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Pirelli investe sulla Puglia e sulle competenze digitali dei suoi giovani aprendo a Bari un nuovo centro per lo sviluppo di software e soluzioni digitali. Il progetto nasce da un incontro costruttivo tra pubblico e privato e prevede 50 nuove assunzioni entro il 2025 fra neolaureati e manager specializzati nello sviluppo di software, in particolare in computer science, software engineering, data science, intelligenza artificiale, machine learning e smart manufacturing. Le nuove figure professionali andranno ad aggiungersi alle circa 160 persone che oggi lavorano nel team Digital Pirelli in Italia, con l’obiettivo di una maggiore internalizzazione di competenze digitali sulle aree più strategiche e differenzianti della strategia aziendale.

Il nuovo “Digital Solutions Center” di Pirelli è stato presentato oggi a Bari nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato il Presidente della Regione Puglia, il Vice Presidente Esecutivo e Amministratore Delegato di Pirelli, Marco Tronchetti Provera, e l’Assessore allo Sviluppo Economico della Regione Puglia. L’incontro ha inoltre visto la partecipazione del Chief Digital Officer di Pirelli, Pier Paolo Tamma, e dei rappresentanti degli atenei baresi, con i quali Pirelli sta attivando programmi di collaborazione nell’ambito del nuovo progetto. 

Il centro, per la cui realizzazione è stata presentata una domanda di agevolazione alla Regione, attraverso la misura Contratti di Programma, consentirà a Pirelli di rafforzare le attività di sviluppo di software, altamente strategiche nell’ambito della Digital Transformation da tempo intrapresa dall’azienda, e di valorizzare le competenze di un territorio divenuto oggi uno dei maggiori poli italiani nello sviluppo digitale. Il progetto prevede un investimento pari a 9 milioni tra il 2022 e giugno 2024, di cui una parte potrà essere finanziata dalla Regione Puglia in base ai progetti che Pirelli realizzerà.

 

Il Digital Solutions Center - situato in via Mazzitelli, nel quartiere Poggiofranco - andrà ad affiancare e a rafforzare le unità operative Digital Pirelli concentrandosi sullo sviluppo di software e algoritmi di Machine Learning e Artificial Intelligence a supporto delle aree di Sales & Marketing, Sviluppo Prodotto, Smart Manufacturing & Industrial IOT, Integrated Business Planning e abilitando lo sviluppo di nuovi Prodotti e Servizi Digitali per il mondo Tyre. Oggi la funzione Digital di Pirelli conta a livello globale circa 500 persone, distribuite tra l’Headquarters italiano, le diverse unità nelle macro aree in cui è presente l’azienda in tutto il mondo attraverso i suoi 18 stabilimenti in 12 Paesi e il Service Operation Center con copertura worldwide localizzato a Craiova, in Romania.

 

Bari, un polo universitario di eccellenza

 

Per valorizzare i giovani talenti del capoluogo pugliese, diventato in breve tempo un bacino di competenze legate a innovative discipline quali Data Science, Intelligenza Artificiale e Cyber Security, Pirelli ha avviato un programma di collaborazione con l’Università di Bari – in particolare con il suo Corso di Laurea in Computer Science e Data Science - e con il Politecnico di Bari – che ha tra i suoi corsi una Laurea in Ingegneria informatica e Trasformazione Digitale - che prevede la realizzazione di progetti di ricerca e sviluppo congiunti e iniziative quali career day, seminari e hackaton, oltre a programmi di stage e tirocini e borse di studio.

Lo sviluppo del nuovo centro consolida i legami tra Pirelli e il mondo universitario e rafforza il suo modello di open innovation che oggi vede l’azienda al lavoro su circa 40 progetti con 12 Università. Le collaborazioni dell’area Digital con il mondo accademico integrano e completano quelle della Ricerca & Sviluppo di Pirelli, con i suoi 13 centri di ricerca interni che occupano oltre 2mila persone a livello mondiale. In Italia, in particolare, Pirelli già collabora attivamente con Politecnico di Milano, Politecnico di Torino, Università Bocconi, Università Cattolica, Università degli Studi di Torino,Università degli Studi di Pisa e Università degli Studi di Milano Bicocca.

Presidente della Regione Puglia, “Marco Tronchetti Provera e la Pirelli sono uno di quei rarissimi punti di riferimento che questo Paese può offrire, da sempre attenti alle innovazioni tecnologiche e capaci di avere le giuste intuizioni su cosa accade nel mondo e di cosa il mondo ha bisogno. Oggi hanno avuto l’intuizione e la voglia di confrontarsi con la realtà pugliese, coinvolgendo lo straordinario capitale umano che sono i nostri studenti, i nostri ragazzi del Sud, spina dorsale del Paese. Siamo sicuri che con questo progetto riusciremo a trattenerli qui, permettendo loro di esprimere le grandi potenzialità e competenze acquisite in una terra che ha nel suo Dna l’innovazione e il rispetto delle regole.

Marco Tronchetti Provera, Vice Presidente Esecutivo e Amministratore Delegato di Pirelli“Siamo orgogliosi di presentare la nuova sede di Pirelli a Bari, nel cuore del Sud, in un luogo così fertile di conoscenza digitale e di giovani talenti con voglia di imparare, crescere e fare. Ringrazio la Regione Puglia per il sostegno, certo che questo nuovo centro consentirà all’azienda, così come al territorio, di portare valore in termini economici, culturali e sociali”.

Assessore regionale allo Sviluppo economico, “Si conferma il trend di crescita delle imprese nel settore dell’innovazione che decidono di investire in Puglia e di posizionare qui da noi i loro hub strategici più importanti. Questo importante progetto di un’azienda solida e strutturata come Pirelli, la cui presenza in Puglia è frutto di un lavoro sinergico tra pubblico e privato, conferma la capacità della nostra regione di essere una terra attrattiva e al passo coi tempi”.

Stefano Bronzini, Rettore Uniba, “Pirelli e la Puglia si erano già incontrate sin da quando la nave posa cavi collegò la Puglia con le isole Tremiti. Allora la scommessa del visionario fondatore della ditta Pirelli, erano le telecomunicazioni. Giunse dopo la svolta che ha fatto grande nel mondo la Pirelli. Oggi, dopo quasi 150 anni, sapere che la prestigiosa azienda ha deciso di essere in Puglia è una notizia molto importante. Lo è anche per la nostra Università pronta a emulare lo sguardo visionario che guidò l’ingegnere Giovanni Battista Pirelli per essere protagonista della crescita civile, sociale e economica del Paese. Dopotutto il palazzo in via Garruba, dove si svolgono le lezioni di lingue, è stato un deposito proprio della Pirelli. Siamo sulla buona strada!” 

Francesco Cupertino, Rettore Politecnico di Bari “L’investimento di Pirelli a Bari conferma che la Puglia, con le sue molteplici risorse, diventa sempre più attrattiva nei confronti dell’industria. L’automotive, in particolare, rappresenta un settore fondamentale per la nostra regione e il Politecnico di Bari, che è stato istituito per sostenere lo sviluppo del territorio, ha sempre seguito la sua evoluzione, adeguando le competenze dei laureati e la ricerca scientifica. Siamo dunque felici di essere parte di questa evoluzione al fianco di un player di così alto profilo, che ha riposto la sua fiducia in noi”.

La Giunta regionale ha approvato oggi l’istituzione dell’Osservatorio Regionale sull’Idrogeno ai sensi dell’art.4 della L.R. 34/2019 “Norme in materia di promozione dell’utilizzo di idrogeno e disposizioni concernenti il rinnovo degli impianti esistenti di produzione di energia elettrica da fonte eolica e per conversione fotovoltaica della fonte solare e disposizioni urgenti in materia di edilizia”.

Obiettivo fondamentale della Legge Regionale è quello di promuovere la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile per accelerare il passaggio ad una clean economy, riconoscendo l’idrogeno come combustibile alternativo alle fonti fossili attraverso la sua produzione con energia elettrica prodotta da fonte rinnovabile.

“Si tratta di una svolta energetica fondamentale - ha dichiarato il Presidente della Regione Puglia - che inciderà sul costo delle bollette, sulla indipendenza energetica del Paese e della regione e soprattutto sulla tutela della salute dei cittadini pugliesi, che nei grandi impianti industriali, nell’utilizzo dei veicoli nel ciclo urbano potranno contare sull’energia pulita, prodotta attraverso il reimpiego nell’energia fotovoltaica ed eolica che in surplus consentirà di alimentare quello che noi chiameremo il Polo nazionale dell’idrogeno, che è il progetto bandiera del PNRR della Regione Puglia”.

Il presidente della Regione proprio questa mattina è intervenuto al Forum promosso dal Corriere della Sera “Il futuro è adesso: Hydrogen Valley dal Nord al Sud Italia“: “L’attenzione all’idrogeno in Puglia e soprattutto a Taranto - ha detto - nasce da una minaccia, la nostra minaccia era l’Ilva. La rivoluzione dell’idrogeno in Puglia non è nata quindi da una esigenza puramente tecnologica o di investimento, ma dal diritto alla salute. Per questo mi sono affidato a persone che avevano un quadro chiaro: chiedendo loro se si potesse produrre acciaio pulito senza far morire la gente. Ecco come è nata la candidatura di Taranto a Polo nazionale dell’idrogeno. La Puglia ha una capacità di investimento che è quasi il doppio delle altre regioni italiane. Grazie ad uno sforzo enorme che vogliamo mettere in campo (nella nostra regione sono previsti 13 parchi eolici off-shore), considerando ovviamente l’impatto ambientale. Da dove partire e subito? Dalla ristrutturazione dell’ex Ilva. Cominciando da Taranto per cambiare la storia”.

 

“Nel percorso di transizione energetica e decarbonizzazione – ha dichiarato l’assessore allo Sviluppo economico – l’idrogeno svolge un ruolo fondamentale sia per garantire il raggiungimento degli impegni dell’Agenda2030 sia per rendere il Paese energeticamente indipendente. La Puglia, da sempre all’avanguardia nel campo delle fonti energetiche alternative, oggi si dota di uno strumento che avrà una doppia finalità: da una parte monitorare e analizzare i dati relativi alla filiera dell’idrogeno, dall’altra fornire supporto nella definizione della programmazione regionale, nell’elaborazione del Piano Regionale dell’Idrogeno (PRI) nonché nell’aggiornamento del Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR)”.

L’Osservatorio è presieduto dall’Assessore allo Sviluppo Economico, con funzioni di Presidente ed è costituito da 25 componenti con comprovata esperienza nei settori specifici della transizione energetica e idrogeno rinnovabile. Ne faranno parte esperti rappresentativi della filiera della produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile, del settore della produzione di idrogeno e celle a combustibile, del settore della ricerca, delle Università, nonché rappresentanti dell’ANCI, delle associazioni ambientaliste, degli enti non a scopo di lucro attivi nella promozione dell’uso dell’idrogeno e da rappresentanti delle strutture regionali con competenza nei settori energia, mobilità, ambiente e innovazione.

“In questa sfida che vede la Puglia protagonista a livello nazionale – ha concluso l’assessore – crediamo sia indispensabile rafforzare le modalità di intervento condivise, basate sul coinvolgimento dei territori e dei networks di attori strategici. Questo ci consentirà di migliorare l’efficacia delle decisioni e sbloccare i processi decisionali a vantaggio dei territori”.

L’istituzione dell’Osservatorio regionale sull’idrogeno non comporta oneri per il bilancio regionale e la partecipazione dei componenti all’Osservatorio regionale è a titolo gratuito e senza oneri per l’Amministrazione.

È la sintesi degli interventi a breve termine proposta, stamattina, dal vicepresidente della Regione Puglia e assessore alle Infrastrutture, Risorse Idriche e Tutela delle acque, Raffaele Piemontese, in occasione della presentazione del Piano dell’Ambito Territoriale Ottimale Puglia, redatto e elaborato dall’Autorità Idrica Pugliese, illustrato a Foggia, a Palazzo Dogana, per un confronto con i sindaci e gli amministratori locali della Capitanata.

“Parliamo di un complesso di investimenti sull’acqua, la principale risorsa di cui la Capitanata ha bisogno per la sua agricoltura, per l’industria, per il turismo, per le famiglie e per tutelare sempre meglio il nostro mare e, più in generale, l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, appena entrati tra i valori fondamentali protetti dalla Costituzione italiana”, ha sottolineato il vicepresidente Piemontese, che ha commentato il Piano insieme al presidente dell’AIP e sindaco di Mesagne Antonio Matarrelli, al vicepresidente di AIP Michele Merla, al Direttore Generale dell’AIP Vito Colucci, al Direttore Amministrativo di AIP Cosimo Ingrosso, ai consiglieri di amministrazione di Acquedotto Pugliese Rossella Falcone e Francesco Crudele, preceduti dai saluti del presidente della Provincia di Foggia Nicola Gatta.

I grandi obiettivi strategici del Piano riguardano la lotta alle perdite di acqua nelle reti, la qualità dell’acqua distribuita e di quella depurata a tutela dell’ambiente, del mare e dell’economia blu, il completamento delle infrastrutture mancanti o insufficienti, gli standard di servizio a cittadini e imprese in termini di regolarità di erogazione e di continuità del servizio.

“Obiettivi importanti per raggiungere i quali è necessario selezionare opere realizzabili e che abbiano un forte impatto sulla qualità della vita della vita delle persone, come sarà per l’estensione della rete di fognatura nera nella Piana di Mattinata – ha aggiunto Piemontese – o più in generale su un insieme di interventi con cui riconquisteremo la qualità del nostro mare e l’equilibrio del grande Golfo di Manfredonia”.

Il riferimento del vicepresidente è all’intervento da 5 milioni e 200 mila euro che rivoluzionerà l’ecosistema della splendida Piana di Mattinata con la realizzazione della rete fognaria, a quello da 8 milioni e mezzo di euro per l’indirizzamento dei reflui delle marine all’impianto depurativo di Manfredonia, ai massicci investimenti sulle opere integrative dello schema idrico del Gargano Nord, quindi nei Comuni di San Nicandro Garganico, Cagnano Varano, Carpino, Ischitella, Rodi Garganico, Vico del Gargano, Peschici e Vieste, che consistono in 26 milioni di euro entro i prossimi 8 anni e ulteriori 42 milioni entro i prossimo 15 anni. 

“Diversificare l’approvvigionamento e risparmiare riducendo le perdite sono indirizzi essenziali rispetto a un fabbisogno idrico che, per la provincia di Foggia, è sempre molto complesso”, ha sottolineato il vicepresidente.

In relazione agli interventi sull’approvvigionamento e la grande adduzione, in provincia di Foggia sono previste due grande opere: una diramazione che, dall’invaso del Locone, porterà l’acqua direttamente all’abitato di Foggia, l’altra che dalla diga di Occhito alimenterà tutta la dorsale Nord fino a Vieste. Quest’ultima opera sarà comprensiva dei relativi serbatoi di compenso per l’alimentazione di tutti i Comuni che si trovano a Nord del Gargano, fino a Vieste. I due interventi impegneranno circa 75 milioni e 200 mila euro.

Si può definire storico l’insieme di “Opere integrative dello Schema Idrico Gargano Nord”, dal valore complessivo di 68 milioni di euro, che parte dall’impianto di sollevamento idrico di “Ingarano”, in agro di Apricena, e termina nel serbatoio di Vieste. Oltre ad assicurare un regolare approvvigionamento idrico, particolarmente importante quando aumentano le presenze e i consumi durante la stagione turistica estiva, sono opere pensate per soddisfare i fabbisogni dei futuri insediamenti previsti nella pianificazione, tenendo presente le difficoltà connesse all’altitudine degli abitati da raggiungere. Sono perciò previste, tra l’altro, la realizzazione di un campo di 7 pozzi, la premente dall’impianto di sollevamento idrico di “Ingarano” al serbatoio “Ingarano”, altri due serbatoi di testata e di linea.

Altra importante opera strategica per l’approvvigionamento idrico, è l’impianto di dissalazione da 3 milioni e mezzo di euro previsto alle Isole Tremiti, per superare le criticità relative all’attuale sistema che poggia tutto sul trasporto dell’acqua attraverso navi-cisterna.

Non è ancora stato inserito nel Piano perché sono in corso verifiche tecniche, ma uno dei nuovi obiettivi assegnati dalla Regione Puglia riguarda la realizzazione di un impianto di dissalazione in agro di Manfredonia, a servizio soprattutto del fabbisogno delle aree industriali e di insediamento produttivo: “Un’opera da 80 milioni di euro, che sarebbe un fattore competitivo molto importante anche nella prospettiva della Zona Economica Speciale e della zona franca doganale”, ha sottolineato il vicepresidente Piemontese.

Sempre riguardo all’approvvigionamento, un intervento da 16 milioni di euro si concentra per il raddoppio della premente esistente e il potenziamento del serbatoio a servizio dell’abitato di Monte Sant’Angelo, dove di frequente la distribuzione di acqua ha subito irregolarità e discontinuità a causa delle altimetrie e dell’asprezza del territorio.

Sempre restando sul Golfo di Manfredonia, è previsto anche il potenziamento del serbatoio partitore di Zapponeta e della condotta a servizio delle Marine, finanziato con oltre 4 milioni di euro.

Decisivi gli investimenti sulla depurazione. Nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, saranno candidati quattro interventi per la realizzazione delle serre solari per l’essiccamento del fango disidratato. “Siamo al centro dell’economia circolare così fortemente incentivata dal Next Generation EU e dal PNRR – sottolinea Piemontese – usando il sole per ridurre i costi energetici sia degli impianti che di trasporto dei fanghi depurati utilizzabili dai nostri agricoltori, trasformiamo il problema dei costi di smaltimento dei fanghi in una risorsa”.

Infatti, senza bisogno di utilizzare combustibili fossili, le serre solari consentono di essiccare i fanghi provenienti dal ciclo di depurazione, abbattendo fino al 90 per cento il contenuto di acqua in modo che rimanga soltanto la porzione secca che può essere impiegata in agricoltura, per esempio per concimare i terreni.

Le serre solari per l’essiccamento dei fanghi provenienti dal depuratore di Manfredonia sono finanziate con 10 milioni e 800 mila euro, quelle a servizio del depuratore di San Nicandro Garganico con 6 milioni di euro, quelle connesse all'impianto di depurazione di Lucera 2 con 6 milioni di euro e quelle per l'impianto di depurazione di Vieste con 8 milioni e 700 mila euro.

Così come molto importante è l’insieme di interventi che porterà alla delocalizzazione dell'impianto di depurazione di Peschici per 14 milioni e 300 mila euro, degli impianti di depurazione a servizio dei Comuni di Rodi Garganico e Ischitella verso un nuovo impianto di depurazione consortile, con la realizzazione di una condotta sottomarina, per 36 milioni di euro, abbinati al potenziamento e adeguamento dell'impianto di depurazione di Lido del Sole “Rodi Garganico Marine” per renderlo idoneo al trattamento dei reflui derivanti dalle località di Isola Varano e Capojale, per 3 milioni e 600 mila euro.

“Sono opere di cui si discute da 40 anni – ha osservato Piemontese – e oggi arriva a maturazione un insieme di risorse che programmiamo attingendo il 40 per cento dalle tariffe che pagano i cittadini e per il resto dai fondi europei che governa la Regione Puglia: oggi un problema di risorse non c’è, la sfida che abbiamo tutti davanti è trasformare quelle risorse in opere concrete. Per questo ci siamo impegnati in questa serie di incontri: il metodo di lavoro dell’Amministrazione Emiliano è centrato su un confronto continuo con i sindaci che sono i rappresentanti istituzionali più vicini ai cittadini”.

Forte l’investimento che il nuovo Piano d’Ambito indirizza sugli interventi di manutenzione straordinaria, la cui gestione avviene direttamente a livello locale e che integrano gli interventi infrastrutturali, garantendo il mantenimento degli obiettivi di servizio.

Solo per fronteggiare la lotta alle perdite di acqua, su una rete lunga 21 mila chilometri quale quella dell’Acquedotto Pugliese, che, insieme ai 12 mila chilometri di rete fognarie ne fa l’acquedotto più grande d’Europa, sono investiti 2 miliardi di euro in tutta la Puglia.

Oltre 143 milioni di euro si concentrano in provincia di Foggia per la ricerca e il recupero delle perdite in 46 Comuni: Anzano di Puglia, Apricena, Ascoli Satriano, Bovino, Cagnano Varano, Candela, Carapelle, Carpino, Casalnuovo Monterotaro, Casalvecchio di Puglia, Castelluccio dei Sauri, Castelnuovo della Daunia, Cerignola, Chieuti, Deliceto, Foggia, Ischitella, Isole Tremiti, Lesina, Lucera, Manfredonia, Mattinata, Monte Sant'Angelo, Ordona, Orsara di Puglia, Orta Nova, Peschici, Pietramontecorvino, Poggio Imperiale, Rignano Garganico, Rocchetta Sant'Antonio, Rodi Garganico, San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis, San Nicandro Garganico, San Paolo di Civitate, San Severo, Sant'Agata di Puglia, Serracapriola, Stornara, Stornarella, Torremaggiore, Troia, Vico del Gargano, Vieste e Zapponeta.

Oltre 61 milioni di euro si indirizzano su interventi di adeguamento e rifunzionalizzazione delle reti in 31 Comuni foggiani: Anzano di Puglia, Apricena, Ascoli Satriano, Bovino, Candela, Carapelle, Carpino, Casalnuovo Monterotaro, Casalvecchio di Puglia, Castelluccio dei Sauri, Castelluccio Valmaggiore, Castelnuovo della Daunia, Cerignola, Chieuti e Marina di Chieuti, Deliceto, Foggia, Ischitella, Isole Tremiti, Lucera, Manfredonia, Mattinata, Pietramontecorvino, Roseto Valfortore, San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis, San Nicandro Garganico, San Severo, Sant’Agata di Puglia, Torremaggiore, Vico del Gargano e Volturino.

Circa 40 milioni di euro sono investiti in nuove reti che estendono o completano le esistenti.

Oltre alla rete di fognatura nera nella Piana di Mattinata, 4 milioni e 200 mila euro finanziano l’estensione del sistema idrico integrato di Vieste agli agglomerati costieri di Defensola, Isola La Chianca, Sfinalicchio, Molinella, Scialmarino, San Lorenzo, Porto Nuovo e Baia di Campi.

Su Manfredonia e sulle marine gli investimenti segneranno una radicale svolta: a fianco al collettamento dei reflui delle marine al depuratore di Manfredonia, sono previsti interventi nei prossimi cinque anni per ben 21 milioni e mezzo di euro per lavori di adeguamento funzionale delle infrastrutture idriche e fognanti a servizio degli insediamenti turistici di Sciale delle Rondinelle, Sciale degli Zingari, Scalo dei Saraceni e Ippocampo.

Il Piano di Ambito dell'Autorità Idrica Pugliese rappresenta uno strumento fondamentale di pianificazione del Servizio Idrico Integrato a livello regionale e ha un orizzonte temporale di lungo termine che arriva fino al 2045. Tale Piano, dopo una prima adozione da parte del Consiglio Direttivo dell’Autorità Idrica Pugliese, sarà oggetto, quindi, di approvazione definitiva, tenuto conto delle osservazioni mosse dai vari soggetti competenti, dopo che avrà concluso la procedura di Valutazione Ambientale Strategica presso la Regione Puglia.

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Addio alla pasta 100% italiana con la scadenza dal prossimo 31 dicembre 2021 dell’obbligo di etichettatura dell’origine del grano utilizzato, con grave danno per quei consumatori che hanno preso d’assalto penne, orecchiette e spaghetti certificati tricolori, con un aumento delle vendite del 29% nello scorso anno. A denunciarlo è Coldiretti Puglia, in occasione della Giornata Mondiale della Pasta che si celebra il 25 ottobre in tutto il mondo ed in Italia

L’obbligo dell’etichettatura di origine del grano impiegato fortemente voluta dalla Coldiretti è scattato il 14 febbraio del 2018. Il decreto prevede che le confezioni di pasta secca prodotte in Italia – spiega la Coldiretti – debbano indicare il nome del Paese nel quale il grano viene coltivato e quello di molitura; se proviene o è stato molito in più paesi possono essere utilizzate, a seconda dei casi, le seguenti diciture: paesi Ue, paesi Non Ue, paesi Ue e Non Ue. Inoltre, se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come ad esempio l’Italia, si può usare la dicitura: “Italia e altri Paesi Ue e/o non Ue”.

Una misura che ha portato gli acquisti di pasta con 100% grano italiano a crescere ad un ritmo di quasi 2 volte e mezzo superiore a quello medio della pasta secca, spingendo le principali industrie agroalimentari a promuovere delle linee produttive con l’utilizzo di cereale interamente prodotto sul territorio nazionale. Per acquistare la vera pasta Made in Italy 100% – precisa la Coldiretti – basta scegliere le confezioni che riportano le indicazioni “Paese di coltivazione del grano: Italia” e “Paese di molitura: Italia”.

La Puglia è il principale produttore italiano di grano duro, con 360.000 ettari coltivati e 9.990.000 quintali prodotto e valore della filiera della pasta in Puglia pari a 542.000.000 euro. “La domanda di grano 100% Made in Italy si scontra con anni di disattenzione e abbandono che nell’ultimo decennio hanno portato alla scomparsa di 1 campo su 5 con la perdita di quasi mezzo milione di ettari coltivati, con effetti dirompenti sull’economia, sull’occupazione e sull’ambiente, dalla concorrenza sleale delle importazioni dall’estero, soprattutto da aree del pianeta che non rispettano le stesse regole di sicurezza alimentare e ambientale in vigore nel nostro Paese”, dice Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia. 

Un trend sul quale rischia però ora di scatenarsi una tempesta perfetta, con la scadenza dell’obbligo dell’origine in etichetta che si aggiunge al caro prezzi determinato dagli aumenti delle quotazioni internazionali del grano, legati al dimezzamento dei raccolti in Canada. Il paese nordamericano è il principale produttore mondiale e fornitore di un’Italia che è costretta oggi ad importare circa il 40% del grano di cui ha bisogno ed è dunque particolarmente dipendente dalle fluttuazioni e dalle speculazioni sui mercati. Il tutto nonostante in Canada sia consentito l’utilizzo del glifosato in preraccolta, modalità vietata sul territorio nazionale.

Per recuperare sovranità e garantire la disponibilità del grano e degli altri prodotti agricoli – sottolinea la Coldiretti – occorre lavorare per accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali.

Il grano italiano – riferisce la Coldiretti - viene infatti pagato al momento circa il 20% in meno rispetto a quello importato nonostante le maggiori garanzie di sicurezza e qualità, mentre i nostri produttori si trovano peraltro a fronteggiare l'aumento esponenziale dei costi di produzione legati all'aumento senza fine dei mezzi tecnici utili alla coltivazione dal gasolio ai concimi. Il risultato è che quest'anno i costi per le semine sono letteralmente raddoppiati.

Per fermare le speculazioni e garantire la disponibilità del grano e degli altri prodotti agricoli – sottolinea la Coldiretti – occorre lavorare per accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali. Ci sono le condizioni per incrementare la produzione di grano in Italia dove – precisa la Coldiretti – è peraltro vietato l’uso del diserbante chimico glifosato in preraccolta, a differenza di quanto avviene in Canada.

“Le migliori varietà di grano duro selezionate, da Emilio Lepido a Furio Camillo, da Marco Aurelio a Massimo Meridio fino al Panoramix e al grano Maiorca, sono coltivate dagli agricoltori sul territorio pugliese che produce – aggiunge il presidente Muraglia – più di 1/4 di tutto il frumento duro italiano”.

In questo contesto – sottolinea la Coldiretti regionale – un segnale importante viene dal moltiplicarsi di marchi di pasta che garantiscono l’origine nazionale al 100% del grano impiegato, impensabile fino a pochi anni fa. Ci sono quindi le condizioni per rispondere alle domanda di italianità dei consumatori ed investire sull’agricoltura nazionale che è in grado di offrire produzione di qualità realizzando rapporti di filiera virtuosi con accordi che – conclude la Coldiretti Puglia – valorizzino i primati del Made in Italy e assicurino la sostenibilità della produzione in Italia. Un impegno importante per garantire la sovranità alimentare del Paese e ridurre la dipendenza dall’estero in un momento in cui l’emergenza coronavirus ha evidenziato tutte le criticità del commercio internazionale.

Ulteriori 4 milioni di euro per sostenere i contratti di filiera agroalimentari pugliesi. Si tratta di 23 accordi promossi dal Ministero delle Politiche agricole e forestali che sono stati finanziati anche con il contributo della Regione Puglia per sostenere lo sviluppo e la crescita dell’agroalimentare regionale.

“La Giunta regionale – fa sapere l’assessore all’Agricoltura, Donato Pentassuglia –, con il provvedimento approvato oggi, come riportato dall’Agenzia regionale, prosegue con gli impegni presi già nel 2020 svincolando ulteriori risorse in favore di progetti  strategici per il futuro di molte delle nostre filiere agroalimentari. Si tratta di un segnale di attenzione da parte della Giunta regionale in favore di progetti in ambito zootecnico, ortofrutticolo, cerealicolo, olivicolo, vitivinicolo, il fine ultimo è quello di sviluppare, a livello multiregionale, attività di trasformazione, commercializzazione e distribuzione dei prodotti di qualità, la loro promozione e valorizzazione e le attività di ricerca e sperimentazione.

Stiamo, inoltre, lavorando – conclude Pentassuglia – per definire un provvedimento che sostenga analogamente, con ulteriori risorse regionali, anche i contratti di Distretto agroalimentari già attivati con un bando ministeriale nel 2019 e nati per favorire, tra le altre cose, lo sviluppo del territorio, la coesione e l'inclusione sociale, la sicurezza alimentare e la sostenibilità delle produzioni da un punto di vista ambientale”.

Crisi nera per l’oro rosso di Capitanata. La campagna del pomodoro, in provincia di Foggia, registra un arretramento nelle quantità prodotte e raccolte. A rilevarlo con preoccupazione è la declinazione provinciale di CIA Agricoltori Italiani della Puglia.

“Sulla resa quantitativa stanno incidendo in maniera pesante tre eventi climatici estremi: le gelate di aprile hanno inciso sui primi trapianti; poi sono arrivate le alluvioni e le grandinate che colpirono il Foggiano lo scorso 16 e 17 luglio, infine la siccità degli ultimi tre mesi”, ha spiegato Michele Ferrandino, presidente di CIA Capitanata.

“Con alluvioni e grandinate, infatti, molte piante e pomodori in fase di crescita sono stati irrimediabilmente danneggiati”, ha aggiunto Ferrandino. “Le altissime temperature dell’ultima decade di luglio, invece, assieme a una mancanza di normali precipitazioni durante gli ultimi tre mesi, hanno fatto collassare migliaia di piante. Con la tropicalizzazione del clima, insomma, di acqua ce n’è o troppa o per niente. Questo crea un vero e proprio shock termico e idrico, capace di causare la distruzione delle piante o un danno che pregiudica una buona parte del raccolto”.

“Ai fattori climatici, inoltre, si aggiunge quello logistico-occupazionale”, ha dichiarato Nicola Cantatore, direttore di CIA Capitanata, “poiché quest’anno c’è una carenza di autotrasportatori: il numero dei tir in circolazione è insufficiente, spesso questo determina che interi raccolti o una parte di essi restino a rinsecchirsi e bruciare al sole nei campi, con danni enormi per i produttori”.  

La mancanza di autotrasportatori è dovuta a una serie di fattori convergenti: da una parte, chi è percettore di reddito di cittadinanza preferisce restare a casa, dall’altra le regole più stringenti su orari e cicli al volante hanno portato a centinaia di sanzioni, in molti casi alla sospensione e al ritiro della patente. Oggi la questione sarà al centro di un incontro con tutte le componenti dell’Organizzazione interprofessionale del Pomodoro.

Una situazione estremamente preoccupante, dunque, sulla quale, secondo CIA Capitanata, è necessario si intervenga per aiutare i produttori in difficoltà e determinare, almeno per ciò che riguarda la mancanza di autotrasportatori, una inversione di tendenza tale da mettere al riparo tutta la seconda parte della campagna di pomodori.

In ogni caso, sarà molto difficile che si raggiungano le quantità del 2020, nonostante quest’anno il centrosud, complessivamente, abbia fatto registrare un aumento del 14% delle superfici coltivate a pomodoro, col dato assoluto che si attesta a 32.540 ettari.

In Puglia, con la provincia di Foggia a farla da padrona, lo scorso anno furono coltivati a pomodoro 17.170 ettari, per una produzione totale raccolta pari a 14.782.950 quintali. Da sola, la nostra regione rappresenta oltre il 50% della superficie coltivata a pomodoro in tutto il Sud e circa il 70% del raccolto di tutto il Mezzogiorno.

In provincia di Foggia, zona di massima produzione in Italia, la situazione è diversificata rispetto alle rese: si va dagli 800 ai 1200 quintali raccolti per ogni ettaro.

In Italia, la campagna di produzione dell’estate 2020 si chiuse con un incremento (+8% rispetto al 2019) dei quantitativi conferiti all’industria conserviera nazionale. Nel 2020 furono conferiti all’industria circa 5,16 milioni di tonnellate di pomodoro fresco.

 

Coldiretti e Princes uniscono i propri sforzi per sostenere il “Made in Italy” della filiera del pomodoro valorizzandone l’elevata qualità e l’identità nazionale un accordo che garantisce una remunerazione in campo che gli agricoltori non vedevano da 22 anni, dal lontano 1998, anche per rispondere all’emergenza siccità che ha colpito duramente la provincia di Foggia. E’ quanto afferma Coldiretti Puglia nel dare notizia della definizione del contratto annuale sul pomodoro, nell’ambito dell’”Accordo di Filiera” triennale sottoscritto nel 2019, che garantisce produzioni di qualità eccellenti, sostenibilità ambientale e sostenibilità sociale, con i coltivatori che si vedranno riconosciuto un prezzo di acquisto “equo”, basato sugli effettivi costi sostenuti per rispettare il disciplinare di produzione basato su una equa pianificazione degli investimenti.

"Il contratto 2020 prevede una remunerazione di 121 euro a tonnellata per il pomodoro tondo e 125 euro a tonnellata per il pomodoro lungo – spiega Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia - con un aumento dei prezzi riconosciuti in campagna agli agricoltori del +23% rispetto al 2019. Questi prezzi saranno applicati esclusivamente ai pomodori coltivati in Puglia, Basilicata e Molise. Sarà, inoltre, riconosciuto un premio di 10 euro a tonnellata in corrispondenza dell’utilizzo della tecnica agronomica della pacciamatura. L’Accordo di filiera triennale che rappresenta uno strumento straordinario di investimento e valorizzazione della filiera pugliese del pomodoro da industria, si prefigge lo scopo di rendere più equilibrata e coerente la distribuzione del valore lungo la filiera per contrastare pratiche commerciali sleali come i casi di aste capestro on line al doppio ribasso che strangolano gli agricoltori con prezzi al di sotto dei costi di produzione, nonostante il codice etico firmato l’anno scorso fra il Ministero delle Politiche Agricole e le principali catene della grande distribuzione”, aggiunge il presidente Muraglia. “Il 40 percento del pomodoro italiano viene proprio dalla Capitanata, che da sola produce il 90% del pomodoro lungo. La provincia di Foggia – insiste il Delegato Confederale di Coldiretti Foggia, Pietro Piccioni - è leader nel comparto con 3.500 produttori di pomodoro che coltivano mediamente una superficie di 32 mila ettari, per una produzione di 22 milioni di quintali ed una P.L.V. (Produzione Lorda Vendibile) di quasi 175.000.000 euro. Un bacino produttivo straordinario se confrontato al resto d’Italia con i suoi 55 milioni di quintali di produzione e i 95mila ettari di superficie investita, una realtà che va salvaguardata e promossa – conclude Piccioni - perché rappresentata da imprese agricole e agroalimentari pugliesi che operano con grande professionalità e in assoluta trasparenza”.

L’obiettivo – sottolinea la Coldiretti - è creare le condizioni per evitare il rischio del crollo delle esportazioni in quello che rappresenta il primo mercato di riferimento delle conserve di pomodoro nazionali, il prodotto simbolo della dieta mediterranea ma anche un settore determinate per l’economia e l’occupazione in Italia. A spaventare – sottolinea la Coldiretti – sono gli effetti dei ritardi doganali e dei dazi con aumenti tariffari a doppia cifra che scatterebbero con il nuovo status di Paese Terzo rispetto all’Unione Europea.

Quasi un barattolo di pomodori pelati Made in Italy su cinque esportati finisce in Gran Bretagna che è dipendente dall’estero per l’80% del pomodoro che consuma e rappresenta per l’Italia uno sbocco di mercato di vitale importanza che la Brexit, soprattutto in caso di mancato accordo, potrebbe mettere a rischio.

“Siamo orgogliosi di condividere con Coldiretti il nostro impegno quotidiano per sostenere la filiera del pomodoro pugliese in un ottica di sviluppo futuro del comparto, garantendo  piena sostenibilità sotto il profilo economico, sociale ed ambientale. La terra di Puglia ci fornisce un pomodoro di qualità unica ed eccellente ed il futuro di questa terra dipende dalla collaborazione aperta e trasparente di tutti gli operatori della filiera”,  afferma Gianmarco Laviola, Amministratore Delegato Di Princes Industrie.

Princes lavora nello stabilimento di Foggia - il più grande sito industriale d’Europa - unicamente pomodoro di origine pugliese e si rifornisce esclusivamente da produttori che rispettano i più alti standard in tema di lavoro etico, secondo le certificazioni “Global G.A.P. GRASP” o “SA8000”.

Coldiretti e Princes intendono così ulteriormente sostenere e promuovere la filiera del pomodoro pugliese, unica al mondo per la qualità del prodotto e che da sola contribuisce per circa il 30% all’intero volume del pomodoro italiano da industria.

Nel contesto dell’accordo, Princes e Coldiretti stanno sviluppando congiuntamente un’innovativa piattaforma digitale basata sulla tecnologia blockchain che per la prima volta in Italia verrà applicata a un prodotto trasformato industrialmente. La piattaforma garantirà la tracciabilità del prodotto lungo tutta la filiera e il rispetto di tutti i requisiti previsti con forti benefici in termini di sicurezza, efficienza e automazione delle transazioni interaziendali. La blockchain, grazie a registri informatici distribuiti e concatenati, fornirà ulteriore garanzia che il pomodoro provenga da cooperative che rispettano gli standard etici richiesti.

Su proposta dell’Assessore regionale  Mino Borraccino con Delibera di Giunta è stato dato via libera al Primo riconoscimento di Distretto Produttivo agroalimentare di qualità “Puglia Federiciana”.

Adesso, come previsto dalla Legge Regionale n. 23 del 3 agosto 2007 e ss.mm.ii., il Distretto si può costituire formalmente e inviare la documentazione prevista per il riconoscimento definitivo.

Questo Distretto, per le sue particolari caratteristiche, potrà concorrere ai benefici nazionali destinati ai Distretti del Cibo, introdotti da una recente novità legislativa, il comma 499 dell'art. 1 della Legge n. 205/2017 ("Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018"). Questa nuova classificazione valorizza una particolare vocazione dei distretti rurali e agroalimentari di qualità.

La legge Regionale n.23/2007 disciplina la promozione e il riconoscimento dei Distretti Produttivi per sostenere e favorire le iniziative e i programmi di sviluppo su base territoriale tesi a rafforzare la competitività, l’innovazione, l’internazionalizzazione, la creazione di nuova e migliore occupazione e la crescita delle imprese che operano in diversi settori, a cominciare dall’agricoltura.

Per dare attuazione al riconoscimento dei Distretti, la proposta viene esaminata da un apposito Nucleo Tecnico di Valutazione (NTV).

Il NTV ha espresso una valutazione favorevole, segnalando l’opportunità di coinvolgere, soggetti rappresentativi del sistema regionale della ricerca, in coerenza con gli obiettivi di innovazione che il Nucleo Promotore si è dato nello stesso protocollo d’intesa tra i soggetti aderenti.

Il Distretto Produttivo Agroalimentare di Qualità “Puglia Federiciana” nasce dalla comune riflessione di due GAL (Gruppi di Azione Locale), espressione di territori accomunati da identità produttive, come quello del Tavoliere di Cerignola e quello di Ponte Lama con Bisceglie, Molfetta e Trani, e delle due associazioni più rappresentative delle realtà tipiche di tutto il territorio compreso tra Andria e Corato come “Le strade del vino” e “Le strade dell’olio”. Inoltre, la presenza diffusa di imprese agricole ed agroalimentari che, partendo dal Sud della provincia di Foggia e comprendendo gli uliveti della BAT, giunge fino al litorale, configura nettamente questo “Distretto”.

Un Distretto caratterizzato da una antica tradizione di produzioni agroalimentari di grande qualità, da un solido patrimonio di conoscenze e saperi e dalla presenza di un cospicuo indotto al servizio delle imprese locali. A tutto ciò si aggiunge il patrimonio dell’accoglienza e della ristorazione, che in questo contesto trovano una propria naturale collocazione.

Sono sicuro che questo distretto valorizzerà al massimo le vocazioni territoriali previste, incoraggiando anche forme di buona occupazione.

 

 “Come sapete ieri (6 settembre, ndr) si è chiuso l'accordo sull'Ilva", che oltre Taranto riguarda anche Genova Cornigliano. Così Giovanni Toti, presidente della regione Liguria, che ha rilevato come anche “i vertici di Arcelor Mittal si sono messi a disposizione di Fincantieri per fornire l'acciaio Ilva di Genova a condizioni molto favorevoli per dare un sostegno”. Per Toti l’Ilva “ha di nuovo un futuro davanti a sé: la produzione può tornare a crescere, entra a far parte del primo gruppo dell'acciaio del mondo, quindi siamo sulla strada giusta per rifare dell'azienda un'eccellenza italiana. Dopo mesi che aspettavamo finalmente è stato siglato l'accordo – ha sottolineato Toti -. Entro quindici giorni si riunirà un tavolo per valutare le ricadute sull'Accordo di programma per lo stabilimento di Genova Cornigliano. Vedremo gli impatti”.

Non si consideri chiusa la trattativa su ILVA prima che sia iniziata. 

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