Nuova fase legate all'emergenza epidemiologica da Covid-19: informativa di Conte al Parlamento

Primo piano
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Torno qui in Parlamento per condividere ancora una volta con Voi rappresentanti della Nazione gli indirizzi che il Governo sta perseguendo allo scopo di riavviare il motore economico e produttivo del Paese, dopo il superamento della fase più acuta dell’emergenza sanitaria.

 

Siamo consapevoli che quella che abbiamo davanti è una sfida ancora più difficile, e certamente non meno insidiosa, di quella che abbiamo affrontato all’inizio dell’emergenza, quando – di fronte al diffondersi progressivo e a tratti impetuoso del contagio – siamo stati costretti a introdurre misure contenitive sempre più severe che, in base ai principi di massima precauzione e di proporzionalità, sono state estese progressivamente all’intero territorio della Penisola.

 

Per tutelare i beni primari della persona – la vita, la salute, l’integrità fisica – siamo stati costretti a limitare il più possibile gli spostamenti, a imporre il distanziamento sociale, a sospendere ogni attività che contemplasse il contatto e, conseguentemente, l’incremento esponenziale del contagio.

 

Gli Italiani hanno pienamente compreso il rischio rappresentato da questo virus insidioso e sconosciuto, hanno condiviso il grande sforzo collettivo realizzato per contenerlo e mitigarlo. Le misure – salvo limitate eccezioni prontamente sanzionate – sono state ovunque rispettate con disciplina e anche consapevolezza.

 

Se oggi possiamo constatare che il peggio è alle nostre spalle, dico che questa affermazione la faccio con la dovuta prudenza, lo dobbiamo ai nostri cittadini, ai sacrifici che hanno compiuto in queste settimane, durante le quali è stato chiesto loro di modificare finanche le abitudini di vita.

 

Forse non tutti allora avrebbero assunto decisioni così sofferte, suscettibili di incidere su alcuni dei diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione.

 

Tuttavia, a tre mesi esatti dal primo caso registrato all’ospedale di Codogno, posso affermare in coscienza, possiamo affermare come Governo in coscienza di aver compiuto la scelta giusta, l’unica in grado di contrastare il diffondersi dell’epidemia sull’intero territorio nazionale.

 

Con la stessa determinazione ritengo oggi possibile, anzi doveroso, pur in presenza di un quadro epidemiologico non completamente risolto, compiere una scelta coraggiosamente indirizzata verso un rapido ritorno alla normalità.

 

Ora siamo nella condizione di attraversare questa “fase 2” con fiducia e responsabilità. Tutti noi conosciamo meglio il virus, sappiamo come proteggerci, quali sono le regole di distanziamento sociale, di igiene, la funzione utile, a volte necessaria, delle mascherine, dei dispositivi di protezione individuale.

 

E mi rivolgo a tutti, e in particolare ai giovani dei quali è pienamente comprensibile l’entusiasmo per aver riconquistato questa libertà di movimento. In questa fase, più che mai, rimane fondamentale, anche quando siamo all’aperto, il rispetto delle distanze di sicurezza e, ove necessario, l’utilizzo delle mascherine. Non è ancora questo il tempo di party, delle movide e degli assembramenti. Occorre fare attenzione perché non si tratta solo di esporre se stessi al contagio, e questo i nostri più giovani lo devono capire, ma significa esporre al contagio anche i propri cari.

 

Abbiamo predisposto un accurato piano nazionale di monitoraggio, è un piano che ci consente – sulla base delle informazioni quotidiane che debbono pervenirci dalle Regioni – di disporre di un quadro dettagliato della curva epidemiologica, fondato sull’incrocio di una nutrita serie di parametri. È un che piano ci permetterà di intervenire, se necessario, con misure restrittive nel caso in cui, in luoghi specifici, dovessero generarsi nuovi focolai.

 

Siamo consapevoli che l’avvio della nuova fase potrebbe favorire, in alcune zone, l’aumento della curva del contagio, questo è un rischio che abbiamo calcolato e che terremo sotto osservazione.

 

Dobbiamo accettare questo rischio, perché non possiamo fermarci in attesa di un vaccino. Altrimenti non saremo mai nelle condizioni di ripartire e ci troveremo con un tessuto produttivo, sociale terribilmente e forse irrimediabilmente compromesso.

 

Non ci possiamo permettere di protrarre l’efficacia di misure sì limitative per un tempo indefinito.

 

Un ordinamento liberale e democratico non può infatti tollerare una compressione dei diritti fondamentali se non nella misura strettamente necessaria a difendere i beni primari della vita, della salute dei cittadini in dipendenza di una minaccia grave e attuale.

 

La permanenza di misure così severe sul piano delle limitazioni dei diritti fondamentali oltre il tempo necessario a invertire la curva del contagio sarebbe dunque irragionevole e incompatibile con i principi della nostra Costituzione.

 

In questa prospettiva, abbiamo inserito le residue limitazioni alle libertà fondamentali, ancora indispensabili per superare completamente la crisi sanitaria, in disposizioni di rango primario, mentre abbiamo riservato alla normazione secondaria esclusivamente le previsioni più di dettaglio.

 

La scorsa settimana, in particolare, il 16 maggio, abbiamo adottato il decreto-legge n. 33 che limita le restrizioni alla circolazione esclusivamente agli spostamenti fra le Regioni e, allo stato, solo fino al prossimo 2 giugno. Restano evidentemente confermate le misure limitative per le persone positive al virus e per quelle che hanno avuto contatti stretti con soggetti positivi.

 

         All’interno del quadro normativo disposto con queste norme primarie – che quindi adesso viene offerto, verrà esaminato, modificato, integrato dal Parlamento in sede di conversione del decreto-legge – si pone poi il DPCM che abbiamo adottato lo scorso 17 maggio.

 

Il provvedimento è stato definito all’esito di un’interlocuzione serrata e costante con le Regioni e con gli altri Enti locali. Ringrazio le Regioni, le Province autonome, gli Enti locali, per l’impegno profuso, per la collaborazione dimostrata dall’inizio dell’epidemia e ancora adesso in questo passaggio molto importante, perché l’allentamento di queste misure è avvenuto con disegno condiviso, con un coordinamento anche con le previsioni regionali.

 

Questo provvedimento contiene disposizioni specifiche per la riapertura in sicurezza delle attività economiche e sociali, nonché dettagliati protocolli di settore definiti con il supporto del Comitato tecnico-scientifico e con il contributo anche dell’Inail, che qui desidero ringraziare per la professionalità e l’impegno sin qui dimostrati.

 

Riassumo le principali disposizioni del DPCM, che da lunedì 18 maggio disciplinano, insieme anche alle ordinanze delle Regioni, l’andamento della “fase 2”, articolato secondo una scansione temporale ben definita.

 

Per quanto riguarda le attività commerciali al dettaglio e le attività di ristorazione – com’è noto – ne abbiamo fissato la riapertura per il 18 maggio, in virtù dei rigorosi protocolli di sicurezza adottati e nella consapevolezza anche della grave sofferenza economica accumulata da questi settori.

 

Allo stesso modo e nel rispetto dei relativi protocolli, sono state riaperte sempre a partire dal 18 maggio le attività inerenti ai servizi di cura alla persona e gli stabilimenti balneari.

 

Dal 25 maggio riapriranno le palestre e le piscine, dal 3 giugno sarà possibile per i cittadini dell’Unione Europea fare ingresso in Italia senza obbligo di quarantena, dal 15 giugno riapriranno cinema, teatri e centri estivi per l’infanzia.

 

Questo complesso di norme di rango primario e di rango secondario garantisce la possibilità di ritornare, progressivamente e in sicurezza, al pieno svolgimento della vita economica e della vita sociale.

 

D’altra parte, nell’avviare la “fase 2”, non confidiamo soltanto nell’autodisciplina dei singoli.

 

Abbiamo definito, in queste settimane, un articolato sistema di interventi e controlli degli andamenti epidemiologici, affidato a una formula che ormai ricorre molto spesso del “testare, tracciare e trattare”.

 

Sul fronte dei test, stiamo potenziando i controlli tramite i test molecolari e quelli sierologici, utili anche al fine di mappare la diffusione del contagio all’interno del Paese.

 

In Italia sono stati fatti, sin qui – lo ricordo – 3.171.719 tamponi, è un numero notevole perché collocano il nostro Paese al primo posto per numero di tamponi per abitante (a chi ama le classifiche faccio anche quest’ulteriore precisazione, parliamo di 5.134 tamponi per 100.000 abitanti).

 

Ma soprattutto in questa fase è importante incrementare l’utilizzo dei test molecolari e, per questo, lo scorso 11 maggio la struttura del Commissario ha avviato una richiesta di offerta per kit e reagenti per permettere la somministrazione di ulteriori 5 milioni di test. Hanno risposto 59 aziende nazionali e internazionali offrendo delle offerte per 95 tipologie di prodotti, che saranno verificati in tempi rapidissimi.

 

Per quanto riguarda i test sierologici, lunedì 25 maggio partiranno quelli gratuiti su un campione di 150.000 cittadini, per esclusive finalità di ricerca scientifica. C’è uno sforzo dietro, anche organizzativo davvero notevole. Verranno impegnati 550 tra volontari e operatori su base regionale, con la predisposizione di una struttura nazionale di coordinamento.

 

Ancora, per quanto riguarda il secondo pilastro della strategia di controllo del virus, il contact tracing, il Governo con decreto-legge n.28 del 30 aprile 2020, ha introdotto una disciplina – come è a voi noto – per garantire la realizzazione dell’app “Immuni”, in modo da garantire il pieno rispetto della privacy e della sicurezza dei cittadini e tutelare l’interesse nazionale.

 

Per le necessarie attività di verifica e ulteriore sviluppo del codice sorgente e di quelle finalizzate alla distribuzione, all’installazione e alla gestione dell’app sono state interessate e coinvolte società pubbliche interamente partecipate dallo Stato, PagoPA e Sogei, con le quali sono state stipulate apposite convenzioni a titolo gratuito. Ricordo che il codice sorgente aperto potrà essere conosciuto nei prossimi giorni da chiunque e i dati verranno impiegati solo per tracciare la diffusione del virus e verranno cancellati non appena terminata l’emergenza.

 

Questo decreto-legge, quello appena citato, il n. 28 è attualmente all’esame della Commissione Giustizia del Senato e, durante l’iter parlamentare, potrà certamente arricchirsi del contributo vostro, del contributo delle Camere.

 

Il terzo pilastro, quello relativo al trattamento dei pazienti, si fonda su un costante incremento della capacità ricettiva del nostro sistema sanitario.

 

I posti letto in terapia intensiva sono adesso pari a 7.864, abbiamo registrato un incremento del 52% rispetto all’inizio dell’emergenza.

 

I posti letto nei reparti di malattia infettiva e pneumologia sono pari a 28.299, qui l’incremento percentuale è considerevole: 334% in più.

 

In prospettiva, grazie al decreto-legge, quello che è stato appena pubblicato in Gazzetta, il decreto “Rilancio” e quindi allo stanziamento in esso contemplato pari a 3,2 miliardi di euro per la sanità, potremo rendere stabile l’incremento di 3.500 posti letto in terapia intensiva disposto per far fronte all’emergenza, e riqualificare 4.225 posti letto di area semi-intensiva, che saranno fruibili sia in regime ordinario, sia in regime di trattamento infettivologico ad alta intensità di cure e il 50 per cento dei quali dovrà essere immediatamente convertibile in posti letti di terapia intensiva.

 

Siamo consapevoli, tuttavia, che la riapertura delle attività non è sufficiente a riattivare il motore della nostra economia, provata da due mesi di restrizioni e cosa che non dobbiamo mai trascurare anche dal crollo generalizzato della domanda globale.

 

Di fronte a uno shock di tale portata è necessaria un’azione costante, efficace, prolungata di accompagnamento delle attività produttive e commerciali da parte dei pubblici poteri

 

Con il decreto-legge cosiddetto “Rilancio”, il n. 34, il Governo ha proseguito l’azione di sostegno all’economia avviata dai decreti cosiddetti “Cura Italia” e “Liquidità”, ma ha anche compiuto – se mi permettete – un passo in più, ponendo le basi per una vera ripartenza economica del Paese.

 

Il provvedimento stanzia 55 miliardi se ragioniamo in termini di indebitamento netto, vale però 155 miliardi di euro in termini di saldo netto da finanziare, considerando anche il finanziamento delle politiche per la liquidità. Lo offriamo ovviamente adesso alla vostra valutazione, alla valutazione del Parlamento e, sono sicuro, anche al contributo migliorativo che ne deriverà.

 

È un testo certamente complesso, ha richiesto molto impegno, molta fatica, un lungo iter di elaborazione, supera l’entità di una tradizionale manovra economica, tanto per la portata della sua dotazione finanziaria, quanto per l’ampio spettro di interventi che in esso ritroverete. Sostegno è un concetto, un obiettivo che non deve essere incompatibile rispetto a quello di rilancio, al concetto di rilancio. Tutelare le reti di protezione sanitarie, sociali ed economiche che proteggono i diritti costituzionalmente garantiti e che assicurano il benessere dei nostri cittadini, infatti, è fondamentale per la crescita.

 

Soltanto garantendo questi presìdi potremo ricominciare a progettare, con fiducia, con sicurezza, l’Italia del domani.

 

Accanto alla necessaria prosecuzione delle misure di sostegno alle famiglie e alle imprese, perciò, abbiamo voluto concentrare risorse significative nei settori di maggiore interesse strategico per la crescita futura. Fra i principali, vorrei ricordare la scuola, l’università, la ricerca, la sanità, il turismo, il settore edilizio.

 

Un primo capitolo del decreto, che vale 5 miliardi di euro nel complesso, riguarda per buona parte gli interventi di potenziamento a beneficio del sistema sanitario, alcuni li ho accennati, e poi anche interventi in favore delle forze dell’ordine e della protezione civile.

 

Un altro corposo capitolo del decreto riguarda le misure a beneficio dei lavoratori, qui stanziamo la ragguardevole circa 25 miliardi di euro al fine di estendere, anche per i prossimi mesi, gli ammortizzatori sociali come la cassa integrazione, i sussidi di disoccupazione e le indennità varie per i lavoratori autonomi.

 

Oltre a stanziare le risorse necessarie a questo scopo, il Governo ha introdotto anche una disciplina drastica di semplificazione delle procedure di erogazione di questi strumenti. Ovviamente abbiamo visto tutti nelle scorse settimane, in particolare come sono complessi i meccanismi burocratici legati alla cassa integrazione in deroga, d’altra parte erano procedure che si completavano anche nel giro di 4-5 mesi e che chiaramente sono questi tempi e queste normative non adeguati rispetto alla profondità dell’emergenza che stiamo vivendo. È per questo che nel decreto troverete una procedura semplificata, tramite la quale l’Inps può anticipare il 40% delle prestazioni all’atto della domanda da parte delle imprese, senza passare per l’invio delle domande alle Regioni. E devo ringraziare l’impegno della ministra Catalfo, perché grazie al suo impegno per tutti coloro che non sono stati coperti non solo bene da questa semplificazione insieme al ministro Boccia ha lavorato con le Regioni per mettere a punto questa procedura semplificata ma anche perché per tutti coloro che non sono stati coperto da precedenti misure di sostegno – e che quindi versano comunque in condizioni molto critiche – adesso ci sarà un “reddito di emergenza”, sarà erogato in due quote di entità variabile dai 400 a 800 euro mensili, a seconda dell’ampiezza del nucleo familiare.

 

         È stata inoltre introdotta, su impulso della ministra Bellanova e poi ampiamente condivisa, una norma che – in presenza di determinate condizioni – consente di far emergere il lavoro sommerso nei settori dell’agricoltura e delle attività di sostegno familiari. La sospensione dei procedimenti penali non opera nei confronti dei datori di lavoro in presenza dei reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, reati di tratta e sfruttamento del lavoro.

 

Il secondo ambito di intervento del decreto è quello relativo alle misure di sostegno alle imprese, qui è un capitolo molto corposo, mobilita, questo capitolo, circa 15 miliardi di euro in termini di maggiore disavanzo, attraverso aiuti a fondo perduto, sgravi fiscali, un ampio ventaglio di incentivi volti a sostenere la riapertura in sicurezza delle attività economiche.

 

Per le imprese e per i professionisti che hanno conseguito nel 2019 un fatturato inferiore a 5 milioni di euro, e che nel mese di aprile 2020 abbiano subito un calo del fatturato o dei corrispettivi di almeno due terzi rispetto al mese di aprile 2019, prevediamo un contributo a fondo perduto.

 

Fra le agevolazioni fiscali a beneficio delle imprese, viene disposta, inoltre, l’esenzione dal versamento del saldo Irap quello dovuto nel 2019 e anche l’acconto dovuto a giugno 2020 per tutte le imprese con ricavi inferiori a 250 milioni di euro.

 

È una misura che – tengo a ricordarlo – trattiene all’interno delle imprese 4 miliardi di liquidità, a beneficio di oltre 2 milioni di aziende. Al contempo, vengono prorogati dal 30 giugno al 16 settembre i termini per i versamenti di imposte e contributi vari, già sospesi, che abbiamo già sospeso per i mesi di marzo, aprile e maggio.

 

Sono previsti anche crediti d’imposta per adeguare gli ambienti di lavoro e per la loro sanificazione, per il rimborso degli affitti commerciali nei mesi di marzo, aprile e maggio, nonché un potenziamento del vigente credito d’imposta per la ricerca e sviluppo nel Mezzogiorno.

 

A beneficio di alberghi, pensioni e stabilimenti balneari, viene poi abolito il versamento della prima rata dell’Imu che verrà a scadere il 16 giugno, e – ì per fornire un aiuto concreto a tutte le attività economiche – il decreto dispone anche una riduzione del costo delle bollette elettriche per i mesi di maggio, giugno e luglio di quest’anno.

 

Tutelare la nostra struttura produttiva in questa difficile fase recessiva richiede uno sforzo ulteriore, che valga a rafforzare la capitalizzazione delle nostre imprese per difenderne la competitività e la resilienza, lo abbiamo con significative agevolazioni fiscali. Vedrete che ci saranno davvero defli sconti notevoli per chi ricapitalizza.

 

Inoltre, sempre per favorire il consolidamento delle PMI il decreto interviene a istituire un apposito fondo, affidato a Invitalia, finalizzato a sottoscrivere strumenti finanziari partecipativi emessi dalle PMI.

 

È anche poi prevista la costituzione di un patrimonio destinato, che abbiamo definito “Patrimonio Rilancio” che – attraverso l’intervento di Cassa Depositi e Prestiti – potrà impiegare risorse per il sostegno e il rilancio delle grandi imprese questa volta, quelle strategiche, nel rispetto del quadro normativo europeo in materia di aiuti di Stato. Qualche giorno fa è stato definito il nuovo temporary framework aggiornato proprio per consentire aiuti di Stato altrimenti non concessi, non permessi.

 

All’interno del decreto, poi, vi sono misure in favore delle famiglie, particolarmente di quelle con figli, su cui hanno inciso profondamente la chiusura prolungata delle scuole e i profondi cambiamenti nei tempi di vita e lavoro generati dalla chiusura delle attività economiche.

 

In primo luogo, potenziamo il bonus baby-sitting, incrementandone il limite fino a 1.200 euro – un limite che poi sale fino a 2.000 per i comparti della sicurezza, della difesa e del soccorso pubblico – e aggiungiamo poi la possibilità, in alternativa, di utilizzare il bonus per l’iscrizione ai servizi per l’infanzia e ai centri estivi. In favore di questi ultimi, peraltro, stanziamo 150 milioni di euro per il 2020 al fine di potenziare e sostenere l’offerta di attività ludiche e ricreative a favore dei nostri piccoli.

 

In secondo luogo, aumentiamo a 30 giorni i congedi di cui possono fruire i genitori dipendenti del settore privato con figli minori di 12 anni, riconoscendo un’indennità pari al 50% della retribuzione ed estendendo l’arco temporale di fruizione fino al 31 luglio sempre di quest’anno.

 

Prevediamo, poi, misure specifiche per le persone con disabilità. Qui abbiamo dedicato una particolare attenzione a loro. Aumentiamo di 12 giornate i permessi retribuiti complessivi nei mesi di maggio e giugno delle persone con disabilità e i loro familiari. Stanziamo anche 150 milioni di euro complessivi in favore del Fondo per le non autosufficienze, del Fondo per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive di sostegno, e di un nuovo Fondo di sostegno per le strutture semi-residenziali dedicate alle persone con disabilità.

 

Vi sono, poi, altre misure di sostegno all’economia, non mi soffermo su di esse in dettaglio, richiederebbe troppo tempo. Ma, come ho anticipato, il decreto contiene anche importanti misure volte a dare impulso alla crescita nei settori di maggiore interesse strategico.

 

Grazie al suggerimento del sottosegretario Fraccaro, abbiamo disposto nel decreto un super-bonus che incentiva gli interventi di efficienza energetica degli edifici, di riduzione del rischio sismico e degli interventi connessi, relativi all’installazione di impianti fotovoltaici e di colonnine per i veicoli elettrici. Per questi interventi, i cittadini potranno beneficiare di una detrazione fiscale pari – pensate – al 110% delle spese sostenute e fruibile in 5 anni, oppure - in alternativa – di uno sconto in fattura erogato dal fornitore, il quale potrà recuperarlo sotto forma di credito d’imposta cedibile ad altri soggetti, siano essi banche o intermediari finanziari.

 

Grazie a questa misura, le famiglie avranno la possibilità di risparmiare sul costo dell’energia e potranno realizzare nuovi impianti a zero costi.

 

Riusciamo a dare un potente impulso in questo modo alle attività di ristrutturazione edilizia e agli investimenti privati nella sostenibilità ambientale.

 

Il decreto poi dedica particolare attenzione anche al turismo, un comparto che mobilita oltre il 13% del nostro PIL, messo a dura prova dall’impatto globale del Covid-19.

 

Per sostenere questo settore sarà cruciale puntare, in misura ancora superiore rispetto al passato, sulla mobilità interna.

 

Oltre al già citato taglio dell’Imu a beneficio di alberghi e stabilimenti balneari mettiamo in campo un “bonus vacanze” per incentivare la domanda, che verrà riconosciuto alle famiglie con un Isee non superiore a 40.000 euro e sarà spendibile in ambito nazionale presso varie strutture ricettizie.

 

Interveniamo anche con misure strutturali per sostenere il settore, come la creazione di un “Fondo turismo”, dotato di 50 milioni di euro per il 2020, di un “Fondo per la promozione del turismo in Italia”, con una dotazione di 30 milioni di euro, e un ulteriore fondo dotato di 50 milioni di euro per aiutare le imprese ricettive e gli stabilimenti balneari a sostenere le spese di sanificazione e di adeguamento alle misure di contenimento del virus.

 

Siamo consapevoli che il turismo richiede ulteriori interventi, ci riserviamo di attivare questi nuovi interventi non appena sarà definito il piano dei finanziamenti alla ripresa in sede europea, e come sapete questi sono dei giorni caldi per completare questo pacco di strumenti, questo pacchetto di strumenti a livello europeo. Non entro nel dettaglio di tanti altri interventi che abbiamo fatto e di misure di sostegno ad esempio per la cultura, il cinema, lo spettacolo, i teatri.

 

Colgo l’occasione per invitare tutti i cittadini a fare le vacanze in Italia: scopriamo le bellezze che ancora non conosciamo, torniamo a godere di quelle che già conosciamo, e in questo modo contribuiremo anche in questo modo al rilancio della nostra economia.

Guardando ancora più avanti, siamo convinti che non vi sia futuro per il nostro Paese senza investimenti ambiziosi nell’ambito della scuola, dell’università, della ricerca, della formazione.

Sono ambiti cruciali hanno ricevuto una attenta considerazione nel Decreto Rilancio. La gestione del rientro a scuola a settembre comporterà ingenti costi di organizzazione e le scorse settimane ci hanno mostrato l’importanza di aumentare la digitalizzazione dei nostri istituti e della nostra didattica: proprio a questo fine stanziamo 1 miliardo e 450 milioni di euro in due anni a beneficio della scuola.

Un ulteriore stanziamento di un miliardo e quattrocento milioni è destinato al rafforzamento del sistema universitario, della ricerca, è uno stanziamento che ci consentirà di assegnare 4.000 posti aggiuntivi da ricercatore, che vanno ad aggiungersi ai 1.600 già deliberati con la Legge di bilancio per il 2020, ci consentiranno di potenziare il diritto allo studio e di investire in un grande programma di ricerca nazionale.

A mia memoria è il più grande investimento fatto nel campo dell’università e della ricerca degli ultimi vent’anni: è questo, forse, il più importante legato che consegniamo allo sviluppo del Paese.

Ancora, il decreto prevede stanziamenti importanti per i Comuni, interventi destinati all’export, qui devo ringraziare il Ministro Di Maio che sta lavorando molto per potenziare un programma articolato di sostegno all’export, alla tutela delle filiere in crisi per il settore agricolo, al sostegno del settore dei trasporti.

Gli interventi sin qui disposti – ne siamo consapevoli – costituiscono una linea di protezione necessaria ma che esaurisce le azioni da mettere in campo per riattivare l’economia del Paese.

Sento la sofferenza che cresce, che si diffonde nel Paese. Avverto le paure, le ansie e le inquietudini di tutti i nostri concittadini: di quelli che, dopo aver investito anni ed energie nelle proprie attività commerciali, temono di vedere vanificati i loro sacrifici; di chi non sa se nei prossimi mesi riuscirà a conservare il proprio posto di lavoro, teme di non poter assicurare il sostentamento alla propria famiglia.

Non mi sfuggono la gravità, la profondità di questa crisi, testimoniata anche da gesti forti, da iniziative come la riconsegna delle chiavi da parte di tanti piccoli commercianti e imprenditori, e anche dalle numerose lettere che ricevo ogni giorno dai cittadini.

È una prova molto dura dalla quale ci rialzeremo in fretta se ciascuno farà la propria parte, se riusciremo a coordinare gli sforzi e a creare la necessaria sinergia dell’intero “sistema Paese”. E il sistema bancario, che pure sta offrendo la sua collaborazione, può fare e deve fare ancora di più, in particolare per accelerare le procedure necessarie a erogare i prestiti coperti dalla garanzia pubblica.

Le norme che sono nel decreto legge, che state contribuendo a migliorare, consentono, soprattutto nel caso delle richieste inferiori a 25.000 euro, di erogare prestiti garantiti veramente in modo molto rapido, eppure in molti casi gli istituti bancari non riescono a rispettare queste tempistiche. Mi giungono e immagino anche a voi molte segnalazioni che di casi in cui questo non sta avvenendo. È essenziale per questo che le banche riescano ad allinearsi alle pratiche più efficienti, assicurando la liquidità garantita nei tempi più rapidi.

Non possiamo consentire che le imprese, in questo momento in cui sono particolarmente vulnerabili, siano private del denaro necessario per garantire la continuità economica delle proprie attività. È una preoccupazione che ho condiviso personalmente anche in questi giorni con i presidenti di Confcommercio e Confesercenti, gli esponenti delle varie categorie interessate, i quali mi hanno rappresentato anche loro le difficoltà delle categorie che rappresentano nell’ottenere queste risorse.

Se le stime di crescita per l’anno in corso, purtroppo, non possono sorprenderci, ciò che deve preoccuparci è soprattutto, guardando a ritroso, qui bisogna fare attenzione, quella dinamica di bassa crescita che il nostro Paese ha sperimentato nell’ultimo decennio, quando abbiamo registrato un divario medio di oltre un punto percentuale rispetto alla media europea di crescita del PIL.

Alla luce di questa eredità, non possiamo permettere in alcun modo che i divari socio-economici, già ampi all’interno del continente e fra diverse aree del nostro Paese, continuino ad accentuarsi.

Il compito della politica tutta, allora, è quello di lavorare per elaborare un ampio programma di rinascita economica e sociale, insieme alle migliori energie del Paese.

Il primo tassello di questo progetto riformatore non può che essere una drastica semplificazione della macchina burocratica, un’architettura che, a causa delle sue eccessive complessità, ha rallentato oltre misura l’arrivo a destinazione delle risorse pubbliche stanziate, lo stiamo sperimentando in questi giorni e quindi sta impedendo il rafforzamento del capitale infrastrutturale del nostro Paese.

A tal proposito, lo abbiamo già dichiarato pubblicamente, stiamo lavorando a un nuovo decreto-legge dedicato proprio alla semplificazione amministrativa, burocratica che introdurrà molti elementi di novità, per fornire all’Italia uno shock, uno shock economico senza precedenti, in particolare nel settore delle infrastrutture. Considero questa riforma la “madre” di tutte le riforme, l’unica in grado di rilanciare efficacemente la competitività. L’Italia non può più attendere, è questo il momento della svolta. Se non riusciremo nell’opera di semplificazione neppure in questa condizione di assoluta emergenza dubito che sarà possibile farlo in futuro.

Attivare il motore delle opere pubbliche è una priorità per tutte le forze di maggioranza che sostengono questo Esecutivo, ma sono convinto anche che su questo troveremo un dialogo con le opposizioni e alcune delle forze di maggioranza hanno già annunciato e elaborato delle proposte molto articolate che troveranno senz’altro ampio spazio nel decreto-legge, al cui interno una sezione specifica sarà dedicata al rafforzamento della capacità di spesa e all’accelerazione dei cantieri. Al riguardo, prevediamo di definire un elenco prioritario di “opere strategiche”, di grandi e medie dimensioni, che potranno essere realizzate con un iter semplificato rispetto al quadro normativo vigente, e valutando – laddove è opportuno – la concessione di poteri derogatori, senza che ciò faccia però venir meno i controlli più rigorosi, che assicurino piena trasparenza e tengano lontano gli appetiti delle infiltrazioni criminali.

Vogliamo anche promuovere una rivoluzione culturale nella pubblica amministrazione, affinché – pur in un’ottica di rigore e trasparenza – i funzionari pubblici possano essere quanto più possibile incentivati a sbloccare le opere e gli appalti pubblici, evitando che sul loro operato gravi un’eccessiva incertezza giuridica e regolamentare.

 

Vogliamo rendere attrattivo, più attrattivo il nostro ordinamento giuridico a beneficio delle imprese, abbiamo in animo di introdurre anche delle riforme per quanto riguarda il diritto societario, per modelli di governance più snelli ed efficienti, senza comprimere i diritti delle minoranze, favorendo la capitalizzazione delle imprese stesse.

 

Ancora, un capitolo importante e mi avvio a conclusione – dicevo… – un altro capitolo sarà sicuramente importante quello dell’innovazione, riassumo molto sinteticamente dobbiamo cercare di favorire la creatività imprenditoriale, organizzativa, sociale.

 

Dobbiamo potenziare la dotazione digitale delle nostre scuole, abbiamo visto anche quanto è importante in questo periodo avere reti di connettività resilienti e capillari in tutto il territorio, anche per rendere possibile e migliorare il lavoro a distanza. Sono investimenti preziosi. Abbiamo tante eccellenze, le dobbiamo valorizzare, dobbiamo investire nel capitale umano potenziando le strutture tecniche delle amministrazioni e la loro capacità progettuale, riducendo gli adempimenti ma migliorando i servizi al cittadino e rafforzando la cultura dei dati e della digitalizzazione dei processi.

 

E poi attenzione, un altro pilastro su cui dobbiamo concentrarci è l’inclusività. Il Paese è reduce da un decennio di divari crescenti fra Nord e Sud, profonde disuguaglianze lo attraversano, diseguaglianze in particolare di genere nell’accesso al lavoro, a causa di un basso tasso di partecipazione femminile.

 

Dobbiamo eliminare alla radice questi ostacoli all’eguaglianza, sociale e territoriale, questo non è un lusso, è una precondizione per lo sviluppo futuro.

 

Per evitare che entrambi i divari continuino ad ampliarsi, è cruciale sfruttare al massimo le risorse europee per gli investimenti nella coesione territoriale e il rafforzamento delle infrastrutture e investire con decisione nelle politiche per la famiglia e l’infanzia, potenziando i progetti educativi e di cura anche con il coinvolgimento degli Enti locali e del Terzo Settore, e le misure di sostegno per le famiglie.

 

Dobbiamo stimolare e risvegliare la vocazione delle ragazze nelle carriere scientifiche, mettendo in campo politiche che diano maggiore accesso e visibilità a tutte le donne anche in questi ambiti.

 

Devo riconoscere, devo riconoscerlo in quest’Aula che ancora poco, non abbastanza abbiamo fatto per le famiglie, complice anche un quadro di finanza pubblica molto complesso, e ovviamente anche a causa della pluralità degli interventi necessari a contenere i costi socio-economici del Covid-19.

 

Dobbiamo proseguire il lavoro già avviato in vista del Family Act, coordinato dalla Ministra Bonetti, che ci potrà permettere di potenziare ulteriormente le misure economiche a sostegno della famiglia e della natalità.

 

Dovrà aumentare l’impegno del Governo nel promuovere al massimo grado l’accessibilità, con particolare attenzione all’abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici pubblici ma anche privati.

 

La crisi del Covid-19 – e concludo – è stata e si sta rivelando una crisi profonda, violenta, drammatica – ci restituisce il bisogno di una società che pone al centro del suo sistema di tutele la salute, la qualità della vita, i beni comuni.

 

È una crisi che ci consegna una comunità nella quale la garanzia del benessere individuale ma anche collettivo non può essere più pensata come un mero corollario dell’attività economica, deve essere programmata quale precondizione dello sviluppo, che può essere anche fonte di crescita sostenuta se riusciremo ad affrontarla con soluzioni innovative e con la creatività che è nel nostro DNA, tipica del genio italico.

 

Abbiamo di fronte un’opportunità storica: possiamo sciogliere i nodi e rimuovere le incrostazioni che sin qui ci hanno impedito di produrre benessere diffuso per tutti i cittadini, superando i punti di debolezza che hanno sin qui frenato lo sviluppo del nostro Paese, in particolare dalla metà degli anni Novanta.

 

Spetta a noi fare modo che questa emergenza sia trasformata in opportunità.

 

Non ci illudiamo affatto che sia una sfida facile, ma il nostro impegno sarà massimo, ci conforta la consapevolezza che l’Italia è un grande Paese, lo sappiamo bene noi, e lo sanno anche tanti, tantissimi cittadini del mondo.