L’Italia raggiunge per la prima volta nella storia recente l’autosufficienza nella bilancia alimentare con le esportazioni di cibi e bevande nazionali che hanno superato in valore le importazioni dall’estero, sotto la spinta del cambiamento nei consumi e nel commercio determinati dall’emergenza Covid. E’ quanto emerge dallo studio della Coldiretti presentato nell’area dell’organizzazione al padiglione 6 - Stand B012 del Salone CIBUS  2021 inaugurato con la presenza del presidente nazionale Ettore Prandini. Si tratta della prima edizione del Salone che apre con le esportazioni agroalimentari Made in Italy del primo semestre del 2021 che – sottolinea la Coldiretti – hanno raggiunto il valore record di 24,81 miliardi con un aumento dell’12% rispetto all’anno precedente e lo storico sorpasso sulle importazioni che sono invece ferme nello stesso periodo a 22,95 miliardi, consolidando la svolta in atto nell’anno del Covid, sulla base dei dati Istat. Un cambiamento senza precedenti – precisa la Coldiretti – realizzato sotto la spinta della “fame” di Made in Italy all’estero, nonostante le difficoltà determinate dalle chiusure della ristorazione in tutto il mondo, ma anche dalla scelta patriottica nei consumi degli italiani che hanno privilegiato la qualità dei prodotti nazionali anche per sostenere l’economia ed il lavoro del Paese.

Infatti nelle case degli italiani nell’anno del Covid sono cresciuti del +7,6% gli acquisti di prodotti che – spiega Coldiretti - riportano in etichetta un legame con il Belpaese, come la bandiera tricolore, frasi e parole riferite al Made in Italy oppure una delle indicazioni geografiche europee di origine, come Docg, Dop, Doc, Igp e Igt. La spesa patriottica degli italiani, fra latte, salumi, formaggi, salse, prodotti confezionati, uova, pasta, vino, olio, farine, frutta e verdura Made in Italy, ha raggiunto – evidenzia Coldiretti – un valore di oltre 8,4 miliardi di euro secondo l’Osservatorio Nielsen Immagino.

All’estero le vendite del Made in Italy sono sostenute soprattutto dai prodotti base della dieta mediterranea come il vino, la frutta e verdura, fresca e trasformata, che l’Italia produce in quantità superiori al fabbisogno interno ma non mancano casi eclatanti di successo tra le new entry come il caviale Made in Italy le cui esportazioni sono addirittura triplicate nell’ultimo anno (+187%) anche se a livello nazionale resta da colmare il pesante deficit produttivo in molti settori importanti dalla carne al latte, dai cereali fino alle colture proteiche necessarie per l’alimentazione degli animali negli allevamenti.

In Italia è infatti necessario potenziare la produzione per coprire – spiega la Coldiretti – il deficit del 64% del frumento tenero e del 40% per il frumento duro destinato alla produzione di pasta per il quale si è registrato un calo di autosufficienza in seguito alle massicce importazioni dal Canada. Per quanto riguarda il mais, fondamentale per l’alimentazione degli animali e per le grandi produzioni di formaggi e salumi Dop, l’Italia – continua la Coldiretti – copre circa la metà (53%) delle proprie necessità. Un trend negativo che riguarda anche la soia – spiega Coldiretti – visto che si produce circa 1/3 (31%) del fabbisogno interno, secondo dati Ismea. In Italia – sottolinea Coldiretti – si munge nelle stalle nazionali il 75% del latte consumato e si produce il 55% del fabbisogno di carne con l’eccezione positiva per la carne di pollo e per le uova per le quali il Paese ha raggiunto l’autosufficienza e non ha bisogno delle importazioni dall’estero.

Con la pandemia da Covid – precisa la Coldiretti – si è aperto uno scenario di riduzione degli scambi commerciali, accaparramenti, speculazioni e incertezza che spinge la corsa dei singoli Stati ai beni essenziali per garantire l’alimentazione delle popolazione. Una situazione che ha fatto salire i prezzi dei prodotti alimentari a livello mondiale ai massimi da quasi sette anni trainati dalle quotazioni dei cereali. I timori sugli approvvigionamenti di cibo hanno convinto la stessa Unione Europea a lanciare una consultazione pubblica fra operatori, autorità e cittadini per realizzare un piano finalizzato a conquistare l’autosufficienza in diversi settori chiave. La volatilità dei prezzi infatti non solo penalizza i produttori agricoli, ma mette in difficoltà anche l'industria di trasformazione con l'andamento altalenante delle quotazioni che favorisce anche i fenomeni speculativi a danno dei consumatori e dei produttori.

“Per questo occorre cogliere le opportunità offerte dal Pnrr con la digitalizzazione delle aree rurali, recupero terreni abbandonati, foreste urbane per mitigare l’inquinamento in città, invasi nelle aree interne per risparmiare l’acqua e produrre energia pulita, chimica verde e bioenergie per contrastare i cambiamenti climatici ed interventi specifici nei settori produttivi deficitari previsti nei progetti strategici elaborati dalla Coldiretti insieme a Filiera Italia per la crescita sostenibile a beneficio del sistema Paese” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “per sostenere il trend di crescita dell’enogastronomia Made in Italy serve però agire anche sui ritardi strutturali dell’Italia e sbloccare tutte le infrastrutture che migliorerebbero i collegamenti tra Sud e Nord del Paese, ma anche con il resto del mondo per via marittima e ferroviaria in alta velocità, con una rete di snodi composta da aeroporti, treni e cargo”. Una mancanza che ogni anno – continua Prandini – rappresenta per il nostro Paese un danno in termini di Pil per le minori opportunità di export al quale si aggiunge il maggior costo della “bolletta logistica” legata ai trasporti e alla movimentazione delle merci con un aggravio che si attesta sui 13 miliardi all’anno secondo il centro studi Divulga”.

L’emergenza globale provocata dalla pandemia ha fatto emergere una consapevolezza diffusa sul valore strategico rappresentato dal cibo e sulle necessarie garanzie di qualità e sicurezza per questo servono sistemi di etichettatura trasparenti sull’origine delle materie prime e che non siano ingannevoli e nello stesso tempo, non possiamo pensare a un modello dove vi sia spazio per l’artificio e i cibi sintetici, dove si assista alla concentrazione eccessiva dei fattori produttivi, dove prevalga l’interesse particolare delle grandi multinazionali che spingono per l’omologazione su un modello in sostanza dove il cibo sia sempre una commodity” conclude Prandini nel sottolineare che invece “con la nostra idea di filiera sostenibile vogliamo affrontare il futuro non solo creando valore economico, ma guardando anche alla sua distribuzione e alla capacità di restituire valori positivi, sotto il profilo ambientale, sociale, territoriale”.

 

"Abbiamo bisogno di una politica europea più forte per la promozione dell'agroalimentare, e capace di rispondere alla battuta di arresto che Covid-19 e Brexit hanno inflitto alle esportazioni delle eccellenze del nostro 'made in Italy' e di tutta l'Unione". Questo il messaggio di Paolo De Castro, membro della commissione Commercio internazionale del Parlamento Ue, che oggi è intervenuto a Bruxelles alla conferenza organizzata dalla Commissione europea in vista della revisione della Politica di promozione, alla presenza del commissario all'Agricoltura, Janusz Wojciechowski.


Secondo De Castro, infatti "la Politica commerciale dell’Unione ha assunto un ruolo determinante per l’intero comparto agroalimentare, diventando il terzo pilastro della Politica agricola; una storia di incredibile successo per l’Unione e per i nostri produttori di qualità, che rispettano gli standard più elevati a livello globale, in termini di sicurezza alimentare, di sostenibilità dei processi produttivi e di qualità. Ma non vogliamo fermarci: i nostri agricoltori e produttori possono fare un ulteriore salto di qualità, ma solo se adeguatamente incentivati a migliorare questi standard, in linea con il Green Deal europeo".

Per questo, la commissione per il Commercio internazionale del Parlamento europeo, ha spiegato De Castro, "non potrà mai supportare una proposta che indebolisca la Politica di promozione dell'agroalimentare Ue, o che discrimini alcuni settori, quali quello della carne o del vino, ponendoli in una situazione di svantaggio competitivo e rendendo impossibili gli investimenti necessari al raggiungimento degli obiettivi del Green Deal. Modifiche degli stili di consumo richiedono infatti tempo e un elevato sforzo di educazione alimentare dei nostri cittadini; e la Politica di promozione non può essere lo strumento adatto a perseguire tali obiettivi, trattandosi di una politica commerciale volta a rafforzare la competitività e la resilienza dell’intero settore agricolo e alimentare dell’Unione. Serve quindi - ha proseguito De Castro - una proposta di revisione ambiziosa, che si concentri sui processi produttivi più sostenibili non solo dal punto di vista ambientale, ma anche da quello del rispetto dei diritti dei lavoratori".

"Solo seguendo un approccio basato sulla sostenibilità ambientale e l’equità sociale dei processi produttivi - ha concluso l'europarlamentare PD - potremo esportare standard migliori e più ambiziosi a livello globale, rendendo davvero efficace la Food Diplomacy dell’Unione e contribuendo al raggiungimento della Open Strategic Authonomy, che l’Unione si è posta come obiettivo, al fine di influire sempre di più a livello globale, rispecchiando i nostri interessi e valori strategici".

Sono circa ventimila le famiglie povere piegate dall’emergenza Covid che per la settimana di Pasqua e Pasquetta potranno mettere in tavola i migliori prodotti agroalimentari Made in Italy e passare delle feste più serene grazie all’importante operazione di solidarietà del sistema agroalimentare italiano presentata al premier Mario Draghi dal Presidente della Coldiretti, Ettore Prandini e dal Segretario Generale della Coldiretti Vincenzo Gesmundo. L’iniziativa promossa da Coldiretti, Filiera Italia e Campagna Amica con la partecipazione delle più rilevanti realtà economiche e sociali del Paese ha visto la spedizione del primo carico di aiuti alimentari dal cortile di Palazzo Chigi “A sostegno di chi ha più bisogno”.  

Decine di mezzi sono stati organizzati per le consegne lungo tutta la Penisola per procedere poi alla distribuzione a nuclei familiari in stato di bisogno individuati da Coldiretti/Campagna Amica insieme ai servizi sociali dei comuni e alle parrocchie. Ogni famiglia è destinataria di un pacco di oltre 50 chili con prodotti 100% Made in Italy come – spiega Coldiretti – pasta e riso, Parmigiano Reggiano e Grana Padano, biscotti, sughi, salsa di pomodoro, tonno sott’olio, dolci e colombe pasquali, stinchi, cotechini e prosciutti, carne, latte, panna da cucina, zucchero, olio extra vergine di oliva, legumi e formaggi fra caciotte e pecorino.

Un’operazione che – afferma Coldiretti – vuole essere un segnale di speranza per il Paese e per tutti coloro che in questi mesi hanno pagato più di altri le conseguenze economiche e sociali dell’emergenza Covid. Ma anche evidenziare le grandi eccellenze del Paese che hanno contribuito a fare grande il Made in Italy in Italia e all’estero e rappresentano un risorsa determinante da cui ripartire. Un sistema dove lavorano oltre tre milioni gli italiani che – precisa la Coldiretti – continuano a operare nella filiera alimentare, dalle campagne alle industrie fino ai trasporti, ai negozi e ai supermercati, per garantire continuità alle forniture di cibo e bevande alla popolazione. L’approvvigionamento alimentare – sottolinea la Coldiretti – è assicurato in Italia grazie al lavoro di 740mila aziende agricole e stalle, 70mila imprese di lavorazione alimentare e una capillare rete di distribuzione con 230mila punti vendita tra negozi, supermercati, discount e mercati contadini di Campagna Amica che non hanno mai dimenticato la solidarietà.

Nel 2020 – continua la Coldiretti – sono stati oltre 5,5 milioni i chili di prodotti tipici Made in Italy, a chilometro zero e di altissima qualità, distribuiti dagli agricoltori di Campagna Amica per garantire un pasto di qualità ai più bisognosi. Un impegno reso possibile dalla partecipazione volontaria dei cittadini al programma della “Spesa sospesa” nei mercati di Campagna Amica e dal contributo determinante del management dei Consorzi Agrari D’Italia (Cai) e della Coldiretti che ha deciso di rinunciare a propri compensi straordinari. Non si tratta di un aiuto risolutivo ma – sottolinea la Coldiretti – è un segno per chi ha bisogno e una sollecitazione a tutti coloro che possono, perché facciano altrettanto.

“Abbiamo voluto dare un segno tangibile della solidarietà della filiera agroalimentare italiana verso le fasce più deboli della popolazione più colpite dalle difficoltà economiche”, ha spiegato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “il nostro obiettivo è far sì che questa esperienza diventi un impegno strutturale che aggiunge valore etico alla spesa quotidiana degli italiani”.

L’iniziativa di Pasqua è stata resa possibile dalla partecipazione di: Conad, Bonifiche Ferraresi, Philip Morris, Eni, Snam, Intesa San Paolo, Generali, De Cecco, Cattolica Assicurazioni Grana Padano, Barilla, Enel,, Confapi, Fondazione Tim, Inalca, De Rica, Pomì, Casillo Group, Mutti, Banca Monte dei Paschi di Siena, Granarolo, Coprob, Virgilio, Parmigiano Reggiano, Casa Modena, Ismea, Fondazione Osservatorio Agromafie, Crea.



Rendere la produzione agricola resiliente e sempre più sostenibile, individuando futuri scenari di consumo alimentare in grado di assicurare l’adeguatezza nutrizionale nelle varie fasi della vita. Questo è l’obiettivo del progetto NutriSUSFood - Nutritional security for healthy and SUStainable food consumption (Sicurezza nutrizionale per un consumo sano e sostenibile), coordinato dal Centro di Ricerca Alimenti e Nutrizione del CREA, in collaborazione con i Centri di ricerca Cerealicoltura e Colture Industriali, Genomica e Bioinformatica e Politiche e Bioeconomia del CREA. 

Il progetto, di durata triennale, si propone di promuovere nuovi modelli di consumo alimentare bilanciati e a basso impatto ambientale, assicurando in questo modo la sicurezza nutrizionale delle popolazioni. Grazie all’approccio multidisciplinare e integrato, verrà infatti analizzato il diverso impatto dei cambiamenti climatici sulle proprietà nutrizionali degli alimenti, proponendo e valutando strategie adattative per contrastarne gli effetti, con l’intento di garantire un futuro più inclusivo, sostenibile, sano e sicuro per tutti.   

Nel dettaglio, il CREA Alimenti e Nutrizione, per alcune tipologie di alimenti vegetali, in particolare i legumi, esaminerà la composizione nutrizionale, la funzionalità e la digeribilità delle proteine. L’obiettivo è duplice: sia indicare metodi in grado di resistere allo stress biotico e abiotico sia migliorare geneticamente la qualità nutrizionale, riducendo i fattori anti nutrizionali. I ricercatori del CREA, identificheranno inoltre, per gruppi di popolazione che risultano vulnerabili alle carenze nutrizionali, un modello di consumo alimentare contenente gli alimenti con maggiore qualità nutrizionale. In questo modo sarà possibile garantire la completa copertura dei fabbisogni nutrizionali e il raggiungimento di uno stato di salute ottimale, tutelando al tempo stesso il pianeta. 

NutriSUSFood, finanziato dal Mipaaf nell’ambito del finanziamento europeo JPI-HDHL, afferisce al “Knowledge Hub” Europeo SYSTEMIC, ovvero ad un partenariato internazionale di 42 gruppi di ricerca provenienti da otto paesi europei (Italia, Belgio, Francia, Norvegia, Portogallo, Spagna, Lettonia, Germania) creato con lo scopo di instaurare una rete per migliorare la comprensione della sicurezza alimentare e nutrizionale in un ambiente in continuo cambiamento.   

“Un nuovo cavallo di Troia chiamato ‘Nutri-score’ è alle nostre porte: non possiamo permettere che alcune multinazionali decidano sulle nostre abitudini alimentari mettendo la nostra salute nelle loro mani. E l’Europa non può diventare vittima degli interessi di pochi. Per questo invitiamo la Commissione a proporre al più presto un sistema di etichettatura armonizzato, non discriminatorio e basato su solide basi scientifiche”. Così Paolo De Castro, europarlamentare PD, in una lettera aperta sui sistemi di etichettatura nutrizionale fronte-pacco, sottoscritta da altri cinque deputati di differenti gruppi politici, provenienti da Romania, Ungheria, Cipro, Repubblica Ceca e Grecia.

 

“Azioni non coordinate verso obiettivi cruciali, quali sicurezza alimentare, trasparenza e protezione dei consumatori – spiega De Castro nella lettera - hanno portato alla diffusione di sistemi di etichettatura nutrizionale fronte-pacco, che rischiano di mettere a repentaglio la salute dei cittadini, spazzando via anche migliaia di aziende agro-alimentari. Certo, non sorprende che multinazionali e catene della grande distribuzione siano favorevoli all’introduzione obbligatoria del Nutri-score che, attraverso colori differenti e valutazioni eccessivamente semplicistiche, vuole dettare ciò che è buono da mangiare e ciò che non lo è”.

 

“Ma se è vero che attraverso la strategia ‘Farm to Fork’ l'Europa intenda responsabilizzare i consumatori a fare scelte informate, sane e sostenibili, per una dieta varia ed equilibrata – aggiunge l’europarlamentare PD - qualcuno dovrebbe spiegare ai cittadini europei come è possibile che il miele, il succo d'arancia, l’olio extravergine d'oliva o i formaggi Comté e Parmigiano Reggiano siano contrassegnati come ‘rossi’, cioè pericolosi per la salute, mentre le patatine fritte, le bibite gasate light, la pizza surgelata ‘bolognaise’, le chips confezionate o le celebri bevande energetiche vengano etichettate come ‘verdi’ e salutari”.

 

“C’è qualcosa di sbagliato in questo sistema, ma anche di estremamente pericoloso – conclude De Castro - Infatti, i sistemi di etichettatura nutrizionale dovrebbero aiutare i consumatori a fare scelte più informate e corrette, contrastando le malattie legate all'alimentazione. Tuttavia, questo non è l'obiettivo del Nutri-Score che, al contrario, può fuorviare i cittadini condizionando le loro scelte con una valutazione generica, che non fornisce alcuna informazione esaustiva e specifica sui nutrienti, basata sulle assunzioni di riferimento del consumatore medio. Noi siamo al fianco dei nostri agricoltori e piccoli produttori, che hanno già manifestato le loro preoccupazioni verso un sistema di etichettatura che discrimina arbitrariamente prodotti di altissima qualità, spesso appartenenti al patrimonio culturale e gastronomico italiano ed europeo”.

Il lockdown ha inciso radicalmente sulle nostre scelte e sui nostri comportamenti. Ma, oltre ad impastare di più, come sono cambiate le abitudini alimentari? Per rispondere a queste domande l’OERSA (Osservatorio sulle Eccedenze, sui Recuperi e sugli Sprechi Alimentari)  del CREA Alimenti e Nutrizione ha condotto un’indagine nazionale, mediante un questionario appositamente messo a punto, con l’intento di documentare ed analizzare i mutamenti intercorsi nell’alimentazione quotidiana durante la quarantena.

Il campione Hanno risposto circa 2900 persone, provenienti da tutte le regioni di Italia, di cui il 75 %  costituito da femmine e il 25% da maschi. L’85% vive in famiglia e, di questi, il 22 % con bambini di meno di 12 anni, mentre l’11% vive da solo. La fascia di età più rappresentata è quella di 30-49 (38,6%) e 50-69 (36%) anni. I giovani tra i 18 e i 29 anni sono il 24%.  Gli intervistati sono caratterizzati da un elevato livello di istruzione - il 68%  è laureato e il 28,5% diplomato - e da una scarsa aderenza alla dieta mediterranea per il 60%.

I risultati   Durante la quarantena, gli intervistati hanno dichiarato di aver aumentato il consumo di alimenti sani: verdura ( il 33%), frutta( il 29%), legumi ( il 26,5%), acqua (il 22%), olio extravergine d’oliva (il 21,5% ). Ma parallelamente, ben il 44,5% ha ammesso di aver mangiato più dolci e il 16% di aver bevuto più vino. Questo periodo è stato, inoltre, l’occasione per sperimentare nuovi cibi (40%) e nuove ricette (31%), migliorando le proprie abitudini alimentari (24%) e maturando abitudini ecosostenibili (fare la raccolta differenziata 86%, conservare e consumare alcuni alimenti acquistati in eccesso 83%, oppure mangiare tutto, inclusi gli avanzi 80%).

Il 44% degli intervistati, infine, è aumentato di peso per il maggiore apporto calorico, correlato ad una minore attività fisica, che ha riguardato il 53% del campione. Dato che viene confermato dall’esigenza di mettersi a dieta, espressa in oltre il 37% dei casi.

Il commento “Pur con i limiti di un questionario auto-riferito e con un campione opportunistico – spiegaLaura Rossi, ricercatrice CREA Alimenti e Nutrizione e coordinatrice OERSA -  si può osservare che le limitazioni imposte dalla quarantena non hanno avuto effetti totalmente negativi sulla alimentazione e sullo stile di vita del campione in esame. A fronte dell’aumento di comfort food (dolci), abbiamo però anche maggiori quantità di frutta, verdura e soprattutto legumi. Si tratta in realtà di dati che  sono in linea con quelli sulla spesa degli italiani nel primo trimestre del 2020. E che indicano che il tempo trascorso in cucina è stato orientato alla preparazione di piatti con ingredienti salutari. Tutto ciò ha favorito momenti di convivialità e di condivisione del pasto e ha portato inevitabilmente - complice l’ assenza di attività fisica – ad un impatto sul percezione del peso.”.

 “Più in generale  – continua la Rossi – si conferma l'attenzione degli italiani ad una gestione attenta del cibo che va da evitare gli sprechi all’impegno nel fare la raccolta differenziata. L’approvvigionamento di cibo non sembra essere stato un problema e l'attitudine alla spesa si è rivolta anche verso alimenti nuovi, con un occhio fisso ai costi troppo alti. I bambini sono stati più coinvolti nelle attività della cucina, mentre per gli anziani si evidenzia una percezione di difficoltà nel fare la spesa.”

A quasi quattro anni dal drammatico terremoto che ha devastato il centro Italia l’Amatriciana è riconosciuta definitivamente dell’Unione Europea come Specialità tradizionale garantita STG contro imitazioni e falsi in giro per il mondo. E’ quando afferma la Coldiretti nell’annunciare la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Ue del 13 marzo l’iscrizione nel Registro europeo delle Denominazioni d'origine e Indicazioni geografiche (Dop-Igp) e Specialità tradizionali garantite (Stg) della celebre ricetta.

Si tratta del riconoscimento definitivo da parte dell'Unione europea di un piatto simbolo del terremoto del Centro Italia – evidenzia la Coldiretti – con la salsa Amatriciana tradizionale, fatta "secondo il metodo di produzione e la ricetta secolare del comprensorio di Amatrice". Un riconoscimento che arriva con consenso unanime visto che nei tre mesi a disposizione per eventuali osservazioni nessuno ha sollevato obiezioni di sorta. Il carattere tradizionale dell'Amatriciana e - sottolinea la Coldiretti - è legato agli ingredienti impiegati e al metodo specifico di preparazione utilizzato tradizionalmente nel comprensorio dei Monti della Laga, dai quali la preparazione trae origine. Con l’iscrizione nel registro delle STG – rileva la Coldiretti - diventa ancora più importante garantire l’utilizzo di ingredienti al 100% Made in Italy, dal grano nazionale per la pasta al pomodoro, dal pecorino fino al guanciale ottenuto da maiali allevati in Italia.

Di fatto, si riconosce che la popolazione di Amatrice ha dato vita ad uno dei piatti più conosciuti della tradizione italiana rielaborando ed arricchendo un'antica preparazione pastorale, con l'introduzione del pomodoro intervenuta all'inizio del 1800. L’amatriciana – ricorda la Coldiretti – era il pasto principale dei numerosi pastori che vivevano sulle montagne di Amatrice che portavano nei loro zaini, pezzi di pecorino, sacchette di pepe nero, pasta essiccata, guanciale e strutto per preparare la cosiddetta gricia che con l’aggiunta del pomodoro è diventata l’amatriciana.

La promozione della ricetta– continua la Coldiretti – è il riconoscimento alla storia e alla tradizione di un territorio ferito quattro anni fa nel 2016 da terribile terremoto che ha devastato il Centro Italia e dal quale le aziende agricole, stanno tentando di risollevarsi anche grazie alla produzione degli ingredienti base del celebre sugo.

Con questo riconoscimento l’Italia consolida il primato europeo nelle produzioni di qualità con 301 denominazioni Dop/Igp e Stg ma anche  415 vini Doc/Docg, 5155 prodotti tradizionali regionali censiti lungo la Penisola, la leadership nel biologico con oltre 60mila aziende agricole biologiche, la decisione di non coltivare organismi geneticamente modificati (ogm), 40mila aziende agricole impegnare nel custodire semi o piante a rischio di estinzione e il primato della sicurezza alimentare mondiale. 

La tradizione gastronomica italiana – conclude la Coldiretti – è il motore di una filiera agroalimentare estesa, dai campi agli scaffali e alla ristorazione, che raggiunge in Italia una cifra di 538 miliardi di euro pari al 25% del Pil ed offre lavoro a 3,8 milioni di occupati. Un successo ratificato anche da un record delle esportazioni che potrebbe migliorare ancora con una più efficace tutela nei confronti della “agropirateria” internazionale che fattura oltre 100 miliardi di euro miliardi di euro utilizzando impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale.

Nei primi 9 mesi del 2019 è aumentato l’export di pasta dalla Puglia del 9,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, dato che testimonia il grande successo della produzione ‘made in’ all’estero. E’ quanto dichiara Coldiretti Puglia sui dati Istat/Coeweb sul commercio estero di pasta, in occasione della consacrazione della dieta mediterranea come migliore dieta al mondo del 2020 davanti alla dash e alla flexariana, sulla base del best diets ranking 2020 elaborato dal media statunitense U.S. News & World’s Report’s, noto a livello globale per la redazione di classifiche e consigli per i consumatori.

“La pasta è il prodotto simbolo della dieta mediterranea, di cui va salvaguardata qualità e italianità attraverso l’indicazione in etichetta dell’origine 100% Made in Italy del grano duro utilizzato. La recente multa salata dell’Antitrust ad una catena della grande distribuzione straniera per aver diffuso informazioni fuorvianti sull’origine del grano duro nella pasta venduta sugli scaffali è la testimonianza di quanto il Made in Italy abbia un immenso valore, da tutelare quotidianamente anche contro l'Italian Sounding", denuncia Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

"Le migliori varietà di grano duro selezionate dalla Società Italiana Sementi (SIS) dei Consorzi Agrari d’Italia, da Emilio Lepido a Furio Camillo, da Marco Aurelio a Massimo Meridio fino al Panoramix e al grano Maiorca, sono coltivate dagli agricoltori sul territorio pugliese che produce più di 1/4 di tutto il frumento duro italiano”, spiega Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

“Negli Usa quest’anno il Made in Italy – insiste Muraglia - è cresciuto fino ad ora più del doppio rispetto al mercato mondiale dove l’incremento è stato del 3,4%. Bisogna scongiurare la nuova black list Trump che minaccia di aumentare i dazi fino al 100% in valore e di estenderli a prodotti simbolo del Made in Italy. Un pacco di pasta in Italia costa 1,5 euro al chilo, negli Usa sale a 2,75 euro al chilo che, con l’applicazione dei dazi al 100% passerebbe a 3,75 euro al chilo. Ora sulla pasta le tariffe sono in media di 6 centesimi al chilo, le ripercussioni per il settore in Puglia sarebbero molto pesanti”, incalza Muraglia.

Pasta fatta con grano 100% made in Puglia, con il grano ‘Cappelli’, fino ad arrivare alle modaiole alternative a base di farina di legumi, di ceci, di lenticchie e di piselli,  tradizione e innovazione – dice Coldiretti - contraddistinguono la Puglia, il Granaio d’Italia, principale produttore italiano di grano duro con 346.500 ettari coltivati, 9.990.000 quintali di prodotto.

“Gli agricoltori per una giusta remunerazione sono pronti ad aumentare la produzione di grano duro in Puglia dove è vietato l’uso del glifosate in preraccolta, a differenza di quanto avviene in Canada ed in altri Paesi. Sarebbero improbabili e dannosi per il tessuto economico del territorio percorsi di abbandono e depauperamento dell’attività cerealicola che deve puntare sull’aggregazione, essere sostenuta da servizi adeguati, scommettendo esclusivamente su varietà pregiate, riconosciute ormai a livello mondiale”, conclude il presidente Muraglia.

Sapevate che la fava fresca (o fava novella) ha un elevato contenuto di vitamina C e di L-dopa (levo-diidrossifenilalanina), un precursore naturale del neurotrasmettitore dopamina (viene utilizzato dai pazienti affetti dal morbo di Parkinson)? È quanto è emerso da una ricca caratterizzazione qualitativa di sei genotipi di fava contenuta in un articolo pubblicato dalla rivista internazionale “Agriculture”.

Come è noto, i legumi rivestono un ruolo importante sia per la sostenibilità ambientale in agricoltura (grazie ai batteri azotofissatori che vivono in simbiosi con le radici delle leguminose favorendo l’arricchimento in azoto del terreno), sia per la nutrizione umana (grazie al loro contenuto di proteine, carboidrati e minerali).Come altri legumi, la fava(Viciafaba L. var. majorHarz) può essere consumata sia allo stato secco, sia come ortaggio (seme immaturo: fava novella). Tuttavia, le peculiarità della fava non sono adeguatamente apprezzate, probabilmente a causa della presenza di vicina e covicina, fattori anti-nutrizionali che possono causare il favismo (sintomatologia di emolisi acuta) nei soggetti predisposti.

Al fine di ottenere maggiori informazioni in merito alle caratteristiche qualitativo-nutrizionali delle fave novelle, presso l’Azienda sperimentale “La Noria” (Mola di Bari) dell’Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari (Consiglio Nazionale Ricerche - CNR-ISPA), sono state caratterizzate quattro varietà locali di fava (Cegliese, Iambola, San Francesco e FV5), nell’ambito delle attività del progetto “Biodiversità delle Specie Orticole della Puglia (BiodiverSO)” finanziato con i Programmi di Sviluppo Rurale della Puglia 2007-2013 e 2014-2020. Sui semi freschi (fave novelle)sono stati determinati i parametri qualitativo-nutrizionali, confrontandoli anche con quelli di due cultivar commerciali (Aguadulecesupersimonia e Viola extra precoce). I risultati della ricerca sono statipubblicati sull’ultimo numero della rivista scientifica internazionale “Agriculture”dai ricercatori del Dipartimento di Scienze Agro-Ambientali e Territoriali dell’Università degli Studi di Bari e del CNR-ISPA.

Lo studio evidenzia l’elevata concentrazione di vitamina C in tutti i genotipi, nonché la presenza di un alto contenuto di L-dopa, specialmente nella varietà Cegliese, senza differenze tra i genotipiin termini di produzione areica e di dimensioni dei semi immaturi. Le conclusioni dello studio, che presenta anche i dati relativi a proteine, solidi solubili totali, pH, acidità titolabile, colore, clorofille, fenoli e carotenoidi, mettono in risalto le peculiari caratteristiche delle fave novelle e le loro potenzialità per la salute umana.

In Puglia è stato superato il 58% delle cure per tutti i tumori a 5 anni, un dato incredibile se si considera che negli anni ‘90 la percentuale si attestava sul 30/35%. Sono i dati resi noti da Antonio Moschetta, Professore Ordinario di Medicina Interna dell’Università di Bari e Ricercatore dell’AIRC, nel corso del Forum intergenerazionale organizzato da Coldiretti Puglia a Bari, dove si sono incontrati i millenials, le donne e i senior di Coldiretti sui temi della sana alimentazione e della dieta mediterranea, perché la corretta alimentazione non ha età.

“La scienza ci sta dimostrando che stare in una zona di equilibrio attraverso la sana e corretta alimentazione ci da la possibilità di ammalarci di meno e soprattutto di curarci meglio. Abbiamo puntato su longevità e qualità di vita che ha portato all’allungamento della vita media. In Puglia l’aspettativa di vita media è di 85 anni nella donna e di 81 anni negli uomini”, ha aggiunto Moschetta.

In Puglia, secondo i dati riferiti dal professor Moschetta, grazie alla dieta mediterranea e al cibo a KM0, l’incidenza dei tumori allo stomaco è inferiore del 27%  rispetto alle regioni del Nord Italia, del 30% in meno di tumori al pancreas e del 50% in meno di cancro al fegato e le abitudini di consumo vanno impostate correttamente sin dall’età scolare.

“Per aiutare tutto il sistema scolastico e le famiglie ad alimentare al meglio le giovani generazioni e l’intero nucleo familiare, da anni il Progetto di Educazione alla Campagna Amica ha agevolato l’incontro tra i bambini e i prodotti agricoli ‘fatti’ dagli agricoltori. In Puglia negli ultimi 10 anni sono stati coinvolti nel progetto delle masserie didattiche 90mila bambini e 270 scuole. Il nostro obiettivo è ‘culturale’ e consiste nel tentare di cambiare abitudini di consumo sbagliate che si sono diffuse ovunque, formando consumatori consapevoli sui principi della sana alimentazione e della stagionalità dei prodotti”, ha spiegato Floriana Fanizza, leader nazionale di Coldiretti Donne Impresa.

“L’attenzione a come si alimentano i ragazzi al di fuori delle mura domestiche – ha insistito il direttore regionale di Coldiretti, Angelo Corsetti – è un preciso dovere di tutti, a partire dagli enti locali - Comuni, Province e Regioni - delle istituzioni scolastiche che dovrebbero preferire i prodotti tipici e tradizionali non solo per i pranzi somministrati agli alunni, ma anche per i brevi momenti di ristoro, dei pediatri che dovrebbero consigliare, sin dai primi anni di vita dei bambini una corretta alimentazione, magari indirizzando le mamme verso cibi che siano costruiti il meno possibile ‘in laboratorio’, piuttosto in casa”. Numerosi i progetti che vedono coinvolti Coldiretti e il Servizio Consumatori della Regione, con Giulia De Marco che ha spiegato l’importanza di formare e informare i consumatori sulle proprietà benefiche dei prodotti agroalimentari a KM0 che tutelano la salute e anche l’ambiente.

Sono evidenti le maggiori garanzie di sicurezza – evidenzia Coldiretti – dei prodotti del territorio, mentre i pericoli vengono soprattutto dalle importazioni. Il motivo è spiegato dalla relazione della Corte dei Conti Europea del 15 gennaio scorso sui “pericoli chimici negli alimenti che consumiamo”, in cui si parla di tolleranze all’importazione e si chiede alla Commissione Europea di spiegare “quali misure intende adottare” per mantenere lo stesso livello di garanzia per gli alimenti importati rispetto a quelli prodotti nella Ue.

“Per noi millenials la qualità del prodotto e le proprietà benefiche e nutrizionali degli alimenti è determinante, con l’80% dei nativi digitali che vuole conoscere la provenienza e la tracciabilità del cibo che consuma. E’ in atto un vero e proprio food trend, con un gradimento elevato per i cibi organici e a Km zero, l’attenzione alla sostenibilità, accompagnata dalla richiesta di un’offerta più ampia di prodotti”, ha aggiunto Benedetta Liberace, delegata di Coldiretti Giovani Impresa Puglia.

Sugli alimenti importati è stata individuata una presenza irregolare di residui chimici piu’ che doppia rispetto a quelli Made in Italy con i pericoli che si moltiplicano per gli ortaggi stranieri venduti in Italia che sono quasi cinque volte piu’ pericolosi di quelli nazionali, secondo l’ultimo report del ministero della Salute sul “Controllo ufficiale sui residui di prodotti fitosanitari negli alimenti" pubblicato in agosto 2019. Su circa 11.500 i campioni di alimenti (ortofrutta, cereali, olio, vino, baby food e altri prodotti) analizzati per verificare la presenza di residui di prodotti fitosanitari appena lo 0,9% dei campioni di origine nazionale – sottolinea la Coldiretti - è risultato irregolare ma la percentuale sale al 2% se si considerano solo gli alimenti di importazioni e tra questi il record negativo è fatto segnare dagli ortaggi dall’estero con il 5,9%.

Come nella migliore tradizione agricola – spiega la Coldiretti – la presenza degli anziani fra le mura di casa è quasi sempre considerata un valor aggiunto all’interno di un welfare familiare che deve fare i conti sia con la gestione delle risorse economiche disponibili sia con quella del tempo e dei figli in situazioni dove molto spesso entrambi i genitori lavorano e sono fuori casa la maggior parte della giornata. “La presenza dei nonni nelle famiglie – ha concluso il presidente nazionale dei pensionati di Coldiretti, Giorgio Grenzi – è sempre più importante anche rispetto alla funzione fondamentale di conservare le tradizioni alimentari e guidare i più giovani verso abitudini più salutari nelle scuole e nelle case. Uno stile nutrizionale  basato sui prodotti della dieta mediterranea come pane, pasta, frutta, verdura, carne, olio extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari che ha consentito una speranza di vita tra le più alte a livello mondiale”.

Una crescita del 13% in cinque anni delle enoteche in Italia con la presenza di 7.300 “oasi del vino” lungo tutta la Penisola. E’ quanto emerge da un’analisi di Coldiretti e della Camera di commercio di Milano dalla quale si evidenzia la crescente attenzione alla qualità negli acquisti di vino che è diventato una espressione culturale da condividere con amici e parenti. I tre capoluoghi con il più alto numero di punti vendita sono - sottolinea la Coldiretti - Napoli con 546, Roma con 482 e Milano con 264, ma le città dove si registra la crescita maggiore sono Bologna (+170%), Foggia (+68%), Verona (+66%), Cuneo (+65%), Messina e Milano (63%). Forte – precisa la Coldiretti - la presenza femminile con le donne alla guida di piu’ di una enoteca su quattro (27%) mentre il 12% delle sono gestite da giovani soprattutto al Sud con un punte del 25% a Taranto e del 20% a Catania e Palermo.

Come sarà il futuro del Commercio Ortofrutticolo ?" - Questa è la domanda fondamentale che si pone tutto il settore. Dal 7 al 9 febbraio 2018, grazie all’importante programma tecnico collaterale di FRUIT LOGISTICA avrete le risposte e le soluzioni innovative a tale importante quesito ed inoltre saranno presentati e discussi i più attuali trend del settore. Tutti gli eventi di FRUIT LOGISTICA , Salone leader mondiale dell’ortofrutta, saranno simultaneamente tradotti in Italiano Inglese, Francese, Spagnolo e tedesco.

Si è discusso di salute a tavola, ad Atella, nel corso del seminario ”Viviamo il cibo…il nostro benessere comincia dall’alimentazione?” ospitato all’interno dell’azienda “Fattorie Donna Giulia”, che ha organizzato l’evento assieme a Coldiretti Basilicata, all’Ordine dei Tecnologi Alimentari e al Potenza Calcio.

I prezzi del tartufo bianco sono schizzati al massimo storico toccando i 6000 euro al chilo al borsino del tartufo di Alba,

Per la prima volta l’agricoltura e l’industria alimentare italiana d’eccellenza insieme per difendere, sostenere e valorizzare il Made in Italy.

Sono più di 700 gli studenti delle ultime classi di alcune scuole superiori di Bari e provincia che, anche quest’anno, hanno festeggiato con il CIHEAM Bari la Giornata Mondiale dell’Alimentazione.

Scatta definitivamente l'obbligo di indicare in etichetta l'origine del latte e dei prodotti lattiero-caseari

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