei comuni e alle parrocchie. Ogni famiglia è destinataria di un pacco di oltre 50 chili con prodotti 100% Made in Italy come – spiega Coldiretti – pasta e riso, Parmigiano Reggiano e Grana Padano, biscotti, sughi, salsa di pomodoro, tonno sott’olio, dolci e colombe pasquali, stinchi, cotechini e prosciutti, carne, latte, panna da cucina, zucchero, olio extra vergine di oliva, legumi e formaggi fra caciotte e pecorino.

Un’operazione che – afferma Coldiretti – vuole essere un segnale di speranza per il Paese e per tutti coloro che in questi mesi hanno pagato più di altri le conseguenze economiche e sociali dell’emergenza Covid. Ma anche evidenziare le grandi eccellenze del Paese che hanno contribuito a fare grande il Made in Italy in Italia e all’estero e rappresentano un risorsa determinante da cui ripartire. Un sistema dove lavorano oltre tre milioni gli italiani che – precisa la Coldiretti – continuano a operare nella filiera alimentare, dalle campagne alle industrie fino ai trasporti, ai negozi e ai supermercati, per garantire continuità alle forniture di cibo e bevande alla popolazione. L’approvvigionamento alimentare – sottolinea la Coldiretti – è assicurato in Italia grazie al lavoro di 740mila aziende agricole e stalle, 70mila imprese di lavorazione alimentare e una capillare rete di distribuzione con 230mila punti vendita tra negozi, supermercati, discount e mercati contadini di Campagna Amica che non hanno mai dimenticato la solidarietà.

Nel 2020 – continua la Coldiretti – sono stati oltre 5,5 milioni i chili di prodotti tipici Made in Italy, a chilometro zero e di altissima qualità, distribuiti dagli agricoltori di Campagna Amica per garantire un pasto di qualità ai più bisognosi. Un impegno reso possibile dalla partecipazione volontaria dei cittadini al programma della “Spesa sospesa” nei mercati di Campagna Amica e dal contributo determinante del management dei Consorzi Agrari D’Italia (Cai) e della Coldiretti che ha deciso di rinunciare a propri compensi straordinari. Non si tratta di un aiuto risolutivo ma – sottolinea la Coldiretti – è un segno per chi ha bisogno e una sollecitazione a tutti coloro che possono, perché facciano altrettanto.

“Abbiamo voluto dare un segno tangibile della solidarietà della filiera agroalimentare italiana verso le fasce più deboli della popolazione più colpite dalle difficoltà economiche”, ha spiegato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “il nostro obiettivo è far sì che questa esperienza diventi un impegno strutturale che aggiunge valore etico alla spesa quotidiana degli italiani”.

L’iniziativa di Pasqua è stata resa possibile dalla partecipazione di: Conad, Bonifiche Ferraresi, Philip Morris, Eni, Snam, Intesa San Paolo, Generali, De Cecco, Cattolica Assicurazioni Grana Padano, Barilla, Enel,, Confapi, Fondazione Tim, Inalca, De Rica, Pomì, Casillo Group, Mutti, Banca Monte dei Paschi di Siena, Granarolo, Coprob, Virgilio, Parmigiano Reggiano, Casa Modena, Ismea, Fondazione Osservatorio Agromafie, Crea.



Rendere la produzione agricola resiliente e sempre più sostenibile, individuando futuri scenari di consumo alimentare in grado di assicurare l’adeguatezza nutrizionale nelle varie fasi della vita. Questo è l’obiettivo del progetto NutriSUSFood - Nutritional security for healthy and SUStainable food consumption (Sicurezza nutrizionale per un consumo sano e sostenibile), coordinato dal Centro di Ricerca Alimenti e Nutrizione del CREA, in collaborazione con i Centri di ricerca Cerealicoltura e Colture Industriali, Genomica e Bioinformatica e Politiche e Bioeconomia del CREA. 

Il progetto, di durata triennale, si propone di promuovere nuovi modelli di consumo alimentare bilanciati e a basso impatto ambientale, assicurando in questo modo la sicurezza nutrizionale delle popolazioni. Grazie all’approccio multidisciplinare e integrato, verrà infatti analizzato il diverso impatto dei cambiamenti climatici sulle proprietà nutrizionali degli alimenti, proponendo e valutando strategie adattative per contrastarne gli effetti, con l’intento di garantire un futuro più inclusivo, sostenibile, sano e sicuro per tutti.   

Nel dettaglio, il CREA Alimenti e Nutrizione, per alcune tipologie di alimenti vegetali, in particolare i legumi, esaminerà la composizione nutrizionale, la funzionalità e la digeribilità delle proteine. L’obiettivo è duplice: sia indicare metodi in grado di resistere allo stress biotico e abiotico sia migliorare geneticamente la qualità nutrizionale, riducendo i fattori anti nutrizionali. I ricercatori del CREA, identificheranno inoltre, per gruppi di popolazione che risultano vulnerabili alle carenze nutrizionali, un modello di consumo alimentare contenente gli alimenti con maggiore qualità nutrizionale. In questo modo sarà possibile garantire la completa copertura dei fabbisogni nutrizionali e il raggiungimento di uno stato di salute ottimale, tutelando al tempo stesso il pianeta. 

NutriSUSFood, finanziato dal Mipaaf nell’ambito del finanziamento europeo JPI-HDHL, afferisce al “Knowledge Hub” Europeo SYSTEMIC, ovvero ad un partenariato internazionale di 42 gruppi di ricerca provenienti da otto paesi europei (Italia, Belgio, Francia, Norvegia, Portogallo, Spagna, Lettonia, Germania) creato con lo scopo di instaurare una rete per migliorare la comprensione della sicurezza alimentare e nutrizionale in un ambiente in continuo cambiamento.   

“Un nuovo cavallo di Troia chiamato ‘Nutri-score’ è alle nostre porte: non possiamo permettere che alcune multinazionali decidano sulle nostre abitudini alimentari mettendo la nostra salute nelle loro mani. E l’Europa non può diventare vittima degli interessi di pochi. Per questo invitiamo la Commissione a proporre al più presto un sistema di etichettatura armonizzato, non discriminatorio e basato su solide basi scientifiche”. Così Paolo De Castro, europarlamentare PD, in una lettera aperta sui sistemi di etichettatura nutrizionale fronte-pacco, sottoscritta da altri cinque deputati di differenti gruppi politici, provenienti da Romania, Ungheria, Cipro, Repubblica Ceca e Grecia.

 

“Azioni non coordinate verso obiettivi cruciali, quali sicurezza alimentare, trasparenza e protezione dei consumatori – spiega De Castro nella lettera - hanno portato alla diffusione di sistemi di etichettatura nutrizionale fronte-pacco, che rischiano di mettere a repentaglio la salute dei cittadini, spazzando via anche migliaia di aziende agro-alimentari. Certo, non sorprende che multinazionali e catene della grande distribuzione siano favorevoli all’introduzione obbligatoria del Nutri-score che, attraverso colori differenti e valutazioni eccessivamente semplicistiche, vuole dettare ciò che è buono da mangiare e ciò che non lo è”.

 

“Ma se è vero che attraverso la strategia ‘Farm to Fork’ l'Europa intenda responsabilizzare i consumatori a fare scelte informate, sane e sostenibili, per una dieta varia ed equilibrata – aggiunge l’europarlamentare PD - qualcuno dovrebbe spiegare ai cittadini europei come è possibile che il miele, il succo d'arancia, l’olio extravergine d'oliva o i formaggi Comté e Parmigiano Reggiano siano contrassegnati come ‘rossi’, cioè pericolosi per la salute, mentre le patatine fritte, le bibite gasate light, la pizza surgelata ‘bolognaise’, le chips confezionate o le celebri bevande energetiche vengano etichettate come ‘verdi’ e salutari”.

 

“C’è qualcosa di sbagliato in questo sistema, ma anche di estremamente pericoloso – conclude De Castro - Infatti, i sistemi di etichettatura nutrizionale dovrebbero aiutare i consumatori a fare scelte più informate e corrette, contrastando le malattie legate all'alimentazione. Tuttavia, questo non è l'obiettivo del Nutri-Score che, al contrario, può fuorviare i cittadini condizionando le loro scelte con una valutazione generica, che non fornisce alcuna informazione esaustiva e specifica sui nutrienti, basata sulle assunzioni di riferimento del consumatore medio. Noi siamo al fianco dei nostri agricoltori e piccoli produttori, che hanno già manifestato le loro preoccupazioni verso un sistema di etichettatura che discrimina arbitrariamente prodotti di altissima qualità, spesso appartenenti al patrimonio culturale e gastronomico italiano ed europeo”.

Il lockdown ha inciso radicalmente sulle nostre scelte e sui nostri comportamenti. Ma, oltre ad impastare di più, come sono cambiate le abitudini alimentari? Per rispondere a queste domande l’OERSA (Osservatorio sulle Eccedenze, sui Recuperi e sugli Sprechi Alimentari)  del CREA Alimenti e Nutrizione ha condotto un’indagine nazionale, mediante un questionario appositamente messo a punto, con l’intento di documentare ed analizzare i mutamenti intercorsi nell’alimentazione quotidiana durante la quarantena.

Il campione Hanno risposto circa 2900 persone, provenienti da tutte le regioni di Italia, di cui il 75 %  costituito da femmine e il 25% da maschi. L’85% vive in famiglia e, di questi, il 22 % con bambini di meno di 12 anni, mentre l’11% vive da solo. La fascia di età più rappresentata è quella di 30-49 (38,6%) e 50-69 (36%) anni. I giovani tra i 18 e i 29 anni sono il 24%.  Gli intervistati sono caratterizzati da un elevato livello di istruzione - il 68%  è laureato e il 28,5% diplomato - e da una scarsa aderenza alla dieta mediterranea per il 60%.

I risultati   Durante la quarantena, gli intervistati hanno dichiarato di aver aumentato il consumo di alimenti sani: verdura ( il 33%), frutta( il 29%), legumi ( il 26,5%), acqua (il 22%), olio extravergine d’oliva (il 21,5% ). Ma parallelamente, ben il 44,5% ha ammesso di aver mangiato più dolci e il 16% di aver bevuto più vino. Questo periodo è stato, inoltre, l’occasione per sperimentare nuovi cibi (40%) e nuove ricette (31%), migliorando le proprie abitudini alimentari (24%) e maturando abitudini ecosostenibili (fare la raccolta differenziata 86%, conservare e consumare alcuni alimenti acquistati in eccesso 83%, oppure mangiare tutto, inclusi gli avanzi 80%).

Il 44% degli intervistati, infine, è aumentato di peso per il maggiore apporto calorico, correlato ad una minore attività fisica, che ha riguardato il 53% del campione. Dato che viene confermato dall’esigenza di mettersi a dieta, espressa in oltre il 37% dei casi.

Il commento “Pur con i limiti di un questionario auto-riferito e con un campione opportunistico – spiegaLaura Rossi, ricercatrice CREA Alimenti e Nutrizione e coordinatrice OERSA -  si può osservare che le limitazioni imposte dalla quarantena non hanno avuto effetti totalmente negativi sulla alimentazione e sullo stile di vita del campione in esame. A fronte dell’aumento di comfort food (dolci), abbiamo però anche maggiori quantità di frutta, verdura e soprattutto legumi. Si tratta in realtà di dati che  sono in linea con quelli sulla spesa degli italiani nel primo trimestre del 2020. E che indicano che il tempo trascorso in cucina è stato orientato alla preparazione di piatti con ingredienti salutari. Tutto ciò ha favorito momenti di convivialità e di condivisione del pasto e ha portato inevitabilmente - complice l’ assenza di attività fisica – ad un impatto sul percezione del peso.”.

 “Più in generale  – continua la Rossi – si conferma l'attenzione degli italiani ad una gestione attenta del cibo che va da evitare gli sprechi all’impegno nel fare la raccolta differenziata. L’approvvigionamento di cibo non sembra essere stato un problema e l'attitudine alla spesa si è rivolta anche verso alimenti nuovi, con un occhio fisso ai costi troppo alti. I bambini sono stati più coinvolti nelle attività della cucina, mentre per gli anziani si evidenzia una percezione di difficoltà nel fare la spesa.”

A quasi quattro anni dal drammatico terremoto che ha devastato il centro Italia l’Amatriciana è riconosciuta definitivamente dell’Unione Europea come Specialità tradizionale garantita STG contro imitazioni e falsi in giro per il mondo. E’ quando afferma la Coldiretti nell’annunciare la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Ue del 13 marzo l’iscrizione nel Registro europeo delle Denominazioni d'origine e Indicazioni geografiche (Dop-Igp) e Specialità tradizionali garantite (Stg) della celebre ricetta.

Si tratta del riconoscimento definitivo da parte dell'Unione europea di un piatto simbolo del terremoto del Centro Italia – evidenzia la Coldiretti – con la salsa Amatriciana tradizionale, fatta "secondo il metodo di produzione e la ricetta secolare del comprensorio di Amatrice". Un riconoscimento che arriva con consenso unanime visto che nei tre mesi a disposizione per eventuali osservazioni nessuno ha sollevato obiezioni di sorta. Il carattere tradizionale dell'Amatriciana e - sottolinea la Coldiretti - è legato agli ingredienti impiegati e al metodo specifico di preparazione utilizzato tradizionalmente nel comprensorio dei Monti della Laga, dai quali la preparazione trae origine. Con l’iscrizione nel registro delle STG – rileva la Coldiretti - diventa ancora più importante garantire l’utilizzo di ingredienti al 100% Made in Italy, dal grano nazionale per la pasta al pomodoro, dal pecorino fino al guanciale ottenuto da maiali allevati in Italia.

Di fatto, si riconosce che la popolazione di Amatrice ha dato vita ad uno dei piatti più conosciuti della tradizione italiana rielaborando ed arricchendo un'antica preparazione pastorale, con l'introduzione del pomodoro intervenuta all'inizio del 1800. L’amatriciana – ricorda la Coldiretti – era il pasto principale dei numerosi pastori che vivevano sulle montagne di Amatrice che portavano nei loro zaini, pezzi di pecorino, sacchette di pepe nero, pasta essiccata, guanciale e strutto per preparare la cosiddetta gricia che con l’aggiunta del pomodoro è diventata l’amatriciana.

La promozione della ricetta– continua la Coldiretti – è il riconoscimento alla storia e alla tradizione di un territorio ferito quattro anni fa nel 2016 da terribile terremoto che ha devastato il Centro Italia e dal quale le aziende agricole, stanno tentando di risollevarsi anche grazie alla produzione degli ingredienti base del celebre sugo.

Con questo riconoscimento l’Italia consolida il primato europeo nelle produzioni di qualità con 301 denominazioni Dop/Igp e Stg ma anche  415 vini Doc/Docg, 5155 prodotti tradizionali regionali censiti lungo la Penisola, la leadership nel biologico con oltre 60mila aziende agricole biologiche, la decisione di non coltivare organismi geneticamente modificati (ogm), 40mila aziende agricole impegnare nel custodire semi o piante a rischio di estinzione e il primato della sicurezza alimentare mondiale. 

La tradizione gastronomica italiana – conclude la Coldiretti – è il motore di una filiera agroalimentare estesa, dai campi agli scaffali e alla ristorazione, che raggiunge in Italia una cifra di 538 miliardi di euro pari al 25% del Pil ed offre lavoro a 3,8 milioni di occupati. Un successo ratificato anche da un record delle esportazioni che potrebbe migliorare ancora con una più efficace tutela nei confronti della “agropirateria” internazionale che fattura oltre 100 miliardi di euro miliardi di euro utilizzando impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale.

Nei primi 9 mesi del 2019 è aumentato l’export di pasta dalla Puglia del 9,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, dato che testimonia il grande successo della produzione ‘made in’ all’estero. E’ quanto dichiara Coldiretti Puglia sui dati Istat/Coeweb sul commercio estero di pasta, in occasione della consacrazione della dieta mediterranea come migliore dieta al mondo del 2020 davanti alla dash e alla flexariana, sulla base del best diets ranking 2020 elaborato dal media statunitense U.S. News & World’s Report’s, noto a livello globale per la redazione di classifiche e consigli per i consumatori.

“La pasta è il prodotto simbolo della dieta mediterranea, di cui va salvaguardata qualità e italianità attraverso l’indicazione in etichetta dell’origine 100% Made in Italy del grano duro utilizzato. La recente multa salata dell’Antitrust ad una catena della grande distribuzione straniera per aver diffuso informazioni fuorvianti sull’origine del grano duro nella pasta venduta sugli scaffali è la testimonianza di quanto il Made in Italy abbia un immenso valore, da tutelare quotidianamente anche contro l'Italian Sounding", denuncia Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

"Le migliori varietà di grano duro selezionate dalla Società Italiana Sementi (SIS) dei Consorzi Agrari d’Italia, da Emilio Lepido a Furio Camillo, da Marco Aurelio a Massimo Meridio fino al Panoramix e al grano Maiorca, sono coltivate dagli agricoltori sul territorio pugliese che produce più di 1/4 di tutto il frumento duro italiano”, spiega Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

“Negli Usa quest’anno il Made in Italy – insiste Muraglia - è cresciuto fino ad ora più del doppio rispetto al mercato mondiale dove l’incremento è stato del 3,4%. Bisogna scongiurare la nuova black list Trump che minaccia di aumentare i dazi fino al 100% in valore e di estenderli a prodotti simbolo del Made in Italy. Un pacco di pasta in Italia costa 1,5 euro al chilo, negli Usa sale a 2,75 euro al chilo che, con l’applicazione dei dazi al 100% passerebbe a 3,75 euro al chilo. Ora sulla pasta le tariffe sono in media di 6 centesimi al chilo, le ripercussioni per il settore in Puglia sarebbero molto pesanti”, incalza Muraglia.

Pasta fatta con grano 100% made in Puglia, con il grano ‘Cappelli’, fino ad arrivare alle modaiole alternative a base di farina di legumi, di ceci, di lenticchie e di piselli,  tradizione e innovazione – dice Coldiretti - contraddistinguono la Puglia, il Granaio d’Italia, principale produttore italiano di grano duro con 346.500 ettari coltivati, 9.990.000 quintali di prodotto.

“Gli agricoltori per una giusta remunerazione sono pronti ad aumentare la produzione di grano duro in Puglia dove è vietato l’uso del glifosate in preraccolta, a differenza di quanto avviene in Canada ed in altri Paesi. Sarebbero improbabili e dannosi per il tessuto economico del territorio percorsi di abbandono e depauperamento dell’attività cerealicola che deve puntare sull’aggregazione, essere sostenuta da servizi adeguati, scommettendo esclusivamente su varietà pregiate, riconosciute ormai a livello mondiale”, conclude il presidente Muraglia.

Sapevate che la fava fresca (o fava novella) ha un elevato contenuto di vitamina C e di L-dopa (levo-diidrossifenilalanina), un precursore naturale del neurotrasmettitore dopamina (viene utilizzato dai pazienti affetti dal morbo di Parkinson)? È quanto è emerso da una ricca caratterizzazione qualitativa di sei genotipi di fava contenuta in un articolo pubblicato dalla rivista internazionale “Agriculture”.

Come è noto, i legumi rivestono un ruolo importante sia per la sostenibilità ambientale in agricoltura (grazie ai batteri azotofissatori che vivono in simbiosi con le radici delle leguminose favorendo l’arricchimento in azoto del terreno), sia per la nutrizione umana (grazie al loro contenuto di proteine, carboidrati e minerali).Come altri legumi, la fava(Viciafaba L. var. majorHarz) può essere consumata sia allo stato secco, sia come ortaggio (seme immaturo: fava novella). Tuttavia, le peculiarità della fava non sono adeguatamente apprezzate, probabilmente a causa della presenza di vicina e covicina, fattori anti-nutrizionali che possono causare il favismo (sintomatologia di emolisi acuta) nei soggetti predisposti.

Al fine di ottenere maggiori informazioni in merito alle caratteristiche qualitativo-nutrizionali delle fave novelle, presso l’Azienda sperimentale “La Noria” (Mola di Bari) dell’Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari (Consiglio Nazionale Ricerche - CNR-ISPA), sono state caratterizzate quattro varietà locali di fava (Cegliese, Iambola, San Francesco e FV5), nell’ambito delle attività del progetto “Biodiversità delle Specie Orticole della Puglia (BiodiverSO)” finanziato con i Programmi di Sviluppo Rurale della Puglia 2007-2013 e 2014-2020. Sui semi freschi (fave novelle)sono stati determinati i parametri qualitativo-nutrizionali, confrontandoli anche con quelli di due cultivar commerciali (Aguadulecesupersimonia e Viola extra precoce). I risultati della ricerca sono statipubblicati sull’ultimo numero della rivista scientifica internazionale “Agriculture”dai ricercatori del Dipartimento di Scienze Agro-Ambientali e Territoriali dell’Università degli Studi di Bari e del CNR-ISPA.

Lo studio evidenzia l’elevata concentrazione di vitamina C in tutti i genotipi, nonché la presenza di un alto contenuto di L-dopa, specialmente nella varietà Cegliese, senza differenze tra i genotipiin termini di produzione areica e di dimensioni dei semi immaturi. Le conclusioni dello studio, che presenta anche i dati relativi a proteine, solidi solubili totali, pH, acidità titolabile, colore, clorofille, fenoli e carotenoidi, mettono in risalto le peculiari caratteristiche delle fave novelle e le loro potenzialità per la salute umana.

In Puglia è stato superato il 58% delle cure per tutti i tumori a 5 anni, un dato incredibile se si considera che negli anni ‘90 la percentuale si attestava sul 30/35%. Sono i dati resi noti da Antonio Moschetta, Professore Ordinario di Medicina Interna dell’Università di Bari e Ricercatore dell’AIRC, nel corso del Forum intergenerazionale organizzato da Coldiretti Puglia a Bari, dove si sono incontrati i millenials, le donne e i senior di Coldiretti sui temi della sana alimentazione e della dieta mediterranea, perché la corretta alimentazione non ha età.

“La scienza ci sta dimostrando che stare in una zona di equilibrio attraverso la sana e corretta alimentazione ci da la possibilità di ammalarci di meno e soprattutto di curarci meglio. Abbiamo puntato su longevità e qualità di vita che ha portato all’allungamento della vita media. In Puglia l’aspettativa di vita media è di 85 anni nella donna e di 81 anni negli uomini”, ha aggiunto Moschetta.

In Puglia, secondo i dati riferiti dal professor Moschetta, grazie alla dieta mediterranea e al cibo a KM0, l’incidenza dei tumori allo stomaco è inferiore del 27%  rispetto alle regioni del Nord Italia, del 30% in meno di tumori al pancreas e del 50% in meno di cancro al fegato e le abitudini di consumo vanno impostate correttamente sin dall’età scolare.

“Per aiutare tutto il sistema scolastico e le famiglie ad alimentare al meglio le giovani generazioni e l’intero nucleo familiare, da anni il Progetto di Educazione alla Campagna Amica ha agevolato l’incontro tra i bambini e i prodotti agricoli ‘fatti’ dagli agricoltori. In Puglia negli ultimi 10 anni sono stati coinvolti nel progetto delle masserie didattiche 90mila bambini e 270 scuole. Il nostro obiettivo è ‘culturale’ e consiste nel tentare di cambiare abitudini di consumo sbagliate che si sono diffuse ovunque, formando consumatori consapevoli sui principi della sana alimentazione e della stagionalità dei prodotti”, ha spiegato Floriana Fanizza, leader nazionale di Coldiretti Donne Impresa.

“L’attenzione a come si alimentano i ragazzi al di fuori delle mura domestiche – ha insistito il direttore regionale di Coldiretti, Angelo Corsetti – è un preciso dovere di tutti, a partire dagli enti locali - Comuni, Province e Regioni - delle istituzioni scolastiche che dovrebbero preferire i prodotti tipici e tradizionali non solo per i pranzi somministrati agli alunni, ma anche per i brevi momenti di ristoro, dei pediatri che dovrebbero consigliare, sin dai primi anni di vita dei bambini una corretta alimentazione, magari indirizzando le mamme verso cibi che siano costruiti il meno possibile ‘in laboratorio’, piuttosto in casa”. Numerosi i progetti che vedono coinvolti Coldiretti e il Servizio Consumatori della Regione, con Giulia De Marco che ha spiegato l’importanza di formare e informare i consumatori sulle proprietà benefiche dei prodotti agroalimentari a KM0 che tutelano la salute e anche l’ambiente.

Sono evidenti le maggiori garanzie di sicurezza – evidenzia Coldiretti – dei prodotti del territorio, mentre i pericoli vengono soprattutto dalle importazioni. Il motivo è spiegato dalla relazione della Corte dei Conti Europea del 15 gennaio scorso sui “pericoli chimici negli alimenti che consumiamo”, in cui si parla di tolleranze all’importazione e si chiede alla Commissione Europea di spiegare “quali misure intende adottare” per mantenere lo stesso livello di garanzia per gli alimenti importati rispetto a quelli prodotti nella Ue.

“Per noi millenials la qualità del prodotto e le proprietà benefiche e nutrizionali degli alimenti è determinante, con l’80% dei nativi digitali che vuole conoscere la provenienza e la tracciabilità del cibo che consuma. E’ in atto un vero e proprio food trend, con un gradimento elevato per i cibi organici e a Km zero, l’attenzione alla sostenibilità, accompagnata dalla richiesta di un’offerta più ampia di prodotti”, ha aggiunto Benedetta Liberace, delegata di Coldiretti Giovani Impresa Puglia.

Sugli alimenti importati è stata individuata una presenza irregolare di residui chimici piu’ che doppia rispetto a quelli Made in Italy con i pericoli che si moltiplicano per gli ortaggi stranieri venduti in Italia che sono quasi cinque volte piu’ pericolosi di quelli nazionali, secondo l’ultimo report del ministero della Salute sul “Controllo ufficiale sui residui di prodotti fitosanitari negli alimenti" pubblicato in agosto 2019. Su circa 11.500 i campioni di alimenti (ortofrutta, cereali, olio, vino, baby food e altri prodotti) analizzati per verificare la presenza di residui di prodotti fitosanitari appena lo 0,9% dei campioni di origine nazionale – sottolinea la Coldiretti - è risultato irregolare ma la percentuale sale al 2% se si considerano solo gli alimenti di importazioni e tra questi il record negativo è fatto segnare dagli ortaggi dall’estero con il 5,9%.

Come nella migliore tradizione agricola – spiega la Coldiretti – la presenza degli anziani fra le mura di casa è quasi sempre considerata un valor aggiunto all’interno di un welfare familiare che deve fare i conti sia con la gestione delle risorse economiche disponibili sia con quella del tempo e dei figli in situazioni dove molto spesso entrambi i genitori lavorano e sono fuori casa la maggior parte della giornata. “La presenza dei nonni nelle famiglie – ha concluso il presidente nazionale dei pensionati di Coldiretti, Giorgio Grenzi – è sempre più importante anche rispetto alla funzione fondamentale di conservare le tradizioni alimentari e guidare i più giovani verso abitudini più salutari nelle scuole e nelle case. Uno stile nutrizionale  basato sui prodotti della dieta mediterranea come pane, pasta, frutta, verdura, carne, olio extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari che ha consentito una speranza di vita tra le più alte a livello mondiale”.

Una crescita del 13% in cinque anni delle enoteche in Italia con la presenza di 7.300 “oasi del vino” lungo tutta la Penisola. E’ quanto emerge da un’analisi di Coldiretti e della Camera di commercio di Milano dalla quale si evidenzia la crescente attenzione alla qualità negli acquisti di vino che è diventato una espressione culturale da condividere con amici e parenti. I tre capoluoghi con il più alto numero di punti vendita sono - sottolinea la Coldiretti - Napoli con 546, Roma con 482 e Milano con 264, ma le città dove si registra la crescita maggiore sono Bologna (+170%), Foggia (+68%), Verona (+66%), Cuneo (+65%), Messina e Milano (63%). Forte – precisa la Coldiretti - la presenza femminile con le donne alla guida di piu’ di una enoteca su quattro (27%) mentre il 12% delle sono gestite da giovani soprattutto al Sud con un punte del 25% a Taranto e del 20% a Catania e Palermo.

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