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Ulteriori 4 milioni di euro per sostenere i contratti di filiera agroalimentari pugliesi. Si tratta di 23 accordi promossi dal Ministero delle Politiche agricole e forestali che sono stati finanziati anche con il contributo della Regione Puglia per sostenere lo sviluppo e la crescita dell’agroalimentare regionale.

“La Giunta regionale – fa sapere l’assessore all’Agricoltura, Donato Pentassuglia –, con il provvedimento approvato oggi, come riportato dall’Agenzia regionale, prosegue con gli impegni presi già nel 2020 svincolando ulteriori risorse in favore di progetti  strategici per il futuro di molte delle nostre filiere agroalimentari. Si tratta di un segnale di attenzione da parte della Giunta regionale in favore di progetti in ambito zootecnico, ortofrutticolo, cerealicolo, olivicolo, vitivinicolo, il fine ultimo è quello di sviluppare, a livello multiregionale, attività di trasformazione, commercializzazione e distribuzione dei prodotti di qualità, la loro promozione e valorizzazione e le attività di ricerca e sperimentazione.

Stiamo, inoltre, lavorando – conclude Pentassuglia – per definire un provvedimento che sostenga analogamente, con ulteriori risorse regionali, anche i contratti di Distretto agroalimentari già attivati con un bando ministeriale nel 2019 e nati per favorire, tra le altre cose, lo sviluppo del territorio, la coesione e l'inclusione sociale, la sicurezza alimentare e la sostenibilità delle produzioni da un punto di vista ambientale”.

Crisi nera per l’oro rosso di Capitanata. La campagna del pomodoro, in provincia di Foggia, registra un arretramento nelle quantità prodotte e raccolte. A rilevarlo con preoccupazione è la declinazione provinciale di CIA Agricoltori Italiani della Puglia.

“Sulla resa quantitativa stanno incidendo in maniera pesante tre eventi climatici estremi: le gelate di aprile hanno inciso sui primi trapianti; poi sono arrivate le alluvioni e le grandinate che colpirono il Foggiano lo scorso 16 e 17 luglio, infine la siccità degli ultimi tre mesi”, ha spiegato Michele Ferrandino, presidente di CIA Capitanata.

“Con alluvioni e grandinate, infatti, molte piante e pomodori in fase di crescita sono stati irrimediabilmente danneggiati”, ha aggiunto Ferrandino. “Le altissime temperature dell’ultima decade di luglio, invece, assieme a una mancanza di normali precipitazioni durante gli ultimi tre mesi, hanno fatto collassare migliaia di piante. Con la tropicalizzazione del clima, insomma, di acqua ce n’è o troppa o per niente. Questo crea un vero e proprio shock termico e idrico, capace di causare la distruzione delle piante o un danno che pregiudica una buona parte del raccolto”.

“Ai fattori climatici, inoltre, si aggiunge quello logistico-occupazionale”, ha dichiarato Nicola Cantatore, direttore di CIA Capitanata, “poiché quest’anno c’è una carenza di autotrasportatori: il numero dei tir in circolazione è insufficiente, spesso questo determina che interi raccolti o una parte di essi restino a rinsecchirsi e bruciare al sole nei campi, con danni enormi per i produttori”.  

La mancanza di autotrasportatori è dovuta a una serie di fattori convergenti: da una parte, chi è percettore di reddito di cittadinanza preferisce restare a casa, dall’altra le regole più stringenti su orari e cicli al volante hanno portato a centinaia di sanzioni, in molti casi alla sospensione e al ritiro della patente. Oggi la questione sarà al centro di un incontro con tutte le componenti dell’Organizzazione interprofessionale del Pomodoro.

Una situazione estremamente preoccupante, dunque, sulla quale, secondo CIA Capitanata, è necessario si intervenga per aiutare i produttori in difficoltà e determinare, almeno per ciò che riguarda la mancanza di autotrasportatori, una inversione di tendenza tale da mettere al riparo tutta la seconda parte della campagna di pomodori.

In ogni caso, sarà molto difficile che si raggiungano le quantità del 2020, nonostante quest’anno il centrosud, complessivamente, abbia fatto registrare un aumento del 14% delle superfici coltivate a pomodoro, col dato assoluto che si attesta a 32.540 ettari.

In Puglia, con la provincia di Foggia a farla da padrona, lo scorso anno furono coltivati a pomodoro 17.170 ettari, per una produzione totale raccolta pari a 14.782.950 quintali. Da sola, la nostra regione rappresenta oltre il 50% della superficie coltivata a pomodoro in tutto il Sud e circa il 70% del raccolto di tutto il Mezzogiorno.

In provincia di Foggia, zona di massima produzione in Italia, la situazione è diversificata rispetto alle rese: si va dagli 800 ai 1200 quintali raccolti per ogni ettaro.

In Italia, la campagna di produzione dell’estate 2020 si chiuse con un incremento (+8% rispetto al 2019) dei quantitativi conferiti all’industria conserviera nazionale. Nel 2020 furono conferiti all’industria circa 5,16 milioni di tonnellate di pomodoro fresco.

 

Coldiretti e Princes uniscono i propri sforzi per sostenere il “Made in Italy” della filiera del pomodoro valorizzandone l’elevata qualità e l’identità nazionale un accordo che garantisce una remunerazione in campo che gli agricoltori non vedevano da 22 anni, dal lontano 1998, anche per rispondere all’emergenza siccità che ha colpito duramente la provincia di Foggia. E’ quanto afferma Coldiretti Puglia nel dare notizia della definizione del contratto annuale sul pomodoro, nell’ambito dell’”Accordo di Filiera” triennale sottoscritto nel 2019, che garantisce produzioni di qualità eccellenti, sostenibilità ambientale e sostenibilità sociale, con i coltivatori che si vedranno riconosciuto un prezzo di acquisto “equo”, basato sugli effettivi costi sostenuti per rispettare il disciplinare di produzione basato su una equa pianificazione degli investimenti.

"Il contratto 2020 prevede una remunerazione di 121 euro a tonnellata per il pomodoro tondo e 125 euro a tonnellata per il pomodoro lungo – spiega Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia - con un aumento dei prezzi riconosciuti in campagna agli agricoltori del +23% rispetto al 2019. Questi prezzi saranno applicati esclusivamente ai pomodori coltivati in Puglia, Basilicata e Molise. Sarà, inoltre, riconosciuto un premio di 10 euro a tonnellata in corrispondenza dell’utilizzo della tecnica agronomica della pacciamatura. L’Accordo di filiera triennale che rappresenta uno strumento straordinario di investimento e valorizzazione della filiera pugliese del pomodoro da industria, si prefigge lo scopo di rendere più equilibrata e coerente la distribuzione del valore lungo la filiera per contrastare pratiche commerciali sleali come i casi di aste capestro on line al doppio ribasso che strangolano gli agricoltori con prezzi al di sotto dei costi di produzione, nonostante il codice etico firmato l’anno scorso fra il Ministero delle Politiche Agricole e le principali catene della grande distribuzione”, aggiunge il presidente Muraglia. “Il 40 percento del pomodoro italiano viene proprio dalla Capitanata, che da sola produce il 90% del pomodoro lungo. La provincia di Foggia – insiste il Delegato Confederale di Coldiretti Foggia, Pietro Piccioni - è leader nel comparto con 3.500 produttori di pomodoro che coltivano mediamente una superficie di 32 mila ettari, per una produzione di 22 milioni di quintali ed una P.L.V. (Produzione Lorda Vendibile) di quasi 175.000.000 euro. Un bacino produttivo straordinario se confrontato al resto d’Italia con i suoi 55 milioni di quintali di produzione e i 95mila ettari di superficie investita, una realtà che va salvaguardata e promossa – conclude Piccioni - perché rappresentata da imprese agricole e agroalimentari pugliesi che operano con grande professionalità e in assoluta trasparenza”.

L’obiettivo – sottolinea la Coldiretti - è creare le condizioni per evitare il rischio del crollo delle esportazioni in quello che rappresenta il primo mercato di riferimento delle conserve di pomodoro nazionali, il prodotto simbolo della dieta mediterranea ma anche un settore determinate per l’economia e l’occupazione in Italia. A spaventare – sottolinea la Coldiretti – sono gli effetti dei ritardi doganali e dei dazi con aumenti tariffari a doppia cifra che scatterebbero con il nuovo status di Paese Terzo rispetto all’Unione Europea.

Quasi un barattolo di pomodori pelati Made in Italy su cinque esportati finisce in Gran Bretagna che è dipendente dall’estero per l’80% del pomodoro che consuma e rappresenta per l’Italia uno sbocco di mercato di vitale importanza che la Brexit, soprattutto in caso di mancato accordo, potrebbe mettere a rischio.

“Siamo orgogliosi di condividere con Coldiretti il nostro impegno quotidiano per sostenere la filiera del pomodoro pugliese in un ottica di sviluppo futuro del comparto, garantendo  piena sostenibilità sotto il profilo economico, sociale ed ambientale. La terra di Puglia ci fornisce un pomodoro di qualità unica ed eccellente ed il futuro di questa terra dipende dalla collaborazione aperta e trasparente di tutti gli operatori della filiera”,  afferma Gianmarco Laviola, Amministratore Delegato Di Princes Industrie.

Princes lavora nello stabilimento di Foggia - il più grande sito industriale d’Europa - unicamente pomodoro di origine pugliese e si rifornisce esclusivamente da produttori che rispettano i più alti standard in tema di lavoro etico, secondo le certificazioni “Global G.A.P. GRASP” o “SA8000”.

Coldiretti e Princes intendono così ulteriormente sostenere e promuovere la filiera del pomodoro pugliese, unica al mondo per la qualità del prodotto e che da sola contribuisce per circa il 30% all’intero volume del pomodoro italiano da industria.

Nel contesto dell’accordo, Princes e Coldiretti stanno sviluppando congiuntamente un’innovativa piattaforma digitale basata sulla tecnologia blockchain che per la prima volta in Italia verrà applicata a un prodotto trasformato industrialmente. La piattaforma garantirà la tracciabilità del prodotto lungo tutta la filiera e il rispetto di tutti i requisiti previsti con forti benefici in termini di sicurezza, efficienza e automazione delle transazioni interaziendali. La blockchain, grazie a registri informatici distribuiti e concatenati, fornirà ulteriore garanzia che il pomodoro provenga da cooperative che rispettano gli standard etici richiesti.

Su proposta dell’Assessore regionale  Mino Borraccino con Delibera di Giunta è stato dato via libera al Primo riconoscimento di Distretto Produttivo agroalimentare di qualità “Puglia Federiciana”.

Adesso, come previsto dalla Legge Regionale n. 23 del 3 agosto 2007 e ss.mm.ii., il Distretto si può costituire formalmente e inviare la documentazione prevista per il riconoscimento definitivo.

Questo Distretto, per le sue particolari caratteristiche, potrà concorrere ai benefici nazionali destinati ai Distretti del Cibo, introdotti da una recente novità legislativa, il comma 499 dell'art. 1 della Legge n. 205/2017 ("Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018"). Questa nuova classificazione valorizza una particolare vocazione dei distretti rurali e agroalimentari di qualità.

La legge Regionale n.23/2007 disciplina la promozione e il riconoscimento dei Distretti Produttivi per sostenere e favorire le iniziative e i programmi di sviluppo su base territoriale tesi a rafforzare la competitività, l’innovazione, l’internazionalizzazione, la creazione di nuova e migliore occupazione e la crescita delle imprese che operano in diversi settori, a cominciare dall’agricoltura.

Per dare attuazione al riconoscimento dei Distretti, la proposta viene esaminata da un apposito Nucleo Tecnico di Valutazione (NTV).

Il NTV ha espresso una valutazione favorevole, segnalando l’opportunità di coinvolgere, soggetti rappresentativi del sistema regionale della ricerca, in coerenza con gli obiettivi di innovazione che il Nucleo Promotore si è dato nello stesso protocollo d’intesa tra i soggetti aderenti.

Il Distretto Produttivo Agroalimentare di Qualità “Puglia Federiciana” nasce dalla comune riflessione di due GAL (Gruppi di Azione Locale), espressione di territori accomunati da identità produttive, come quello del Tavoliere di Cerignola e quello di Ponte Lama con Bisceglie, Molfetta e Trani, e delle due associazioni più rappresentative delle realtà tipiche di tutto il territorio compreso tra Andria e Corato come “Le strade del vino” e “Le strade dell’olio”. Inoltre, la presenza diffusa di imprese agricole ed agroalimentari che, partendo dal Sud della provincia di Foggia e comprendendo gli uliveti della BAT, giunge fino al litorale, configura nettamente questo “Distretto”.

Un Distretto caratterizzato da una antica tradizione di produzioni agroalimentari di grande qualità, da un solido patrimonio di conoscenze e saperi e dalla presenza di un cospicuo indotto al servizio delle imprese locali. A tutto ciò si aggiunge il patrimonio dell’accoglienza e della ristorazione, che in questo contesto trovano una propria naturale collocazione.

Sono sicuro che questo distretto valorizzerà al massimo le vocazioni territoriali previste, incoraggiando anche forme di buona occupazione.

 

 “Come sapete ieri (6 settembre, ndr) si è chiuso l'accordo sull'Ilva", che oltre Taranto riguarda anche Genova Cornigliano. Così Giovanni Toti, presidente della regione Liguria, che ha rilevato come anche “i vertici di Arcelor Mittal si sono messi a disposizione di Fincantieri per fornire l'acciaio Ilva di Genova a condizioni molto favorevoli per dare un sostegno”. Per Toti l’Ilva “ha di nuovo un futuro davanti a sé: la produzione può tornare a crescere, entra a far parte del primo gruppo dell'acciaio del mondo, quindi siamo sulla strada giusta per rifare dell'azienda un'eccellenza italiana. Dopo mesi che aspettavamo finalmente è stato siglato l'accordo – ha sottolineato Toti -. Entro quindici giorni si riunirà un tavolo per valutare le ricadute sull'Accordo di programma per lo stabilimento di Genova Cornigliano. Vedremo gli impatti”.

Non si consideri chiusa la trattativa su ILVA prima che sia iniziata. 

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