XYLELLA: CONTAGIO AVANZA 2 KM AL MESE E SPAVENTA UE

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Occorre agire con tempestività per attivare tutte le misure necessarie ad evitare l’estendersi della contaminazione della Xylella che avanza al ritmo di 2 chilometri al mese e dopo aver devastato gli ulivi del Salento minaccia la maggior parte del territorio Ue dove sono stati individuati altri casi di malattia, dalla Francia alla Spagna, dalla Germania al Portogallo. E’ quanto chiede la Coldiretti in riferimento all’allarme lanciato dal Centro comune di ricerca (Ccr) della Commissione europea e dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) sul fatto che se la Xylella si propagasse in Europa, potrebbe portare danni alle produzioni da oltre 5 miliardi di euro, mettendo a rischio quasi 300mila posti di lavoro.

 

Gli errori, le incertezze e gli scaricabarile che hanno favorito l’avanzare del contagio della Xylella hanno già provocato in Puglia secondo la Coldiretti danni per 1,6 miliardi di euro con effetti disastrosi sul piano ambientale, economico ed occupazionale. Dall’autunno 2013, data in cui è stata accertata su un appezzamento di olivo a Gallipoli, la malattia – continua Coldiretti – si è estesa senza che venisse applicata una strategia efficace per fermare il contagio che, dopo aver fatto seccare gli ulivi leccesi, ha intaccato il patrimonio olivicolo di Brindisi e Taranto, arrivando pericolosamente a Monopoli, in provincia di Bari.

 

Sotto accusa le responsabilità regionali e anche comunitarie a partire – continua la Coldiretti – dal sistema di controllo dell’Unione Europea con frontiere colabrodo che hanno lasciato passare materiale vegetale infetto poiché il batterio che sta distruggendo gli ulivi pugliesi è stato introdotto nel Salento dal Costa Rica attraverso le rotte commerciali di Rotterdam. Una politica europea troppo permissiva che consente l’ingresso di prodotti agroalimentari e florovivaistici nell’Ue senza che siano applicate le cautele e le quarantene che – ricorda la Coldiretti – devono invece superare i prodotti nazionali quando vengono esportati.

 

“Serve una strategia condivisa tra enti regionali, nazionali e comunitari per fermare la malattia e ridare speranza di futuro ai territori che hanno perso l’intero patrimonio olivicolo e paesaggistico”, sottolinea Ettore Prandini nel sottolineare che per effetto dei cambiamenti climatici e della globalizzazione si moltiplica l’arrivo di materiale vegetale infetto e parassiti vari che provato stragi nelle coltivazioni e per questo serve un cambio di passo nelle misure di prevenzione e di intervento sia a livello comunitario che nazionale anche con l’avvio di una apposita task force.